13a Serie A: Juventus-Pescara 3-0

di Andrea Lapegna


Tre gol per ripartire dopo la sosta. La Juventus vince con il Pescara e mette buon umore in cascina in vista la partita col Siviglia. 


Che poi alla fine a me la pausa per le Nazionali non dispiace affatto. Non è per fare il bastian contrario a tutti i costi, ma riesco a vedere squadre diverse, giocatori che seguo in sistemi nuovi, qualche giovane lanciato allo sbaraglio, e godo con particolare sadismo delle inutili polemiche montate dalla stampa nostra a mo’ di riempitivi. Poi però chiaramente quando torna la Juve, una Pasqua.

Per la sfida col Pescara prima di schierarne undici bisogna consultare l’infermieria. Con Barzagli, Chiellini, Pjaca e soprattutto Dybala ancora ai box, nell’undici iniziale i conti si fanno anche col minutaggio internazionale. Per questo, spazio ad Asamoah e non a Pjanić nel ruolo di mezz’ala sinistra. Anche Oddo ha il suo bel daffare con gli infortunati e deve rinunciare ancora a Gyomber, Coda, Verre, e da ultimo a Fornasier. Il tecnico pescarese – di nascita e di panchina – ha abituato il pubblico ad un calcio verticale e “spumeggiante” (ogni riferimento a questo è poco casuale), senza mai avere la paura di tirare di remi in barca o di porre un qualsivoglia freno al brio dei propri giocatori di talento. Il salto di categoria ha giocoforza limato questa caratteristica, ma il fatto di non voler rinunciare ad imporre la propria filosofia è rimasto un marchio di fabbrica. Il che ben si sposa con l’attitudine dei bianconeri a giocare meglio contro squadre aperte; vedasi a titolo esemplificativo le partite con Empoli e Sampdoria. Dunque alzi la mano chi ha pensato ad una partita bella, ben interpretata da parte dei nostri, e quasi “facile”.

E invece no, perché il Pescara si mette a specchio, 3-5-2, scegliendo quindi il rischio calcolato dei duelli individuali a tutto capo, piuttosto che l’arrocco. Il piano gara del Pescara prevede, per dirla con le parole di Oddo, sia la “spensieratezza” di chi si gode un avversario di prestigio come la Juve, sia la “corsa” di chi vuol ben figurare. Nel concreto, questo significa non attaccare la costruzione bassa della Juventus, ma le ricezioni al livello successivo (difensori esterni e centrocampisti). La Juventus trova così spesso le linee di passaggio pulite, ma ogni giocatore ha un uomo a un metro.

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La difesa a 3 del Pescara

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Ogni opzione preclusa. L’uscita del Pescara scatta con il passaggio dal centrale al difensore esterno (Evra e Rugani). La Juventus proverà ad alzare il pallone, e i lanci di Bonucci verso gli attaccanti saranno un metodo efficace per portare su il pallone. Nella Juventus la differenza tra Rugani e Barzagli si sostanzia anche nell’impossibilità di effettuare scivolamenti puntuali a 4 in fase negativa. Per questo, la Juve resterà a 3 tutta la partita.

In questo contesto tattico, la struttura posizionale bianconera dovrebbe muovere il pallone velocemente ed operare decisi movimenti senza palla, liberando così un terzo uomo per la ricezione. Il terzo uomo (dove il primo è chi effettua un passaggio e il secondo colui che lo riceve) dovrebbe sempre essere l‘opzione di passaggio più produttiva in termini di risalita del pallone, ancor meglio se la sua ricezione avviene tra le linee. I bianconeri però sono statici, Khedira non si fa vedere e chiede sempre il pallone tra i piedi; Asamoah – probabilmente stordito da tre anni di Conte – ha la naturale tendenza a prendere l’ampiezza, nascondendosi e scomparendo cosi dal gioco. Tanto che ad un certo punto si è preferito assecondare questa sua volontà e Alex Sandro è andato a fare la mezz’ala.

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Asamoah con i piedi sulla linea laterale e Alex Sandro in mezzo. Durata totale dell’esperimento: 3 minuti

È allora Higuaín a farsi carico di disorganizzare la struttura abruzzese. L’argentino scende a prendere la palla, chiama alla risalita l’esterno, ed è il perno attorno al quale la Juventus apre campo e gioco. Discesa, controllo, girata sulla corsa dell’esterno opposto sono costanti della sua generosa partita. Come dirà Allegri a fine partita, ha fatto la seconda punta. Ad ogni modo, allontanare Higuaín dai tre difensori pescaresi ha il contraltare di sterilizzare ulteriormente Mario Mandžukić, che limiterà il suo ruolo a quello di rapace d’area di rigore e portatore di pressione, isolandosi molto e combattendo la sua battaglia da solo.

La fotografia delle difficoltà della Juventus a costruire una proposta di gioco credibile è quello “zero” alla voce tiri in porta durante il primo tempo. Tanto che quando il terzo uomo si mette n condizione di ricevere palla, creando cosi triangoli sul campo, la Juve riesce a far valere la sua superiorità tecnica. È una questione di trovare il giusto apriscatole (o meglio, ricordarsi di averlo sempre avuto).

È anche il miglior sponsor della filosofia allegriana: abbi fiducia che il gol arriverà. Khedira trova finalmente lo spazio in cui buttarsi, facendo valere la propria intelligenza, e nessuno dei difensori biancoazzurri lo segue, forse sorpresi da una verve inattesa. Il Pescara, che aveva impostato la partita su una strenua difesa del proprio castello, è costretto ad uscire dal fossato, ma non riesce mai a liberare l’uomo tra le linee né a sorprendere la difesa bianconera con prevedibili lanci lunghi. Caprari predica nel deserto.

Il gol di Mandžukić è un altro cioccolatino di Khedira (che poco prima aveva messo in porta Higuaín). Quello di Hernanes, un giusto premio ad un giocatore che ha (ri)trovato la propria dimensione, conscio dei propri limiti e determinato a ritragliarsi uno spazio costruendo sulle proprie qualità. Il suo gol mi ha umanamente fatto piacere.

Menzione speciale per Kean, entrato finalmente a 10 minuti dalla fine senza poter mettere in mostra nulla del suo repertorio. Avrà tempo e modo. Dal punto di vista difensivo invece, le buone notizie vengono sia da un ritrovato clean sheet (che in campionato mancava dalla trasferta di Empoli, 2 ottobre) e da Rugani, che sta studiando da Barzagli: coperture preventive, anticipi, disimpegni e smistamento del pallone. Manca solo un po’ di precisione con il pallone (79 completati su 88) soprattutto dopo essere salito, e poi avremo un altro world-class player in difesa.

Un fuoriclasse invece la Juventus ce l’ha già a sinistra. Alex Sandro è stato ancora una volta tra i migliori, se non il migliore. Colpisce, in particolare, la facilità di corsa in solitaria, con cui crea superiorità numerica, ma anche la spiccata volontà a coltivare attitudini associative. Ieri sera è stato il giocatore ad aver effettuato più passaggi indirizzati nell’ultimo terzo di campo (26 riusciti su 29 tentati); ha chiuso con il 75% dei dribbling riusciti (3 su 4, migliore in campo); ha mantenuto il 100% dei tackle (4 su 4, migliore in campo) e ha recuperato la bellezza di 10 palloni (meglio di lui solo Brugman con 11), ma di cui ben 6 nella metà campo avversaria. Nulla di nuovo sotto la luce del sole, ma fa comunque impressione.

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Insomma, ieri sera abbiamo visto una partita della Juventus come tante quest’anno. Non sono partite molto diverse da quelle contro Palermo o Udinese, per impostazione e per sviluppo, il risultato non inganni (in entrambi i casi). Il calcio è uno sport episodico, e questa Juventus sembra volerne sfruttare a proprio vantaggio tutte le caratteristiche, a cominciare dal saper cogliere il “momento” del match. Il problema semmai è ricercare un equilibrio nei giudizi: i giornali non diranno mai “Juventus schiacciasassi” dopo un 1-0 in trasferta con autogol, ma potranno venderlo dopo un 3-0 in casa (ho visto mio malgrado un servizio magnificante del TG1, manco avessimo vinto la Champions). In realtà, la prestazione e la strada verso la ricerca della vittoria sono le stesse: la differenza sta nell’aver trovato un pertugio, una crepa nel piano gara avversario ed averlo sfruttato al meglio. E lo si è trovato relativamente presto. Non ci siamo rintanati difendendo il pareggio, si dirà: ni, perché non non ce n’è stato bisogno. In realtà già dopo la seconda rete la Juventus ha diminuito sensibilmente il numero di giocatori portati a ridosso dell’area avversaria, per non rischiare contropiedi. Com’è giusto che sia. La sfaldatura psicologica e fisica del Pescara ha fatto il resto, impedendole di costruire azioni degne di nota. Per questo, quando comentiamo le partite, il risultato dovrebbe essere l’ultima cosa da guardare, e la parte principale dovrebbe averla la prestazione. La calma allegriana vale anche e soprattutto nei giudizi.