1a Champions League: Juventus Siviglia 0-0

di Davide Terruzzi


Analisi tattica della gara d’esordio in Champions League contro il Siviglia. Non tutto ha funzionato: vediamo perchè.


Si potrebbe dire che la stagione inizia davvero verso metà settembre, in quella settimana in cui scatta ufficialmente la fase a gironi della Champions League. A Torino l’attesa per il debutto della Juventus nella massima competizione continentale è stata vissuta con entusiasmo, curiosità ed euforia: il mercato ha consegnato ad Allegri una rosa pronta a lottare per questo obiettivo (nemmeno lo stesso tecnico si era nascosto nella conferenza pre-partita), la sorte ha inserito i bianconeri in un girone in cui il primo posto è obbligatorio. Reduce da un ottimo inizio di campionato, e una spettacolare mezz’ora con il Sassuolo, la Juventus si presenta al primo appuntamento europeo con il canonico vestito rapprsentato dal 3-5-2: se dietro la BBC piu Buffon non si tocca, il tecnico sorprende sulla catena di sinistra, rinunciando a Pjanic e Alex Sandro e schierando Asamoah ed Evra. Davanti spazio alla coppia argentina Dybala-Higuain.

L’inizio stagionale del Siviglia è stato balbettante. La rivoluzione estiva è ancora lontana dal portare i frutti sperati, la squadra non ha ancora metabolizzato la filosofia di gioco di Sampaoli; il tecnico argentino ne è evidentemente consapevole —nonostante le dichiarazioni di rito —, poiché la formazione scelta, sebbene possa essere identificata con un 4-3-3, è senza un centravanti, con la rinuncia alla miriade di trequartisti.  Dietro, davanti a Rico, spazio a Escudero Rami Pareja Mercado, in mediana Iborra Kranevitter N’Zonzi, davanti Sarabia Vazquez Vitolo.

L’atteggiamento iniziale della Juventus è propositivo con un pressing orientato sull’uomo medio alto. Come abitudine, il 3-5-2 diventa un 4-4-2 in fase di non possesso, ma è adattato alle caratteristiche e ai movimenti degli avversari: le due punte attaccano i difensori centrali, non propriamente a proprio agio con la palla tra i piedi, uno tra Lemina e Khedira sale per rendere complicata la ricezione (o impedire il passaggio nei suoi confronti) da parte di Kranevitter o N’Zonzi, i due centrocampisti deputati ad aiutare i difensori nell’avvio di manovra. Con questo pressing la Juventus sfrutta le difficoltà in fase di costruzione da parte del Siviglia e crea una occasione con Khedira e altre situazioni invitanti (una in particolare con Higuain che rinuncia al tiro dal limite dell’area). Fondamentale è l’aggressività dei difensori bianconeri, posizionati sempre correttamente, ottimi negli anticipi sugli uomini, bravi a velocizzare la transizione: questo atteggiamento globale potrebbe e dovrebbe essere una delle armi non solo di questa singola partita, ma di tutta la stagione. Una squadra che ha perso contropiedisti puri, e rinuncia alla rapidità di Cuadrado e alla progressione di Alex Sandro, può e deve avere nella transizione breve, sui 20 metri, una delle proprie caratteristiche.

Il pressing iniziale della Juventus. Sotto, da recupero palla, rapida transizione, Siviglia scoperto, occasione per Khedira.

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La Juventus però commette l’errore di abbassare di qualche metro il proprio baricentro, rinuncia a quella pressione iniziale, e non riesce più a rendersi pericolosa per il resto del primo tempo. Merito anche di un Siviglia che ha presentato un atteggiamento difensivista, un pressing forte, una difesa anche posizionale con reparti compatti e poco distanti tra loro. A tratti, il 4-3-3 si trasformava in una difesa a 6 con l’arretramento dei due esterni offensivi (Vitolo e Sarabia) sulla linea difensiva. I difensori sono stati estremamente aggressivi sugli uomini, cercando di non lasciare loro spazio, sebbene in qualche frangente non sono stati abili nell’accompagnare la pressione dei compagni, permettendo ai bianconeri la possibilità di servire uomini tra le linee.

Sopra il pressing. Sotto il 6-3-1 del Siviglia.

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È il caso della seconda palla gol sprecata da Khedira, azioni sviluppatisi con un laser-pass da parte del magistrale Bonucci e da una combinazione, ai limiti dell’impossibile, tra Higuain e Dybala, bravissimo a pescare poi l’inserimento del terzo uomo. Questa situazione si era già vista con il Sassuolo ed evidenzia la volontà da parte di Allegri nello sfruttare il centravanti anche per le elevate capacità tecniche e tattiche che gli consentono di essere utilissimo nello sviluppo della manovra.

Il pressing  del Siviglia si  è rivelato utile per complicare e rallentare l’avvio della manovra da parte della Juventus. Contro i tre difensori centrali, Sampaoli schierava un “muro” composto dai tre attaccanti; il trigger che avviava la pressione era il passaggio di Bonucci per uno degli altri difensori centrali. In questo caso, gli esterni attaccavano la ricezione, forzando la giocata sugli esterni, dove i due terzini scalavano rapidamente.

Sopra, il meccanismo di pressing del Siviglia che si ripete anche nel finale. Sotto, le difficoltà in avvio di manovra da parte della Juventus: Dybala prova ad abbassarsi, ma è il trio di centrocampo a non contribuire.

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La densità elevata di uomini in zona palla (esterno, interno, mediano, terzino) ha complicato la vita alla Juventus, apparsa in difficoltà anche quando ha dovuto affrontare il Siviglia schierato nella sua metà campo. E queste criticità si erano evidenziate anche contro la Lazio, altra squadra che per un tempo aveva pressato, corso, era stata aggressiva sugli uomini. Le difficoltà sono legate anche a caratteristiche dei giocatori: Lemina non è un regista, non è preciso nelle aperture, effettua troppi tocchi rallentando la manovra, non verticalizza e non riesce a dare sostegno al compagno con la palla risultando distante eccessivamente. Asamoah, scelto per dare profondità, non è mai stato nella posizione corretta: troppo largo per dare quell’ampiezza non garantita con continuità da Evra, eccessivamente confusionario palla al piede negli spazi ristretti.

Evra ha la palla, nessuno in mezzo si fa vedere.

Il complicato posizionamento in fase di possesso ha così aiutato la difesa del Siviglia: se ormai va di moda parlare di half-spaces, è altrettanto vero che Allegri da tempo ricerca un gioco in cui la presenza costante di uomini tra le linee permetta una pericolosità maggiore. Invece, specie nel primo tempo, la Juventus non aveva un interno posizionato nell’half-space di sinistra e uno in quello di destra, poiché Dybala era eccessicamente basso, probabilmente per aiutare la squadra ad avviare e costruire la manovra. In questo non aiutano anche certi meccanismi visti per far uscire la palla dalla difesa: gli interni si defilavano e abbassavano, gli esterni salivano, ma così facendo non si davano linee di passaggio utili ai compagni (se non sugli esterni dove la squadra di Sampaoli voleva indirizzare la Juventus o verticali per le punte, ma il muro centrale impediva questa giocata), non si occupavano in maniera fruttuosa gli spazi e si toglieva a Dani Alves una delle caratteristiche più apprezzate, cioé quella capacità di rompere il pressing con le sue capacità tecniche.

Nessun cambio nell’intervallo, ma Sampaoli modifica lo schieramento della propria squadra con un Siviglia che gradualmente passa a un 3-4-2-1: Sanabria si abbassa sulla linea dei centrocampisti, Mercado su quella dei difensori, Iborra sale con Vazquez dietro Vitolo (destinato a cambiare altre due volte la propria posizione). Se è vero, e lo è, che già nel primo tempo, dopo la clamorosa occasione da gol di Khedira, il Siviglia aveva abbassato il proprio baricentro, pur mantenendo il pressing in avvio di manovra della Juventus, in questa maniera Sampaoli vorrebbe compattare maggiormente ulteriore la squadra provando a pungere in contropiede, ma non sfrutta quelle potenziali occasioni in cui potrebbe attaccare in campo aperto, con gli attaccanti lasciati soli).

La difesa a 3 del Siviglia, pronta a diventare a 5.  Sotto la Juventus occupa in maniera un po’ più efficace il campo.

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Non ci riesce per due semplici ragioni: il calo, anche atletico, è vistoso e la squadra abbassa notevolmente il proprio ritmo e la propria aggressività, preoccupata di non farsi trovare scoperta in campo aperto; la Juventus, col passare dei minuti, aumenta la sua velocità e intensità. Gioca meglio? Occupa un po’ meglio gli spazi, specialmente con l’inserimento di Pjanic e Alex Sandro guadagna in qualità e innalza il proprio tasso tecnico. Non basta però a sbloccare la partita, poiché gli episodi non sorridono alla Juventus, ma essendo il calcio uno sport anche episodico è più utile interrogarsi su cosa non ha funzionato, perché l’esordio non ha portato il risulato sperato.

La campagna trasferimenti ha generato aspettative elevate in una tifoseria che non vince la Champions dal 1996; qualcuno forse s’aspettava di vincere il girone passeggiando e arrivare in semifinale a incontrare le altre favorite. La realtà è un po’ più complicata, e pur essendo la vittoria in Europa un obiettivo, le principali favorite sono tre (le solite Real, Barça e Bayern) con City, Atletico Madrid e la stessa Juventus possibili contendenti. Quello che ancora manca alla squadra bianconera è anche personalità e coraggio: difficile rinunciare in nome dell’equilibrio a giocatori di qualità, sbagliato avere atteggiamento rinunciatario per tratti della partita  contro avversaria inferiore. Le scelte iniziali di Allegri non sono figlie di un volontario turnover, ma rispondono a precise idee e pensieri. Il tecnico bianconero s’aspettava un Siviglia maggiormente offensivo e ha scelto giocatori più abili nella fase difensiva (come Evra e Asamoah) non fidandosi ancora delle capacità senza palla di Pjanic, tenendosi alcuni giocatori da inserire durante la gara per cambiare il ritmo. Scelte iniziali che nascono anche dopo Sassuolo, gara nella quale gli emiliani hanno avuto qualche occasione: parte del merito va dato però alla formazione di Di Francesco e onestamente i pericoli nel secondo tempo sono nate da palla inattiva e disattenzione difensiva. Questa Juventus è nata per essere schierata con Pjanic e Marchisio, ma il bosniaco già ora è il giocatore in grado di portare un contributo di brillantezza e genialità alla manovra; la sua presenza, attualmente, comporta nella mente di Allegri una cerniera di due mediani (chiedendo a Khedira qualche inserimento in meno), ma i principali limiti della Juventus si verificano in fase di costruzione contro squadre che pressano in maniera organizzata, e di finalizzazione con avversarie che chiudono gli spazi, difficoltà entrambe legate a un posizionamento non ottimale e una occupazione migliorabile del campo. Il Siviglia, lontanissimo dal Cile che fu, ha palesato atteggiamento difensivo con un Sampaoli che si è dimostrato intelligente e pratico: servono i risultati, questa era la maniera attualmente migliore per ottenerli.