20a Serie A: Fiorentina-Juventus 2-1

di Davide Terruzzi


Analisi di una brutta sconfitta.


Massimiliano Allegri aveva lanciato un proclama in conferenza. “Andiamo a comandare”, come ripreso dai principali mass media, era l’intento del tecnico bianconero. Come per fortuna non vediamo nessuno col trattore in tangenziale, anche le intenzioni della Juventus sono rimaste tali solo sulla carta senza nessun riscontro sul campo del Franchi. Dopo un inizio di 2017 in cui il 4-3-2-1 è stato il modulo di riferimento, l’allenatore juventino sceglie di ritornare alla vecchia e cara coperta rappresentata dal 3-5-2 con la BBC di nuovo in campo con la speranza che possa portare i  consueti risultati. L’assenza di un terzino destro di ruolo consiglia evidentemente l’adozione di tale sistema di gioco, così come un leggero affaticamento suggerisce di rinunciare a Pjanić dall’inizio. Paulo Sousa schiera la sua Fiorentina con l’abito del 3-4-2-1, con Sanchez centrale di destra, Olivera esterno di sinistra e Chiesa sulla fascia opposta. Come dirà a fine partita il tecnico portoghese, la sua non è stata una scelta speculativa, il sistemarsi a specchio per contrastare difensivamente gli avversari più forti, ma un decisione per far esprimere al meglio la propria squadra.

Nelle dichiarazioni prima della gara i giocatori della Juventus erano consapevoli che l’inizio della gara da parte della Fiorentina sarebbe stato veemente; l’atteggiamento in campo nei primi quindici minuti assomiglia così a quello di un pugile che sale su un ring sapendo che prenderà diversi cazzotti inizialmente ma che dovrà saper incassare e difendersi bene per avere qualche speranza più avanti. I bianconeri sono remissivi, eccessivamente timorosi. Difficoltà che nascono da una superiorità tattica e tecnica decisamente netta da parte della Fiorentina. Uno dei princìpi di Paulo Sousa consistente nella superiorità numerica e posizionale in fase di avvio della manovra e di costruzione del gioco; per questa ragione la sua squadra è schierata con 3 difensori che garantiscono un uomo in più rispetto al duo Dybala-Higuain; così ci sono 4 centrocampisti, contro i 3 in linea bianconeri, chiamati a formare un quadrilatero lungo il campo per prendere il controllo e il comando del centrocampo.

Il 3-4-2-1 della Fiorentina subito delineato. 

Nei primi quindici minuti il dato sul possesso palla è eloquente: i viola tengono il pallone per 6’29”, gli juventini 3’46”. Lo stesso vale per i tiri verso la porta di Buffon. La posizione di Borja Valero rappresenta un autentico rebus per la Juventus; il centrocampista iberico, dalla posizione di partenza sul centro-sinistra dietro l’unica punta, è libero di muoversi a proprio piacimento offrendo sostegno, appoggio, creando linee di passaggio in verticale. I suoi movimenti creano superiorità in zona palla e determinano la possibilità di riempire le zone liberate; ed è quello che fa Vecino nei primi minuti con inserimenti ad attaccare lo spazio di partenza di Borja. La posizione dei due trequartista viola permette la possibilità di costruire la manovra in verticale, con i due giocatori di Sousa bravi a muoversi alle spalle del centrocampo bianconero. Una mossa conosciuta, nota, già efficacemente contrastata nelle sfide precedenti, ma che funziona per due ragioni; la libertà concessa a Borja Valero che costringe i difensori bianconeri a una scelta (seguirlo a uomo ovunque o lasciarlo a chi si trova nella sua zona?); la scarsa capacità nell’accorciare da parte della BBC, specialmente di Barzagli e Chiellini, molto più preoccupati di non lasciare Bonucci nell’uno contro uno con Kalinic.

Queste difficoltà s’evidenziano anche nella fase del pressing della Juventus. Siamo abituati a una squadra che si difende con un 4-4-1-1 indipendentemente dal modulo scelto per la fase di possesso palla, ma nel primo tempo con la Fiorentina è lecito parlare di un 5-3-1-1 bianconero, grazie anche alla posizione sempre alta e larga dei due esterni Chiesa e Olivera che costringe a restare bassi sia Cuadrado che Alex Sandro. La ritrosia ad accorciare sui trequartisti viola da parte della BBC ha provocato un atteggiamento maggiormente più prudente da parte dei centrocampisti,specialmente di Khedira, più preoccupato inizialmente dai movimenti alle sue spalle di Borja Valero che da quello che succede davanti a lui. La Juventus così non riesce a portare pressione efficace sulla costruzione del gioco da parte dei tre difensori viola.

Il 5-3-1-1 della Juventus. 

Anche in questa fase di gioco, i princìpi di Paulo Sousa sono chiari e precisi: la costruzione avviene prevalentemente con passaggi corti, offrendo sempre sostegni e appoggi per la progressione della manovra. I bianconeri sono così in ritardo nel chiudere sugli appoggi più vicini e i timidi tentativi di pressing vengono facilmente aggirati.

L’amletico dubbio di Khedira. Accorciare su Vecino, abbassarsi su Borja Valero? Il tedesco opterà per la seconda soluzione, permettendo alla Fiorentina di sviluppare la manovra agevolmente. 

Lo stesso non si può dire per i difensori della Juventus. Il pressing viola è ultra-offensivo e molto efficace. La Fiorentina si sistema con un 4-4-1-1 orientato sull’uomo (grazie allo scivolamento di Borja sulla linea dei centrocampisti e quello di Olivera su quella dei difensori), teso a mantenere la squadra corta e compatta, pronta ad accorciare immediatamente verso la zona della palla. Alcune marcature sono praticamente fisse: Kalinić su Bonucci, Bernardeschi su Marchisio. In questa maniera le due principali fonti del gioco bianconero vengono tolte dalla partita e il loro apporto diventa minimo. La cerniera composta dai due centrocampisti centrali protegge la difesa, ma tutta la Fiorentina è reattiva ed efficace nel portare più uomini nel lato forte chiudendo tutti gli appoggi con scivolamenti organizzati e marcature aggressive e puntuali, togliendo lucidità a una Juventus imprecisa, estremamente piatta nel suo 5-3-2, costringendola a restare bassa. Il sistema organizzato da Paulo Sousa prevede le uscite di Chiesa su Chiellini e Borja Valero su Barzagli, attaccando le ricezioni dei due difensori centrali esterni. La Fiorentina è stata abile anche a leggere e assorbire gli inserimenti di Sturaro, unico tra i bianconeri a provare ad attaccare puntualmente gli spazi. Una squadra che controlla il campo, prendendo il comando del centrocampo, che crea superiorità zona palla, che pressa meglio e in maniera più coraggiosa. Così nei primi quindici-venti minuti non c’è partita.

Il 4-4-1-1 della Fiorentina con le marcature a uomo su Bonucci (fuori inquadratura) e Marchisio.

La fase centrale del primo tempo è maggiormente equilibrato, dovuto a un maggior coraggio da parte della formazione di Allegri. Dybala è più presente nella fase di pressing occupandosi del centrocampista centrale più vicino a lui, ma è grazie alla maggiore aggressività dei difensori che i centrocampisti possono permettersi di difendere correndo in avanti attaccando gli scarichi sui difensori o le aperture sugli esterni. L’ incapacità dei centrocampisti nel creare strappi individuali palla al piede, così come un pressing viola sempre efficace, non permettono però alla Juventus di farsi vedere dalle parti di Tătărușanu.

La scarsa lucidità bianconera in fase di possesso s’evidenzia nell’azione precedente al gol della Fiorentina. La squadra è bassa, Sturaro riesce a difendere un pallone e cambiare gioco su Cuadrado; l’esterno colombiano dovrebbe consolidare il possesso permettendo alla squadra di salire ma effettua un lancio nel nulla per Higuain contro una difesa che s’era sistemata e in superiorità. Persa così malamente la palla, la squadra accorcia in ritardo ed è poco aggressiva e tempestiva nel chiudere sugli uomini più vicini.

Il gol nasce da una situazione sfruttata lungo tutto il primo tempo. Ancora una volta Borja Valero è libero di muoversi accompagnando la palla e seguendone il movimento, ma il suo svariare sul campo permette a Chiesa, in questo caso, d’entrare dentro il campo e unirsi a Bernardeschi dietro la punta. La Fiorentina col proprio possesso chiama il pressing della Juventus anche per poi verticalizzare sfruttando le capacità nell’attaccare gli spazi e difendere la palla del proprio centravanti; l’attacco delle seconde palle ha rappresentato uno dei principali punti di forza della formazione di Sousa, mentre Khedira e Marchisio hanno dimostrato difficoltà e limiti nel recuperare velocemente la propria posizione ritornando a offrire copertura ai difensori.  Il primo tempo finisce con una buona occasione per la Juventus evidenziando i limiti nel gioco aereo da parte dei difensori viola, ma è il tiro di Vecino che dimostra la scarsa luciderà e le difficoltà nel muoversi correttamente lungo il campo. Il pressing offensivo della Fiorentina è ancora una volta efficace e toglie sicurezza ai difensori bianconeri.

Nell’intervallo la maggioranza delle persone che osservavano la partita s’attendevano dei cambi da parte di Allegri. Le mosse del tecnico bianconero erano necessarie per provare ad arginare le difficoltà emerse nel primo tempo rendendosi maggiormente pericolosi. Alcuni s’aspettavano il ritorno al 4-3-2-1 con l’inserimento di Pjanić, ma la Juventus, così come la Fiorentina, rientra in campo con gli stessi undici. Il cambio è tattico; e produce qualche beneficio. Il 4-4-1-1 bianconero, con Sturaro esterno sinistro e Barzagli terzino destro, è come un balsamo che rimargina alcune ferite, ma soprattutto è un tentativo di rovesciare un quadro tattico in cui Allegri era uscito nettamente perdente. La costruzione bassa coi quattro difensori permette spesso di liberare Alex Sandro; Bernardeschi è sempre a uomo su Marchisio, la ricezione di Chiellini viene attaccata sempre da Chiesa; la posizione del terzino bianconero è più bassa rispetto a quella della prima frazione, Sanchez deve percorrere molto più campo per pressarlo ed è quasi sempre in ritardo, preoccupato anche dalla presenza di un uomo in più sulla fascia, l’esterno di centrocampo, rispetto al primo tempo. Così la Juventus trova uno sfogo sulla sinistra. Anche Dybala gode della maggiore ampiezza bianconera trovando più spazio tra le linee, ma la serata dell’argentino è storta. La manovra della Juventus resta però eccessivamente perimetrale con un gioco interno intermittente e scarsamente pericoloso; la mossa di Allegri nasce dalla compattezza in zona palla della Fiorentina con l’intento di sfruttare la larghezza del campo. Il 4-4-1-1 in fase di non possesso garantisce ai bianconeri di non abbassarsi e appiattirsi eccessivamente.

Il pressing viola continua a essere decisamente offensivo e la lucidità dei giocatori di Allegri particolarmente scarsa; gli errori tecnici, forzati e non, si susseguono anche nella ripresa. Sugli sviluppi di un pressing collettivo nasce la palla gol per Kalinić.

Pochi minuti dopo arriva il gol del due a zero. Episodico e casuale, certo. Col senno del poi Higuain avrebbe potuto accorciare su Badelj assieme a Khedira, ma è Alex Sandro che tiene in gioco Chiesa mancando anche nel contatto con l’uomo come raccomanda il manuale del buon difensore. Nel momento in cui la Fiorentina è convinta di aver vinto la partita, arriva il gol di Higuain. La Fiorentina per tutta la gara ha particolarmente sofferto i cross dalla propria destra, con i difensori non attenti in marcatura, poco abili nel muoversi correttamente dentro l’area di rigore, non precisi nelle letture delle traiettorie. La Juventus ha spesso attaccato l’area con due o più uomini; proprio gli assist dalle fasce hanno così rappresentato l’arma maggiormente pericolosa.

Il gol del 2-1 suggerisce ad Allegri la prima sostituzione. Esce Sturaro, comunque il più vivo e presente tra i centrocampisti bianconeri in campo, e al suo posto entra Pjaca, al rientro in campionato dopo il lungo stop causa infortunio al perone. La Juventus si sistema con un 4-2-3-1 in fase di possesso, 4-4-1-1 difensivo; gli esterni restano larghi e alti, Dybala si muove dietro l’unica punta, Khedira resta maggiormente bloccato. I tagli dentro il campo del giovane talento croato aprono gli spazi per le avanzate di Alex Sandro, così come i movimenti ad abbassarsi di Higuain permettono alla Juventus di avere appoggi in verticale. Tutto questo succede però raramente, ma soprattutto i calciatori chiamati a decidere le partite con le loro giocate vivono una serata particolarmente storta; la pericolosità bianconera così non s’esprime, anche perché le difficoltà in attacco contro difese schierate e aggressive esistono e resistono.

Il 4-2-3-1 in fase di possesso palla.

Il calo della Fiorentina è evidente. Dopo un’ora di gioco disputata ad alti ritmi, la squadra si abbassa e s’adagia nella propria metà campo difendendosi compattamente col proprio 4-4-1-1 per provare a ripartire in campo aperto sfruttando gli errori avversari. I primi due cambi di Paulo Sousa non modificano l’impianto di gioco ma vanno a toccare i giocatori più stanchi (Cristoforo agisce nella stessa zona di Bernardeschi e con gli stessi compiti; lo stesso vale per Tello con Chiesa), mentre negli ultimi minuti di gioco i due neo-entrati agiscono da esterni di centrocampo con ličič, chiamato da Sousa al posto di Borja Valero, che si muove dietro la punta. Chi prova il tutto per tutto è Allegri; non tanto col cambio Marchisio-Rincon, ma è con l’ingresso di Mandžukić al posto di Barzagli che prova a imprimere una svolta; la Juventus viene sistemata con un inedito 4-2-4 con Dybala esterno destro libero di accentrarsi, Pjaca sulla sinistra, Higuain e l’attaccante croato davanti. L’ariete bianconero è abile come sempre a muoversi lungo tutto il fronte d’attacco e grazie a una sua giocata, seguente a una improvvisa verticalizzazione del compagno di reparto, arriva il rigore in movimento sbagliato dal fantasista argentino. Già in precedenza la Juventus era andata vicino al gol del pari sugli sviluppi di una palla inattiva, così come nei minuti finali la Fiorentina divora il gol del 3 a 1 con ličič. Negli ultimi minuti la squadra bianconera non ha insistito sulla superiorità aerea e sull’attacco delle seconde palle, situazioni che avrebbero portato a qualche pericolo episodico, preferendo agire con la manovra perimetrale.

Arriva così la quarta sconfitta in campionato per la Juventus, sempre arrivate in trasferta e sempre su campi ostili. Questo è un segnale estremamente preoccupante per la formazione di Allegri. I proclami della vigilia si sono dimostrare delle velleità, il comando è stato viola per un’ora di gioco. La serata del Franchi proclama quasi sicuramente la morte del 3-5-2, almeno  fino a quando ci sarà il tecnico toscano alla guida dei bianconeri. Allegri ha dimostrato di non preferire questo sistema di gioco, considerandolo difensivo e poco coerente con le sue idee e princìpi. La Juventus aveva sempre più virato verso la difesa a 4, l’inizio dell’anno aveva visto la squadra schierata con l’albero di Natale aumentando le linee di passaggio e permettendo alla squadra la creazione di quel gioco interno fondamentale per controllare e comandare le partite. A Firenze la Juventus è stata invece timida, poco propositiva, disputando una partita tecnicamente di mediocre livello, subendo l’iniziativa della Fiorentina. Allegri ha preferito optare per questo sistema non potendo contare su un terzino di ruolo e con un Pjanič non al massimo; la solidità difensiva del 5-3-2 però sembra appartenere al passato, dal momento in cui la BBC è stata poco aggressiva sui trequartista viola, mentre i centrocampisti hanno offerto poca protezione dimostrando difficoltà a ricomporre la forma difensiva una volta superati con dei lanci. Allegri dovrà essere coerente con le sue idee, evitando di generare confusione e incertezze. Il secondo tempo, con il passaggio alla difesa a 4, dimostra che con maggiore coraggio e spirito d’iniziativa la Juventus avrebbe potuto occupare meglio ed essere maggiormente aggressiva. Le difficoltà in fase di costruzione del primo tempo e dei tempi del pressing sono figli di una squadra bassa (a fine partita ci saranno 5 metri di differenza tra il baricentro delle due squadre, con i viola più alti), spesso appiattita sulla propria trequarti; una maggiore qualità nella manovra, come ha dimostrato la Fiorentina, garantisce un pressing più efficace, essendo le due fasi fuse in un continuo atto. Allegri è sembrato inerme di fronte alla superiorità tattica di Paulo Sousa nel primo tempo. Le letture e gli adattamenti sono arrivati in ritardo, come già accaduto in passato. Il 3-5-2 soffre le caratteristiche dei centrocampisti, mancando giocatori in grado di strappare portando su la squadra con iniziative individuali. Da mesi s’aspetta la nascita di una squadra in tendenza con le caratteristiche dei propri giocatori. Finora si è esitato per paura di toccare equilibri difensivi, ma Firenze è la dimostrazione che questa Juventus deve giocare diversamente, che il 3-5-2 non è più blindato, con più qualità nel palleggio, con un pressing più alto, risolvendo definitivamente il rebus sulla posizione di Pjanič. Cambiare è necessario, perché si vive nel presente, non più nel passato: questo 3-5-2 difensivista non funziona più. Il campo della Fiorentina è complicato: la squadra di Paulo Sousa aveva già messo in imbarazzo Roma e Napoli, esprime un calcio fortemente organizzato, non schematico, ma ideologico. Le idee del tecnico portoghese sono facilmente individuabili; la sua formazione è corta negli uomini a disposizione, non tutti sono di eccelsa qualità, e non riescono mentalmente a giocare sempre su alti livelli.