22a Serie A: Sassuolo-Juventus 0-2

di Davide Terruzzi


Continua l’ottimo momento della Juventus. Allegri conferma anche col Sassuolo il 4-2-3-1 consolidando un sistema di gioco affinando la conoscenza tra i giocatori.


Divertirsi vincendo. La Juventus conclude la settimana d’oro, la prima totalizzata dal nuovo sistema di gioco, quel 4-2-3-1 che sembrava impensabile fino a nove giorni fa, espugnando il campo del Sassuolo al termine di una partita comandata tecnicamente, tatticamente e fisicamente con un’ottima gestione nel secondo tempo. Allegri conferma gli stessi undici della sfida con la Lazio. È il segnale recepito pienamente dai giocatori: voi undici, particolarmente i quattro giocatori offensivi, state facendo bene, avete ancora benzina, vi do fiducia, continuate a conoscervi meglio all’interno di questo modulo. Niente scherzi, perché questo è il momento dell’accelerazione, questo è il periodo in cui i passi falsi possono costare caro. E la Juventus, col tecnico livornese, al Mapei Stadium non ha una buona tradizione. Eusebio Di Francesco ha tra le mani un Sassuolo che si sta riprendendo dopo un autunno e un inizio inverno tremendi, contrassegnati da una miriade d’infortuni che hanno perseguitato la compagine emiliana; il tecnico abruzzese conferma anch’egli il 4-2-3-1 col quale ha presentato la sua formazione nelle ultime uscite. Dietro l’unica punta Matri, agiscono Berardi sulla destra, Politano a sinistra e Pellegrini centrale, protetti dalla cerniera di centrocampo composta da Mazzitelli e Aquilani.

L’atteggiamento iniziale del Sassuolo per contrastare la costruzione bassa da parte della Juventus.

Di Francesco, consapevole della brillantezza mostrata dall’avversaria nelle uscite precedenti, intende provare sin dall’inizio a mantenere alta e corta la propria squadra esercitando un pressing offensivo per rallentare, ostacolare la costruzione bassa della manovra dirottandola sulle fasce. Matri e Politano schermano le linee di passaggio per la coppia Pjanić-Khedira, lasciando libertà del passaggio orizzontale tra i due difensori centrali; l’attacco alla ricezione però è raramente aggressivo, così come gli esterni, tranne nell’occasione mostrata nel video, non pressano Chiellini o Bonucci uscendo con un particolare angolare per impedire la giocata sulle fasce.

Nella quasi totalità dei casi uno dei due centrali, spesso il numero tre bianconero, è libero di portare avanti la palla. Ed è quello che succede nell’azione del gol di Higuain in cui spiccano le qualità tecniche di Mandžukić, abilissimo a stringere la propria posizione, liberando la corsia per la cavalcata di Alex Sandro servito grazie a un mirabile colpo di tacco dell’ariete croato; poi il movimento in area di rigore del centravanti argentino rientra di diritto in una delle pagine del manuale del calcio di Altafini.

La Juventus è ordinata e compatta nella propria metà campo difensiva. Disegnata col consueto 4-4-1-1 in fase di non possesso, la formazione di Allegri non concede spazio tra le linee, vitale per servire i tagli degli esterni, si chiude centralmente per convogliare il gioco sugli esterni dove scatta il pressing. I bianconeri sono poi estremamente abili nel ripartire velocemente in campo aperto sfruttando le qualità atletiche e tecniche dei propri calciatori; oppure può consolidare il possesso, muovendo velocemente il pallone con un numero ridotto di tocchi, mandando fuori giri il pressing del Sassuolo.

Il 4-4-1-1 della Juventus in fase di non possesso. 

La presenza di due uomini davanti la difesa permette un’uscita del pallone dalla difesa maggiormente veloce e sicura, specialmente più verticale, moltiplicata dalla sicurezza e tranquillità con la quale la coppia di mediani è capace di far circolare la palla. Il pressing del Sassuolo viene superato grazie alla salida lavolpiana da parte di Khedira; in questa maniera, la Juventus ha la superiorità numerica per costruire il gioco liberamente.

Khedira si abbassa tra i due difensori. Chiellini ha campo davanti a sé ed è libero di portare su la palla.

La maggiore conoscenza del sistema di gioco da parte dei giocatori consenta una fluidità notevole: Higuain alterna movimenti in verticale a dettare la profondità a giocate da sponda e regista avanzato, gli esterni alternano ampiezza e tagli dentro il campo, Dybala completa il triangolo o prende il posto del centravanti; in questa maniera i bianconeri sfruttano le posizioni tra le linee, alle spalle e ai fianchi dei centrocampisti, unendo ampiezza alla profondità. Per il Sassuolo è un rebus troppo complicato d’affrontare.

La qualità nel palleggio, le tante soluzioni a disposizione, la fluidità.

La compattezza tattica toglie pericolosità alla manovra del Sassuolo. La costruzione bassa non viene ostacolata, sia Dybala che Higuain si fanno trovare sotto la linea della palla e generalmente dietro i due mediani, ma dirottata sulle fasce; lì scatta il pressing. L’impossibilità di trovare varchi costringe i padroni di casa a tornare spesso indietro con la Juventus pronta ad attaccare gli scarichi sfruttando abilmente questa situazione; la squadra accorcia fortemente pressando sia il pallone che gli appoggi più vicini, una pressione organizzata e collettiva che raggiunge i due obiettivi voluti: impedire al Sassuolo di ragionare tranquillamente, recuperare il pallone per poi partire in campo aperto.

Sassuolo costretto a ripartire da Consigli. La Juventus sale e accorcia sugli uomini: l’unica soluzione è il lancio lungo.

Ed è quello che succede nell’azione del raddoppio: la formazione d’Allegri sale velocemente, lavora abilmente nella fase di pressing, riprende la palla per poi ripartire in transizione. Non a caso la rete è a firma di Sami Khedira; lui e il suo compagno di reparto, Pjanić, sono stati abilissimi nel difendere correndo avanti tenendo corta e compatta la squadra, portando pressione sugli uomini più vicini, pronti poi ad attaccare velocemente lo spazio davanti a sé.

Complicato uscire vivi da questa situazione.

Subito il gol, il Sassuolo immediatamente ritorna al consueto 4-3-3, con l’abbassamento di Pellegrini sulla linea dei centrocampisti. Di Francesco, a fine partita, ha ammesso che questo cambio di modulo dovesse servire per coprire meglio in ampiezza il campo, ritrovando la fluidità di gioco sulle catene laterali e per creare qualche difficoltà tattica diversa alla Juventus rispetto a quelle brillantemente superate. Operazione non riuscita; più per merito dei bianconeri che per responsabilità degli emiliani. Non cambia però il piano tattico da parte del tecnico abruzzese: non aspettare la Juve nella propria metà campo, pressare alti, portando pressione su tutti gli uomini. Sono gli interni sul lato del palla ad alzarsi sul difensore centrale in possesso mentre gli altri due centrocampisti accorciano sulla coppia juventina davanti la difesa; la capacità dei giocatori di Allegri nel giocare velocemente, spesso sul corto, grazie a spaziature spesso ottimali. Il primo tempo si conclude con la Juventus che stacca un po’ la spina, gioca un po’ superficialmente, abbassandosi eccessivamente, lasciando il possesso agli avversari. Non concede praticamente niente, ma è quello che il proprio allenatore non intende osservare nella ripresa.

Ed è quello che non succede. La lucidità con la quale il possesso viene pazientemente gestito è figlia di spaziature e movimenti senza palla che consentono al giocatore con il pallone tra i piedi di avere il maggior numero di linee di passaggio possibili. Una squadra che può rompere il pressing con la qualità dei propri interpreti, alzando la palla sfruttando la forza fisica e aerea di Mandžukić, che ha dominato i terzini che hanno avuto la sfortuna di contrastarlo, o appoggiandosi in verticale attivando Higuain, maestro nel proteggere la palla per poi azionare la manovra. La fluidità e gli scambi di posizione dimostrano la maggiore tranquillità e confidenza che i giocatori d’Allegri stanno trovando all’interno di questo sistema di gioco. Una Juventus che gioca bene sul corto, muovendo rapidamente la palla.

La gestione del vantaggio nel secondo tempo manifesta il cambio, quasi d’identità, sicuramente di filosofia, rispetto ad altre gare: una squadra che si difende palleggiando, mantenendo il possesso, senza abbassarsi per poi partire in contropiede, evitando così pericolosi cali d’attenzione; anzi, la Juventus della ripresa resta fortemente aggressiva, pronta ad accorciare, reattiva nelle transizioni. Non si trova il terzo gol per sfortuna (il palo di Dybala) o per imprecisione davanti la porta; l’unica occasione concessa arriva su un ripiegamento lento da parte di Khedira e su una cattiva lettura difensiva da parte di Chiellini. Di Francesco, verso l’ora di gioco, tenta nuovamente di cambiare il quadro tattico della partita, muovendo le pedine, facendone entrare di nuove; il Sassuolo viene schierato con un offensivo 4-2-4 (4-4-1-1 in fase di non possesso), con Defrel a comporre con Matri il tandem d’attacco, nella speranza di sfruttare al meglio le catene laterali, ma così concede il controllo del centro del campo alla Juventus. I dati sul possesso dimostrano l’ottima gestione da parte della formazione di Allegri nel corso del secondo tempo: se la prima frazione di gioco si era conclusa con il quarto d’ora finale nel corso del quale il Sassuolo aveva tenuto palla due minuti in più, nella ripresa la Juventus la controlla per sei minuti in più (numeri che aumentano dopo il cambio di modulo da parte della formazione emiliana).

È ancora presto per dire se la Juventus ha definitivamente svoltato. La gara di Reggio Emilia testimonia però i miglioramenti continui all’interno di un sistema di gioco nuovo: i giocatori stanno affinando la propria conoscenza all’interno del modulo, creando connessioni diverse rispetto a quelle cui erano abituati. Una squadra che esprime una manovra maggiormente fluida e tecnica, con una notevole confidenza e fiducia nelle proprie qualità e con una grande disponibilità a sacrificarsi in fase difensiva. Una Juventus che si diverte mentre gioca e che esprime un calcio divertente, ma che mantiene la propria solidità; la rinforza, anzi, grazie a un atteggiamento maggiormente offensivo e a un possesso lucido, ordinato e fluido. Nell’ultima settimana sono diversi i calciatori che hanno tratto giovamento da questo cambio di modulo: Higuain riceve più palloni, ma soprattutto dimostra le proprie qualità tattiche e tecniche agendo da regista avanzato aggiunto; Mandžukić è devastante, vince ogni duello, permette alla squadra di uscire dal pressing sfruttando la sua forza fisica; Pjanić è il regista della squadra, fa girare la manovra giocando spesso semplice con lampi unici; Khedira è liberato, non è più solamente l’uomo degli inserimenti sul centro-destra. Una Juventus che sembra finalmente aver fatto i conti con la propria diversità rispetto al passato, esprimendo un calcio adatto alle caratteristiche dei propri giocatori, riuscendo a controllare le partite con un atteggiamento più offensivo. Quella col Sassuolo è così una notevole prova di forza: tecnica, tattica, fisica e mentale.