2a Champions League: Dinamo Zagabria Juventus 0-4

di Davide Terruzzi


La Juventus vince la seconda partita del girone di Champions imponendosi con un rotondo quattro a zero. Qualche difficoltà nel primo tempo nel produrre occasioni da rete contro una formazione modesta e poco aggressiva. Prove tattiche nella ripresa.


La partita con la Dinamo è iniziata il giorno prima. Appena Massimiliano Allegri ha preso la parola in conferenza stampa. Quello del tecnico bianconero è stato un manifesto pragmatico della Juventus che è e della Juventus che dovrà essere. Vincente. Due le parole chiave: realtà e illusione. La prima indica una squadra in salute per risultati, ma ancora balbettante a livello di prestazione. La seconda suggerisce un richiamo a riportare tutti i piedi per terra: non c’è nulla di scontato, la vittoria è sempre figlia di quello che succede sul campo dove si devono manifestare i valori potenziali. Per tradurre la potenza in atto serve tempo, lavoro e pazienza. Nel frattempo, però, bisogna vincere. E questa è la dolce condanna di qualsiasi grande squadra, come la Juventus che si trova allo stadio Maksimir di Zagabria per incontrare la Dinamo. I tre punti sono una necessità per i bianconeri, usciti con un amaro pareggio dalla prima sfida casalinga con il Siviglia. Massimiliano Allegri s’affida al consueto 3-5-2, preferisce Evra ad Alex Sandro, ripropone Hernanes nel ruolo di centrale di centrocampo e schiera Dybala al fianco di Higuaín. I croati, invece, sono una formazione senza certezze. L’allenatore Sopić è ad interim, la stellina Ćorić escluso, la qualità media della formazione non degna della massima competizione continentale. La Dinamo è schierata inizialmente con un 4-3-3 – almeno così suggerisce la grafica della Uefa -, ma i numeri, come si sa, contano relativamente e assumono maggiore importanza altri aspetti.

Come l’atteggiamento. Quello dei croati è iper-difensivista sin dai primi minuti. Il baricentro è molto basso, le due linee di difesa e centrocampo (rispettivamente composte da 4 e 5 giocatori) compatte, il pressing è assente. Il piano partita sembra così essere molto semplice: stiamo dietro, facciamo densità centrale, lasciamo alla Juventus un po’ di spazio sugli esterni, poi proviamo a ripartire. Le intenzioni poi vanno tradotte sul campo. E per fare un’efficace partita difensiva, come lo stesso Siviglia ha fatto, bisogna anche avere un buon possesso palla per rallentare i ritmi e difendersi anche col pallone. Quello che la squadra di Sopić non è stato in grado di fare. La Dinamo così si è comportata come una squadra che sin dall’inizio ha dato l’impressione di voler evitare un’imbarcata, provando ad affidare, e sfidare, la sorte, perché dovrebbe risultare ormai pacifico, chiaro, accertato che se incontri una squadra decisamente più forte di te e pensi solo a difenderti, devi sperare nel tuo portiere e in una prestazione inferiore degli avversari per portare a casa un buon risultato.

L’approccio della Juventus è invece stato propositivo, ma la realtà ci dice che questa squadra sta incontrando difficoltà quando incontra formazioni che chiudono il centro, impedendo ai bianconeri di trovare facilmente le giocate tra le linee, e che sono molto basse e chiuse. Nei primi venti minuti, fino al gol di Pjanić, i bianconeri sono stati indubbiamente padroni del campo, hanno tenuto il controllo del pallone e dello spazio, ma hanno prodotto poche occasioni da rete. La velocità con la quale la manovra veniva avviata e sviluppata è stata più lenta del necessario, impedendo di tenere alti i ritmi del gioco. La presenza di tre difensori più un regista, in assenza di una qualunque pressione avversaria, ha comportato questo rallentamento delle azioni bianconere: un numero eccessivo di uomini dietro la linea della palla significa anche la presenza di giocatori in meno davanti. L’altro aspetto negativo, in questo genere di partite, è che Chiellini e Barzagli si trovano in zone del campo in cui la qualità, la velocità, la precisione delle giocate richieste sono di maggior tasso tecnico.

Come evidenzia questa immagine, il collocamento e il posizionamento dei giocatori sul campo è stato migliore rispetto ad altre uscite. Specialmente Pjanić e Dybala, che hanno toccato palloni in posizione più avanzata rispetto a Higuaín, sono stati schierati praticamente sotto la punta, occupando spesso gli half-spaces. Tanti i passaggi tra i difensori; Dani Alves, per la terza partita consecutiva, è stato il giocatore con il maggior numero di palloni toccati, confermandosi il regista occulto di questa Juventus d’inizio stagione. Questa immagine evidenzia anche uno degli obiettivi indicati da Allegri: coinvolgere maggiormente i centrocampisti, creare un maggiore collegamento tra loro e le punte, far dialogare di più Dybala e Higuain (nessun passaggio tra i due nella trasferta croata).

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La Dinamo Zagabria è stata in netta difficoltà nel leggere gli inserimenti senza palla dei centrocampisti o i movimenti ad attaccare lo spazio di Higuaín. La giocata che ha portato al primo gol era già stata provata in precedenza, e rappresenta una delle soluzioni per trovare varchi contro squadre che si chiudono: non forzare le giocate, mantenere il possesso, muovere anche velocemente il pallone all’indietro, per poi cercare la verticalizzazione da parte di Bonucci. La linea difensiva croata non riusciva a mantenersi stretta e compatta, facendosi eccessivamente attrarre dalla presenza dei due esterni bianconeri alti e larghi. Probabilmente anche per questa ragione Sopić ha deciso di virare verso una difesa a 5, una mossa che non si è però rivelata fortunata: pochi minuti dopo questo cambio e la Juventus trova la seconda rete. Non è un caso. Perché gli interni della Juventus riescono a trovare maggiore spazio, i difensori sono poco aggressivi: Pjanić viene servito facilmente, il difensore molla la marcatura, il bosniaco ha il tempo per premiare l’inserimento di Higuaín, che ricorda il motivo per il quale è stato acquistato: fare gol che negli anni passati difficilmente sarebbero stati realizzati.

Il secondo tempo diventa l’occasione per Allegri di sperimentare, usando una partita di Champions League come un laboratorio. La prima prova è stata quella di Cuadrado come interno di centrocampo: il tecnico, a fine partita, ha detto che il colombiano doveva agire come terzo d’attacco – un po’ quello che ha fatto Pjanić nel primo tempo – ma l’ex giocatore di Fiorentina e Chelsea non ha ovviamente né i tempi né il giusto posizionamento  per essere schierato nel prossimo futuro in questo ruolo.

La seconda, ancora più interessante, è iniziata con l’ingresso di Pjaca. Il fresco ex-Dinamo partiva sulla sinistra per accentrare spesso la propria azione, lasciando spazio sulla fascia agli inserimenti di Evra. Difficile trovare un modulo di riferimento per gli ultimi minuti: poteva essere un 4-4-2 o un 4-2-3-1, ma la difesa è apparsa anche sempre a 3 con un Dani Alves più stretto e basso rispetto al terzino francese. La ripresa è stata però troppo simile a un garbage time d’enorme durata per poter dare una valutazione specifica, consistente e reale alle prove effettuate da Allegri. L’allenatore può però essere contento per la rete ritrovata da parte di Dybala, nonché per la qualità di alcune giocate da parte del croato.

La Juventus è ormai prossima a chiudere il primo ciclo impegnativo della stagione. La Dinamo Zagabria si è rivelata squadra poco impegnativa e aggressiva (hanno commesso più falli i bianconeri) e Buffon e compagni sono stati bravi a far pesare la diversa qualità. Da quando Allegri siede sulla panchina juventina ci ha abituato a inizi in cui le prestazioni non sono state sempre convincenti: in parte è dovuto a una condizione fisica non ancora ottimale, ma soprattutto a una conoscenza tra giocatori che deve ancora crescere e crearsi. Ci sono però delle costanti emerse in queste partite: le difficoltà nella costruzione del gioco quando i difensori sono pressati, le problematiche a affrontare formazioni che schierano una coppia di mediani a protezione della difesa e che tengono compatte le proprie linee. Non è solamente una questione di moduli: a far la differenza sono la velocità con la quale si muove il pallone, la tecnica e la corretta occupazione spazi. In questo Allegri e i giocatori devono lavorare per migliorare una Juventus che vuole essere protagonista in Europa, e per farlo non può solamente essere squadra difensiva.