2a Serie A: Lazio Juventus 0-1

di Davide Terruzzi


Una Lazio inizialmente aggressiva si deve arrendere a una Juventus paziente e consapevole della propria forza.


L’Olimpico di Roma evoca dolci ricordi alla Juventus. Sono passati tre mesi da quella notte di maggio in cui la squadra bianconera alzò al cielo capitolino la seconda Coppa Italia vinta consecutivamente, a coronamento di un’altra stagione da dominatori; protagonista di quella serata fu Alvaro Morata, uno che ora gioca nel Real Madrid. Già, perché tre mesi per il calcio rappresentano un periodo ampio, specialmente quando c’è di mezzo l’estate, e allora si può dire che sia trascorsa una stagione estiva in cui alcuni protagonisti di maggio hanno cercato fortuna altrove e altri sono passati a Torino per vincere, obiettivo principale per chi fa parte della Juventus. Ed è lo stesso pensiero di Allegri: contro la Lazio non è ancora tempo per i principali acquisti della stagione (Pjanic e Higuain stanno digerendo ancora i carichi di lavoro), mentre l’assenza di Bonucci lo spinge a far debuttare Benatia, con Barzagli spostato al centro della BBC di riserva. Simone Inzaghi, invece, sorprende, perché la sua Lazio abbandona il 4-3-3, che con l’Atalanta aveva mostrato diverse fragilità difensive, per sposare un 3-4-3 in cui trovano spazio dal primo minuto il gigante difensivo Bastos e il neo vincitore olimpico Felipe Anderson. Uno dei grandi protagonisti, la calura, però, non scende in campo, ma è pronto a condizionare la partita:  il calendario ci ricorda che siamo ancora in estate, e che insomma alle 18 a Roma fa ancora un po’ caldo, con una temperatura alta che rappresenta un ostacolo da gestire per le due formazioni.

La gestione dell’inizio gara da parte delle due formazioni è diametralmente opposto. La Lazio ha un atteggiamento tattico e fisico estremamente aggressivo: il trio offensivo rappresenta una barriera di protezione che impedisce le giocate in verticale da parte dei difensori della Juventus; ai bianconeri viene quindi lasciata una circolazione bassa infruttifera, che viene attaccata quando uno dei difensori centrali esterni entra in possesso della palla: su Benatia e Chiellini, infatti, escono Lulic e Felipe Anderson con un angolo particolare per negare la possibilità di giocare verso il centro, forzando quindi il passaggio sull’esterno, mentre Immobile oscilla tra Lemina e Barzagli. La linea difensiva biancoceleste si mantiene alta, permettendo a Lukaku e Bastos di accorciare immediatamente su Dani Alves e Alex Sandro; un meccanismo di uscite e pressing collettivo studiato sulla base delle caratteristiche di gioco dei bianconeri, una mossa che funziona per buona parte del primo tempo, anche grazie a una mancanza di fluidità dei movimenti da parte dei giocatori di Allegri. La Juventus, costretta a indirizzare il pallone su vie perimetrali, non riesce a muoversi internamente ed è in difficoltà nel trovare delle contromosse; particolarmente bassa è la posizione dei due esterni quando il pallone è in possesso dei difensori, questo impedisce ai due interni di centrocampo, o a Dybala, di aprirsi sulle fasce per ricevere la palla.

Se il pressing iniziale della Lazio è aggressivo, la Juventus pressa meno sugli uomini ed è maggiormente intenta a occupare gli spazi; in questo video si evidenziano alcune caratteristiche del piano partita iniziale da parte dei due tecnici: il pressing biancoceleste, alcuni errori di posizionamento da parte dei bianconeri, la ricerca immediata della verticalizzazione da parte della formazione di Inzaghi, la bravura in fase di non possesso da parte di Dybala e compagni, la posizione più alta degli interni rispetto al numero 21 juventino, la volontà di effettuare giocate alle spalle della linea dei difensori.

La ricerca immediata della verticalità è stata la caratteristica principale del gioco della Lazio per tutto il primo tempo. Soprattutto quando la palla è capitata tra i piedi di Basta, si sono viste giocate tipiche delle formazioni allenate di Conte, cioè quel passaggio alla cieca, e immediato, per il movimento in profondità delle punte, ma l’esecuzione non è stata praticamente mai all’altezza, e, soprattutto, la BBC è stata sempre abile a controllare la profondità e insuperabile nell’uno contro uno. La Lazio, col 3-4-3, stringeva la posizione dei due esterni (sulla sinistra Lulic entrava molto dentro al campo lasciando spazio alla progressioni di Lukaku) ma non si è mai resa pericolosa quando ha affrontato una Juventus posizionata difensivamente; l’occasione maggiore, infatti, è arrivata in contropiede, sfruttando una palla persa malamente da Lemina, quando i biancocelesti hanno quindi la possibilità di attaccare in campo aperto, ma i difensori bianconeri sono bravi a portare sull’esterno chi ha la palla, poi Benatia non si fa sorprendere da Immobile.

Escluso un passaggio a vuoto di due-tre minuti in cui la Juventus commette un paio di errori tecnici e giocate frettolose che costano delle azioni in contropiede, superata la metà del primo tempo la squadra di Allegri inizia a trovare un gioco interno liberando spazio per l’unico regista in campo, quel Dybala cui, oltre i soliti compiti di raccordo tra centrocampo e attacco, è chiesto di farsi trovare centralmente per innescare l’azione. L’argentino ha sofferto anche le robuste (al limite delle sanzioni disciplinari) marcature dei difensori laziali, ma ha mostrato la capacità di saper aspettare che la partita girasse per iniziare a incidere sempre più.

Dopo l’improvvisato time-out per consentire ai giocatori di bere un po’ d’acqua, si sono evidenziate principalmente due novità con le quali si è concluso il primo tempo; la Lazio libera Felipe Anderson, Parolo si apre sulla fascia destra, mentre Basta si alza sulla linea degli attaccanti; nella Juventus, invece, Asamoah e Khedira sono più aggressivi sui difensori laziali, portando un pressing 3vs3 per recuperare il pallone il più alto possibile.

Un atteggiamento, questo bianconero, che rappresenta un’anteprima, un antipasto, di quello che succede nei primi venti minuti del secondo tempo, cioè quella frazione di gara in cui la squadra di Allegri decide di alzare i ritmi per andare a sbloccare la parta, complice anche un vistoso calo atletico da parte della Lazio, incapace di portare un pressing organizzato come quello del primo tempo. Ad amplificare queste difficoltà biancocelesti, cui va unita una maggiore aggressività bianconera, la ritrovata facilità della Juventus nel trovare e costruire una pericolosa e consistente manovra interna; quel gioco che prima veniva essenzialmente costretto a muoversi sulle vie laterali  (e anche nella ripresa arriveranno dalla sinistra due cross pericolosi sul secondo palo per Mandžukić) trova nel centro del campo maggior respiro, grazie alla fluidità dei movimenti tra Dybala e Khedira, e con un Asamoah, seppure un po’ più pasticcione rispetto la prima gara con la Fiorentina, puntuale negli inserimenti dietro i centrocampisti. La Juventus, quindi, grazie al consueto triangolo formato da Dybala e dai due interni, riesce ad ampliare il numero di linee di passaggio, posizionando questi giocatori o al fianco della linea di centrocampo o alle loro spalle, con gli esterni che si sono alzati maggiormente. Il calo dell’aggressività da parte della Lazio si nota con virulente evidenza nell’azione del gol, quando i giocatori di Allegri sono liberi di fare quello che vogliono, senza, tra l’altro, quelle velocità di pensiero e d’esecuzione che sono invece proprie di Sami Khedira, uno che riesce a far sembrare facile anche quello che facile non lo è.

Quando la Juventus si porta in vantaggio, spesso la partita è finita. Soprattutto, se non si hanno grande idee su come affrontare la difesa bianconera. A questo proposito, non aiutano le scelte di Simone Inzaghi, i cui cambiamenti tattici creano e portano confusione sul campo, con una Lazio ormai incapace di seguire un piano definito e chiaro, con una manovra offensiva che si basa esclusivamente sui lanci lunghi per le punte, l’attacco delle seconde palle, i cross dalla trequarti; insomma, quel campionario di scelte offensive generalmente ben controllato dalla formazione di Allegri. Infatti, i biancocelesti tirano verso lo specchio della porta con Patric su una ribattuta e con Parolo dalla media distanza, trovando in questa occasione un Buffon bravo a trattenere la palla. Non c’è alcun assedio, anche perché le residue forze non lo permettono, e perché manca quell’organizzazione tattica che si era vista nel primo tempo. La Juventus quindi può rallentare i ritmi, sfruttando le capacità col pallone tra i piedi di un più che positivo Benatia (di cui parlerà Andrea qui sotto); Higuain, lanciato due volte verso la porta in uno contro uno, non è ancora vicino alla forma migliore, mentre Pjaca, entrato nei minuti finali, ha fatto intravedere giocate e fisicità che fanno parte del proprio repertorio.

Ha vinto la squadra più forte e maggiormente intelligente. Ed è una vittoria tipica della Juventus di Allegri, quella della calma, della pazienza, della tenuta mentale e della consapevolezza della propria forza, cosciente che le qualità tecniche a disposizione avrebbero regalato la vittoria. Il caldo è stato un attore protagonista che ha determinato un contesto cui si poteva rispondere in diversi modi, e la risposta bianconera è stata quella che si è rivelata più adatta, permettendo una tenuta fisica senza evidenti cali, come invece capitato alla Lazio di Inzaghi, soprattutto se si considera che siamo appena alla seconda giornata di campionato, con una forma fisica appena poco più che sufficiente. Di fatto, sono bastati venti minuti per prendere il controllo della partita, trovare il gol, esprimendo parte della propria qualità; se quella con la Fiorentina è stata una vittoria quasi continentale per ritmi e fluidità della manovra, con la Lazio, la Juventus si è rituffata sul campionato, esprimendo quella forza normale e tranquilla che le aveva permesso di recuperare il distacco.

Se sono passati tre mesi dalla vittoria di Coppa Italia, è trascorso un anno dalla seconda giornata dello scorso campionato: anche all’epoca si giocò a Roma, contro i giallorossi, e i bianconeri non furono mai in partita se non nel finale. Sì, il tempo non è trascorso invano. Adesso arriva la sosta; la Juventus vedrà Vinovo svuotarsi, ma alla ripresa di settembre avrà davvero Higuain e Pjanic in più.



di Andrea Lapegna


Focus sulla prestazione brillante di Benatia, al suo esordio con la maglia della Juventus.


Dal momento che sto scrivendo ad ora di pranzo, la situazione si presta a metafore culinarie. Il tajine è un delizioso piatto tipico marocchino, di carne (pollo o più spesso agnello) e verdure, ma anche fichi, prugne, mandorle o datteri. Il tutto viene cotto stufato in grandi e caratteristici vasi di ceramica, ma i tempi di cottura sono parecchio elevati. Il fatto è che poi, quando pronto, vale ogni singolo minuto d’attesa.

Medhi Benatia è uno dei rari prodotti del vivaio marsigliese. O meglio, è uno dei pochi ad aver mantenuto le promesse ad alti livelli, dopo l’adolescenza da next big thing. Curiosamente però, lui nell’OM non ha mai giocato e anzi quando uscito dall’académie la sua carriera sembrava avviata ad un blando anonimato: solo presenze nelle giovanili e in squadra B, prima dei prestiti in giro a Tours e Lorient, e il trasferimento definitivo a Clermont. È all’Udinese che rispetta finalmente le attese, e si trasforma nel succulento piatto finito, pronto per essere gustato.

La maturazione col tempo è anche una buona metafora della sua partita contro la Lazio, buona nel primo tempo, eccellente nella ripresa. Benatia, contrariamente alle grafiche d’inizio partita, viene schierato terzo di destra, con Barzagli nel ruolo di centrale. Esordisce all’Olimpico, stadio che dovrebbe conoscere bene, ma parte in folle come tutta la squadra bianconera. L’alto ritmo del pressing biancoceleste costringe l’impostazione della Juve a cercare canali di sfogo sulle fasce: la direttrice diagonale Buffon-Benatia-Dani Alves è una delle più battute. Poiché l’esterno brasiliano è solito spingere sulla fascia, Benatia si trova spesso a dover coprire porzioni di campo davanti e accanto a sé, disimpegnandosi comunque molto bene contro Lukaku e soprattutto Lulić, suo dirimpettaio nel tridente offensivo di Simone Inzaghi. Quando invece la Lazio prova a sfondare sulla propria destra, lui non lesina chiusure decisive sul palo lontano, risultando determinante in una delle due sole azioni biancocelesti a finire negli highlights della partita.

Nel video qui sopra ci sono anche tutti gli ingredienti che costituiscono il repertorio di Benatia: la fisicità dirompente, la tenuta nell’uno contro uno, gli anticipi, i tackle puliti e il senso della posizione.

Nel secondo tempo la Juve prende in mano la partita e lui la difesa. Medhi sembra aver sempre giocato nella Juve, dei cui principi applica senza esitazione le marcature preventive in transizione negativa. A fine partita avrà compiuto 6 interventi positivi, stroncando sul nascere le flebili velleità offensive biancocelesti. Nonostante le sortite altissime di Dani Alves, il franco-marocchino ha dimostrato un eccellente controllo dello spazio e della profondità: il senso di posizione gli ha permesso di effettuare ben 7 intercetti, fondamentali nel calcio di Allegri. Il processo di crescita – o meglio di dominazione – nel corso della partita è stato completato al minuto 73, quando Allegri ha sostituito Dani Alves con Lichtsteiner, affiancando a Benatia un compagno tatticamente più disciplinato. Questo gli ha reso ancor più semplice blindare la parte destra dell’area di rigore.

La partita di Benatia è ben rappresentata dai numeri: 93% di passaggi riusciti, 13 palloni recuperati (6 contrasti + 7 intercetti), 5 rinvii a sbrogliare situazioni difficili e un tiro degli avversari murato. La prestazione offerta in campo gli è valsa per molti il titolo di migliore tra i 22 (WhoScored.com, e voto popolare su Facebook), e per un difensore sappiamo quanto sia raro, specialmente quando la squadra vince senza soffrire. Il nostro tajine contribuisce così a rimpolpare un menu difensivo di per sé già succulento, offrendo all’allenatore la possibilità di variare e sperimentare, ma con la certezza che la somma degli addendi (ingredienti) sfornerà sempre un piatto di qualità superiore.