33a Serie A: Juventus – Genoa 4-0


La Juventus con un’eccellente prova porta a casa una partita mai stata in discussione. Si porta temporaneamente a +11 sulla Roma e mette ormai fine a qualsiasi discorso in chiave scudetto.


Dopo la solida e matura prestazione in quel di Barcellona e il sorteggio di venerdì a Nyon è tempo per la Juventus di ritornare a pensare al campionato.  Nella 33esima giornata di campionato la compagine bianconera affronta il Genoa, squadra con cui nel girone d’andata ha subito una sonora e netta sconfitta condita da una prestazione largamente deludente. Allegri in settimana ha più volte ribadito l’importanza di questo match che, a suo dire, “è la partita che vale lo scudetto”.

Il Genoa, che viene da una serie di 4 sconfitte e 1 pareggio, si presenta con il consueto 3-4-3 con Veloso e Cataldi ad agire a centrocampo, ai loro lati Lazović e Laxalt e un trio offensivo composto dai giovani Ntcham e Simeone e l’ex Juve Palladino.

Allegri schiera un undici che nel pre partita ha fatto supporre un cambio di modulo e un ritorno alla difesa a tre. In realtà già dalla prime battute di gioco è possibile vedere il 4-2-3-1 che tanto bene ha fatto in questi mesi. Barzagli agisce come terzino destro, confermato Bonucci che insieme a Benatia e ad Asamoah completa il pacchetto arretrato. Marchisio e Khedira compongono il doble pivote, Lichtsteiner in sostituzione di Cuadrado fa compagnia a Dybala, Mandžukić e Higuain che ricoprono le loro abituali posizioni. Non cambia anche la disposizione in fase di non possesso con lo svizzero e il croato che si allineano coi due centrocampisti per formare un 4-4-2.

Sul rinvio di Lamanna sono facilmente individuabili
le due classiche linee da 4

Il Genoa sin da subito si dimostra falloso e aggressivo nella propria metà campo tanto da concedere nei primi sei minuti tre falli sulla propria trequarti. L’intento evidente è quello di distruggere l’azione avversaria anche col fallo nel caso in cui venga superato il primo pressing.

Come accaduto nella partita di andata, il Genoa cerca di attaccare alta la Juventus ogniqualvolta il pallone viene destinato a uno dei terzini con l’obiettivo, attraverso una marcatura orientata fortemente sull’uomo, di recuperare subito il pallone e di colpire con rapide transizioni positive. In effetti nei primi 10 minuti di gioco la Juventus fa fatica a distendere la sua manovra e ricorre a inutili lanci lunghi.  A differenza della partita di andata però, complici i due gol subiti nei primi venti minuti, questa tattica non ottiene i risultati sperati a lungo termine. Ciò si deve senza dubbio a una minor intensità fisica con cui lo stesso Genoa ha esercitato tale pressing, ma anche e soprattutto a una Juventus che con spaziature migliori è riuscita quasi sempre a trovare l’uomo da servire, soprattutto dopo la metà del primo tempo. A riguardo molto prezioso è stato l’eccezionale e continuo lavoro svolto da Higuain che spesso si è abbassato per dare appoggio e uno sbocco alla manovra. Una volta andato a vuoto il primo pressing, il Genoa abbassa Ntcham e a volte anche Palladino sulla linea dei centrocampisti dando mandato a due dei centrali difensivi e a uno dei due mediani di prendere a uomo Higuain, Dybala e Mandžukić.

Ntcham e Palladino (cerchiati) si sono abbassati. Cataldi controlla Dybala. Gentiletti segue Higuain. Burdisso è su Mandžukić

Anche la Juve dal canto suo riesce a esercitare un armonico e ormai consolidato pressing che non permette alla squadra ligure di ragionare in fase di impostazione e che porta all’uno-due che sostanzialmente ammazza già nel primo tempo la partita. L’aggressività e la continua ricerca dell’anticipo di Barzagli e Bonucci inoltre annullano per quasi tutta la partita Palladino e Simeone ogniqualvolta il pallone è destinato a loro.

Ecco le situazioni di pressing verificatesi nei primi venti minuti di gioco, fino ai due gol della Juventus

La presenza di Lichtsteiner al posto di Cuadrdado in questo inedito ruolo porta però delle modifiche sulla catena di destra. Mentre il colombiano è abile nel reggere la marcatura da dietro e nel gestire il pallone nello stretto grazie a una tecnica di base superiore, lo svizzero per via di piedi non educatissimi nel ruolo di ala si trova in maggiori difficoltà. Nel ruolo di terzino in fase di possesso gli è prevalentemente chiesto di giocare orientato verso la porta avversaria. In questo ruolo è più facile ricevere palla spalle alla porta. Per questo motivo, a cui si aggiunge la poca propensione offensiva di Barzagli, nel corso della partita Dybala si allarga molto di più del solito con Lichsteiner che invece si occupa il più delle volte di attaccare la profondità per portare via un uomo dalla zona dell’argentino e per allungare la squadra rossoblu. Non a caso sono in numero superiore i passaggi da Barzagli a Dybala (10) che da Barzagli a Lichsteiner (7).

La Juventus, in vantaggio di due gol, amministra per il resto del primo tempo. C’è lo spazio per un tiro di Higuain di sinistro su cui si distende Lamanna, anch’esso derivato da un recupero alto del pallone, e per il bel gol di Mandžukić, meritato premio per una prestazione ancora una volta molto generosa.

Nella ripresa ritroviamo sul campo gli stessi ventidue del primo tempo. Il 3-0 è un risultato che non induce le due squadre a rischiare o a tenere ritmi alti. La Juventus infatti amministra con intelligenza e prudenza il risultato. Non rischia pressoché nulla con un canovaccio tattico ormai ben interpretato: pressing alto e coordinato, alternato a difesa posizionale con squadra corta e compatta. Un Genoa, mai veramente in partita, gioca sostanzialmente aspettando la fine del match, e molto probabilmente anche del campionato senza cercare con troppa convinzione il gol della bandiera. Gli eventi salienti contano un gol annullato a Bonucci su calcio piazzato per fallo in attacco di Mandžukić e un eurogol sempre del numero 19 juventino in percussione solitaria centrale.

Nella scarsa opposizione a Bonucci c’è tutto il girone di ritorno del Genoa

La Juventus in questa 33esima giornata di serie A diverte e si diverte. Chiude la pratica dopo venti minuti e riesce quindi a giocare la partita migliore possibile in termini di dispendio di energie fisiche e mentali. Con il pilota automatico gestisce il resto del match e regala una serata più che tranquilla ai suoi tifosi. Mancano 5 partite alla fine e servono 8 punti per la vittoria matematica. Il sesto scudetto di fila è ormai a un passo.

Una nota positiva di questa sera è anche la prestazione di Marchisio che ha giocato ad alto livello offrendo qualità e quantità (secondo in squadra per chilometri percorsi). È un ottimo segnale in vista del Monaco, seppur con un avversario non troppo probante.

Luca Rossi

About Luca Rossi

Classe 1996, di Novara, aspirante magistrato, allenatore alle prime armi, appassionato (anche) di tennis e tifoso juventino fin da piccolo.