3a Champions League: Lione Juventus 0-1

di Davide Terruzzi


La Juventus a Lione evidenzia le consuete difficoltà contro formazioni che si chiudono. In dieci per gran parte del secondo tempo ottiene la vittoria grazie a una giocata di Cuadrado e le parate di Buffon.


La terza partita di un girone di Champions League è come la metropolitana nel film Sliding Doors. Ottenere un buon risultato spesso permette di guardare con relativa tranquillità al ritorno; perdere significa mettersi nei guai. La Juventus che arriva a Lione deve sostanzialmente vincere se vuole mantenere intatte le speranze di qualificasi al primo posto; per i francesi, invece, è già la gara determinante per il proprio cammino europeo. Le due formazioni arrivano a questo appuntamento in condizioni completamente opposte: i bianconeri viaggiano spediti in campionato ma Allegri è costretto a dover rinunciare a diversi giocatori assenti per infortunio, rimanendo privo quindi di alternative potenzialmente utili durante la gara; Bruno Genesio invece recupera pedine fondamentali per la propria compagine ed è consapevole dell’importanza di ottenere un buon risultato anche per scacciare le critiche piovutegli addosso dopo un balbettante avvio in campionato. Entrambi gli allenatori scelgono il 3-5-2 come modulo di partenza: per la Juventus ci sono Evra come centrale di sinistra e Lemina in cabina di regia. Il Lione s’affida alla coppia Fekir-Lacazette con il quasi esordiente Diakhabi a completare il pacchetto difensivo assieme a Nkolou e Yanga-Mbiwa.

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L’immediato sviluppo della partita è chiaro e delinea quello che sarà il canovaccio per tutta la prima frazione di gioco: il Lione non pressa, lascia l’iniziativa agli avversari, protegge il centro con la cerniera dei tre centrocampisti, costringe la Juventus a manovrare sulle fasce. L’atteggiamento della linea difensiva è però eccessivamente piatto e unito alla mancanza di pressione permette ai bianconeri di cercare un inserimento senza palla alle spalle o ai fianchi dei difensori. Questa situazione di gioco viene immediatamente letta dagli juventini ma non viene sviluppata correttamente, perché spesso l’azione viene ritardata di qualche tempo di gioco, e così i movimenti spesso finiscono nel premiare il fuorigioco lionese.

Queste sono alcune delle imbucate cercate dalla Juventus per tutta la partita. Non vanno a buon fine spesso solamente per una questione di tempo: o il movimento è anticipato, o il passaggio viene effettuato in ritardo.

A ricompensare questo atteggiamento rischioso, oltre alla fisicità e allo stacco aereo dei difensori francesi, è la mancata intensità da parte della Juventus. Il ritmo della gara non è elevato, perché la formazione di Allegri non muove velocemente la palla e i giocatori spesso intendono ricevere la stessa sui piedi: senza un continuo movimento non è possibile creare spazio, vitale contro formazioni che si difendono in maniera compatta. La manovra bianconera entra in difficoltà quando non le è permesso cercare giocatori tra le linee e giocate in verticale per una delle punte; la costruzione del basso con la difesa a tre spesso convoglia l’azione subito sulle corsie esterne, comportando un restringimento del campo e uno sviluppo del gioco più perimetrale senza passare per le vie interne.

Qui qualcosa che ha funzionato. L’inizio della Juventus è stato aggressivo con una buona intensità e movimenti senza palla; nella seconda clip una delle rare occasioni in cui la linea di passaggio verticale per Higuain è stata liberata; infine un anticipo di quello che è stato il secondo tempo.

Non funziona il triangolo di destra: Dani Alves, molto superficiale in troppe occasioni, entra dentro il campo, Dybala spesso si allarga, ma Khedira non riesce a buttarsi negli spazi coi tempi giusti facendosi trovare o già schiacciato o troppo vicino al possessore. Sulla sinistra, Alex Sandro resta alto e largo, Pjanic è troppo defilato non riuscendo a incidere sulla manovra. Nel gioco bianconero mancano quelle rotazioni e movimenti imprescindibili per sviluppare costantemente trame pericolose. Spesso si parla di fluidità, intendendo con questa espressione uno scambio dinamico delle posizioni in campo, ed è quello che serve con maggiore frequenza alla squadra di Allegri, qualcosa che si è visto con troppa intermittenza.

Due clip. Nella prima il riassunto del primo tempo: Juve con la palla, Lione chiuso, pochi movimenti. Nella seconda una delle azioni più brillanti: il pallone viene mosso velocemente, i giocatori non ricevono la palla da fermo, si scambiano le posizioni, creando spazio da attaccare.

Un primo tempo in cui la Juventus tiene molto il pallone, percentuale del 67 a fine frazione, crea buone occasioni da gol grazie anche a un animalesco Higuain, ma potrebbe cadere per un episodio: Bonucci commette fallo da rigore, Buffon salva. Il Lione è potenzialmente pericoloso su palle inattive – autentico male bianconero in questi primi mesi – e in contropiede sfruttando i diversi errori nei passaggi degli avversari. La Juve difende in maniera ibrida, con Dani Alves che fa da pendolo sulla fascia, facendo passare la difesa bianconera da 4 a 5; l’atteggiamento difensivo è il solito, con una grande attenzione alla marcatura dell’uomo, mentre il pressing non è alto e punta maggiormente all’ostruzione delle linee di passaggio, contando su una difficoltà dei francesi a sviluppare il gioco, sebbene sia Lemina che Khedira peccano nel difendere troppo avanti non accorgendosi di quello che succede alle proprie spalle. L’occasione più grande arriva su una palla recuperata ai limiti della propria area di rigore in cui sono diversi gli errori della Juventus: l’intento è quello di costringere la manovra sulle corsie esterne, ma sia Evra che Bonucci sono in ritardo nel portare pressione sul proprio uomo, e poi c’è Dani Alves che s’addormenta sul pallone permettendo agli attaccanti del Lione di rendersi pericolosi e solo un Buffon straordinario impedisce a Fekir di portare la propria squadra in vantaggio.

La fase di non possesso della Juventus. Con un meccanismo fortemente orientato sull’uomo, basta arrivare in ritardo di un tempo di gioco per aprire il contropiede. La difesa posizionale bianconera però si rivela un ostacolo difficilmente comprensibile per il Lione.

Poi arriva l’espulsione di Lemina.  E giunge al termine di un’azione mal pensata da parte dei giocatori di Allegri. L’intento è quello di sorprendere la retroguardia francese con un inserimento senza palla, ma il lancio di Dani Alves è frettoloso e viene facilmente intercettato: nel momento della respinta, la Juventus è con 4 giocatori sopra la linea della palla (le due punte e i due interni), con la difesa che tarda a salire e il solo Lemina rimasto a centrocampo. Bonucci tarda ad accorciare sul proprio uomo, il mediano interviene, commette fallo e per l’arbitro è secondo giallo. Ulteriore testimonianza di come sia importante attaccare occupando gli spazi correttamente posizionandosi sul campo per effettuare un’efficace fase di transizione negativa. Immediatamente Allegri ordina il passaggio al 4-3-2 con Pjanic davanti la difesa e il centrocampista bosniaco fa capire che non è solamente un creatore ma è un giocatore in grado di comprendere il Gioco facendosi quasi sempre trovando nella giusta posizione e intercettando diversi palloni. In quella posizione, in questa serata, riesce a essere nel cuore della Juventus, si smarca, detta i tempi per una formazione che non subisce alcun contraccolpo emotivo o tattico. Colpa anche di un Lione che continua imperterrito col suo 5-3-2 senza portare grande pressione sui centrocampisti bianconeri.

Il Lione, come spesso succede su rimessa, collassa fortemente su un lato. Ci pensa la girata al volo dell’argentino a cambiare campo. Poi c’è l’invenzione di Cuadrado.

Col passaggio alla difesa a 4 la manovra bianconera ottiene qualche vantaggio, ancora più evidenziati con l’ingresso di Cuadrado e l’adozione del 4-4-1: i terzini ricevono la palla sulla corsa, il gioco è più rapido e verticale, le ali garantiscono ampiezza, gli interni possono inserirsi. Il gol partita del colombiano è figlio di un’invenzione di Higuain, uno che evidentemente non è ancora realmente conosciuto dalla maggior parte di tifosi e appassionati: probabilmente il numero di reti fa pensare solamente alle sue grandi doti realizzative, ma l’argentino è un profondo conoscitore del gioco del calcio con un bagaglio tecnico e tattico impressionante. Con quella girata al volo su rimessa permette un immediato cambio di campo che verrà sfruttato da Alves e Cuadrado, bravo a leggere l’intenzione del portiere. Il cambio tardivo di Genesio,  che toglie un difensore per inserire un giocatore offensivo, permette al Lione di schiacciare la Juve nella propria metà campo, situazione nella quale i bianconeri però generalmente brillano con tutti i giocatori che lottano sui palloni.

Allegri alla vigilia aveva detto che vincere sarebbe stato fondamentale. Il risultato sicuramente lo soddisfa, ancora di più considerato che è arrivato dopo un secondo tempo giocato in dieci, ma la sua Juventus manifesta ancora una volta difficoltà evidenziate già nel primo blocco di settembre. La squadra non riesce a trovare soluzioni davanti a due ostacoli posti con continuità dagli avversari: il pressing alto per rallentare l’avvio di manovra; avversario chiuso, compatto, che protegge il centro con una cerniera di centrocampisti.

Due situazioni in cui la Juventus gestisce malamente il possesso mettendosi da sola in un angolo.

Detto che il ritmo di gioco dipende dalla velocità con cui la palla viene mossa, e su questo aspetto è più facile intervenire, vanno trovate e sperimentate delle situazioni in grado di superare agevolmente questi ostacoli. Con avversarie che si chiudono tre difensori risultano essere eccessivi e ridondanti, creando un avvio del gioco troppo orizzontale e scolastico facilmente leggibile: troppi passaggi tra i tre della difesa rallentano la manovra, ma soprattutto spesso determinano un’azione che si va a chiudere sugli esterni. Allegri potrebbe testare una fase di possesso in cui due sono i difensori, tre i centrocampisti, cinque i giocatori più offensivi chiamati a coprire le zone del campo garantendo ampiezza, spazi tra le linee e profondità. A prescindere da queste soluzioni, bisogna insistere sulla fondamentale importanza dei movimenti senza palla per creare spazi e le continue rotazioni/scambi di posizioni tra i giocatori. Muovere velocemente il pallone, avanti-indietro, cambiando il fronte d’attacco è essenziale per muovere il blocco difensivo di squadre che intendono effettuare una partita chiusa.