Champions League, andata Semifinale Champions League: Monaco-Juventus 0-2

di Davide Terruzzi


La Juventus s’avvicina alla Finale. Una vittoria netta a Montecarlo grazie a una prestazione solida e duttile in cui sono i campioni a fare la differenza.


Non andate a cercarne la definizione sulla Treccani. I campioni sono quelli che fanno esattamente la giocata che serve al momento giusto, quello che stabilisce il confine tra giocare per vincere o per fare bene. La Juventus ha diversi giocatori che conoscono perfettamente il significato ultimo della vittoria, calciatori diventati campioni nel tempo e grazie ai risultati ottenuti. Sarebbe però riduttivo, e sbagliato, limitarsi all’impatto di quelli che scendono in campo, poiché risulta impossibile non pesare e valutare l’impatto delle scelte e delle strategie degli allenatori. Monaco-Juventus è l’ennesima dimostrazione della bravura di Massimiliano Allegri, allenatore diventato maestro nella preparazione delle gare: l’osservazione delle caratteristiche degli avversari permette di delinearne punti di forza e debolezze. La capacità s’unisce all’umiltà rispettando la formazione che si ha di fronte. La Juventus, dopo mesi, cambia il 4-2-3-1 e per l’occasione riabbraccia la BBC: le grafiche sistemano l’undici iniziale bianconero con il consueto modulo e col difensore toscano come terzino destro, mentre Dani Alves viene sistemato come ala destra nel trio offensivo alle spalle di Higuaín. In mezzo, come noto, c’è Marchisio al posto dello squalificato Khedira.

Jardim, dal canto suo, può fare affidamento una squadra che ha ottime probabilità di vincere il campionato ai danni del multimilionario PSG. La formazione monegasca ha un’identità netta e ben identificata con una predisposizione offensiva notevole grazie al gioco verticale basato sulle transizioni in campo aperto e lo sviluppo della manovra sulle fasce. L’unico intoppo di giornata è la forzata rinuncia a Mendy (per motivi fisici) col recuperato Sibidé costretto a giocare sulla sinistra con Dirar, più un esterno offensivo, abbassato sulla linea dei difensori. Il tecnico portoghese non rinuncia al suo 4-4-2 in cui brilla il talento cristallino di Mbappé, uno tra i tanti gioielli di lusso che splendono nella principesca Montecarlo.

L’inizio di qualsiasi gara rappresenta sempre l’occasione in cui le squadre dovrebbero prestare maggiore corrispondenza alle indicazioni dei rispettivi allenatori; per questo motivo sono sempre utili e interessanti da osservare. Come successo anche nel doppio impegno col Barcellona, la partenza della Juventus è forte grazie a un piano tattico preciso, frutto dell’osservazione ripetuta del Monaco e delle sue debolezze. La squadra d’Allegri si sistema con un 3-4-3 in cui la BBC compone chiaramente il pacchetto arretrato, Dani Alves e Alex Sandro sono gli esterni chiamati a garantire ampiezza; al centro la coppia composta da Pjanić e Marchisio, davanti Dybala e Mandžukić stringono la posizione giocando nello spazio di mezzo alle spalle di Higuaín. Una sistemazione studiata ad hoc sfruttando le debolezze del Monaco: la squadra di Jardim presenta abitualmente la tendenza ad allungarsi lasciando spazio alle spalle del centrocampo con i due mediani sempre pronti a salire in pressione sui dirimpettai. Questa zona franca viene riempita dalla Juventus grazie alla posizione della coppia Mandžukić-Dybala le cui ricezioni non sono state mai attaccate nei primi quindici minuti, quegli attimi in cui la Juventus ha letteralmente preso il controllo della partita. I tre difensori si son trovati in superiorità numerica nei confronti dei due attaccanti e son stati quindi liberi d’impostare e avviare la manovra: il pressing iniziale del Monaco è stato blando, aiutando così i bianconeri  nella realizzazione del proprio gioco. La Juventus è stata quindi abile nel mantenere il possesso senza forzare le giocate cercando coi passaggi laser (spesso dei rasoterra da parte di Bonucci) di tagliare in due il Monaco superando i centrocampi e servendo così i tre attaccanti; i monegaschi tendono poi a riempire fortemente il lato col pallone collassando su di esso lasciando scoperto quello debole. Così la Juventus con continue aperture verso l’esterno ha sfruttato sempre questa peculiarità, spingendo molto sulla fascia sinistra dove Alex Sandro è stato forse un po’ troppo frettoloso nel cross. Sia Mandžukić che Dybala si potevano poi aprire sugli esterni prendendo in superiorità i terzini del Monaco non particolarmente abili nel posizionamento difensivo e sempre incerti se restare stretti al fianco dei centrali o se uscire in pressione.

Dopo i primi quindici minuti, l’aggressività e l’intensità fisica del Monaco è salita, ma questo non ha impedito alla Juventus di continuare a sfruttare le debolezze degli avversari, come testimoniato dal gol di Higuaín: un’azione in cui c’è la qualità tecnica ai massimi livelli, lucidità nel movimento senza palla per muoversi negli spazi lasciati liberi (viene infatti attaccato quella zona alle spalle dei centrocampisti), intelligenza tattica nel chiamare il pressing avversario per poi superarlo e attaccare in campo aperto. Il gol del provvisorio uno a zero arriva nel momento di maggiore difficoltà per i bianconeri. Come quasi sempre succede al Real Madrid, una della maggiori qualità delle grandissime squadre è quella di saper colpire appena se ne ha opportunità effettuando anche un colpo psicologico agli avversari.

Il Monaco è una squadra che in fase di possesso si sistema con una sorta di 2-2-4-2, lasciando pochissimo spazio all’apporto dei difensori centrali, mentre i centrocampisti centrali hanno il compito di avviare la manovra giocando un calcio semplice, senza forzature, consapevoli delle relative qualità tecniche in fase di trasmissione. Lo sviluppo del gioco s’accende grazie ai tagli dentro del campo dei falsi esterni Lemar e Bernardo Silva sempre pronti a posizionarsi alle spalle dei centrocampisti avversari per poi servire in verticale una delle punte, oppure aprire il gioco sugli esterni dove si fanno trovare larghi e alti i due terzini per poi buttarsi in sovrapposizione chiedendo la triangolazione. Il Monaco è poi letteralmente letale in campo aperto: le transizioni sul lungo non rappresentano un problema grazie alle qualità atletiche e tecniche di Mbappé, Lemar, Bernardo Silva e dei due terzini. La prima occasione arriva su una ripartenza sfruttando una palla persa oltre la metà campo da parte della Juventus con il giovane talento francese che impegna di testa Buffon mettendo in mostra un movimento da centravanti d’area oltre a una straordinaria velocità nel breve. In quell’arco di tempo che passa da questa occasione al gol di Higuaín, il Monaco riesce a tenere meglio il campo, sfruttando anche un attimo di relativo appannamento bianconero con i giocatori d’Allegri più frenetici e meno lucidi in fase di possesso; l’aumentata intensità consente ai monegaschi di alzare il baricentro e occupare più stabilmente la metà campo avversaria.

Allegri, però, ha studiato il Monaco ed elaborato un complesso sistema difensivo per arginare e limitare la forza offensiva della squadra di Jardim. Negare la profondità e chiudere gli spazi sulle corsie laterali sono i punti salienti del piano tattico senza palla della Juventus caratterizzato da un profondo rispetto degli avversari. La scelta di Barzagli s’è rivelata la migliore possibile per rendere più complicata la vita a Mbappé con continui raddoppi e una marcatura sull’uomo molto aggressiva: il centrale toscano è stato bravissimo nell’accorciare sempre sull’uomo, portandolo sul fondo grazie all’aiuto anche di Bonucci, pronto a chiudere aiutando il compagno. Jardim sul finale del primo tempo ha provato a spostare Mbappé sulla destra dove però si è scontrato con Chiellini e in una zona del campo in cui è meno pericoloso con tempi e qualità del dribbling diversi da quando parte sulla zona opposta. Mbappé, pericolo numero uno, arginato quindi con continui due contro uno e togliendo profondità; Falcao marcato a vista in area di rigore, ma la forza difensiva della Juventus si è manifestata  anche nel negare gli spazi al Monaco. Bernardo Silva e Lemar sono gli altri due principali punti di forza di Jardim: i loro tagli dentro al campo occupano la mente degli allenatori che devono affrontare i monegaschi. Allegri ha schierato la Juventus con un 4-4-2 difensivo, ma è assai complicato individuare una forma difensiva stabile. Se contro il Barcellona le linee si erano mantenute strette e compatte, pur partendo dallo stesso modulo di partenza il sistema bianconero si è declinato diversamente con una attenzione maggiore sull’uomo rispetto al presidio della propria zona. Pjanić e Marchisio hanno principalmente lavorato sulle linee di passaggio in verticale restando pronti a seguire le sovrapposizioni dei due centrocampisti avversari; sulle fasce, invece, Allegri ha chiesto a Dani Alves di non farsi ingolosire dalla pressione sull’uomo più vicino per mantenere e non esporre  Barzagli nell’uno contro uno; sulla sinistra, invece, Alex Sandro e Mandžukić hanno mostrato un affiatamento encomiabile muovendosi adattandosi ai movimenti degli avversari. Il terzino brasiliano non seguiva Bernardo Silva quando s’abbassava troppo ma lo prendeva quando si trovava nella sua zona; il croato si muoveva in maniera sincronizzata, andando di conseguenza su Dirar o il centrocampista portoghese.

Come le grandi difese in NBA, la forza della Juventus risiede anche nella comunicazione tra i singoli e la conoscenza perfetta di quanto va fatto. La squadra bianconera si è difesa anche a 5 o a 6 sulla linea difensiva, ma non sono i numeri a identificare la qualità di un sistema difensivo, ma l’intesa tra i singoli e la padronanza del sistema.

Non ci sono cambi nell’intervallo. Nemmeno sul piano tattico, sebbene il 4-4-2 di Jardim, senza palla, prenda come nella seconda metà del primo tempo la forma di un ferro di cavallo a centrocampo con i due esterni che occupano lo spazio di mezzo con l’obiettivo di contrastare al meglio le ricezioni dei difensori centrali esterni; la pressione non viene però effettuata nei tempi giusti lasciando così la possibilità ai bianconeri di superare il pressing. La Juventus si rende pericolosa con il gioco in campo aperto sfruttando quella che dovrebbe essere l’arma principale del Monaco: le transizioni, sul lungo o sul corto (con recuperi palla sfruttando errori in conduzione o trasmissione degli avversari). Il pressing monegasco, quando superato, permette ai giocatori bianconeri di attaccare la difesa sfruttando sempre quello spazio alle spalle dei centrocampisti: la coppia di centrali difensivi, infatti, è sempre indecisa se accorciare sugli uomini o se scappare per negare la profondità. Il secondo gol di Higuaín, quello del definitivo 0-2, è un capolavoro di Dani Alves. Dal recupero palla al cross è un condensato della cristallina classe del giocatore brasiliano. Ancora una volta, da grande squadra, la Juventus segna al momento giusto e ghiaccia le speranze monegasche.

A inizio secondo tempo, nei primi cinque minuti, la formazione padrona di casa aveva avuto due buone occasioni. La prima con un recupero palla in posizione avanzata sfruttando un errore tecnico di Pjanić; la seconda cogliendo impreparata la Juventus, meno abile in questa situazione nell’attuazione del proprio piano difensivo. Prima del raddoppio di Higuaín, immediatamente subito dopo l’occasione per Marchisio, il Monaco ha trovato lunga l’avversaria riuscendo a giocare il proprio calcio diretto e verticale con Bonucci bravo a coprire Barzagli chiudendo la conclusione di Mbappé. Il Monaco non poteva – non avendo gli strumenti e gli uomini per farlo – cambiare lo scenario tattico della partita, avendo come unica speranza di sfruttare gli eventuali errori, tecnici o strategici, dei bianconeri. Il sistema difensivo d’Allegri ha però retto senza grandi problemi, riuscendo quasi sempre a togliere gli spazi vitali per il gioco monegasco; gli unici pericoli si sono verificati quando i giocatori bianconeri si sono fatti chiamare fuori posizione inseguendo l’uomo o il pallone (Dani Alves, Alex Sandro o i due mediani) lasciando dei varchi o sulle corsie esterne o alle spalle dei centrocampisti. Pochissime sbavature all’interno di una partita che ha dimostrato la forza della Juventus. Jardim ha provato verso il 70′ a rovesciare la situazione con un doppio cambio, iniettando qualità a centrocampo con Moutinho e inserendo una punta, Germain, spostando Mbappé in posizione di ala sinistra. Il 4-2-4 monegasco non si è pero rivelato principesco, perché il Monaco si è trovato a fare la partita che non vuole disputare: attaccare contro una difesa schierata; e se quella difesa è quella della Juventus è ancora peggio. Allegri poi ha giostrato uomini e moduli: con l’ingresso di Cuadrado al posto di Higuaín ha posizionato Dybala come riferimento avanzato, passando indifferentemente dal 4-5-1 al 5-4-1. Il cambio dei due centrocampisti ha poi permesso di garantire corsa e dinamismo in mezzo al campo.

Quella col Monaco è stata una partita tosta per la Juventus. Il cammino europeo della formazione d’Allegri è privo finora d’imprese, ma è ricco di partite bene, o splendidamente, disputate, tutte caratterizzate dal profondo rispetto e conoscenza degli avversari; la duttilità e la  fluidità del sistema di gioco bianconero rasenta la perfezione, testimoniata dall’incredibile dato sui gol subiti, e testimonia la fiducia nella propria organizzazione e la padronanza della stessa. La maggiore qualità di questa Juventus consiste nel saper disputare le partite che gli avversari non vogliono giocare, senza però perdere la propria identità e stile. Una squadra, quella d’Allegri, multi-dimensionale, sempre capace di trovare una diversa soluzione al problema che si trova ad affrontare. Con umiltà. La scelta di Barzagli è la dimostrazione di un allenatore che vuole vincere e che per farlo sa perfettamente che non si può essere ciechi o presuntuosi. La Juventus può giocare meglio, essere più precisa in fase di possesso eliminando alcune forzature,  sbavature che non devono far dimenticare la straordinaria forza granitica che contraddistingue la squadra bianconera. È una squadra che sa giocare solo per vincere, ricca di campioni, quelli che fanno quello che t’aspetti nel momento che conta, e che è arrivata a un passo da Cardiff senza compiere imprese dando l’impressione di una tranquilla superiorità. Ed è anche questa fiducia e consapevolezza che lascia incredibilmente ammirati chi guarda le partite della Juventus. Come se tutto fosse normale. Ineluttabile.