Champions League: possibili ricavi e incidenza Market Pool

di Benedetto Minerva


La Roma affronterà il Porto per qualificarsi alla fase a gironi di Champions League, mentre Juve e Napoli sono già qualificate. Cosa significherebbe per il market pool se non dovessero farcela? E quanto potremmo guadagnare in più o in meno nel resto del torneo?


Ciak si gioca, è tempo di Champions League, il trofeo dalle grandi orecchie che tutti vorrebbero alzare, il torneo a cui tutte le squadre ambiscono. Questione di prestigio sportivo, certo, ma anche economico, soprattutto per le squadre italiane il cui fatturato dipende sempre più dai ricavi dei diritti televisivi. Il ricco piatto del market pool ed i succulenti contorni dei suoi bonus, fanno parte di un menù a cui è difficile rinunciare.

In attesa dei dati ufficiali che la Uefa pubblicherà in autunno ed in virtù dei dati comunicati nell’ultima trimestrale della Juve (poco più di 70 milioni i ricavi dell’ultima Champions League, di cui € 47,25 milioni da market pool, € 5,5 milioni per bonus partite ed € 17,5 milioni per bonus accesso group stage ed ottavi), saranno circa € 100 i milioni destinati al market pool italiano.

Tra le novità in vigore già dalla passata edizione spiccano l’aumento del bonus di partecipazione alla fase a gironi che passa da € 8,6 milioni a € 12 milioni, l’incremento del premio previsto per ogni vittoria da € 1 a € 1,5 milioni. Resta invariato il premio in caso di pareggio, € 0,5 milioni. L’accesso agli ottavi di finale varrà € 5,5 milioni (in precedenza € 3,5 mln), € 6 milioni (€ 3,9 mln) per i quarti e € 7 milioni (€ 4,9 mln) per le semifinaliste. La vincitrice della coppa porterà a casa un assegno da € 15 milioni (€ 10,5 mln nell’ultimo triennio), la finalista perdente dovrà consolarsi con i € 10,5 milioni.

Una delle novità più importanti consiste nel paracadute destinato alla squadra eliminata ai play-off. Dalla passata edizione, infatti, la squadra eliminata ai preliminari ottiene comunque il 10% della rispettiva quota del market pool.

IL CALCOLO – Ipotizzando in 100 milioni la quota di market pool destinato alla federazione italiana e secondo il criterio della classifica del campionato appena concluso, otterremo che della prima metà del market pool (€ 50 milioni), alla Juve spetterebbe la somma di € 25 milioni ovvero il 50%, al Napoli il 35% (€ 17,5 milioni) ed infine, in caso di qualificazione al group stage, alla Roma andrebbero € 7,5 milioni (15%).

Nel caso in cui la Roma venisse eliminata ai preliminari, otterrebbe € 10 milioni circa (10%) che verrebbero detratti dai € 100 milioni complessivi; il montepremi verrebbe ridotto così a € 90 milioni. Il Napoli vedrebbe aumentare la propria quota dal 35% al 45% (€ 20,25 milioni), resterebbe pressoché invariata la quota di pertinenza della Juventus. A conti fatti, l’eventuale eliminazione della Roma, inciderebbe ben poco sulla quota market pool di competenza Juve relativamente alla prima metà. L’incremento al 55% della quota, in virtù della riduzione dell’importo destinato al market pool, consentirebbe ai bianconeri di incassare € 24,75 milioni contro i € 25 milioni previsti in caso di qualificazione dei giallorossi.

La suddivisione della seconda metà del market pool dipende dal numero di partite giocate da ciascuna squadra rispetto al totale di quelle disputate dalla federazione di appartenenza. Ed è qui che il tifoso italiano si traveste nel nobile pennuto notturno. Più lungo e solitario sarà il percorso di ciascuna squadra, più ricco sarà il suo piatto, a discapito di chi sarà costretto ad interrompere anzitempo il proprio cammino.

Ad esempio, se le tre italiane fossero eliminate direttamente al group stage, le stesse andrebbero a dividersi equamente i € 50 milioni della seconda metà del market pool, ottenendo così € 16,7 milioni ciascuna. Infatti il rapporto percentuale con cui verrebbe divisa la quota del market pool in argomento (partite disputate da ciascuna squadra sul totale delle italiane), sarebbe del 33,33%. Diversamente, l’eliminazione di due squadre al group stage (6 partite disputate da ciascuna su 25 totali)  con contestuale arrivo in finale della terza italiana (13 partite disputate su 25 totali), significherebbe per quest’ultima una fetta del market pool pari a € 26 milioni (52%) a discapito delle due eliminate a cui andrebbero €12 milioni ciascuna (24%). Infine, in caso di eliminazione di una italiana al group stage (6 partite disputate su 32 totali) e disputa della finale tra le altre due (13 partite disputate da ciascuna su 32), otterremmo circa € 9,4 milioni per la prima (18,75%) ed € 20,30 milioni (40,62%) per ciascuna delle due finaliste.

In caso di eliminazione della Roma al group stage, Juve e Napoli si dividerebbero equamente la somma a disposizione nel caso in cui il loro cammino si fermasse nella stessa fase (€ 22,5 milioni). Diversamente, l’eliminazione di una al group stage (6 partite disputate su 19 totali) ed il passaggio dell’altra in finale (13 partite disputate su 19 totali), significherebbero € 30,8 mln (68,4%) per la finalista ed € 14,2 milioni (31,6%) per la prima eliminata.

A conti fatti, è facile notare come per la Juve la differenza, in termini economici, tra una partecipazione Champions a due squadre piuttosto che tre, inciderebbe positivamente per circa € 6 milioni se eliminata contemporaneamente alle altre, per circa € 5 milioni in caso di finale ed eliminazione delle altre italiane al group stage, per circa € 5 milioni anche in caso di eliminazione ai gironi ed arrivo in finale delle due italiane ed infine poco più di € 2 milioni in caso di eliminazione al girone insieme ad una delle italiane ed arrivo in finale dell’altra. Questo perché la differenza tra due o tre squadre, nella divisione del market pool, è di appena € 5 milioni per ogni metà (€ 45 milioni contro i € 50 delle tre squadre).

Nella migliore delle ipotesi (mancata qualificazione Roma ed eliminazione Napoli al group stage), la vittoria finale del torneo porterebbe nelle casse di Corso Galfer la bellezza di qualcosa più di € 126 milioni di euro. A tale risultato si arriva sommando al market pool i vari bonus previsti per i  passaggi fino alla finale (€ 45,5 milioni), i premi per ciascuna vittoria nel girone (€ 9 milioni), gli incassi da botteghino a circa € 2 milioni di media (€ 12 milioni totali) e la ripartizione dell’incasso previsto per la finale (€ 4 milioni circa, come per la finale di Berlino).

In ottica Champions, più che mai, “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” per consolidare i risultati economici positivi finora raggiunti e regalare nuovamente ai propri tifosi quella “maledetta” anfora, quel sogno che non si avvera da troppo tempo: il tetto d’Europa.



di Michele Tossani


Cosa ci lascia in eredità la partita d’andata? Una Roma che fatica a creare occasioni da gol, un Porto disastroso in difesa. Chi la spunterà?


La Roma si presenta alla partita di ritorno, che deciderà del suo ingresso alla fase a giorni della Champions League, forte dell’1-1 maturato nella partita d’andata in Portogallo. Qualora i giallorossi riuscissero a passare il preliminare, diventerebbero appena la terza squadra italiana , dopo Fiorentina e Milan, a riuscire in quella che evidentemente dobbiamo ritenere un’impresa.

Il Porto che la Roma si troverà di fronte all’Olimpico, come si è visto nella partita d’andata, è una formazione pericolosa, ma dalle due facce: abile nel gioco offensivo, tendente al disastroso quando la palla ce l’hanno gli avversari. L’arrivo di Nuno Espírito Santo è coinciso con la volontà della dirigenza portista di dare un cambio radicale alla squadra, dopo una stagione 2015/16 terrificante nei risultati, con i Dragões che hanno chiuso il campionato quindici punti dietro il Benfica e tredici dietro lo Sporting. Nonostante l’ultima stagione negativa a Valencia, conclusasi con l’esonero, l’allenatore lusitano ha registrato in carriera dei buoni risultati, portando il modesto Rio Ave a due finali della coppa del Portogallo, e guidando, nella sua prima stagione alla Mestalla, il Valencia alla qualificazione alla Champions League. All’ex portiere del Porto, quindi, il compito di ricostruire la squadra dopo tre stagioni consecutive senza trofei, nonostante l’avvicendarsi di ben tre allenatori come Paulo Fonseca, Julen Lopetegui e Jose Peseiro.

Per affrontare l’insidiosa sfida di ritorno, Spalletti dovrebbe affidarsi ancora una volta al 4-3-3 sfoderato una settimana fa, e alla prima di campionato contro l’Udinese. In entrambe le gare, la Roma ha mostrato pregi e difetti simili: grande capacità nel macinare gioco, ma altrettanta difficoltà nel creare palle gol e nel concretizzarle; Inoltre, i giallorossi hanno palesato notevoli problemi a livello difensivo, anche prima di finire in dieci. Nella gara d’andata, Spalletti ha schierato Florenzi (che dovrebbe non essere disponibile causa infortunio) e Juan Jesus come esterni difensivi: specialmente il nazionale italiano ha, ancora una volta, mostrato problemi in fase difensiva, venendo spesso messo in difficoltà da Otavio sulla fascia destra difensiva della Roma. I due difensori centrali, Manolas e Vermaelen, si sono anch’essi trovati spesso in ambasce, soprattutto nel secondo tempo, quando la Roma si è trovata in inferiorità numerica; nella partita di ritorno il belga sarà anche assente, a causa dell’espulsione rimediata nel maldestro tentativo di intervenire per fermare André Silva lanciato a rete. Senza Vermaelen, è probabile che Spalletti proponga Fazio accanto a Manolas, anche perché Emerson Palmieri, entrato a partita in corso all’andata, ha mostrato tutti i suoi limiti difensivi.


Eppure, non tutto è stato negativo: fino al secondo tempo, i giallorossi si erano dimostrati in grado di interpretare correttamente il calcio che vuole il tecnico di Certaldo. Efficace in fase di costruzione bassa (e qui Vermaelen ha dato un contributo prezioso), la Roma era anche brava a manipolare il proprio triangolo di centrocampo, con Nainggolan efficace nel salire avanti per agire come un trequartista al fianco di Salah e Perotti. Anche il tanto bistrattato Dzeko è sembrato un passo avanti rispetto alla scorsa stagione, dando un buon contributo alla fase di possesso giallorossa e muovendosi lungo tutto il fronte offensivo (fallendo un’occasione gol sulla quale, però, non poteva fare di più, a meno che non avesse deciso di cadere approfittando del lieve contatto con Casillas), mentre i terzini hanno spinto in avanti, garantendo alla squadra ampiezza e profondità.

Nel secondo tempo però, come detto, la partita è cambiata. La Roma è stata chiusa nella propria metà campo, non riuscendo più né a ripartire né a gestire il possesso per far trascorrere il tempo. Con Salah che rimaneva alto, nonostante il sacrificio di Dzeko in fase difensiva, di fatto la Roma difendeva con un 4-3-1-1, rimanendo esposta sulle fasce laterali, dove il Porto produceva gioco. Anche se i portoghesi non hanno creato molte occasioni da gol, il pareggio è sembrato la logica conseguenza dell’aumentata pressione offensiva. E, dopo aver pareggiato, gli uomini di Nuno hanno anche provato a vincere, costringendo Spalletti a ricorrere alla difesa a 5 dopo l’inserimento di Fazio.

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Cosa aspettarsi nella partita di ritorno? Il pareggio è certamente un risultato soddisfacente per la Roma. Il Porto dovrà venire all’Olimpico per cercare di fare la partita, e questo potrebbe agevolare il compito della squadra di casa, che potrà contare sui suoi velocisti per armare il contropiede. Per la Roma è la soluzione ideale, poiché, in questo inizio di stagione (partita con l’Udinese compresa, al di là del risultato finale), i giallorossi hanno avuto problemi nel creare e finalizzare palle gol quando sono stati chimamati a fare la partita, rappresentando una situazione di gioco sulla quale Spalletti dovrà lavorare. Da parte sua, il Porto dovrà cercare di aumentare la qualità del proprio palleggio, cercando di creare duelli uno contro uno in fascia laterale, per sfruttare la tecnica dei suoi esterni di attacco. La squadra di Nuno dovrà per forza segnare, perché lo 0-0 la eliminerebbe: un pareggio con gol e superiore all’uno a uno, invece, le consentirebbe di passare il turno. Difficile ma non impossibile.