Ex: Pjanic, Pjaca e Dani Alves contro il passato

di Serena Cellamare


Dani Alves e il Siviglia si ritrovano dopo otto anni.


Sono passati 8 anni da quando Dani Alves ha lasciato Siviglia, anni intensi e ricchi di tantissimi successi con la maglia blaugrana, che hanno fatto del terzino brasiliano uno dei calciatori più titolati al mondo. Ma Dani Alves non ha mai dimenticato Siviglia e Siviglia non ha mai dimenticato Dani Alves.

La cessione del brasiliano al Barcellona nel 2008 ancora adesso è l’operazione più brillante mai registrata dal Siviglia, che acquista il giovane talento carioca al costo di 500.000 dal Bahia, squadra brasiliana di seconda divisione, vendendolo poi al Barcellona per 35 milioni di euro. L’addio al club andaluso però è stato abbastanza movimentato. Già nell’agosto del 2007 infatti, un anno prima del suo approdo al Barcellona, Dani afferma di voler lasciare Siviglia per il Chelsea, che gli aveva proposto un ingaggio non indifferente, ma il Siviglia rifiuta l’offerta del club inglese e per questo Dani non si presenta in aeroporto dove lo attendeva la squadra in partenza per Atene in vista del preliminare di Champions che il Siviglia avrebbe giocato contro l’AEK. Alla fine però giocatore e società si riappacificano e Dani decide di restare al Siviglia per un altro anno.

Dani arriva in Spagna dal Brasile che è poco più che un ragazzo, e il 23 febbraio 2003 esordisce con la maglia del Siviglia. All’inizio è difficile per lui, venendo dal Brasile, abituarsi al ritmi del campionato spagnolo, ma già il secondo anno sono 29 le presenze di Alves in campionato e il 9 Novembre del 2003 segna il suo primo gol addirittura contro il Real Madrid. Nel 2005 arriva sulla panchina andalusa Juande Ramos che riesce a portare la squadra sul tetto d’Europa conquistando, tra 2005 e 2007: 2 Coppa Uefa 1 Copa del Rey, 1 Supercoppa Europea e una Supercoppa di Spagna. Un biennio fantastico per il Siviglia e per Dani che inizia a calcare palcoscenici importanti ed ad attirare le attenzioni dei club più titolati d’Europa.


I 5 anni trascorsi nel club andaluso sono stati quindi fondamentali e hanno rappresentato per lui un’importante crescita, non solo professionale, ma anche dal punto di vista umano. Lui stesso afferma, tra le lacrime, durante la conferenza stampa di saluti al momento del suo passaggio al Barcellona nel 2008, «questa squadra mi ha accolto che ero un bambino e mi lascia andare via da padre di famiglia».


Adesso Dani ha iniziato una nuova avventura in maglia bianconera che, pronti via, lo metterà subito di fronte al suo passato. La doppia sfida tra Juventus e Siviglia, che si affronteranno nel girone H di Champions League 2016/2017, per Dani non rappresenta certo il primo incontro la sua ex squadra. Tantissimi i precedenti da ex per lui durante gli anni al Barcellona, sia in Liga che in Copa del Rey che in Supercoppa di Spagna. Ancora nel 2014, prima di un Barcellona-Siviglia, Dani pubblica una foto su Instagram in cui ringrazia il suo vecchio club così: «mi hai presentato al calcio come Dani e oggi grazie a te sono Dani Alves e sono potuto arrivare dove sono. Sempre sono felice di ricontrarti e sempre ti ringrazio per l’opportunità».

Ma questa volta il confronto con il Siviglia avrà probabilmente un sapore diverso e particolare. La scelta di lasciare una squadra come il Barcellona non è stata semplice, Dani ha preso la sua decisione consapevole della sfida importante che lo aspetta, per mettersi alla prova in nuova squadra e in un nuovo campionato, con l’obiettivo dichiarato vincere la Champions, naturalmente. «Ho scelto la Juve perché mi piace sognare in grande, voglio entrare nella storia bianconera vincendo la Champions».



di Agnese Rumolo


Marko Pjaca rincontra immediatamente la sua Dinamo Zagabria.


Il giovane esterno classe ’95 è passato quest’estate alla Juventus dalla Dinamo Zagabria, squadra che ha segnato i suoi primi successi in Croazia e in cui ha mosso importanti passi in Europa; tifosissimo della Dinamo fin da bambino, vi approda da professionista nel 2014 dopo 3 anni passati alla Lokomotiva Zagabria. Quello di giocare con la squadra del cuore è un sogno che si avvera per il giovane Marko e il biennio speso alla Dinamo è ricco di successi: oltre alle 60 presenze e ai 19 gol in campionato, 10 presenze e un gol in Coppa Nazionale e 20 presenze e 6 gol in competizioni europee, Marko mette a segno anche una “doppia doppietta” con Campionato e Coppa di Lega (caratteristica che ha in comune con la Juventus, che ha messo a segno una doble per ben due anni di fila!).

Nonostante la nuova avventura con la maglia bianconera, è chiaro fin da subito come Marko non potrà mai dimenticare i due anni passati alla Dinamo.
È evidente dalla sua ultima partita con la maglia della squadra croata (Dinamo Zagabria – Vardar disputata il 20 Luglio 2016 e finita 3-2 per i padroni di casa, in cui Marko ha segnato una doppietta dal dischetto).

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Consapevole che il giorno successivo Marko non sarà più un giocatore della Dinamo Zagabria, l’allenatore Zlatko Kranjčar lo sostituisce all’85° minuto per concedergli la standing ovation che merita. L’atteggiamento dei compagni in campo che corrono ad abbracciarlo, i canti dei tifosi provenienti dagli spalti e le manifestazioni d’affetto dalla panchina richiamano quasi l’addio di Del Piero alla Juventus di qualche anno fa. È sicuramente un momento molto toccante per Pjaca, come conferma lui stesso in un post di ringraziamento ai tifosi pubblicato su Facebook il giorno seguente:

«Ancora una volta, dal profondo del mio cuore, ringrazio tutti i fan che erano alla partita di ieri contro il Vardar per il loro memorabile addio. La standing ovation, i canti e gli applausi sono stati il momento più bello della mia carriera, un momento che non potrò mai dimenticare e vi ringrazio tutti di cuore».

Poche ore dopo, Marko completa le visite mediche con la Juventus e viene acquisito ufficialmente dalla società bianconera.

Anche nella conferenza stampa di presentazione per la sua nuova squadra, però, Marko non risparmia le dichiarazioni d’amore per la Dinamo Zagabria. Infatti, ad una domanda di un giornalista croato sul derby in cui giocherà la Dinamo poche ore più tardi, risponde così (minuto 14’10”):


«Spero che vinca la Dinamo. Ho giocato per tanti anni per questa squadra e parte del mio cuore è ancora lì. Purtroppo non potrò guardare la partita, ma sarò vicino a loro con il cuore».

L’ultimo legame che Marko ha voluto mantenere con la sua ex-squadra è stata la maglia numero 20, lasciata libera dalla partenza di Simone Padoin. È infatti la 20 che Marko ha indossato nei due anni passati alla Dinamo; il giocatore ha voluto mantenere lo stesso numero nella sua nuova avventura nel club da lui definito «uno dei più grandi al mondo».

Marko si ritroverà subito ad affrontare la Dinamo Zagabria in Champions League – anche se molto probabilmente guarderà la partita della panchina – e, stando a quello che ha postato sul suo profilo Facebook, sembra oltremodo entusiasta di affrontare immediatamente la sua ex-squadra:

«Sono molto felice di giocare contro la Dinamo e sarà molto bello tornare a casa! [….] ma nelle due partite penserò a far vincere il mio club!».

Gli anni delle giovanili alla Dinamo, tuttavia, non sono esaltanti come i due anni da professionista in prima squadra. Il giovane Pjaca è, infatti, estremamente ambizioso:

«Non volevo stare in panchina», afferma in un’intervista riportata su FourFourTwo: «Quando mi sono ritrovato in questa situazione, ho deciso di ritornare allo ZET – club in cui ha calciato i primissimi palloni – dove potevo giocare e continuare la mia crescita».

Lascia dunque le giovanili della Dinamo, in cui ha trascorso 5 anni (2004-2009), ma il suo ritorno in prima squadra nel 2014 è esplosivo: segna nelle prime due partite, continuando a migliorare di match in match, e diventa una certezza per la formazione titolare. Pjaca diventa, dunque, una delle figure chiave della Dinamo.

Le voci di un nuovo, talentuoso giocatore croato diventano sempre più insistenti, in particolare dopo la partita di Pjaca contro il Celtic in Europa League. Marko è un incubo per la squadra scozzese a causa della sua velocità, delle sue qualità e, soprattutto, della tripletta che segna quella sera.

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«Non sono un tipo modesto, ma devo ammettere di essere rimasto sorpreso di aver segnato 3 goal in una partita di Europa League».

Vedremo cosa saprà fare con la Juventus.



di Elena Chiara Mitrani


Pjanic torna a Lione, cinque anni dopo.


Siamo abituati a pensare a Pjanic soprattutto come un ex-romanista, ma non bisogna dimenticare che il centrocampista bosniaco ha mosso i primi passi della sua carriera tra Lussemburgo e Francia. In particolare, l’Olympique Lyon, che presto affronterà la Juventus in Champions, è stata la prima squadra di spessore internazionale di cui Miralem abbia vestito la maglia.

Pjanic ha solo 18 anni quando arriva all’OL, nell’estate del 2008, dopo una stagione da wonder kid nella prima squadra del Metz, che si conclude con la retrocessione del club ma permette al giocatore di farsi notare in Ligue 1 e destare l’attenzione di diverse grandi europee. Nonostante le chiacchiere di mercato accostino Pjanic a numerosi club inglesi, spagnoli e italiani, è infine il Lione ad acquistarlo, per 7,5 milioni di euro. All’arrivo di Pjanic, stagione 2008/09, il club lionese è reduce da sette trionfi consecutivi in Ligue 1 e tra le sue fila militano, tra gli altri, Hugo Lloris, Fabio Grosso, Juninho Pernambucano e Karim Benzema. La squadra sembra ben equipaggiata per continuare la striscia di vittorie, ma il ciclo si interrompe. Forse l’unico rimpianto di Pjanic al Lione può essere questo: è arrivato proprio quando la squadra ha smesso di vincere.

L’esperienza è però positiva per Miralem, che in tre stagioni all’OL segna 10 gol su un totale di 90 partite e, soprattutto, cresce come calciatore e come uomo. Per la prima volta, a Lione Pjanic si trova confrontato con una realtà più grande e competitiva, molto diversa da quella del Metz, dove l’obiettivo era la salvezza. Alla difficoltà di dover affrontare, a soli 18 anni, ritmi più intensi, maggior pressione, una città più grande ed un pubblico più esigente, fa da contrappeso la possibilità di affiancare giocatori talentuosi ed esperti, come la stella nascente Benzema e soprattutto Juninho, noto maestro dei calci piazzati a cui Miralem riesce a rubare qualche segreto per diventare a sua volta uno specialista.

Non a caso, alla partenza di Juninho, Pjanic eredita il suo numero, l’8, e segna proprio su punizione al suo debutto stagionale, nel preliminare di Champions League giocato contro l’Anderlecht.


Nonostante le partenze di Benzema e dello stesso Juninho e la sensazione che il club lionese stia smantellando, l’annata 2009/10 regala il primo palcoscenico internazionale a Miralem, autore del gol decisivo che porta l’OL a qualificarsi ai quarti di Champions League eliminando, nello stupore generale, il Real Madrid. Intervistato da OLTV dopo il match, Pjanic ritorna sull’azione del gol segnato al Bernabeu e ammette di non aver pensato all’uomo che lo marcava: il controllo con il ginocchio e quel movimento che gli permette di portarsi avanti la palla prima di tirare di sinistro gli sono venuti naturali. «In quel momento non mi sono posto troppe domande», dice.


Se il gol al Real Madrid resta il picco di visibilità europea di Pjanic nel corso della sua esperienza al Lione, la stagione successiva vede il rendimento del bosniaco calare, anche a causa di un malinteso tattico. All’OL arriva infatti Gourcouff, talento mai completamente esploso del calcio francese.

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I due giocatori non sembrano fatti per giocare insieme, e finiscono per contendersi il ruolo di playmaker nel 4-2-3-1 di Puel. Il tecnico tenta di farli convivere in campo spostando Pjanic esterno, ma senza successo. Così, mentre Gourcouff diventa il fulcro del gioco per i lionesi, Pjanic inizia a covare malcontento, finché viene ceduto alla Roma per 11 milioni, l’ultimo giorno di mercato dell’estate 2011.

Il 25 agosto 2016, subito dopo il sorteggio dei gironi della Champions League 2016/17, Pjanic condivide questo post sul proprio account Instagram. Insieme a qualche considerazione scontata sul girone, si dice entusiasta di iniziare la nuova avventura in Champions League con la Juventus, e contento di ritrovare la sua vecchia squadra. Sicuramente, rispetto ai tempi di Lione (ma anche a quelli di Roma), Pjanic si riaffaccia alla Champions con ambizioni e aspettative nettamente diverse.