I prossimi avversari: il Monaco di Jardim

di Raffaello Scolamacchia


La presentazione dei prossimi avversari nella semifinale di Champions League: il Monaco di Jardim

Domenica 23 aprile è stata una giornata ricca di spunti per gli appassionati di calcio, in particolare per gli juventini. Si è giocato uno Juventus‐Genoa da leccarsi i baffi, una partita nella quale la Juve ha mostrato una volta di più la determinazione di chi non intende lasciare agli avversari nemmeno le briciole, rispecchiando così la volontà del suo allenatore. Al Santiago Bernabeu andava in scena il Clàsico, con un Barcellona che, dopo la cocente delusione di Champions subita per mano della Juve, è stato capace di ritrovare la propria verve in casa del nemico storico e di agganciarlo in testa alla classifica (col Real che ha però un match da recuperare), ma l’attenzione di molti juventini era sul match‐clou della Ligue 1, dove il Lione ospitava i ragazzi terribili del Monaco di Jardim, futuro avversario della semifinale di Champions League.

Di fronte ad un OL schierato con un 4-3-3 dove diversi ruoli chiave erano affidati alle seconde linee (praticamente tutto l’attacco), il Monaco si è presentato al completo, se si eccettua un rimaneggiamento difensivo dovuto alle assenze dei due laterali difensivi Sidibé e Mendy. Raggi, eclettico ancorché ruvido difensore ex‐Bologna, è stato schierato a sinistra della difesa a 4, mentre il nazionale marocchino Dirar ha preso posto sulla fascia opposta, laddove il titolare è di solito Sidibé. Completavano il reparto la nostra vecchia conoscenza Kamil Glik e il brasiliano Jemerson, 24 anni, centrale difensivo proveniente dalle giovanili del club.

La partita non ha concesso grossi spunti durante la prima mezz’ora, per poi infiammarsi nel finale di primo tempo, con il gol su calcio d’angolo di Falcao, propiziato da un’azione «da mischia» di Glik. Il Monaco piazzava il colpo del K.O. su di un rovesciamento di fronte che vedeva Bernardo Silva lanciare sul centro‐destra il giovane prodigio Mbappé, che si faceva gioco di Diakhaby (già uscito perdente dal contrasto con Glik nell’azione del gol di Falcao) per piazzare un diagonale felpato alle spalle di Lopes in uscita disperata. Era questo il 17esimo gol nelle ultime 17 gare ufficiali disputate sinora da Mbappé, il 13esimo in campionato.

All’inizio del secondo tempo Tousart su colpo di testa ha accorciato le distanze per il Lione, per poi andare vicino al pareggio a dieci minuti dal termine, subito dopo il possibile 3 a uno degli avversari. Ma il Monaco ha retto e ha potuto affiancare il PSG in testa alla classifica con l’ottimismo di chi ha un match da recuperare rispetto all’avversario (in casa col St‐Étienne, il 17 maggio) a cinque partite dal termine, avendo già affrontato gli scontri più temibili. L’unica partita che potrebbe preoccupare gli uomini di Jardim è l’ultima, in casa del Rennes, sabato 20 maggio. Ma l’allenatore portoghese conosce alla perfezione i suoi giocatori e sa come gestirne le forze, e alle illusioni da triplete preferisce il realismo dell’uomo di campo. È anche per questo che abbiamo potuto assistere, la sera di mercoledi 26 aprile, ad una semifinale di coppa di Francia abbastanza surreale.

Al Parc des Princes si affrontavano il PSG padrone di casa e, appunto, il Monaco di Jardim.  Che ha deciso di schierare, in quella cha avrebbe dovuto essere la rivincita della recente finale di Coppa di Lega (terminata 4 a 1 per il PSG), una squadra totalmente rimaneggiata, dove i soli giocatori della prima squadra erano Raggi e Germain e dove a difendere la porta c’era uno spaesato De Sanctis.
Inutile dire che il portiere ex‐Napoli è diventato la vittima sacrificale degli attacanti parigini, ai quali ha peraltro permesso di aprire le danze con un errore marchiano su di un tiro senza troppe pretese di Di Maria dal limite dei 16 metri.

I commentatori televisivi prima e gli organi di stampa l’indomani hanno gridato allo scandalo per la presunta mancanza di rispetto di Jardim verso la coppa di Francia, che proprio quest’anno compie un secolo di vita. Ma Jardim va dritto per la sua strada e dichiara, in un francese più diretto che diritto, che solo chi capisce di calcio puo’ comprendere la sua scelta, lasciando intendere, aggiungiamo noi, che solo i fatti gli daranno ragione. E i fatti dicono che il Monaco è una squadra che non è stata costruita per lottare su tre fronti fino alla fine della stagione, ma che ha un potenziale tale che alla fine ci si è ritrovata comunque.

È già nella storia del club, migliore numero di gol segnati in assoluto (92 contro i 71 del PSG) e a un passo dalla migliore differenza reti (+65). I protagonisti di questo exploit sono ovviamente le due punte: Falcao, rinato dopo il suo ritorno nel principato e Mbappé, giovane rivelazione di soli 18 anni, proveniente dal centro di formazione del Monaco, che ai record di squadra aggiunge quelli personali.

È un pacchetto avanzato molto ben assortito, dove all’esperienza e alla potenza di Falcao si aggiunge la velocità in progressione e l’abilità nell’uno contro uno del giovane Mbappé, che è anche un ottimo fornitore di assist (5 questa stagione, terzo della sua squadra dopo Silva e Lemar, al pari di Touré). I due si muovono molto e giocano spesso sul limite del fuorigioco, in attesa dei lanci dalle retrovie e dei cross dalla trequarti che spesso arrivano dai piedi delle due ali, Lemar a sinistra e Bernardo Silva a destra, ma anche dai veloci terzini che a loro si sovrappongono, rispettivamente Mendy e Sidibé. Quest’ultimo, in particolare, ha un’ottima spinta e una grande duttilità tattica, ma si concede spesso delle distrazioni in copertura, come accaduto nel ritorno dell’ottavo di finale contro il Manchester City, in occasione del gol di Sané. La qualificazione ai quarti è comunque arrivata grazie a un bel colpo di testa di Bakayoko, mediano dalla forza impressionante che compone una solida coppia di centrocampo con il brasiliano Fabinho, che ha ovviamente dei piedi molto ben educati.

Il gioco del Monaco passa dalle ali, dove il francese di origine guadalupa Lemar e il portoghese Silva possono far valere tecnica, velocità e ottima visione di gioco. Tra i primi fornitori di assist della Ligue 1, sono ormai in pianta stabile nelle rispettive nazionali. Entrambi mancini, hanno una grande capacità di saltare l’uomo e di servire i compagni in ripartenza, ma dei due Silva è più limitato col piede destro e quindi meno pericoloso nelle conclusioni rispetto al compagno, che è invece pericoloso anche sui calci da fermo.
Completano l’11 titolare il difensore Touré, 21 anni, e l’esperto centrocampista portoghese Moutinho, ex‐Porto, che consentono a Jardim di variare il suo 442 per infoltire il centrocampo, proponendo un 433 o un 343 con Falcao (o Mbappé) come unica punta centrale sostenuta da Lemar e Silva sui lati.
Ma dubitiamo che Jardim voglia davvero continuare a far riposare le sue stelle.