La Juventus e le palle inattive: breve guida tecnica

di Andrea Lapegna


Molti dei gol subiti dalla Juventus quest’anno sono figli di calci d’angolo o da fermo. Perché? Come difende la Juventus in queste situazioni? Come attacca?


Il calcio d’angolo è una delle situazioni più pericolose in assoluto, perché permette – indipendentemente dall’opposizione dell’avversario – di far arrivare il pallone in area di rigore, con i propri calciatori già pronti a riceverlo. Tuttavia, la pericolosità teorica mal si lega con l’applicazione pratica. Le statistiche ci dicono che è molto più facile segnare da open play piuttosto che da calcio da fermo (e d’angolo in particolare), problema questo che ha portato diversi allenatori a studiare una grande varietà di schemi precisi e talvolta anche complessi, per sorprendere la retroguardia avversaria schierata. Ci ricordiamo tutti le manie ossessivo-compulsive di Stramaccioni o Ulivieri, e Sarri pare avesse addirittura il soprannome di “mister 33”, dal numero di schemi che insegnava ai propri giocatori nelle serie dilettantistiche.

Premessa #1. In questo articolo tratteremo calci d’angolo e punizioni battute lateralmente. In questa seconda casistica faremo rientrare tutti i piazzati da cui una squadra può legittimamente adottare come prima opzione il cross verso l’area avversaria. Ovviamente, tanto più il punto di battuta si avvicina alla linea di fondo, tanto più sarà assimilabile per dinamiche ad un calcio d’angolo.

 

Difesa: zona, uomo, o sistema misto?

Il successo di un calcio d’angolo (o di una punizione laterale) dipende in larga parte da due fattori: dalla qualità della battuta e dalla sincronia dei tempi di movimento ed esecuzione da parte di tutti i giocatori. In opposizione, i due fattori difensivi: il tipo di marcatura (zona, uomo, mista) con la relativa attenzione portata, e il numero di uomini a difendere la propria porta.

Premessa #2. Da che ho memoria io (cioè gli ultimi 20 anni di calcio giocato), nessuno utilizza più schemi di marcatura puri a uomo su calcio d’angolo. I vantaggi di un controllo orientato sull’avversario sono molto minori rispetto a quelli del controllo sullo spazio, e un sistema puro è stato nel corso del tempo annientato dallo sviluppo dei celebri “blocchi”. L’unica situazione in cui si possono riscontrare marcature a uomo pure, sono negli ultimi minuti di partita con la squadra in svantaggio, al fine di tenere quanti più uomini alti e pronti alla ripartenza, svuotando così la propria area. D’altra parte, i movimenti richiesti della difesa a zona sono più complessi dell’intuitivo “stai attaccato all’uomo” che si pratica nel calcetto del giovedì.

La Juventus difende le situazioni di calcio d’angolo con un sistema misto uomo-zona. Cosa significa? La Juventus mantiene giocatori in alcune zone-chiave del campo (o meglio dell’area di rigore); sui corner, si tratta per lo più di coprire in lunghezza e in profondità la cosiddetta danger zone. Altri giocatori invece sono disposti a uomo sugli avversari all’interno dell’area di rigore, per prevenire situazioni in cui a un avversario si concede il mismatch di una rincorsa contro la staticità imposta dalla difesa di uno spazio a ridosso della linea di porta.

marcature-inter

E comunque qui abbiamo preso gol

Molte squadre che difendono a zona pura adottano vere e proprie “formazioni” e moduli per difendere un calcio d’angolo. La Juventus non è esente dal concetto, ma lo adatta al proprio sistema misto. Tre difensori prendono la linea dell’area di porta: generalmente sono Alex Sandro, Bonucci (al centro) e Barzagli. Quattro altri giocatori – tra i più dotati in termini di centimetri e perché no garra – prendono a uomo gli avversari: Chiellini ad esempio marca sempre a uomo, ma spesso anche Mandžukić. I movimenti di questo set di difendenti dipenderà molto da quelli dei diretti avversari, con questi ultimi che generalmente scattano verso la porta. Due giocatori, non necessariamente i più alti della formazione, sorvegliano lo spazio tra il dischetto del rigore e il limite dell’area: questi rimangono sostanzialmente fermi, quasi spalle alla porta, controllando che nessuno degli avversari rimasti in disparte abbia velleità di inserimento. Un decimo uomo (generalmente Dybala) rimane ai 9,15 metri, per contrare un angolo battuto basso e stretto, o per andare in pressione in caso di battuta corta.

Con la Juventus tuttavia non si deve mai pensare rigidamente, ed anche l’atteggiamento sui calci d’angolo varia a seconda dell’avversario (o dei giocatori a disposizione).

difesa-chievo

Il Chievo attacca secondo una sorta di “diagonale”, e i giocatori della Juventus si adattano. Notare 1) che in assenza di Barzagli solo due uomini prendono l’area di porta, nonostante la totale assenza di avversari in tale zona; e 2) Pjanić staccato dalla linea di fondo per prendere la battuta corta.

La grossa variante delle punizioni laterali rispetto ai corner, è che l’attenzione da portare allo spazio è maggiore. La linea di difensori deve infatti anche fare in modo di rimanere alta, per cercare di indurre gli avversari in fuorigioco: più arretrata è la battuta, più la percentuale d’attenzione riservata alla linea (e dunque al fuorigioco) deve essere innalzata. Il gol subito nella partita di Torino contro il Lione ne è un esempio: qui tutta la difesa si dispone in linea, perché il piazzato è lontanissimo dal fondo.

Alex Sandro si distrae, non aumenta quella percentuale di attenzione alla linea necessaria, e lascia in gioco Tolisso. Benatia e Barzagli, gli altri incaricati di “tracciare” la linea per la difesa, non assorbono il movimento (fiduciosi nella trappola del fuorigioco), e Buffon si ritrova un cross teso, che cade sulla testa degli avversari a 5 metri dalla porta, con 3 giocatori soli davanti a sé come candidati boia. Una sentenza.

E Buffon? Il ruolo del portiere poggia su un assioma non scritto ma diventato oramai norma consuetudinaria: i palloni indirizzati nell’area di porta sono suoi. Quando questo si verifica, i difensori che gli stanno davanti si “aprono”, portando (leggasi spingendo) il diretto avversario per permettere un’uscita agevole all’estremo difensore. La traiettoria più difficile da leggere per un portiere rimane il cross teso, ad uscire, che incrocia la normale del terreno al centro della linea dei 5 metri. Su questi palloni, come su tutti quelli nella Terra di mezzo, si entra nella discrezionalità personale: se il portiere se la sente, la chiama ed esce; altrimenti il difensore che non sente la chiamata ci si butterà comunque. O almeno in teoria.

Cosa non sta funzionando nella Juventus? Molto spesso i saltatori avversari si trovano ad “entrare” nella zona di competenza di chi difende la linea dei 5 metri; di problematico c’è che spesso questo saltatore accorrente si aggiunge ad un uomo che già teneva occupato il marcatore a zona. In questa situazione, sulla palla saltano in tre: il nostro giocatore lasciato solo, chi gli si era appiccicato dall’inizio, e un nuovo accorrente avversario. L’uomo “statico” diventa un punto di riferimento per l’attaccante che, forte di un maggiore slancio e del lavoro sporco del compagno, può approfittarne per colpire di testa più agevolmente. È quanto successo contro il Sassuolo (al netto di una confusione generale) dove Alex Sandro – marcatore a zona con un uomo a contatto – è stato preso in mezzo. Ma poco scaltra tutta la difesa.

La difesa dell’angolo nella partita contro la Fiorentina presenta un’altra criticità. Alex Sandro qui non sa se prendere l’uomo che gli sfila davanti (che però è seguito, anche abbastanza bene, da Chiellini) oppure se coprire Kalinić che gli saltava nella sua zona, e senza nemmeno movimenti particolarmente difficili da leggere.

Esitazione fatale, perché il mezzo passo in avanti lo allontana quel che basta dal proprio avversario. Ogni tanto è anche banalmente questione di attenzione.

Un po’ di numeri per fotografare la situazione. In tutte le competizioni, la Juventus ha subito 5 dei 10 gol stagionali da calcio piazzato (3 da angolo, uno da punizione contro il Lione, e il rigore di Pellissier domenica scorsa). Degli altri 5, ben 3 (Perisic, Jamtko e Schick) vengono da disimpegni sbagliati (Asamoah, Hernanes, Chiellini). Solo gli altri due sono da open play “pulite” (Locatelli e Callejón, pur entrambi con colpe ben precise da distribuire tra i bianconeri).

Addentrandoci più nello specifico dei corner (e dei corner esclusivamente) si nota che la Juventus ha concesso sinora – in tutte le competizioni – 58 calci d’angolo, per una media di 3,62 a partita. Tra questo campionario, 3 sono diventati reti subite, per una strabiliante media di 1 angolo su 19 finito in fondo al sacco. Di che aver paura.

 

Attacco: come e perché?

Ad una difesa non proprio entusiasmante, corrisponde una fase offensiva altrettanto scialba. Innanzitutto, chi va a saltare? Negli ultimi anni, alternandosi calciatori in rosa si sono avvicendati anche i saltatori. Fermo restando che attaccanti come Mandžukić – per fisico, carattere e centimetri – e Higuaín – per tempismo e sapienza calcistica – sono scelte naturali, anche i nostri difensori possono dire la loro. Chiellini e Bonucci rimangono degli habitués dell’area avversaria, con il terzo centrale (Barzagli) a fare da schermo. Quest’anno con Benatia in campo, è più spesso un centrocampista (Khedira) a rimanere fuori dall’area avversaria. Il terzino dal lato opposto all’angolo rimane a fare da ultimo uomo.

Perché il terzino e non un centrale, che magari è difensivamente più affidabile? Perché per evitare un possibile contropiede – o quanto meno per limitarne i danni – in quelle zone ci sarà bisogno di un giocatore di gamba, rapido sul breve e anche nell’allungo. La Juventus ha preoccupantemente cominciato a subire contropiedi da calcio d’angolo (questo ce lo ricordiamo?), ragion per cui negli ultimi anni spesso e volentieri sono due gli uomini che rimangono di guardia fuori dall’area di rigore.

Il battitore è ad oggi uno tra Dybala e Pjanić, anche se in tutta onestà il sottoscritto non ha ancora capito con che criterio si alternano (tenendo conto di tutto: angoli da destra o da sinistra, Dybala a rientrare e Pjanić a uscire, viceversa, battuta corta, battuta in mezzo: niente, vanno a sentimento). A dire il vero, le migliori occasioni – qualitativamente parlando – la Juventus le ha avute con gli angoli ad uscire (dunque Mire da destra e Paulo da sinistra), non a caso le traiettorie di più difficile lettura.

I giocatori all’interno dell’area partono tutti da distanza arretrata, spalmandosi poi sullo spazio secondo l’angolo di tiro da attaccare. Altre squadre preferiscono invece mantenere dei giocatori a ridosso dell’area di porta, sia per disturbare il portiere che per tenere occupati eventuali marcatori a zona. Due esempi su tutti.

attacco-napoli

Il Napoli difende a zona, ma la Juve non cambia metodo d’assalto. 5 giocatori a saltare, aggredendo ogni angolo di tiro.

 

attacco-chievo

Punizione laterale. Anche il Chievo di Maran difende a zona, con la variante di tenere due difendenti a uomo sui giocatori più periferici. Notare la grande attenzione portata alla linea difensiva, tenuta omogeneamente ai 10 metri.

Il centro di gravità delle nostre lamentele per la scarsa efficacia dei corner è spesso il calcio d’angolo corto. Era una costante anche con Conte e Pirlo, lo è tutt’oggi nella Juventus di Allegri. Ma perché battiamo corto? Benché declinabile in diverse sfumature, la battuta corta ha un solo vero obiettivo: disorganizzare la difesa posizionale avversaria, chiamando gli ultimi difendenti (che spesso non sono veri e propri difensori) a salire. Per la difesa la difficoltà di questa operazione sta nel non sapere quando il secondo uomo scodellerà in mezzo, con tutti i problemi del caso per il reparto nell’attuare un corretto fuorigioco. La squadra che attacca potrà infatti battere di prima in mezzo col secondo uomo, temporeggiare, cercare un dialogo nello stretto se la tecnica di base dei calciatori coinvolti lo permette, etc.

Perché non riusciamo a segnare? I calci d’angolo e le punizioni laterali della Juventus sono il naturale prolungamento del suo atteggiamento in campo. Libera da schemi e movimenti predefiniti, la squadra ripone un’encomiabile fiducia nelle capacità dei propri saltatori di liberarsi dalla marcatura, e nel talento del battitore che metterà una palla pulita. L’idiosincrasia di Allegri nei confronti di sovrastrutture tattiche è esemplificata dalla libertà dei giocatori sui calci d’angolo, a cominciare forse proprio dal battitore.

A titolo d’esempio, non è previsto battere corner bassi sul primo palo per una girata di prima; non sono previste spizzate che allunghino la traiettoria fino a raggiungere un uomo auspicabilmente solo sul secondo palo; non sono previsti blocchi per mandare indisturbato allo stacco un saltatore (anche se con le difese a zona attuare blocchi è sempre più difficile); non sono previste battute fuori a pescare un uomo che possa concludere dal limite; non è nemmeno previsto il collasso degli uomini in area sul primo palo per aprire una linea di passaggio bassa ad un giocatore accorrente, tant’è vero che i saltatori si disperdono in area attaccando tutti gli angoli di tiro. Il problema si deve traslare allora da “perché la Juventus non segna sugli angoli?” al “perché la Juventus non punta sugli angoli?”

Per finire, anche qui un po’ di numeri sui calci d’angolo battuti dai bianconeri. La Juventus ha battuto sinora – in tutte le competizioni – 89 calci d’angolo, per una media di 5,56 a partita. Di tutti questi angoli, due si sono trasformati in reti: Chiellini contro la Sampdoria e Dani Alves contro il Cagliari, anche se qui è l’anarchia a farla da padrona: di Pjanić nel mettere una palla orizzontale e bassa al centro del campo (!) e soprattutto della linea del Cagliari che si schiaccia a ridosso della propria porta senza preoccuparsi di uscire. La media di successful corners è di 1 ogni 44,5, ovvero più del doppio rispetto a quanto subiamo. Insoddisfacente.