La terra dei cachi 133/ Karma’s a bitch

del prof. Kantor


Sulla teoria del complotto: calendari, rigori, decisioni prese in overtime. E su certe trasmissioni in TV.


Viviamo in un mondo in cui complottismo è di moda (addirittura nella forma di una partito politico); ma lo è sempre stato, le “conspiracy theories” sono vecchie quasi quanto il genere umano e il calcio è un terreno particolarmente fertile.  Certo che a volte la realtà si diverte a proporti delle situazioni al limite del paradossale: elenchiamone alcune.

Per prima cosa c’è il mistero del calendario della Serie A: sappiamo tutti che adesso il calendario è “senza vincoli”, ovvero che tutti possono incontrare tutti dalla prima all’ultima giornata. Beh le prime quattro giornate per Juventus, Napoli e Inter sono state così sorteggiate:

Fiorentina, Lazio, Sassuolo, Inter  (Juventus)
Pescara, Milan, Palermo, Bologna (Napoli)
Chievo, Palermo, Pescara, Juventus (Inter)

A parte l’evidente differenza di livello di difficoltà, pare costruito esattamente per rendere “interessante” il campionato; perché magari si potevano ipotizzare Napoli e Inter a punteggio pieno dopo tre giornate (e la Juventus no), in modo da rendere Inter-Juventus la partita del momento (in cui mandare magari il sig. Guida di Torre Annunziata). Poi succede che la Juventus passeggia le prime tre giornate, il Napoli si pianta a Pescara, l’Inter fa l’Inter e tutti i piani saltano. È vero, potrebbe dire il complottista medio, ma l’intenzione c’era. Nelle prima tre giornate poi c’è stata altra benzina sul fuoco: la Roma ha più rigori a favore che partite giocate (scandaloso quello di ieri su Dzeko) e l’Inter ieri sera ha vinto a Pescara con Icardi che controlla la palla col braccio, pure parecchio staccato dal corpo, prima di segnare il 2-1.

Insomma ci sarebbe abbastanza materiale per scrivere un bell’articolo complottista, apparentemente pure spalleggiato da fatti concreti. Ma bisogna resistere alla tentazione: perché poi si rischia la figura che ha fatto quella squadra di Roma che, dopo aver sostenuto per anni che «in Europa è un’altra cosa con gli arbitri» (e per questo la Juventus non vince), ha giocato due partite internazionali in questo agosto e ha conseguito il brillante risultato di un rigore contro e tre espulsioni. In altre parole, Karma’s a bitch e devi stare sempre attento a quello che dici prima per evitare figure di guano dopo; perché magari domenica giochiamo contro l’Inter e l’arbitro prende un abbaglio a tuo favore. E tutti ti rinfacciano quello che hai scritto (con conseguente inevitabile gara di rutti)…

Che cosa si può fare quindi? Beh, si può cercare di ragionare e muovere critiche che siano il più possibile oggettive. Per quello che riguarda il calendario, sono il primo a sapere che l’improbabile può accadere in ogni momento; quando quaranta anni fa (sigh..) appena diciannovenne entrai per la prima volta al Casinò di Venezia e mi misi ad un tavolo di roulette, vidi uscire subito quattro volte di fila il trenta rosso. Ora questo è un evento che ha lo 0,00005 % di probabilità di verificarsi e l’ho visto accadere di fronte ai miei occhi; ed è una lezione sul calcolo delle probabilità più efficace di qualsiasi corso universitario e che non ti scordi più nella vita. Certo che la FIGC potrebbe fare molto per evitare che tesi complottistiche venissero fuori; per esempio potrebbero rendere pubblico il listato del programma che calcola il calendario, in modo che gli esperti del ramo lo potessero studiare e validare in qualche modo. Perché mentre l’idea di un complotto arbitrale è necessariamente farraginosa, quella di indirizzare l’output di un programma del genere lo è molto meno.  E non ci vorrebbe molto a dissipare questi timori.

Per quello che riguarda gli arbitri io non ho mutato opinione; credo che gli arbitri italiani siano allenatissimi e conoscano il regolamento a memoria. Credo però che siano quasi tutti molto poco sensibili nel giudicare gli episodi e soprattutto nel giudicarli capendo il momento della partita che stanno arbitrando. Quanto ai guardalinee, sono i più bravi in assoluto nel vedere fuorigioco millimetrici, ma non hanno la più pallida idea di quello che succede in campo davanti ai loro occhi.  Il difetto più grave che hanno però, è quello di dare l’impressione di prendere le “decisioni difficili” con un occhio (o entrambi) alla moviola del giorno dopo; emblematici in questo caso sono il rigore dato alla Roma e il gol di Icardi, entrambi in overtime. Nel primo caso l’arbitro è lontanissimo dall’azione (male) e non può realmente percepire quello che è successo; la decisione di assegnare il rigore alla Roma proviene chiaramente dal peso diverso che la decisione contraria avrebbe avuto. In altre parole se il rigore non c’è e lo dai non succede nulla (e nulla è successo) ma nel caso contrario vieni messo in croce da tutti i media.  Nel caso del gol di Icardi la decisione è obiettivamente difficile; è vero che la palla tocca prima il ginocchio di Icardi e poi il braccio, ma è altrettanto evidente (alla moviola) che senza quell’astuto colpo di braccio Icardi non avrebbe mai potuto segnare. Prendere una decisione su questo in un attimo non è semplice (ma è il loro mestiere e vengono pagati bene per farlo) però , guarda caso, anche qui si sceglie la soluzione di minimo rischio.  In parole povere, nelle cosiddette “split decisions” è fortissima l’impressione che certi timori contino più del regolamento; e la differenza è evidente se si esamina il comportamento degli arbitri stranieri che chiaramente fischiano quello che vedono (e a volte vedono fischi per fiaschi, ma questo è un altro discorso).

Ultima cosa: mi è stato chiesto di ascoltare e commentare lo show di Caressa di domenica sera. Io dopo aver visto un trailer in cui pareva la caricatura del professore pazzo di Pinky and the brain ho deciso di dare retta a mia nonna, grande popolana senese (pace all’anima sua): «Non si mettono le cravatte ai maiali».  Ovvero, il solo mettersi a discutere di certe incredibili minchiate, il solo contestarle, dà loro una dignità che non hanno e non possono avere.  Già ho commesso questo errore l’anno scorso con le fantastatistiche di Sconcerti e non lo ripeterò.

Kantor

About Kantor

Detto "il prof" (sì, è davvero un prof universitario, abbiamo controllato!). Da anni battaglia col mondo nella sua rubrica "La terra dei cachi". Lotta per le proprie idee, ma non se ne innamora. Si è invece innamorato del podcast "Il Bianco e il nero".