La Terra dei cachi 142/ We can all be heroes

di Kantor


Quarantaquattro anni di finali; e molta vita in mezzo.

È il 30 Maggio del 1973 e sono un adolescente; seguo molto il calcio ma come si seguiva allora. Tanto “Tutto il calcio minuto per minuto”, tanta Domenica Sportiva, il secondo tempo di una partita in differita alle 19 della domenica e ,soprattutto, tanto calcio internazionale che era l’unica cosa che facevano vedere con una certa consistenza.  La Juventus è in finale di Coppa dei Campioni, la prima della sua storia; l’ha sfiorata un paio di volte, una di recente con Heriberto Herrera perdendo in semifinale. Il suo avversario è l’Ajax, il più grande Ajax di sempre alla sua quarta finale consecutiva: ci sono Krol, Neeskens, Suurbier, Blankenburg, Haan, Rep, Gerd Muehren e naturalmente Cruyff. E non c’è partita; segna Johnny Rep dopo 5′ e non succede praticamente più nulla. La sensazione di impotenza è totale; molti appassionati dopo l’hanno vista registrata ma per chi l’ha vista live credo sia diverso. La differenza tecnica, tattica e soprattutto fisica è imbarazzante; la Juventus è una buona squadra, allenata da Cesto Vyckpalek. Ha Anastasi, Capello, Bettega, Zoff e Causio ma anche qualche giocatore a fine corsa come il libero Salvadore, il vecchio Altafini e il grande Haller e una difesa in cui spiccano Longobucco, Cuccureddu e Morini. La delusione esiste, ma eravamo nettamente sfavoriti.

Sono passati dieci anni è il 25 Maggio del 1983; molte cose son cambiate nella mia vita. Mio padre si è ammalato ed è morto nel giro di pochi anni, io sono cresciuto, ho terminato il servizio militare da poco e sono prossimo alla laurea in Matematica. E’ cresciuta anche la Juventus che è diventata uno squadrone allenato da Trapattoni: oltre a Bettega e Zoff a fine carriera ci sono Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi, Platini e Boniek. La marcia verso la finale è inarrestabile e l’Amburgo pare destinato a fare da comparsa. Ma nelle ultime due settimane si guasta qualcosa; il campionato è finito, non ci sono più partite e alla squadra prende la paura. Si comincia molli e Magath segna un goal maledetto dopo 9′; tutti all’assalto ma nulla cambia. La delusione è atroce ed è l’inizio della presunta maledizione.

Sono passati altri due anni, è il 29 Maggio 1985 e la finale si giocherà in un notorio stadio di merda belga. La Juventus è sempre fortissima ma stavolta l’avversario è di tutto rispetto: il Liverpool è uno squadrone e ci si aspetta tutti una partita memorabile. Poi succede il disastro; quella partita non l’ho vista dal vivo, appena capii quello che era successo uscii di casa, andai a prendere la mia (futura e attuale) moglie e mi misi a vagare per le strade della mia città cercando di trovare un senso alla cosa. Dopo due mesi da quella partita mi sposo e parto per gli USA, dove resterò a lungo. Non mi ricordo quasi nulla di quella partita e nulla  voglio ricordare.

Sono passati quasi 11 anni, è il 22 Maggio 1996; sono tornato in Italia, faccio il professore universitario e ho una figlia di quattro anni. Ed è ancora  Ajax-Juventus. E’ la prima Juventus di Lippi, col tridente  Del Piero/Vialli/Ravanelli; in campionato ha dato spettacolo per due anni di fila segnando goal a raffica ed è abbastanza favorita anche per la finale. L’Ajax è nella sua ultima incarnazione di livello: ci sono van der Sar, Blind, Silooy, i fratelli de Boer, Litmanen e Nwankwo Kanu. La Juventus gioca benissimo ma si arriva alla fine dei supplementari sull’1-1. Io sono a casa dei miei suoceri, in Abruzzo; guardo la partita da solo su un improbabile divano anni ’60 di chintz rosso, di quelli che potevi trovare solo nelle case della piccola borghesia meridionale. Mia figlia zampetta sul tappeto e mi fa compagnia. Ai rigori è l’apoteosi, giusto merito per una squadra fortissima.

Le altre due finali arrivano in rapida successione e sono due tragedie sportive. L’anno dopo, il 28 Maggio 1997, è il replay della partita del 1983; la Juventus è anche più forte dell’anno precedente, se non altro perchè c’è Zinedine Zidane. Ma l’avvicinamento alla finale è problematico: Del Piero si infortuna qualche settimana prima e Lippi lo tiene fuori dallo schieramento iniziale. La Juventus prende due goal da calcio d’angolo nei primi 35′ da Kalle Riedle e gioca piuttosto male; per molti quella è stata una partita decisa dall’arbitraggio pessimo di Sandor Puhl (che fino a quel momento era per me il miglior arbitro d’Europa), ma la realtà è diversa.  Nel secondo tempo entra Del Piero, segna e pare che la partita si possa ribaltare; ma Ricken (un ragazzino a quel tempo) segna un goal in pallonetto da metà campo. E tutto finisce.

Un anno dopo, il 20 Maggio 1998, è pure peggio; veniamo da un finale di campionato terribile, avvelenato dalle follie dell’Inter. Abbiamo vinto ma  la squadra è abbastanza cotta; troviamo un Real forte e cotto quanto noi e ne viene fuori una partita orripilante. Il Real alla fine segna un goal in ampio fuorigioco e non succede più nulla.

Sono passati solo cinque anni e la Juventus raggiunge la finale un’altra volta: è il 28 Maggio del 2003. Nel frattempo anche mia madre ci ha lasciato, colpita da un male incurabile. E’ la seconda Juventus di Lippi, non forte come la prima ma se la cava piuttosto bene. Eliminiamo il Barca (che schiera un giovanissimo Xavi) nei quarti e il Real Madrid in semifinale; ma in quella partita Nedved viene ammonito ed è costretto a saltare la finale. In finale troviamo il Milan, allenato da Ancelotti. E’ una squadra non eccezionale, in campionato è finita lontana: ma è il Milan e non ci teme, mentre la Juventus arriva devastata psicologicamente dalla perdita di Nedved. Lippi perde la brocca e schiera Montero terzino sinistro per fermare Sheva; ovviamente Sheva lo salta come un cono di plastica e Buffon deve fare subito un miracolo su Inzaghi. Per fortuna poi Zambrotta scende una volta a destra e il buon Ciccio si prende paura; sposta immedietamente Sheva a sinistra e la partita si impantana definitivamente. Ci si trascina stancamente ai rigori dove prevale il Milan; Dida approfitta dei colpi di sonno del modesto arbitro Merk e para tre rigori praticamente a tre metri da chi tira. Ma sono tutti ciucchi di fatica e nessuno ha la forza neanche di protestare.

E adesso siamo alla storia recente; il 6 Giugno del 2015 la Juventus raggiunge ancora una volta la finale. L’impresa è notevole e pure abbastanza inattesa ed è il primo vero segnale di che allenatore è Allegri. Siamo ovviamente supersfavoriti, incontriamo un Barca onnipotente e la partita va abbastanza secondo pronostico. Andiamo sotto subito e nel primo tempo rischiamo il tracollo; nel secondo c’è una buona reazione e pareggiamo, ma alla fine il Barca è decisamente troppo forte. Usciamo sconfitti, ma con la sensazione che non sia finita lì.

Quest’anno ci siamo ancora; il 3 Giugno del 2017 saremo a Cardiff a giocarci la nona finale. E stavolta ci arriviamo piuttosto bene, nelle migliori condizioni che io ricordi. Campionato e Coppa Italia in tasca, buona condizione fisica e giocatori quasi tutti disponibili. L’avversario è un Real molto buono ma per tutti è una partita senza pronostico. Dopo 21 anni io sarò ancora a casa dei miei suoceri anche se molte cose sono cambiate: il divano rosso di chintz non c’è più, si è decomposto negli anni. Mia figlia è grande e non verrà con noi. Purtroppo non c’è neanche più mia suocera, scomparsa nel 2011 dopo anni di lotta con l’Alzheimer. Però io sarò lì, ottimista come sempre.

Dalla prima finale che ho visto son passati quarantaquattro anni; ero un ragazzino e adesso mi avvio verso la terza età. E alla fine mi sono divertito; e conto di continuare a farlo.

Kantor

About Kantor

Detto "il prof" (sì, è davvero un prof universitario, abbiamo controllato!). Da anni battaglia col mondo nella sua rubrica "La terra dei cachi". Lotta per le proprie idee, ma non se ne innamora. Si è invece innamorato del podcast "Il Bianco e il nero".