La Terra dei cachi 145/ Pick one

di Kantor

Due spiegazioni alternative sulla scelta di Bonucci

 

Non è mia abitudine parlare dei giocatori che lasciano la Juventus; sono un uomo pratico e quando le cose finiscono, finiscono. Ed è inutile voltarsi indietro; come diceva Catullo “et quod videt perisse, perditum ducas” (e il primo che mi paragona a Lotito gli sputo in faccia).

Però a volte si deve fare eccezione e di solito le eccezioni hanno una causa scatenante: in questo caso è l’intervista rilasciata da Bonucci all’organo ufficiale del Milan (la Gazzetta dello Sport). Non starò certo a commentare le virgole, non è nel mio stile, ma una frase mi ha colpito ed è questa: “Io riesco a dare il 100% solo se mi sento importante e alla Juventus ultimamente questo accadeva a fasi alterne”.

Premesso che uno dovrebbe dare sempre il 100% perché lo pagano per quello, ho cercato di capire in quale modo l’importanza di Bonucci nella Juventus fosse mutata. E non ci sono riuscito. Perché Bonucci è stato titolare inamovibile nella scorsa stagione, sempre coinvolto nella costruzione del gioco, osannato dai tifosi e riempito di complimenti da tutti. Certo c’è stato uno screzio con Allegri; ma io credo che tra professionisti quelle son cose che contano poco. Se ad ogni scazzo un professionista dovesse cambiare squadra, non basterebbero due sessioni di mercato a completare tutti i trasferimenti. Quindi la spiegazione deve essere un’altra; io mi sono impegnato e ho trovate due alternative. I miei quindici lettori sono liberi di scegliere quale delle due corrisponda alla realtà.

Prima ipotesi: Bonucci è un egomaniaco un po’  scemo. E quindi pensa: io sono il migliore difensore del mondo e alla Juventus non me lo riconoscono abbastanza, specie quel cattivone di Allegri. Allora vado al Milan dove sono il migliore di tutti per distacco, faccio il cazzo che mi pare, bullizzo anche i compagni e se Montella mi dice qualcosa lo spettino con un rutto.

Seconda ipotesi: Bonucci è una persona normale che riflette su come gestire la fase finale della sua carriera. E quindi pensa: ho trent’anni compiuti e la Juventus sta comprando difensori giovani. C’è Rugani sottoutilizzato che scalpita e l’anno prossimo arriva Caldara che è già in nazionale. Per di più non si gioca a tre ma a quattro e quindi c’è un posto in meno e il mio ruolo di regista potrebbe diventare superfluo. Inoltre con Allegri non ci amiamo alla follia e quindi, se per caso parto male, ci mette un secondo a panchinarmi (e a fine stagione ci sono i mondiali). Sai che faccio…vado al Milan; dove gioco sempre, sono il più bravo per distacco e soprattutto divento subito il miglior giocatore del mondo e titolare inamovibile in nazionale anche se Rugani e Caldara dovessero fare dieci miracoli per uno.

Perché al Milan hanno cambiato proprietà, ma i soliti leccaculo a libro paga li hanno ereditati tutti. Oddio, magari non hanno più le olgettine che salgono in camera dopo le partite in trasferta, ma alla fine una sinergia si può sempre trovare. Perché i rapporti tra le società son buoni e tra una cena elegante e un’altra, di qualche cosa bisogna pur campare.

Kantor

About Kantor

Detto "il prof" (sì, è davvero un prof universitario, abbiamo controllato!). Da anni battaglia col mondo nella sua rubrica "La terra dei cachi". Lotta per le proprie idee, ma non se ne innamora. Si è invece innamorato del podcast "Il Bianco e il nero".