Le basi

di Antonio Corsa


Quando lodiamo gli altri, quando parliamo di “bel gioco”, di estetica e – incredibilmente – di risultati, ricordiamoci le basi per vincere. E quanto fatto finora (da Allegri).


Twitter non è il miglior luogo per affrontare argomenti difficili o impopolari, specie (alzo le mani, so’ notoriamente stronzo) se lo fai partendo da una battuta o da una provocazione. Perché poi la devi spiegare, ad uno ad uno, a ognuno di quelli che ti rispondono. E ti perdi in discussioni multiple infinite. È una cosa che so benissimo, eppure ogni volta ci ricasco. Avendolo rifatto…

… mi permetto di usare questo spazio per approfondire più seriamente il mio pensiero e ribadire un paio di concetti sui quali a mio avviso si sta creando una narrativa giornalistica sbagliata che rischia di portarci fuori strada.


Gioco più bello VS gioco più efficace


“Il Napoli esprime il miglior calcio d’Europa”. Ormai è diventato quasi un dogma, lo ripetono più o meno a turno tutti i giornalisti, gli addetti ai lavori, certamente tutti i tifosi del Napoli ma anche molti di altre squadre, Juve inclusa. Sarà vero? Non lo so, forse. È soggettivo, dipende da cosa ognuno di noi intenda per bel gioco. Sicuramente, la squadra di Sarri è bella a vedersi, su questo non c’è dubbio. E certamente il rapporto tra la qualità estetica del gioco e il fatturato del club è tra i migliori in Europa. “Pound for pound”, direbbero gli Americani, siamo sul podio.

Ma è anche il più efficace?

Già, perchè a me interesserebbe più quello. Liberi di lodare gli altri e i loro schemi, ma alla Juventus si deve vincere. Esaltare il bello per il gusto del bello mi sta bene: se però si vuole contrapporre quel modello ad un altro ritenendolo migliore (per vincere), allora non è più un fatto di opinioni o estetica. Lo dico diversamente: il gioco di Sarri sarà anche efficace per il Napoli, per il livello della sua rosa e per le sue ambizioni. Ma quello meno spettacolare e “più accorto” di Allegri è meno efficace? È meno adatto a vincere? Dovrebbe cambiarlo in favore di un gioco più d’attacco?

Partiamo dalla Serie A. I numeri (e la classifica) pare dimostrino una cosa, inconfutabile. Negli ultimi 10 campionati, infatti, è chi ha avuto la miglior difesa che ha vinto il campionato in ben 9 occasioni su 10, non necessariamente chi abbia segnato di più o triangolato meglio. L’anomalia si è verificata solo nel 2006/07, un campionato anomalo per definizione vista l’assenza della Juventus e la penalizzazione in partenza di diverse squadre causa Calciopoli. Avere la miglior difesa aiuta, tantissimo, ed è quasi certezza di vittoria finale della competizione. Più del “bel gioco”, più della fluidità della manovra d’attacco, più del possesso palla o del numero di passaggi effettuati. Ed è per questo che, nei tweet, ricordavo come subire troppi gol (e il Napoli ne ha subiti 8 in più della Juve) è un grosso limite se si vuole anche vincere qualcosa. Il secondo limite è costituito dalla maggior bravura dei difensori bianconeri, ovviamente: ma se c’è un aspetto dove Sarri dovrebbe lavorare, non è appunto nel fare un gol in più, ma nel prenderne uno in meno. Vedi sopra e vedi citazione sotto.

Attack wins you games, defence wins you titles – Sir Alex Ferguson

Dirà qualcuno: eh, ma in Europa non è così. In Europa è diverso! Il Napoli ha un calcio “più Europeo”. In Europa vince chi ha il miglior attacco.

Sicuri?

L’anno scorso, su 8 gironi, 8 volte su 8 chi ha avuto la miglior difesa si è qualificato agli ottavi (e 7 volte ha anche vinto il proprio girone). Due anni fa, 8 volte su 8 di nuovo la miglior difesa ha garantito il passaggio del turno (e anche la vittoria del girone, in tutti e 8 i casi). Nel 2013/14, ancora 8 su 8 passaggio del turno e 7 su 8 vittoria del girone. Nel 2012/13, 7 volte su 8 la miglior difesa è valsa la qualificazione (e 7 volte su 8 la vittoria del gruppo). Nel 2011/12, 7 su 8. Nel 2010/11, 8 su 8.

Chiaro?

Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco hanno praticamente sempre avuto la miglior difesa del girone e su quella hanno costruito i loro successi: certo, poi quando si presenta loro l’occasione di farne 5, ne fanno 5. E anche 6. O 7 (ciao Roma).

P.S. Ci sarebbe poi un piccolo inciso da fare, e lo faccio qui. Da quando è alla Juventus, la squadra di Allegri ha segnato in Campionato 186 reti in due anni e mezzo. Nonostante abbia disputato una partita in meno degli avversari (gara col Crotone da recuperare), sono più di quelli segnati dalla Roma (177) e poco meno di quelli segnati dal Napoli (192). Nessun altro ha fatto meglio. E un campionato su due Allegri l’ha chiuso anche con il miglior attacco. No, perché a leggere certi tweet e certi articoli pare che noi non si segni mai e si faccia solo gli 1-0. Finora, nel girone d’andata, il Napoli ne ha segnati giusto 3 in più, con una gara in più. Mica 10. Chiuso l’inciso.


Estetica vs risultati


Capisco e accetto che molti non si accontentino di vincere ma vogliano anche qualcosa in più: le triangolazioni, i 5-0, i tiki taka. A me importa vincere e tendo a farmelo bastare, ma ognuno è libero, ci mancherebbe. Una cosa però è bene sia chiara: avere in mente un tipo di gioco o uno schema o un modello di calcio alternativo, è legittimo (siamo tutti allenatori). Pensare sia necessariamente migliore di quello scelto da Allegri, invece, potrebbe essere difficile da dimostrare. La Juventus è infatti reduce da 2 vittorie su 2 in Campionato con l’allenatore livornese e da 2 vittorie su 2 della Coppa Italia. Facile, dirà qualcuno. E invece no, perché prima di Allegri alla Juventus era capitato 2 volte in 117 anni, mica sempre. Con lui 2 volte in 2 anni. E di arrivare contemporaneamente anche in finale di Champions League, mai.

Allegri è perciò criticabile come tutti, ma farlo per i risultati ottenuti non ha semplicemente senso. Perché parliamo di un allenatore che ha vinto 70 partite su 96 in Campionato (nessuno con una percentuale migliore di lui, 72.9%), che quando è stato necessario (l’anno scorso), ha inanellato una striscia di 25 vittorie su 26 partite (record assoluto) e 15 di fila (record di club) chiudendo il girone di ritorno col maggior numero di punti della storia e con la miglior percentuale (91,23% del totale) di punti portati a casa. Che ha inflitto alla seconda classificata il maggior distacco della storia della Serie A, 17 punti (stagione 2014/15). Che allo Stadium ne ha vinte 26 di fila (e la striscia è aperta), record. Che ha contribuito a non far subire gol a Buffon per 973′ di fila (record), che ha battuto il record di imbattibilità casalinga della Juve (senza subire gol dal gennaio 2016 fino alla fine del campionato e solamente 6 in tutto il Campionato 2015/16) e che ha fatto registrare la miglior difesa della storia (record pareggiato) con il minor numero di reti subite in un campionato a 20 squadre: 20.

E se il dominio interno non bastasse (“la Serie A è facile”, “non è allenante”, “non ci sono più le rivali di una volta” eccetera), ricordiamoci sempre che è il quarto allenatore della storia della Juventus (dopo Vycpalek, Trapattoni e Lippi) ad averci portato fino in finale di Champions League/Coppa Campioni, venendo eliminato nelle due edizioni disputate solamente dal Barcellona vincitore e dal Bayern Monaco di Guardiola, oggettivamente superiori. Facile pure in Europa?


Critiche


Cosa voglio dire con questi numeri: che sia il miglior allenatore al mondo? No. Ma nemmeno l’ultimo degli stronzi. E, troppo spesso, si tende a dimenticarlo dando importanza a cose che ne dovrebbero avere di meno.

Anche a me non è piaciuta la gestione della gara contro il Milan in Supercoppa (e ne ho abbondantemente parlato nel podcast dedicato); anche io col senno di poi ritengo sia stato un errore togliere Morata per cedere alle pressioni di Mandzukic e inserirlo contro il Bayern Monaco. E anche io ogni tanto mi arrabbio (quest’anno mi ha fatto andare su tutte le furie la formazione col rombo di Juventus-Lione, dove abbiamo rischiato di compromettere il nostro girone di Champions). Anche io, con l’Atalanta in Coppa Italia, ho visto i sorci verdi. E anche io penso che a volte la Juventus si abbassi troppo dopo aver segnato un gol, permettendo alle avversarie di provarci. Si deve ancora migliorare, molto, perché la pretesa di Allegri di “controllare” il gioco richiede perfezione ed è difficile da ottenere. Ma quando si parla di “bel gioco” e di “estetica”, ricordiamoci sempre di buttare un occhio alla classifica e a quanto di buono fatto, oltre che alle cose negative. Aiuta a mettere tutto in prospettiva e a valutare le cose per la loro reale importanza.