L’errore di Rizzoli (e gli altri errori)

di Alessandra Roversi


La classifica morale dei tifosi della Juventus.


Ieri, a San Siro, Rizzoli e i suoi collaboratori hanno compiuto un errore influente. Questo è un dato di fatto, non discutibile. Eppure dopo la partita, su Twitter ho  trovato diverse persone che davano lezioni di juventinità ad altri “gobbi” perché «uno Juventino vero non parla mai di arbitri». Della serie «io non mi lamento degli arbitri e sono più Juventino di te». Fossi stata allo stadio, avrei fatto partire il coro «siete ridicoli».

Capiamoci. Ieri Rizzoli è stato determinante, ma lo è stato anche Donnarumma con una parata fantascientifica all’ultimo respiro, e anche Locatelli con una prodezza. Per me, la Juve ieri ha giocato male, ma credo anche che, senza quell’errore, l’avrebbe probabilmente portata a casa. Poi, in questa redazione, c’è chi la pensa in modo diametralmente opposto a me e non per quello uno è “più Juventino” dell’altro.

Chiarisco anche che per me una decisione arbitrale sbagliata può farti perdere una partita, ma non un campionato. Anzi, vi dirò di più, io sono dell’opinione che Collina a Perugia ci fece perdere quella gara, ma il campionato l’abbiamo perso noi per strada.

La questione arbitrale va a gusti: c’è a chi piace piangere, c’è chi non la considera neanche. L’importante è non farne un alibi e soprattutto non parlare mai di complotti perché come si dice sempre: «se vuoi comprare una gara compri giocatori, non gli arbitri».

Contro il Milan, la Juventus ha giocato benino durante i primi 15-20 minuti e si è mostrata superiore. Poi sono venuti fuori i soliti problemi di inizio stagione, ma di quelli parlano i miei colleghi più tecnici. Su Rizzoli, la discussione non si deve basare sul fatto che incida o meno, perché se avessero annullato sul momento, non sarebbe successo questo macello: sarebbe stato un errore come qualunque altro e basta. Il problema è che passa più di un minuto tra il gol e la decisione, presa dopo una riunione di condominio fatta da Rizzoli con i suoi collaboratori e qualche milanista che protestava. Quindi, si discute semmai se la decisione sia stata trasparente o meno. E ognuno avrà il suo sacrosanto diritto di pensarla come vuole.

Ora testa alla Samp e al Napoli, che novembre è vicino e inizia il bello, come la scorsa stagione, almeno così dice la preparazione. Con o senza Rizzoli, Massa & Co, ma soprattutto senza che nessuno si permetta di dire come tifa uno juventino.



del Prof. Kantor


Qual è la cosa veramente insopportabile di sabato sera?


È sempre difficile parlare di episodi come quelli di sabato sera all’interno di una partita persa. Perché ovviamente sei sempre sotto tiro da parte del coro delle bellegioie di tutte le estrazioni politico sociali che ti sfracassano i cosiddetti con l’eccezionalità  della Juventus e del suo tifo.   Intendiamoci, una eccezionalità nella Juventus esiste, ed è esemplificata dal fatto che ieri sera la squadra ha finito in 11 senza dare in isterie, cosa che molte squadre del campionato italiano non avrebbero (e non hanno) mancato di fare.

Ma purtroppo di quello bisogna parlare, perchè sabato sera a Milano non è successo molto altro (come ha argutamente affermato un noto commentatore di un notissimo giornale nazionale, al quale ho smesso di dare credito dopo che un amico fisiologo mi spiegato gli effetti dell’alcool sui neuroni).  E una volta che se ne parla vengono fuori le diverse posizioni filosofiche. La mia è ben nota e la posso riassumere brevemente: sebbene sia perfettamente cosciente che il risultato di una partita (per di più giocata maluccio) non ha alcun portato sull’esito di un campionato, non sono disposto a farmi prendere per i fondelli da una apparato che manca delle più elementari caratteristiche di competenza, trasparenza e onestà.

Perchè attenzione, la vera presa per i fondelli non è quello che è accaduto sul campo, ma quello che sta accadendo adesso e che accadrà nelle prossime settimane.  E la ragione è che, comunque la si pensi e qualunque siano le motivazioni, sabato sera un grosso errore in campo c’è stato; ed è stata una figuraccia in mondovisione senza se e senza ma.   E l’unico modo in cui un apparato  potrebbe uscirne con un minimo di credibilità sarebbe di individuare il o i responsabili e punirli immedietamente, pubblicamente ed efficacemente.  Ma nulla di tutto questo accadrà: Rizzoli continuerà ad essere Mister X  (Locatelli permettendo), Cariolato il guardialinee di punta dell’AIA e Massa il miglior emergente.  E tutti continueranno a percepire lauti emolumenti alla faccia nostra. Viva l’Italia.



di Antonio Corsa


L’amaro del giorno dopo è non aver capito cosa sia successo.


Siamo tutti d’accordo che il gol di Pjanic fosse regolare. Lo era anche l’assistente Cariolato, l’unico preposto a valutare eventuali offside. Poi è successo qualcosa che non abbiamo ancora capito e che nessuno ci spiegherà. Ed è esattamente questo il vero problema, al di là dell’errore arbitrale che pure – siamo umani – si può e, se si è sportivi, si deve accettare, magari facendolo rientrare in un novero di tante componenti che hanno – tutte assieme – concorso alla determinazione del risultato finale.

Si accetta qualcosa che ti viene spiegata. Si accetta l’errore da chi ammette l’errore.

La vera assurdità di tutta questa vicenda è allora proprio che, dopo il triplice fischio, non ci sia stato Rizzoli in conferenza stampa a spiegare il processo decisionale seguìto dal suo team e che li abbia spinti a cambiare una decisione già presa (e a sbagliarla). È assurdo come il referto arbitrale non sia pubblico e reso disponibile per tutti nel sito della Lega Calcio (magari non è questo il caso in cui avrebbe aiutato a fare chiarezza, ma in tanti altri casi sarebbe stato fondamentale eccome!). È inaccettabile che il mondo arbitrale oggi resti in silenzio. Non può passare l’idea che Alfredo Trentalange, responsabile del settore tecnico dell’AIA, non ci spieghi per bene cosa abbia spinto tecnicamente i suoi uomini a cambiare quella decisione e non ci spieghi l’errore commesso. Non si può accettare che Domenico Messina, responsabile/designatore del C.A.N. A, non ci dica pubblicamente come valuti quell’errore, la direzione arbitrale e cosa intenda fare (ad esempio, se fermare qualcuno).

Immaginatevi un giudice che emettesse una sentenza senza motivazione. Vi fidereste senza nemmeno leggere quale ragionamento abbia compiuto per giungere alla sua decisione? Lo accettereste per il solo fatto che a decidere sia stato un giudice? Accettereste la sua decisione “sulla fiducia”?

No. E infatti tutte le volte in cui la sentenza non dia conto dei motivi in diritto sui quali è basata la decisione e non consenta la comprensione delle ragioni poste a suo fondamento, non evidenziando gli elementi di fatto considerati o presupposti nella decisione ed impedendo ogni controllo sul percorso logico-argomentativo seguito per la formazione del convincimento del giudice, si ravvisa una carenza di motivazione.

Oggi, il giorno dopo Milan-Juventus, resta l’amaro più che per l’errore, per il fatto di doverlo accettare senza nemmeno aver capito cosa sia successo, chi abbia sbagliato e se e cosa succederà al responsabile. La sensazione è di trovarsi dinanzi ad un organo, quello arbitrale, chiuso a riccio e che al tempo stesso faccia troppa leva sull’insindacabilità delle decisioni arbitrali. Non si vuole ricorrere in appello. Ma leggere il perché, quello sì.

Venire incontro alla gente, comunicare e spiegare, aiuterebbe ad eliminare gran parte dei sospetti e della rabbia post-partita. Servirebbe un po’ di umiltà e meno rigidità. I miei 5 centesimi? Non avverrà.