L’Italia che stenta

di Michele Tossani


Le due partite dell’Italia, contro Spagna e Israele.


Non c’è redenzione per l’Italia, uscita frastornata dal Bernabeu, nella partita contro Israele. L’Italia vince ma non convince e il 4-2-4 di Ventura sembra nella pratica ancora lontano da quella versione ideale che l’ex allenatore di Bari e Torino ha in mente e che vorrebbe trasmettere agli Azzurri. Se la fluidità e il possesso palla della Spagna avevano evidenziato tutti i limiti dell’impostazione tattica degli uomini di Ventura anche Israele, con un atteggiamento completamente diverso da quello degli Spagnoli, finisce per alimentare i dubia intorno all’ultima versione, a trazione anteriore, della nazionale italiana.

Elisha Levy, tecnico israeliano, fa l’italiano e schiera la sua nazionale con un abbottonato 4-1-4-1. L’obiettivo è quello di occupare in maniera razionale gli spazi in fase difensiva e prepararsi al contropiede quando possibile. Israele non prova nemmeno a pressare: piuttosto gli uomini di Levy si limitano a presentare un baricentro molto basso, nella propria trequarti, preoccupandosi maggiormente della chiusura degli spazi e del negare la profondità agli azzurri senza cercare una riconquista attiva della palla.

Dall’altra parte Ventura ripropone il 4-2-4 visto in terra iberica. L’idea di base del sistema è quella di dilatare le distanze tra i giocatori israeliani allo scopo di creare spazi, affidando gli esiti del gioco offensivo alle giocate verso i due attaccanti, che idealmente dovrebbero ricevere palla in situazione di due contro due contro i difensori centrali avversari. Immobile e Belotti vengono quasi sempre cercati tramite due tipi di azione. La rifinitura infatti avviene o tramite cross dall’esterno o attraverso il lancio di uno degli interni di centrocampo. A quel punto dovrebbero scattare i codificati e tradizionali movimenti di velo, esca o uno-due fra le due punte già visti nel Bari e nel Torino di Ventura nelle scorse stagioni. Ancora una volta però, come già accaduto a Madrid qualche giorno prima, l’efficacia della manovra offensiva italiana è stata ridotta e asimmetrica. Infatti, mentre sulla fascia destra Zappacosta (entrato nella ripresa al posto di un deludente Conti) e Candreva (83% precisione passaggi, 1 tiro, 6 cross) mostra qualche buona giocata, sulla fascia sinistra sono continuate le disfunzioni mostrate nel match contro la Spagna. Infatti, anche contro Israele Insigne, in fase di possesso palla, si è mosso tagliando verso il centro del campo andando ad occupare l’half-space sinistro. Tuttavia, a differenza di quanto accade col Napoli, il movimento del calciatore partenopeo è rimasto scollegato da quelli degli altri compagni di squadra, co risultato di far saltare il lavoro previsto della catena di sinistra. Così, l’Italia non ha mostrato sulla sinistra quei movimenti coordinati necessari per aprire linee di passaggio attraverso le quali far muovere il pallone dentro la difesa israeliana. Lo stesso problema visto contro la Spagna.

Contro Israele, il terzino sinistro Darmian (impiegato nella posizione in cui sta trovando spazio con José Mournho a Manchester) ha toccato molti palloni (53 passaggi fatti, 93% di precisione) ma è stato largamente inefficace (3/11 cross riusciti). In una squadra come l’Italia, che non è costruita per occupare gli interspazi né con i tagli degli esterni né con i movimenti degli interni di centrocampo (anche se qualcosa in più, in questo senso, si è visto contro Israele), resta da capire cosa poter ricavare dai tagli verso il centro di Insigne che nel Napoli sono coordinati con i movimenti del resto della catena sinistra e che invece in nazionale risultano fini a se stessi. Se l’idea di base è quella di sfruttare le qualità del giocatore napoletano nell’uno contro uno o la sua fantasia e visione di gioco per cercare di aprire la scatola difensiva avversaria, sarà forse il caso di rivalutare le capacità dell’esterno del Napoli e la sua capacità di produrre fuori da un contesto tattico ben definito, con riferimenti precisi. Domanda tanto più valida quanto più si è visto in affanno, durante questo turno di partite di qualificazione, anche Mertens col Belgio, apparso un po’ spaesato fuori da uno spartito a lui familiare.

A questo si deve aggiungere la separazione fra gli attaccanti, Immobile e Belotti, e il resto della squadra, quasi che le due punte formino un corpo a sé stante. Nei primi 45’ i due appaiono ancora una volta troppo statici e slegati dal resto del contesto. Contro gli Spagnoli tutto questo si era evidenziato nelle statistiche finali dei due, con Belotti che aveva toccato il pallone appena 9 volte contro le appena 10 di Immobile. Contro Israele le cose sono migliorate ma soltanto leggermente: il centravanti del Torino ha finito col toccare 14 palloni mentre il laziale ne ha giocati appena uno in più (15).

Da rivedere anche la mediana. In un 4-2-4 i due centrocampisti centrali hanno il compito di proteggere la difesa coprendo ampie porzioni di campo e devono anche avere la capacità di collegare la retroguardia con i quattro riferimenti offensivi. Le partite contro Spagna e Israele mettono in dubbio la capacità di una mediana formata da De Rossi e Verratti nello svolgere questo tipo di lavoro. Entrambi infatti non hanno la dinamicità necessaria per coprire le zone di campo a loro assegnate dalla disposizione tattica utilizzata da Ventura né sembrano dotati di quella cifra tecnica necessaria per fare da collegamento fra difesa e attacco. Nel suo Bari, Ventura, oltre ad avere in Bonucci e in Ranocchia due giocatori in grado di impostare dal basso (contro Israele c’erano Barzagli e Astori) utilizzava a centrocampo degli incontristi in grado di coprire il campo (Gazzi) ai quali non chiedeva una gestione di palla particolarmente elaborata. In nazionale, invece, De Rossi manca delle caratteristiche da regista (posizione nella quale si è ostinato a voler giocare anche nella Roma) mentre Verratti appare in difficoltà in un centrocampo a due nel quale gli mancano gli appoggi vicini, situazione che finisce con il sottolineare la sua scarsa attitudine a creare passaggi pericolosi in avanti rendendo, di contro, più evidente la sua tendenza a rifugiarsi in passaggi all’indietro o comunque sicuri.

Verratti riceve palla due volte nell’azione ma non apre il gioco sulla destra né tenta un 1 contro 1, limitandosi invece a muovere la palla a U.

Il centrocampista del Paris Saint Germain è invece un pulitore di palloni, abile nel mantenere la palla in situazione di pressione, che necessità di un sistema di linee di passaggio sicure per incidere nella fluidità della manovra. Prima del fondamentale match contro la Spagna gli uomini di Ventura erano stati esaltati e spronati da stampa a e tifosi, senza una reale analisi delle differenze fra le due compagini e dei limiti di questa Nazionale. Contro Israele gli azzurri erano chiamati ad una controprova che dissipasse le perplessità lasciate dalla sciagurata trasferta madrilena. Il risultato è stato diverso ma la prestazione non molto. Ancora una volta l’Italia ha prodotto pochi tiri in porta (6) ma stavolta non a causa di un possesso palla largamente deficitario (71% a favore contro Israele), quanto piuttosto per la difficoltà degli azzurri a mettere in pratica il calcio di Ventura. Gli avversari per lo spareggio non appaiono irresistibili, ma bisognerà necessariamente che l’allenatore metta in atto un ripensamento sul tipo di gioco o sulla scelta degli uomini adatti a proporlo.

Michele Tossani

About Michele Tossani

Classe 1978, prof. di storia e filosofia, collaboratore di Rivista Undici e analista della Serie A per Futbol-Tactico. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus.