Quarti di Coppa Italia: Juventus-Torino 2-0

Con una rete per tempo, i bianconeri hanno archiviato un derby di grande controllo, nonostante le polemiche.

Il quarto di finale di Coppa Italia tra Juventus e Torino non era solo intrigante per l’ovvia rivalità calcistica tra entrambe, ma anche per una possibile impresa bis dei granata, i quali, dopo aver eliminato (a sorpesa) la Roma agli ottavi, si apprestavano ad affrontare i cugini bianconeri.

Al tempo stesso, la Juventus non aveva alcuna intenzione di cessare l’ottimo periodo di forma recente: pur essendo una competizione di secondo piano, la Coppa Italia rimane ancora un obiettivo stagionale molto caro a Massimiliano Allegri.

Rispetto alla trasferta di Verona la Juventus ha effettuato diversi turnover, soprattutto in difesa. Pur confermando il 4-3-3 come modulo di partenza, si sono registrati gli ingressi di Sturaro, Rugani, Asamoah, Pjanić, Marchisio e Douglas Costa al posto di Lichtsteiner, Benatia, Alex Sandro, Khedira, Bentancur ed Higuaín.

Anche il Torino ha confermato il 4-3-3 come sistema di gioco iniziale: la principale novità era la presenza di Mbaye Niang da centravanti, affiancato da Berenguer e Iago Falque. A centrocampo Baselli ed Acquah occupavano le posizioni delle mezzali, con Rincón incontrista davanti alla difesa.

Il buon avvio dei padroni di casa

Fin dalle prime battute di gioco, la Juventus ha provato a fare la partita ed imporre il proprio contesto: i bianconeri hanno effettuato un possesso palla paziente, provando a risalire campo tramite fraseggi ed assestarsi nella trequarti avversaria. La proattività dei padroni di casa si manifestava anche in fase di non possesso, con la ricerca quasi immediata della riconquista del pallone, grazie anche alle doti di recupero dei vari Matuidi, Pjanić e Mandžukić. Così facendo, il Torino ha spesso faticato a gestire palla ed organizzare le sue azioni offensive con calma.

La fase difensiva del Torino e le mosse offensive della Juventus 

In fase di non possesso il Torino si schierava in un 4-1-4-1 volto a proteggere il centro del campo. La squadra ospite non ha quasi mai pressato in zone alte del campo, preferendo disporsi in un blocco medio-basso nella propria trequarti di campo.

Niang era spesso chiamato a portare una pressione individuale sul centrale in possesso della sfera, quasi sempre Chiellini, il quale non ha però avuto problemi nella gestione e conduzione del pallone.

La disposizione della Juventus era piuttosto asimmetrica in fase di possesso: con Dybala a gravitare sul centro-destra e Douglas Costa largo a destra (non sono ovviamente mancati gli interscambi di posizione tra i due), l’ampiezza a sinistra era fornita da Asamoah, con Matuidi più basso per fornire comode linee di passaggio ai centrali e consolidare il possesso.

Qui sopra si può notare il 4-1-4-1 del Torino in fase di non possesso e la posizione avanzata di Asamoah, quasi sulla linea degli attaccanti, che riceve palla in situazione dinamica e può puntare De Silvestri: è l’azione dell’1-0.

Il fatto che l’ampiezza venisse garantita permetteva il cambio di gioco sulle fasce; proprio da una di queste, infatti, è nato il gol del vantaggio bianconero al minuto 15: Pjanić ha pescato Asamoah libero a sinistra, il quale ha potuto avanzare verso l’area e scaricare su Dybala appena fuori; lo stop dell’argentino è stato deviato da Baselli verso le parti di Douglas Costa, che con un bel sinistro di prima intenzione ha calciato la sfera sotto l’incrocio sinistro dei pali difesi da Milinković-Savić.

In alternativa, qualora Asamoah fosse troppo vicino ai centrali, era Mandžukić a garantire ampiezza alla manovra con tracce interne-esterne.

Le posizioni abbastanza piatte delle mezzali in fase di possesso rendevano le fasce il settore di campo principale per le rifiniture (cross), con i centrocampisti ad attaccare l’area a rimorchio.

Quando invece ha potuto giocare tra le linee, la Juventus ha saputo sfruttare le incertezze difensive degli ospiti nel gestire la profondità, come ad esempio al minuto 13, quando una verticalizzazione di Dybala ha quasi mandato in porta il numero 17 bianconero.

L’unica vera azione pericolosa della squadra di Siniša Mihajlović, autrice di un solo tiro in porta in 94 minuti, è arrivato poco dopo il vantaggio avversario: su rinvio dal fondo dei granata, l’errato calcolo della traiettoria del pallone da parte di Rugani ha mandato in porta Niang, il cui tiro in diagonale di sinistro, da posizione piuttosto defilata, ha colpito il palo esterno della porta difesa da Szczęsny.

Da quel momento, avendo anche incanalato il match nel binario migliore, la Juventus ha brevemente ridotto la propria intensità offensiva per difendere con un 4-4-2 compatto che negava spazio tra le linee. Le scalate difensive avvenivano verso sinistra, con Matuidi che si allargava sull’esterno di centrocampo e Douglas Costa che si abbassava sulla fascia opposta.

Il 4-4-2 della Juventus in fase di non possesso.

La scarsa attitudine delle mezzali granata a muoversi tra le linee ha portato quasi tutte le manovre avversarie ad orientarsi verso le fasce: è bastato fare densità in quelle zone di campo per recuperare palla e rendersi pericolosa in contropiede, come ha poi fatto Dybala attorno al minuto 23.

Anche i cambi di gioco verso Douglas Costa sono stati precisi: in una di queste situazioni il brasiliano è riuscito ad andare sul fondo e creare una buonissima chance per Dybala.

I cambi di Allegri

Ad inizio ripresa si è registrato l’ingresso di Lichtsteiner per un impreciso Sturaro: la presenza dello svizzero, un terzino puro a differenza dell’italiano, ha sensibilmente migliorato le combinazioni sulla fascia destra: Douglas Costa ha potuto accentrarsi da fermo, sfruttando le sovrapposizioni del compagno, oppure muoversi già da posizioni interne verso l’esterno o il fondo, con specifici tagli alle spalle di Molinaro. Non a caso, tra il minuto 48 e 58, la Juventus ha creato tre occasioni pericolose da quel versante, una con Matuidi e due con Mandžukić: incredibile, in questo senso, il liscio del croato sotto porta al minuto 51.

Intorno all’ora di gioco, Allegri ha inserito Sami Khedira al posto dell’infortunato Marchisio. Cinque minuti dopo, i padroni di casa hanno raddoppiato con Mandžukić, sfruttando un recupero palla nella trequarti avversaria e la dormita della difesa granata (soprattutto De Silvestri) sullo sviluppo dell’azione. In realtà, il gol sarebbe stato da annullare per il fallo di Khedira su Acquah in un tentativo di contrasto poco prima, ma l’arbitro di serata, il signor Doveri, seppur con l’aiuto del VAR, ha convalidato la rete ai padroni di casa (per una migliore chiave di lettura dell’azione, purtroppo fonte di polemiche, rimando alla dettagliata spiegazione di Antonio Corsa in questo post).

La partita per i granata si è praticamente chiusa lì: in precedenza, gli ospiti avevano provato a fare qualche combinazione sulla fascia destra, la migliore dal punto di vista tecnico della rosa, ma la pessima occupazione del campo e la grande densità della Juventus in zona palla hanno di fatto reso vano ogni tentativo di attacco avversario.

Qui Niang si abbassa tra i centrocampisti, ma i compagni sono mal schierati per sfruttare lo spazio che l’ex-Milan crea e la Juventus riesce a gestire bene questa situazione di gioco.

Per onor di cronaca, nel finale si sono registrati gli ingressi di De Luca, Obi e Boyé per il Torino, mentre Gonzalo Higuaín è subentrato a Mandžukić.

Conclusione 

La Juventus ha convinto con una prestazione positiva nonostante il turnover e le polemiche, che ad ogni modo non possono giustificare pienamente la sconfitta del Torino, praticamente mai in partita. Il derby è costato doppiamente caro a Siniša Mihajlović: dopo il danno (l’espulsione durante la partita) è arrivata anche la beffa, con l’esonero del serbo in nottata e l’arrivo di Walter Mazzarri in mattinata. Ad attendere la Juventus in semifinale ci sarà l’Atalanta di Gasperini, vincitrice del proprio turno contro il Napoli.

Charles Onwuakpa

About Charles Onwuakpa

Studente, aspirante allenatore, scrive di calcio & tattica per Ultimo Uomo e Outside of the Boot. È co-fondatore del podcast "Il Terzo Uomo".