Serie A, 1a giornata: Juventus-Cagliari 3-0

di Kareem Bianchi


La Juve vince la prima di campionato col Cagliari. Buffon batte il Var, la squadra d’Allegri ricomincia da dove aveva lasciato facendo intravedere quello che potrebbe essere.


La prima partita del Campionato di Serie A 2017/18 vede all’opera i campioni d’Italia contro il Cagliari, reduce da un’annata con alti e bassi in cui la squadra di Rastelli è arrivata 12esima in campionato con 48 punti.  Il club sardo ha però mostrato molte carenze in difesa ed i gol subiti vanno a dimostrazione dell’inadeguatezza difensiva: 76 gol subiti (terza peggior difesa della Serie A e maggior numero di gol subiti in un campionato da parte del Cagliari in tutta la sua storia).

Durante la sessione estiva del calciomercato entrambe le squadre hanno perso giocatori importanti: la Juventus perde due tasselli fondamentali come Bonucci e Dani Alves a rispettivamente Milan e PSG mentre dal Cagliari partono Bruno Alves e Borriello, destinazione Rangers e SPAL. In compenso la Juventus rinforza il suo reparto offensivo con gli acquisti di Douglas Costa e Bernardeschi e aggiunge varianti tattiche al centrocampo acquistando Bentancur e Matuidi, due giocatori adatti al centrocampo a 3; inoltre arriva anche Mattia De Sciglio, pallino di Massimiliano Allegri che lo ha lanciato al Milan. Il Cagliari, invece, acquista Luca Cigarini, un centrocampista d’esperienza, e diversi giovani tra i quali Filippo Romagna (prodotto del vivaio della Juventus) e Senna Miangue dall’Inter.

Dopo la sconfitta in Supercoppa Italiana, Allegri decide di cambiare interpreti in difesa e a centrocampo, inserendo nell’undici iniziale Rugani, Lichtsteiner e Marchisio. Oltre a questi cambiamenti gli interpreti del 4-2-3-1 rimangono invariati con Chiellini, Alex Sandro, Pjanić, Cuadrado, Dybala, Mandžukić e Higuaín a completare la formazione.

Il Cagliari entra in campo con il consueto 4-3-1-2: davanti a Cragno giocano Padoin, Andreolli, Pisacane e Capuano, i tre di centrocampo Faragò, Cigarini e Ioniță con Barella in posizione di trequartista dietro le due punte Farias e Čop.

I primi minuti di gioco sono stati caratterizzati da un Cagliari aggressivo, che recupera palla in pressing e cerca di sfruttare le transizioni attaccando principalmente la fascia sinistra, avendo identificato Lichtsteiner come il punto debole della difesa bianconera.

Cagliari completamente sbilanciato a sinistra

In fase di non possesso il Cagliari si schiera  con un 4-4-2, nel quale i due attaccanti si posizionano a fianco di Pjanić e salgono in pressing orientato sull’uomo sul centrale di riferimento, coprendo allo stesso tempo la linea di passaggio verso il bosniaco; Ioniță invece sale su Lichtsteiner ed il centrale di difesa accorcia sulle ricezioni alle spalle del centrocampo degli attaccanti della Juventus.

Il pressing orientato sull’uomo del Cagliari

Quando i bianconeri superano il primo pressing, la squadra di Massimo Rastelli cerca di dirottare i giocatori bianconeri verso le fasce creando un 3v3 sull’esterno.

Il 3v3 sulla fascia destra. Il terzino del Cagliari (Capuano) sale su Cuadrado mentre i due centrocampisti in zona palla (Ioniță e Barella) marcano rispettivamente Lichtsteiner e Pjanic.

La facilità con cui il Cagliari ha raggiunto la “Zona 16” approfittando delle letture errate da parte della catena laterale di destra e dei centrali bianconeri sugli scambi tra gli esterni e gli attaccanti rossoblù (il rigore, poi parato da Buffon, è nato da una situazione simile) è stato uno degli aspetti negativi della fase difensiva della Juventus.

Per eludere il primo pressing sono state fondamentali le qualità di Buffon con i piedi che attraverso i lanci lunghi (7 su 11 completati) ha potuto servire Mandžukić sull’esterno, il quale con i suoi 190 cm e la sua abilità nei duelli aerei ha sfruttato a pieno il dominio fisico, manifestato anche in occasione del goal dell’1 a 0, nei confronti di Padoin.

La Juventus in fase di non possesso è stata anch’essa, come il Cagliari, schierata con un 4-4-2 con marcature a uomo a tutto campo, rendendo il lancio lungo alla ricerca delle tracce verticali degli attaccanti con conseguente pressing immediato in caso di perdita del possesso l’unica opzione di gioco possibile per i rossoblù.

Le marcature a uomo della Juventus

All’11’ il Cagliari ha abbassato i ritmi e di conseguenza il pressing, permettendo alla Juventus di risalire il campo: è iniziata così l’azione del vantaggio bianconero.

Gli attaccanti del Cagliari sono rimasti avanti alla linea della palla, rilasciando Pjanić dalla marcatura e permettendo a Cuadrado di servirlo con un cambio di gioco dopo aver attirato i due centrocampisti sul lato forte, liberando il centro del campo.

Una serie di accorciamenti sbagliati da parte dei centrocampisti della squadra sarda hanno permesso a Lichtsteiner di trovare il tempo per effettuare un cross preciso a servire Mandžukić, che come menzionato in precedenza, ha sfruttato il mismatch fisico con Padoin (1,90 vs 1,79 centimetri) per concludere a rete.

Successivamente al goal, il Cagliari ha alzato nuovamente i ritmi e l’undici di Allegri ha trovato una nuova soluzione per uscire dal pressing: la Salida Lavolpiana. Uno tra Pjanić e Marchisio (specialmente il bosniaco) si abbassava a ricevere. La presenza di Pjanić in fase di costruzione del gioco è stata fondamentale per trovare attraverso il lancio lungo i giocatori alle spalle del centrocampo rossoblù.

      La Salida Lavolpiana della Juventus: Pjanić si abbassa tra i due centrali e serve Dybala tra le linee alle spalle del centrocampo del Cagliari

Dopo aver superato la prima linea di pressione, la Juve ha sovraccaricato un lato in modo da allargare le maglie della difesa sarda, prima di cambiare gioco sul lato debole per creare superiorità numerica ed effettuare il cross; inoltre a causa delle scalate errate dei giocatori del Cagliari le ricezioni di Dybala negli half-space sono state fondamentali per creare la superiorità posizionale nell’ultimo terzo di campo.

Nei minuti finali del primo tempo e in buona parte del secondo tempo si è potuta notare una soluzione tattica non indifferente, ossia Dybala in posizione di prima punta.

Inserimento alle spalle della difesa avversaria ad attaccare la profondità

Nel secondo tempo le novità tattiche arrivano con l’ingresso in campo di Khedira al posto di Marchisio al 62esimo . Come già visto in Supercoppa Italiana, la presenza in campo del tedesco significa che i compiti di Cuadrado in fase di possesso cambiano, ovvero gli è richiesto di abbassarsi in posizione di mezz’ala destra formando un centrocampo a tre atipico, agendo da riferimento per Pjanić in modo tale che Khedira sia libero di inserirsi negli spazi. A differenza della partita contro la Lazio, nella quale il colombiano è andato in difficoltà perdendo il possesso numerose volte a causa delle marcature aggressive dei giocatori di Inzaghi, contro il Cagliari ha saputo ricevere spalle alla porta e risalire in campo.

Il goal del 3 a 0 arriva esattamente come pianificato da Allegri: Pjanić si abbassa tra i due centrali e la passa (quasi) a memoria a Cuadrado in versione mezz’ala e in seguito ad una grande percussione nell’half-space sinistro Khedira appoggia la palla ad Alex Sandro che crossa per Higuain, il quale non sbaglia.

L’ingresso di Matuidi al 70esimo permette alla Juventus di passare definitivamente al 4-3-3 in fase di possesso, con Pjanić vertice basso,  Matuidi e Khedira rispettivamente mezz’ali sinistra e destra e Dybala stabilmente punta centrale; invece in fase di non possesso la Juventus forma un 4-5-1.

Sicuramente rispetto alla finale di Supercoppa la Juventus è riuscita a gestire il possesso e a risalire il campo con maggior efficacia grazie all’impiego di Marchisio, il quale possiede qualità tecniche superiori a Khedira e posizionalmente offre un riferimento costante in costruzione, al contrario del tedesco; in aggiunta Marchisio può alternarsi con Pjanić nella Salida Lavolpiana, in modo da non dare riferimenti agli avversari.

Complessivamente la prestazione della Juventus è stata buona, ma ci sono ancora molti aspetti su cui lavorare, e.g la difesa delle transizioni ed il controllo del possesso nell’ultimo terzo di campo. La buona notizia è che ci sono tutti i presupposti per migliorare.