15a Serie A Juventus Atalanta 3-1

di Andrea Lapegna


La Juventus riscatta la pessima prestazione di Genova e sconfigge l’Atalanta sul proprio terreno: quello dell’intensità. Da sottolineare le prove maiuscole di Pjanić e Mandžukić.


Come in alcuni videogiochi picchiaduro, alla fine di un quadro si devono affrontare varie difficoltà; poi l’allievo; e infine il maestro. Così la Juventus si ritrova, dopo aver sfidato Jurić, a dover prendere le misure a Gasperini, padre calcistico del tecnico del Genoa. E se nei videogiochi dopo aver preso le scoppole dal primo devi tornare indietro, nel calcio il calendario offre subito una possibilità di riscatto.

Allegri, con gli uomini contati in difesa, deve rinunciare ad un centrale ed è dolcemente obbligato a tornare al 4-3-1-2. Il rifinitore tra le linee è Pjanić, mentre a centrocampo Sturaro e Khedira prendono i lati di Marchisio. L’Atalanta deve rinunciare al fin qui ottimo Gagliardini (squalificato). Al suo posto nel 3-4-1-2 del Gasp c’è Freuler.

L’allenatore della Juventus deve aver fatto un bel discorsetto alla squadra, apparsa sin troppo inerte (ed inerme) contro il Genoa. Il piano gara è incentrato tutto sull’intensità, piuttosto che su indicazioni tecnico-tattiche. La Juventus cerca nei primi minuti di mantenere il possesso palla, ovviando alle marcature a uomo dell’Atalanta attraverso una giostra di posizioni tra i 4 di centrocampo. Marchisio è molto più basso del solito (complice anche la difesa a 4 che fa meno densità al centro), mentre Sturaro e Khedira stringono molto più spesso la propria posizione. L’ex-Genoa è forse quel paio di muscoli che sono mancati nella partita di Marassi, e la sua corsa risulterà decisiva per contrastare l’intensità dei bergamaschi.

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Il rombo (?) non c’è

Particolare attenzione meritano la prestazione e la posizione di Pjanić, finalmente sfavillante e all’altezza delle aspettative estive. Il ruolo del bosniaco – e le relative libertà – lo portavano spesso a giocare a specchio con una delle due mezz’ali bianconere (più Khedira di Sturaro, data la naturale predisposizione a cercare il lato destro campo, obbligandolo di fatto a scendere). Così, Pjanić si trovava sempre pochi metri davanti – se non proprio accanto – al compagno, con il duplice effetto di creare facili triangoli e al tempo stesso di chiamare fuori posizione l’avversario, impegnato a seguirlo a tutto campo magnetizzato dalla sua corsa a pendolo. L’undici bianconero assumeva così la forma di un 4-1-3-2, dove Marchisio era sensibilmente più basso degli altri centrocampisti, e Pjanić libero di svariare tra e davanti Sturaro e Khedira.

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Le posizioni medie della Juventus nel primo tempo. Come si evince distintamente, non c’è rombo, ma una soluzione fluida in cui Marchisio è più basso e l’elemento perno è l’ex romanista. 

In fase di non possesso invece Allegri ha sgravato Pjanić dai compiti di corsa per contrastare i giocatori bergamaschi. Conscio dei limiti dinamici del proprio fantasista, Allegri lo ha piazzato a schermo delle linee di passaggio tra l’esterno di difesa e l’interno di centro, mortificando di fatto la scintilla per la verticalità dell’Atalanta. In circolazione periferica, l’Atalanta non è poi riuscita a trovare triangoli di costruzione laterali, complice la densità di uomini e la notevole altezza dei nostri terzini anche in fase di difesa posizionale.

In zona centrale, il possesso dell’Atalanta viene contrastato invece grazie all’azione di Marchisio, efficace come non mai nel marcare Kurtić, vero e proprio jolly offensivo di Gasperini. Il mediano bianconero ha reso chiare le proprie intenzioni sin dall’inizio, quando dopo pochi minuti di gioco si è reso protagonista di un fallo a rischio cartellino sull’atalantino. La cattiveria è stata una delle mancanze contro il Genoa, e ieri è stata al contrario una delle chiavi della partita. Alla fine, la Juventus commetterà 25 falli (di cui 3 da giallo), contro i 18 della Dea.  Anche il numero di contrasti e di duelli aerei è nettamente a favore dei bianconeri. Rassicurante.

Il gol di Alex Sandro potrà essere anche estemporaneo (è pur sempre una giocata personale), ma è conseguenza del mismatch atletico tra le due squadre. Il modo in cui supera Conti è forza pura, come ci ha abituati da tempo, e la differenza di stazza tra i due è troppo grande perché il brasiliano potesse essere disturbato dall’altrimenti ottimo esterno nerazzurro. Il posizionamento un po’ casual di Sportiello ha fatto il resto.

Bello l’abbraccio della squadra al giocatore più toccato di tutti dal disastro aereo della Chapeocoense

La settimana precedente all’incontro è stata l’unica “piena” da agosto, ossia quella in cui la squadra ha avuto più tempo per limare difetti strutturali e preparare il match. Allegri deve aver avuto il tempo di leggere e far leggere ai ragazzi il nostro pezzo sui problemi della Juventus a concretizzare occasioni da corner, perché 2 delle 3 reti bianconere sono direttamente da calcio d’angolo (tra lo stupore dello scrivente). I servizi di Pjanić sono stati di pallavolistica precisione: sul primo Rugani è stato perfetto a prendere il tempo al diretto marcatore e a sovrastare chi gli marcava la zona davanti. Sul secondo, con l’Atalanta sulle gambe, Mandžukić ha trovato la spizzata vincente, di quelle che tagliano le gambe del portiere.

Rugani è un altro che meriterebbe fiumi di inchiostro, per come è cresciuto e per come si è preso la difesa della Juve. Per fare paragoni che non dovrei fare: Bonucci alla sua età giocava nel Bari ed era solo un buon prospetto. 

Gasperini dal canto suo aveva provato a cercare delle contromisure efficaci per limitare l’esuberanza della Juventus. Così, aveva tolto uno spento Conti, per mettere nella mischia il giovane Grassi e spostando contestualmente Kessié sulla destra. Tuttavia si tratta di una mossa conservativa, perché l’Atalanta aveva bisogno di fisico a destra al fine di tamponare le avanzate di Alex Sandro, scheggia impazzita sia sul corridoio interno che su quello esterno. Kessié di certo non assicurava le losanghe laterali di costruzione, che i bianconeri erano stati tanto bravi a smontare; piuttosto, serviva a mettere una pezza sul lato meno forte del campo atalantino.

Ad opinione di chi scrive, le uniche note negative vengono dagli ultimi 15 minuti di gioco. Dopo aver provato in tutti i modi a far ragionare i propri giocatori, Allegri forza la gestione della partita attraverso un cambio di modulo. Le sostituzioni disegnano infatti una Juve a 5 in difesa, dove Chiellini è il centro di gravità e le “strane coppie” sugli esterni sono Evra-Sandro e Rugani-Lichtsteiner. Tuttavia l’improvvisazione contava sulla capacità degli interpreti a trovare istintivamente le giuste distanze; questo non si è verificato. Le spaziature erano errate, e gli esterni si sono spesso trovati in fase si possesso a pestarsi i piedi con gli interni di centrocampo. Non può essere un caso che il gol dell’Atalanta sia nato sui nostri corridoi laterali. Prima Alex Sandro si lascia attirare fuori posizione dal pallone concedendo, a causa del tempo di gioco di ritardo, il fondo a D’Alessandro; poi Cuadrado si fa pescare in ritardo di marcatura su Freuler.

Indiscusso MVP dell’incontro è stato Mario Mandžukić. Al di là di ogni statistica di rendimento, il croato si è reso protagonista di recuperi spettacolari e tremendamente efficaci in tutte le zone del campo. Era ovunque: a chiudere passaggi, a portare il diretto avversario sull’esterno, a fare scivolate, a far ripartire l’azione. A parziale testimonianza dell’unicum cui abbiamo assistito ieri sera, valga la statistica dei duelli: 20 effettuati, 17 vinti. Questi recuperi sono diventati già un highlight della stagione nella mente dei tifosi.

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It’s a bird? It’s a plane? It’s super Mario!

Insomma, la Juventus l’ha giocata sul terreno dell’Atalanta e l’ha vinta, dimostrando di non essere solo tecnicamente superiore agli avversari, ma di esserlo anche fisicamente ed atleticamente. L’intuizione di un centrocampo 1+3 è stata, dal punto di vista tattico, la chiave di (s)volta della partita. Si tratta anche di un’ulteriore conferma della filosofia allegriana, antidogmatica e in cui le interconnessioni tecniche tra calciatori sono prodromiche per la costruzione del gioco. Ma non bisogna dimenticare che, se la tenuta fisica non avesse assecondato lo svolgimento tattico del piano gara, un fiume di critiche si sarebbe abbattuto su Allegri per aver proposto una mossa azzardata in una sfida delicata, toppando di fatto la seconda gara contro avversari iperdinamici. Ma dire che “gli è andata bene” sarebbe fuorviante, la formazione di ieri è stata molto più di un rischio calcolato: era un manifesto programmatico.

Andrea Lapegna

About Andrea Lapegna

Vive a Bruxelles ed è ancora all'alba della sua carriera da commentatore di Juve. Era stato cooptato in Juventibus, ora è in AterAlbus per scrivere di tattica e di calcio giocato e per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.