The Wall, Andrea Barzagli

di Elena Chiara Mitrani


La gavetta, le prime soddisfazioni in rosanero, la vittoria in Bundesliga con il Wolfsburg. Il ritorno in Italia in un momento difficile per la Juventus, e poi l’ascesa, fino a diventare una colonna di uno dei reparti difensivi più forti al mondo.


Ogni appassionato di calcio conosce Buffon e gli attribuisce lo status di leggendario portiere, eterno capitano della Juventus e degli Azzurri. Bonucci viene citato sempre più spesso dalla stampa internazionale, grazie al suo carattere, ai suoi gol e, purtroppo per i tifosi bianconeri, alle voci di mercato che recentemente l’hanno accostato con insistenza al Manchester City di Pep Guardiola. Chiellini è conosciuto all’estero per molte ragioni: la sua gestualità tipicamente italiana, il look da “guerriero ferito” sfoggiato durante la sfida contro il Real Madrid di maggio 2015 e, come molti ricordano, il morso subito da Luis Suárez durante gli scorsi mondiali.

La difesa della Juventus negli ultimi anni è stata il punto cardine della squadra, ed è stata spesso riproposta tale e quale in Nazionale. Eppure, il quarto membro della B-BBC viene spesso dimenticato dalla stampa internazionale. Il “quarto moschettiere”, che quest’anno mantiene il posto da titolare come centrale di destra nel 3-5-2 di Allegri, è Andrea Barzagli. La sua immagine non appare spesso sui meme a sfondo calcistico, né si parla frequentemente di lui sui giornali. Non è un giocatore hype, al contrario, è abbastanza sottovalutato, specialmente se comparato ad alcuni difensori che, sebbene siano stati acquistati dalle loro squadre a suon di milioni, sono assolutamente lontani anni luce dall’eleganza e dalla calma del centrale bianconero, ancora decisivo nonostante i suoi trentaquattro anni.

Al contrario di ciò che il soprannome The Wall potrebbe suggerire, Barzagli non è un duro prevaricatore, ma un eroe in incognito, in grado di sfoderare chiusure difensive irreprensibili nei momenti critici, senza mai perdere la calma o scadere in atteggiamenti ai limiti del fair play. Sempre dal suo soprannome, chiaro riferimento alle sue abilità come difensore, sarebbe difficile indovinare anche la raffinata passione per i vini del centrale bianconero. Eppure, Barzagli è un conoscitore e, proprio come il vino, migliora con il passare degli anni.

GENOA, ITALY - SEPTEMBER 20: Andrea Barzagli of Juventus FC in action during the Serie A match between Genoa CFC and Juventus FC at Stadio Luigi Ferraris on September 20, 2015 in Genoa, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)


Il giovane Andrea Barzagli gioca la sua prima partita in Serie A con il Chievo, nel 2003, dopo qualche anno di gavetta tra Rondinella, Pistoiese e Ascoli. Ma si può dire che la sua carriera sia iniziata davvero al Palermo, durante la stagione 2004/05, la stessa stagione in cui Ibra arrivò alla Juve (quindi, diverse ere calcistiche fa). Zamparini può essere considerato un personaggio controverso, ma non si può negare che Barzagli sia stato una delle migliori rivelazioni del suo Palermo, squadra che da qualche anno a questa parte è stata un ottimo trampolino di lancio per giocatori destinati a diventare star internazionali. Nel Palermo di Guidolin, Barzagli si afferma presto come uno dei giocatori chiave della squadra che riesce a conquistare il sesto posto, centrando la qualificazione alla Coppa UEFA per la prima volta nella storia del club.

Rispetto ad altri colleghi difensori più avvezzi alle sortite offensive soprattutto sui calci piazzati, Barzagli non trova spesso la rete, ma i tifosi del Palermo probabilmente ricordano molto bene il match giocato fuori casa contro l’Empoli nel febbraio 2006: i rosanero si stavano battendo per un posto in Europa, ma non riuscivano ad imporre il giusto ritmo alla partita, faticando a trovare il gol contro un compatto Empoli. Ad aggravare la situazione, arriva il cartellino rosso mostrato a Codrea a quindici minuti dalla fine; sembra dunque che il Palermo sia destinato ad accontentarsi, e ad uscire dal Castellani con un solo punto. Invece, nei minuti di recupero, Barzagli trova l’occasione per sbloccare il match. In seguito a un calcio di punizione di Fabio Grosso, il difensore toscano trova lo spunto per segnare lo 0-1, una vittoria che contribuisce alla qualificazione del Palermo in Coppa UEFA, confermata dalla classifica redatta nel post-Calciopoli.

Nel 2008 dopo quattro stagioni tra le fila dei siciliani, Barzagli è pronto ad affrontare una piccola rivoluzione nella sua carriera: il passaggio al Wolfsburg. Dopo aver portato la fascia di capitano al Palermo, il difensore toscano viene acquistato dai Lupi insieme al compagno di squadra e vicecapitano dei rosanero Cristian Zaccardo. L’avventura in Bundesliga con i biancoverdi di Sassonia rappresenta un grande cambiamento per Barzagli, che si proietta all’estero, in una squadra che non è di primo piano ma che è destinata a riservare qualche sorpresa. Il Wolfsburg, sorprendentemente, ha appena concluso la stagione 2007/08 al quinto posto, dopo due anni in cui l’obiettivo massimo era stato la salvezza. L’architetto della resurrezione dei Lupi è Felix Magath, nome da incubo per i tifosi bianconeri dopo quel gol segnato per l’Amburgo durante la finale di Coppa dei Campioni del 1983.

Magath si rivela un uomo chiave nella crescita di Barzagli: grazie al coach tedesco, l’attuale numero 15 bianconero cambia mentalità e approccio alla gara e agli allenamenti, per diventare un vincente. La strada si rivela lunga e tortuosa, come Barzagli ammetterà in seguito. Tra gli aneddoti raccontati giocatore ne spicca uno in particolare: una volta Magath, per punire il difensore toscano, reo di non aver dato il 100% in allenamento, lo obbligò salire su una collinetta con in spalla il compagno di squadra Alexander Madlung, centrale difensivo di 93kg.

Barzagli e Zaccardo festeggiano la Bundesliga vinta con il Wolfsburg nel 2009.
Barzagli e Zaccardo festeggiano la Bundesliga vinta con il Wolfsburg nel 2009.

La prima stagione di Barzagli al Wolfsburg è sorprendente, sia per il resto della Bundesliga sia per gli stessi Lupi. Andrea si impone, gioca ogni singolo minuto della stagione 2008/09 e, per la prima volta nella storia del club, il Wolfsburg è campione di Germania. Tutto sembra andare a gonfie vele e l’anno seguente Barzagli debutta in Champions League. Eppure, la ruota sta per girare nuovamente, e il 2011 si rivela un’annata difficile per i Lupi, che sono in caduta libera verso il fondo della classifica e, dopo aver cambiato tre allenatori nel corso dell’anno, evitano la retrocessione solo all’ultima partita, grazie al ritorno in panchina di Magath e ai gol di Mandžukić. In pieno clima di disfatta, Barzagli lascia il Wolfsburg e la Bundesliga durante il mercato invernale, a gennaio 2011. Destinazione: la Vecchia Signora.

Nel 2014, il PSG ha pagato più di € 50 milioni per David Luiz; ammontare che corrisponde a 166 Barzagli, se si considera che i bianconeri hanno staccato un assegno di soli 300.000 € per acquistare il difensore toscano. All’epoca, la Juve navigava in ben altre acque, ma forse nessuno era ancora consapevole di aver fatto un enorme affare. Barzagli arriva a Torino durante un’annata che per la Juventus è drammatica, ed esordisce in una sconfitta per 2-1 contro l’Udinese, seguita da un altro KO contro la sua ex squadra, il Palermo. La squadra, ancora in sofferenza dopo Calciopoli, sta attraversando una delle stagioni più disastrose della sua storia recente, finita con il secondo settimo posto consecutivo.

La storia è nota, l’anno successivo l’arrivo di Antonio Conte in panchina riporta energia e combattività nello spogliatoio bianconero, e la Juventus ritorna in testa alla Serie A. Barzagli vive una stagione di grande spolvero e si ritrova a competere con Thiago Silva per il titolo di miglior centrale della Serie A. Sempre pronto ad anticipare gli avversari e a sfruttare il suo immenso senso della posizione, Andrea si fa riscoprire dagli appassionati di calcio italiani, che l’hanno dimenticato durante la sua parentesi in Germania. Si può così festeggiare il ritorno in Serie A di un difensore elegante, ostico da affrontare e costantemente in grado di porsi come esempio di fair play.

L’ultima partita della stagione 2011/12 è una gara speciale per la squadra e per tutti i tifosi bianconeri: non solo la Juve conclude il campionato in testa, dopo 28 match senza sconfitte, ma è anche l’ultima partita di Del Piero. Lo Stadium sembra un palcoscenico allestito ad hoc per la festa: i bianconeri conducono la gara 2-1 e Del Piero segna il suo ultimo gol in bianconero (anche se, ironicamente, la squadra porta la seconda maglia, rosa). Solo una cosa manca, per il trionfo perfetto: tutti i giocatori bianconeri avevano trovato la rete almeno una volta, durante una stagione così speciale… tranne Barzagli. Così, quando l’Atalanta concede un rigore durante il recupero, i compagni incitano Andrea ad andare sul discetto. Lui calcia con sicurezza, mettendo il proprio sigillo sulla stagione e sulla festa.

Col passare del tempo, Barzagli diventa sempre più fondamentale nella Juve di Conte, squadra sempre più simile ad una macchina perfettamente oliata. Durante la stagione 2013/14, solo una partita  rappresenta un particolare campanello d’allarme per i bianconeri: quella di Firenze, a fine ottobre. La Juventus si trova in vantaggio 2-0 al Franchi, ma il match termina 4-2, con la Fiorentina che trova il gol tre volte in cinque minuti, durante quella che appare come un’amnesia collettiva per l’undici di Conte. Barzagli, come tutta la difesa, non è incolpevole, ma qualcosa deve essere successo dopo quella partita. I “moschettieri” della difesa devono essersi guardati negli occhi dicendosi «mai più», guidando poi la squadra ad un altra stagione da record (i 102 punti in campionato totalizzati a fine stagione rimangono nella storia).

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Purtroppo qualche infortunio compromette la stagione 2014/15 del numero 15 bianconero, la prima con Allegri in panchina. Barzagli ha occasione di giocare qualche scampolo di partita durante la doppia semifinale di Champions contro il Real Madrid, entrando per rinforzare la squadra in fase difensiva e proteggere il risultato. Sul finale di stagione però, un infortuno di Chiellini offre ad Andrea la possibilità di giocare la finale di Berlino da titolare. Il recupero di Barzagli fa tirare un sospiro di sollievo ai tifosi bianconeri, non esattamente a proprio agio all’idea di affrontare Messi, Neymar e Suárez giocando con Ogbonna, quasi mai titolarizzato durante l’anno. Nonostante la vittoria blaugrana, Barzagli e gli altri difensori bianconeri fanno il loro massimo per rendere il compito della MSN più difficile del previsto.

Al di là dell’apporto straordinario dato da Barzagli alla squadra durante l’assalto allo scudetto vinto in rimonta la scorsa stagione, c’è un aneddoto in particolare che la dice lunga sull’uomo, oltre che sul calciatore. Il sei marzo, contro l’Atalanta (di nuovo), indossando la divisa rosa (di nuovo), Barzagli va a segno, girando in rete un debole colpo di testa di Mario Mandžukić finitogli sui piedi, sullo sviluppo di un calcio piazzato. È il secondo gol in maglia bianconera per il difensore azzurro. Subito dopo la partita, intervistato a bordo campo, Barzagli ammette: «Tutti mi prendono in giro, anche lo staff medico, perché non segno mai». E, quando gli viene chiesto del gol, risponde «Certo, sono contento, ma non sono molto contento per come ho difeso oggi. Avrei potuto fare meglio». Si trattava della nona partita di fila in cui la Juventus non aveva subito gol, una serie positiva destinata a continuare fino al raggiungimento del record di imbattibilità per Buffon, 973 minuti. Un record che, come il portiere bianconero ha tenuto più volte a ricordare, è giusto condividere con tutta la difesa: Chiellini, Bonucci e l’eroe in incognito, Andrea Barzagli.

 

Articolo apparso originariamente su Unusual Efforts l’11 aprile 2016, con il titolo di Andrea Barzagli, the hidden hero of Juventus.


di Agnese Rumolo


La carriera in azzurro di Andrea Barzagli: i successi con l’Under 21, il Mondiale 2006, l’oblio, la risalita. Storia di un’ascesa rapida e di una risalita non facile.  


I successi ottenuti da Barzagli con la nazionale cominciano già nel 2004: quell’anno, infatti, l’allora 23enne originario di Fiesole vince i campionati Europei con l’Under21 e, nell’agosto dello stesso anno, insieme alla nazionale olimpica, conquista il bronzo ai Giochi di Atene.

Ma i suoi successi sono appena iniziati: viene infatti convocato in Nazionale maggiore da Marcello Lippi e a novembre esordisce nell’amichevole contro la Finlandia. In seguito a questa prima convocazione, il difensore toscano entra a tutti gli effetti a far parte del gruppo azzurro selezionato da Lippi per i mondiali del 2006 – insieme ad altri 3 suoi compagni del Palermo: Cristian Zaccardo, Simone Barone e Fabio Grosso. In Germania Barzagli gioca solamente due partite: Italia-Australia (1-0), la sua partita d’esordio, in cui entra partita in corso in seguito all’espulsione di Marco Materazzi, e Italia-Ucraina (3-0), in cui gioca da titolare in seguito alla squalifica del numero 23 nerazzurro.

Ma nel 2008, a due anni dalla conquista del mondiale, la Nazionale sembra essere diventata un incubo per Andrea: gioca molte partite nelle fasi di qualificazione, ma la sconfitta nella partita d’esordio contro i Paesi Bassi (3-0) fa sì che l’allenatore Donadoni decida di non schierarlo più nell’undici titolare. Come se non bastasse, il 19 giugno 2008, nel corso degli Europei di Austria e Svizzera, Barzagli subisce un infortunio al menisco in allenamento, che gli impedisce di continuare la competizione.

La promettente carriera azzurra del numero 15 bianconero sembra destinata a precipitare verso l’abisso: dal tetto del mondo, raggiunto solo due anni prima, all’oblio più totale. Coverciano, oramai, è un miraggio. Il fatto che il giocatore sia confinato in Bundesliga certo non lo aiuta, in termini di visibilità. Arriva il 2010, anno dei mondiali in Sudafrica, e Barzagli non viene convocato. L’Italia non supera la fase a gironi.

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Nel gennaio 2011, però il difensore toscano torna in Italia e si unisce alla Juventus. E, con la rinascita della Signora, Barzagli sembra una fenice che risorge dalle ceneri: diventa un cardine della difesa bianconera, un giocatore fondamentale per l’allenatore Antonio Conte, tanto da suscitare l’attenzione di Cesare Prandelli. Finalmente, alla fine del 2011, Barzagli torna a vestire la maglia azzurra e diventa parte integrante del gruppo che partecipa ai campionati europei in Polonia e Ucraina. L’Italia arriva seconda, dopo aver perso la finale contro la Spagna 4-0. Barzagli è convocato anche per i mondiali del 2014, ma anche questa volta la squadra non va oltre la fase a gironi.

È però con gli Europei del 2016 che L’Italia intera si rende conto del ruolo fondamentale del numero 15 bianconero nella squadra azzurra: oltre ad essere fondamentale nel reparto difensivo, è chiaro quanto Barzagli sia amato dai compagni e quanto sia un leader non solo della difesa – la famosa B-BBC, muraglia azzurra e bianconera – ma della squadra in sé. C’è spazio anche per un episodio simpatico: durante il riscaldamento precedente la partita contro la Svezia, dimostra alla nazione – e al mondo – che dietro le spalle larghe e il serio cipiglio si nasconde un cuore d’oro: salva infatti una coccinella che zampettava imperterrita sul campo da gioco.

Euro 2016 è storia recente: gli Azzurri, ritenuti sulla carta modesti ma animati dalla grinta tipica delle squadre di Conte, raggiungono i quarti di finale, dove incontrano la Germania: la più classica tra le classiche, un match sentito da entrambe le squadre. La partita finisce 1-1 nei tempi regolamentari ed è tempo di calciare i rigori: Andrea si presenta sul dischetto dopo l’errore di Simone Zaza. C’è molta pressione sulle sue spalle, ma lui non esita: vuole vincere. E segna con freddezza. Ma, a causa degli errori di Pellè, Bonucci e Darmian, i tedeschi escono vincitori. Andrea è devastato e l’intera nazione se ne accorge: al termine della partita si sfoga ai microfoni di Rai Sport, scoppiando in lacrime e ripetendo in continuazione questa frase: «Nessuno ricorderà ciò che abbiamo fatto».

Barzagli poi si dimostrerà ancora più leader azzurro: Simone Zaza viene, infatti, preso di mira dai media italiani ed internazionali a causa dell’errore dal dischetto. Andrea mostra solidarietà al compagno attraverso un messaggio postato su Instagram dalla moglie, questo:

Una sana follia #SimoneZaza #noitifiamoperte #semplicità #umiltà #bellagente #mattia #bimbifelici 🙃🌱😜#

A photo posted by Maddalena Nullo (@maddalena_nullo) on


L’amarezza e la delusione di Barzagli a causa dell’eliminazione dagli Europei sono anche dovute al fatto che l’esperienza in Francia avrebbe dovuto essere l’ultima con la maglia azzurra, almeno stando a quanto il difensore aveva annunciato prima di prendere parte alla spedizione. Andrea oramai ha 35 anni, la sua carriera dovrebbe concludersi nel 2018: forse sarebbe il caso di mettere via gli scarpini della nazionale e concentrarsi solo sulla Juventus. Ma l’Italia non è ancora pronta a fare a meno di lui ed è il CT Ventura a dimostrarlo, durante una visita a Vinovo. In seguito al suo primo incontro con il nuovo selezionatore azzurro, in un’intervista a Sky Sport Andrea dichiara: «Ho avuto sensazioni positive. È stato un colloquio interessante anche con tutti gli altri ragazzi. Quindi mi ha sempre incuriosito come allenatore per la preparazione che ha e la conoscenza di calcio quindi sicuramente in questo mese la voglia mi è tornata, adesso vedremo. Se continuo a stare bene non vedo perché non potrei continuare. Non decido poi io, le scelte le fa l’allenatore poi sicuramente se dovessi prendere una decisione sarà anche merito suo. Se mi chiamasse penso però che direi di sì».

E Ventura, consapevole del valore di Barzagli, lo chiama. Andrea, da uomo responsabile qual è, risponde. Ha ancora tanto da dare e lo darà. Sempre, fino alla fine.


di Luca Rossi


Approfondimento tattico sul difensore bianconero


Andrea Barzagli, arrivato in sordina nel mercato di riparazione del 2011, si è rivelato uno dei migliori acquisti dell’era Marotta-Paratici. È uno dei magnifici otto che hanno contribuito alla conquista dei cinque scudetti consecutivi e si è affermato senza dubbio per le qualità morali come uno dei leader più carismatici della squadra. Nonostante avesse dimostrato promettenti qualità già a Palermo, il nostro numero 15 ha trovato la sua definitiva consacrazione proprio in bianconero, superata ormai la soglia dei 30 anni, dopo aver ragginto a Torino la piena maturazione calcistica. Adesso può essere inserito più che meritatamente nella lista dei migliori difensori al mondo.

La caratteristica principale in cui Barzagli eccelle è l’attenzione; la singolare concentrazione mostrata in ogni singola partita. A differenza dei suoi colleghi di reparto, non si concede mai sporadici passaggi a vuoto, ed è pressoché impossibile individuare nelle sue prestazioni errori macroscopici ed eccessivamente dannosi per la squadra. Questo enorme pregio deriva da una invidiabile tenuta psicologica e mentale, a cui si affianca un bagaglio di esperienza notevole. Emblematiche in questo senso sono l’intervista post partita di Milan-Juventus (terminata uno a zero per i padroni di casa) e la sua prestazione durante match. Dopo il goal annullato a Pjanic, lui, più di tutti, ha giocato con ancora maggior cattiveria e agonismo, trasformando l’episodio negativo non in frustrazione e nervosismo, ma in carica positiva e determinazione. Intervistato dopo la fine dell’incontro ha fatto intendere come il problema fondamentale della gara non sia stato l’errore arbitrale, bensì i sessanta minuti successivi di scarsa pericolosità della squadra. Questo è l’atteggiamento dei giocatori da Juventus.


Il numero bassissimo di errori di Barzagli è senza dubbio legato anche alla grande coordinazione di cui il nostro centrale difensivo dispone, caratteristica che lo rende raramente vittima di problemi di equilibrio con o senza palla. Coordinazione ed equilibrio sono doti fondamentali per un difensore, poiché permettono di effettuare al meglio le marcature sui calci piazzati, di essere maggiormente reattivi e rapidi con le gambe e di avere un maggior controllo del pallone nella fase di impostazione dell’azione (che, nella Juve attuale, parte proprio dai tre difensori) e di vincere un numero maggiore di rimpalli. Questi ultimi possono essere molto pericolosi negli ultimi venti metri della propria metà campo, ma una corretta postura del corpo aumenta la probabilità di uscirne vincitori. Ecco che si giunge ad analizzare un’altra qualità di Barzagli: la pulizia degli interventi, aspetto che presenta importanti vantaggi. Il primo è la minor propensione al fallo: i dati in confronto a Chiellini, suo compagno di reparto non propriamente noto per la brillante coordinazione, sono emblematici. Nella stagione scorsa Chiellini ha avuto una media di 1 fallo a partita sia in Champions League che in serie A; Barzagli di 0,2 e 0,4 tra Serie A e Champions League. La differenza è evidente, ed è risaputo come i calci piazzati nei pressi dell’area di rigore possano essere molto temibili. Il secondo vantaggio è la maggior probabilità di uscire col pallone vicino da un contrasto o da una qualsiasi chiusura difensiva. Questo porta innanzitutto a diminuire il numero di seconde palle su cui gli avversari si possono pericolosamente avventare e, in caso di intervento pressoché perfetto, permette di far ripartire rapidamente l’azione.

Sebbene per via dell’età non abbia la rapidità né il passo di un giovane, Barzagli si rivela un ostacolo difficilmente superabile nell’1vs1. L’esperienza, la capacità nel posizionamento e l’abilità nel leggere i dribbling avversari gli permettono di riuscire spesso a strappare il pallone all’avversario o perlomeno allontanarlo dalla propria area di rigore. Sa quando deve intervenire e quando invece deve temporeggiare. È proprio quanto accaduto con Niang, attaccante di tredici anni più giovane e tra i più in forma del campionato, nell’uscita recente contro il Milan: in questa circostanza, il difensore bianconero non ha abboccato alle finte del francese e lo ha costretto ad arretrare di qualche metro, mettendo in pratica tutto ciò che il manuale del buon difensore prevede. Barzagli non rischia il contrasto in quanto non sicuro, a piccoli ma rapidi passi cerca di guadagnare campo facendo indietreggiare l’attaccante, tiene un baricentro basso per agevolare la mobilità ed ostruisce totalmente lo spazio verso l’area di rigore lasciando a Niang come unica soluzione il retropassaggio al compagno. Con l’attaccante spalle alla porta applica una aggressiva ricerca dell’anticipo, essendo in grado di adottare, a seconda delle circostanze, anche un atteggiamento maggiormente conservativo, volto a far arretrare l’avversario.


Emblematica in questo senso è stata la partita clou del campionato scorso: Juventus-Napoli. In quest’occasione Barzagli, attraverso un atteggiamento molto aggressivo ma sempre puntuale ha letteralmente annullato il nostro attuale numero 9, un certo Gonzalo Higuain. Questa ricerca continua dell’anticipo è la conseguenza delle marcature preventive che la difesa bianconera applica magistralmente e che è uno delle fondamenta dell’imperforabilità della squadra. In fase di possesso palla avanzato due dei tre difensori (generalmente Chiellini e, appunto, Barzagli) si posizionano nei pressi degli uomini offensivi avversari in modo tale da poter intervenire non appena il pallone li raggiunge. Così facendo, si impedisce alla squadra avversaria di guadagnare campo, si mantiene un baricentro alto e, in caso di recupero immediato del pallone, si rende asfissiante la pressione sulla difesa avversaria. Barzagli e Chiellini inoltre in queste situazioni possono tenere un atteggiamento particolarmente aggressivo, consapevoli che, in caso di intervento non riuscito, un compagno (Bonucci) dietro di loro può coprirli e rendere vano il contropiede avversario.

Caratteristica essenziale per un difensore è la diligenza e l’intelligenza tattica e anche da questo punto di vista Barzagli eccelle. Non si fa mai trovare fuori posizione effettuando un discreto numero di intercetti e di chiusure difensive. È riuscito ad adattarsi egregiamente al modulo fluido di stampo “allegriano” in cui la squadra tra fase di possesso e non possesso alterna la difesa tre e a quattro. Generalmente, in fase di non possesso, Barzagli ha il compito di allargarsi a destra andando a interpretare il ruolo del terzino bloccato. Effettuando questi movimenti con puntualità migliora l’occupazione degli spazi da parte dell’intera squadra.

Per quanto concerne la fase di possesso palla, il difensore azzurro denota una discreta tecnica di base, che gli permette di esercitare una buona qualità nel palleggio e di districarsi nelle situazioni di pressing alto avversario. Sotto questo punto di vista è migliorato molto in questi anni, proprio perché sollecitato e coinvolto nell’impostazione della manovra dal basso. Ogni tanto si concede qualche penetrazione palla al piede che permette di saltare la prima linea difensiva avversaria o addirittura qualche sgroppata sull’out di destra se ha spazio libero davanti a sé. È rimasta nella memoria la sua progressione palla al piede in contropiede contro la Roma nel 2012 che ha portato alla segnatura di Giovinco per il 4-1 finale.


Da questo video si evince anche la grande velocità in progressione in dote al centrale bianconero. Allegri si affida a lui per sostituire Bonucci, quando quest’ultimo è assente. A differenza del nostro numero 19 però, Barzagli non interpreta perfettamente il ruolo in fase propositiva. Pur essendo capace di verticalizzare non ha la visione di gioco del suo compagno di reparto e pertanto la sua incidenza come fonte di gioco nella manovra bianconera è inferiore.

Il limite principale dell’azzurro classe 1981 è, purtroppo, l’età: non ha la reattività di qualche anno fa e in alcune circostanze, poche, in verità, non riesce a colmare con l’esperienza e l’intelligenza il deficit di rapidità rispetto ad avversari particolarmente tecnici e veloci. In particolar modo soffre i brevilinei che coi primi passi in rapidità riescono a procurarsi spazio sufficiente per giocare il pallone. Inoltre, non si tratta inoltre di un difensore goleador, soprattutto se rapportato ai suoi compagni del pacchetto arretrato. Solo due goal all’attivo in maglia bianconera, di cui uno su rigore. Questo dato è spiegato dal fatto che tendenzialmente sulle palle inattive salgono gli altri due centrali, mentre lui rimane dietro a fornire copertura.

Nel rapporto qualità prezzo l’acquisto di Barzagli si staglia senza dubbio tra i top 3 dell’era Marotta. Tra due anni molto probabilmente saremo costretti a salutarlo, ma i tifosi bianconeri mostreranno sicuramente tanta gratitudine e stima per un giocatore che ha dato tutto per questa maglia e che merita applausi per la professionalità. Sicuramente, nei prossimi due mesi, in cui sarà assente dal campo in seguito all’infortunio alla spalla patito contro il Chievo, ci mancherà.