Turnover e minutaggio: come arriva la Juve a Cardiff?

di Alberto Calò


Come è riuscito Allegri a portare la Juventus in fondo a tutte le competizioni? Quanto ha influito il turnover sulla condizione atletica bianconera?

Nei giorni frenetici post-sconfitta con la Roma, molti hanno accusato la Juventus di avere una panchina inadeguata. Poi, il dominio in Coppa Italia contro la Lazio e il trionfo scudetto con il Crotone hanno fatto tornare il sorriso anche sulla bocca degli scettici. Resta, però, un punto interrogativo: che valore dare alla nostra panchina? È possibile arrivare ad un passo, letteralmente, dalla conquista di tre trofei pur avendo una rosa complessivamente non all’altezza?
Si potrebbe provare a determinare la qualità della panchina tramite un confronto diretto tra titolari e riserve, ma un’analisi decontestualizzata non aiuta a capire l’effettiva competitività di una rosa, valutabile esclusivamente tramite gli esami del campo, ossia attraverso il conseguimento o meno di determinati risultati.
Paradossalmente, il 15 gennaio, giorno della sconfitta contro la Fiorentina, la Juventus i risultati li stava ottenendo: capolista in campionato, ai quarti di Coppa Italia e agli ottavi di Champions. D’altra parte, la sensazione che ancora mancasse qualcosa, c’era. E quindi Allegri, seguendo il detto “cambia, prima di essere costretto a farlo”, ha lanciato la rivoluzione del 4-2-3-1. I primi dubbi sulla profondità della rosa sono sorti proprio in quel momento: i giocatori della Juventus riusciranno ad adattarsi alla novità?
Nel match con la Lazio del 22 gennaio, la Juve è scesa in campo per la prima volta con la nuova disposizione tattica. L’unica differenza con la formazione ideale (per intenderci quella di Juventus-Barcellona) erano i terzini: Lichtsteiner e Asamoah al posto di Dani Alves, all’epoca in fase di rodaggio dopo l’infortunio di Genova, e di Alex Sandro, squalificato nella gara contro i viola.

Nei quattro mesi successivi all’incontro con i biancocelesti, la Juventus ha giocato 18 partite in campionato, di cui ben 16 con il 4-2-3-1 dal primo minuto (cambia modulo solo con l’Empoli in casa e a Roma) collezionando 13 vittorie, 4 pareggi e 1 sconfitta.  Rispetto alla formazione del Camp Nou, in Serie A l’ex tecnico del Milan ha optato costantemente per un turn-over mirato sin dal fischio d’inizio:

La tabella mostra il n° di cambi, rispetto alla formazione “titolare”, che Allegri ha attuato nelle ultime 18 giornate di campionato.

  • Nelle 11 occasioni in cui Allegri si è affidato a formazioni diverse per almeno quattro undicesimi dalla formazione assunta come titolare, la Juventus ha risposto con 8 vittorie, due pareggi e una sconfitta.
  • Le uniche due volte (Udinese e Atalanta) in cui Max ha schierato dall’inizio gli 11 di Barcellona in campionato, la Juventus ha raccolto due punti.
  • Dopo le due partite contro i blaugrana e la semifinale di andata con il Monaco, la Juventus ha affrontato rispettivamente Pescara, Genoa e Torino. In questi tre match Allegri ha applicato il turn-over più massiccio (escludendo Bologna all’ultima giornata) con 6 cambi, ottenendo 7 punti sui 9 disponibili.
  • Sul turn-over non ha influito il fascino del big match. Forte del vantaggio in classifica e con un occhio agli impegni europei, contro Milan, Napoli, Torino e Roma, quattro partite storicamente molto sentite dai tifosi, l’allenatore ha cambiato rispettivamente 4,4,6 e 5 giocatori conquistando 5 punti (1 vittoria, 2 pareggi e 1 sconfitta).
  • Allegri ha privilegiato una rotazione maggiore per le partite casalinghe, cambiando 4,1 giocatori di media rispetto alla formazione tipo. In trasferta, invece, la media è di 3,1.

Anche il minutaggio complessivo dei giocatori, considerando tutte le competizioni, fornisce delle indicazioni interessanti per capire il tipo di gestione attuata da Allegri nel corso della stagione. Nella tabella sottostante sono riportati il numero delle partite giocate; il numero dei match iniziati dal 1° minuto; le volte in cui un giocatore è subentrato o è stato sostituito.

  • Escludendo Rincon (perché arrivato a Gennaio) e Pjaca (perché infortunato di lungo periodo), i giocatori meno impiegati sono stati Benatia e Lemina (1183 minuti per il marocchino e 1211 per il Gabonese), accomunati da diversi problemi fisici e dalla convocazione in Coppa d’Africa.
  • Higuain è di gran lunga il giocatore più utilizzato con 4397 minuti in 54 presenze, unico della squadra ad aver scavallato quota 4000 minuti. Dietro all’Argentino troviamo Mandzukic (3791 minuti in 49 presenze), Buffon (3765 in 42 presenze) e Khedira (3742 minuti divisi tra 45 presenze).
  • Nel reparto difensivo la rotazione ha riguardato soprattutto Chiellini (32 presenze e 2571 minuti) e Dani Alves (32 presenze e 2548 minuti), il cui posto è stato preso con regolarità da Barzagli (38 presenze e 2549 minuti) e Lichtsteiner (30 presenze e 2199 minuti). Non a caso il centrale della nazionale e lo svizzero hanno il maggior numero di presenze e il minutaggio più elevato tra i panchinari.
  • Allegri ha curato particolarmente il risparmio di energia di Dybala e Pjanic, che sono stati sostituiti rispettivamente 29 e 18 volte. L’Argentino è arrivato al triplice fischio solo in 11 occasioni.
  • Il tortuoso recupero di Marchisio ha costretto Pjanic e Khedira agli straordinari. Il Principino ha collezionato 18 presenze in meno del Bosniaco e 17 in meno dell’ex Real Madrid.
  • Lemina, Pjaca e Cuadrado sono i giocatori entrati più volte a partita in corso (17,17 e 15). L’infortunio del Croato ha impedito un turn-over più ampio per Mandzukic, che infatti è secondo per presenze in stagione.

Le scelte di Allegri sono sempre state orientate a schierare la miglior formazione possibile nella fase ad eliminazione diretta della Champions League e della Coppa Italia. Ciò significa che le rotazioni più corpose sono avvenute in Serie A. Prendendo in considerazione le partite di campionato, quanto ha influito la presenza di molti gregari nell’11 titolare? Ne ha in qualche modo peggiorato l’efficienza?

Nella tabella qui sopra sono elencate le riserve della nostra rosa che hanno raccolto almeno 5 presenze da titolare in campionato. Dopo le 38 giornate, la media punti della Juventus in Serie A è di 2,39 punti, frutto di 29 successi, 4 pareggi e 5 sconfitte. Soltanto con Benatia titolare la media scende sensibilmente fino a 2. Con tutti gli altri la media è praticamente uguale (Sturaro e Lemina) oppure superiore. Il dato che impressiona maggiormente è quello relativo a Rugani, che quando è stato schierato dal primo minuto ha conosciuto solo la parola vittoria (11 su 11).

Quindi, considerato quanto detto finora, riprendiamo la domanda iniziale: è possibile arrivare ad un passo, letteralmente, dalla conquista di tre trofei pur avendo una rosa inadeguata?

La risposta è no. Non è possibile. Ed è proprio per questo che la Juventus ha già alzato due coppe ed ha la possibilità tra 72 ore di portare a casa la terza: la sua rosa è più che adeguata. Indubbiamente ci sono delle criticità, delle condizioni migliorabili in sede di mercato, ma niente che a breve termine non fosse possibile mascherare con intuizioni tattiche (come Dani Alves alto a destra in questo ultimo periodo) o con lo spirito di sacrificio di alcuni titolari (vedi Mandzukic esterno e Barzagli terzino). Arrivare fino in fondo a tutte le competizioni è complicato e la linea rossa che separa una gestione accurata delle risorse da un turn-over forzato è davvero sottile. Tuttavia Allegri è riuscito a camminare sul ciglio del burrone senza perdere l’equilibrio: ha fatto riposare i titolari senza inficiare il percorso nelle tre competizioni e allo stesso tempo ha fatto sentire le riserve parte integrante della rosa.

L’oculato turn-over riservato a Dybala e Pjanic ha permesso a due tra i talenti più cristallini della squadra di arrivare in ottime condizione agli appuntamenti più importanti della stagione. Non aver forzato il ritorno di Marchisio permettendone un graduale reinserimento, ha fatto sì che, al momento dell’infortunio di Khedira, Claudio si trovasse in una forma accettabile, abbastanza da prendere in mano il centrocampo senza esitazioni. Vale lo stesso discorso per aver consentito a Dani Alves di adattarsi alla nuova realtà senza fretta, nonostante le critiche di inizio anno, con risultati strepitosi.

E c’è una caratteristica che unisce le fasi salienti dell’amministrazione Allegri: la calma.

La calma, quella necessaria per non essere distratti dal dito quando l’obiettivo è la Luna.
La calma, quella imprescindibile per capire il momento in cui cambiare.
La calma, quella essenziale per affrontare delle situazioni che potrebbero spaccare l’ambiente e che invece finiscono per compattarlo.

Ma la calma, in una società come la Juventus, è più facile mantenerla se, mentre amministri le energie, i risultati continuano ad arrivare. E i risultati, come abbiamo visto, non si sono mai fermati indipendentemente dal turn-over. Partita dopo partita la panchina ha sempre dato il suo contributo. Se, a prescindere dall’esito di Cardiff, la stagione 2016/2017 verrà ricordata come una delle migliori della storia della Juventus, il merito è di tutti: dirigenza, tecnico e giocatori. Gregari compresi.