Uno-Due #1


LE NOSTRE RISPOSTE ALLE VOSTRE DOMANDE

(per inviarcele leggete qui)


risponde Antonio Corsa


Ciao a tutti. Innanzi tutto complimenti per il sito e per il lavoro che state facendo. Vi faccio una proposta (indecente): che ne pensate di organizzare una o più volte una diretta radio durante una partita della Juve? Con commenti di tattica, di azioni, di gol, di errori tutti in tempo reale… Per chi non può vedere le partite in tv sarebbero due ore grandiose, per chi invece le segue sarebbe una goduria immensa ammutolire i vari cialtroni a pagamento ed ascoltare voi. Un saluto ragazzi.

Fab


Ciao Fab. Sarebbe molto bello, non c’è dubbio. Ci sono però delle difficoltà tecniche che lo rendono piuttosto proibitivo. Innanzitutto, il nostro gruppo è fatto da gente che vive in Italia e gente che vive all’estero. C’è chi è abbonato a Sky e chi a Mediaset. Chi guarda le partite in tv e chi le guarda in streaming, con inevitabile ritardo. Chi le osserva a casa, in silenzio, senza “disturbi” e chi con amici, parenti o addirittura in locali o proprio in differita. Nella nostra chat dobbiamo già stare attenti agli spoiler durante le partite, figuriamoci come potrebbe essere difficile coordinarci assieme e organizzare un live. Resta una bella idea, ma pensiamo sia più facile una CLIP (vi siete abbonati al nuovo show?) a caldo, magari con un giro di opinioni flash, soprattutto qualora dovesse succedere qualcosa di interessante da commentare subito. Ad ogni modo, grazie al nuovo giorno scelto per il podcast principale, IL BIANCO E IL NERO, che andrà in onda di lunedì, l’attesa per una nostra lunga discussione sarà comunque limitata (il giorno dopo le partite in linea di massimo ci saremo). Non è una diretta, ma è la cosa oggettivamente più simile ad una diretta possibile, al momento.



risponde Andrea Lapegna


Non credete che il modulo ideale per far coesistere Mandžukić e Higuaín, che giocano assieme al momento per l’assenza di Dybala, sia il 4-4-2 con Cuadrado a destra e Alex Sandro a sinistra?

Roberto S.


Credo che Allegri abbia dimostrato, in questo primo scorcio di stagione come non mai, che per una rosa non esiste un modulo migliore di un altro a priori. Una delle caratteristiche del nostro allenatore è proprio la capacità di interpretare le partite e i momenti all’interno delle stesse, o addirittura di lasciare che siano i propri giocatori a farlo. Abbiamo visto come la fluidità di uomini e posizioni sia ormai tale da rendere difficile un inquadramento numerico (anche se noi continueremo a provarci).

Nel modulo proposto, la risalita del pallone sarebbe affidata alle capacità di smarcamento dei due esterni (o alle sponde dei due attaccanti): questo perché con un uomo in meno a centrocampo, i due mediani dovranno avere caratteristiche volte più a filtro, recupero e smistamento del pallone, che non alla vera e propria creazione di gioco (cfr Emerson e Vieira).

In un 4-4-2 classico Alex Sandro e Cuadrado si troverebbero benissimo con Evra e Dani Alves a guardar loro le spalle. Entrambi sarebbero liberi di prendere il corridoio esterno o interno a piacimento, confidando nel contraltare di chi sta qualche metro più indietro. Entrambi hanno notevoli qualità nel creare superiorità numerica – finte di corpo il colombiano, un treno dritto per dritto il brasiliano – e troveremmo il fondo con continuità. Già immagino Higuaín e Mandžukić leccarsi i baffi per la qualità/quantità dei cross che riceverebbero.

Problemi semmai si presenterebbero nel momento in cui trovassimo una squadra che non ha paura ad abbassarsi, difendendo l’ampiezza (cfr Atlético del primo Simeone). In questi casi si deve necessariamente passare per il centro, muovendo il pallone rapidamente sia in orizzontale che in verticale, magari sfruttando inserimenti profondi. I due centrocampisti però non saranno sufficienti né qualitativamente né numericamente per garantire un tale apporto tecnico, senza nemmeno parlare dei pur indispensabili movimenti tra le linee. I due attaccanti rischiano di schiacciarsi ancor di più sui difensori avversari, rendendosi facilmente domesticabili.

Il che ci porta al vero core problem: i 3 di centrocampo. Allegri non rinuncerà mai ad avere il palleggio garantito da mediano e due mezz’ali, che è una condizione necessaria (ma non sufficiente) per il suo gioco fanno di interconnessioni tecniche e scambi rapidi volti a disorganizzare la struttura posizionale degli avversari (cfr la sua tesi a Coverciano). Oltretutto, mancherebbe il giocatore tra le linee a chiamar fuori i difensori avversari (Lazzari, Boateng, Tévez, Dybala, Pjanić, chi più ne ha più ne metta), sempre più indispensabile nel calcio di oggi dove le squadre giocano in 30 metri.

Avendo a disposizione due esterni così, il 4-4-2 rimarrà una tentazione sempre aperta, una possibilità a cui almeno noi tifosi non chiuderemo mai veramente la porta. A mettere tutti d’accordo ci penserà, ancora una volta, il buon Paulo Dybala, di cui attendiamo il ritorno come un bambino aspetta il Natale.



risponde Francesco Andrianopoli


Ciao ragazzi, siete tra i pochissimi che parlate seriamente di Juve. Grazie! Una domanda: Ogni partita della Juve, il centrocampo gioca i primi 20/30 minuti in modo disinvolto, capaci di saltare l’avversario, sempre pronti a cercare il passaggio filtrante. Dopo tale periodo cala il sipario e si vedono quasi solo passaggi in orizzontale od addirittura all’indietro, con Buffon quasi sempre in difficoltà nel cercare il disimpegno sui difensori e raramente propenso a cercare i lanci lunghi. Sono io che leggo male la partita o è così? Lo si fa per risparmiare energie? È una questione di uomini (non sempre nel loro ruolo naturale)? Quando riusciremo a vedere un centro più sicuro di sé e più offensivo? Una caro saluto e grazie.

Roberto da Leverkusen


Non è un errore di lettura, è una precisa scelta tattica. Allegri sa che i momenti cruciali in una partita di calcio, quelli in cui si decidono le gare, nella maggior parte dei casi, sono il primo e l’ultimo quarto della sfida; di conseguenza, come alcuni altri allenatori (ad esempio Mourinho, che è estremamente affezionato a questo tipo di approccio), alterna fasi di gioco aggressivo a momenti di calcio più controllato non solo in base al risultato, ma anche tenendo in considerazione il momento della partita, in modo da tenere sotto controllo il dispendio energetico ed emotivo della sua squadra.

Nella prima fase della partita si esce forti dai blocchi di partenza, per trovare coraggio e contestualmente tentare di intimidire l’avversario: il pressing è più alto, si tentano giocate veloci in verticale, per indurre la controparte sulla difensiva.

Nella fase centrale si adotta una strategia più paziente, volta al controllo del risultato, lasciando spesso l’iniziativa agli avversari: baricentro basso, linee di passaggio più sicure e meno rischiose, dispendio di energie ridotto al minimo.

Nella parte conclusiva della gara, le energie risparmiate vengono impiegate nell’assedio finale, ritornando a una gestione della partita arrembante e aggressiva, al fine di prendere alla sprovvista un avversario che non abbia conservato altrettanto oculatamente le proprie risorse fisiche ed emotive.

Ovviamente si tratta di linee guida generali, più che di un diktat immodificabile: se il risultato o l’avversario lo impongono, si può adottare un approccio diverso, più conservativo o più aggressivo; in linea di massima, però, quando la Juve si trova in situazione di parità nella fase centrale della partita, anche eventualmente contro un avversario modesto, e adotta un atteggiamento rinunciatario, non è indolenza ma è una precisa scelta, che prelude a un cambio di atteggiamento nei minuti successivi.



risponde il prof. Kantor


Buonasera, sono un vostro accanito ascoltatore e lettore. (…) Questa sera vorrei porre un quesito ancora una volta al prof. Mi interesserebbe la sua opinione su un giocatore per cui ho un’inguaribile passione. (…) Sto ovviamente parlando di Mario Balotelli. Forse ispirandomi una sorta di “senso del proibito”, l’ho immaginato diverse volte con la nostra maglia. (…) Avendolo Allegri già gestito in maniera egregia, potrebbe la Juventus recuperare definitivamente un ragazzo che rappresenta l’unico attaccante italiano (assieme a Berardi) che possa toccare vette notevolissime a livello internazionale? Grazie,

Andrea


Sono la persona meno adatta a rispondere ad una domanda così, ma ci provo lo stesso. La risposta breve è: no, secondo me non vale la pena rischiare con un personaggio del genere.

La risposta lunga è: visti i precedenti un qualsiasi investimento economico e tecnico su Balotelli è sconsigliabile per diversi motivi. Il primo è il costo che, nonostante anni molto negativi rimane piuttosto alto. Il secondo è la personalità del giocatore, che non è destinata a cambiare perché in realtà nessuno cambia mai. Il terzo è la cifra tecnica, che per me non è eccezionale e comunque non tale da giustificare un rischio del genere. In particolare, Balotelli è un giocatore di difficilissima collocazione in una squadra di vertice; perché è un accentratore di gioco che non segna moltissimo ed è assai poco propenso a giocare con la squadra. In conclusione, la mia opinione è che la Juventus non ha alcuna convenienza a tentare un recupero del genere.



risponde Luca Rossi


Senza investimenti eccessivi, a gennaio preferite Witsel (se lo Zenit accetta l’offerta non esorbitante di Marotta) o l’inserimento del giovane Bentancur? O puntereste su esuberi di squadre inglesi come il Man United come Scheiderling? Quale ritenete la strategia migliore? Grazie.

egg26


L a domanda nasce, giustamente, da un’esigenza della Juventus attuale: un centrocampista valido e affidabile per affrontare i momenti clou della stagione. La strategia deve essere orientata alla ricerca di un giocatore che possa inserirsi rapidamente nei meccanismi di squadra, che abbia l’esperienza e la mentalità per giocare fin da subito ad alti livelli sia in Italia che in Europa e che possa giocare la Champions League. In quest’ottica la preferenza se la aggiudica Axel Witsel. Ha esperienza europea e ha calcato da titolare sia con lo Zenit sia con il Belgio palcoscenici importanti. È un uomo d’ordine, garantisce una buona copertura a livello tattico e dispensa giocate semplici, corrette e adatte a una circolazione sicura e pulita del pallone. Può essere impiegato sia da metodista che da mezz’ala. Non stravolge le sorti di una squadra ma non gli si può chiedere questo. Altro aspetto positivo è l’apporto fisico che può dare e di cui il nostro centrocampo attuale è deficitario. Per il rapporto qualità-prezzo nonché per la rapida adattabilità al contesto di squadra appare il profilo migliore sul mercato considerando che, come Marotta ripete spesso, a Gennaio i big non si muovono. L’acquisto di Witsel diventerebbe addirittura necessario in caso di partenza di Hernanes con Lemina e Asamoah fino a febbraio probabilmente impegnati con la coppa d’Africa. Bentancour è un prospetto molto promettente, è giovane ma proviene da un pianeta, calcisticamente parlando, lontano anni luce dal nostro. Per l’utilità nell’immediato non è il giocatore perfetto perché necessiterà di tempo per inserirsi nei meccanismi di squadra nonché per abituarsi ai ritmi del nostro calcio. Per questi motivi il suo acquisto in questa sessione non deve essere l’unico rinforzo a centrocampo ma deve far parte di una strategia più ampia. Per gli esuberi di altri club bisogna valutare caso per caso. Vanno evitati i giocatori che fisicamente e qualitativamente da anni non garantiscono prestazioni di buon livello. In questo senso Schweinsteiger, nome fatto in estate, è poco affidabile. Schneiderlin è ai margini del MU quest’anno, è un giocatore che per caratteristiche, dispensatore di gioco e discreto recuperatore di palloni, potrebbe inserirsi nel nostro contesto ma bisogna innanzitutto valutare se sia un giocatore da Juve, e su questo ho molti dubbi. Poi sarà necessario analizzare la valutazione che lo United ne farà avendolo acquistato solo l’anno scorso per 35 milioni di euro. Non credo che il gioco varrà la candela.