Opinioni personali

Equivoco Pjanić

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Della posizione di Miralem Pjanić si è detto e scritto molto, anche su questi lidi, ma la situazione rimane in divenire e nuovi spunti richiedono nuovo inchiostro. Partendo da una domanda in calce a questa recente analisi tattica, dove si proponeva il bosniaco a mo’ di trequartista, è interessante riesumare vecchi concetti per rispondere alla stessa domanda ma in un contesto tuttora mutevole: dove piazzare Pjanić?

In maniera molto epistemologica, è forse utile ricordare le caratteristiche tecniche ed atletiche del bosniaco, per dare un quadro d’insieme di cosa sa fare cosa non può fare il nostro numero 5. Dotato di ottima tecnica individuale, Pjanić è un giocatore sui generis. Sa spostarsi lungo il campo per trovare il punto di ricezione migliore, ma non eccelle né nel dribbling né in velocità. Soffre particolarmente le marcature strette, anche se ha imparato ad evitare le schermature. Ha anche cominciato a sviluppare un ottimo senso della posizione che gli permette di ovviare a situazioni ingarbugliate, ma non è un centrocampista adatto a distruggere il gioco avversario e i contrasti rimangono sporadici. Ovviamente dà il meglio di sé con il pallone tra i piedi, ma non è un metronomo né un direttore in grado di dare i tempi all’orchestra. Non è a suo agio tra gli spazi stretti né tantomeno spalle alla porta, quindi è difficile immaginarlo stabilmente nella trequarti avversaria. In maniera un po’ ingenerosa ma franca, si può dire che Pjanić non è né carne né pesce, non è un regista – nemmeno nella modernissima accezione allegriana – né tantomeno un giocatore pronto a prendere porzioni di spazio più avanzate come farebbe un (anacronistico) trequartista. È una via di mezzo, e non per questo bisogno abbandonare la ricerca delle condizioni migliori per lui. Anzi.

Nonostante abbia una sensibilità tecnica fuori scala infatti, Pjanić non utilizza il possesso palla in modo accademico per ordinare la propria squadra o cercare di smuovere quella avversaria. Ama piuttosto servirsi delle proprie abilità per ravvivare l’azione e uscire con creatività da situazioni complicate. Se mi si passa il neologismo, si potrebbe quasi dire che l’uso che fa della propria tecnica è reattivo, anziché proattivo come legittimamente ci si aspetterebbe. In questo, è un giocatore molto diverso da un Jorginho o uno Xavi, cui spesso viene pure accostato.

Gioco di prima che toglie aria alla pressione avversaria. Che poi questa sua resilienza al pressing è uno dei motivi per cui Allegri lo ha messo là. 

Il bosniaco però è un giocatore molto più verticale di quanto si possa pensare. L’anno scorso – in Serie A – ha messo a referto circa 24 passaggi in avanti in media a gara (il 35% del suo totale), cosa che conferma l’attitudine del giocatore a far progredire l’azione piuttosto che a rallentarla. Tuttavia, la preferenza per il gioco corto è innegabile, soprattutto in considerazione dell’indole della squadra ad attaccare senza allungarsi. In francese, c’è un termine che indica questo tipo di giocatore, anche se forse un po’ “piatto”: relayeur, che significa approssimativamente colui che prende e rilancia la manovra. Le sue qualità brillano di più tra la fase di costruzione e quella di finalizzazione, dove può ricamare anziché costruire: in questo momento però gli viene chiesto un lavoro più quantitativo, quando invece sarebbe perfetto per far arrivare la palla nelle zone pericolose (è il giocatore ideale per far partire i third pass).

Parlando di Pjanić è difficile non menzionare l’estrema mobilità. Per quanto non abbia picchi atletici eccellenti, le grandi doti di corsa gli consentono di mantenere un fondo costante e di svariare in orizzontale per ritagliarsi la giusta posizione e ricevere il più comodamente possibile. Quest’anno ha percorso 10,786 km in media a partita, secondo solo a Matuidi e Alex Sandro nella rosa bianconera, due giocatori comunque facilmente associabili a un grande dinamismo.

Dopo questo breve e illustrativo recap, fioccheranno elaborati sui vari ruoli che potrebbe ricoprire quest’anno, e sull’opportunità o meno di farlo effettivamente giocare lì. Il tutto rigorosamente imho.

 

Mediano

Utilità nella Juventus 18/19: 8

Sfruttamento delle sue qualità: 6

Propensione del giocatore: 7

È opinione di chi scrive che Pjanić sia in qualche modo sacrificato nel ruolo di vertice basso in un centrocampo a tre. Questa opinione, molto diffusa, deriva dalla semplice constatazione che le sue qualità non sono messe sufficientemente in luce. In fase di possesso, i compiti richiesti al ruolo di mediano nella Juventus di Allegri sono di trasmissione e distribuzione, e si tratta di ruolo occupato in passato anche da piedi meno nobili dei suoi.

Oltretutto, i famigerati difetti in transizione della Juventus l’anno scorso hanno esposto tutte le sue difficoltà a coprire ampie porzioni di campo (una sfida comunque difficile da vincere per la stragrande maggioranza dei calciatori). Con due mezzali portate all’attacco del portatore come Khedira e Matuidi poi, lui è stato messo ancora più in imbarazzo del dovuto nelle transizioni negative.

L’impressione è che Pjanić occupi quel ruolo perché non c’erano altri centrocampisti in rosa in grado di farlo. Non è propriamente un giocatore d’ordine, ma può farlo. Non mette le basi per l’azione, ma può farlo. Non è una cinghia di trasmissione, ma può esserlo. Le cose potrebbero cambiare quest’anno con l’ingresso in rosa di Emre Can, un giocatore con delle letture senza palla miracolistiche, un’ottima distribuzione, e la capacità di coprire tanto campo in tutte le direzioni.

 

In ritardo sulla copertura di Gervinho. Se è lui a sbagliare lettura, si aprono praterie per gli avversari.

 

Trequartista

Utilità nella Juventus 18/19: 4

Sfruttamento delle sue qualità: 6

Propensione del giocatore: 6

“Ma allora, avviciniamolo alla porta”. La suggestione Pjanić trequartista ha sfiorato le menti di noi tifosi in più di un’occasione, ma non è così facile traslare sul campo una fantasia di mezza estate. Senza nemmeno considerare che ci sono giocatori più adatti di lui a quel ruolo (Bernardeschi, Dybala, Costa), la premessa imprescindibile è che Pjanić è un giocatore che ha bisogno di metri di campo davanti a sé per ‘vedere’ la giocata. La difesa della palla non è ottimale e il gioco spalle alla porta praticamente nullo; al bosniaco serve aria per poter effettuare la giocata, meglio ancora se in verticale (contrariamente al credo popolare, il bosniaco ha nelle sue corde la verticalizzazione, anche immediata, che però lesina a causa di un contesto di possesso sovente appiattito). Gli spazi occlusi della trequarti lo limiterebbero molto: benché possa spaziare a piacimento tra le sacche di spazio avversarie, non avrebbe gioco facile messo a contatto con la fisicità delle difese.

Oltretutto Pjanić non ha assolutamente il dribbling tra i suoi punti di forza, tentandone solo 0,93 a partita. Per quanto non indispensabile per il ruolo, una certa velocità di gamba è un notevole vantaggio in posizioni più avanzate e questa è una qualità che manca al nostro numero 5. 

 

Interno

Utilità nella Juventus 18/19: 9

Sfruttamento delle sue qualità: 10

Propensione del giocatore: 8

A mio avviso, Pjanić rende al meglio in posizione di interno destro di un centrocampo a due. Quella è la posizione che occupa nella sua nazionale, e quella è stata la posizione ricoperta a Roma durante la gestione Garcia, che ha probabilmente coinciso con le sue annate migliori nella capitale. Ora, molto di quella posizione dipende dal tipo di compagno da affiancargli, le cui caratteristiche possono plasmare la coppia e persino stravolgere la squadra. Con Khedira due anni fa ha avuto un’annata particolarmente felice perché il tedesco poteva sfruttare i movimenti sincroni di Dybala e Cuadrado su quel lato, e Pjanić beneficiava della copertura straordinaria di Mandžukić dall’altro lato. La Juventus aveva un palleggio più armonioso e diretto, e una discreta attitudine al pressing che favoriva le tendenze del tedesco. Con il cambiamento della struttura di gioco e una condizione fisica in declino, i difetti di Khedira sono sbocciati e hanno a loro volta messo a nudo quelli di Pjanić.

L’inserimento di Emre Can in pianta stabile potrà portare numerosi vantaggi. Su note più positive infatti, il bosniaco potrà sfruttare le doti in copertura dell’ex Liverpool e anche le sue letture per liberarsi qualche metro più avanti. Oltretutto, avrebbe un giocatore tra i cui piedi la palla “riposa” per non dover portare sulle sue spalle l’intera pressione di far progredire l’azione (ad oggi né Khedira né Matuidi offrono questa caratteristica). Si concentrerebbe invece su quello che sa fare meglio: tagliare le linee e andarsi poi a riprendere la sponda, facendo al contempo salire la squadra. 

Questo

Ho anche sentito discutere sul lato in cui impiegarlo: io dico destra senza timore di essere smentito. A sinistra perderebbe un tempo di gioco a girarsi, dovrebbe utilizzare di più appoggi interni e il piatto del piede, e sarebbe magneticamente attratto sulla diagonale che va dall’out al centro della difesa, limitando così il gioco interno; a destra, di contro, vede più campo e con più rapidità (di pensiero e di calcio). Insomma, una spiccata attitudine posturale a giocare sul suo piede forte.

Attraverso questo ragionamento, arriviamo all’epifania che ci fa comprendere l’equivoco alla base del suo impiego. Pjanić è sì un giocatore creativo, ma non può e non deve essere l’unico con questa incombenza; non è un caso che nella Juventus abbia dato il meglio di sé quando poteva contare su due registi aggiunti come Bonucci e Dani Alves. Pjanić deve potersi muovere senza la palla, senza l’ansia che la squadra non riesca ad avanzare se non è lui a portare avanti il pallone. Non dimentichiamoci che ha giocato a lungo con De Rossi qualche metro più indietro, uno che assolveva più o meno le sue stesse mansioni adesso; la (ri)scoperta della abilità tecniche di Emre Can potrebbe essere propedeutica alla sua liberazione.

 

Mezzala

Utilità nella Juventus 18/19: 8

Sfruttamento delle sue qualità: 9

Propensione del giocatore: 9

Non è un mistero che Pjanić preferisca il ruolo di mezzala. L’ha ribadito a più riprese, ma la grande disponibilità tattica gli ha paradossalmente fatto solo sfiorare quella casella. Una mezzala di possesso come lui sposterebbe di qualche metro più in avanti la creatività della fase di possesso, uno step più che benvenuto – ammesso e non concesso che gli si facciano arrivare buoni palloni. Pjanić potrebbe così proporre un gioco più verticale ed istintivo, meno d’ordine e più brioso. Con un attaccante come Ronaldo che ama spingere indietro le linee difensive avversarie, Pjanić potrebbe trovare quello spazio di cui si nutre per giocare al proprio calcio.

A voler mettere Pjanić nel “vuoto” e senza considerare il contesto, la mezzala è effettivamente un ruolo ideale. Tuttavia, nella rosa attuale, si riproporrebbe il problema del mediano (la cui soluzione è stata, toh, Pjanić); immaginando Can o Bentancur in mediana, il timore è che Pjanić debba ancora abbassarsi per ricevere palloni puliti o senza avversari (vale l’equazione: meno tecnica da parte del mediano = più tempi di gioco persi).  

È vero comunque che la qualità di Pjanić sarebbe molto importante per la gestione del possesso nel 4-3-3, specialmente per quanto visto contro Lazio e Parma. La capacità di palleggiare con velocità e qualità in zone avanzate è stata spesso un nervo scoperto per questo assetto, sia l’anno scorso che nelle ultime due partite di Serie A. È inevitabile però che l’eventuale ricollocazione del bosniaco nel ruolo di mezzala debba passare per la maturazione tecnica di Emre Can (o dell’esplosione di Bentancur, ma Allegri ha ammesso di non vederlo in quella posizione). Se il tedesco darà prova di saper farsi carico di una trasmissione rapida e pulita, Pjanić potrebbe veramente alzarsi e andare a palleggiare con Dybala e Cancelo sulla destra. In definitiva, è curioso rendersi conto che Emre Can e Pjanić sono giocatori sostanzialmente intercambiabili, che possono prendere l’uno la posizione dell’altro portando in dote le proprie peculiari caratteristiche: Allegri confiderà loro ruoli diversi a seconda delle necessità, ma è opinione di chi scrive che la titolarizzazione del tedesco porterà benefici a cascata su tutta la squadra, con Pjanić in primis.

Andrea Lapegna

Vive a Bruxelles, dove cerca di sopravvivere all'assenza di sole come una margherita tra le crepe dell'asfalto. Scribacchia per Aspen Institute e Sphera Sports, è tra gli sto(r)ici di AterAlbus per parlare di calcio giocato e per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.