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	<title>AterAlbus</title>
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	<description>About Juve</description>
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	<title>AterAlbus</title>
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		<title>Arrivederci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Dec 2021 18:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[apertura]]></category>
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					<description><![CDATA[Grazie per tutto ciò che è stato. Grazie per ciò che sarà.]]></description>
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<p>Grazie per tutto ciò che è stato. Grazie per <a href="https://www.antoniocorsa.it/propositi-e-programmi-per-il-2022/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ciò che sarà</a>.</p>
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		<title>La gestione del carico di un calciatore &#8211; L&#8217;importanza del recupero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Bleve]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 11:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
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					<description><![CDATA[L’evoluzione tattica e tecnica del calcio moderno degli ultimi anni è sotto gli occhi di qualsiasi buon appassionato. Il calendario sempre più denso di gare (nazionali ed internazionali), le trasferte e gli orari imposti dai diritti tv, obbligano il calciatore a sottostare ad impegni psicofisici logoranti, dovendo garantire, per ognuno di questi, prestazioni al massimo delle proprie qualità. Tale situazione obbliga il giocatore ad essere sempre più minuzioso nella cura&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’evoluzione tattica e tecnica del calcio moderno degli ultimi anni è sotto gli occhi di qualsiasi buon appassionato. Il calendario sempre più denso di gare (nazionali ed internazionali), le trasferte e gli orari imposti dai diritti tv, obbligano il calciatore a sottostare ad impegni psicofisici logoranti, dovendo garantire, per ognuno di questi, prestazioni al massimo delle proprie qualità.</p>



<p>Tale situazione obbliga il giocatore ad essere sempre più minuzioso nella cura del proprio corpo e della sua forma psicofisica, così da poter essere performante in ogni situazione. Per mantenere questo livello è necessario svolgere un ottimo lavoro sul campo, attraverso il sudore e la fatica. Ma questo da solo non basta.</p>



<p>Nel mondo della preparazione atletica e della performance il protagonista è l’allenamento, proposto in tutte le sue forme più varie e secondo le più diverse metodologie. L’obiettivo è quello di migliorare la performance dell’atleta.</p>



<p>Però, bisogna sempre ricordare che l’allenamento è un processo che sottopone il nostro organismo ad una fonte di stress, metabolico, meccanico e neurogeno. Ottenere, quindi, un miglioramento atletico è un processo lungo e complicato, che necessita di tempi ideali di recupero da questi stimoli e di tempi che permettano di creare tutti quegli adattamenti attraverso i quali il nostro corpo è in grado di apportare un miglioramento rispetto alla situazione precedente, ottenendo la cosiddetta compensazione. Va da sé, dunque, che recuperare dallo sforzo fisico, di qualunque tipo esso sia, è tanto importante quanto l’allenamento stesso.</p>



<p>La gestione del carico a cui viene sottoposto il calciatore, e la gestione del calciatore stesso in relazione alla fatica che accumula, è il modo più efficace, se non l’unico, per garantire un livello di performance costante e non condurre l’atleta ad infortuni.</p>



<p>Capire come, quando e quanto recuperare è la parte più complicata del lavoro del preparatore atletico. L’allenamento, abbiamo detto, ha come fine quello di provocare degli stress che si tramuteranno in miglioramenti attraverso il recupero e la rigenerazione. Ma a seconda della tipologia di lavoro fisico che si andrà a proporre si ha l’opportunità di focalizzare la potenziale e futura crescita prestativa su un aspetto in misura maggiore piuttosto che su un altro.</p>



<p>Prima di procedere bisogna tenere a mente, però, un concetto decisamente importante che è quello dell’eterocronia, ovvero la caratteristica del nostro organismo secondo la quale gli adattamenti divengono manifesti in strutture diverse secondo tempi differenti. Ciò significa, ad esempio, che gli adattamenti neuromuscolari saranno quelli a manifestazione più rapida; quelli tendinei, invece, i più lenti, mentre quelli muscolari si manifesteranno nel medio periodo. &nbsp;Sulla base di questa considerazione, è consequenziale immaginare che una proposta di allenamento di tipo X ha bisogno di tempi di recupero specifici, i quali sono diversi da quelli pensati e proposti per un allenamento di tipo Y.</p>



<p><strong>Come e quanto recuperare?</strong></p>



<p>Non esiste una formula precisa sulle modalità di recupero. La ricerca e la letteratura scientifica ci forniscono, però, dati oggettivi e mezzi sui quali basarci per identificare la strategia di recupero più adatta ad una data situazione.</p>



<p>Gli strumenti nelle mani del preparatore atletico oggi sono diversi e solo attraverso un utilizzo combinato di questi è possibile ottenere una valutazione oggettiva sullo stress psicofisico al quale il calciatore è posto in un determinato periodo della stagione.</p>



<p>Il carico è suddivisibile in carico esterno e carico interno. Il primo è l’insieme di tutte quelle specifiche che sono misurabili attraverso le variabili dell’allenamento: intensità, durata, densità, frequenza e volume complessivo. Il secondo include tutte le rilevazioni strumentali, ma anche le sensazioni e percezioni dell’atleta, che sono rintracciate nel giocatore in seguito all’allenamento ed hanno a che fare con la frequenza cardiaca, la percezione dello sforzo, diversi picchi ormonali.</p>



<p>Tenere traccia del carico è il lavoro cardine della preparazione atletica. Il professionista delle scienze motorie che si occupa di questo può farlo mantenendo aggiornato il suo diario di allenamento, in cui inserisce precisamente, ad esempio, il chilometraggio totale, il tonnellaggio complessivo di pesi sollevati (se e quando utilizzati), la durata di ogni esercitazione proposta e il rapporto di questa con il recupero lasciato alla squadra, numero di serie e ripetizioni. Ma anche i risultati atipici o degni di appunto (positivi o negativi) che l’atleta raggiunge durante la seduta.</p>



<p>Questi dati vanno intrecciati con le rilevazioni del carico interno che vengono individuate. La più semplice misurazione della frequenza cardiaca (FC) a riposo ci dona un valore predittivo della fatica che è stata accumulato dal giocatore in corso di valutazione, oltre che del suo stato di fitness cardiovascolare. Tenere traccia della FC durante l’allenamento, invece, aiuta il preparatore a tarare e adattare in corsa il lavoro che è stato pensato per quella seduta, ad individuare la zona di intensità di allenamento più utile per l’obiettivo preposto, a sottoporre e suddividere gli atleti a differenti intensità a seconda della loro forma fisica. Quando questo non è possibile, è utile definire come l’atleta ha metabolizzato l’allenamento utilizzando strumenti semplici come la Scala RPE o Scala di percezione dello sforzo, in cui il calciatore associa semplicemente un numero alla seduta svolta, tanto più grande quanto più è maggiore lo sforzo fisico che gli è stato richiesto in allenamento o in gara.</p>



<p>Nel caso si disponesse di risorse più complesse, un’analisi ormonale del cortisolo ottenuta attraverso un campione salivare, è un dato utile da associare alle altre variabili interne per individuare stati di eccessivo carico psicofisico. Il cortisolo è considerato l’ormone dello stress e una sua alta concentrazione è collegata ad uno stato di forma non ottimale e nei casi più gravi alla sindrome da overtraining.</p>



<p>A questi semplici e ben conosciuti test, vanno poi aggiunte tutte le valutazioni dei professionisti che compongono lo staff e che identificano, attraverso controlli periodici e costanti, eventuali stati di sovraccarico muscolo-tendineo tramite l’ispezione muscolare manuale, individuazione di guadagno o perdita di mobilità articolare, aumento o diminuzione del tono muscolare, tutte situazioni che rendono necessarie terapie, trattamenti e sedute puntuali anche durante momenti della stagione ricchi di impegni.</p>



<p>L’incrocio dei dati a disposizione, si è detto, rende possibile inquadrare lo stato di forma dell’atleta e la sua risposta all’allenamento. Utilizzando i semplici esempi citati in precedenza, possiamo ipotizzare di valutare un calciatore dopo un periodo in cui ha giocato 5 gare in 13 giorni. Durante l’allenamento che segue il quinto incontro, ad esempio, ci si accorge che, pur trattandosi di una proposta a basso impegno cardiovascolare, il suo tracciato cardiaco risulta più alto nell’esercitazione tecnico-tattica rispetto alla media dei compagni di squadra. Si verifica la scala di valutazione dello sforzo degli ultimi 5 allenamenti e si nota che ha votato le sedute con dei valori più alti di quanto attesi. Si valutano poi i chilometri percorsi dal giocatore specificamente in gara e in allenamento, confrontando analiticamente queste distanze con le ultime medie registrate. Si parla con il giocatore per identificare un effettivo stato di stanchezza e si decide di prelevare un campione salivare per l’analisi del cortisolo. Se l’ipotesi viene confermata anche dall’ormone, ecco che per il giocatore seguiranno sedute differenziate di recupero, lavori di gruppo ad intensità diversa, o più banalmente, un giorno libero da passare in famiglia.</p>



<p>I test di campo che vengono utilizzati per la valutazione dello stato di forma in relazione ad una capacità condizionale dell’atleta non possono essere usati per rintracciare <strong>direttamente </strong>uno stato di sovraccarico, in quanto sono stati pensati per valutare il raggiungimento o non raggiungimento di un livello di condizionamento ideale. Banalizzando, <strong>non possiamo valutare quanta fatica è stata cumulata precedentemente</strong> attraverso un test di Cooper, un test di forza massimale o un test di sprint sui 30 metri. Si tratta di un <strong>processo indiretto</strong>, in cui possiamo ottenere un’indicazione sul momento di forma attraversato dall’atleta, ma solamente integrando il dato specifico con le informazioni che derivano da altri esami specifici potremo avere un quadro più nitido.</p>



<p>Inoltre, i test vanno temporizzati ed effettuati con criterio perché, per esempio, fare dei test di forza massimale a inizio preparazione, non associati a un incrocio di dati (la cui raccolta richiederebbe tempi molto lunghi) non serve a niente. Anzi rappresentano un rischio inutile. Negli anni ‘90 era uso comune farne 2-3 poco prima di iniziare i carichi di preparazione pensando che potessero indicare uno stato di forma di partenza.</p>



<p>È bene sottolineare come nei periodi di grande competizione non si ha tempo materiale per test di questo tipo ed eseguirli corrisponderebbe a sottrarre tempo utile all’allenamento e al recupero.</p>



<p><strong>Come recuperare al meglio?</strong></p>



<p>Esistono tempi di recupero diversi a seconda del tipo di attività che si è svolta e a seconda dell’intensità che è stata utilizzata. Il tempo è anche la variabile che viene utilizzata per “prescrivere” la quantità di recupero che serve alle diverse componenti del nostro sistema per rigenerarsi.</p>



<p>L’acido lattico prodotto durante lo sforzo fisico protratto nel tempo ad alta intensità, ad esempio, ha un tempo di emivita di circa 30’, per cui la sua concentrazione si dimezza ogni mezz’ora e il suo smaltimento avviene nel giro di qualche ora.<br>Le scorte di glicogeno necessitano di tempi molto più lunghi, circa 48h o più.<br>A livello cellulare, invece, il riequilibrio bisogna di tempi molto più dilatati anche superiori alla settimana, come nel caso dell’eliminazione e della rigenerazione mitocondriale.</p>



<p>È chiaro, quindi, che in un calendario ricco di impegni il recupero inizia nel momento in cui l’arbitro sancisce la fine del match con il triplice fischio.<br>Una partita di calcio comporta un notevole dispendio di energie e una cospicua produzione ed accumulo di acido lattico che si attesta tra le 4-6 mMol nei minuti successivi alla gara.</p>



<p>Risulta fondamentale favorire lo smaltimento dei metaboliti prodotti in partita e, secondo quanto indicato in letteratura scientifica, questo è possibile svolgendo un lavoro aerobico di intensità inferiore al 50% della propria FCMAX per un periodo di 20’.</p>



<p>Non sempre è possibile che questo venga messo in atto, specialmente dopo gli impegni serali in cui le attenzioni devono essere rivolte principalmente al reintegro di liquidi, al consumo di un pasto utile al reintegro dei substrati energetici dai quali attingere energie, ma soprattutto, in vista di impegni ravvicinati, guadagnare tempo prezioso da dedicare al sonno.</p>



<p>La sempre più rinomata crioterapia è un altro metodo che può essere utile nello smaltimento delle scorie prodotte durante l’attività fisica e accumulatesi nell’organismo, ma anche un buon aiuto per eliminare l’infiammazione. La vasocostrizione legata all’esposizione a basse temperature favorisce il ritorno venoso a livello centrale, con un accorciamento dei tempi necessari al trasporto e all’eliminazione delle sostanze di rifiuto.</p>



<p>In conclusione, recuperare è importante ma recuperare bene è ancor più fondamentale. Questo vale in modo particolare per i top player delle squadre di vertice che oltre ad avere un elevato numero di impegni da competizioni per club devono rispondere con orgoglio alle chiamate della squadra nazionale.</p>



<p>Oggi ci si focalizza eccessivamente sul fare, sul fare tanto e fare sempre, pensando che sia sempre tutto un guadagno in previsione futura. Basta pensare all’idea comune del “mettere fieno in cascina per l’inverno che verrà”. Questo atteggiamento nel calcio non vale, anzi risulta essere controproducente nel lungo periodo. È necessario rispettare i tempi biologici di adattamento e di recupero del nostro corpo, rallentando e, se necessario, prendendosi una pausa.</p>
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		<title>La mia su #AllegriIN o #AllegriOUT</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Dec 2021 18:57:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Allegrin]]></category>
		<category><![CDATA[Allegriout]]></category>
		<category><![CDATA[diciamoci la verità]]></category>
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					<description><![CDATA[La Juventus è sesta dopo 17 giornate. Ha perso una partita ogni 3 giocate e ne ha vinte meno della metà. Per trovare un’altra squadra bianconera che abbia raccolto meno di 28 punti a parità di partite bisogna tornare indietro di 23 anni fino alla stagione 1998/99, quella in cui Marcello Lippi annunciò con largo anticipo a dirigenza e senatori che non sarebbe rimasto dopo la fine di quella stagione.&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>La Juventus è sesta dopo 17 giornate.</p>



<p>Ha perso una partita ogni 3 giocate e ne ha vinte meno della metà. Per trovare un’altra squadra bianconera che abbia raccolto meno di 28 punti a parità di partite bisogna tornare indietro di 23 anni fino alla stagione 1998/99, quella in cui Marcello Lippi annunciò con largo anticipo a dirigenza e senatori che non sarebbe rimasto dopo la fine di quella stagione. A novembre, una Juve prima in classifica perse a Udine sia il primato che Alex Del Piero; si sfasciò pezzo dopo pezzo e, nonostante uno Zidane all’apice della carriera (Pallone d’Oro 1998) e un Henry acquistato a gennaio, non riuscì più a risollevarsi fino a spingere Lippi alle dimissioni.</p>



<p>Era una situazione molto diversa da questa: lì si era dinanzi ad un ciclo al termine (almeno quello dell’allenatore), mentre adesso, dopo due tentativi di aprirne uno nuovo con Sarri e Pirlo, la Juventus è tornata al passato scegliendo di iniziare a costruire “da zero” con Allegri,&nbsp;<em>cavallo</em>&nbsp;di ritorno.</p>



<p>È inutile girarci intorno: finora, lasciando da parte la Champions dove abbiamo fatto 15 punti (il massimo che si potesse chiedere, oggettivamente, con quegli avversari) e conquistato il primo posto nel girone, quindi bene, in Campionato abbiamo reso al di sotto delle aspettative sia come qualità complessiva del gioco, sia in termini di meri risultati sportivi, da sempre la chiave di lettura preferita dell’allenatore toscano.</p>



<p>Diciamo che non si è visto finora un vero upgrade nei confronti di Andrea Pirlo, allenatore esordiente esonerato a giugno dopo aver vinto due trofei e raggiunto la qualificazione in Champions League con fatica (ma anche arrivando ad un punto dal secondo posto).</p>



<p>Ciò che pare stia facendo la differenza tra il rendimento della passata stagione e quello di questa è l’assenza di Cristiano Ronaldo, piuttosto che la mano di un allenatore esperto e vincente (che finora non si è vista). In altre parole, molti dei discorsi sentiti finora sono “Con Ronaldo saremmo almeno quarti”. Che però è quello che hai fatto l’anno scorso con Pirlo, quindi non si capisce bene il confine tra demeriti di Pirlo ed eventuali meriti di Allegri.</p>



<p><strong>#ALLEGRIN –</strong>&nbsp;Io non lo avrei richiamato, partirei da qui. Non mi nascondo. Avrei preferito piuttosto continuare il percorso intrapreso l’anno scorso (magari si cresceva col tempo) oppure cambiare ancora sì, ma restando coerenti alla strada intrapresa. Quando sbagli tutte le scelte sbagliate dalla Juve, però, il margine di errore si restringe. Andrea Agnelli, probabilmente colto da quest’ansia di risbagliare, ha fatto all-in (anche economicamente) su Max, salutando Fabio Paratici e affidandosi all’usato sicuro, anche forse per evitare che finisse all’Inter di Marotta. Già uno Scudetto vinto da Conte e Marotta deve aver fatto rodere il culo a più di qualcuno, a Torino: immaginiamoci lo avessero bissato con Allegri e Marotta…</p>



<p>Potrebbe essere una motivazione. Perché per il resto, davvero non capisco cosa abbia spinto a pensare che questi fossero una squadra e un contesto adatti ad Allegri nel breve termine. Certo, il contratto quadriennale dimostra la volontà non solo di aver compreso la situazione in cui ci siamo cacciati, ma anche la voglia di uscirne nel medio periodo, con questo allenatore. Però che questa non fosse una rosa adatta ad Allegri, lo si poteva intuire. Non lo erano soprattutto il centrocampo e l’attacco, per il quale storicamente Allegri ha bisogno di un centravanti che segna (e che sia fatto di carne ed ossa, e non di “spazi”). Non lo era l’età media, con troppi giovani da lanciare e valorizzare, non proprio la specialità della casa. Non lo era la situazione economica, tale da forzare a fare con quel che passa il convento piuttosto che gettare tutto a terra e ricostruire (e lo so, spesso Max è stato costretto ad arrangiarsi: ma un conto è farlo con 5-6 campioni in squadra, un altro dovendo crearne da zero).</p>



<p>A prescindere da quali siano state le motivazioni, ad ogni modo, è stato scelto Allegri e da lui e con lui bisogna ripartire. Vi dico perciò la mia su alcuni problemi che secondo me stiamo incontrando finora e dove abbiamo ancora dei margini di crescita (già, perché non serve a niente piangere ogni volta sulla rosa e usare la parola “impossibile” ogni due frasi: il compito dell’allenatore è cercare risposte ai problemi, non solo accertarli manco fosse un notaio).</p>



<p><strong>POCHI GOL FATTI –</strong>&nbsp;Uno dei principali problemi, al di là dell’assenza di Ronaldo (che pesa, inutile negarlo: non si regala a nessuno un campione così), è la scarsa produzione offensiva.</p>



<p>Al momento abbiamo il tredicesimo miglior attacco del campionato. Segniamo meno del Bologna e dell’Empoli e non è giustificabile in alcun modo, Ronaldo o non Ronaldo. Tiriamo in porta meno di Inter, Roma, Napoli, Atalanta e Milan, siamo quindicesimi per assist realizzati (a dimostrazione che viviamo più che altro di giocate individuali), siamo dodicesimi per numero di cross effettuati, noni per corner battuti, il tutto nonostante siamo quarti dietro Atalanta, Napoli ed Inter per minuti di possesso palla nella metà campo avversaria: ci restiamo tanto tempo, ma non finalizziamo, non giochiamo di squadra (assist) e tiriamo poco.</p>



<p>Ci torno dopo su questi (e altri) dati. Mi premeva prima precisare una cosa.</p>



<p>Ieri Pavel Nedved, vice-presidente della Juventus, ha sostenuto nel prepartita che, se i nostri calciatori avessero segnato con le stesse medie “storiche” solite, a questo punto avremmo sopperito meglio all’assenza dei gol di Ronaldo e avremmo addirittura avuto la possibilità di attaccare il primo posto.</p>



<p>Con tutto il rispetto per Pavel, i numeri dicono altro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="/wp-content/uploads/2021/12/Image2.png"><img loading="lazy" width="960" height="508" src="/wp-content/uploads/2021/12/Image2-960x508.png" alt="" class="wp-image-20508" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/12/Image2-960x508.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/12/Image2-595x315.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/12/Image2-768x406.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/12/Image2.png 1210w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></figure>



<p>Come si evince dalla tabella, facendo un confronto numerico con lo storico alla 17a giornata della passata stagione, i calciatori “offensivi” (o presunti tali) della Juventus hanno segnato addirittura un gol in più, con una media gol/90′ superiore, seppur di uno zero virgola. I gol di Ronaldo, 15 l’anno scorso dopo 17 giornate, non si sono redistribuiti come probabilmente immaginavano alla Juventus, ma l’unico giocatore che ha davvero sottoperformato a livello realizzativo è Federico Chiesa, compensato da Dybala che ha più che raddoppiato i suoi gol. Il buon Moise Kean, che pure ha la migliore media gol/90′ della squadra, non era certo il sostituto di Ronaldo e non può essere ritenuto responsabile della mancata produzione di gol, specie visto il minutaggio così basso rispetto ai compagni.</p>



<p>Insomma, no, non è vero che i nostri calciatori stanno complessivamente sottoperformando rispetto ai loro storici. È vero che sprechiamo spesso occasioni dove si sarebbe potuto (e quindi dovuto) segnare, ma a farlo è chi già non era un cecchino di suo e difficilmente lo sarà mai.</p>



<p>Si parla spesso di Vlahovic come rinforzo invernale. A parte dire l’ovvio, ovvero che sarebbe un colpaccio e che sarebbe decisivo in parecchi contesti, incluso il nostro, e quindi magari e ben venga, occorre prima capire come fare per consegnare al serbo (o chi per lui, o agli attuali se non dovesse arrivare nessuno) una squadra più pericolosa.</p>



<p>La passata stagione eravamo terzi per xG creati con 1,95 gol previsti a partita e 77 gol segnati in Campionato a fronte dei 74 previsti. Quest’anno gli xG per partita sono crollati a 1,48 (settimi) con 25,2 gol previsti a fronte dei 23 segnati e con una proiezione di gol previsti stagionale di 56, piuttosto imbarazzante. Risulta evidente che più che dinanzi a errori “di mira”, il problema principale sia proprio il calo di pericolosità delle occasioni create, che soprattutto in assenza di un fenomeno come Ronaldo (in grado di trasformare in gol anche tiri difficilissimi e crearseli pure da solo), sono troppo poche per un attacco privo di bomber conclamati.</p>



<p>Passando a statistiche più “tradizionali”, è osservabile un calo quantitativo del numero di tiri effettuati (14,6 a partita contro i 15,4 dell’anno scorso; 4,6 tiri in porta contro i 5,4 dell’anno scorso), ma non “così” significativo. Tiriamo, ma sono quasi sempre “brutti” tiri.</p>



<p>Un dato interessante in questo senso è il rapporto di conversione tra i tiri effettuati ed i gol segnati. L’anno scorso segnavamo 0,12 gol per tiro effettuato (sesti in Serie A per efficienza); quest’anno 0,08 (17mi in Serie A). Stessa cosa se si considerano solo i tiri in porta: l’anno scorso realizzavamo 0,33 gol per ogni tiro in porta (settimi in Serie A per conversione); quest’anno siamo scesi a 0,24 gol per tiro in porta (siamo penultimi in A).</p>



<p><strong>SERVE UN ATTACCANTE? –</strong>&nbsp;I numeri non ci danno però la risposta al dubbio principale: dobbiamo cambiare gli attaccanti rinforzandoci sul mercato, o è piuttosto la qualità dei tiri che hanno a disposizione Morata &amp; Co. che è calata troppo rispetto all’anno scorso ed è molto più difficile per loro buttarla dentro?</p>



<p>Probabilmente, entrambe le cose. Ronaldo da solo era talmente impattante che era in grado di produrre 0,85 xG per partita con la sua sola presenza: era un mostro sia nel crearsi occasioni, che nel convertirle e non lo scopriamo certo ora. È probabilmente vero che con un bomber “puro” al posto di Morata, avremmo realizzato di più. Ma l’attaccante spagnolo crea solamente 0,31 xG per partita, il minimo in carriera (l’anno scorso era 0,49) e tira solamente 2,5 volte a partita: troppo poco per farne il capro espiatorio. Quest’anno è spesso costretto a giocare spalle alla porta per far risalire la squadra (e non è la sua specialità), riceve spesso lontano dalla porta e per crearsi delle occasioni è costretto a partire molto lontano dalla porta perdendo così lucidità dopo lunghe sgroppate. Gli manca, inoltre, un vero attaccante come compagno di reparto in grado di liberargli spazi o creargli occasioni indirette: Dybala ormai gioca lontano dalla porta e di certo non occupa l’area come faceva il Portoghese.</p>



<p>Insomma, attaccanti migliori di Morata in giro ce ne sono, ma le condizioni in cui è costretto ad operare quest’anno sono tra le peggiori possibili per un attaccante e, a meno di fuoriclasse assoluti, chiunque faticherebbe al suo posto.</p>



<p>C’è un altro dato che, seppur limitato ad un numero troppo ristretto di partite, evidenzia come sia quantomeno possibile creare occasioni da gol senza Ronaldo: nelle 5 partite di Campionato saltate da CR7 la scorsa stagione, abbiamo creato 1,96 xG, ovvero le stesse (un centesimo in più) di quando era in campo.</p>



<p>Ok, 5 gare sono poche, ma che la qualità delle occasioni di quest’anno sia bassa lo certifica anche il dato degli assist. L’anno scorso, tre giocatori come Cuadrado, Morata e Chiesa avevano collezionato 41 assist stagionali: quest’anno sono fermi a 5. In 17 partite di campionato, i gol “assistiti” della Juventus sono stati solamente 13. 16 squadre in Serie A hanno fatto meglio di noi. Quasi la metà dei gol realizzati finora, sono frutto di azioni individuali. Non è un ritmo sostenibile alla lunga distanza ed è qualcosa su cui metterci una pezza, il più in fretta possibile. Va bene delegare ai giocatori d’attacco il compito di creare le occasioni da gol, ma così siamo ad un estremismo che metterebbe in difficoltà chiunque.</p>



<p><strong>RISCHIARE DI PIU’ –</strong>&nbsp;Prima mi chiedevo come fosse possibile far fronte ad un’assenza come quella di Ronaldo, senza crollare nella maniera in cui siamo crollati noi quest’anno.</p>



<p>Una risposta sarebbe potuta essere quella di puntare non tanto a sostituirne i gol, impossibile, ma a migliorarne il lavoro in fase di non possesso, decisamente condizionato (in negativo) dalla sua presenza in campo. Mi sarei aspettato un miglioramento importante della qualità e dell’intensità della pressione della prima linea (degli attaccanti), sia ultra offensiva, sia intermedia, sia nella propria metà campo. I numeri, però, non testimoniano miglioramenti.</p>



<p>La Juventus è infatti solamente 11ma per numero di volte (2281) in cui ha fatto pressing su un giocatore avversario che riceveva, controllava o rilasciava la palla ed è addirittura 13ma per numero di volte (515) in cui ha pressato nella trequarti avversaria. Rinunciamo al rischio di andare a recuperare la palla alta, preferendo quasi sempre coprire le linee con un atteggiamento conservativo, anziché cercare un possibile profitto. Corriamo meno rischi, ma creiamo anche meno occasioni potenzialmente pericolose.</p>



<p>Questo stesso atteggiamento si riflette anche in fase di possesso, quando scegliamo spesso di attaccare in 4 e lasciare 6 uomini dietro la linea della palla: così facendo, non prendiamo quasi mai contropiede, ma non mettiamo nemmeno quasi mai in difficoltà gli avversari prima che riescano a schierare la difesa. Recuperiamo tanti palloni davanti alla nostra area, ma così facendo facciamo poi un’enorme fatica a portare palla in attacco dovendo la manovra partire sempre molto bassa. La regola è sempre quella: massimo rischio, massima resa; minore rischio, minore resa. Un migliore bilanciamento potrebbe aiutare.</p>



<p>Anche i dati sul baricentro medio sono indicativi in questo senso, soprattutto quelli con gli avversari in possesso di palla. La Juve è mediamente bassissima. Considerati i 52 metri circa come la mediana del campo, 16 volte su 17 ci siamo abbassati dietro la linea della metà campo in fase di non possesso. Si va dai minimi registrati contro Napoli (37 metri, praticamente chiusi nella nostra trequarti), Milan (38) e Lazio (40), alla recente gara col Genoa (58 mt, altissimi). Nelle prime 14 partite, il baricentro senza palla è stato di 43 metri; nelle ultime 3, lo abbiamo alzato 51 metri. Se si sarà trattato di un cambiamento reale o di una circostanza dovuta alle avversarie oggettivamente scarse (Venezia, Genoa e Salernitana), lo vedremo nelle prossime partite.</p>



<p>Certo, servirebbe, anche in caso di cambiamento, che fosse convinto, sistematico e organizzato. Ormai quasi tutte le squadre, anche le medio-piccole, hanno dei meccanismi di possesso e uscita palla troppo consolidati per andare in difficoltà con 2-3 uomini che portano un pressing disorganico o individuale. Nel nostro pressing non c’è quasi mai un&nbsp;<em>trigger</em>, la squadra non si alza all’unisono con un segnale e non ci sono quasi mai cambi di riferimenti (se l’avversario legge e prepara una contromossa, fine del pressing). Si tratta di situazioni che andrebbero studiate ad hoc e applicate con determinazione e non solo a folate, per essere davvero efficaci. In questo, c’è ancora tantissimo margine di miglioramento.</p>



<p><strong>CONTROMISURE –</strong>&nbsp;C’è margine anche nell’essere, come dire, un po’ più imprevedibili nella costruzione del gioco. Allegri insiste spesso con una costruzione intermedia centrale 3+1 con svuotamento del centrocampo e verticalizzazione immediata su Morata, o con il sovraccarico del lato destro in possesso (soprattutto con Dybala) con conseguente uscita sul lato sinistro. Ma anche questo è “leggibile” dagli avversari, un po’ come accadeva lo scorso anno con Pirlo. Se fai sempre la stessa cosa e non hai contromosse, prima o poi gli avversari si adeguano.</p>



<p>Nel secondo tempo di Venezia-Juve, Zanetti, che difendeva col 4-3-3, si è corretto mettendosi con un quasi 4-4-2 con posizioni più statiche, ha bloccato la mezz’ala destra (Cernigoj) che si muoveva molto lasciando il terzino destro in parità numerica o addirittura in inferiorità, e ha annullato con una mossa troppo semplice l’uscita a sinistra del gioco della Juventus spegnando la luce dei bianconeri.</p>



<p>Dinanzi a queste misure degli avversari, dovremmo essere in grado di proporre qualcosa di diverso che al momento non siamo (ancora?) in grado di elaborare.</p>



<p><strong>VALORIZZAZIONE –</strong>&nbsp;C’è poi il grande capitolo della valorizzazione dei talenti della squadra. Era stata una delle missioni che si era auto attribuito Allegri nella conferenza stampa di presentazione: creare valore allenando una squadra “divertente” formata da un mix di giovani da lanciare e veterani. Non ci giro attorno: non stiamo andando benissimo, su questo fronte. Dopo le difficoltà iniziali, de Ligt è tornato mediamente su buoni livelli (ma già Raiola prepara il terreno per possibili cessioni), Kulusevski è più vicino alla cessione che all’esplosione, di Arthur in campo non s’è quasi mai vista traccia, Chiesa era il primo mattone sul quale costruire la rinascita e ha faticato più del previsto a trovare posizione e rendimento adeguato alle aspettative e lo stesso Locatelli, per fortuna acquisto azzeccato e giocatore di livello, pare predicare nel deserto ed è ultimamente finito a giocare più vicino a Bonucci e a de Ligt che alla trequarti avversaria. “Non sono giocatori adatti, o del livello adatto per Allegri”, direte voi. Posso essere d’accordo, ma la scelta della dirigenza è ricaduta su di lui, uno dei suoi compiti era questo e, per sintetizzarla con una formula cara all’Italbasket, “Siamo questi” e su questi bisogna lavorare per non buttare una stagione senza costruire nulla. A prescindere da quelle che saranno le scelte tattiche da intraprendere (a me va bene anche che resti fedele al suo credo e non faccia nulla di quello che invece auspico: l’allenatore è lui ed è giusto viva e muoia delle sue idee), sulla capacità di far rendere i singoli giocatori di questa rosa si baserà molto del giudizio sul suo operato.</p>



<p><strong>#ALLEGRIOUT –</strong>&nbsp;C’è insomma ancora tanto lavoro da fare e siamo probabilmente indietro rispetto a ciò che era lecito aspettarsi a questo punto. Nonostante ciò, nonostante la legittima delusione e la paura per la possibile non qualificazione in Champions League (nel momento in cui scrivo i punti di distacco dal quarto posto sono 8), sono convinto non solo che Allegri debba terminare la stagione alla guida della Juventus, ma che debba restarci a prescindere almeno 2-3 anni. Per diversi motivi.</p>



<p>Il primo motivo, quello più importante, è che la Juventus – e nello specifico Andrea Agnelli – è convinto della sua bravura. È probabilmente anche convinto che sarebbe dovuto restare sulla panchina due anni fa e, visto il trattamento riservato ai suoi due successori, che avrebbe fatto meglio. Non sta succedendo, ma leggo una lunga serie di possibili attenuanti da chi lo stima e apprezza: sarebbe colpa dei predecessori che avrebbero fatto perdere ai calciatori tutte le certezze acquisite nei 5 anni di Allegri. Sono d’accordo? Non necessariamente, ma se ci crede chi ce lo ha messo sulla panchina bianconera per la seconda volta, allora è un’attenuante da tenere in considerazione. Ancora: non ha una rosa qualitativamente all’altezza per arrivare nei primi 4. Ci credo? No, per me ha una rosa competitiva. Ma non importa il mio pensiero, c’è la possibilità che possa sbagliarmi io (a volte succede) (scherzo!) e che possa effettivamente essere così. Se qualcuno mi dice “valutiamolo con una rosa migliore”, rispondo “Ok”. Sento ancora dire: senza Ronaldo, è già un miracolo che non siamo a metà classifica. Ci credo? Di nuovo: no. Ancora: “Serve tempo per dare un’identità alla squadra”. Mmm… non ne sono convinto. Ma siccome abbiamo cambiato già troppi allenatori negli ultimi anni, e soprattutto siccome già una volta Agnelli si è pentito di aver cacciato Allegri, riprendendoselo, è bene che a sto giro ci si tolga ogni dubbio prima di prendere decisioni controvoglia, o non convinte.</p>



<p>C’è da dare a Max del tempo? Diamoglielo e accettiamo che le cose possano anche andare male, ogni tanto. C’è da dargli una seconda possibilità? Diamogliela, così lui potrà provare a riscattarsi e noi potremo toglierci il dubbio.</p>



<p>Il vero problema del primo esonero di Max, infatti, non è stato per me tecnico-tattico, quanto piuttosto il fatto che ci si sia lasciati senza essere convinti della scelta, e questo ha creato strascichi, resistenze nello spogliatoio e nostalgie tra una grande fetta di tifosi e probabilmente anche in parte della dirigenza, quella ancora rimasta.</p>



<p>Non potrà esserci un Allegri-ter, né ci potrà più essere spazio per i rimpianti. Diamogli perciò tutto il supporto e il tempo necessario per provare a riprendersi la Juve e a dimostrare di essere in grado di creare un nuovo ciclo da zero, anche se finora i giudizi sono più negativi che positivi. Compriamogli i calciatori che chiede, compatibilmente col bilancio, e stiamolo a sentire. Lo abbiamo scelto come protagonista di questa rinascita? Andiamo all-in (tanto economicamente l’abbiamo già fatto). Solo così potremo davvero giudicarlo con serenità e solo così potremo toglierci quei dubbi che in molti, ancora oggi, hanno sul suo operato o le sue capacità.</p>



<p><sub><strong>FONTE DATI: STATSBOMB, FBREF, LEGA SERIE A, AUTOELABORATI.</strong></sub></p>
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		<title>Chi è Julia Grosso, la nuova stella delle juventus women</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberta Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2021 16:29:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[J Women]]></category>
		<category><![CDATA[Julia Grosso]]></category>
		<category><![CDATA[juventus women]]></category>
		<category><![CDATA[Mercato women]]></category>
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					<description><![CDATA[Questa volta Stefano Braghin l’ha combinata davvero grossa! A Torino è arrivata Julia Grosso, centrocampista canadese appena 21enne (classe 2000) che, terminato il college in Texas e l’esperienza con le Texas Longhorns, ha scelto il bianconero per iniziare la sua carriera da professionista. No, non è un lapsus quello che ho scritto perché alla Juve di fatto tutte sono professioniste anche se lo saranno ufficialmente solo dalla prossima estate. Grosso&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Questa volta Stefano Braghin l’ha combinata davvero grossa! A Torino è arrivata Julia Grosso, centrocampista canadese appena 21enne (classe 2000) che, terminato il college in Texas e l’esperienza con le Texas Longhorns, ha scelto il bianconero per iniziare la sua carriera da professionista.</p>



<p>No, non è un lapsus quello che ho scritto perché alla Juve di fatto tutte sono professioniste anche se lo saranno ufficialmente solo dalla prossima estate.</p>



<p>Grosso sarà la prima medaglia d’oro olimpica femminile a vestire la maglia della Juve, medaglia che Julia ha contribuito a portare a casa realizzando l’ultimo rigore, quello decisivo, nella finale.</p>



<p><strong>Ma chi è il nuovo acquisto bianconero?</strong></p>



<p>Per i dati biografici Wikipedia e simili sono abbastanza aggiornati, quello che interessa di più il tifoso delle women è probabilmente sapere chi è in campo Julia Grosso.</p>



<p>La nuova numero 15, chiare origini italiane, è una centrocampista mancina, creativa, dall’indubbio talento tanto da essere considerata una delle giovani più promettenti del suo paese. In nazionale maggiore ha già 29 presenze e viene convocata stabilmente dal 2017.</p>



<p>Alcune delle sue qualità migliori sono la personalità, il dribbling e la freddezza e decisione sia nel giocare il pallone nella zona nevralgica del campo, sia in area di rigore dove, col suo sinistro, sa essere precisa ma anche potente quando serve. </p>



<p>È molto veloce ed ama attaccare gli spazi, soprattutto l’area di rigore per fare gol o un assist alle compagne. Nell’ultima stagione al college ha realizzato 6 gol e fornito 4 assist in 18 partite che, uniti alle grandi prestazioni, l’hanno portata a essere eletta nello “United Soccer Coach All American” così come era già successo due anni prima.</p>



<p>Non è dotata di una grandissima fisicità (altezza circa 1.71) ma riesce comunque a farsi valere in mezzo campo nello stretto ma diventa letale soprattutto negli spazi quando può liberare la sua velocità. Questa è una delle caratteristiche che mancava al centrocampo bianconero.</p>



<p>In Italia (per ora ha firmato un contratto fino a Giugno 2022) potrà continuare a crescere e completarsi soprattutto a livello tattico, aspetto in cui il calcio americano in generale non è mai stato di primo livello.</p>



<p>La scelta di venire in Europa (un trend sempre più in crescita negli ultimi anni per americane e canadesi), alla Juve e non rendersi eleggibile per il Draft americano&nbsp; può portarla a fare un percorso simile a una delle sue compagne canadesi più famose, Jordyn Huitema, attaccante del Psg.</p>



<p>La seconda domanda più gettonata in queste ore post ufficializzazione è:<br><strong>come sarà utilizzata Grosso da Montemurro e chi le farà spazio a centrocampo?</strong></p>



<p>Prima di andare nel merito è giusto fare una premessa. In questa stagione il mister bianconero ha mostrato in più occasioni come nella rosa messa a sua disposizione da Stefano Braghin, non esistano titolarissime ma gioca chi è più forma e chi è più adatto a seconda della partita. Se non bastasse vedere le gare anche i dati sulle presenze ed i minutaggi ci confermano quanto appena scritto.</p>



<p>Quindi Julia entrerà in un motore già collaudato e che sta andando forte, in cui prima di tutto si dovrà adattare ed imparare il calcio italiano.</p>



<p>A centrocampo, per come gioca la Juve, potrebbe giocarsi un posto come mezz’ala sinistra più avanzata a ridosso della prima punta, nel ruolo che in questa prima parte di stagione ha più volte ricoperto sia Cernoia che Caruso oppure eventualmente anche destra a piede invertito.</p>



<p>Inoltre nel nazionale canadese viene utilizzata spesso come terzino sinistro quindi potrebbe essere un jolly prezioso da utilizzare in caso di emergenza in altre posizioni.</p>



<p>Il suo arrivo è stato un segreto fino a poche ore dall’ufficializzazione ma è un colpo che permette a Montemurro di avere più soluzioni a centrocampo e di fatto sostituire numericamente la partenza estiva di Aurora Galli.</p>



<p>Gli impegni delle Women saranno molteplici a cominciare dalla Supercoppa Italiana di inizio Gennaio (dove potrebbe arrivare la prima convocazione per Julia), il girone di ritorno della serie A, le fasi finali di coppa italia e, forse, un quarto di finale di UWCL.</p>



<p>Come scritto in precedenza, il contratto è stato firmato solo per i prossimi 6 mesi ma sono convinta che se non ci saranno intoppi nel suo inserimento nel gruppo e nella squadra, questa esperienza in bianconero possa continuare anche per più tempo.</p>



<p>Julia non sarà subito a disposizione e farà il tifo per le sue compagne fuori dal campo per queste ultime importantissime partite prima di Natale e comincerà la sua avventura in maglia bianconera dal 28 dicembre, alla ripresa dell’attività.</p>



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		<title>Ma quindi che hanno detto sulla Juve a Report?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2021 10:09:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[indagine]]></category>
		<category><![CDATA[Plusvalenze]]></category>
		<category><![CDATA[Ranucci]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
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					<description><![CDATA[Poco, in realtà. Il servizio inizia con un parallelo forzato tra Calciopoli (che c’entra?) e altri processi che avrebbero riguardato la Juventus di Moggi sul tema delle plusvalenze. Già come inizio, non è granché. “Il sistema delle plusvalenze era in piedi già dai tempi di Calciopoli ma le indagini sulle operazioni sospette che hanno coinvolto l’ex direttore sportivo (Moggi) finiscono in niente”. Così dice la voce narrante, peraltro dopo aver&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Poco, in realtà. Il servizio inizia con un parallelo forzato tra Calciopoli (che c’entra?) e altri processi che avrebbero riguardato la Juventus di Moggi sul tema delle plusvalenze. Già come inizio, non è granché.</p>



<p>“Il sistema delle plusvalenze era in piedi già dai tempi di Calciopoli ma le indagini sulle operazioni sospette che hanno coinvolto l’ex direttore sportivo (Moggi) finiscono in niente”.</p>



<p>Così dice la voce narrante, peraltro dopo aver ascoltato Moggi che spiegava altro. Ma facciamo che non ci fidiamo della parola di Moggi, parte in causa. Ci sono fatti inconfutabili, netti, chiari ai quali affidarci. Innanzitutto, parliamo di un processo per plusvalenze e di un’indagine archiviata per violazioni fiscali.</p>



<p>Il processo ha portato nel 2009 a sentenza di assoluzione nei confronti di Giraudo, Moggi e Bettega perché “il fatto non sussiste” con successivo accertamento di avvenuta prescrizione in Appello nel 2018 (vorrei vedere, a 9 anni dalla sentenza di primo grado!) per operazioni finanziarie effettuate in un periodo compreso tra il 2001 e il 2006.</p>



<p>L’indagine si è conclusa con un’archiviazione chiesta direttamente dalla Procura. In questo caso, le plusvalenze non c’entrano niente, perché l’accusa (anche nei confronti di Blanc e Cobolli Gigli), smentita, era di aver inserito fra le passività del bilancio i costi delle provvigioni dei procuratori dei calciatori (cosa che peraltro faceva la maggior parte dei club di A) dal 2005 al 2008, insomma tutt’altra cosa.</p>



<p>Quindi, tornando alla frase di Report:</p>



<ol type="1"><li>Non c’era in piedi alcun “sistema” delle plusvalenze.</li><li>L’indagine si è conclusa, il processo pure e si è concluso con l’assoluzione.</li></ol>



<p>Continua Report: “La Juve di quegli anni è una macchina da guerra capace di forgiare grandi campioni ma anche grandi procuratori, uno in particolare: Raiola”.</p>



<p>Così, aggratis. Ma anche qui, alla luce delle notizie postate prima, possiamo dire che:</p>



<ol type="1"><li>La Juventus ha iscritto a bilancio i pagamento dei procuratori.</li><li>Non ha commesso alcun reato a detta della stessa procura che indagava.</li></ol>



<p>A questo punto, Ranucci sfotte Moggi definendolo “in gran spolvero” e ricorda come da “capostazione” sia diventato un “potente direttore” ed elenca le condanne per Calciopoli, che però non c’entrano niente.</p>



<p>È la classica tecnica di quando vieni interrogato sul Belgio dalla professoressa di Geografia e tu, che non hai studiato l’ultima lezione, parli dell’Olanda.</p>



<p>Ma Ranucci continua.</p>



<p>“La Juventus aveva messo in piedi un sistema che permetteva da un lato di vincere i campionati e dall’altro di tenere a posto i conti”.</p>



<p>No, non c’era nessun sistema che tenesse a posto i conti, visto che quelli dal 2001 al 2008 come detto sono stati oggetti di processi e indagini che si sono conclusi con assoluzione.</p>



<p>Si passa così, con fatica, al Belgio. Ovvero alle plusvalenze.</p>



<p>Anzi no, prima un po’ di Lussemburgo con Raiola (“procuratore di calciatori come Donnarumma e Ibrahimovic”) “accusato” (ma da chi?) di aver intascato nel 2020 commissioni per 84 milioni di dollari. Delle plusvalenze non c’è traccia nemmeno qui. Di una qualche rilevanza con l’inchiesta della procura, stessa cosa.</p>



<p>Parte così il servizio sulla vicenda (attuale) delle plusvalenze della Juve. A parte la musica di sottofondo, molto Cyberpunk (bella, eh) e l’assenza di condizionali, Ranucci spiega che le plusvalenze siano operazioni “a specchio” dove i club non sganciano un euro ma riescono a sistemare i bilanci.</p>



<p>A metà servizio, dopo aver ricordato le 62 operazioni sospette rilevate dalla COVISOC (42 della Juventus), viene rivelato come quelle a specchio su cui si è focalizzata la Procura siano 7, in particolare quella di Nicolò Rovella.</p>



<p>A questo punto Report taglia un pezzo, mostrato nel trailer della trasmissione e che tanto aveva fatto discutere sui social, in cui Fabio Pavesi, che non è un giornalista sportivo e si vede, definiva sconosciuto Rovella (è titolare dell’U21 e in A, insomma) e faceva un paragone tra il suo costo a bilancio e quello del prestito biennale di Chiesa (“che conosciamo tutti”). Una fesseria talmente palese che, appunto, Ranucci e la produzione hanno pensato bene dopo la shitstorm social di tagliare.</p>



<p>Da lì si passa ad un altro collegamento totalmente fuori contesto tra il procuratore di Rovella, Beppe Riso, e Adriano Galliani (“avendo un rapporto con la sorella, automaticamente ce l’aveva anche col dott. Galliani!”, “andavano in vacanza insieme…”). Embè? Boh.</p>



<p>Si torna alle plusvalenze. Ranucci, anche qui in modo del tutto gratuito, accusa il procuratore sportivo, il magistrato Giuseppe Chinè, di non aver ancora “preso nessun provvedimento sportivo contro i campioni delle plusvalenze”. Mancando totalmente il punto, ovvero che non esista alcuna norma del Codice di Giustizia sportiva che regoli direttamente le plusvalenze, e che quindi le vieti in quanto tale. Fare 200 milioni di plusvalenza o farne 5 è del tutto irrilevante non essendo vietato farle. Semmai, è vietato gonfiarle, e questo va, ovviamente, prima accertato.</p>



<p>Si finisce così, indovinate un po’, con Mino Raiola. Olanda di nuovo (almeno a sto giro c’è un legame). Raiola che continua a non essere in alcun modo collegato con l’inchiesta sulle plusvalenze ma c’avevano dei conti in sospeso per una trasmissione precedente e quindi lo vanno a beccare di nuovo.</p>



<p>Si conclude con un “la magistratura è dovuta intervenire contro la Juventus, ma le plusvalenze le fanno anche la Sampdoria, la Roma, il Napoli e soprattutto il Genoa”. Senza che ci si domandi però, a quel punto, perché nessun’altra procura oltre a quella di Torino abbia pensato bene di “metterci le mani” (cit.). La riflessione di Ranucci è “la magistratura di Torino si è mossa perché il procuratore sportivo è stato lento”. E sono affermazioni, queste, di cui si assume la responsabilità lui.</p>



<p>Tutta fuffa, quindi? Non necessariamente. La parte migliore della trasmissione è paradossalmente quella successiva, slegata totalmente dall’inchiesta sulla Juventus (per la quale bastava leggere i giornali: c’erano tutte le info lì senza divagazioni, collegamenti fantasiosi e imprecisioni), in cui si denuncia un sistema calcio malato (ed è innegabile), anche con la complicità della FIGC che vara norme “buoniste” per non comminare sanzioni ai mal pagatori. Una battaglia magari anche giusta, differente da quella che ci riguarda direttamente come Juve.</p>
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