Bianconeri. Juventus story: gli uomini delle stelle

di Damiano Panattoni


Da Boniperti a Platini, fino a Del Piero e Buffon: la storia degli Agnelli e della Juventus (e di una certa Italia) raccontata con passione e dovizia da Marco e Mauro La Villa nel docu-film Bianconeri. Juventus Story. Al cinema dal 10 al 12 ottobre.



La vita è fatta di scelte. Alcune facili, altre difficili. Spesso, il confine che divide una scelta facile da una difficile è delineato da pochi centimetri, dove è racchiusa l’essenza stessa della scelta. In questo caso, una scelta può diventare giusta o sbagliata, al netto della difficoltà o della facilità. Del resto, come qualcuno ha scritto, ogni individuo diventa le decisioni che prende. E lo sport, soprattutto quelli di squadra, ma nello specifico il calcio, è l’emblema di cosa vuol dire il verbo scegliere. Qui, i centimetri e addirittura i millimetri, sono gli arbitri indiscutibili; solo chi sa azzerare quel confine è destinato alla gloria, solo chi allinea il giusto e lo sbagliato raggiunge le stelle.

Per capire il concetto basta tornare indietro di quasi trentacinque anni: era il 16 maggio 1982, e la Juventus, sul campo del Catanzaro, all’ultima giornata di campionato, si lottava punto a punto lo scudetto con la Fiorentina. Al 75′ l’arbitro Pieri fischia rigore per la squadra allenata da Trapattoni. E chi va sul dischetto? L’irlandese Liam Brady, ”devastato” dalla notizia che l’anno dopo, al suo posto, ci sarà un francese longilineo dalla classe pura, destinato a scrivere capitoli di storia a colpi di genio, di fantasia, di amata indolenza. Michel ”Le Roi” Platini. Nonostante questo (il ”povero” irlandese aveva tutto il diritto di non sentirsi più legato alla causa), come fosse un film, Brady prende la palla e fa gol. Uno a zero, la Juventus è campione d’Italia per la ventesima volta. La seconda stella. Da qui, narrativamente parlando, la storia della Juve si trasforma in un romanzo moderno fatto di vittorie e sconfitte (necessarie per comprendere a pieno un successo), di tragedie (troppo forti, troppo ingiuste) e di gioie, di cadute e di lucenti rinascite. Questo romanzo, che è anche, per certi versi, il romanzo di una fetta d’Italia, è riassunto ne documentario – o forse è meglio dire docu-film – ”Bianconeri. Juventus Story”, diretto da fratelli Marco e Mauro La Villa, di origini italiane ma trapiantati tra le luci di New York. E, inutile dirlo, ferventi bianconeri.

Il film, che arriverà in sala solo il 10, l’11 e il 12 ottobre grazie a Nexo Digital e Good Films – accompagnato da un prezioso volume illustrato edito da Rizzoli –, ripercorre la storia della Juventus, dagli anni di Sivori, Charles e Boniperti, fino al primo scudetto della ”rinascita” – tutto narrato dalla voce di Giancarlo Giannini –, ovvero quello del 2011-12, targato Antonio Conte, che ha permesso alla Juventus, sul campo, di forgiarsi indelebilmente con la terza stella. Perché, come suggeriscono le immagini e le interviste presenti nel documentario, da Lapo, Ginevra e John Elkann e ancora Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Gianluca Pessotto, Fabrizio Ravanelli, fino ai protagonisti di quello scudetto: Del Piero, Buffon, Marchisio, Bonucci, Pirlo, Vidal e lo stesso Conte, il filo conduttore della Juventus, in tutti i suoi cicli, è sempre stato chiaro. Ovvero la ricerca dell’eccellenza, fortemente voluta dalla Famiglia Agnelli che, nel modo più totale, ha saputo dare alla Juventus un’identità ben definita, riconoscibile e unica, impossibile da emulare. La Juventus – con il suo famigerato stile – e gli Agnelli, sono esattamente la stessa cosa, inscindibili e dipendenti tra loro.

Impreziosito da brani di Ennio Morricone, di David Bowie, di Cat Stevens, degli Hot Chocolate, oltre all’adattissima ”Stella Stai” di Umberto Tozzi e all’enfatica ”Maledetta Primavera” di Loretta Goggi (in relazione al diluvio di Perugia, dove affogò di fatto lo scudetto 99-00), ”Bianconeri. Juventus Story” è un tributo a quel calcio giocato e inteso da uomini appassionati che, decennio dopo decennio, gol dopo gol, hanno fatto del bianco e del nero qualcosa di eccezionale, tagliando verticalmente i prati verdi e la storia del nostro Paese, contraddistinta dagli operai e dal coraggio, ma anche dai paradossi e dalle (tante, assurde) incongruenze. Perché, se una cosa è oggettivamente innegabile, la juventinità, che sia quella di Giovanni Agnelli, di Michel Platini, di Gianluigi Buffon o del più semplice e puro tifoso, è qualcosa di grande, nel valore più assoluto del termine. E, forse, parafrasando la meravigliosa ”Starman” di David Bowie, si potrebbe dire: “Guarda fuori dalla finestra, riesco a vedere la sua luce”.


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