Corto Muso 23 – Redde Rationem

E alla fine è arrivato il redde rationem; lo attendevo e l’ho detto più volte, ma certo non mi aspettavo che arrivasse così presto. Ma, come tutti i film catastrofici insegnano (e come l’esperienza Covid conferma), la fine del mondo arriva quando non ci pensi.

Io sulla Superlega non ho opinioni; nel senso che è un fenomeno che passa sopra la mia testa e trovo inutile disperarmi o esaltarmi per questo. Sarà quello che sarà; se mi piacerà la seguirò, altrimenti penserò più ad altre cose. In questo momento mi interessa più capire come si sia arrivati a questo e quali siano le cause. E non è difficile alla fine perchè è sempre esattamente la stessa storia; quando un sistema è corrotto e inefficiente e per di più non garantisce neanche la sopravvivenza di chi lo finanzia, è destinato a cadere. E, come la storia ci insegna, non è detto che venga rimpiazzato da qualcosa di migliore ma su questo ci si può fare poco.

Lasciatemi però citare Andrea Agnelli che ha sintetizzato benissimo il problema in un intervento su Linkiesta.

“Fifa e confederazioni, la più importante delle quali è quella europea, la Uefa, sono regolatori, organizzatori, broker e distributori del prodotto principale, sia esso il Campionato del Mondo o la Champions League. Lo schema degli ultimi decenni ha alimentato un’asimmetria che il Covid ha messo drasticamente in discussione: i calciatori sono protagonisti, ma non hanno quasi nessun potere decisionale rispetto a impegni e calendari. Gli imprenditori o gli investitori si assumono il rischio, ma non possono determinare formati e regole d’accesso e incassano proventi tramite l’intermediazione di autorità terze. Gli organizzatori/regolatori non sono né protagonisti né imprenditori, ma gestiscono, incassano e determinano. Quando la crescita è costante, i problemi si nascondono, quando la disruption arriva, il cambiamento è inesorabile.”

Quindi FIFA e UEFA, dall’essere semplicemente “terze parti” incaricate di far rispettare le regole e organizzare le cose, sono diventate broker finanziari veri e propri, gestendo e distribuendo montagne di soldi. Ora non bisogna essere dei geni per capire che un sistema del genere è prono ad ogni tipo di malversazione e corruzione. Ed è puntualmente avvenuto. E un piccolo riflesso si ha nella beneamata Lega Calcio, in cui 2/3 avventurieri col senso morale di Charles Manson fanno il bello e il cattivo tempo coi soldi degli altri. Tanto per essere più chiari, in un paese democratico il rispetto delle regole è affidato all’enforcing delle forze dell’ordine; ma non sono le forze dell’ordine che scrivono le regole. Questo succede di solito nelle dittature militari.

Insomma quello a cui assistiamo è un processo per certi versi inevitabile, accelerato (come spesso succede) da una catastrofe mondiale. Certo, alla fine ci saranno trattative, si arriverà ad un qualche tipo di compromesso ma oramai siamo oltre il punto di non ritorno. La fine del mondo è arrivata e non è battendo i piedi per terra che cambieremo le cose.

Certo poi ci sono le reazioni della gggente; e mi suscitano una ilarità a tratti incontenibile. Io capisco la difesa ideologica di certe posizioni; per uno come me, cresciuto a pane e Marx, vedere una applicazione così spietata dei principi del capitalismo moderno è sempre lievemente inquietante. Mi consolo però pensando che il calcio non è un diritto inalienabile delle masse oppresse e che difendere un sistema in cui Lotito è la figura di spicco e De Laurentis è tra quelli che comanda non mi pare molto di sinistra. In realtà la cosa che mi darà un enorme piacere sarà continuare a trattare con questi personaggi potendogli sputare in faccia quando se lo meritano.

Ciò che mi appare onestamente ridicolo sono le motivazioni contrarie; si parla di “perdita di incertezza” come se da decenni i vari campionati nazionali non fossero dominati da un paio di squadre per paese. E vedo gente che si definisce liberale e liberista fare discorsi che neanche la buonanima di Sandro Curzi a Telekabul. Il che mi fa pensare che in questo paese le gare di rutti siano uno sport addirittura più popolare del calcio; forse sarebbe l’ora di riformare anche quello.

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