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	<title>Benedetto Minerva &#8211; AterAlbus</title>
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		<title>L&#8217;incidenza economica dell&#8217;eliminazione dalla Champions</title>
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				<pubDate>Thu, 12 Apr 2018 13:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Minerva]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>di Benedetto Minerva La Juventus saluta la Champions League ai quarti di finale. Alla luce dell&#8217;impresa della Roma, a quanto ammonta la partecipazione della Juventus all&#8217;edizione 2017/2018? [mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]L'[/mks_dropcap]eliminazione della Juventus ai quarti di finale di Champuions League, per quanto candita da orgoglio, avrà effetti economici negativi già a partire dal bilancio dell&#8217;esercizio in corso. Nell&#8217;immediato, complice anche la storica qualificazione della Roma, il mancato accesso alle semifinali comporterà per le casse bianconere circa 10 milioni di euro in meno tra mancati introiti del market pool e bonus qualificazione al turno successivo. Se a questi aggiungessimo i mancati incassi da botteghino per la partita delle semifinali, il “danno” economico salirebbe a circa 14 milioni. Atteso che la quota del market pool destinato alla federazione italiana ammonta a circa € 110 milioni di euro, la prima metà (€ 55 milioni) verrà distribuita in base alla classifica del campionato nazionale precedente (50% Juventus, 35% Roma e 15% Napoli). Otterremo, così, € 27,5 milioni per la Juventus, € 19,25 alla Roma e € 8,25 milioni per il Napoli. La suddivisione della seconda metà del market pool dipende dal numero di partite giocate da ciascuna squadra rispetto al totale di quelle disputate dalla federazione di appartenenza. Alla luce della qualificazione della Roma alle semifinali e dell&#8217;eliminazione Napoli ai gironi, dei 55 milioni a ciò destinati, € 23,6 milioni (12 partite disputate su 28 totali, il 42,85%) saranno destinati alla Roma, € 19,6 milioni alla Juventus e 11,8 milioni al Napoli. In caso di qualificazione dei bianconeri, Juventus e Roma si sarebbero divisi equamente 22 milioni e residui 11 milioni per il Napoli. A conti fatti, dunque, la Juventus esce dal Bernabeu con un assegno di circa € 77,8 milioni tra quota market pool (€ 47,1 milioni), partecipazione al group stage (€ 12,7 milioni), premi partita girone di qualificazione per (€ 5,5 milioni), accesso agli ottavi (€ 6 milioni) e bonus per l&#8217;accesso ai quarti (€ 6,5 milioni). A tali introiti andranno sommati € 13,9 milioni relativi agli incassi delle cinque partite casalinghe fin qui disputate all&#8217;Allianz Stadium ed €1 milione quale premio previsto dallo sponsor Jeep per l&#8217;accesso ai quarti di finale. Complessivamente un totale di € 92,7 milioni, cifra di per sé faraonica, ma ben lontana dai 128,5 milioni di euro ricavati complessivamente nella passata edizione. Si tratta dunque di ben € 35,8 milioni di ricavi in meno rispetto al bilancio 2016/17 e da registrare nel bilancio dell&#8217;esercizio in corso la cui ultima semestrale si è chiusa con un fatturato di € 290,6 milioni ed un utile di € 43,3 milioni. La leggerezza nel decretare un dubbio calcio di rigore a 30” dalla fine, nel 2018 e nella massima competizione per squadre di club, ha significato per una società di calcio, peraltro quotata in borsa, un danno economico non di poco conto. Ed è sicuramente in quest&#8217;ottica che devono far riflettere le parole del Presidente Agnelli a fine gara. Ti suggeriamo anche Champions League: ricavi da record per la Juventus di Benny Minerva Quanto guadagna la Juventus dal cammino in Champions? Un risultato figlio della Money League di Benedetto Minerva La Deloitte Money League vede un cambio in testa alla classifica. La Market Pool: gli ottavi valgono € 80 milioni circa (per ora) Con la qualificazione di Juve e Napoli agli ottavi di finale, possiamo tracciare un primo Bilancio Juventus 2016: fatturato record La Juventus chiuderà i conti del 2016 con un fatturato di € 387,5 milioni (+11,3%</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="display: inline-block; border: 2px solid rgba(255, 153, 0, 0.623529); border-radius: 0px; padding: 5px 16px; margin: 0px;">di Benedetto Minerva</span></p>
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<h4>La Juventus saluta la Champions League ai quarti di finale. Alla luce dell&#8217;impresa della Roma, a quanto ammonta la partecipazione della Juventus all&#8217;edizione 2017/2018?</h4>
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<p style="text-align: left;">[mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]L'[/mks_dropcap]eliminazione della Juventus ai quarti di finale di Champuions League, per quanto candita da orgoglio, avrà effetti economici negativi già a partire dal bilancio dell&#8217;esercizio in corso.</p>
<p>Nell&#8217;immediato, complice anche la storica qualificazione della Roma, il mancato accesso alle semifinali comporterà per le casse bianconere circa 10 milioni di euro in meno tra mancati introiti del market pool e bonus qualificazione al turno successivo. Se a questi aggiungessimo i mancati incassi da botteghino per la partita delle semifinali, il “danno” economico salirebbe a circa 14 milioni.</p>
<p>Atteso che la quota del market pool destinato alla federazione italiana ammonta a circa € 110 milioni di euro, la prima metà (€ 55 milioni) verrà distribuita in base alla classifica del campionato nazionale precedente (50% Juventus, 35% Roma e 15% Napoli).</p>
<p>Otterremo, così, € 27,5 milioni per la Juventus, € 19,25 alla Roma e € 8,25 milioni per il Napoli.</p>
<p>La suddivisione della seconda metà del market pool dipende dal numero di partite giocate da ciascuna squadra rispetto al totale di quelle disputate dalla federazione di appartenenza. Alla luce della qualificazione della Roma alle semifinali e dell&#8217;eliminazione Napoli ai gironi, dei 55 milioni a ciò destinati, € 23,6 milioni (12 partite disputate su 28 totali, il 42,85%) saranno destinati alla Roma,<br />
€ 19,6 milioni alla Juventus e 11,8 milioni al Napoli. In caso di qualificazione dei bianconeri, Juventus e Roma si sarebbero divisi equamente 22 milioni e residui 11 milioni per il Napoli.</p>
<p>A conti fatti, dunque, la Juventus esce dal Bernabeu con un assegno di circa € 77,8 milioni tra quota market pool (€ 47,1 milioni), partecipazione al group stage (€ 12,7 milioni), premi partita girone di qualificazione per (€ 5,5 milioni), accesso agli ottavi (€ 6 milioni) e bonus per l&#8217;accesso ai quarti (€ 6,5 milioni). A tali introiti andranno sommati € 13,9 milioni relativi agli incassi delle cinque partite casalinghe fin qui disputate all&#8217;Allianz Stadium ed €1 milione quale premio previsto dallo sponsor Jeep per l&#8217;accesso ai quarti di finale. Complessivamente un totale di € 92,7 milioni, cifra di per sé faraonica, ma ben lontana dai 128,5 milioni di euro ricavati complessivamente nella passata edizione. Si tratta dunque di ben € 35,8 milioni di ricavi in meno rispetto al bilancio 2016/17 e da registrare nel bilancio dell&#8217;esercizio in corso la cui ultima semestrale si è chiusa con un fatturato di € 290,6 milioni ed un utile di € 43,3 milioni.</p>
<p>La leggerezza nel decretare un dubbio calcio di rigore a 30” dalla fine, nel 2018 e nella massima competizione per squadre di club, ha significato per una società di calcio, peraltro quotata in borsa, un danno economico non di poco conto. Ed è sicuramente in quest&#8217;ottica che devono far riflettere le parole del Presidente Agnelli a fine gara.</p>
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		<title>Champions League: ricavi da record per la Juventus</title>
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				<pubDate>Wed, 10 May 2017 13:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Minerva]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>di Benny Minerva Quanto guadagna la Juventus dal cammino in Champions? Un risultato figlio della programmazione e dell&#8217;organizzazione imposta da Agnelli e Marotta. [mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]J[/mks_dropcap]uventus, ancora tu, ma non dovevamo vederci più..? Lucio Battisti ci perdonerà, ma nelle ultime tre stagioni i bianconeri sembrano averci preso gusto e dopo la finale di Berlino eccola ancora lì a giocarsi il tetto d’Europa in quel di Cardiff. Eccezionalità, piacevole meteora o classica botta di culo? Nulla di tutto ciò. Alla Juventus, dove nulla è lasciato al “fato”, ogni singolo risultato sportivo ed economico è figlio dell’organizzazione, programmazione, professionalità e competenza su ogni livello della piramide societaria, dal top management sino all’ultimo dei suoi magazzinieri. Sono trascorsi sette anni da quel 19 maggio 2010, quando Andrea Agnelli prendendo il timone di un veliero che viaggiava a vele strapiegate, decide di cambiare equipaggio e soprattutto dare nuove rotte ed una direzione ben definita alla sua imbarcazione. Sei anni orsono l’approvazione di un piano di sviluppo quinquennale, finanziato attraverso il rafforzamento patrimoniale garantito da un aumento di capitale sociale di 120 milioni di euro; tutto ebbe inizio in quel CdA e di lì a poco i risultati sportivi e quelli economici/finanziari non tardano ad arrivare. Gli obiettivi di quel piano di sviluppo erano fondamentalmente tre: 1. Ritornare nel più breve tempo possibile a competere stabilmente ad alto livello sia in Italia che in Europa; 2. Incrementare e diversificare i ricavi derivanti dal nuovo Stadio della Juventus e degli altri ricavi commerciali; 3. Mantenere la sostenibilità economica e finanziaria ed il rispetto dei requisiti economici e finanziari previsti dalle norme italiane ed intenazionali di settore. Un modello di business e di organizzazione societaria, basato su uno sviluppo sostenibile che consentisse di raggiungere standard elevati di risultati sportivi, garantendo alla società un equilibrio economico e finanziario. Delineati gli obiettivi, il passo per il raggiungimento dei risultati economici e sportivi di rilievo è stato breve. Cinque scudetti, tre Super Coppe italiane, due Coppe Italia, due finali di Champions League (con l&#8217;obiettivo di vincere in Galles e di ritornare sul tetto d&#8217;Europa), il sesto scudetto consecutivo alle porte ed una finale di Coppa Italia ancora tutta da giocare. Il tutto attraverso un costante aumento dei ricavi, riduzione delle perdite fino a raggiungere l’utile d’esercizio dell’ultimo bilancio. Si è passati così dai 172,1 milioni € di fatturato dell’esercizio 2010/11 ai 387,9 del 2016, accompagnato da un risultato netto che nell’arco degli ultimi sei esercizi è passato da un -95,4 milioni del 2010/11 ai 4,1 milioni dell’ultimo esercizio. Il bilancio di quello in corso è destinato a superare la barriera dei 500 milioni di ricavi ed a far segnare un nuovo record in termini di utili, grazie anche ai risultati economici garantiti dal raggiungimento della finale di Cardiff. Saranno, infatti, oltre 127 i milioni di euro che la Juventus si è assicurata con l’obiettivo minimo del raggiungimento della finale di Champions League: € 58,5 milioni relativi alla quota del market pool a cui andranno sommati € 12,7 milioni per la partecipazione al Group stage, premi partita per € 7 milioni (4 vittorie e 2 pareggi), accesso agli ottavi per 6 milioni, bonus per accesso ai quarti per € 6,5 milioni, bonus per semifinale € 7,5 milioni ed in fine il premio per l&#8217;accesso alla finale pari ad euro 11 milioni. A tali introiti dovranno sommarsi gli incassi delle sei partite casalinghe disputate (€ 17.040.920) ed € 1 milione quale bonus previsto dal main sponsor Jeep per l&#8217;accesso ai quarti di finale. Un totale complessivo di oltre 127 milioni di euro che potrà raggiungere gli oltre € 131,5 milioni in caso di vittoria finale con un incremento di oltre € 42 milioni rispetto al 2015/16 quando tra botteghino, premi e market pool, gli incassi furono di € 85 milioni circa. Alla Juventus, nulla è lasciato al caso ed ogni giorno di lavoro è teso a consolidare i successi del presente ed a preparare quelli del futuro, non ponendo limiti alle proprie ambizioni e soprattutto pensando sempre alla prossima partita ed al prossimo successo. Juventus: nothing is impossible, everything is organized. Ti suggeriamo anche L&#8217;incidenza economica dell&#8217;eliminazione dalla Champions di Benedetto Minerva La Juventus saluta la Champions League ai quarti di finale. Alla luce Money League di Benedetto Minerva La Deloitte Money League vede un cambio in testa alla classifica. La Market Pool: gli ottavi valgono € 80 milioni circa (per ora) Con la qualificazione di Juve e Napoli agli ottavi di finale, possiamo tracciare un primo Bilancio Juventus 2016: fatturato record La Juventus chiuderà i conti del 2016 con un fatturato di € 387,5 milioni (+11,3%</p>
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<hr />
<h4>Quanto guadagna la Juventus dal cammino in Champions? Un risultato figlio della programmazione e dell&#8217;organizzazione imposta da Agnelli e Marotta.</h4>
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Lucio Battisti ci perdonerà, ma nelle ultime tre stagioni i bianconeri sembrano averci preso gusto e dopo la finale di Berlino eccola ancora lì a giocarsi il tetto d’Europa in quel di Cardiff. Eccezionalità, piacevole meteora o classica botta di culo? Nulla di tutto ciò. Alla Juventus, dove nulla è lasciato al “fato”, ogni singolo risultato sportivo ed economico è figlio dell’organizzazione, programmazione, professionalità e competenza su ogni livello della piramide societaria, dal top management sino all’ultimo dei suoi magazzinieri.</p>
<p>Sono trascorsi sette anni da quel 19 maggio 2010, quando Andrea Agnelli prendendo il timone di un veliero che viaggiava a vele strapiegate, decide di cambiare equipaggio e soprattutto dare nuove rotte ed una direzione ben definita alla sua imbarcazione. Sei anni orsono l’approvazione di un piano di sviluppo quinquennale, finanziato attraverso il rafforzamento patrimoniale garantito da un aumento di capitale sociale di 120 milioni di euro; tutto ebbe inizio in quel CdA e di lì a poco i risultati sportivi e quelli economici/finanziari non tardano ad arrivare.</p>
<p>Gli obiettivi di quel piano di sviluppo erano fondamentalmente tre:</p>
<p>1. Ritornare nel più breve tempo possibile a competere stabilmente ad alto livello sia in Italia che in Europa;</p>
<p>2. Incrementare e diversificare i ricavi derivanti dal nuovo Stadio della Juventus e degli altri ricavi commerciali;</p>
<p>3. Mantenere la sostenibilità economica e finanziaria ed il rispetto dei requisiti economici e finanziari previsti dalle norme italiane ed intenazionali di settore.</p>
<p>Un modello di business e di organizzazione societaria, basato su uno sviluppo sostenibile che consentisse di raggiungere standard elevati di risultati sportivi, garantendo alla società un equilibrio economico e finanziario. Delineati gli obiettivi, il passo per il raggiungimento dei risultati economici e sportivi di rilievo è stato breve. Cinque scudetti, tre Super Coppe italiane, due Coppe Italia, due finali di Champions League (con l&#8217;obiettivo di vincere in Galles e di ritornare sul tetto d&#8217;Europa), il sesto scudetto consecutivo alle porte ed una finale di Coppa Italia ancora tutta da giocare. Il tutto attraverso un costante aumento dei ricavi, riduzione delle perdite fino a raggiungere l’utile d’esercizio dell’ultimo bilancio. Si è passati così dai 172,1 milioni € di fatturato dell’esercizio 2010/11 ai 387,9 del 2016, accompagnato da un risultato netto che nell’arco degli ultimi sei esercizi è passato da un -95,4 milioni del 2010/11 ai 4,1 milioni dell’ultimo esercizio. Il bilancio di quello in corso è destinato a superare la barriera dei 500 milioni di ricavi ed a far segnare un nuovo record in termini di utili, grazie anche ai risultati economici garantiti dal raggiungimento della finale di Cardiff. Saranno, infatti, oltre 127 i milioni di euro che la Juventus si è assicurata con l’obiettivo minimo del raggiungimento della finale di Champions League: € 58,5 milioni relativi alla quota del market pool a cui andranno sommati € 12,7 milioni per la partecipazione al Group stage, premi partita per € 7 milioni (4 vittorie e 2 pareggi), accesso agli ottavi per 6 milioni, bonus per accesso ai quarti per € 6,5 milioni, bonus per semifinale € 7,5 milioni ed in fine il premio per l&#8217;accesso alla finale pari ad euro 11 milioni. A tali introiti dovranno sommarsi gli incassi delle sei partite casalinghe disputate (€ 17.040.920) ed € 1 milione quale bonus previsto dal main sponsor Jeep per l&#8217;accesso ai quarti di finale. Un totale complessivo di oltre 127 milioni di euro che potrà raggiungere gli oltre € 131,5 milioni in caso di vittoria finale con un incremento di oltre € 42 milioni rispetto al 2015/16 quando tra botteghino, premi e market pool, gli incassi furono di € 85 milioni circa.</p>
<p>Alla Juventus, nulla è lasciato al caso ed ogni giorno di lavoro è teso a consolidare i successi del presente ed a preparare quelli del futuro, non ponendo limiti alle proprie ambizioni e soprattutto pensando sempre alla prossima partita ed al prossimo successo. Juventus: nothing is impossible, everything is organized.</p>
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		<title>Money League</title>
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				<pubDate>Sat, 21 Jan 2017 16:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Minerva]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Bilanci]]></category>
		<category><![CDATA[Deloitte]]></category>
		<category><![CDATA[Money League]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>di Benedetto Minerva La Deloitte Money League vede un cambio in testa alla classifica. La Juve è decima, come l&#8217;anno scorso, ma c&#8217;è di che essere allegri.  [mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]D[/mks_dropcap]avanti corrono e le squadre inglesi rischiano di aumentare il divario con le altre già a partire dall&#8217;esercizio in corso (2016/17) e dal quale inizieranno a vedersi i devastanti effetti economici derivanti dal nuovo accordo triennale per i diritti tv in Premier. Se in Italia la politica riformista pallonara non si sveglia (ed in fretta), la terra di mezzo rischia di diventare quella di nessuno. Sono le prime riflessioni che ho espresso dopo aver letto l&#8217;annuale report della Deloitte Footbotball Money League 2017, che giunta alla sua ventesima edizione, riclassifica i ricavi delle società di calcio europee in 3 macro aree: matchday, broadcast e commercial. La società di servizi di consulenza e revisione britannica, nel suo annuale report esamina i bilanci chiusi nell&#8217;ultimo esercizio (2015/16 per il report 2017) non considerando (condivido) i ricavi derivanti dalla gestione dei diritti dei calciatori (plusvalenze e ricavi da prestiti) al fine di rendere omogenei ed il meno volatili possibile i dati di bilancio esaminati. Bene (insomma), al di là della fredda lettura della classifica, il testa a testa tra Real Madrid e Barca (esticazzi), il ManchesterUnited (occhi a cuoricino) che spodesta il Real dal trono della più bella del reame dopo 11 anni e della favola (che palle) Leicester che entra per la prima volta nella top 20, affiliamo le unghie, accendiamo i neuroni e vediamo di non annoiarci. Lo scettro passa nelle mani del Manchester United che, grazie soprattutto al nuovo e milionario accordo di sponsorizzazione con Adidas (75 milioni di sterline per i prossimi 10 anni), con i suoi 364 milioni di euro, TRECENTOSESSANTAQUATTROMILIONIDIEURO dico, (264 milioni nel precedente esercizio) si prende la vetta anche della speciale classifica delle società di calcio con i maggiori ricavi derivanti dal commercial. Il precedente record apparteneva, con i sui 328 milioni di euro, al Paris Saint-Germain (Sigh&#8230;), che quest&#8217;anno vede perdere due posizioni anche nei ricavi commerciali attestandosi a quota 305 milioni (521 milioni il totale dei ricavi). La società che quest&#8217;estate ha affidato a Mourinho la guida tecnica, svetta nella Football Money League con i suoi 689 milioni di euro distaccando le due squadre spagnole, Barcellona e Real Madrid, ferme a 620 milioni (povery&#8230;). Il primato della società inglese è destinato a durare sicuramente anche il prossimo anno quando, discorso valido per tutte le cinque società appartenenti alla EPL presenti nella top ten, emergeranno i ricavi derivanti dal nuovo contratto per i diritti televisivi relativo al triennio 2016/2019 e che vedrà le società della Premier League spartirsi una torta pari a 5,1 miliardi di sterline, oltre il 70% in più di quanto distribuito nel precedente triennio. Appare netto il divario tra le prime quattro (United, Barcellona, Real e Bayern) che puntano a consolidare i 600 milioni (ed oltre) di fatturato e chi, come la Juventus, è intrappolata nel mezzo tra chi fattura 400 milioni e le ultime della classe tra i 200 e 300 milioni. Come è messa la Juventus? La Juventus, che ha chiuso il suo ultimo bilancio ufficiale con 387,9 milioni di euro, mantiene la decima posizione in classifica con 341,1 milioni così distribuiti: il 13% dei ricavi (43,7 milioni) derivano dal matchday, il 57% dal broadcast (195,7 milioni), il 30% (101,7 milioni) dai ricavi commerciali in crescita grazie al contratto stipulato con Adidas ed al rinnovo della sponsorizzazione Jeep. Alle sue spalle Borussia Dortmund, Tottenham e Atletico di Madrid sembrano essere, per ora, ad una distanza di sicurezza; eccezion fatta per gli Spurs che, come detto, beneficeranno dei nuovi e ricchi gli introiti relativi ai diritti tv della Premier League. La società guidata da Andrea Agnelli, attraverso un lungo e capillare lavoro, negli ultimi sei anni è passata dai 172,1 milioni di fatturato dell’esercizio 2010/11 ai 388 milioni del 2016, accompagnando la crescita dei ricavi ad un risultato netto che nell’arco degli ultimi sei esercizi è passato da un -95,4M€ del 2010/11 ai € 4,1 milioni dell&#8217;ultimo. Tra le top ten della classifica redatta da Deloitte, la Juventus è la società di calcio che, escluse PSG e Manchester City che “drogano” il dato con i “fanta milioni” delle sponsorizzazioni, ha un Compounded Average Growth Rate (CAGR) più elevato di tutte con il 17,2%. Il Manchester United, ad esempio cresce ad un tasso medio composto del 13,4%, Barca e Real Madrid, rispettivamente del 6,6% e 5,3%. Un dato non trascurabile che indica come, a differenza delle altre, la società di Corso Galfer cresce ma in maniere più sostenuta, costante e con tasso medio più alto. L&#8217;obiettivo è quello di mantenere alto tale indicatore ma, a differenza delle squadre appartenenti alla EPL o alla Liga spagnola, sarà costretta a farlo senza poter beneficiare dell&#8217;appeal della lega di appartenenza dove primeggia la lotta alla poltrona piuttosto che il bene comune. In Serie A, infatti, è vero il contrario: è la Juventus a trainare il movimento calcio in attesa che qualcuno si svegli dal torpore. In Corso Galfer, ben consci del fenomeno, hanno iniziato negli ultimi 18/24 mesi un lavoro di “ristrutturazione” su tutta la piattaforma revenue, iniziando dal processo di gestione in-house del licensing e del merchandising, accompagnato da una nuova strategia di sviluppo degli Juventus Store e dallo sviluppo della strategia digitale. La strategia è quella di crescere il più velocemente possibile nei mercati asiatici attraverso un processo di internazionalizzazione del brand e raggiungere mercati chiave che contano centinaia di milioni di potenziali consumatori. In questa ottica occorre valutare e riflettere sulla necessità di innovarsi anche attraverso una nuova faccia, un nuovo logo che proietti la lettera “J” e la Juventus ad icona mondiale dello sport industry. Un nuovo linguaggio con cui parlare ai new consumers, quelli dell&#8217;era del digitale, degli acquisti online, il popolo dei social network e del digital marketing: i millennials. I recenti accordi con la IMG teso alla promozione di prodotti bianconeri in Giappone, Cina, Hong Kong, Macao, Taiwan, Australia e Nuova Zelanda e quello con Tmall, piattaforma B2C del gruppo Alibaba, aiuteranno il processo di conoscenza, radicamento e vendita del prodotto Juve. Olio di gomito, vittorie sul campo e fantasia (tanta) commerciale, in assenza di idee politiche, sono questi gli ingredienti che ha a disposizione la società guidata da Andrea Agnelli per sostenere il suo sviluppo e non rimanere intrappolati nella terra di mezzo, prima che diventi deserto e terra di nessuno. Ti suggeriamo anche L&#8217;incidenza economica dell&#8217;eliminazione dalla Champions di Benedetto Minerva La Juventus saluta la Champions League ai quarti di finale. Alla luce Champions League: ricavi da record per la Juventus di Benny Minerva Quanto guadagna la Juventus dal cammino in Champions? Un risultato figlio della Market Pool: gli ottavi valgono € 80 milioni circa (per ora) Con la qualificazione di Juve e Napoli agli ottavi di finale, possiamo tracciare un primo Bilancio Juventus 2016: fatturato record La Juventus chiuderà i conti del 2016 con un fatturato di € 387,5 milioni (+11,3%</p>
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<h4><i>La Deloitte Money League vede un cambio in testa alla classifica. La Juve è decima, come l&#8217;anno scorso, ma c&#8217;è di che essere allegri. </i></h4>
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<p>[mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]D[/mks_dropcap]avanti corrono e le squadre inglesi rischiano di aumentare il divario con le altre già a partire dall&#8217;esercizio in corso (2016/17) e dal quale inizieranno a vedersi i devastanti effetti economici derivanti dal nuovo accordo triennale per i diritti tv in Premier. Se in Italia la politica riformista pallonara non si sveglia (ed in fretta), la terra di mezzo rischia di diventare quella di nessuno.</p>
<p>Sono le prime riflessioni che ho espresso dopo aver letto l&#8217;annuale report della Deloitte Footbotball Money League 2017, che giunta alla sua ventesima edizione, riclassifica i ricavi delle società di calcio europee in 3 macro aree: <em>matchday</em>, <em>broadcast</em> e <em>commercial</em>. La società di servizi di consulenza e revisione britannica, nel suo annuale report esamina i bilanci chiusi nell&#8217;ultimo esercizio (2015/16 per il report 2017) non considerando (condivido) i ricavi derivanti dalla gestione dei diritti dei calciatori (plusvalenze e ricavi da prestiti) al fine di rendere omogenei ed il meno volatili possibile i dati di bilancio esaminati.</p>
<p>Bene (insomma), al di là della fredda lettura della classifica, il testa a testa tra Real Madrid e Barca (esticazzi), il ManchesterUnited (occhi a cuoricino) che spodesta il Real dal trono della più bella del reame dopo 11 anni e della favola (che palle) Leicester che entra per la prima volta nella top 20, affiliamo le unghie, accendiamo i neuroni e vediamo di non annoiarci.</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2017/01/Image4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3634" src="/wp-content/uploads/2017/01/Image4.jpg" alt="" width="568" height="1192" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2017/01/Image4.jpg 568w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2017/01/Image4-143x300.jpg 143w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2017/01/Image4-488x1024.jpg 488w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2017/01/Image4-300x630.jpg 300w" sizes="(max-width: 568px) 100vw, 568px" /></a></p>
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<p>Lo scettro passa nelle mani del Manchester United che, grazie soprattutto al nuovo e milionario accordo di sponsorizzazione con Adidas (75 milioni di sterline per i prossimi 10 anni), con i suoi 364 milioni di euro, TRECENTOSESSANTAQUATTROMILIONIDIEURO dico, (264 milioni nel precedente esercizio) si prende la vetta anche della speciale classifica delle società di calcio con i maggiori ricavi derivanti dal <em>commercial</em>. Il precedente record apparteneva, con i sui 328 milioni di euro, al Paris Saint-Germain (Sigh&#8230;), che quest&#8217;anno vede perdere due posizioni anche nei ricavi commerciali attestandosi a quota 305 milioni (521 milioni il totale dei ricavi). La società che quest&#8217;estate ha affidato a Mourinho la guida tecnica, svetta nella Football Money League con i suoi 689 milioni di euro distaccando le due squadre spagnole, Barcellona e Real Madrid, ferme a 620 milioni (povery&#8230;). Il primato della società inglese è destinato a durare sicuramente anche il prossimo anno quando, discorso valido per tutte le cinque società appartenenti alla EPL presenti nella top ten, emergeranno i ricavi derivanti dal nuovo contratto per i diritti televisivi relativo al triennio 2016/2019 e che vedrà le società della Premier League spartirsi una torta pari a 5,1 miliardi di sterline, oltre il 70% in più di quanto distribuito nel precedente triennio. Appare netto il divario tra le prime quattro (United, Barcellona, Real e Bayern) che puntano a consolidare i 600 milioni (ed oltre) di fatturato e chi, come la Juventus, è intrappolata nel mezzo tra chi fattura 400 milioni e le ultime della classe tra i 200 e 300 milioni.</p>
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<h2>Come è messa la Juventus?</h2>
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<p>La Juventus, che ha chiuso il suo ultimo bilancio ufficiale con 387,9 milioni di euro, mantiene la decima posizione in classifica con 341,1 milioni così distribuiti: il 13% dei ricavi (43,7 milioni) derivano dal <em>matchday</em>, il 57% dal <em>broadcast</em> (195,7 milioni), il 30% (101,7 milioni) dai ricavi commerciali in crescita grazie al contratto stipulato con Adidas ed al rinnovo della sponsorizzazione Jeep. Alle sue spalle Borussia Dortmund, Tottenham e Atletico di Madrid sembrano essere, per ora, ad una distanza di sicurezza; eccezion fatta per gli Spurs che, come detto, beneficeranno dei nuovi e ricchi gli introiti relativi ai diritti tv della Premier League.</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2017/01/Image3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3721" src="/wp-content/uploads/2017/01/Image3.jpg" alt="" width="744" height="441" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2017/01/Image3.jpg 744w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2017/01/Image3-300x178.jpg 300w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2017/01/Image3-506x300.jpg 506w" sizes="(max-width: 744px) 100vw, 744px" /></a></p>
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<p>La società guidata da Andrea Agnelli, attraverso un lungo e capillare lavoro, negli ultimi sei anni è passata dai 172,1 milioni di fatturato dell’esercizio 2010/11 ai 388 milioni del 2016, accompagnando la crescita dei ricavi ad un risultato netto che nell’arco degli ultimi sei esercizi è passato da un -95,4M€ del 2010/11 ai € 4,1 milioni dell&#8217;ultimo. Tra le <em>top ten</em> della classifica redatta da Deloitte, la Juventus è la società di calcio che, escluse PSG e Manchester City che “drogano” il dato con i “fanta milioni” delle sponsorizzazioni, ha un Compounded Average Growth Rate (CAGR) più elevato di tutte con il 17,2%. Il Manchester United, ad esempio cresce ad un tasso medio composto del 13,4%, Barca e Real Madrid, rispettivamente del 6,6% e 5,3%. Un dato non trascurabile che indica come, a differenza delle altre, la società di Corso Galfer cresce ma in maniere più sostenuta, costante e con tasso medio più alto. L&#8217;obiettivo è quello di mantenere alto tale indicatore ma, a differenza delle squadre appartenenti alla EPL o alla Liga spagnola, sarà costretta a farlo senza poter beneficiare dell&#8217;appeal della lega di appartenenza dove primeggia la lotta alla poltrona piuttosto che il bene comune. In Serie A, infatti, è vero il contrario: è la Juventus a trainare il movimento calcio in attesa che qualcuno si svegli dal torpore.</p>
<p>In Corso Galfer, ben consci del fenomeno, hanno iniziato negli ultimi 18/24 mesi un lavoro di “ristrutturazione” su tutta la piattaforma <em>revenue</em>, iniziando dal processo di gestione in-house del <em>licensing</em> e del merchandising, accompagnato da una nuova strategia di sviluppo degli Juventus Store e dallo sviluppo della strategia digitale. La strategia è quella di crescere il più velocemente possibile nei mercati asiatici attraverso un processo di internazionalizzazione del brand e raggiungere mercati chiave che contano centinaia di milioni di potenziali consumatori. In questa ottica occorre valutare e riflettere sulla necessità di innovarsi anche attraverso una nuova faccia, un nuovo logo che proietti la lettera “J” e la Juventus ad icona mondiale dello <em>sport industry</em>. Un nuovo linguaggio con cui parlare ai <em>new consumers</em>, quelli dell&#8217;era del digitale, degli acquisti online, il popolo dei social network e del <em>digital marketing</em>: i <em>millennials</em>. I recenti accordi con la IMG teso alla promozione di prodotti bianconeri in Giappone, Cina, Hong Kong, Macao, Taiwan, Australia e Nuova Zelanda e quello con Tmall, piattaforma B2C del gruppo Alibaba, aiuteranno il processo di conoscenza, radicamento e vendita del prodotto Juve.</p>
<p>Olio di gomito, vittorie sul campo e fantasia (tanta) commerciale, in assenza di idee politiche, sono questi gli ingredienti che ha a disposizione la società guidata da Andrea Agnelli per sostenere il suo sviluppo e non rimanere intrappolati nella terra di mezzo, prima che diventi deserto e terra di nessuno.</p>
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		<title>Market Pool: gli ottavi valgono € 80 milioni circa (per ora)</title>
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				<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 10:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Minerva]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza e bilanci]]></category>
		<category><![CDATA[Champions League]]></category>
		<category><![CDATA[Market Pool]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Con la qualificazione di Juve e Napoli agli ottavi di finale, possiamo tracciare un primo bilancio del market pool della Champions League.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="display: inline-block; border: 2px solid rgba(255, 153, 0, 0.623529); border-radius: 0px; padding: 5px 16px; margin: 0px;">di Benedetto Minerva</span></p>
<hr />
<h4><i>Il Market Pool della Champions League alla luce della qualificazione di Juve e Napoli agli ottavi.</i></h4>
<hr />
<p>[mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]R[/mks_dropcap]aggiunto il primo obiettivo (minimo) stagionale con la qualificazione agli ottavi di Champions League ed in attesa di conoscere il destino che l&#8217;urna di Nyon avrà in serbo per la formazione di Allegri, analizziamo quelli che potrebbero essere gli effetti economici derivanti da tale qualificazione e dal suo eventuale prosieguo.</p>
<blockquote><p><em><strong>&#8220;Distribuzione ricavi Champions League 2015/16&#8221;</strong></em></p></blockquote>
<p>Lo scorso 1º Novembre l&#8217;Uefa ha reso ufficiali i dati economici relativi ai ricavi distribuiti nell&#8217;ultima edizione della Uefa Champions League. Detti ricavi comprendono i premi per la partecipazione al torneo, quelli previsti per ogni vittoria o pareggio nella fase a gironi e per ogni turno raggiunto, oltre ai proventi del market pool suddivisi in base al valore proporzionale del mercato televisivo nazionale assegnato a ciascun club. Le 32 squadre che hanno partecipato alla fase a gironi 2015/16 e le 10 eliminate agli spareggi si sono divise oltre 1,345 miliardi di euro in pagamenti ricevuti dalla UEFA, con un aumento di 315 milioni rispetto alla stagione precedente. Le squadre che hanno incassato di più sono state Manchester City FC (83,8 milioni di euro), Real Madrid CF (€ 80 milioni), <b>Juventus </b>(<b>€ 76,2 milioni</b>) e Paris Saint-Germain (€ 70,8 milioni). Il totale distribuito alle squadre italiane, compresa la Lazio eliminata ai play-offs, è stato complessivamente di euro 158,5 milioni di cui € 111,6 milioni relativamente al solo market pool.</p>
<p>Alla luce di quanto distribuito nel 2015/16 ed arrotondando per difetto anche per comodità di calcolo, ipotizzeremo in € 111 milioni la torta complessiva destinata al market pool italiano per l&#8217;edizione 2016/17.</p>
<blockquote><p><em><strong>&#8220;Novità Champions League 2016/17&#8221;</strong></em></p></blockquote>
<p>Tra le novità in vigore, comunicate dall&#8217;Uefa il 25 agosto scorso e valide per l&#8217;edizione in corso, spiccano l’aumento del bonus di partecipazione alla fase a gironi che passa da € 12 milioni a € 12,7 milioni; restano invariati i premi per ciascuna vittoria nel girone (€ 1,5 milioni) e per il singolo pareggio (€ 0,5 milioni). Inoltre l’accesso agli ottavi di finale varrà € 6 milioni (in precedenza € 5,5 mln), € 6,5 milioni (€ 6 mln) per i quarti e € 7,5 milioni (€ 7 mln) per le semifinaliste. La vincitrice della coppa porterà a casa un assegno da € 15,5 milioni (€ 15 mln nell’ultimo triennio), la finalista perdente dovrà consolarsi con € 11 milioni. Contrariamente al passato gli importi relativi ai premi per le finaliste saranno già comprensivi delle quote per la vendita dei biglietti.</p>
<p>Resta invariata al 10% la quota del paracadute prevista ogni volta che un club di una federazione rappresentata da uno o più club nella fase a gironi viene eliminato agli spareggi; tale quota viene dedotta dal market pool complessivo di tale federazione.</p>
<blockquote><p><em><strong>&#8220;Il calcolo&#8221;</strong></em></p></blockquote>
<p>Ipotizzando, come in premessa, in <b>€ 111 milioni la quota di market pool</b> destinato alla federazione italiana e sottraendo circa € 11 milioni destinati alla Roma eliminata ai play-offs, otterremo che della prima metà (quella distribuita in base ai risultati nel campionato nazionale precedente) del market pool (€ 50 milioni), alla Juve spetterebbe la somma di € 27,5 milioni ovvero il 55%, mentre al Napoli il 45% (€ 22,5 milioni).</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2016/12/prima-parte.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2905 size-full" src="/wp-content/uploads/2016/12/prima-parte.jpg" alt="Prima parte Market pool italiane" width="674" height="365" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/12/prima-parte.jpg 674w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/12/prima-parte-300x162.jpg 300w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/12/prima-parte-554x300.jpg 554w" sizes="(max-width: 674px) 100vw, 674px" /></a></p>
<hr />
<blockquote><p><em><strong>&#8220;Quanto può valere l&#8217;accesso agli ottavi?&#8221;</strong></em></p></blockquote>
<p>La suddivisione della seconda metà del market pool dipende dal numero di partite giocate da ciascuna squadra rispetto al totale di quelle disputate dalla federazione di appartenenza. Alla luce della qualificazione di Juventus e Napoli agli ottavi di finale ed ipotizzando la <strong>contemporanea eliminazione</strong> di entrambe in tale fase, otterremo che le stesse si divideranno equamente i 50 milioni a ciò destinati. Infatti il rapporto percentuale con cui verrebbe divisa la quota del market pool in argomento (partite disputate da ciascuna squadra sul totale delle italiane), sarebbe pari al 50%.</p>
<p>A conti fatti, dunque, la <b>qualificazione agli ottavi</b> di finale può valere per le casse di Corso Galfer circa<b> € 78,2 milioni</b> così composti: market pool per € 52,5 milioni, partecipazione al group stage per € 12,7 milioni, accesso agli ottavi per 6 milioni e premi partita per 7 milioni (4 vittorie e 2 pareggi). A tali introiti andrebbero  sommati gli incassi delle tre partite casalinghe fin qui disputate (€ 6.130.077) oltre al botteghino previsto per la partita degli ottavi (circa 3 milioni) per un totale complessivo di circa 87 milioni ed un incremento di € 2,3 milioni rispetto al 2015/16. Nella passata edizione, infatti, gli incassi relativi alle quattro partite casalinghe di Champions League ammontarono ad € 8,8 milioni (€ 8.783.053) che sommati ai 76,2 milioni tra premi e market pool fecero registrare in bilancio ricavi per € 85 milioni circa.</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2016/12/Image2-1.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter wp-image-2914 size-full" src="/wp-content/uploads/2016/12/Image2-1.jpg" alt="Introiti con qualificazione ottavi" width="735" height="518" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/12/Image2-1.jpg 735w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/12/Image2-1-300x211.jpg 300w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/12/Image2-1-426x300.jpg 426w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></a></p>
<hr />
<blockquote><p><em><strong>&#8220;Quali potrebbero essere i ricavi massimi?&#8221;</strong></em></p></blockquote>
<p>Nella migliore delle ipotesi (eliminazione del Napoli agli ottavi e vittoria finale del torneo), la Juventus ricaverebbe dalla seconda metà del market pool € 30,95 milioni (13 partite su 21 totali, il 61,90% dei 50 milioni disponibili) che sommati ai 27,5 milioni della prima metà, totalizzerebbero circa € 58,45 milioni. A tale somma andrebbero aggiunti i ricavi da premi partita girone (€ 7 milioni), i bonus da partecipazione al gruppo stage (€ 12,7 milioni) e quelli per l&#8217;accesso alle varie fasi del torneo ed il premio per la vittoria finale (€ 35,5 milioni complessivi), per un totale di <b>€ 113,65 milioni</b> oltre agli incassi da botteghino.</p>
<blockquote><p><strong><em>&#8220;Quanto inciderebbe in termini di ricavi l&#8217;eliminazione agli ottavi?&#8221;</em></strong></p></blockquote>
<p>Diversamente, nella peggiore delle ipotesi (eliminazione agli ottavi e vittoria finale del Napoli), la Juventus otterrebbe € 19,05 milioni dalla seconda metà (8 partite su 21, il 38,10% dei 50 milioni previsti), € 46,55 totali da market pool a cui vanno sommati premi e bonus fin qui maturati, per una totale complessivo di <strong>€</strong><b> 72,25 milioni</b><strong> </strong> (appena 4 milioni in meno rispetto alla scorsa edizione), oltre ovviamente agli incassi da gare casalinghe.</p>
<p>Per una società come la Juventus nel cui bilancio i diritti radiotelevisivi e proventi media incidono per oltre la metà del suo fatturato, sapere che, nella peggiore delle ipotesi, da questa Champions ricaverà pressappoco gli stessi introiti della passata stagione, è già di per sé una buona notizia. Andare il più avanti possibile in tale competizione è imprescindibile oltre che per i ricavi strettamente legati ai premi, soprattutto per puntare a crescere in quella parte dei ricavi (commerciali) che solo una vetrina come la Champions può assicurarti e rafforzare così il proprio brand nei mercati asiatici e d&#8217;oltre oceano. Perché, come spesso ripeto, anche per il bilancio vincere non è importante, è l&#8217;unica cosa che conta.</p>
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		<title>Bilancio Juventus 2016: fatturato record</title>
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				<comments>https://www.ateralbus.it/bilancio-juventus-2016-fatturato-record/#respond</comments>
				<pubDate>Wed, 31 Aug 2016 11:44:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Minerva]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza e bilanci]]></category>
		<category><![CDATA[Bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[Fatturato]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>La Juventus chiuderà i conti del 2016 con un fatturato di € 387,5 milioni (+11,3% sul 2015) e con un utile di € 3,6 milioni.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="display: inline-block; border: 2px solid rgba(255, 153, 0, 0.623529); border-radius: 0px; padding: 5px 16px; margin: 0px;">di Benedetto Minerva</span></p>
<hr />
<h4><strong><em>Bilancio positivo per la Juventus Football Club che chiuderà i conti del 2016 con un fatturato record di € 387,5 milioni (+11,3% sul 2015) e con un utile di € 3,6 milioni (secondo utile consecutivo). La nostra analisi.</em></strong></h4>
<hr />
<p>[mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]D[/mks_dropcap]opo i successi sportivi che hanno contraddistinto la passata stagione con il quinto scudetto storico consecutivo, oltre alla undicesima Coppa Italia ed alla settima Super Coppa Italiana, quasi a voler suggellare un’annata storica per i bianconeri,  arrivano dalla controllante Exor SpA (Exor Holding N.V. post fusione per incorporazione) le anteprime dei dati economici e finanziari relativi all’esercizio 2015/16. In attesa del  21 settembre 2016 quando il Consiglio di Amministrazione della Juventus si riunirà per l&#8217;approvazione della Relazione Finanziaria Annuale dell&#8217;esercizio appena concluso, è già possibile stimare i dati relativi al fatturato ed al risultato netto del bilancio 2016. Il 29 agosto si è infatti riunito il Consiglio di Amministrazione della Exor SpA, una delle principali società di investimento europee controllata dalla Giovanni Agnelli e C. S.a.p.az. che ne detiene il 52,99% del capitale sociale. La Exor, con a capo il suo Presidente John Elkann, detiene il 63,77% del capitale sociale della Juventus Football Club SpA., che, ai fini della redazione del bilancio consolidato abbreviato del Gruppo, ha predisposto e comunicato alla controllante i dati relativi alla situazione contabile del periodo 1 gennaio 2016 – 30 giugno 2016.</p>
<p>Anche se ufficialmente i dati interinali non possono rappresentare la base per proiezioni riferite all’intero esercizio, i numeri della semestrale Exor parlano chiaro. La Juventus nei primi sei mesi del 2016 ha rendicontato ricavi per € 183 milioni, costi operativi per € 160,3, un risultato operativo negativo di € 18,4 ed un risultato netto negativo di € 26,7 milioni. Il risultato netto negativo dei primi sei mesi dell’anno, rispetto a quello positivo di € 10,2 milioni dello stesso periodo 2015, è da imputarsi principalmente ai 15 milioni di plusvalenza contabilizzate nella seconda fase della campagna trasferimenti 2014/15, rispetto all’assenza di plus nella finestra invernale 2015/16. Inoltre nel primo semestre 2015 sono stati contabilizzati circa € 36,3 milioni da proventi competizione Uefa Champions League contro i 19,1 milioni del primo semestre 2016.</p>
<p>Sommando algebricamente tali dati del primo semestre 2016 con quelli consuntivati e già resi pubblici con la semestrale al 31 dicembre 2015, è possibile stimare per l’esercizio 2015/2016 ricavi totali (incluse le plusvalenze) per € 387,5 milioni ed un risultato netto positivo di € 3,6 milioni (€ 2,3 milioni al 30 giugno 2015). L’ultima semestrale della Juventus si è chiusa, infatti, con un fatturato di € 204,5 milioni ed un risultato netto positivo di € 30,3 milioni.</p>
<p>L’indebitamento finanziario netto al 30 giugno 2016 è previsto in € 199,4 milioni, in aumento rispetto ai 188,9 milioni del 2015.</p>
<p>Un fatturato record per la società guidata da Andrea Agnelli che a distanza di sei anni dal suo insediamento datato 19 Maggio 2010, continua nell’obiettivo di voler fare della società un modello di business di riferimento in Italia, che attraverso investimenti mirati e risultati sportivi possa competere, nel medio lungo termine, con i competitors europei. Un modello di sviluppo sostenibile che consenta di raggiungere standard elevati di risultati sportivi, garantendo alla società un equilibrio economico e finanziario necessario a consolidare il proprio sviluppo.</p>
<p>Dopo cinque anni dall’approvazione del piano di sviluppo 2011-2016, finanziato attraverso un aumento di capitale di 120 milioni di euro, e sei dalla presidenza Agnelli, i risultati sportivi e quelli  economico/finanziari sono di per sé emblematici: cinque scudetti, tre Super Coppe italiane, due Coppe Italia, una finale di Champions League. Il tutto attraverso un costante aumento dei ricavi, riduzione delle perdite fino a raggiungere l’utile d’esercizio dell’ultimo bilancio. Si è passati così dai 172,1M€ di fatturato dell’esercizio 2010/11 ai 387,5M€ del 2016, accompagnato da un risultato netto che nell’arco degli ultimi sei esercizi è passato da  un -95,4M€ del 2010/11 ai € 3,6 milioni previsti appunto per il 2016.</p>
<p>L’attività di investimento ha comportato un graduale aumento dell&#8217;indebitamento finanziario, tipico delle imprese in fase di sviluppo, che al netto delle attività finanziarie e disponibilità liquide, è cresciuto dai 121,2M€ del 2010/11 ai 199,4 milioni previsti nel 2016.</p>
<p>L&#8217;indebitamento, peraltro, andrebbe scorporato di circa 50 milioni relativi al residuo finanziamento per la costruzione dello Juventus Stadium e dello JTC di Vinovo, in quanto da annoverare tra i debiti virtuosi ai fini delle norme sul financial fair play. Inoltre, l’11 aprile 2016 la Juventus ha stipulato un finanziamento di € 10 milioni con l’Istituto per il Credito Sportivo per l’ulteriore sviluppo dell’area dello Juventus Stadium. Un nuovo mutuo decennale a copertura degli investimenti sostenuti per la ristrutturazione dei locali situati nel Comparto Est dell’impianto e dei recenti lavori di ampliamento dello Juventus Museum. Il mutuo copre inoltre la quota parte dell’investimento effettuato in passato da Juventus per acquisire le aree dove sorgeranno il nuovo Juventus Training &amp; Media Center e la nuova sede sociale, oggi in corso di costruzione da parte del fondo immobiliare J Village.</p>
<p>I ricavi per l’esercizio in corso (2016/17), considerando solo gli € 89,5 milioni di plusvalenze finora registrate in questa finestra di mercato (€ 33,9 milioni nel 2015/16), sono stimati in aumento. Per il futuro i risultati sportivi, soprattutto in Europa, uniti alla gestione autonoma dell’attività di licensing e merchandising, alla digitalizzazione, allo sviluppo del brand oltreoceano, in particolare nelle aree Cina, Giappone, Stati Uniti ed Australia, alla ricerca di nuovi partners commerciali ed alla ottimizzazione dei costi e ricavi derivanti dal nuovo progetto J-Village, aiuteranno la società bianconera a consolidare la propria posizione tra le grandi d’Europa.</p>
<p>Alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Un motto che in Corso Galfer sembrerebbe essere valido non solo sul campo ma anche in bilancio.</p>
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		<title>Champions League: possibili ricavi e incidenza Market Pool</title>
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				<comments>https://www.ateralbus.it/champions-league-possibili-ricavi-e-incidenza-market-pool/#respond</comments>
				<pubDate>Tue, 23 Aug 2016 07:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Benedetto Minerva]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza e bilanci]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Champions League]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>La Roma affronterà il Porto per qualificarsi alla fase a gironi di Champions League. Cosa cambierebbe per il Market Pool? Chi tifare?</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/champions-league-possibili-ricavi-e-incidenza-market-pool/">Champions League: possibili ricavi e incidenza Market Pool</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="display: inline-block; border: 2px solid rgba(255, 153, 0, 0.623529); border-radius: 0px; padding: 5px 16px; margin: 0px;">di Benedetto Minerva</span></p>
<hr />
<h4><strong><em>La Roma affronterà il Porto per qualificarsi alla fase a gironi di Champions League, mentre Juve e Napoli sono già qualificate. Cosa significherebbe per il market pool se non dovessero farcela? E quanto potremmo guadagnare in più o in meno nel resto del torneo?</em></strong></h4>
<hr />
<p>[mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]C[/mks_dropcap]iak si gioca, è tempo di Champions League, il trofeo dalle grandi orecchie che tutti vorrebbero alzare, il torneo a cui tutte le squadre ambiscono. Questione di prestigio sportivo, certo, ma anche economico, soprattutto per le squadre italiane il cui fatturato dipende sempre più dai ricavi dei diritti televisivi. Il ricco piatto del market pool ed i succulenti contorni dei suoi bonus, fanno parte di un menù a cui è difficile rinunciare.</p>
<p>In attesa dei dati ufficiali che la Uefa pubblicherà in autunno ed in virtù dei dati comunicati nell&#8217;ultima trimestrale della Juve (poco più di 70 milioni i ricavi dell&#8217;ultima Champions League, di cui € 47,25 milioni da market pool, € 5,5 milioni per bonus partite ed € 17,5 milioni per bonus accesso group stage ed ottavi), saranno circa € 100 i milioni destinati al market pool italiano.</p>
<p>Tra le novità in vigore già dalla passata edizione spiccano l&#8217;aumento del bonus di partecipazione alla fase a gironi che passa da € 8,6 milioni a € 12 milioni, l&#8217;incremento del premio previsto per ogni vittoria da € 1 a € 1,5 milioni. Resta invariato il premio in caso di pareggio, € 0,5 milioni. L’accesso agli ottavi di finale varrà € 5,5 milioni (in precedenza € 3,5 mln), € 6 milioni (€ 3,9 mln) per i quarti e € 7 milioni (€ 4,9 mln) per le semifinaliste. La vincitrice della coppa porterà a casa un assegno da € 15 milioni (€ 10,5 mln nell’ultimo triennio), la finalista perdente dovrà consolarsi con i € 10,5 milioni.</p>
<p>Una delle novità più importanti consiste nel paracadute destinato alla squadra eliminata ai play-off. Dalla passata edizione, infatti, la squadra eliminata ai preliminari ottiene comunque il 10% della rispettiva quota del market pool.</p>
<p>IL CALCOLO &#8211; Ipotizzando in 100 milioni la quota di market pool destinato alla federazione italiana e secondo il criterio della classifica del campionato appena concluso, otterremo che della <strong>prima metà</strong> del market pool (€ 50 milioni), alla Juve spetterebbe la somma di € 25 milioni ovvero il 50%, al Napoli il 35% (€ 17,5 milioni) ed infine, in caso di qualificazione al group stage, alla Roma andrebbero € 7,5 milioni (15%).</p>
<p>Nel caso in cui la Roma venisse eliminata ai preliminari, otterrebbe € 10 milioni circa (10%) che verrebbero detratti dai € 100 milioni complessivi; il montepremi verrebbe ridotto così a € 90 milioni. Il Napoli vedrebbe aumentare la propria quota dal 35% al 45% (€ 20,25 milioni), resterebbe pressoché invariata la quota di pertinenza della Juventus. A conti fatti, l&#8217;eventuale eliminazione della Roma, inciderebbe ben poco sulla quota market pool di competenza Juve relativamente alla prima metà. L&#8217;incremento al 55% della quota, in virtù della riduzione dell&#8217;importo destinato al market pool, consentirebbe ai bianconeri di incassare € 24,75 milioni contro i € 25 milioni previsti in caso di qualificazione dei giallorossi.</p>
<p>La suddivisione della <strong>seconda metà</strong> del market pool dipende dal numero di partite giocate da ciascuna squadra rispetto al totale di quelle disputate dalla federazione di appartenenza. Ed è qui che il tifoso italiano si traveste nel nobile pennuto notturno. Più lungo e solitario sarà il percorso di ciascuna squadra, più ricco sarà il suo piatto, a discapito di chi sarà costretto ad interrompere anzitempo il proprio cammino.</p>
<p>Ad esempio, se le tre italiane fossero eliminate direttamente al group stage, le stesse andrebbero a dividersi equamente i € 50 milioni della seconda metà del market pool, ottenendo così € 16,7 milioni ciascuna. Infatti il rapporto percentuale con cui verrebbe divisa la quota del market pool in argomento (partite disputate da ciascuna squadra sul totale delle italiane), sarebbe del 33,33%. Diversamente, l’eliminazione di due squadre al group stage (6 partite disputate da ciascuna su 25 totali)  con contestuale arrivo in finale della terza italiana (13 partite disputate su 25 totali), significherebbe per quest’ultima una fetta del market pool pari a € 26 milioni (52%) a discapito delle due eliminate a cui andrebbero €12 milioni ciascuna (24%). Infine, in caso di eliminazione di una italiana al group stage (6 partite disputate su 32 totali) e disputa della finale tra le altre due (13 partite disputate da ciascuna su 32), otterremmo circa € 9,4 milioni per la prima (18,75%) ed € 20,30 milioni (40,62%) per ciascuna delle due finaliste.</p>
<p>In caso di <strong>eliminazione </strong>della<strong> Roma</strong> al group stage, Juve e Napoli si dividerebbero equamente la somma a disposizione nel caso in cui il loro cammino si fermasse nella stessa fase (€ 22,5 milioni). Diversamente, l&#8217;eliminazione di una al group stage (6 partite disputate su 19 totali) ed il passaggio dell&#8217;altra in finale (13 partite disputate su 19 totali), significherebbero € 30,8 mln (68,4%) per la finalista ed € 14,2 milioni (31,6%) per la prima eliminata.</p>
<p>A conti fatti, è facile notare come per la Juve la differenza, in termini economici, tra una partecipazione Champions a due squadre piuttosto che tre, inciderebbe positivamente per circa € 6 milioni se eliminata contemporaneamente alle altre, per circa € 5 milioni in caso di finale ed eliminazione delle altre italiane al group stage, per circa € 5 milioni anche in caso di eliminazione ai gironi ed arrivo in finale delle due italiane ed infine poco più di € 2 milioni in caso di eliminazione al girone insieme ad una delle italiane ed arrivo in finale dell&#8217;altra. Questo perché la differenza tra due o tre squadre, nella divisione del market pool, è di appena € 5 milioni per ogni metà (€ 45 milioni contro i € 50 delle tre squadre).</p>
<p>Nella migliore delle ipotesi (mancata qualificazione Roma ed eliminazione Napoli al group stage), la vittoria finale del torneo porterebbe nelle casse di Corso Galfer la bellezza di qualcosa più di € 126 milioni di euro. A tale risultato si arriva sommando al market pool i vari bonus previsti per i  passaggi fino alla finale (€ 45,5 milioni), i premi per ciascuna vittoria nel girone (€ 9 milioni), gli incassi da botteghino a circa € 2 milioni di media (€ 12 milioni totali) e la ripartizione dell&#8217;incasso previsto per la finale (€ 4 milioni circa, come per la finale di Berlino).</p>
<p>In ottica Champions, più che mai, &#8220;vincere non è importante, è l&#8217;unica cosa che conta&#8221; per consolidare i risultati economici positivi finora raggiunti e regalare nuovamente ai propri tifosi quella &#8220;maledetta&#8221; anfora, quel sogno che non si avvera da troppo tempo: il tetto d&#8217;Europa.</p>
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<p>[spacer height=&#8221;20px&#8221;]</p>
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<p style="text-align: center;"><span style="display: inline-block; border: 2px solid rgba(255, 153, 0, 0.623529); border-radius: 0px; padding: 5px 16px; margin: 0px;">di Michele Tossani</span></p>
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<h4><strong><em>Cosa ci lascia in eredità la partita d&#8217;andata? Una Roma che fatica a creare occasioni da gol, un Porto disastroso in difesa. Chi la spunterà?</em></strong></h4>
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<p>[mks_dropcap style=&#8221;square&#8221; size=&#8221;52&#8243; bg_color=&#8221;#F2F2F2&#8243; txt_color=&#8221;#000000&#8243;]L[/mks_dropcap]a Roma si presenta alla partita di ritorno, che deciderà del suo ingresso alla fase a giorni della Champions League, forte dell’1-1 maturato nella partita d’andata in Portogallo. Qualora i giallorossi riuscissero a passare il preliminare, diventerebbero appena la terza squadra italiana , dopo Fiorentina e Milan, a riuscire in quella che evidentemente dobbiamo ritenere un&#8217;impresa.</p>
<p>Il Porto che la Roma si troverà di fronte all’Olimpico, come si è visto nella partita d’andata, è una formazione pericolosa, ma dalle due facce: abile nel gioco offensivo, tendente al disastroso quando la palla ce l’hanno gli avversari. L’arrivo di Nuno Espírito Santo è coinciso con la volontà della dirigenza portista di dare un cambio radicale alla squadra, dopo una stagione 2015/16 terrificante nei risultati, con i <em>Dragões</em> che hanno chiuso il campionato quindici punti dietro il Benfica e tredici dietro lo Sporting. Nonostante l’ultima stagione negativa a Valencia, conclusasi con l’esonero, l&#8217;allenatore lusitano ha registrato in carriera dei buoni risultati, portando il modesto Rio Ave a due finali della coppa del Portogallo, e guidando, nella sua prima stagione alla Mestalla, il Valencia alla qualificazione alla Champions League. All’ex portiere del Porto, quindi, il compito di ricostruire la squadra dopo tre stagioni consecutive senza trofei, nonostante l’avvicendarsi di ben tre allenatori come Paulo Fonseca, Julen Lopetegui e Jose Peseiro.</p>
<p>Per affrontare l’insidiosa sfida di ritorno, Spalletti dovrebbe affidarsi ancora una volta al 4-3-3 sfoderato una settimana fa, e alla prima di campionato contro l’Udinese. In entrambe le gare, la Roma ha mostrato pregi e difetti simili: grande capacità nel macinare gioco, ma altrettanta difficoltà nel creare palle gol e nel concretizzarle; Inoltre, i giallorossi hanno palesato notevoli problemi a livello difensivo, anche prima di finire in dieci. Nella gara d’andata, Spalletti ha schierato Florenzi (che dovrebbe non essere disponibile causa infortunio) e Juan Jesus come esterni difensivi: specialmente il nazionale italiano ha, ancora una volta, mostrato problemi in fase difensiva, venendo spesso messo in difficoltà da Otavio sulla fascia destra difensiva della Roma. I due difensori centrali, Manolas e Vermaelen, si sono anch’essi trovati spesso in ambasce, soprattutto nel secondo tempo, quando la Roma si è trovata in inferiorità numerica; nella partita di ritorno il belga sarà anche assente, a causa dell’espulsione rimediata nel maldestro tentativo di intervenire per fermare André Silva lanciato a rete. Senza Vermaelen, è probabile che Spalletti proponga Fazio accanto a Manolas, anche perché Emerson Palmieri, entrato a partita in corso all’andata, ha mostrato tutti i suoi limiti difensivi.</p>
<p>https://vimeo.com/179749382</p>
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<p>Eppure, non tutto è stato negativo: fino al secondo tempo, i giallorossi si erano dimostrati in grado di interpretare correttamente il calcio che vuole il tecnico di Certaldo. Efficace in fase di costruzione bassa (e qui Vermaelen ha dato un contributo prezioso), la Roma era anche brava a manipolare il proprio triangolo di centrocampo, con Nainggolan efficace nel salire avanti per agire come un trequartista al fianco di Salah e Perotti. Anche il tanto bistrattato Dzeko è sembrato un passo avanti rispetto alla scorsa stagione, dando un buon contributo alla fase di possesso giallorossa e muovendosi lungo tutto il fronte offensivo (fallendo un’occasione gol sulla quale, però, non poteva fare di più, a meno che non avesse deciso di cadere approfittando del lieve contatto con Casillas), mentre i terzini hanno spinto in avanti, garantendo alla squadra ampiezza e profondità.</p>
<p>Nel secondo tempo però, come detto, la partita è cambiata. La Roma è stata chiusa nella propria metà campo, non riuscendo più né a ripartire né a gestire il possesso per far trascorrere il tempo. Con Salah che rimaneva alto, nonostante il sacrificio di Dzeko in fase difensiva, di fatto la Roma difendeva con un 4-3-1-1, rimanendo esposta sulle fasce laterali, dove il Porto produceva gioco. Anche se i portoghesi non hanno creato molte occasioni da gol, il pareggio è sembrato la logica conseguenza dell&#8217;aumentata pressione offensiva. E, dopo aver pareggiato, gli uomini di Nuno hanno anche provato a vincere, costringendo Spalletti a ricorrere alla difesa a 5 dopo l’inserimento di Fazio.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-1067 size-medium_large" src="/wp-content/uploads/2016/08/Screenshot-2016-08-22-14.54.06-768x414.png" alt="Screenshot 2016-08-22 14.54.06" width="768" height="414" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/08/Screenshot-2016-08-22-14.54.06-768x414.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/08/Screenshot-2016-08-22-14.54.06-300x162.png 300w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/08/Screenshot-2016-08-22-14.54.06-1024x553.png 1024w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/08/Screenshot-2016-08-22-14.54.06-556x300.png 556w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2016/08/Screenshot-2016-08-22-14.54.06.png 1360w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
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<p>Cosa aspettarsi nella partita di ritorno? Il pareggio è certamente un risultato soddisfacente per la Roma. Il Porto dovrà venire all’Olimpico per cercare di fare la partita, e questo potrebbe agevolare il compito della squadra di casa, che potrà contare sui suoi velocisti per armare il contropiede. Per la Roma è la soluzione ideale, poiché, in questo inizio di stagione (partita con l’Udinese compresa, al di là del risultato finale), i giallorossi hanno avuto problemi nel creare e finalizzare palle gol quando sono stati chimamati a fare la partita, rappresentando una situazione di gioco sulla quale Spalletti dovrà lavorare. Da parte sua, il Porto dovrà cercare di aumentare la qualità del proprio palleggio, cercando di creare duelli uno contro uno in fascia laterale, per sfruttare la tecnica dei suoi esterni di attacco. La squadra di Nuno dovrà per forza segnare, perché lo 0-0 la eliminerebbe: un pareggio con gol e superiore all&#8217;uno a uno, invece, le consentirebbe di passare il turno. Difficile ma non impossibile.</p>
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