Cosa raccontano le prestazioni della Juventus

Piutost che nient, l’è mei piutost.

Come si dice a Milano, piuttosto che niente, meglio piuttosto.

Un brodino caldo che visto il freddo di questi giorni male non fa. Le partite della Juventus vivono di continui alti e bassi, contrassegnate da una totale mancanza di continuità che rappresenta l’assoluto punto debole della squadra di Pirlo

Sappiamo tutti che è complicato, che è difficile, che non c’è stato il classico periodo di conoscenza e di studio, che le prove le devi fare in campo: possiamo fermarci però a questo? No.

Qualsiasi cambiamento richiede un periodo di apprendistato, ma nelle prestazioni della Juventus non si vede quella tensione verso il punto di non ritorno che identifica la svolta. Poteva esserlo la gara con il Cagliari, ma gli impegni successivi hanno mostrato che quella rondine non ha portato affatto la primavera.

Anche nella gara con gli ucraini, infatti, si è vista la canonica corrente alternata. Un buon inizio, a tratti ottimo, la palla che viaggia velocemente, il pressing che funziona, il gol del vantaggio cui fa seguito un “rilassamento” prolungato con la squadra che si spezza in due, poco movimento senza palla, mancanza di intensità, cattiveria, reparti sfilacciati. La differenza, rispetto ad altre uscite, è che la Dinamo Kiev non ha segnato.

Cosa si può fare?

Solamente a Torino possono conoscere la risposta. Per me, si potrebbe dare continuità non solo a uno stile di gioco, ma anche agli uomini schierati e schierarli continuamente nelle stesse posizioni. Abbiamo la necessità che i giocatori si conoscano, che abbiano riferimenti fissi, che sappiano cosa fare e cosa fa il compagno, come la palla ti viene servita, su quale piede darla e tutti i particolari di campo.

Non dimentichiamo, mai, l’esigenza di lavorare costantemente sulla identità della squadra, dando certezze continue alla squadra. L’organizzazione, la struttura, lo scheletro rappresentano SEMPRE le fondamenta cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà. Ancora, è evidente secondo me, che la Juventus queste certezze di campo non le ha.

Qualcuno potrebbe dire “ah la personalità, ah l’esperienza”. Certo, non abbiamo i Montero, Davids, Nedved, Vidal, Tevez ecc – e qui si è sbagliato molto nel corso dei tempi perché abbiamo pochi leader caratteriali e dal temperamento forte -, quindi non possiamo aspettare che siano i giocatori da soli ad avere la giusta mentalità, il carattere per non perdersi in un bicchiere d’acqua.

Solamente il collettivo, grazie al lavoro e al supporto essenziale della società, può permetterci di arrivare al punto di tensione che porta a una svolta continua.

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