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	<title>L&#8217;uomo della Terra (Terruzzi) &#8211; AterAlbus</title>
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	<description>About Juventus</description>
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		<title>L&#8217;uomo della terra 5 &#8211; Dybala, le plusvalenze e il disegno tecnico</title>
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				<pubDate>Mon, 05 Aug 2019 12:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>L’estate. Il periodo dell’anno in cui essere l’allenatore della Juventus non è il mestiere più logorante nel piccolo universo del calcio italiano. No, in questi mesi, e Pavel Nedved e Fabio Paratici lo stanno scoprendo sulla propria pelle, essere i responsabili del calciomercato juventini deve essere una esperienza di vita in cui vivi a mille e te ne devi fottere delle reazioni istintive e talvolta anche offensive (vedere alla voce “commenti di tifosi sotto post social della Juventus”). Il mercato juventino è al centro delle attenzioni in questi giorni. Molti si stanno domandando cosa stanno combinando i due dirigenti, quali piani hanno, perché si muovono così. E una risposta da dare nessuno di noi non la può avere con certezza. L’unica è che la Juventus ha necessità di dare ossigeno al proprio bilancio realizzando delle plusvalenze per sostenere il notevole aumento dei costi dopo l’acquisto di Cristiano Ronaldo. Ok, e questo lo sappiamo, ma i giovani con cui finanziare il bilancio sono pressoché terminati e in più ci sono i giocatori che non fanno più parte del progetto tecnico da vendere: cosa si fa? La riposta che l’operato della dirigenza sembra suggerire è questa: vendere chi ha mercato, vendere chi non ti ha convinto totalmente. E quindi Cancelo (“quel fenomeno di Cancelo”) è finito al centro delle trattative di mercato da almeno due mesi e sta andando al Manchester City; Dybala, che è stato il perno commerciale pre CR7, è stato prima a un passo da Manchester United e ora no; Kean&#160; è stato ceduto all’Everton e la plusvalenza è stata incassata. La verità nella sua banalità consiste nella relativa facilità con cui si vendono i giocatori giovani, mentre è impresa ardua cedere quelli con una gran carriera alle spalle ma pochi anni ancora da giocare. Quindi, la Juventus, che ha l’esigenza di dover piazzare dei giocatori esclusi dai piani, dovrebbe smetterla di rinnovare a cifre elevate contratti a giocatori con la data di scadenza superata o prossima: aver rinnovato il contratto di Khedira è stata una follia (e ora dovrai liberarlo a zero con buonuscita), come come è stato un errore fare lo stesso con Mandzukic se tu società non lo ritieni fondamentale ma scegli di continuare con lui per volontà del tecnico. Anche la gestione della trattativa Dybala lascia qualche dubbio. Personalmente ritengo Paulo un giocatore che non è esploso, che si è involuto nelle ultime due stagioni anche per responsabilità sue. Non è un mistero come sia stato ripreso pubblicamente da Nedved nel dicembre 2017 e richiamato a una gestione più professionista della propria vita da atleta; non è un mistero come questo richiamo sia rimasto pressoché inascoltato e come diversi si siano lamentati per l’intensità dei suoi allenamenti. Non sono nemmeno misteriosi gli errori clamorosi commessi da Dybala negli ultimi anni nella gestione commerciale della sua professione con le pessime conseguenze legali ed economiche. Anche in questa trattativa col ManU emergono tutti i suoi limiti professionali &#8211;&#160; trattativa che è vera, credetemi, perché la Juventus a smentire una notizia non vera ci mette 5 secondi &#8211; si fa rappresentare da un amico di famiglia che vende auto e non da un superprocuratore, uno dei quali paghi, e pure tanto, per gestire al meglio i tuoi affari. In caso di permanenza sarà poi complicato un rapporto che si è incrinato: se tu credi in un giocatore non lo metti sul mercato per fare cassa, è un tuo intoccabile, vendi altri. Dybala quindi è stato messo sul mercato. E col ManU si profilava (si profila?) la possibilità di registrare per entrambi i club plusvalenze e di sistemare giocatori non più centrali. Come ha illustrato molto bene il plenipotenziario, Lukaku non è affatto quello scarpone maledetto dipinto dagli esperti di tutti i campionati, anzi è un ottimo centravanti e se dovesse andare all’Inter lo dimostrerebbe, ma non è il giocatore funzionale per il gioco di Sarri, mentre Dybala potrebbe esserlo. Perché allora voler prendere Lukaku? Perché è un giocatore che piace? Perché è un’opportunità? La realtà come spesso succede è molto più immediata, banale di quanto poi andiamo a ricostruire. La Juventus è una società che compete con le top mondiali, senza avere il fatturato delle rivali. Come è possibile arrivare a questo? Col lavoro sul campo, certo, ma non basta. Per avere una rosa all’altezza delle avversarie la dirigenza deve realizzare sui 100 milioni di euro annui di plusvalenze. Questo fino a quando i ricavi commerciali non saranno esplosi e non lo avranno fatto in maniera definitiva. Ed è una creatura che continua ad alimentarsi: per avere una rosa competitiva devi aumentare i costi, per sostenere i costi devono crescere i ricavi e realizzare le plusvalenze. Esattamente quanto sta succedendo oggi alla Juventus: è arrivato De Ligt per 75 milioni con ingaggio cospicuo, Ramsey e Rabiot che viaggiano su stipendi considerevoli, Danilo non arriverebbe gratis (anzi), così come Demiral non è costato noccioline. Quindi, plusvalenze per sostenere i costi: via Spinazzola, via Kean, Dybala sul mercato, Cancelo in procinto d’andare. Capite tutti perfettamente quale sia la caratteristica in comune: giocatori giovani e giovanissimi, con costo annuo relativamente modesto, plusvalenze che camminano, calciatori che non hanno totalmente convinto e sui quali non si punta.&#160; La logica è questa. Ed è comprensibile. È un dato di fatto. Quello che mi lascia dubbi sono altri aspetti. Per vendere bene devi saper comprare bene. Quindi, gli investimenti notevoli per giocatori over 28-29 anni devono avvenire per dei fuoriclasse nei loro ruoli perché poi diventano un peso e non riesci a venderli senza buonuscita. Lo stesso identico discorso vale per i rinnovi. Quando si acquista, soprattutto, si dovrebbe osservare e rispettare le esigenze del campo. Cosa serve all’allenatore? Cosa manca alla Juventus? È un discorso che si faceva per Allegri e vale lo stesso per Sarri. Perché comprare un attaccante che ha tutte le caratteristiche per non essere funzionale al gioco dell’allenatore? Questi sono errori che la dirigenza ha commesso nel passato, quando si sono acquistati giocatori di valore e di ottimo status, ma che rappresentavano delle opportunità. Matuidi è stato un’opportunità di mercato, lo stesso Mandzukic lo è stato. Alla rosa attuale non servono opportunità ma investimenti mirati: non ci sono per esempio centrocampisti abili a segnare inserendosi &#8211; con quelli a disposizione, eccetto Ramsey, rischi di essere troppo piatto -, così come gli esterni non garantiscono un bottino di reti. Io, personalmente, sacrificherei anche Dybala, Rugani e Cancelo, ma prenderei un centrocampista di livello assoluto e un centravanti più idoneo al gioco di Sarri e che veda la porta. Tutti questi dubbi e tutte queste speranze sono legittime, ma basta partire dalla realtà dei fatti. A fine mercato vedremo quale sarà stato il piano seguito da Paratici e Nedved e io mi auguro di vedere un disegno in cui si sono seguite le esigenze del campo e dell’allenatore, acquistando anche giocatori che possano non rappresentare un peso per il futuro. Ti suggeriamo anche L’uomo della Terra 4 – Non è questione di DNA C'è stato un preciso momento della telecronaca, brutta, di Sportitalia in cui le parole di L&#8217;uomo della Terra 3 &#8211; La metodologia di Sarri vs il mito del preparatore Le settimane dopo l'annuncio ufficiale di Maurizio Sarri come nuovo allenatore della Juventus sono state L&#8217;Uomo della Terra 2 &#8211; House of Sarri Finalmente, la telenovela è finita. Non proprio come avrei scritto io il finale, ma in L&#8217;uomo della terra 1 &#8211; Klopp, il bel gioco e il brand Juve Sono stato assente su Twitter per più di un mese. Quando l'ho riaperto, domenica mattina,</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/luomo-della-terra-5-dybala-le-plusvalenze-e-il-disegno-tecnico/">L&#8217;uomo della terra 5 &#8211; Dybala, le plusvalenze e il disegno tecnico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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<p>L’estate. Il periodo dell’anno in cui essere l’allenatore della Juventus non è il mestiere più logorante nel piccolo universo del calcio italiano. No, in questi mesi, e Pavel Nedved e Fabio Paratici lo stanno scoprendo sulla propria pelle, essere i responsabili del calciomercato juventini deve essere una esperienza di vita in cui vivi a mille e te ne devi fottere delle reazioni istintive e talvolta anche offensive (vedere alla voce “commenti di tifosi sotto post social della Juventus”).</p>



<p>Il mercato juventino è al centro delle attenzioni in questi giorni. Molti si stanno domandando cosa stanno combinando i due dirigenti, quali piani hanno, perché si muovono così. E una risposta da dare nessuno di noi non la può avere con certezza. L’unica è che la Juventus ha necessità di dare ossigeno al proprio bilancio realizzando delle plusvalenze per sostenere il notevole aumento dei costi dopo l’acquisto di Cristiano Ronaldo. Ok, e questo lo sappiamo, ma i giovani con cui finanziare il bilancio sono pressoché terminati e in più ci sono i giocatori che non fanno più parte del progetto tecnico da vendere: cosa si fa?</p>



<p>La riposta che l’operato della dirigenza sembra suggerire è questa: vendere chi ha mercato, vendere chi non ti ha convinto totalmente. E quindi Cancelo (“quel fenomeno di Cancelo”) è finito al centro delle trattative di mercato da almeno due mesi e sta andando al Manchester City; Dybala, che è stato il perno commerciale pre CR7, è stato prima a un passo da Manchester United e ora no; Kean&nbsp; è stato ceduto all’Everton e la plusvalenza è stata incassata. La verità nella sua banalità consiste nella relativa facilità con cui si vendono i giocatori giovani, mentre è impresa ardua cedere quelli con una gran carriera alle spalle ma pochi anni ancora da giocare. Quindi, la Juventus, che ha l’esigenza di dover piazzare dei giocatori esclusi dai piani, dovrebbe smetterla di rinnovare a cifre elevate contratti a giocatori con la data di scadenza superata o prossima: aver rinnovato il contratto di Khedira è stata una follia (e ora dovrai liberarlo a zero con buonuscita), come come è stato un errore fare lo stesso con Mandzukic se tu società non lo ritieni fondamentale ma scegli di continuare con lui per volontà del tecnico.</p>



<p>Anche la gestione della trattativa Dybala lascia qualche dubbio. Personalmente ritengo Paulo un giocatore che non è esploso, che si è involuto nelle ultime due stagioni anche per responsabilità sue. Non è un mistero come sia stato ripreso pubblicamente da Nedved nel dicembre 2017 e richiamato a una gestione più professionista della propria vita da atleta; non è un mistero come questo richiamo sia rimasto pressoché inascoltato e come diversi si siano lamentati per l’intensità dei suoi allenamenti. Non sono nemmeno misteriosi gli errori clamorosi commessi da Dybala negli ultimi anni nella gestione commerciale della sua professione con le pessime conseguenze legali ed economiche. Anche in questa trattativa col ManU emergono tutti i suoi limiti professionali &#8211;&nbsp; trattativa che è vera, credetemi, perché la Juventus a smentire una notizia non vera ci mette 5 secondi &#8211; si fa rappresentare da un amico di famiglia che vende auto e non da un superprocuratore, uno dei quali paghi, e pure tanto, per gestire al meglio i tuoi affari. In caso di permanenza sarà poi complicato un rapporto che si è incrinato: se tu credi in un giocatore non lo metti sul mercato per fare cassa, è un tuo intoccabile, vendi altri.</p>



<p>Dybala quindi è stato messo sul mercato. E col ManU si profilava (si profila?) la possibilità di registrare per entrambi i club plusvalenze e di sistemare giocatori non più centrali. Come ha illustrato molto bene il plenipotenziario, Lukaku non è affatto quello scarpone maledetto dipinto dagli esperti di tutti i campionati, anzi è un ottimo centravanti e se dovesse andare all’Inter lo dimostrerebbe, ma non è il giocatore funzionale per il gioco di Sarri, mentre Dybala potrebbe esserlo. Perché allora voler prendere Lukaku? Perché è un giocatore che piace? Perché è un’opportunità?</p>



<p>La realtà come spesso succede è molto più immediata, banale di quanto poi andiamo a ricostruire. La Juventus è una società che compete con le top mondiali, senza avere il fatturato delle rivali. Come è possibile arrivare a questo? Col lavoro sul campo, certo, ma non basta. Per avere una rosa all’altezza delle avversarie la dirigenza deve realizzare sui 100 milioni di euro annui di plusvalenze. Questo fino a quando i ricavi commerciali non saranno esplosi e non lo avranno fatto in maniera definitiva. Ed è una creatura che continua ad alimentarsi: per avere una rosa competitiva devi aumentare i costi, per sostenere i costi devono crescere i ricavi e realizzare le plusvalenze. Esattamente quanto sta succedendo oggi alla Juventus: è arrivato De Ligt per 75 milioni con ingaggio cospicuo, Ramsey e Rabiot che viaggiano su stipendi considerevoli, Danilo non arriverebbe gratis (anzi), così come Demiral non è costato noccioline. Quindi, plusvalenze per sostenere i costi: via Spinazzola, via Kean, Dybala sul mercato, Cancelo in procinto d’andare. Capite tutti perfettamente quale sia la caratteristica in comune: giocatori giovani e giovanissimi, con costo annuo relativamente modesto, plusvalenze che camminano, calciatori che non hanno totalmente convinto e sui quali non si punta.&nbsp;</p>



<p>La logica è questa. Ed è comprensibile. È un dato di fatto. Quello che mi lascia dubbi sono altri aspetti. Per vendere bene devi saper comprare bene. Quindi, gli investimenti notevoli per giocatori over 28-29 anni devono avvenire per dei fuoriclasse nei loro ruoli perché poi diventano un peso e non riesci a venderli senza buonuscita. Lo stesso identico discorso vale per i rinnovi. Quando si acquista, soprattutto, si dovrebbe osservare e rispettare le esigenze del campo. Cosa serve all’allenatore? Cosa manca alla Juventus? È un discorso che si faceva per Allegri e vale lo stesso per Sarri. Perché comprare un attaccante che ha tutte le caratteristiche per non essere funzionale al gioco dell’allenatore? Questi sono errori che la dirigenza ha commesso nel passato, quando si sono acquistati giocatori di valore e di ottimo status, ma che rappresentavano delle opportunità. Matuidi è stato un’opportunità di mercato, lo stesso Mandzukic lo è stato. Alla rosa attuale non servono opportunità ma investimenti mirati: non ci sono per esempio centrocampisti abili a segnare inserendosi &#8211; con quelli a disposizione, eccetto Ramsey, rischi di essere troppo piatto -, così come gli esterni non garantiscono un bottino di reti. Io, personalmente, sacrificherei anche Dybala, Rugani e Cancelo, ma prenderei un centrocampista di livello assoluto e un centravanti più idoneo al gioco di Sarri e che veda la porta.</p>



<p>Tutti questi dubbi e tutte queste speranze sono legittime, ma basta partire dalla realtà dei fatti. A fine mercato vedremo quale sarà stato il piano seguito da Paratici e Nedved e io mi auguro di vedere un disegno in cui si sono seguite le esigenze del campo e dell’allenatore, acquistando anche giocatori che possano non rappresentare un peso per il futuro.</p>
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		<title>L’uomo della Terra 4 – Non è questione di DNA</title>
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				<pubDate>Sun, 21 Jul 2019 14:26:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>C&#8217;è stato un preciso momento della telecronaca, brutta, di Sportitalia in cui le parole di &#8220;Senza parole&#8221; di Vasco Rossi mi sono venute in mente e mi son ritrovato a canticchiare questa canzone mentre vedevo la partita. Sì, come Vasco, anche io, guardando la televisione ho avuto un&#8217;impressione ed è questa che vado a raccontare. Sono stati sufficienti pochissimi minuti per sentire dal telecronista &#8220;poco sarrismo fino a questo momento&#8221; e tutta le telecronaca è stata un continuo &#8220;questo è di Sarri, questo è di Allegri, il compito di Sarri è arduo&#8221;. C&#8217;è questa convinzione che vedo serpeggiare che trovo completamente sbagliata. La Juventus è tradizionalmente una squadra che non ha uno stile di gioco imposto; la proprietà, la società chiedono all&#8217;allenatore di vincere dando a lui la responsabilità di scegliere la soluzione migliore per raggiungere il traguardo. L&#8217;impressione, una favola meglio, che sta circolando, anche per via di sbagliate dichiarazioni da parte di Allegri, è che la Juventus sia una squadra difensivista, catanecciara, improvvisata, cinica e poco più e che sia questa la ragione per cui abbia vinto poco in Champions League. Ed ecco che quindi il compito di Maurizio Sarri diventa impressionante, perché è chiamato a modificare il DNA della Juventus, iniettando il gusto e il piacere del bel calcio, una rivoluzione estetica che va oltre al risultato. Di conseguenza, tutto quello che c&#8217;è ancora di tradizionale, d&#8217;allegriano, diventa un peso del passato, un&#8217;eredità ingombrante che può ostacolare il cammino verso la rivoluzione e la vittoria. Chi la pensa così, fa anche un torto alla storia della Juventus; una delle epoche più belle, per me che l&#8217;ho vissuta con gli occhi del ragazzo, è stata quella del primo Lippi con una squadra che era aggressiva, intensa, organizzata, con grandi giocatori e tanta qualità. Chi la pensa così, fa anche torto alla storia recente della Juventus, di una squadra che sta dominando in Italia e che è tornata protagonista in Europa. Ascoltando questa telecronaca, leggendo anche alcuni editoriali, ho davvero l&#8217;impressione che molti stiano dimenticando la forza dei giocatori, la qualità degli stessi e la professionalità con la quale si mettono a disposizione dell&#8217;allenatore, come ha raccontato e scritto Antonio Corsa. Della partita, invece, si può dire poco. Essendo io un allenatore, e ragionando spesso in questa ottica, nelle amichevoli estive tendo a vedere la voglia con cui i calciatori provano a mettere in pratica quanto fatto nelle settimane d&#8217;allenamento. Che Sarri desideri e imponga un calcio diverso rispetto a quello d&#8217;Allegri è noto a tutti ed è già evidente. La Juventus ha tentato di costruire il gioco dal basso, manovrando a due-tre tocchi, con i centrocampisti più centrali nel gioco, ma ci sono stati diversi errori tecnici e tattici (individuali e collettivi), così come c&#8217;è stata la precisa e netta volontà di pressare in maniera più incisiva e in posizione più avanzata sul campo, recuperando palloni sulla trequarti avversaria; anche il blocco squadra, senza palla, si è disposto seguendo l&#8217;indicazione di Sarri che chiede una fase difensiva basata sulla zona, commettendo gli errori che è lecito aspettarsi alla prima uscita. Qualcosa di più si può dire sui singoli, ma sono semplicemente delle conferme. Matuidi, per esempio, è un grandissimo professionista, con delle spiccate qualità, ma in questa organizzazione di calcio della Juventus emergono con forza i difetti del giocatore: orientamento del corpo spesso sbagliato, primo controllo difficile, passaggi poco veloci e puliti. Lo stesso Mandzukic è molto più in difficoltà, perché da centravanti, con il calcio di Sarri che prevede un possesso palla per posizionarsi, prendere campo, sistemarsi nella trequarti offensiva, gli spazi sono più ristretti e brillano giocatori con altre caratteristiche. Come quelle di Gonzalo Higuain che sarebbe, ed è stato, il centravanti ideale per il gioco di Sarri, perché è un playmaker avanzato, oltre che un grande realizzatore. Purtroppo, e lo dico a malincuore perché resta il mio giocatore preferito da quando me ne sono innamorato ai tempi del River, i suoi problemi non sono di natura calcistica, ma sono principalmente mentali ed emotivi (e questi ovviamente comportano una cura del fisico che è a distanze siderali da quelle di CR7) che uniti al peso economico probabilmente lo porteranno definitivamente lontano da Torino. Non sappiamo la rosa che Sarri avrà a disposizione dal primo di settembre. I giocatori danno dimostrazione di essere totalmente e completamente a disposizione, vogliono condividere sul campo le idee del nuovo allenatore e lo seguiranno ancora con maggiore entusiasmo se queste porteranno alle vittorie, che sono l&#8217;unico parametro per qualsiasi grande squadre, e alla consapevolezza di trovare assoluto e totale risconto di quanto si prova sul campo d&#8217;allenamento. Di certo, non è questione di DNA, ma semplicemente di giocare bene il calcio col quale si vuole caratterizzare la squadra. Ti suggeriamo anche L&#8217;uomo della terra 5 &#8211; Dybala, le plusvalenze e il disegno tecnico L’estate. Il periodo dell’anno in cui essere l’allenatore della Juventus non è il mestiere più L&#8217;uomo della Terra 3 &#8211; La metodologia di Sarri vs il mito del preparatore Le settimane dopo l'annuncio ufficiale di Maurizio Sarri come nuovo allenatore della Juventus sono state L&#8217;Uomo della Terra 2 &#8211; House of Sarri Finalmente, la telenovela è finita. Non proprio come avrei scritto io il finale, ma in L&#8217;uomo della terra 1 &#8211; Klopp, il bel gioco e il brand Juve Sono stato assente su Twitter per più di un mese. Quando l'ho riaperto, domenica mattina,</p>
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<p>C&#8217;è stato un preciso momento della telecronaca, brutta, di Sportitalia in cui le parole di &#8220;Senza parole&#8221; di Vasco Rossi mi sono venute in mente e mi son ritrovato a canticchiare questa canzone mentre vedevo la partita. Sì, come Vasco, anche io, guardando la televisione ho avuto un&#8217;impressione ed è questa che vado a raccontare.</p>



<p>Sono stati sufficienti pochissimi minuti per sentire dal telecronista &#8220;poco sarrismo fino a questo momento&#8221; e tutta le telecronaca è stata un continuo &#8220;questo è di Sarri, questo è di Allegri, il compito di Sarri è arduo&#8221;. C&#8217;è questa convinzione che vedo serpeggiare che trovo completamente sbagliata. La Juventus è tradizionalmente una squadra che non ha uno stile di gioco imposto; la proprietà, la società chiedono all&#8217;allenatore di vincere dando a lui la responsabilità di scegliere la soluzione migliore per raggiungere il traguardo.  L&#8217;impressione, una favola meglio, che sta circolando, anche per via di sbagliate dichiarazioni da parte di Allegri, è che la Juventus sia una squadra difensivista, catanecciara, improvvisata, cinica e poco più e che sia questa la ragione per cui abbia vinto poco in Champions League. Ed ecco che quindi il compito di Maurizio Sarri diventa impressionante, perché è chiamato a modificare il DNA della Juventus, iniettando il gusto e il piacere del bel calcio, una rivoluzione estetica che va oltre al risultato. Di conseguenza, tutto quello che c&#8217;è ancora di tradizionale, d&#8217;allegriano, diventa un peso del passato, un&#8217;eredità ingombrante che può ostacolare il cammino verso la rivoluzione e la vittoria. Chi la pensa così, fa anche un torto alla storia della Juventus; una delle epoche più belle, per me che l&#8217;ho vissuta con gli occhi del ragazzo, è stata quella del primo Lippi con una squadra che era aggressiva, intensa, organizzata, con grandi giocatori e tanta qualità. Chi la pensa così, fa anche torto alla storia recente della Juventus, di una squadra che sta dominando in Italia e che è tornata protagonista in Europa. Ascoltando questa telecronaca, leggendo anche alcuni editoriali, ho davvero l&#8217;impressione che molti stiano dimenticando la forza dei giocatori, la qualità degli stessi e la professionalità con la quale si mettono a disposizione dell&#8217;allenatore, come ha raccontato e scritto Antonio Corsa.</p>



<p>Della partita, invece, si può dire poco. Essendo io un allenatore, e ragionando spesso in questa ottica, nelle amichevoli estive tendo a vedere la voglia con cui i calciatori provano a mettere in pratica quanto fatto nelle settimane d&#8217;allenamento. Che Sarri desideri e imponga un calcio diverso rispetto a quello d&#8217;Allegri è noto a tutti ed è già evidente. La Juventus ha tentato di costruire il gioco dal basso, manovrando a due-tre tocchi, con i centrocampisti più centrali nel gioco, ma ci sono stati diversi errori tecnici e tattici (individuali e collettivi), così come c&#8217;è stata la precisa e netta volontà di pressare in maniera più incisiva e in posizione più avanzata sul campo, recuperando palloni sulla trequarti avversaria; anche il blocco squadra, senza palla, si è disposto seguendo l&#8217;indicazione di Sarri che chiede una fase difensiva basata sulla zona, commettendo gli errori che è lecito aspettarsi alla prima uscita. </p>



<p>Qualcosa di più si può dire sui singoli, ma sono semplicemente delle conferme. Matuidi, per esempio, è un grandissimo professionista, con delle spiccate qualità, ma in questa organizzazione di calcio della Juventus emergono con forza i difetti del giocatore: orientamento del corpo spesso sbagliato, primo controllo difficile, passaggi poco veloci e puliti. Lo stesso Mandzukic è molto più in difficoltà, perché da centravanti, con il calcio di Sarri che prevede un possesso palla per posizionarsi, prendere campo, sistemarsi nella trequarti offensiva, gli spazi sono più ristretti e brillano giocatori con altre caratteristiche. Come quelle di Gonzalo Higuain che sarebbe, ed è stato, il centravanti ideale per il gioco di Sarri, perché è un playmaker avanzato, oltre che un grande realizzatore. Purtroppo, e lo dico a malincuore perché resta il mio giocatore preferito da quando me ne sono innamorato ai tempi del River, i suoi problemi non sono di natura calcistica, ma sono principalmente mentali ed emotivi (e questi ovviamente comportano una cura del fisico che è a distanze siderali da quelle di CR7) che uniti al peso economico probabilmente lo porteranno definitivamente lontano da Torino.</p>



<p>Non sappiamo la rosa che Sarri avrà a disposizione dal primo di settembre. I giocatori danno dimostrazione di essere totalmente e completamente a disposizione, vogliono condividere sul campo le idee del nuovo allenatore e lo seguiranno ancora con maggiore entusiasmo se queste porteranno alle vittorie, che sono l&#8217;unico parametro per qualsiasi grande squadre, e alla consapevolezza di trovare assoluto e totale risconto di quanto si prova sul campo d&#8217;allenamento. Di certo, non è questione di DNA, ma semplicemente di giocare bene il calcio col quale si vuole caratterizzare la squadra.</p>



<p></p>
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		<title>L&#8217;uomo della Terra 3 &#8211; La metodologia di Sarri vs il mito del preparatore</title>
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				<comments>https://www.ateralbus.it/luomo-della-terra-la-metodologia-di-sarri-vs-il-mito-del-preparatore/#respond</comments>
				<pubDate>Wed, 10 Jul 2019 19:35:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[preparatore]]></category>
		<category><![CDATA[Sarri]]></category>
		<category><![CDATA[tognaccini]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Le settimane dopo l&#8217;annuncio ufficiale di Maurizio Sarri come nuovo allenatore della Juventus sono state vissute con un&#8217;attesa mai vista e vissuta per la composizione del nuovo staff che accompagnerà e affiancherà il mister toscano nella sua esperienza a Torino. Una ricerca che si è focalizzata sui nomi dello staff atletico e medico, dal momento in cui gli infortuni, tanti e troppi, e le ricadute nella scorsa stagione hanno rappresentato un grosso limite e un freno notevole alle ambizioni europee. C&#8217;è chi attendeva e sperava nell&#8217;arrivo di Bertelli dal Chelsea, visto già a Torino come componente dello staff di Conte, o si è domandato come mai la dirigenza juventina si sia lasciata scappare un maestro come Pintus, al Real con Zidane e a Torino con Lippi, accasatosi all&#8217;Inter dove ha trovato lo stesso Conte. Le scelte di Sarri sono state diverse, evidentemente prese in sintonia con la stessa Juventus, e hanno portato a una composizione diversa dello staff atletico e medico; c&#8217;è chi è rimasto, chi arriva da Napoli, chi arriva grazie alla stima e a un rapporto di fiducia che lo lega al nuovo allenatore. Ritengo l&#8217;attenzione ai singoli nomi sbagliata e fuorviante. Quello che conta è innanzitutto la metodologia dell&#8217;allenatore. Sarri ha un metodo d&#8217;impostare le sedute d&#8217;allenamento, la settimana, la preparazione, i cicli di lavoro diverso rispetto a quello d&#8217;Allegri; quando era al Napoli, nonostante la rosa ristretta e il numero limitato di giocatori utilizzati, la squadra ha avuto pochi infortuni e una condizione costante durante la stagione, senza picchi elevati e senza crolli. Merito non di un mago della preparazione, ma di una metodologia di lavoro e di un confronto costante con i componenti stessi dello staff. Allegri, invece, per sua stessa ammissione, preferisce spingere molto e puntando sui carichi di lavoro, puntando ad avere un picco di condizione in primavera (la Juve di marzo cit.) correndo il rischio di avere più infortuni muscolari. È una filosofia diversa: se da una parte, estremizzando, si lavora molto col pallone, dall&#8217;altra si lavora tanto sulla corsa e sulla palestra. Sono purtroppo ancora tanti i miti legati alle preparazioni, viste come periodo in cui giocatori macinano chilometri su chilometri di corsa con l&#8217;allenatore in versione sergente di ferro; una narrazione, quasi un mito, alimentata anche dall&#8217;ignoranza di chi commenta il calcio per professione e che non aiuta certamente a formare chi è a digiuno di certi argomenti. Lo stesso mito è stato vissuto negli anni su Milan Lab. Quando è stato creato, l&#8217;epica voleva questa creatura come qualcosa di magico in grado di far volare sempre i giocatori e di ridurre a zero gli infortuni; poi, infine, è stato dipinto come quel sistema che ha rovinato i giocatori, vedi Pato, lavorando troppo sui muscoli. È invece Daniele Tognaccini, ora alla Juventus con la qualifica di responsabile della preparazione atletica, a spiegare in un&#8217;intervista di un anno fa il senso di quello che è stato il suo lavoro: Ed è sempre Tognaccini a raccontare il legame che si è creato nel corso degli anni con Sarri: In &#8220;lui è innamorato dei dati&#8221; c&#8217;è molto di Sarri e del suo lavoro. Sarri è metodico, un secchione, studia, analizza, si confronta, dialoga. Raccogliere dati, analizzarli e trarre delle conclusioni per migliorarsi è alla base della sua filosofia e si sposa con la similitudine del navigatore utilizzato da Tognaccini. In questo è molto simile a Conte, che è diplomato Isef e che mastica molto bene l&#8217;argomento, ed è in linea con gli allenatori che reputano la tecnologia come strumento utile, quasi fondamentale, per allenare nel migliore dei modi nel 2019. Per me, quindi, non esiste il Mago della preparazione, ma una squadra di lavoro formata da professionisti di assoluto livello e coordinata da una persona. C&#8217;è una metodologia di lavoro che può funzionare, c&#8217;è il continuo studio dei dati raccolti, c&#8217;è grandissimo dialogo con lo staff atletico e medico. Allenare è difficile, perché non esistono più solamente le questioni di campo; l&#8217;allenatore è a capo di uno staff di professionisti, detta la linea, deve sapersi confrontare con loro, conoscendo quello di cui si parla, e deve avere una voglia maniacale di aggiornarsi e imparare. Sarri era già metodico nel 2007, anno della sua tesi a Coverciano (di cui parlerò prossimamente), e mi sembra lampante come sia stato voluto perché rappresenta non solo una concezione di calcio diversa, ma anche un metodo e un&#8217;impostazione di rottura per la Juventus. Se funzionerà lo scopriremo solo vivendo, ma personalmente sono molto fiducioso. Ti suggeriamo anche L&#8217;uomo della terra 5 &#8211; Dybala, le plusvalenze e il disegno tecnico L’estate. Il periodo dell’anno in cui essere l’allenatore della Juventus non è il mestiere più L’uomo della Terra 4 – Non è questione di DNA C'è stato un preciso momento della telecronaca, brutta, di Sportitalia in cui le parole di L&#8217;Uomo della Terra 2 &#8211; House of Sarri Finalmente, la telenovela è finita. Non proprio come avrei scritto io il finale, ma in L&#8217;uomo della terra 1 &#8211; Klopp, il bel gioco e il brand Juve Sono stato assente su Twitter per più di un mese. Quando l'ho riaperto, domenica mattina,</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/luomo-della-terra-la-metodologia-di-sarri-vs-il-mito-del-preparatore/">L&#8217;uomo della Terra 3 &#8211; La metodologia di Sarri vs il mito del preparatore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[
<p>Le settimane dopo l&#8217;annuncio ufficiale di Maurizio Sarri come nuovo allenatore della Juventus sono state vissute con un&#8217;attesa mai vista e vissuta per la composizione del nuovo staff che accompagnerà e affiancherà il mister toscano nella sua esperienza a Torino. Una ricerca che si è focalizzata sui nomi dello staff atletico e medico, dal momento in cui gli infortuni, tanti e troppi, e le ricadute nella scorsa stagione hanno rappresentato un grosso limite e un freno notevole alle ambizioni europee. C&#8217;è chi attendeva e sperava nell&#8217;arrivo di Bertelli dal Chelsea, visto già a Torino come componente dello staff di Conte, o si è domandato come mai la dirigenza juventina si sia lasciata scappare un maestro come Pintus, al Real con Zidane e a Torino con Lippi, accasatosi all&#8217;Inter dove ha trovato lo stesso Conte. Le scelte di Sarri sono state diverse, evidentemente prese in sintonia con la stessa Juventus, e hanno portato a una composizione diversa dello staff atletico e medico; c&#8217;è chi è rimasto, chi arriva da Napoli, chi arriva grazie alla stima e a un rapporto di fiducia che lo lega al nuovo allenatore. </p>



<p>Ritengo l&#8217;attenzione ai singoli nomi sbagliata e fuorviante. Quello che conta è innanzitutto la metodologia dell&#8217;allenatore. Sarri ha un metodo d&#8217;impostare le sedute d&#8217;allenamento, la settimana, la preparazione, i cicli di lavoro diverso rispetto a quello d&#8217;Allegri; quando era al Napoli, nonostante la rosa ristretta e il numero limitato di giocatori utilizzati, la squadra ha avuto pochi infortuni e una condizione costante durante la stagione, senza picchi elevati e senza crolli. Merito non di un mago della preparazione, ma di una metodologia di lavoro e di un confronto costante con i componenti stessi dello staff. Allegri, invece, per sua stessa ammissione, preferisce spingere molto e puntando sui carichi di lavoro, puntando ad avere un picco di condizione in primavera (la Juve di marzo cit.) correndo il rischio di avere più infortuni muscolari. È una filosofia diversa: se da una parte, estremizzando, si lavora molto col pallone, dall&#8217;altra si lavora tanto sulla corsa e sulla palestra. </p>



<p>Sono purtroppo ancora tanti i miti legati alle preparazioni, viste come periodo in cui giocatori macinano chilometri su chilometri di corsa con l&#8217;allenatore in versione sergente di ferro; una narrazione, quasi un mito, alimentata anche dall&#8217;ignoranza di chi commenta il calcio per professione e che non aiuta certamente a formare chi è a digiuno di certi argomenti. Lo stesso mito è stato vissuto negli anni su Milan Lab. Quando è stato creato, l&#8217;epica voleva questa creatura come qualcosa di magico in grado di far volare sempre i giocatori e di ridurre a zero gli infortuni; poi, infine, è stato dipinto come quel sistema che ha rovinato i giocatori, vedi Pato, lavorando troppo sui muscoli. È invece Daniele Tognaccini, ora alla Juventus con la qualifica di responsabile della preparazione atletica, a spiegare in un&#8217;intervista di un anno fa il senso di quello che è stato il suo lavoro: </p>



<figure class="wp-block-image"><img src="/wp-content/uploads/2019/07/Screenshot-2019-07-09-16.29.03.png" alt="" class="wp-image-11982" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/07/Screenshot-2019-07-09-16.29.03.png 636w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/07/Screenshot-2019-07-09-16.29.03-595x123.png 595w" sizes="(max-width: 636px) 100vw, 636px" /></figure>



<p>Ed è sempre Tognaccini a raccontare il legame che si è creato nel corso degli anni con Sarri:</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="/wp-content/uploads/2019/07/photo_2019-07-10_20-52-41.jpg" alt="" class="wp-image-11983" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/07/photo_2019-07-10_20-52-41.jpg 640w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2019/07/photo_2019-07-10_20-52-41-595x622.jpg 595w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>In &#8220;lui è innamorato dei dati&#8221; c&#8217;è molto di Sarri e del suo lavoro. Sarri è metodico, un secchione, studia, analizza, si confronta, dialoga. Raccogliere dati, analizzarli e trarre delle conclusioni per migliorarsi è alla base della sua filosofia e si sposa con la similitudine del navigatore utilizzato da Tognaccini. In questo è molto simile a Conte, che è diplomato Isef e che mastica molto bene l&#8217;argomento, ed è in linea con gli allenatori che reputano la tecnologia come strumento utile, quasi fondamentale, per allenare nel migliore dei modi nel 2019. </p>



<p>Per me, quindi, non esiste il Mago della preparazione, ma una squadra di lavoro formata da professionisti di assoluto livello e coordinata da una persona. C&#8217;è una metodologia di lavoro che può funzionare, c&#8217;è il continuo studio dei dati raccolti, c&#8217;è grandissimo dialogo con lo staff atletico e medico. Allenare è difficile, perché non esistono più solamente le questioni di campo; l&#8217;allenatore è a capo di uno staff di professionisti, detta la linea, deve sapersi confrontare con loro, conoscendo quello di cui si parla, e deve avere una voglia maniacale di aggiornarsi e imparare. Sarri era già metodico nel 2007, anno della sua tesi a Coverciano (di cui parlerò prossimamente), e mi sembra lampante come sia stato voluto perché rappresenta non solo una concezione di calcio diversa, ma anche un metodo e un&#8217;impostazione di rottura per la Juventus. Se funzionerà lo scopriremo solo vivendo, ma personalmente sono molto fiducioso.</p>
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		<title>L&#8217;Uomo della Terra 2 &#8211; House of Sarri</title>
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				<comments>https://www.ateralbus.it/luomo-della-terra-house-of-sarri/#respond</comments>
				<pubDate>Sun, 16 Jun 2019 15:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[Agnelli]]></category>
		<category><![CDATA[allegri]]></category>
		<category><![CDATA[Sarri]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Finalmente, la telenovela è finita. Non proprio come avrei scritto io il finale, ma in fondo siamo appena all&#8217;inizio del nuovo progetto tecnico. La Juventus ha scelto Maurizio Sarri, una decisione che indica secondo me volontà ben precise e la solita, anche legittima e doverosa, indifferenza alle preferenze dei tifosi, perché le mosse della società devono andare oltre gli umori. Cerco di riassumere il mio pensiero nei seguenti punti: La Juventus ha esonerato Massimiliano Allegri, l&#8217;allenatore dei cinque scudetti consecutivi, delle quattro Coppa Italia e del rilancio definitivo in Europa. Lo ha fatto per mille ragioni, ma è evidente che aveva considerato chiuso il ciclo. Ritengo, e resto fermo nella mia idea, che la qualità delle prestazioni nel corso delle ultime due stagioni sia stata non in linea col potenziale della squadra; soprattutto, l&#8217;annata appena trascorsa è stata insoddisfacente per organizzazione e valorizzazione dei giocatori. La halma allegriana si è trasformata sempre più in mancanza d&#8217;intensità; la preparazione atletica ha vissuto su concezioni del passato, ha prodotto diversi infortuni e una lontana dalla condizione migliore nel momento chiave dell&#8217;anno; La Juventus ha costruito per netto distacco la rosa più forte del campionato. Ha vinto anche per questo. Non è una squadra ovviamente perfetta, ma è decisamente migliore rispetto a quanto fatto vedere. Un parco giocatori tecnico, non più in linea coi pensieri d&#8217;Allegri; una rosa che va migliorata a centrocampo, ma che ha palesato limiti che vanno oltre le caratteristiche dei singoli. La rifinitura, per esempio, è stata spesso inefficace e non organizzata, così come i movimenti coordinati senza palla, movimenti che richiedono intelligenza allenata per muoversi correttamente nello spazio coi tempi giusti; Non conta per me il passato remoto di Maurizio Sarri. Il fatto che abbia allenato per molto tempo e fino a età matura nelle categorie inferiori è solamente indicativo di un allenatore che si è dovuto costruire la propria carriera partendo dal basso. Io questo basso lo conosco molto bene, perché è la mia realtà, e posso assicurare che è tremendamente complicato per un allenatore di Promozione pensare di poter arrivare persino in Serie D, figuriamoci se si può prendere in considerazione l&#8217;idea di arrivare in A. Prenderei più in considerazione quanto fatto negli ultimi dieci anni e la qualità del suo lavoro la ritengo innegabile; La Juventus ha scelto Maurizio Sarri perché secondo me hanno considerato il suo modo d&#8217;intendere il calcio e di organizzare la squadra quanto più necessario per la squadra. Sarri è un allenatore sul campo di notevole spessore, abile nel dare identità, struttura, certezze di campo. L&#8217;intensità è qualcosa che non manca alle sue formazioni. La dirigenza ha ritenuto che un allenatore con queste idee e principi di gioco fosse una delle migliori soluzioni, oltre che a rappresentare una scossa per una rosa che evidentemente necessitava di qualcosa di nuovo; Allenare però non è solamente una questione di campo. Allenare significa sapersi rapportare coi giocatori, e quelli della Juventus sono di assoluto spessore, gestire le pressioni, interagire con la società, relazionarsi coi colleghi, con i giornalisti e con i tifosi. Penso che la società sappia perfettamente quali siano i limiti attuali di Maurizio Sarri, li abbia messi sul piatto della bilancia e ritenga di poterlo migliorare e gestire. Di certo, sinceramente, da una società che ha rivoluzionato il brand mi sarei aspettato un allenatore con un&#8217;altra immagine; la Juventus spesso migliora gli uomini, ma mi auguro che comportamenti rozzi, volgari, omofobi non si verifichino mai quando si appartiene a questa società. Penso che anche la comunicazione sia un aspetto fondamentale da gestire e da migliorare: basta accuse, basta alibi, basta penombra, basta palloni invernali, basta tutto, basta insulti ai tifosi avversari. Il sarrismo è stato cavalcato da tutti in chiave anti Juve. Sarrismo e rivoluzione contro il Palazzo, sarrismo come bel gioco contro il risultatismo brutto della Juventus, il sarrismo come simbolo della purezza contro il dominio losco bianconero. Sarri ora è l&#8217;allenatore della Juventus e speriamo il sarrismo ideologico sia morto. Essere l&#8217;allenatore di un top team significa vincere. Questa è la sfida maggiore che attende Sarri, perché la differenza tra giocare bene e giocare bene per vincere è netta. Nessuno sarà contento se la Juventus avrà giocato bene ma non avrà vinto; Ho criticato fortemente negli anni scorsi la narrazione su Sarri e il sarrismo. Non era il Bene contro il Male, non era l&#8217;unico modo di giocare a calcio. Sarri, come tutti gli allenatori con una forte organizzazione, può diventare prevedibile e dovrà saper leggere al meglio le partite sapendo mixare diversi stili di gioco; Sarri verrà valutato in base ai risultati e alle prestazioni della squadra. Mi aspetto una squadra vincente e che sappia giocare meglio, più in linea con le caratteristiche dei giocatori. Questa è la sfida non solo di Sarri, ma di tutta la Juventus. Sarri andrà supportato partendo dal mercato: acquistare giocatori in linea con le volontà del nuovo allenatore era fondamentare a prescindere, lo sarà a maggior ragione per chi inizia da zero. Sarri ha idee, va assecondato, consigliato, ma accontentato. Come accadde con Allegri, accolto tra gli insulti di molti tifosi juventini, io ritengo che la Juventus abbia la squadra migliore e che i giocatori si metteranno totalmente a disposizione del nuovo allenatore e saranno stimolati da un modo di concepire il calcio diverso. I giocatori seguono il tecnico se lo capiscono competente, autorevole e capace; tocca a Sarri dimostrarsi tale nel tempo. Non ho la palla di cristallo, ma sarei assolutamente sorpreso se la Juventus non dovesse arrivare ad aprile in lotta per tutte le competizioni cui partecipa e in condizioni atletiche ottime. PS Per me la Juventus aveva scelto Sarri da diverso tempo e Allegri stesso ne era a conoscenza. Perché dico questo? Ascoltate le ultime conferenze e le continue frecciate al bel gioco senza vincere. Chi poteva essere il bersaglio se non chi lo avrebbe sostituito? Ti suggeriamo anche L&#8217;uomo della terra 5 &#8211; Dybala, le plusvalenze e il disegno tecnico L’estate. Il periodo dell’anno in cui essere l’allenatore della Juventus non è il mestiere più L’uomo della Terra 4 – Non è questione di DNA C'è stato un preciso momento della telecronaca, brutta, di Sportitalia in cui le parole di L&#8217;uomo della Terra 3 &#8211; La metodologia di Sarri vs il mito del preparatore Le settimane dopo l'annuncio ufficiale di Maurizio Sarri come nuovo allenatore della Juventus sono state L&#8217;uomo della terra 1 &#8211; Klopp, il bel gioco e il brand Juve Sono stato assente su Twitter per più di un mese. Quando l'ho riaperto, domenica mattina,</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/luomo-della-terra-house-of-sarri/">L&#8217;Uomo della Terra 2 &#8211; House of Sarri</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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<p>Finalmente, la telenovela è finita. Non proprio come avrei scritto io il finale, ma in fondo siamo appena all&#8217;inizio del nuovo progetto tecnico. La Juventus ha scelto Maurizio Sarri, una decisione che indica secondo me volontà ben precise e la solita, anche legittima e doverosa, indifferenza alle preferenze dei tifosi, perché le mosse della società devono andare oltre gli umori. Cerco di riassumere il mio pensiero nei seguenti punti:</p>



<ul><li>La Juventus ha esonerato Massimiliano Allegri, l&#8217;allenatore dei cinque scudetti consecutivi, delle quattro Coppa Italia e del rilancio definitivo in Europa. Lo ha fatto per mille ragioni, ma è evidente che aveva considerato chiuso il ciclo. Ritengo, e resto fermo nella mia idea, che la qualità delle prestazioni nel corso delle ultime due stagioni sia stata non in linea col potenziale della squadra; soprattutto, l&#8217;annata appena trascorsa è stata insoddisfacente per organizzazione e valorizzazione dei giocatori. La halma allegriana si è trasformata sempre più in mancanza d&#8217;intensità; la preparazione atletica ha vissuto su concezioni del passato, ha prodotto diversi infortuni e una lontana dalla condizione migliore nel momento chiave dell&#8217;anno;</li><li>La Juventus ha costruito per netto distacco la rosa più forte del campionato. Ha vinto anche per questo. Non è una squadra ovviamente perfetta, ma è decisamente migliore rispetto a quanto fatto vedere. Un parco giocatori tecnico, non più in linea coi pensieri d&#8217;Allegri; una rosa che va migliorata a centrocampo, ma che ha palesato limiti che vanno oltre le caratteristiche dei singoli. La rifinitura, per esempio, è stata spesso inefficace e non organizzata, così come i movimenti coordinati senza palla, movimenti che richiedono intelligenza allenata per muoversi correttamente nello spazio coi tempi giusti;</li><li>Non conta per me il passato remoto di Maurizio Sarri. Il fatto che abbia allenato per molto tempo e fino a età matura nelle categorie inferiori è solamente indicativo di un allenatore che si è dovuto costruire la propria carriera partendo dal basso. Io questo basso lo conosco molto bene, perché è la mia realtà, e posso assicurare che è tremendamente complicato per un allenatore di Promozione pensare di poter arrivare persino in Serie D, figuriamoci se si può prendere in considerazione l&#8217;idea di arrivare in A. Prenderei più in considerazione  quanto fatto negli ultimi dieci anni e la qualità del suo lavoro la ritengo innegabile;</li><li>La Juventus ha scelto Maurizio Sarri perché secondo me hanno considerato il suo modo d&#8217;intendere il calcio e di organizzare la squadra quanto più necessario per la squadra. Sarri è un allenatore sul campo di notevole spessore, abile nel dare identità, struttura, certezze di campo. L&#8217;intensità è qualcosa che non manca alle sue formazioni. La dirigenza ha ritenuto che un allenatore con queste idee e principi di gioco fosse una delle migliori soluzioni, oltre che a rappresentare una scossa per una rosa che evidentemente necessitava di qualcosa di nuovo;</li><li>Allenare però non è solamente una questione di campo. Allenare significa sapersi rapportare coi giocatori, e quelli della Juventus sono di assoluto spessore, gestire le pressioni, interagire con la società, relazionarsi coi colleghi, con i giornalisti e con i tifosi. Penso che la società sappia perfettamente quali siano i limiti attuali di Maurizio Sarri, li abbia messi sul piatto della bilancia e ritenga di poterlo migliorare e gestire. Di certo, sinceramente, da una società che ha rivoluzionato il brand mi sarei aspettato un allenatore con un&#8217;altra immagine; la Juventus spesso migliora gli uomini, ma mi auguro che comportamenti rozzi, volgari, omofobi non si verifichino mai quando si appartiene a questa società. Penso che anche la comunicazione sia un aspetto fondamentale da gestire e da migliorare: basta accuse, basta alibi, basta penombra, basta palloni invernali, basta tutto, basta insulti ai tifosi avversari. </li><li>Il sarrismo è stato cavalcato da tutti in chiave anti Juve. Sarrismo e rivoluzione contro il Palazzo, sarrismo come bel gioco contro il risultatismo brutto della Juventus, il sarrismo come simbolo della purezza contro il dominio losco bianconero. Sarri ora è l&#8217;allenatore della Juventus e speriamo il sarrismo ideologico sia morto. Essere l&#8217;allenatore di un top team significa vincere. Questa è la sfida maggiore che attende Sarri, perché la differenza tra giocare bene e giocare bene per vincere è netta. Nessuno sarà contento se la Juventus avrà giocato bene ma non avrà vinto;</li><li>Ho criticato fortemente negli anni scorsi la narrazione su Sarri e il sarrismo. Non era il Bene contro il Male, non era l&#8217;unico modo di giocare a calcio. Sarri, come tutti gli allenatori con una forte organizzazione, può diventare prevedibile e dovrà saper leggere al meglio le partite sapendo mixare diversi stili di gioco;</li><li>Sarri verrà valutato in base ai risultati e alle prestazioni della squadra. Mi aspetto una squadra vincente e che sappia giocare meglio, più in linea con le caratteristiche dei giocatori. Questa è la sfida non solo di Sarri, ma di tutta la Juventus. Sarri andrà supportato partendo dal mercato: acquistare giocatori in linea con le volontà del nuovo allenatore era fondamentare a prescindere, lo sarà a maggior ragione per chi inizia da zero. Sarri ha idee, va assecondato, consigliato, ma accontentato.</li></ul>



<p>Come accadde con Allegri, accolto tra gli insulti di molti tifosi juventini, io ritengo che la Juventus abbia la squadra migliore e che i giocatori si metteranno totalmente a disposizione del nuovo allenatore e saranno stimolati da un modo di concepire il calcio diverso. I giocatori seguono il tecnico se lo capiscono competente, autorevole e capace; tocca a Sarri dimostrarsi tale nel tempo. Non ho la palla di cristallo, ma sarei assolutamente sorpreso se la Juventus non dovesse arrivare ad aprile in lotta per tutte le competizioni cui partecipa e in condizioni atletiche ottime.</p>



<p>PS Per me la Juventus aveva scelto Sarri da diverso tempo e Allegri stesso ne era a conoscenza. Perché dico questo? Ascoltate le ultime conferenze e le continue frecciate al bel gioco senza vincere. Chi poteva essere il bersaglio se non chi lo avrebbe sostituito?</p>
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		<title>L&#8217;uomo della terra 1 &#8211; Klopp, il bel gioco e il brand Juve</title>
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				<pubDate>Mon, 03 Jun 2019 09:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[bel gioco]]></category>
		<category><![CDATA[Champions League]]></category>
		<category><![CDATA[finale champions]]></category>
		<category><![CDATA[Guardiola]]></category>
		<category><![CDATA[kerr]]></category>
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		<category><![CDATA[zazzaroni]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Sono stato assente su Twitter per più di un mese. Quando l&#8217;ho riaperto, domenica mattina, ho letto alcuni tweet sulla Finale di Champions e mi sono ritrovato subito all&#8217;interno della solita e stancante polemica che sfocia nella dicotomia bel gioco vs risultato, come se per vincere si dovesse per forza di cose solamente giocare male. Devo dire di essere rimasto sorpreso dalle considerazioni provenienti da alcune persone che annusano l&#8217;aria della Juventus quotidianamente e mi è sembrato di vivere quel momento storico in cui qualcuno ha avvisato i giapponesi che la battaglia è finita, le armi vanno deposte, che tutto è terminato. Affermare che Klopp per vincere la Champions ha dovuto abbracciare il &#8220;primo non prenderne&#8221;, &#8220;giochiamo male così vinciamo&#8221; riduce notevolmente l&#8217;incredibile qualità del lavoro svolto dal tecnico tedesco in questi anni a Liverpool. Klopp ha saputo evolvere e maturare diventando un allenatore completo, riuscendo a coniugare la sua idea di gioco, forte e chiara, con una modulazione di diversi registri e stili. Klopp è arrivato per due anni in Finale di Champions, ha perso per un punto uno spettacolare campionato, perché la sua squadra gioca bene il proprio calcio. Ed è esattamente questo il punto. Le squadre che vincono e che sono protagoniste sanno giocare bene il proprio calcio; non un unico stile di gioco, ma quelli necessari secondo il momento della partita e adeguandosi all&#8217;avversario. Ed è quello che ha saputo fare la Juventus d&#8217;Allegri nelle sue versioni migliori, quello che non ha saputo fare nel corso dell&#8217;ultima stagione, quando il problema è stato subire l&#8217;iniziativa degli avversari, concedendo troppo e creando troppo poco. Questo dovrebbero capire gli ultimi giapponesi rimasti: l&#8217;essenziale nello sport è giocare bene. Non aiutano le polemiche contro il bel calcio, ritenuto il circo, perché sono battaglie ideologiche, sterili e faziose. Prendete il Barça di Guardiola: quella squadra viene identificata come la squadra migliore per qualità del gioco, ma ci si dimentica troppo spesso la forza difensiva, la tenuta mentale di quella formazione. Lo stesso avviene nel basket, dove Golden State viene ritenuta colpevole di aver trasformato questo magnifico sport in una lotta a chi prende e realizza più tiri da tre, tralasciando la grandissima organizzazione difensiva della squadra di Kerr. Queste due formazioni hanno semplicemente realizzato un gioco che permette loro di esaltare le caratteristiche dei propri giocatori. È riuscito a farlo la Juventus nel corso dell&#8217;ultimo anno (e anche in quello precedente)? La mia risposta è la stessa di qualche mese fa, ma è la società che sembra voler orientare la propria scelta abbracciando un progetto tecnico più in linea con le qualità dei calciatori in rosa. Funzionerà? Non lo sappiamo, perché non abbiamo la palla di cristallo. Nessuno può saperlo, ma poggio la mia opinione su un pilastro: se la Juventus riuscirà a giocare bene, la stagione sarà più che soddisfacente, partendo da una rosa nettamente superiore. E magari alcuni problemi emersi, come la rifinitura, potranno essere risolti con idee e principi di gioco diverso. Questo è lo stesso pilastro dell&#8217;estate 2014, quando Allegri era il male assoluto. Come tutti, chiaramente, mi auguro che il prossimo allenatore sia Pep Guardiola. Perché sarebbe in linea con la manifesta volontà di essere al top mondiale entro il 2024 anche a livello commerciale. Tralasciando per un attimo il discorso tecnico, Guardiola e Cristiano Ronaldo alla Juventus sarebbe il massimo per la visibilità del brand ed è un fattore imprescindibile al mondo d&#8217;oggi; giocare bene, vincendo e facendo un po&#8217; divertire, permettendo a CR7 di segnare molto di più sono elementi che consentirebbero una percezione all&#8217;esterno, specialmente all&#8217;estero, diversa rispetto a quella attuale. Riaprendo twitter, però, non ho trovato solo la guerra tra bel gioco vs risultato. Mi sono ritrovato le minacce di galera dei due guru Caressa e Zazzaroni, giornalisti sportivi che attaccano il web, una classe autoreferenziale che in troppi elementi resta e vive nella convinzione di essere migliore. Non si accorgono, però, che dileggiando altri giornalisti e mettendosi a lottare nel fango gli schizzi maggiori finiscono su di loro. E non sono vestiti in bianco. 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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/luomo-della-terra-1-klopp-il-bel-gioco-e-il-brand-juve/">L&#8217;uomo della terra 1 &#8211; Klopp, il bel gioco e il brand Juve</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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<p>Sono stato assente su Twitter per più di un mese. Quando l&#8217;ho riaperto, domenica mattina, ho letto alcuni tweet sulla Finale di Champions e mi sono ritrovato subito all&#8217;interno della solita e stancante polemica che sfocia nella dicotomia bel gioco vs risultato, come se per vincere si dovesse per forza di cose solamente giocare male. Devo dire di essere rimasto sorpreso dalle considerazioni provenienti da alcune persone che annusano l&#8217;aria della Juventus quotidianamente e mi è sembrato di vivere quel momento storico in cui qualcuno ha avvisato i giapponesi che la battaglia è finita, le armi vanno deposte, che tutto è terminato. Affermare che Klopp per vincere la Champions ha dovuto abbracciare il &#8220;primo non prenderne&#8221;, &#8220;giochiamo male così vinciamo&#8221; riduce notevolmente l&#8217;incredibile qualità del lavoro svolto dal tecnico tedesco in questi anni a Liverpool. Klopp ha saputo evolvere e maturare diventando un allenatore completo, riuscendo a coniugare la sua idea di gioco, forte e chiara, con una modulazione di diversi registri e stili. Klopp è arrivato per due anni in Finale di Champions, ha perso per un punto uno spettacolare campionato, perché la sua squadra gioca bene il proprio calcio. Ed è esattamente questo il punto. Le squadre che vincono e che sono protagoniste sanno giocare bene il proprio calcio; non un unico stile di gioco, ma quelli necessari secondo il momento della partita e adeguandosi all&#8217;avversario. </p>



<p>Ed è quello che ha saputo fare la Juventus d&#8217;Allegri nelle sue versioni migliori, quello che non ha saputo fare nel corso dell&#8217;ultima stagione, quando il problema è stato subire l&#8217;iniziativa degli avversari, concedendo troppo e creando troppo poco. Questo dovrebbero capire gli ultimi giapponesi rimasti: l&#8217;essenziale nello sport è giocare bene. Non aiutano le polemiche contro il bel calcio, ritenuto il circo, perché sono battaglie ideologiche, sterili e faziose. Prendete il Barça di Guardiola: quella squadra viene identificata come la squadra migliore per qualità del gioco, ma ci si dimentica troppo spesso la forza difensiva, la tenuta mentale di quella formazione. Lo stesso avviene nel basket, dove Golden State viene ritenuta colpevole di aver trasformato questo magnifico sport in una lotta a chi prende e realizza più tiri da tre, tralasciando la grandissima organizzazione difensiva della squadra di Kerr. </p>



<p>Queste due formazioni hanno semplicemente realizzato un gioco che permette loro di esaltare le caratteristiche dei propri giocatori. È riuscito a farlo la Juventus nel corso dell&#8217;ultimo anno (e anche in quello precedente)? La mia risposta è la stessa di qualche mese fa, ma è la società che sembra voler orientare la propria scelta abbracciando un progetto tecnico più in linea con le qualità dei calciatori in rosa. Funzionerà? Non lo sappiamo, perché non abbiamo la palla di cristallo. Nessuno può saperlo, ma poggio la mia opinione su un pilastro: se la Juventus riuscirà a giocare bene, la stagione sarà più che soddisfacente, partendo da una rosa nettamente superiore. E magari alcuni problemi emersi, come la rifinitura, potranno essere risolti con idee e principi di gioco diverso. Questo è lo stesso pilastro dell&#8217;estate 2014, quando Allegri era il male assoluto.</p>



<p>Come tutti, chiaramente, mi auguro che il prossimo allenatore sia Pep Guardiola. Perché sarebbe in linea con la manifesta volontà di essere al top mondiale entro il 2024 anche a livello commerciale. Tralasciando per un attimo il discorso tecnico, Guardiola e Cristiano Ronaldo alla Juventus sarebbe il massimo per la visibilità del brand ed è un fattore imprescindibile al mondo d&#8217;oggi; giocare bene, vincendo e facendo un po&#8217; divertire, permettendo a CR7 di segnare molto di più sono elementi che consentirebbero una percezione all&#8217;esterno, specialmente all&#8217;estero, diversa rispetto a quella attuale. </p>



<p>Riaprendo twitter, però, non ho trovato solo la guerra tra bel gioco vs risultato. Mi sono ritrovato le minacce di galera dei due guru Caressa e Zazzaroni, giornalisti sportivi che attaccano il web, una classe autoreferenziale che in troppi elementi resta e vive nella convinzione di essere migliore. Non si accorgono, però, che dileggiando altri giornalisti e mettendosi a lottare nel fango gli schizzi maggiori finiscono su di loro. E non sono vestiti in bianco.</p>
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Finalmente, la telenovela è finita. Non proprio come avrei scritto io il finale, ma in <a class="read-more" href="/luomo-della-terra-house-of-sarri/"> </a></div></div> <!-- .item --></div><!-- .post-list --></div><!-- .related-post -->        
        
        
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="/luomo-della-terra-1-klopp-il-bel-gioco-e-il-brand-juve/">L&#8217;uomo della terra 1 &#8211; Klopp, il bel gioco e il brand Juve</a> proviene da <a rel="nofollow" href="/">AterAlbus</a>.</p>
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