4a Serie A: Sassuolo-Juventus 1-3

di Charles Onwuakpa


Il puro talento di Dybala risolve una partita controllata per lunghi tratti dagli ospiti.


L‘incredibile hat-trick della Joya (già in doppia cifra di gol in tutte le competizioni ufficiali) ha consegnato i 3 punti ad una Juventus nettamente più brillante rispetto alla prestazione del Camp Nou: i bianconeri hanno giocato una partita di grande controllo in cui hanno creato un paio di occasioni importanti nel secondo tempo non ben concretizzati. Nella ripresa alcuni leggeri blackout di concentrazione hanno rimesso il Sassuolo in partita, salvo poi rifarsi gestendo i fraseggi con sicurezza e calma.

Cristian Bucchi ha confermato il 3-1-4-2 utilizzato contro l’Atalanta due settimane fa: capitan Magnanelli era il pivote della squadra con Mazzitelli e Sensi mezzali; sulle fasce hanno agito Pol Lirola e Claude Adjapong rispettivamente a destra e sinistra. In attacco il rientrante Matteo Politano ha sostituito Domenico Berardi in coppia con Diego Falcinelli.

Per la Juventus va segnalato il ritorno al 4-2-3-1 dopo la sfida contro il Barcellona: out Benatia, De Sciglio, Bentancur e Douglas Costa, in Rugani, Lichtsteiner, Cuadrado e Mandzukic.

Il pressing iniziale del Sassuolo

Nei primi minuti il Sassuolo ha mantenuto un approccio abbastanza aggressivo con un pressing offensivo portato da 4-5 giocatori. Al contrario delle classiche uscite di un 3-5-2 contro il 4-2-3-1, era Sensi, la mezzala sinistra, ad uscire su Lichtsteiner quando lo svizzero riceveva palla; Adjapong invece rimaneva più basso per coprire Cuadrado, forte del raddoppio eventuale di Acerbi.

  Qui Lirola, diretto marcatore di Alex Sandro, scherma la linea di passaggio per Mandzukic. Tutti i possibili ricevitori bianconeri sono marcati ed il brasiliano scarica dietro su Buffon per alleggerire la pressione.

Fraseggio a destra per rifinire a sinistra

Dopo circa 3 minuti di assestamento, la Juventus ha preso il controllo delle operazioni consolidando di più il possesso palla, grazie anche al pressing meno intenso dei neroverdi.

Fin da subito si è delineato il piano gara dei bianconeri: fraseggi a destra e rifiniture a sinistra. La fase di primo possesso era affidato ai due centrali di difesa e centrocampo + Lichtsteiner, rimasto più basso per offrire una linea di passaggio sicura.

Più in avanti Dybala e Cuadrado cercavano spesso di scambiarsi di posizione per offrire fluidità alla manovra. In fase di possesso prolungato la Juventus cercava sempre di costruire superiorità numerica e posizionale in zona palla, attirando gli avversari e cercando di cambiare fronte di gioco immediatamente verso Alex Sandro. I tempi di gioco in questo senso non sono stati sempre efficaci ed in qualche circostanza i giocatori corre con la palla verso sinistra anziché farla velocemente, permettendo così agli avversari di recuperare le posizioni iniziali. Quando Pjanic riusciva a cambiare fronte di gioco subito si apriva una grande prateria per il terzino brasiliano.

Sullo sviluppo di quest’azione arriva il primo lampo degli ospiti con la conclusione di Pjanic ben parata da Consigli.

Lirola quindi era spesso in 1v1 e, per non farsi saltare, concedeva tempo e spazio di giocata ad Alex Sandro, libero di calibrare al meglio il suo sinistro, come quando al minuto 11 ha trovato Higuain tutto solo in area, ma la conclusione centrale e poco convinta del Pipita ha esaltato i riflessi di Consigli.

In generale la Juventus ha preferito usare le fasce anziché verticalizzare: la zona sinistra era poco occupata in quanto zona di transito per la conduzione palla di Alex Sandro. Non sono mancati però i cambi di gioco sulla destra, dove Cuadrado riusciva spesso a liberarsi di Adjapong.

Lo scaglionamento della Juventus in occasione dello 0-1 di Dybala.La zona sinistra è vuota mentre si nota bene il sovraccarico di uomini a destra. Chiellini verticalizza per Mandzukic (fuori inquadratura), abile a prendere in controtempo Letschert e a scaricare in mezzo per l’accorrente Dybala.

In fase di non possesso invece la Juventus si è disposto con un 4-4-1-1 compatto coprendo prevalentemente il centro. Per gli ospiti era spesso Magnanelli ad occuparsi della costruzione del gioco: Mazzitelli rimaneva più basso di Sensi per facilitare il consolidamento del possesso, con Lirola e Adjapong alti sulla fascia.

Tuttavia il tentato fraseggio veniva costantemente spezzato dalla presenza di Matuidi a sinistra, molto bravo nelle uscite in avanti e nel portare pressing anche fino a Consigli. In alternativa si cercava di verticalizzare subito per Falcinelli, contenuto abbastanza bene da Rugani. Politano invece ha spesso faticato a trovare la posizione migliore per ricevere palla anche a causa degli anticipi di Chiellini sempre molto puntuali.

I padroni di casa hanno quindi creato poco, sono stati tecnicamente imprecisi e spesso in difficoltà nel ragionare, tant’è che la Juve ha chiuso il primo tempo con un possesso palla favorevole del 61%.

Nella ripresa il copione non è cambiato, anche se un leggero calo di attenzione è costato il gol dei padroni di casa.

Lichtsteiner è troppo lontano da Adjapong e viene preso in mezzo dal pallone sul lancio lungo di Magnanelli; male anche Chiellini che è stato troppo lento nel chiudere su Politano in area.

Dybala chiude i conti

Nella ripresa si è visto di più Higuain: nonostante qualche leziosismo di troppo ed una certa macchinosità palla al piede, l’argentino ha avviato l’azione dello 0-2 di Dybala, abile a calciare di punta sul primo palo, circondato da una schiera di 4-5 maglie avversarie.

Il terzo gol è nato ancora sull’asse Higuain-Cuadrado-Dybala: il fallo di Sensi ha provocato la punizione che la Joya, da quasi 18 metri, ha calciato in porta con una parabola imprendibile per Consigli, colto anzitempo dalla conclusione del numero 10.

Bucchi ha provato ad affidarsi a Matri, Ragusa e Duncan nella speranza di riaprire il match ma senza grandi successi. Dall’altra parte invece l’ingresso di Douglas Costa ha visto la Juventus nuovamente pericolosa a sinistra, con Cuadrado vicino al gol su due cross bassi messi in mezzo dall’ala brasiliana. Dopo il gol subito Allegri ha schierato Barzagli, passando così ad un 5-4-1 difensivo con Bernardeschi (entrato al posto di Dybala) esterno destro e Cuadrado più basso per arginare Adjapong. Nel finale la Juventus ha di nuovo preso i redini del gioco con un palleggio paziente e ragionato, senza forzare le giocate ma gestendo la partita fino al fischio finale.

Conclusione

È stata una partita ben gestita dalla Juventus: i due centrocampisti, in particolare Matuidi, hanno garantito soluzioni corti di passaggio ai centrali, permettendo alla Juve di non forzare la giocata. I pericoli maggiori sono arrivati sulle fasce, dove la Juventus ha sfruttato bene gli spazi concessi dal Sassuolo ma non è riuscita a concretizzare alcune palle gol create nel primo tempo e nella seconda metà della ripresa; da migliorare invece le distrazioni difensive di troppo, tra cui Lichtsteiner -non impeccabile nelle diagonali.

La prova di Dybala è stato un saggio impressionante delle sue ottime doti tecniche: la sua qualità di tiro in tutti i modi, la capacità di prendere per mano la squadra e la non comune lucidità nel gestire le proprie forze durante il match.

Non è Messi e non lo sarà mai, per svariati motivi; questo però non significa che non possa raggiungere un livello di importanza simile per la sua squadra: il suo immenso talento a disposizione della squadra lo rende uno dei pochi veri game-changers di Allegri.

È giovane e ha ancora ampi rginini di miglioramento: questo campionato sarà però molto importante nella sua crescita personale e soprattutto per la sua continuità sotto porta in Serie A (e non solo), nel frattempo godiamoci la Dybala-dipendenza.

About Charles Onwuakpa

18 anni, nato a Lagos, Nigeria ma residente a Rovigo, Italia. Studente, scrittore di calcio & co-fondatore del podcast "Il Terzo Uomo".