Il recupero di Marchisio

di Davide Terruzzi ed Enrico Raffaele Ferrari


La rottura del legamento crociato anteriore: modalità dell’operazione e della riabiltazione, i tempi di recupero previsti.


Domenica 17 aprile 2016. La Juventus, ormai, è in viaggio verso il suo quinto scudetto consecutivo, il Napoli è a distanza di sicurezza, ma c’è il desiderio di chiudere il prima possibile la pratica. Allo Stadium è ospitato il Palermo di Ballardini, alla disperata ricerca di punti salvezza; la differente qualità tra le due formazioni è notevole, e infatti i bianconeri si portano già in vantaggio dopo dieci minuti con una rete di Khedira. Ci sono tutti gli ingredienti per una giornata primaverile di festa, ma poco dopo il gol dell’uno a zero, Marchisio resta a terra a seguito di un normale contrasto di gioco. La situazione appare immediatamente grave. Lo si capisce dal volto dei compagni, dalla loro gestualità, dalla posizione del centrocampista; si tocca il ginocchio sinistro, si pensa ai legamenti. La risonanza, effettuata nel tardo pomeriggio, conferma i sospetti e l’esito è cristallino: rottura del legamento crociato anteriore sinistro. Ciao Europei, estate di lavoro, appuntamento al calcio in autunno.

Martedì 19 aprile. Due giorni dopo, alla clinica Fornaca di Torino, viene effettuata l’operazione di ricostruzione per via artroscopica del legamento; nel comunicato della Juventus vengono resi noti i tempi di recupero: sei mesi. Iniziano immediatamente i lavori di riabilitazione, Marchisio è a Vinovo per festeggiare coi suoi compagni la vittoria dello scudetto, ma sabato 14 maggio non è presente allo Stadium alla premiazione ufficiale. Cosa è successo in questo mese? Le indiscrezioni si susseguono, i giornali parlano di complicazioni post intervento, ma a fare chiarezza è immediatamente la Juventus con un comunicato: «Claudio Marchisio, che ieri non ha preso parte alla premiazione a scopo precauzionale, sta proseguendo il programma riabilitativo presso il centro sportivo di Vinovo. Nel decorso post-operatorio l’infiammazione del ginocchio ha ritardato la prima fase della riabilitazione ed è stato necessario effettuare un lavaggio artroscopico. La situazione sta gradualmente tornando alla normalità e lo staff medico conta di rispettare i tempi di recupero agonistici previsti nei 6 mesi circa». Da questo giorno, riparte il lavoro per ritornare a disposizione di Allegri a ottobre.


L’infortunio patito da Marchisio, fortunatamente, non ha causato ulteriori danni articolari (meniscali e cartilaginei), abituali quando si subiscono lesioni di questo tipo. Il legamento crociato anteriore è un elemento fondamentale nella stabilità del ginocchio; è costituito da due-tre fasci che decorrono tra femore e tibia, che svolgono la funzione essenziale della traslazione anteriore della tibia rispetto al femore, con funzioni di asse centrale meccanico durante le rotazioni del ginocchio. L’intervento di ricostruzione in artroscopia viene ormai considerato di routine e prevede normalmente il trapianto autologo del tendine del muscolo semitendinoso e gracile, prelevato durante l’intervento dalla loggia posteriore della coscia. Si preferisce questa tipologia d’operazione, perché consente il posizionamento molto più accurato e esatto dell’innesto di tendine nell’articolazione, riuscendo contemporaneamente a mantenere i tessuti molli vicini; l’artroscopia, quindi, risulta meno invasiva, riduce al minimo i rischi d’infezione post operativa e il dolore nei giorni successivi all’intervento.

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Solitamente, i tempi di recupero all’attività agonistica per questo tipo di infortunio variano da 4 a 6 mesi, sebbene l’ultima ipotesi sia quella che trova maggiori riscontri. I fautori della prima, infatti, prevedono una fase post operatoria con carichi di lavoro completi, sia in palestra, che in piscina; i sostenitori dei 6 mesi preferiscono un recupero più blando con carichi di lavoro intorno al 50%.
Esistono scuole di pensiero diverse, perché in realtà, dal punto di vista medico-scientifico, non ci sono attualmente conoscenze su quali siano gli esercizi riabilitativi veramente sicuri ed efficaci per il consolidamento del neo-legamento impiantato. Quindi, ad alti livelli, la regola dovrebbe essere personalizzare al 100% la riabilitazione.

La riabilitazione in ogni caso si articola in 4 fasi:
1) Camminare dopo un mese.
2) Nuotare al secondo mese.
3) Correre al terzo-quarto mese.
4) Recupero totale al sesto mese

La riabilitazione in piscina inizia non appena le ferite chirurgiche lo consentono. La temperatura della vasca terapeutica deve essere di 32-34°C;  si preferisce lavorare in acqua per l’assenza di gravità, fattore che consente un recupero più veloce dello schema motorio del passo, della flessibilità e dell’articolarità.

Le prime tre fasi sono fasi abbastanza standardizzate, ma l’ultima, quella relativa al quinto-sesto mese, è molto importante per prevenire il rischio di re-infortunio; è la cosiddetta fase “propriocettiva”, caratterizzata dal rinforzo muscolare ed esercizi specifici, perché uno degli aspetti maggiormente negativi legati a questa tipologia d’infortuni è la perdita del “controllo dell’arto”, e il lavoro più importante è proprio finalizzato a riprendere tale controllo. La riabilitazione sul campo consiste nel ri-apprendimento di esercizi progressivi di forza ed equilibrio, garantendo il recupero della fluidità del gesto sportivo.

Marchisio, quando sono ormai trascorsi quattro mesi e mezzo dall’operazione, corre e pare perfettamente in linea con la tabella di marcia; si sta avvicinando quindi al momento più importante per il recupero, e, se non ci dovessero essere contrattempi, potremmo rivederlo in campo verso la seconda metà di ottobre.