Ottavi di Coppa Italia: Juventus-Atalanta 3-2

di Andrea Lapegna


Tante partite in una allo J Stadium contro l’Atalanta. Nella prima la Juve vince e convince, nella seconda controlla, e nella terza mostra al proprio allenatore i difetti che dovrà limare.


In controtendenza rispetto al cliché che vuole la Coppa Italia associata al freddo e agli stadi semideserti, ieri sera lo J Stadium era discretamente pieno. Merito della politica di prezzi popolari decisa dalla società, ma anche di un avversario che – insomma – non è una squadra cadetta: fatto sta che le cifre ufficiali parlano di oltre 38.000 spettatori. Per l’occasione Allegri ha negato un ampio turnover alla squadra, asserendo di voler mandare in campo “la migliore formazione possibile”. Così, l’undici iniziale vede Lichtsteiner a destra (comunque squalificato in campionato) e Dybala accanto a Mandžukić perché ritrovi la forma migliore. Marchisio è stato invece provato nell’antico ruolo di mezz’ala, con Hernanes in cabina di regia. Ancora panchina per Pjaca, cui il mister ha tuttavia assicurato almeno uno spezzone. Gasperini, orfano di Gagliardini e Kessié (Coppa d’Africa), rinuncia al solo Gómez, acciaccato.

Rispetto alla partita di campionato, la Juventus ha applicato con minor rigore il principio “occhio per occhio” (intensità per intensità). Un po’ per il contesto differente, un po’ per i fisiologici cambiamenti negli interpreti, la Juventus ha scelto di aggredire blandamente la costruzione orobica. Inoltre, in zona-pressing, la Juve si ritrova Dybala – e non Higuaín – ad attaccare i difensori avversari, con esiti sulla carta meno efficaci. Gli unici ad uscire sul palleggio basso dell’Atalanta sono così Mandžukić e Rincón, con quest’ultimo che “sorpassa” spesso Pjanić sul centro-sinistra per andare a pressare Rafael Tolói.

Le posizioni medie della Juventus nel primo tempo. Albero di Natale meno preciso. Da notare la posizione alta di Rincón

Tuttavia, l’intensità di zona palla della Juventus è stata costante. Dopo 10 minuti iniziali in cui l’Atalanta è arrivata due volte al tiro, la Juventus ha preso il controllo del match grazie ad un ispiratissimo Dybala. Se da un lato il sistema di marcature a uomo a tutto campo di Gasperini prevede duelli individuali in lungo e in largo, dall’altro Masiello ha spesso esitato a seguire Dybala ai 35 metri, forse spaventato dai tagli profondi di Lichtsteiner. Questo ha lasciato il numero 21 bianconero relativamente libero di creare gioco tra le linee, con Pjanić a supporto.

La Juventus è schierata 4-3-1-2 sui rinvii di Berisha

Quando invece il pallone circola basso, la Juventus accentua il fraseggio. L’Atalanta dal canto suo ha scelto di non pressare i difensori bianconeri, ma i giocatori nerazzurri schermvano i centrocampisti bianconeri, andando a prendere le linee di passaggio prima ancora degli uomini. Kurtić in particolare si è adoperato per oscurare prima Hernanes e poi, quando basso, Miralem Pjanić.

In questo senso, è stato ancora una volta lampante il diverso ruolo dei due registi avanzati bianconeri. Il bosniaco scendeva spesso e volentieri alla sinistra di Hernanes, “costringendo” Rincón ad una posizione più avanzata. Al contempo, Dybala rimaneva più alto e defilato, cercando di portare fuori posizione Masiello con le sue ricezioni e creando lo spazio per gli inserimenti di Marchisio (a dire il vero più radi del desiderato). Al tempo stesso, Mandžukić ha cercato di tenere più bassa possibile la difesa avversaria, a cominciare da un intimorito Caldara. Effetto collaterale: seconde palle sulla trequarti libere.

What is love?

L’inedito centrocampo della Juventus merita una riflessione più approfondita. Abbiamo detto più volte della necessità di muscoli in mezzo per supportare il doppio Pjanić e Dybala insieme; ieri sera però questa situazione si è evoluta in modo originale. Hernanes, giocatore sulla carta tecnico e perno tattico dell’impostazione, ha limitato il proprio ruolo a quello di passatore. Pjanić si abbassava come di consueto alla sua sinistra a prendere il pallone, togliendogli influenza sul gioco. Marchisio dal canto suo ha confermato che l’evoluzione in mediano metodista è compiuta anche e soprattutto a livello: pur agendo da mezzo destro, il mindset è rimasto su “impostare gioco”. Il torinese ha aperto il campo con cambi di gioco, cercato imbeccate tra le linee e ha offerto una prova (fisiologicamente) meno dinamica rispetto a quanto non facesse 5 anni fa. Vedasi l’azione che ha portato al gol di Mandžukić. Solo dopo il doppio vantaggio ha cercato gli inserimenti in area con costanza, preferendo la creazione di gioco alla superiorità lato palla.

L’assist di Dybala taglia difesa, gambe e speranze degli avversari. Da notare il perfetto movimento uguale e contrario di Pjanić che toglie un uomo a Mandžukić.

Il sacro fuoco dell’intensità si spegne con il doppio vantaggio bianconero. Nel secondo tempo tuttavia, il Gasp prende accorgimenti importanti in grado di spostare gli equilibri della ripresa. Innanzitutto, rinuncia all’iconica difesa a 3 inserendo Konko per un confusionario Kurtić, e poco dopo il giovane Latte Lath per Grassi. L’Atalanta si ridisegna in un 4-2-3-1, per non rinunciare alla superiorità numerica in difesa e per aggredire larga la Juventus. Le catene laterali degli orobici sono infatti una minaccia molto più concreta di quanto non lo fossero nel primo tempo: l’aggressività di Spinazzola (ottima la sua partita) ha complicato non poco la vita a Lichtsteiner, e gli interni bianconeri si sono trovati in inferiorità numerica lato-palla. 

Complice il nuovo assetto, l’Atalanta ha cominciato a pressare la prima costruzione bianconera: la squadra ha aumentato i giri e iniziato a contrastare gli interni bianconeri, presi alti e spalle alla porta; Freuler è stato bravissimo a rilanciare l’azione una volta riconquistata palla (ben 13 filtranti positivi su 15 tentati) e la Juventus ha contestualmente cominciato un palleggio più lento, cedendo un po’ alla stanchezza, un po’ ad evitabili errori tecnici.

Dal 70’ la squadra di Allegri si è ancora una volta abbassata eccessivamente, cedendo campo all’iniziativa degli avversari nel timore di trovarsi scoperta a palla persa. A fine partita, il baricentro medio sarà di 49,82 metri: non basso in assoluto, ma preoccupante alla luce del primo tempo giocato quasi sempre nella metà campo avversaria. L’Atalanta chiuderà riversata nella nostra trequarti, con baricentro medio complessivo di 51,32 metri.

Il gol di Konko, per quanto episodico, è sintomatico della facilità con cui da qualche minuto l’Atalanta entrava in area

Un maldestro intervento di D’Alessandro (errore di lettura) ha concesso alla Juventus di tornare al doppio vantaggio immediatamente. Tuttavia, la manovra ha risentito del baricentro più basso: senza Dybala a fare da centro di gravità, la Juventus poteva affidarsi solo ad uno stanco Mandžukić per tenere alto il pallone. Al sottoscritto in realtà sarebbe piaciuto vedere Pjaca imporsi come riferimento per risalire il campo: la qualità negli strappi palla al piede avrebbe concesso fiato e metri alla Juventus, ma il croato ha peccato in posizioni errabonde e non ha saputo farsi trovare da chi aveva riconquistato il pallone. Crescerà.

Esempio massimo di laterali difensivi stanchi: Asamoah cede il passo a Conti e Lichtsteiner offre un’altra diagonale difensiva imprecisa.

L’abbassamento della squadra dopo il vantaggio sta assumendo connotazioni cicliche: Allegri ne ha preso atto e ha inserito Bonucci per una confortante difesa a 3: l’idea era che se dobbiamo concedere campo, almeno difendiamo l’ampiezza con più uomini. A parere di chi scrive, il lavoro di correzione deve passare però per gli allenamenti in settimana più che per espedienti a partita in corso.

In definitiva, l’ottavo di Coppa Italia contro l’Atalanta offre molteplici spunti di riflessione e ben sintetizza pregi e difetti del nuovo assetto bianconero. Una circolazione alta veloce e precisa porta in dote combinazioni entusiasmanti tra Pjanić e Dybala: l’intesa tra i due cresce come desidera Allegri, di quest’aspetto noi tifosi non possiamo che rallegrarci. Il controllo della partita invece sembra passare obbligatoriamente per un’inesorabile concessione di campo agli avversari, situazione che espone la difesa e in particolar modo le fasce, già affaticate dalla richiesta di un lavoro maggiore. Mettiamola così: la squadra sa che c’è sempre qualcosa da migliorare e di certo non smetterà di lavorare per tendere alla perfezione. 

Andrea Lapegna

About Andrea Lapegna

Vive a Bruxelles ed è ancora all'alba della sua carriera da commentatore di Juve. Era stato cooptato in Juventibus, ora è in AterAlbus per scrivere di tattica e di calcio giocato e per correggere la punteggiatura nei nostri articoli.