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	<title>Francesco Federico Pagani &#8211; AterAlbus</title>
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		<title>La scheda di Gianluca Scamacca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Federico Pagani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jan 2021 11:10:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
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					<description><![CDATA[Gianluca Scamacca è nato a Fidene, Municipio Roma III, il primo gennaio del 1999. Vista la struttura importante, sin da tenerissima età inizia a giocare a basket. I primi&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Gianluca Scamacca è nato a Fidene, Municipio Roma III, il primo gennaio del 1999. Vista la struttura importante, sin da tenerissima età inizia a giocare a basket. I primi calci li tira in borgata, tra strada ed oratorio, per poi passare alla scuola calcio del Delle Vittorie, dove gioca assieme ad un ragazzo con cui percorrerà un bel pezzo di crescita: Davide Frattesi, come lui oggi di proprietà del Sassuolo ma oggi in prestito a Monza.</p>



<p>Lasciata “casa”, inizia un lungo peregrinare che già solo a livello di settore giovanile lo porta a vestire diverse maglie. Dopo un provino andato a buon fine veste la maglia della Cisco Roma, da cui dopo un grande torneo giocato a Tor Bella Monaca lo preleva la Lazio. Qui gioca per tre anni, andandosene nel luglio 2014: dopo essere diventato capocannoniere al tornei “Niki”, organizzato dalla Vigor Perconti, la Roma si fa avanti e lui, romanista di sangue, compie il <em>“grande tradimento”</em> e si trasferisce in <em>Giallorosso</em>.</p>



<p>Qui trova un grande mentore in Roberto Muzzi e vince un campionato, quello dei Giovanissimi Nazionali, deciso proprio da lui: prima il gol vittoria al Milan (che in porta schierava un certo Donnarumma) in semifinale, poi quello decisivo, alla Juventus (in cui giocarono Tripaldelli, oggi riserva a Cagliari, ed un certo Kean) in semifinale.</p>



<p>Bruno Conti, responsabile del settore giovanile della Roma, vorrebbe promuoverlo direttamente in Primavera, ma Gianluca opta per una nuova avventura: a gennaio 2015 compie infatti 16 anni e, secondo i regolamenti FIFA, può lasciare l&#8217;Italia. Il suo procuratore dell&#8217;epoca, Dario Paolillo, trova l&#8217;accordo con il PSV Eindhoven – facendolo diventare il primo italiano a vestire quella maglia – che paga un parametro di indennità, non avendo il giocatore ancora un contratto da professionista, e lo porta in Olanda.</p>



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<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="nl" dir="ltr">De talentvolle Italiaanse spits Gianluca Scamacca (16) heeft een contract getekend bij <a href="https://twitter.com/hashtag/PSV?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#PSV</a>. Hij komt van AS Roma. <a href="http://t.co/V1QtNC47eZ" target="_blank">pic.twitter.com/V1QtNC47eZ</a></p>&mdash; PSV (@PSV) <a href="https://twitter.com/PSV/status/553617941473034240?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">9 gennaio 2015</a></blockquote></div>
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<p>Appena sbarcato nel paese dei tulipani <a href="https://www.calciomercato.com/news/scamacca-a-cm-io-come-ibra-no-ho-la-mia-identita-quella-volta-ch-56404" target="_blank" aria-label=" (opens in a new tab)" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">lo cerca anche il Manchester United</a>, ma i <em>Boeren</em> non lo vogliono fare partire subito. Così ad Eindhoven resta due anni giusti, in cui fa lavoro specifico da centravanti con una leggenda come Ruud van Nistelrooy, per poi fare rientro in Italia, firmando il 31 gennaio 2017 con il Sassuolo (che lo paga 600mila euro), che trascina subito alla vittoria di quello che ad ora è il primo ed unico Torneo di Viareggio della società <em>Neroverde</em>.</p>



<p>Nella prima metà della stagione successiva scende in campo tre volte con la prima squadra, esordendo quindi in Serie A, prima di passare sei mesi in prestito alla Cremonese in B, dove firmerà il suo primo gol tra i professionisti contro il Palermo.</p>



<p>L&#8217;annata successiva non è più fortunata: Scamacca torna in Olanda, questa volta in prestito al PEC Zwolle, ma trova poco spazio e nel mercato di riparazione rientra in Emilia, dove non vedrà comunque il campo con più continuità.</p>



<p>Così, la stagione scorsa decide di tornare in B, questa volta ad Ascoli, dove le cose vanno un pochino meglio: 13 gol tra campionato (9) e Coppa Italia (4) più un assist a referto, il tutto in 2.468 minuti di gioco (per una contribuzione ogni 176 minuti).</p>



<p>L&#8217;estate scorsa, ancora chiuso da Ciccio Caputo in Emilia, l&#8217;ennesimo prestito della sua giovane carriera, questa volta in Serie A: ad aprirgli le porte della prima squadra è il Genoa, ed il ragazzo parte bene. Tra ottobre e novembre segna 6 gol e mette a referto 1 assist in 7 gare (di cui una gioca per 27 minuti ed un&#8217;altra per 73), poi però di fatto si ferma lì, tanto che nelle ultime settimane ha di fatto perso il posto da titolare.</p>



<p>In <em>Azzurro</em> è sin qui stato protagonista con tutte le nostre rappresentative nazionali, dall&#8217;Under 15 alla 21. In tutto ha disputato sino ad oggi ben 76 gare per un totale di 4.799 minuti conditi da 34 gol e 13 assist, per una contribuzione ogni 102 minuti.</p>



<p>Si è laureato vicecampione Europeo under 19 nel 2018, quando un suo gol (ed una doppietta di Moise Kean) non bastò per battere i pari età portoghesi nella finale dell&#8217;OmaSP Stadion di Seinäjoki, in Finlandia.</p>



<p>Successivamente ha contribuito al raggiungimento del quarto posto al Mondiale Under 20 del 2019, quando segnò un grande gol in semifinale contro l&#8217;Ucraina (poi campionessa del mondo) ingiustamente – a mio avviso – annullato dall&#8217;arbitro dopo aver consultato il VAR. Per intenderci, quel quarto posto resta ad oggi il miglior risultato mai raggiunto dall&#8217;Italia ad un Mondiale Under 20.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe title="MATCH HIGHLIGHTS - Ukraine v Italy - FIFA U-20 World Cup Poland 2019" width="620" height="349" src="https://www.youtube.com/embed/KIMf9XvMUas?start=92&#038;feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p>Infine, è stato uno dei protagonisti della qualificazione al prossimo Europeo Under 21. Con i suoi 6 gol è risultato il miglior marcatore degli <em>Azzurrini</em> davanti ad attaccanti come Kean, Cutrone e Pinamonti.</p>



<p><strong>Capacità coordinative e condizionali</strong></p>



<p>La prima volta che lo vidi giocare fu con l&#8217;Under 16 Azzurra, cui era aggregato da sotto età (anche se nascendo qualche ora prima sarebbe stato un classe 1998 a tutti gli effetti!). Giocava in attacco assieme a Patrick Cutrone ed era nettamente il giocatore più fisicato in campo.</p>



<p>Ecco, proprio la struttura è indubbiamente una qualità che balza subito all&#8217;occhio quando si vede giocare Gianluca Scamacca: il ragazzo è infatti alto ben 195 centimetri, lungo i quali si distribuiscono 85 chili di peso. Dimensioni davvero notevoli, che ne definiscono le possibilità di impatto in campo. Nonostante questo, paradossalmente, Scamacca non mette in mostra grandissima forza fisica. Da un ragazzo con quella struttura ti aspetteresti il dominio assoluto nei duelli corpo a corpo contro la stragrande maggioranza degli avversari, cosa che invece non succede.</p>



<p>La qual cosa comunque non mi stupisce troppo: è abbastanza normale che ragazzi di vent&#8217;anni, pur strutturati, non esprimano una forza massimale dominante. E, paradossalmente, potremmo anche vederla come una cosa positiva: significa che il ragazzo ha una predisposizione naturale importante, ma anche margini di crescita dal punto di vista fisico.</p>



<p>Con quelle misure, ovviamente, Scamacca non ha grandi doti in velocità o rapidità, mentre risulta interessante l&#8217;elasticità di cui è in possesso. Da un punto di vista coordinativo non sono disprezzabili le sue capacità di anticipazione motoria e di destrezza fine (soprattutto, ancora una volta, in relazione a quelle che sono le sue misure).</p>



<p><strong>Qualità tecniche</strong></p>



<p>Un altro paradosso di Gianluca Scamacca riguarda proprio le qualità tecniche. Non solo non è particolarmente forte fisicamente, ma non lo è nemmeno nel gioco aereo. E, sempre continuando coi paradossi, è più dotato tecnicamente di quanto non sia abile di testa!</p>



<p>Non vedeteci un novello Bierhoff in lui, insomma.</p>



<p>Si tratta invece di un ragazzo con un&#8217;ottima capacità di controllare la sfera. Non solo nel senso che sa come si stoppa un pallone, ma proprio nel senso che sa accarezzarlo, ammansirlo, ammaestrarlo. Una volta che ha la palla tra i piedi, infatti, mette in mostra una grande qualità nel tocco e non è raro vederlo gestire palla anche di suola, più come un rifinitore che non come una punta.</p>



<p>Buona è anche la sua capacità di guida e non va disdegnata nemmeno l&#8217;abilità nel calciare il pallone, su cui deve comunque lavorare, in particolar modo dalla media distanza. In questo fondamentale non raggiunge i livelli di <em>definizione</em> di Mario Balotelli, ma sicuramente in qualche modo lo ricorda: fino a qualche anno fa era praticamente impensabile vedere centravanti con fisici da corazzieri essere così fini tiratori, ma da questo punto di vista Scamacca è sicuramente giocatore <em>evoluto</em> e si inserisce nel solco degli attaccanti moderni che non puntano tutto sulla struttura ma completano il proprio gioco con doti tecniche – appunto – significative.</p>



<p>Un po&#8217; come i lunghi nel basket che non sgomitano più solo sotto canestro, ma sono sempre più letali anche da oltre l&#8217;arco.</p>



<p>Un altro aspetto in cui spicca, sempre dal punto di vista della sua capacità di trattare il pallone, è il fatto che svariando tanto – come vedremo nel prossimo paragrafo – si trova a “fare” molto gioco, cosa che gli riesce a corrente alternata. Ma quando gli riesce bene è proprio perché a delle idee <em>giuste</em> aggiunge la capacità tecnica di imbucare il pallone con un filtrante, un tocco sotto, un cambio di campo. Malgrado sia 195&#215;85, quando colpisce il pallone ha la capacità e la sensibilità per <em>tagliarlo</em>, sia con l&#8217;interno che con l&#8217;esterno del piede.</p>



<p>Altro aspetto tecnico da sottolineare con decisione è sicuramente la sua capacità di giocare di prima. Scamacca ama – anche questo lo vedremo nel prossimo capitolo – giocare d&#8217;incontro, e nel farlo si diletta, spesso efficacemente, nell&#8217;effettuare sponde sia di piede che di petto verso i propri compagni.</p>



<p>Ci sono due giocate che secondo il mio parere ben dimostrano questa sua grande capacità di giostrare fuori area e di mandare in porta i compagni con un tocco. La prima risale all&#8217;estate del 2019, quando al Mondiale Under 20 nel match contro il Messico riceve una palla verticale sulla trequarti che gioca d&#8217;incontro, attirando il diretto marcatore e deflettando il pallone col petto in direzione dell&#8217;amico Frattesi, che si inserirà per calciare – in rete – dal limite.</p>



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<div class="video-container"><iframe title="MATCH HIGHLIGHTS - Mexico v Italy - FIFA U-20 World Cup Poland 2019" width="620" height="349" src="https://www.youtube.com/embed/WxoFkuLm2xc?start=24&#038;feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>La seconda giocata esemplificativa di questa sua qualità risale invece ad un recente match di qualificazione all&#8217;Europeo under 21 vinto dagli Azzurrini contro la Svezia, quando lanciò Raspadori in gol: palla dentro al limite per lui, tacco di prima per il compagno a rimorchio e strada spianata per la rete del momentaneo 3 a 1.</p>



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<div class="video-container"><iframe title="Highlights Under 21: Italia-Svezia 4-1 (18 novembre 2020)" width="620" height="349" src="https://www.youtube.com/embed/GZXnahj3lQk?start=81&#038;feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Paradossalmente quindi, come detto, è il colpo di testa un fondamentale in cui difetta. Questo perché nonostante l&#8217;altezza, che ovviamente lo fa partire avvantaggiato contro la maggior parte degli avversari, non sembra avere proprio l&#8217;attitudine, più che la capacità tecnica, per dominare il gioco aereo. Questo è un problema che sembra riguardare la disposizione innata di un ragazzo che a dispetto dei centimetri si sente più portato e prova evidentemente più piacere nel giocare la palla di piede che non con la testa.</p>



<p>Va da sé, quindi, che non deve stupire il fatto che in questa stagione abbia dato vita a 5,61 duelli aerei ogni novanta minuti (comunque meno dell&#8217;attaccante medio che viaggia a 6,74) né il fatto che ne abbia vinti solo il 51,1%. Ad esempio, per dare un riferimento, Morata viaggia ad un 62,5% di efficacia, mentre un attaccante specialista come Pavoletti si spinge fino al 66,7% di riuscita.</p>



<p>Va comunque detto che in questo fondamentale Scamacca sembra in crescita: come ci ricorda il database di Soccerment, infatti, in carriera tra i professionisti viaggia ad una media totale di 4,6 duelli per novanta minuti con una percentuale di successo del 46,8% (per dare un riferimento, Pavoletti sta a 12,3 e 58,9%). Entrambi gli indici sono dunque in crescita.</p>



<p>Per quanto riguarda la protezione della palla, il ragazzo di borgata Fidene ama giocarla nello stretto ma non ha, inevitabilmente, l&#8217;agilità e la rapidità di un Jadon Sancho, per dirne uno. In questo senso dovrà quindi lavorare molto affinché l&#8217;uso del proprio corpo possa essere prodromico ad una più efficace difesa del possesso, un aspetto che in un giocatore con le sue caratteristiche dovrebbe risultare tra i tratti fondanti del suo gioco.</p>



<p><strong>Qualità tattiche</strong></p>



<p>Gianluca Scamacca può essere definito “centravanti”?</p>



<p>La realtà è che questa parola non descrive in maniera compiuta il tipo di giocatore che è il ragazzo di borgata Fidene. Se parliamo di posizione in campo, infatti, possiamo dire che sì, Scamacca è <strong>anche</strong> un centravanti. Ma non solo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="355" height="283" src="/wp-content/uploads/2021/01/scamacca-heat-map.jpg" alt="" class="wp-image-17489"/><figcaption>Fonte: Sofascore</figcaption></figure></div>



<p>Come ben dimostrato dalla sua heatmap ricavata da SofaScore, infatti, l&#8217;attaccante titolare dell&#8217;Under 21 <em>Azzurra</em> non si limita a giocare al centro dell&#8217;attacco in maniera statica ma svaria su tutto il fronte offensivo, in particolar modo occupando per il largo, in maniera quasi uniforme, la zona di trequarti.</p>



<p>Certo, questa cosa sicuramente sarà anche dovuta al fatto che sia stato il Genoa stesso a chiedere al ragazzo di Roma un lavoro di questo genere, ma io che come detto lo vidi giocare per la prima volta circa sette anni or sono posso assicurarvi che ci mette del suo.</p>



<p>Scamacca, insomma, può sicuramente occupare la posizione di centravanti, ma con le sue caratteristiche ed inclinazioni. Se volete un uomo che riempia costantemente l&#8217;area di rigore, questo il succo del discorso, probabilmente lo state cercando nel posto sbagliato.</p>



<p>Proprio questa sua costante volontà di giocare d&#8217;incontro lo rende un giocatore che può occupare anche la posizione di seconda punta e, quasi, si direbbe che in certe situazioni tende a farsi carico dei compiti che spetterebbero ad un trequartista più che ad un attaccante.</p>



<p>Ovviamente questo tipo di inclinazioni naturali vanno considerate ed in un certo qual modo assecondate, perché provare a mettere ogni calciatore a proprio agio e possibilmente nelle condizioni migliori per provare a rendere è importante per ogni club ed ogni allenatore.</p>



<p>Con un però: un attaccante, inevitabilmente, se vuole giocare ad alto livello deve segnare. Ipotizzando anche che nel crescere Scamacca non si specializzi nel ruolo del centravanti, per quanto di manovra, preferendo appunto quello di seconda punta, per poter giocare con continuità a livelli importanti dovrebbe comunque puntare a diventare un calciatore da almeno quindici o più gol stagionali.</p>



<p>Attenzione, però: il fatto che Scamacca ami muoversi molto, giocare d&#8217;incontro, toccare tantissimi palloni tra la metà campo e l&#8217;area avversaria, non significa che non sappia farsi valere anche oltre la linea che delimita lo spazio in cui il portiere può usare le mani. Certo, in questo senso il corazziere di borgata Fidene deve crescere e smaliziarsi ancora parecchio, ma non si tratta di un giocatore che in area si trova completamente come un pesce fuor d&#8217;acqua.</p>



<p>Negli ultimi 15 metri, ad esempio, non ha (o non ha ancora raggiunto) la capacità di muoversi, leggere gli spazi ed aggredire le aree propizie che ha Cutrone, ma comunque è bene che le difese avversarie non gli lascino troppi metri perché il ragazzo sa fare male.</p>



<p>Non avendo un grande spunto in velocità non è ovviamente un giocatore che tenta moltissimi dribbling. Come detto tende a giocare palla più nello stretto, con controllo e destrezza fine, ed è ovvio che in quelle situazioni, per quanto tu sia bravo, o ti chiami Zidane o non puoi pensare di competere con i migliori <em>dribblatori</em> che ci sono in circolazione.</p>



<p>Secondo il database di Fbref ne ha tentati solo 8, riuscendo però a portarne a termine efficacemente 6 di questi, un buon 75% del totale. Chiaro, i numeri come detto sono piccoli, ma diciamo che nelle condizioni giuste il ragazzo sa sicuramente eludere gli avversari.</p>



<p><strong>Qualità mentali</strong></p>



<p>Se guardando un calciatore, dalla tv o dal campo che sia, si può scorgere in maniera diciamo abbastanza semplice quali siano le sue peculiarità tecnico-tattiche, lo stesso non si può dire per quelle mentali, troppo celate per essere altrettanto evidenti ad uno sguardo così superficiale.</p>



<p>Di sicuro posso dire che Scamacca è un ragazzo di cui ho sempre sentito parlare non bene da questo punto di vista, ma come dicevo nel pezzo sulla <a class="rank-math-link" href="/lesordio-di-nicolo-fagioli/">prestazione di Fagioli in Coppa Italia</a> questa è in realtà una cosa che ormai si sente dire di “tutti” i talenti italiani.</p>



<p>Sembra un po&#8217; una sorta di <em>“al lupo al lupo”</em> cui poi inevitabilmente finisci per non credere un granché.</p>



<p>Quindi ecco che non posso dire nulla da questo punto di vista, se non che ai tempi delle Nazionali under <a href="https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/09/04/kean-e-scamacca-cacciati-dal-ritiro45.html" target="_blank" aria-label=" (opens in a new tab)" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">lui e Kean vennero sconvocati</a> perché avevano combinato una qualche marachella.</p>



<p>Posso invece dire che la sensazione che ho avuto spesso nel vederlo giocare è in primis che lui stesso non si renda conto di quanto ampio sia il suo potenziale. E che purtroppo trasmette l&#8217;impressione di essere un giocatore che se riesce a stare <em>mentalizzato</em> sulla gara può veramente essere un elemento cruciale, ma in generale sembra avere una certa tendenza a “staccarsi” dai match.</p>



<p>Proprio questo – ma ripeto è più che altro una sensazione – sembra essere quel limite che, a fronte di un potenziale così importante, non gli ha ancora permesso di fare il definitivo salto di qualità.</p>



<p><strong>Debolezze</strong></p>



<p>Insomma, credo che abbiate già capito quali possano essere, ad oggi, le debolezze del ragazzo di borgata Fidene. Un giocatore che, come sa chi mi segue sui miei profili social (<a href="https://www.facebook.com/sciabolatamorbida" target="_blank" rel="noopener">Facebook</a>, <a href="https://twitter.com/SciabolataFFP" target="_blank" rel="noopener">Twitter</a>, <a class="rank-math-link" href="https://www.instagram.com/sciabolataffp/?hl=it" target="_blank" rel="noopener">Instagram</a>, <a href="https://www.youtube.com/channel/UCsMbkasKV61LGvL2goqOJwQ" target="_blank" rel="noopener">YouTube</a> e <a href="http://vm.tiktok.com/ZS7v6NQw" target="_blank" rel="noopener">TikTok</a> principalmente), adoro perché vedo in lui potenzialità da lustrarsi gli occhi, certo. Ma non per questo posso mentirvi ed analizzare in maniera non lucida ed intellettualmente onesta le sue qualità così come i suoi difetti. E allora riassumiamole queste fragilità del suo gioco.</p>



<p>A fare da contraltare ad una struttura già ragguardevole c&#8217;è una forza massimale non ancora adeguata a dominare gli avversari, cosa che quando sei 195 per 85 dovrebbe venirti abbastanza naturale.</p>



<p>Ma questo, mi ripeto, in un certo senso è anche una cosa cui guardare con speranza e positività: se già oggi è un giocatore che sa incidere, che ha dei colpi importanti, figuriamoci cosa potrebbe diventare se riuscisse a crescere opportunamente da questo punto di vista. La sensazione che si ha, per altro, è proprio quella che con un lavoro di potenziamento muscolare appropriato la forza massimale possa crescere e raggiungere livelli ragguardevoli.</p>



<p>Oltre a dover lavorare sulla forza, Scamacca dovrà continuare a farlo anche sull&#8217;utilizzo del corpo. E&#8217; un reato capitale avere una struttura simile e non riuscire a trarne il meglio.</p>



<p>Un dato che in questo senso è abbastanza significativo riguarda il numero di passaggi a lui destinati in questo scampolo di stagione, 389, rapportato a quelli che ha saputo fare propri, 221: si tratta solo del 56,8% delle ricezioni, un dato parecchio più basso di quello di Morata (69,1%), ad esempio, per non dire di Cristiano Ronaldo (77,4%) e molto più in linea con quello di Pavoletti (51%).</p>



<p>Ovviamente questo dato può essere influenzato dalla tipologia di passaggi di cui i calciatori diventano destinatari, perché ad esempio continui lanci dalla difesa o cross nel traffico sono ovviamente molto più complicati da fare propri rispetto a degli appoggi in surplace da due metri. Come abbiamo visto, comunque, Scamacca è un giocatore che gioca moltissimo in zona trequarti (vi ha giocato circa 300 palloni, contro i 36 toccati nell&#8217;area avversaria) e quindi dovrà lavorare su questo aspetto.</p>



<p>Implementare un diverso e migliore uso del corpo dovrà essere fatto anche nell&#8217;ottica di migliorare la sua capacità nel gioco aereo. Il problema non è tanto la tecnica con cui impatta il pallone, ma proprio l&#8217;attitudine con cui lo fa.</p>



<p>L&#8217;idea che mi viene è quella di Buffon: quando esordì aveva la capacità di “attaccare il pallone” come pochi. Ecco, quella, al di là della capacità tecnica sottesa alla possibilità di effettuare un intervento del genere, era in primis attitudine a quel gesto. La stessa che, con le dovute differenze del caso, mi sembra difetti un po&#8217; nel caso di Scamacca.</p>



<p>Inevitabilmente, quindi, dovrà aumentare il proprio apporto in zona gol. Banale dire che sia un aspetto fondamentale sul quale si deve concentrare un attaccante che voglia disimpegnarsi ad alto livello.</p>



<p>Più di tutto, comunque, dovrà lavorare molto sull&#8217;aspetto mentale. Ha bisogno di capire le sue possibilità e di trovare continuità di rendimento. Solo questo “scatto” lo potrà portare là dove il suo talento meriterebbe di spingerlo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="960" height="640" src="/wp-content/uploads/2021/01/photo_2021-01-31_12-10-04-960x640.jpg" alt="" class="wp-image-17497" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/photo_2021-01-31_12-10-04-960x640.jpg 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/photo_2021-01-31_12-10-04-595x397.jpg 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/photo_2021-01-31_12-10-04-768x512.jpg 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/photo_2021-01-31_12-10-04.jpg 1024w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></div>



<p></p>



<p><strong>Valutazione generale</strong></p>



<p>Spero che con questa scheda da più di 23mila caratteri io abbia spiegato abbastanza bene pregi e difetti, prospettive e parziale incompiutezza di questo ragazzo di ormai 22 anni.</p>



<p>La mia valutazione del giocatore è quindi abbastanza semplice da tracciare, per tirare un sunto alla situazione: il giocatore ha un potenziale veramente veramente importante, ma deve scattargli quel “clic” che lo porti a dare il meglio di sé con continuità.</p>



<p>Questa compilation pubblicata da Tiago Estêvão è abbastanza esemplificativo di ciò che sappia fare quando è “collegato” al match.</p>



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<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="en" dir="ltr">Gianluca Scamacca, what an incredible forward. <br>The Sassuolo striker was one of the best on the pitch for the Italy U20s yesterday. Tall, strong, skillful, was excellent connecting the game with his back towards goal. Add his powerful shot to that and you get a young Ibrahimovic. <a href="https://t.co/mKNUfjWVTK" target="_blank">pic.twitter.com/mKNUfjWVTK</a></p>&mdash; Tiago Estêvão (@TiagoEstv) <a href="https://twitter.com/TiagoEstv/status/1131936260136816641?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">24 maggio 2019</a></blockquote></div>
</div></figure>



<p>Se sta bene ed è in partita, se si smalizia ed inizia a trovare la rete con più continuità, allora potremo arrivare a parlare di un giocatore d&#8217;alto livello.</p>



<p>Tenendo in considerazione una questione non secondaria: giocatori con le sue caratteristiche fisiche difficilmente arrivano a rendere al top già a 22 anni, questo a prescindere dalla questione “mentale”.</p>



<p><strong>Alla Juventus</strong></p>



<p>Il discorso da fare, in primis, è: quanto spazio troverebbe a Torino?</p>



<p>Ovvio che un giocatore simile, con il livello di gioco che ha raggiunto sino ad ora, non si trasferirebbe in <em>Bianconero</em> per fare il titolare. Per cui in primis i dirigenti devono decidere se abbia senso prendere un ragazzo di 22 anni che sta iniziando a trovare poco spazio a Genova per dargliene ancora meno a Torino.</p>



<p>In secondo luogo, la questione tecnica. Chiaro che Scamacca oggi non valga nessuno degli altri attaccanti juventini, vero anche però che ha delle prospettive interessanti su cui lavorare.</p>



<p>E, da un punto di vista tattico, potrebbe sposarsi con tutti. Perché come detto volendo il gigante di Fidene può fare sia la prima che la seconda punta, sia provare a riempire l&#8217;area che giocare d&#8217;incontro sulla trequarti.</p>



<p>Ad esempio, quindi, messo là davanti con Ronaldo potrebbe fare movimento, toccare tanti palloni sulla trequarti, magari anche provare a dare qualche palla di qualità al lusitano o sulla corsa ad un altro dei compagni, provare quindi a cucire il gioco tra le linee lasciando a Cristiano il compito di attaccare la profondità. Cosa che per altro il portoghese sa fare divinamente.</p>



<p>Questo però non toglie che anche con Dybala o Morata l&#8217;ex romanista potrebbe riuscire ad accoppiarsi in maniera abbastanza efficace.</p>



<p>Tra l&#8217;altro proprio l&#8217;idea di farlo allenare con Ronaldo mi elettrizza. Cioè, quando corri fianco a fianco di uno dei migliori giocatori della storia, e lo vedi che nonostante tutto quello che ha fatto, vinto e guadagnato si spacca ancora la schiena per tre&#8230; come può non venirti la voglia di fare altrettanto, riuscendo magari così a sbloccarti e sbocciare definitivamente!?</p>



<p>Comprendo comunque le perplessità di cui si dice siano preda i dirigenti juventini riguardo alla formula con cui ingaggiare il giocatore: è ovvio che il prestito col solo diritto di riscatto, a prescindere dal costo dell&#8217;operazione, darebbe più garanzie alla Juventus, che potrebbe testare il giocatore tutti i giorni sul campo, parlarci, capire quali siano i suoi margini di crescita al di là di quello che dice il potenziale su carta e decidere quindi con più elementi in mano se effettuare o meno un investimento da una ventina di milioni (tra l&#8217;altro capita di sbagliare anche così!).</p>



<p>In un eventuale prestito – magari anche di 18 mesi – con diritto di riscatto potrebbe inoltre essere un&#8217;idea quella di far compiere il percorso inverso a <a href="/lesordio-di-nicolo-fagioli/">Nicolò Fagioli</a>, un giocatore che mi sembra essere tagliato su misura per il centrocampo di De Zerbi. Magari in questo caso un bel prestito con riscatto e controriscatto, giusto affinché la società torinese possa tutelarsi nel caso di definitiva consacrazione del talento piacentino.</p>



<p>In definitiva, bisogna capire cosa cerchi la Juventus: se vuole un bomber di scorta pronto subito, allora Scamacca non sembra proprio il profilo adatto. Se invece le interessa un giocatore di prospettiva, con un potenziale ancora inesplorato su cui lavorare, allora non ci sono molti giocatori più indicati del gigante di borgata Fidene.</p>
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		<title>L&#8217;esordio di Nicolò Fagioli</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/lesordio-di-nicolo-fagioli/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lesordio-di-nicolo-fagioli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Federico Pagani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2021 08:45:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;esordio di Nicolò Fagioli con &#8220;i grandi&#8221; contro la SPAL è stato positivo. Si è disimpegnato bene in un ruolo delicato e con compagni nuovi. Buona la prima. L&#8217;avversario&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L&#8217;esordio di Nicolò Fagioli con &#8220;i grandi&#8221; contro la SPAL è stato positivo. Si è disimpegnato bene in un ruolo delicato e con compagni nuovi. </strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Buona la prima.</p>



<p>L&#8217;avversario non era certo dei più complicati – anche se per un giocatore che sin qui aveva disputato solo 1.143 minuti da professionista già una Spal rappresenta uno scoglio mai incontrato prima – ma possiamo dire che Nicolò Fagioli lo ha affrontato e superato con nonchalance.</p>



<p>La partita dell&#8217;ormai ex trequartista piacentino ha soddisfatto le aspettative che avevamo su di lui.<br>A spiccare è stata innanzitutto la personalità con cui si è destreggiato in campo: nonostante la giovane età e soprattutto la condizione di esordiente assoluto in prima squadra (Allegri, <a href="https://www.facebook.com/watch/" target="_blank" aria-label="che ne parlò diverse volte molto bene (opens in a new tab)" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">che ne parlò diverse volte molto bene</a>, l&#8217;aveva già fatto giocare, ma solo in una tournée amichevole negli States) Fagioli non ha avuto alcun tipo di remore a cercare e poi giocare – quando servito – il pallone.</p>



<p>Ad esempio Dragusin, alla terza presenza, è parso molto più intimidito dalla condizione di giovane che si trovava a giocare in prima squadra e non voleva sbagliare. Certo, sicuramente il difensore rumeno si sentirà meno dotato tecnicamente e questo potrebbe influenzare la sua stessa tranquillità in campo, ma comunque ieri è risaltata un po&#8217; questa differenza.</p>



<p>E la personalità, signori miei, è come il pepe che trasforma una banale carbonara sciapa in un piatto il cui gusto ti esplode in bocca.</p>



<p>Altro aspetto positivo della sua partita è stato sicuramente quello relativo agli smarcamenti. Perché se hai la personalità per cercare la palla ma non trovi mai posizioni utili in cui fartela servire ovviamente dilapidi quello che la volontà che dimostri potrebbe portare in dote alla tua squadra.<br>Ecco quindi che a sostegno come in appoggio Nicolò Fagioli si è spesso mosso in maniera intelligente con tempi e movimenti giusti, per farsi servire e provare a tenere le redini del gioco della sua squadra. Certo, in questo sicuramente una Spal non particolarmente arrembante nel trovare pressione efficacemente può averlo aiutato. Un aspetto questo che va considerato, ma che non deve comunque sminuire le buone cose mostrate da Fagioli in tal senso.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="705" height="773" src="/wp-content/uploads/2021/01/photo_2021-01-28_02-22-56.jpg" alt="" class="wp-image-17459" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/photo_2021-01-28_02-22-56.jpg 705w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/photo_2021-01-28_02-22-56-595x652.jpg 595w" sizes="(max-width: 705px) 100vw, 705px" /><figcaption>Fonte: <a href="https://www.sofascore.com/it/" class="rank-math-link" target="_blank" rel="noopener">Sofascore</a></figcaption></figure></div>



<p>A fine gara – il ragazzo è uscito all&#8217;ottantasettesimo di gioco, probabilmente per un problema muscolare – i suoi tocchi di palla sono stati 61, per lo più ben amministrati. Dei 49 passaggi effettuati ne ha sbagliati 10. Certo, qualcuno di questi poteva forse gestirlo meglio, ma sono peccati abbastanza venali per un ragazzo che ha dimostrato conoscenza del gioco e personalità, oltre ad una buona tecnica (che non scopriamo certo oggi). 2 di questi 49 passaggi sono stati dei key pass, come la scucchiaiata con cui dal limite dell&#8217;area ha beffato tutta la difesa spallina, mettendo in posizione favorevole Ramsey. Il tutto dopo una bella giocata fatta appena prima della trequarti, chiudendo così una azione in cui ha messo in mostra un pezzo della sua bravura.</p>



<p>Questa azione mi ha per altro ricordato la prima volta che lo vidi giocare: se non ricordo male era il suo esordio nel Campionato Primavera, con la Juventus che giocò contro il Bologna. Ad un certo punto spiove una palla dal limite, lui ne entra in possesso ed in un fazzoletto di terra mette in campo un gioco di gambe velocissimo: un tocco di destro ed uno di sinistro e via in slalom in mezzo a due avversari, per calciare poi di poco a lato col piede debole.</p>



<p>Sono flash, giocate estemporanee se vogliamo, ma non flash qualunque.</p>



<p>Ecco, se avete sentito il pezzo di conferenza sopra linkato in cui Allegri <a href="https://www.facebook.com/watch/" target="_blank" aria-label="parlava di lui già anni fa (opens in a new tab)" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">parlava di lui già anni fa</a> non si può che dire di come il tecnico toscano l&#8217;avesse inquadrato perfettamente: Fagioli è un talento vero, puro. Ha il calcio che scorre dentro di sé, conosce e capisce il gioco e tecnicamente è dotato. Ha insomma un&#8217;ottima base su cui provare a costruirsi una carriera di – perlomeno – buon livello.</p>



<p>In tutto Fagioli ha perso 15 possessi, un dato su cui dovrà sicuramente riflettere e lavorare. Ad esempio su situazioni come quando a centrocampo ha dapprima gestito bene un pallone per poi consegnarlo agli avversari, con un passaggio diagonale d&#8217;esterno troppo lento e molle e quindi facile preda dell&#8217;intercettamento di Sernicola. Possessi di quel genere, con il compagno in attacco che esegue bene un fuorilinea ed attacca la profondità in maniera potenzialmente iperefficace (mancava il fluidificante sinistro in quel momento e quindi con un killer pass la Juventus sarebbe andata facilmente in porta) vanno assolutamente gestiti meglio, se si vuole giocare ad un certo livello.</p>



<p>A piacermi della sua prova è stata poi senz&#8217;altro anche la fase difensiva. Come già successo <a href="/la-crescita-di-nicolo-fagioli/" target="_blank" aria-label="quando gli vidi giocare la prima da titolare in Serie C (opens in a new tab)" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">quando gli vidi giocare la prima da titolare in Serie C</a> con l&#8217;under 23, infatti, mostra l&#8217;atteggiamento giusto, tanto più per un ex trequartista che non arriva al metro e ottanta e che nell&#8217;arco di pochi mesi è passato dal rifinire gioco tra le linee a cantare e portare la croce in mezzo al campo.</p>



<p>Chiaramente in questo senso, ancor più che per quanto concerne personalità e fase di possesso, l&#8217;avversario non rappresentava il più temibile dei banchi di prova. Per questo motivo più che ad una sua eventuale efficacia guarderei con favore, come detto, alla sua condotta di gioco.<br>Anche perché, parliamoci chiaro, tutte le volte che mi sono trovato a scrivere bene di lui è SEMPRE spuntato fuori qualcuno, dai meandri della rete, a ribadire quello che per altro ormai è un refrain che si sente dire in continuazione nei riguardi di ogni giovane talento italiano: “non ha la testa”. Ora, io non so cosa si intenda con una frase simile, ma come detto perlomeno da un punto di vista dell&#8217;atteggiamento non ho mai visto un ragazzo svogliato o svagato. Certo, come tanti altri giovani può capitargli di “staccarsi” dalla partita mentalmente, ma questa è appunto una cosa piuttosto normale ad una certa età.</p>



<p>Voti numerici mi sembra inutile darne e se dovessi assegnare io la palma di MVP dell&#8217;incontro la stessa finirebbe al suo compagno di reparto, Adrien Rabiot. Devo comunque dire che nella serata dell&#8217;Allianz Stadium il buon Nicolò Fagioli è stato indubbiamente tra i calciatori più positivi in campo, meritandosi indubbiamente i miei complimenti.</p>



<p>Come dicevo dopo Siena, Fagioli non è certo il primo trequartista che viene arretrato a giocare da play. La sua storia ricorda infatti molto da vicino quella di un altro giovane cresciuto in Bianconero, quel Luca Clemenza che prometteva bene – anche se non tanto quanto lui – ma che tra infortuni ed un po&#8217; di incostanza mista ad un pizzico di inconsistenza ha finito col non riuscire – ancora, perlomeno – ad imporsi come avrebbe potuto. Chissà se la sua nuova esperienza a Sion, ad oggi condita da 2 assist in poco più di 200 minuti di gioco, riuscirà a rilanciarlo.</p>



<p>Poi certo, di contro anche l&#8217;allenatore stesso della Juventus ha subito questa mutazione. Lui, però, elevando il suo gioco ad un livello tale da vivere oggi nell&#8217;Olimpo dei giocatori più forti che il sottoscritto ha avuto modo di vedere nei suoi quasi 36 anni di vita…<br>Ovvio, verrebbe da dire che un maestro migliore, per completare questa transizione, Fagioli non avrebbe potuto trovarlo. Ma in realtà credo sarebbe retorica.<br>La verità è che Pirlo ha sicuramente tanto da trasmettergli, ma questo a prescindere dal fatto che, come lui, nacque trequartista per poi evolvere in playmaker.</p>



<p>Chiudo rispondendo ad una domanda posta su Twitter dall&#8217;amico Andrea:</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr">Ma siccome il nostro centrocampo è quello che è, un posticino per Fagioli non si trova?</p>&mdash; Andrea Lapeña (@andrelapegna) <a href="https://twitter.com/andrelapegna/status/1354543152309403652?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">27 gennaio 2021</a></blockquote></div>
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<p>Ecco, io ci andrei un po&#8217; coi piedi di piombo. Però è anche vero che visto il centrocampo della prima squadra, una promozione più o meno stabile del ragazzo la si potrebbe anche pensare. Qualche tempo di gioco, in Serie A, si potrebbe anche pensare di farglielo giocare.</p>



<p>Ecco, diciamo così: la sensazione che ebbi quando li vidi partecipare assieme all&#8217;Europeo under 17 del 2018 resta immutata. Nicolò Fagioli è più talentuoso dell&#8217;omonimo <a href="/la-scheda-di-nicolo-rovella/" target="_blank" aria-label="Rovella (opens in a new tab)" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">Rovella</a>, di recente acquistato dal club Bianconero per essere poi lasciato a Genova. Però a differenza del suo coetaneo di Segrate non si è ancora mai confrontato con la Serie A e quindi in questo momento viene difficile dire se possa essere anche più pronto. Di certo se mettesse in campo ogni volta tutto il suo talento sì, potrebbe assolutamente già rendersi utile nella mediana Bianconera.</p>



<p>E quindi niente, speriamo per il calcio italiano che questo ragazzo non resti un incompiuto, perché è un giocatore che una Serie A, anche solo in prospettiva, la può tranquillamente giocare per anni.</p>
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		<item>
		<title>Perché, per il calcio italiano, è importante che Pirlo abbia successo?</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/perche-per-il-calcio-italiano-e-importante-che-pirlo-abbia-successo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=perche-per-il-calcio-italiano-e-importante-che-pirlo-abbia-successo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Federico Pagani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[andrea pirlo]]></category>
		<category><![CDATA[antonio gagliardi]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[coverciano]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio viscidi]]></category>
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					<description><![CDATA[Perché il calcio italiano ha bisogno di un&#8217;identità. E il calcio di Pirlo è basato sulle idee di Maurizio Viscidi, che è già riuscito a gettare le basi per&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Perché il calcio italiano ha bisogno di un&#8217;identità. E il calcio di Pirlo è basato sulle idee di Maurizio Viscidi, che è già riuscito a gettare le basi per la rinascita delle nazionali a Coverciano. </strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Nel suo <a href="/come-i-principi-di-viscidi-e-gagliardi-stanno-influenzando-la-juventus-di-pirlo/">recente articolo</a> sui princìpi di gioco federali importati alla Juventus da Pirlo e Gagliardi, Davide Terruzzi ha illustrato alcuni dei presupposti che hanno fatto da humus per la ri-nascita del calcio <em>Azzurro</em>.</p>



<p>Dopo svariati anni in cui in Italia sembrava essersi persa la strada, infatti, mister Maurizio Viscidi ha preso in mano le redini delle Nazionali giovanili e creato una, potremmo definirla, rivoluzione culturale che ha finito con l&#8217;investire anche la nazionale maggiore, la quale proprio nell&#8217;applicare i principi di Viscidi sotto la guida di Mancini ha ripreso a marciare e proporre prestazioni convincenti.</p>



<p>Ateralbus, lo dice il sottotitolo del sito stesso (about Juventus), è chiaramente una realtà fortemente improntata su quanto accade sulla sponda Bianconera di Torino. Ma siccome Juve e calcio italiano sono inevitabilmente ed indissolubilmente legate, permettetemi di prendere spunto su quanto scritto da Davide per allargare un po&#8217; il discorso.</p>



<p>Perché, per il calcio italiano, è importante che il calcio di Andrea Pirlo abbia successo?</p>



<p>Proprio perché è fondato sugli stessi concetti di gioco su cui si basa quello delle nostre Nazionali.</p>



<p>Mi spiego meglio.</p>



<p>Uno dei problemi del nostro calcio è, a mio avviso, l&#8217;assenza di una vera e propria “scuola calcistica”. Certo, abbiamo migliaia di società più o meno grandi dislocate lungo tutto lo Stivale, ma non esiste o non si percepisce in maniera chiara una vera e propria “scuola”, ovvero un insieme di principi che, pur con qualche libertà di interpretazione, tengano assieme il lavoro che viene svolto alla Juventus come al Monopoli, al Cjarlins Muzane come alla Varesina, in FIGC come in una società di puro settore giovanile.</p>



<p>Non esiste insomma una “<strong>identità</strong>” che leghi il movimento nazionale nel suo insieme (che non significa giocare in fotocopia, del resto nella stessa Spagna, tanto per fare un esempio, abbiamo visto il Barcellona di Guardiola, l&#8217;Atletico di Simeone ed il Getafe di Bordalas).</p>



<p>Questo discorso è sicuramente complesso e meriterebbe un articolo a parte, una analisi dell&#8217;andamento delle cose, i perché ed i per come in Italia siamo tutti battitori liberi e non esiste una sorta di “programmazione” che coinvolga tutti, come se fossimo all&#8217;interno di quello in cui poi ci troviamo: un&#8217;unica realtà nazionale, una sorta di grande famiglia (in cui, come in tutte le famiglie, ci possono anche essere dissapori tra chi ne fa parte).</p>



<p>La Federazione propone il proprio modello di gioco e, ovviamente, cerca di influenzare una implementazione omogenea dello stesso andando a formare gli allenatori di ogni categoria sulla base di questi princìpi.</p>



<p>Questo però non basta, perché poi ogni allenatore ha – giustamente – le proprie idee di gioco, ma soprattutto deve fare i conti con la realtà in cui opera, con i dirigenti e le proprietà con cui si interfaccia e con gli obiettivi che gli vengono posti.</p>



<p>Il risultato, in un certo senso un po&#8217; paradossale, è così che ci troviamo con un movimento federale molto sviluppato e moderno, direi contemporaneo a quanto avviene nei principali paesi d&#8217;Europa, ma con un sistema Paese che non sembra in grado di seguire e supportare quanto viene irradiato dal Settore Tecnico della FIGC.</p>



<p>Questo problema credo sia <em>in primis</em> culturale, più che tecnico, ed affonda le proprie radici nel fatto che in Italia da ormai troppo tempo i settori giovanili sono spesso visti come un peso, un fardello cui si rinuncerebbe volentieri, più che come una risorsa o tanto meno come la pietra angolare della propria azione di proprietari e dirigenti di un club.</p>



<p>Ci sono due grossi limiti culturali – lo ripeto – che stanno frenando la nostra rinascita, che inevitabilmente non può avvenire solo attraverso il lavoro che si fa in Federazione:</p>



<ol type="1"><li>da una parte quanto detto sopra, con l&#8217;inevitabile risultato che se non investi e non punti risorse, energie ed idee su un settore giovanile difficilmente ne trarrai qualcosa di buono in termine di sviluppo dei calciatori;</li><li>dall&#8217;altra il fatto che il risultatismo estremo che spesso vive nei settori giovanili porta i dirigenti che operano negli stessi a costruire degli <em>“instant team”</em> più che delle squadre che puntino sulla futuribilità e le possibilità di crescita dei ragazzi, magari immaturi per l&#8217;immediato ma appunto con delle carte da spendere sul lungo periodo.</li></ol>



<p>Chiaramente, intendiamoci, il fatto che Pirlo e Gagliardi possano riuscire ad importare efficacemente i princìpi di gioco federali, interpretandoli a piacere, non potrà cambiare questi due aspetti.</p>



<p>Però è anche vero che il calcio, come qualsiasi altra cosa, si muove per “mode”, e che mettere al centro del villaggio, facendoli appunto diventare di moda, i princìpi che Viscidi ha propugnato e sta sviluppando in Federazione e che il duo Pirlo-Gagliardi sta cercando di attualizzare in salsa Bianconera potrebbe davvero essere una buona novella per tutto il calcio italiano perché potrebbe aiutare a costruire una “<strong>scuola italiana</strong>”, con caratteristiche definite, che permei il Paese.</p>



<p>Insomma, Andrea Pirlo – lavorando nel solco tracciato dal maestro Viscidi – potrebbe così diventare un riferimento per il nostro movimento nazionale un po&#8217; sulla scorta di quanto fatto da Guardiola in Spagna.</p>



<p>Perché come riportato nel pezzo di Davide, uno dei grandi fondamenti dei princìpi di Viscidi, che a me personalmente sta a cuore da anni, è quello relativo alla costruzione di calciatori cognitivi. Ragazzi cioè che non imparino a memoria uno spartito da ripetere senza soluzione di continuità una volta scesi in campo, ma che apprendano gli strumenti stessi per creare da sé le proprie sinfonie.</p>



<p>E allora, perché il calcio di Pirlo – ma vale lo stesso discorso anche per quello propugnato da Mancini in Nazionale maggiore e dai tecnici delle Nazionali giovanili, con alterne “fortune” – è bene che abbia successo?</p>



<p>Perché in un paese che ha tantissima fame di calcio ma scarsissima cultura calcistica far imporre, anche attraverso l&#8217;ottenimento di risultati, una certa dottrina può essere un&#8217;importante chiave di volta per continuare a percorrere quella via di ri-nascita che, come detto, a livello federale è stata imboccata da un po&#8217;.</p>



<p>Io che ho avuto la fortuna di conoscere, e che per passione e cultura personale cerco di seguire per quanto possibile, luminari come Viscidi, posso assicurare che si tratta di un uomo di una intelligenza vivacissima, iper-competente, un mister e direttore con una fame infinita di sapere e di migliorare le proprie conoscenze, una grandissima risorsa per tutto il calcio italiano.</p>



<p>Maurizio Viscidi non si è svegliato un giorno di qualche anno fa ed ha tirato fuori dal cilindro una serie di princìpi di calcio sconclusionati provando a dar loro una forma accettabile, facendo del “marketing tattico”.</p>



<p>Maurizio Viscidi è un uomo che già nell&#8217;ormai ben lontano 1997 salì alla ribalta delle attenzioni del Settore Tecnico federale classificandosi primo al corso per allenatori UEFA PRO, con una tesi – che vi consiglio – sui movimenti d&#8217;attacco del 4-3-3 (guarda caso il modulo-base che utilizza oggi la Nazionale maggiore&#8230;!) catalizzando su di sé grandi attenzioni del mondo calcistico e guadagnando la nomea di “predestinato”.</p>



<p>Purtroppo la competenza calcistica non è l&#8217;unica dote che serve per imporsi ad alto livello nel lavoro di allenatore di una prima squadra, ma fortunatamente il calcio italiano è riuscito a “recuperarlo” ed a non dilapidare un così grande patrimonio calcistico.</p>



<p>I princìpi di gioco che Viscidi propone oggi in FIGC, e che Pirlo con l&#8217;aiuto di Gagliardi (che proprio in Federazione ha lavorato per circa un decennio) sta importando a Torino, sono il frutto di una sua continua ricerca.</p>



<p>Nella <a href="https://docplayer.it/12097431-La-tesi-di-fine-corso-di-mister-maurizio-viscidi.html" target="_blank" aria-label="tesi (opens in a new tab)" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">tesi</a> scritta 24 anni fa si possono infatti rintracciare i fondamenti di quelle che sono le idee, nutrite ed approfondite nel corso del tempo, che oggi potrebbero dare vita ad un nuovo, vero, Rinascimento del calcio italiano.</p>



<p>Ecco perché oggi Mancini e Pirlo sono due degli uomini più importanti per il futuro del nostro pallone: perché sta a loro portare in alto queste idee e far sì che il Paese ne resti stregato, si adegui e le segua.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>La scheda di Nicolò Rovella</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/la-scheda-di-nicolo-rovella/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-scheda-di-nicolo-rovella</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Federico Pagani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 09:01:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
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					<description><![CDATA[Nicolò Rovella è nato il 4 dicembre del 2001 a Segrate, comune di circa 36mila abitanti che sorge nella città metropolitana di Milano, ad est rispetto al centro cittadino.&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nicolò Rovella è nato il 4 dicembre del 2001 a Segrate, comune di circa 36mila abitanti che sorge nella città metropolitana di Milano, ad est rispetto al centro cittadino. Nonostante una struttura non dominante e benché fosse di fatto quasi un 2002, il ragazzo ha mostrato sin da piccolissimo grande attitudine al calcio, tanto da muovere i suoi primi passi in uno dei settori giovanili più importanti della Lombardia: quello dell&#8217;Accademia Inter.</p>



<p>Proprio in Nerazzurro si toglierà la prima grande soddisfazione della sua carriera giovanile, andando a vincere l&#8217;importante Gothia Cup in Svezia, ovvero il più importante torneo giovanile dedicato alle società dilettanti che esista al mondo. Completata la sua formazione nell&#8217;attività di base di uno dei 13 Centri di Formazione che Inter ha lungo lo stivale, Nicolò ha disputato anche l&#8217;annata coi Giovanissimi in Nerazzurro, prima di passare ad un altro storico settore giovanile dilettante milanese: quello dell&#8217;Alcione. Proprio qui Rovella si è fatto apprezzare da molti scout di club professionistici, convincendo quelli del Genoa a puntare su di lui dopo le prestazioni messe in mostra alla Nike Cup.</p>



<p>Infatti, come raccontato da Giancarlo Corbetta – attuale D.S. degli Arancioni – in un&#8217;intervista esclusiva a TuttoJuve, “si mise particolarmente in luce in un torneo organizzato in Portogallo, dove fu all&#8217;altezza dei più blasonati pari età che giocavano in squadre di livello come il Benfica, poi si guadagnò la convocazione per la nazionale dilettanti. A settembre del 2015 il Genoa fu la prima società a mostrare interesse e l&#8217;affare si concluse a dicembre, tre mesi dopo. Una volta raggiunto un accordo di massima con i liguri altre società come Juventus ed Inter cercarono di inserirsi ma senza successo, perché la nostra correttezza e quella della sua famiglia ci portarono a rispettare la parola data ai Rossoblù”, dove si è trasferito definitivamente nell&#8217;estate del 2017.</p>



<p>Figlio d&#8217;arte – suo papà Paolo giocò in Serie D, sua madre praticò invece a pallanuoto ad alto livello – Nicolò si è subito ambientato a Genova, tanto da vincere l&#8217;importante torneo Carlin&#8217;s Boys a Sanremo nel 2017, venendo per altro eletto miglior giocatore della competizione.</p>



<p>L&#8217;estate seguente ha fatto parte della spedizione Azzurra che vinse l&#8217;argento agli Europei under 17 del 2018 in Inghilterra. Qui Nicolò era solo un rincalzo, ma ha dato comunque il suo piccolo contributo alla causa. Mister Nunziata puntava infatti su un centrocampo composto prevalentemente da Gyabuaa, Leone e Greco, con Fagioli e Riccardi a sostegno dell&#8217;unica punta Vergani. In questo scacchiere lui e Samuele Ricci, oggi titolare all&#8217;Empoli, erano appunto i due giocatori destinati a dare ricambio ai titolari (Rovella, così, ha messo incascina un totale di 119 minuti distribuiti su quattro apparizioni, tutte da subentrante).</p>



<p>Dopo aver giocato nove gare con l&#8217;under 18 e dieci con la 19, Nicolò Rovella ha esordito in under 21 lo scorso 12 novembre contro l&#8217;Islanda, &#8220;bissando&#8221; la titolarità nel match successivo di qualificazione agli Europei contro Lussemburgo, prendendo in entrambi i casi in mano le redini della squadra.</p>



<p>Per quanto concerne la sua esperienza da professionista, l&#8217;esordio assoluto arrivò il 3 dicembre del 2019 in Coppa Italia, quando è subentrato all&#8217;ex juventino Cassata nel corso di un match contro l&#8217;Ascoli. Il 21 dello stesso mese ha fatto invece il suo esordio in Serie A, addirittura alla Scala del Calcio: il Giuseppe Meazza di Milano.</p>



<p>La sua prima da titolare nel nostro massimo campionato l&#8217;ha giocata invece nel corso del ritorno del match con i Nerazzurri, disputato – causa Covid – lo scorso 25 luglio. In questa stagione il ragazzo, seguito dalla GrSports, ha giocato sette volte in campionato più un tempo in Coppa Italia, per un totale di 574 minuti di gioco.</p>



<p><strong>Capacità coordinative e condizionali</strong></p>



<p>La struttura fisica non era, non è e verosimilmente mai sarà il punto di forza di Nicolò Rovella, alto 179 centimetri per 70 chili di peso. Un aspetto, questo, che quasi inevitabilmente non gli concede nemmeno grandi doti per quello che riguarda la forza, esplosiva o massimale che sia.</p>



<p>Di contro il ragazzo ha buona agilità e ottima capacità di reazione, è forte nell&#8217;orientamento sia in campo che del proprio corpo rispetto alla palla ed all&#8217;azione, mostrando buona propriocezione. Bravo nell&#8217;anticipazione motoria, discreto per rapidità anche se non particolarmente veloce, in possesso di una certa capacità di trasformazione che gli permette di fare cambi di direzione piuttosto repentini, oltre che di una buona differenziazione motoria, ha nelle corde anche un grande dinamismo.</p>



<p>Insomma, non è sicuramente l&#8217;aspetto fisico-atletico a rendere Rovella un giocatore appetito oggi da molti club. Ma per quello che riguarda l&#8217;aspetto condizionale, sicuramente alcune doti di rilievo si notano…!</p>



<p><strong>Qualità tecniche</strong></p>



<p>L&#8217;aspetto del gioco che rende l&#8217;ex Alcione un giocatore interessante ad alto livello è sicuramente la sua capacità di gestione della sfera. Nicolò, infatti, ha da sempre mostrato un certo grado di coinvolgimento nel gioco, oltre che una discreta sapienza nell&#8217;armeggiare col pallone. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="960" height="704" src="/wp-content/uploads/2021/01/Rovella-analysis-960x704.jpg" alt="" class="wp-image-16807" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Rovella-analysis-960x704.jpg 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Rovella-analysis-595x436.jpg 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Rovella-analysis-768x563.jpg 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/01/Rovella-analysis.jpg 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></div>



<p>Come dimostra questo grafico, elaborato dai ragazzi di <a href="https://totalfootballanalysis.com/" class="rank-math-link" target="_blank" rel="noopener">Total Football Analysis</a>, già nel corso della sua ultima stagione in Primavera Rovella eccelleva per quanto riguardava i passaggi: era il calciatore che ne faceva di più (64,85 ogni 90 minuti), quello che faceva più passaggi progressivi (13,83 su 90) oltre che quello che faceva più filtranti (2,58 a partita). Insomma, a livello di under 19 era un vero maestro del gioco, catalizzatore di buona parte dei palloni giocati dai giovani Grifoni oltre che un sapiente direttore d&#8217;orchestra.</p>



<p>Chiaramente la cosa in prima squadra non poteva ripetersi uguale, tanto più a soli 19 anni, ma il segratese ha comunque saputo da subito mostrare di che pasta è fatto anche in Serie A. I suoi numeri attuali ci dicono infatti che effettua 55,31 passaggi ogni novanta minuti (quindi ne ha persi solo una decina rispetto alla sua ultima esperienza giovanile), per altro in una squadra che è la quattordicesima per numero di passaggi effettuati a partita (425,1, il 13% dei quali fatti proprio da Rovella, nei 90 minuti in cui gioca). 23 di questi sono tra l&#8217;altro effettuati nella metà campo avversaria, con una accuratezza pari a quella della media degli altri centrocampisti centrali; è invece per precisione nei passaggi nella propria metà (92,7%) e nei lanci (57,6%) che ottiene risultati migliori rispetto ai suoi pari ruolo.</p>



<p>Sono per altro convinto, nel vederlo giocare, che sia un giocatore che ha il potenziale per arrivare tranquillamente a toccare e gestire molti più palloni di quanto non stia facendo oggi. Altro dato molto interessante è quello che riguarda il numero di possessi persi ogni novanta minuti: solo 10,2 contro i 12,7 medi, sintomo dell&#8217;intelligenza, dell&#8217;attenzione e della sagacia che il mediano milanese sa mettere in campo. In più il ragazzo è in possesso di una buona capacità di calcio, qualità che può renderlo pericoloso da calcio piazzato, in particolar modo quando si trova a battere punizioni ed angoli alla ricerca dei propri compagni all&#8217;interno dell&#8217;area. </p>



<p><strong>Qualità tattiche</strong></p>



<p>Una delle qualità più spiccate di Nicolò Rovella è sicuramente la sua capacità di smarcamento. Trottolino sempre in movimento, ha una innata bravura nel cercare lo spazio giusto per farsi consegnare il pallone. Che sia a sostegno o a supporto, il regista genoano ha questa grande abilità nell&#8217;andarsi a ritagliare lo spazio ove farsi scaricare il pallone dai propri compagni di squadra. Le sue letture lo aiutano anche in fase di non possesso: discreto schermo davanti alla difesa, sa marcare preventivamente gli avversari e giocare d&#8217;intercetto, oltre ad avere una buona scelta di tempo quando porta un tackle. Cosa questa che nel corso del campionato in svolgimento è avvenuta efficacemente 2,21 volte ogni 90 minuti, ovvero 0,23 volte più del “centrocampista centrale medio”. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="447" height="594" src="/wp-content/uploads/2021/01/Rovella-heatmap.jpg" alt="" class="wp-image-16808"/><figcaption>Sopra, la heatmap di quest&#8217;anno. Sotto, quella dello scorso campionato Primavera. </figcaption></figure></div>



<p>In fase di possesso, oltre ad avere tempi di gioco ed una buona capacità di vedere i corridoi in cui imbucare il pallone, mostra anche una predisposizione al dribbling: il 71,4% dei suoi tentativi in questa Serie A sono infatti riusciti, contro una media del 65,2% dei suoi pariruolo. Questa qualità gli permette di “scappare” da situazioni intricate, accollandosi qualche rischio ma spesso riuscendo anche a liberarsi della pressione avversaria in maniera efficace. </p>



<p>Per quanto riguarda la capacità di anticipo, Nicolò difetta nel gioco aereo (fa circa la metà dei duelli aerei dei suoi pari ruolo e ne vince solo il 37,5%) mentre si trova più a suo agio con gli anticipi bassi, che grazie al suo mix di lettura del gioco, anticipazione motoria, reattività, dinamismo ed agilità sono sicuramente più nelle sue corde. A livello di ruoli in cui può giocare, il suo preferito è sicuramente quello di centrale di un centrocampo a tre, ma grazie all&#8217;intelligenza ed al dinamismo di cui dispone sa anche disimpegnarsi in una mediana a due, così come eventualmente da mezz&#8217;ala.</p>



<p>Chiaro che, da questo punto di vista, pecca un po&#8217; sotto il profilo realizzativo. Un motivo ulteriore che dovrebbe spingere i suoi mister – oltre che a lavorare nel provare a migliorare questo aspetto – ad utilizzarlo come centrale che cucia il gioco.</p>



<p><strong>Qualità mentali</strong></p>



<p>Uno degli aspetti del gioco di Rovella che colpiscono di più quando lo si vede giocare è sicuramente relativo alla sua capacità di proporsi per ricevere palla, una caratteristica dalla quale si evince la personalità del ragazzo.</p>



<p>Questo suo aspetto non lo si è potuto notare solo a livello giovanile, quando come detto toccava un gran numero di palloni e non aveva paura né di distribuire il gioco né di saltare linee di pressione avversarie con iniziative personali, ma già anche nelle sue poche presenze in prima squadra. Se lo avete visto giocare anche in una sola occasione ve ne sarete certamente accorti: quando non è in possesso di palla Nicolò cerca sempre lo spazio migliore per farsela dare, e si rivolge continuamente ai compagni chiedendo gli venga giocata palla sui piedi.</p>



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<p>Come se non bastasse la personalità dell&#8217;ex Alcione non emerge solo nella sua volontà di giocare il pallone, ma anche nel suo continuo ed indefesso tentativo di dirigere il gioco, anche quando questo non passa dai suoi piedi. Non è infatti insolito vederlo dare indicazioni ai compagni, che gioco forza in prima squadra sono puntualmente più grandi di lui, per cercare di facilitarne la gestione della sfera.</p>



<p>Tra le righe, nel vederlo giocare, sembra anche disporre di una certa predisposizione alla leadership, innata. Un aspetto su cui lui e gli allenatori che lo gestiranno in carriera dovranno sicuramente lavorare, ma che ben tratteggia un ulteriore pezzo della personalità di un ragazzo che a doti calcistiche interessanti sembra per fortuna abbinare anche una testa non da meno. </p>



<p><strong>Debolezze</strong></p>



<p>Come ho detto prima, le sue possibili debolezze principali risiedono indubbiamente nelle sue peculiarità fisiche e, quasi di conseguenza, nelle sue capacità nel gioco aereo. Non ha misure propriamente ridotte, ma come detto la sua struttura è comunque modesta ed il tutto, unito ad una forza fisica relativa, lo mette inevitabilmente in situazione di svantaggio nei confronti di avversari nerboruti o con una costituzione più importante. Inoltre è appunto abbastanza deficitario nel gioco aereo, cosa che sicuramente per un mediano può entro certi termini pesare. Basti pensare che il Barcellona piazzò Busquets centralmente, anche per questo motivo, relegando Xavi ad una posizione più defilata di mezz&#8217;ala. Ovvio però che questo, come tutti, è un aspetto su cui si può lavorare. Non tanto e non solo per migliorare questo aspetto, ma anche per cercare delle “alternative” nel proprio gioco che rendano meno problematico il fatto di avere questo tipo di difficoltà.</p>



<p>Del resto proprio alla Juventus, si concretizzasse il trasferimento, troverebbe un certo Andrea Pirlo, ovvero un altro centrale di centrocampo che ha giocato tutta una carriera ad altissimo livello nonostante qualche limite strutturale e nel gioco aereo!</p>



<p><strong>Valutazione generale</strong></p>



<p>Nicolò Rovella è sicuramente uno dei giocatori italiani più interessanti che il nostro calcio può proporre in questi anni. La sua crescita negli ultimi ventiquattro mesi è stata davvero eccezionale: in Nazionale under 17 giocò, come abbiamo visto, un Europeo da alternativa ai titolari, in particolar modo a quel Leone che proprio nel settore giovanile della Juventus è cresciuto. Poi però Rovella, che del resto fino ad un annetto prima giocava ancora in un contesto dilettantistico, ha saputo alzare il proprio livello di gioco in maniera davvero importante. Premetto che non seguivo il campionato Allievi Nazionali quell&#8217;anno, essendo concentrato per lavoro su altre categorie, ma avendo visto tutte le gare degli Azzurrini a quell&#8217;Europeo posso dire che anche io, in quel momento, gli avrei preferito Leone (ma anche l&#8217;empolese Ricci, altro panchinaro assieme a Nicolò). E quando vedi crescite di questo genere non ci si può che togliere il cappello, perché significa che il giocatore ha qualità, talento, margine e soprattutto che è rimasto mentalizzato su ciò che doveva fare.</p>



<p>In questo momento in Serie A non ci sono molti giovani centrocampisti, anche non italiani, che possano giocarsela con il ragazzo di Segrate. Le sue prospettive a mio avviso sono interessanti. Per quanto sia in parte diverso, trovo non abbia un potenziale inferiore a quello di un giocatore che l&#8217;anno scorso era però molto più reclamizzato di quanto non sia ad oggi Rovella: Sandrino Tonali. Spesso nella mia società, per descrivere a chi non lo conosce un calciatore che abbiamo osservato, utilizziamo i paragoni. Non in chiave “X è o può diventare forte come Y”, quanto “X ricorda Y come stile di gioco”. Purtroppo in questo caso il paragone che mi viene da fare aiuterà poco o nulla la maggior parte di chi leggerà questo articolo, perché il giocatore più simile a Rovella che mi sovviene è un altro ragazzo passato dall&#8217;Alcione (ed oggi alla Pro Sesto): il 2003 Alessandro Latini.</p>



<p><strong>Alla Juventus</strong> </p>



<p>Di per sé l&#8217;ex Accademia Inter ed Alcione ha il contratto in scadenza a giugno, ed a parametro zero lo comprerei fossi davvero in QUALSIASI società, Real Madrid compreso. Questo non tanto perché Rovella possa arrivare a competere per un posto da titolare in quello che è il club più blasonato del mondo, quanto perché se non gli devi pagare il cartellino puoi tranquillamente andare a dargli anche un milioncino di stipendio o qualcosa in più. Del resto già il giorno dopo la sua firma varrebbe diversi milioni di euro, e quindi sarebbe un affare dai margini abbastanza sicuri per più o meno chiunque. Questo discorso ovviamente acquista ancor di più senso per un club italiano, che può avere un interesse specifico nel mantenere almeno una certa componente “autoctona” nella propria rosa. E poco cambia anche nel momento in cui la Juventus, nello specifico, dovesse imbastire un&#8217;operazione da 10 milioni di euro, in cui quasi sicuramente farebbe rientrare qualche cessione che oltre a far rientrare una parte dell&#8217;esborso garantirebbe anche una plusvalenza utile al bilancio.</p>



<p>Insomma, a queste condizioni per me sarebbe un grande sì, anche perché male che vada ne ammortizzi il costo per due o tre anni e poi ti pappi l&#8217;ulteriore plusvalenza piazzandolo altrove, posto che non mi aspetto (a meno di gestione tecnica scellerata nel frattempo) possa finire a giocare sotto la Serie A.</p>



<p>In questo momento trovo che difficilmente alla Juventus il ragazzo potrebbe trovare spazio, anche se in ottica futura, qualora le cose non dovessero essere sistemate (ovvero se la qualità media del reparto non dovesse essere alzata drasticamente), perlomeno il ruolo di rimpiazzo Nicolò potrebbe anche provare ad ottenerlo. E chissà, nel caso magari anche qualcosa in più. Oggi come oggi, quindi, se fossi nella Juventus penserei bene di cercargli una sistemazione diversa. Ho sentito qualcuno vaticinare di under 23, che sarebbe però un insulto per un ragazzo che già oggi potrebbe fare la differenza in B, e che ha già comunque dimostrato di poter tenere il campo in Serie A.</p>



<p>Qualche dubbio l&#8217;ho anche in relazione alla questione relativa all&#8217;eventualità di lasciarlo al Genoa: un po&#8217; perché nelle ultime sei di campionato prima della sosta ha giocato solo due volte, di cui una da titolare ed una subentrando ad un quarto d&#8217;ora dal termine; un po&#8217; perché il Grifone, si sa, a gennaio compie sempre delle mini-rivoluzioni, e chissà come ne potrebbe uscire la posizione del ragazzo – per altro nel caso già ceduto e quindi con meno interesse della società a valorizzarlo – al termine di uno dei classici tourbillon invernali in salsa Rossoblù.</p>



<p>Se proprio volete saperlo, una squadra in cui lo vedrei bene è il Sassuolo di De Zerbi, che sono convinto con lui potrebbe fare un lavoro di valorizzazione un po&#8217; sulla scorta di quanto già fatto con un altro centrocampista lombardo, Manuel Locatelli (sebbene i due giocatori non siano l&#8217;uno la fotocopia dell&#8217;altro). Chiaro che oggi come oggi partirebbe sicuramente dietro allo stesso ex-regista del Milan, oltre che a Maxime Lopez, ma con un prestito di almeno 18 mesi, che preveda chiaramente qualche meccanismo premiante per la società Neroverde (che sarebbe così stimolata a valorizzare il ragazzo), sono convinto che Nicolò potrebbe imparare molto, crescere tanto e magari, chissà, anche prendersi il posto da titolare qualora l&#8217;anno venturo lo stesso Locatelli dovesse accasarsi altrove.</p>
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		<title>La scheda di Samuel Iling-Junior</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Federico Pagani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2020 07:33:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
		<category><![CDATA[Juventus U23]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il giovane esterno inglese è uno dei talenti più quotati in Inghilterra. Su di lui c&#8217;erano diversi importanti club europei, ma lui alla fine ha scelto la Juventus. Sto&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p><strong>Il giovane esterno inglese è uno dei talenti più quotati in Inghilterra. </strong></p>



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<p>Su di lui c&#8217;erano diversi importanti club europei, ma lui alla fine ha scelto la Juventus. Sto parlando di Samuel Iling-Junior, giovane esterno sinistro nato in Inghilterra il 4 ottobre del 2003 ed entrato nelle giovanili del Chelsea a soli 8 anni proveniente dal piccolo Clissold Rangers FC. Blues che, proprio ieri, ha deciso di lasciare accettando la corte della Vecchia Signora, che lo ha strappato alla squadra che lo ha cresciuto dopo ben 9 anni di militanza. Da un punto di vista formale il ragazzo era legato al club di Abrahmovic solo da un contratto giovanile che andava a scadere proprio con la fine della scorsa stagione. Il trasferimento, quindi, è avvenuto dietro il pagamento di un compenso stabilito dalle norme UEFA che regolano questo tipo di operazioni: poche centinaia di migliaia di euro, insomma, per un giocatore che qualora rispettasse le promesse tra qualche tempo varrà perlomeno qualche milione.</p>



<p>Quindi è stata brava la Juventus ad approfittare della situazione: da una parte lo stallo tra il ragazzo ed il club di appartenenza, che non è riuscito a strappare il suo sì ed a fargli mettere la firma sul primo contratto da professionista. Dall&#8217;altra la capacità persuasiva, che ha portato Iling-Junior a preferire la Juve a tutte le altre concorrenti che ne bramavano l&#8217;acquisto. Negli scorsi mesi si era infatti parlato di scout di Ajax e Schalke presenti con costanza a Cobham per visionarlo. Inoltre il Bayern aveva tentato ti ripetere il doppio “scippo” chiuso l&#8217;estate scorsa, quando proprio dalle giovanili del Chelsea prelevò altri due 2003: Jamal Musiala e Bright Akwo Arrey-Mbi. Infine il PSG, non contento dell&#8217;<a href="https://www.facebook.com/sciabolatamorbida/posts/10159894176612589" target="_blank" rel="noreferrer noopener">infinito serbatoio di talento rappresentato dall&#8217;Île-de-France</a>, si diceva fosse vicino al suo acquisto fin da quando il 6 luglio del 2019 mise sotto contratto il promettente portiere polacco Marcin Bułka, sempre prelevato dal Chelsea.</p>



<p>Ma perché tutto questo interesse per un ragazzo ancora sconosciuto al grande pubblico? Perché è uno dei più quotati 2003 d&#8217;Inghilterra, una nazione che negli ultimi anni ha avuto una grande crescita sotto il profilo della produzione dei talenti, essendo oggi uno dei paesi più prolifici d&#8217;Europa. Certo, Iling-Junior non è <em>sponsorizzato</em> quanto Harvey Elliott del Liverpool né tantomeno Jude Bellingham, passato in estate dal Birmingham al Borussia Dortmund per circa 30 milioni, ma è comunque un ragazzo dal talento naturale piuttosto evidente. Lo stesso Musiala o l&#8217;anglo-scozzese Karamoko Dembélé (giocatore salito alla ribalta dei media perché venne aggregato all&#8217;under 20 del Celtic a soli 13 anni) sono un pochino più conosciuti, vero, ma non sempre la fama e la qualità calcistica vanno di pari passo, tanto più in età così verde.</p>



<p>Parlando di campo, Samuel ha passato l&#8217;ultima stagione aggregato all&#8217;under 18 Blues con cui, anche vista la particolarità dell&#8217;annata, ha disputato 8 sole gare di campionato, per un totale di 517 minuti di gioco conditi da un solo assist. Inoltre ha fatto anche 3 apparizioni, tutte da subentranti, in Youth League, mettendo assieme 78 minuti tra le due gare con l&#8217;Ajax ed uno contro il Lille. Una stagione quindi non particolarmente positiva, per un ragazzo che dovrà assolutamente tornare a vedere il campo con più continuità, perché è lì che un giovane trova la “vera” crescita.</p>



<p>Oltre al Chelsea Iling-Junior ha già vestito in diverse occasioni anche la maglia delle nazionali giovanili d&#8217;Oltremanica, a partire da quel 15 febbraio di due anni fa quando esordì in under 15 contro il Belgio trovando subito la rete in una partita in cui, per altro, mister Kevin Betsy lo schierò punta centrale. Furono in tutto 5 le sue presenze (tra cui due volte da ala sinistra e due destra), per un totale di 326 minuti e 2 reti (la seconda, da esterno destro, contro gli Emirati Arabi Uniti). Il luglio successivo, quindi non ancora quindicenne, ecco l&#8217;esordio con l&#8217;under 16, da subentrante contro la Croazia: battesimo anche in questo caso fortunato, condito da un gol. In tutto quella maglia l&#8217;ha vestita 12 volte per 815 minuti, anche in questo caso segnando 2 reti (la seconda contro la Norvegia). Infine lo scorso 8 settembre, ecco l&#8217;esordio con l&#8217;under 17, di cui in due mesi ha vestito la maglia 5 volte per 300 minuti tondi, prima di uscire dal giro delle convocazioni a causa dell&#8217;annata un po&#8217; particolare con poco protagonismo in campo, come abbiamo già detto.</p>



<p>Detto della sua carriera giovanile, parliamo di lui e di quali sono le sue caratteristiche. Partendo da un presupposto: fisicamente Samuel ha una struttura discreta, è alto tra l&#8217;1 e 80 e l&#8217;1 e 85 per circa 70 chilogrammi, deve ovviamente ancora maturare sotto questo punto di vista ma è già in possesso di buone doti condizionali, in particolare per quanto concerne la velocità. Quando si lancia negli spazi infatti sa fare male con le sue leve lunghe, che hanno bisogno di campo per prendere celerità ma che sono mortifere dopo aver superato la fase di prima accelerazione. Giocatore tutto mancino, è in possesso di un controllo discreto ma non di una grandissima destrezza nello stretto, questo anche per via di un fisico un po&#8217; dinoccolato che risente di una crescita “esplosa” in maniera repentina e quindi schemi motori modificatisi velocemente. Ha discreta capacità di trasformazione motoria e buona guida della sfera. Può crescere sotto il profilo tecnico, con un calcio ancora da pulire nella gestualità per potergli donare una migliore precisione. Discreta potenza, almeno se rapportato ai suoi pari età, più che nel dribbling stretto dà il meglio di sé in campo aperto, quando può sfruttare il suo atletismo per mettere alle corde gli avversari.</p>



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<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/Under19?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#Under19</a> | Diamo il benvenuto a due nuovi bianconeri 🙌<br><br>Samuel Iling Jr, attaccante inglese classe 2003 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿<br>Felix Nzouango Bikien, difensore francese classe 2003 🇫🇷<br><br>Benvenuti, ragazzi ⚪️⚫️ <a href="https://t.co/e9cDSOyYUv" target="_blank">pic.twitter.com/e9cDSOyYUv</a></p>&mdash; JuventusFC Youth (@JuventusFCYouth) <a href="https://twitter.com/JuventusFCYouth/status/1300749847348346880?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">1 settembre 2020</a></blockquote></div>
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<p>Acquistato per essere inserito nella rosa della Primavera, come da tweet della società, ha sicuramente la prospettiva di poter diventare elemento buono almeno in ottica under 23. Se non già da questa stagione, perlomeno come progetto a medio termine. Nato esterno alto, è come detto giocatore di gamba che sembra dare il meglio di sé con tanto campo davanti. Immaginato in una squadra che cerchi il dominio del gioco, come dovrebbe essere la Juventus di Pirlo e, a cascata, tutte le altre formazioni juventine, lo si può quindi provare ad immaginare anche fluidificante in caso di difesa a 3. O, in maniera un po&#8217; più estrema, terzino in caso di linea a 4 uomini. Idee come queste vanno chiaramente verificate in campo, ma va detto che ci sono basi solide per sostenere possibili cambiamenti di questo tipo. Alla storia della Juventus, in maniera diversa tra loro, sono ad esempio legati Zambrotta e Spinazzola. Il primo a Bari faceva l&#8217;esterno di centrocampo e addirittura capitò di vederlo seconda punta, ma poi si impose a livello mondiale come uno dei migliori terzini della sua generazione. Il secondo nella Primavera juventina era per dispersione uno dei migliori esterni alti del campionato (fu anche votato come MVP di un Torneo di Viareggio), ma aveva un problema che sembra – ad oggi – essere comune anche ad Iling-Junior: per essere un esterno offensivo segnava poco, così venne arretrato a fare il fluidificante e lì si impose (almeno a livello italiano). Ecco, il giocatore che si è visto ad oggi con le maglie del Chelsea e dei <em>Three Lions</em> è abbastanza simile a Spinazzola per certi versi, quindi non escluderei a priori l&#8217;idea che possa evolvere in un senso simile, ovviamente anche a seconda dei contesti di gioco in cui si troverà a disimpegnarsi.</p>
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		<title>Lo staff tecnico di Pirlo: Igor Tudor</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Federico Pagani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 08:34:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[Pirlo]]></category>
		<category><![CDATA[staff tecnico]]></category>
		<category><![CDATA[tudor]]></category>
		<category><![CDATA[vice]]></category>
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					<description><![CDATA[Ufficializzato come viceallenatore, secondo i rumors dei media Igor Tudor dovrebbe concentrare il proprio lavoro principalmente sulla preparazione della difesa e della fase difensiva, coordinandosi con le idee di&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p><strong>Ufficializzato come viceallenatore, secondo i <em>rumors</em> dei media Igor Tudor dovrebbe concentrare il proprio lavoro principalmente sulla preparazione della difesa e della fase difensiva, coordinandosi con le idee di mister Pirlo. Ma di lui sappiamo poco. </strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>174 partite che gli sono valse 2 Scudetti &#8211; tra cui quello del famoso 5 maggio &#8211; e 2 Supercoppe Italiane, più una Champions League sfiorata e persa solo ai rigori, proprio contro il Milan di Pirlo. 174 gare giocate con la maglia della Juventus e impreziosite da ben 21 gol: tanti per un difensore centrale (ma anche mediano o terzino, all&#8217;occorrenza&#8230;), che sapendo però dominare il gioco aereo era capace di rendersi anche pericoloso in fase offensiva.</p>



<p>La sua rete probabilmente più famosa e decisiva la segnò proprio in quella Champions del 2003, quando segnò il gol che qualificò la Juve ai quarti di finale piazzandola al secondo posto della seconda fase a gironi della competizione. Molti lo ricorderanno: cross da destra del <em>Panterone</em> Zalayeta, Jorge Andrade (che poi vestirà la maglia Bianconera nel primo tentativo di ricostruzione post-Calciopoli) anticipa Trezeguet impennando la palla che ricade a campanile al limite dell&#8217;area, dove lo stesso Tudor la impatta al volo di sinistro, bucando Juanmi García e fissando il risultato sul 3 a 2 finale che permetterà alla Juventus di staccare il pass per la fase ad eliminazione diretta.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe title="GOL QUALIFICAZIONE DI IGOR TUDOR, AL 93&#039; DI JUVENTUS-DEPORTIVO LA CORUNA" width="620" height="465" src="https://www.youtube.com/embed/u1mVzTtIF80?feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Da ex difensore di buonissimo livello (personalmente ho apprezzato molto il Tudor calciatore, per non dire il suo <em>avatar</em> videoludico!) Igor Tudor è stato chiamato dalla Juventus per entrare nello staff di Andrea Pirlo con l&#8217;intento di aiutare il nuovo mister a curare proprio la fase difensiva, in particolar modo la tattica individuale e di reparto dei difensori.</p>



<p>Allenatore con una discreta esperienza alle spalle, in dieci anni di carriera ha vinto una Hrvatski nogometni kup (ovvero Coppa di Croazia), con l&#8217;Hajduk, il club nel quale militava da ragazzo prima di passare in Bianconero. In seguito ha centrato due salvezze con l&#8217;Udinese, venendo poi esonerato dal Galatasaray in un campionato che aveva condotto per 10 partite, scendendo al secondo posto nelle ultime 2 in cui aveva allenato (stando comunque ad un solo punto dalla capolista della Süper Lig).</p>



<p>In Italia non abbiamo potuto vederlo moltissimo, da mister, perché di fatto ha disputato meno di mezza stagione: le ultime 4 gare dell&#8217;annata 2017/2018, le ultime 10 di quella successiva e le prime 10 della stagione appena terminata per un totale di 24 sole gare (19 è il numero di partite che si disputano in un girone).</p>



<p>Viene difficile quindi, per il poco che lo si è visto, andare a tirare grandi somme della sua capacità da tecnico e soprattutto dei suoi principi di gioco, perché ha avuto relativamente poco tempo per lavorarci. Sicuramente più semplice è invece tirare la somme dal punto di vista dei risultati, che ci dicono come di quelle 24 gare ne abbia vinte 10 e pareggiate 5, per una media di 1,46 punti a gara (per intenderci l&#8217;ultima delle retrocesse di quest&#8217;anno, il Lecce, ha chiuso con gli stessi punti guadagnati da Tudor nei suoi tre scampoli di esperienza ad Udine, per una media di 0,92 punti a partita).</p>



<p>Per raccontare quali siano le sue idee di calcio, quindi, ci affidiamo alle sue stesse parole. Ad iniziare da quelle che espresse nel marzo 2019, all&#8217;inizio della sua seconda esperienza friulana, che spiegano molto del suo modo di intendere il lavoro che svolgerà con la difesa juventina</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;N<em>on sono uno di quelli che pensa che si debba costruire per forza, perché poi succede che ti rubano palla e ti fanno gol&#8230; però la palla bisogna anche giocarla! C&#8217;è il calcio con la palla e senza palla. In fase difensiva è importantissimo essere una squadra tosta, aggressiva e compatta. A me piacciono le squadre che non subiscono molti gol. Bisogna essere anche bravi a scegliere i giocatori, per cercare di mantenere un equilibrio”</em>.</p></blockquote>



<p>Insomma, i tanti anni passati in Italia sembrano aver lasciato il segno: giocarla dalla difesa sì, ma senza renderlo un dogma, lavorare tanto per tenere la difesa compatta ed aggressiva ed in generale costruire una squadra equilibrata sapendo scegliere i giocatori per ottenere questo risultato. Il che mi porta a pensare che, insomma, prima del talento singolo per Tudor venga l&#8217;equilibrio del collettivo, e che proprio il talento possa eventualmente anche essere sacrificato su questo altare.</p>



<p>Nel contempo, come dimostrato in una intervista al Gazzettino all&#8217;epoca del suo primo ed unico ritiro da mister dell&#8217;Udinese – l&#8217;estate scorsa – Igor non è un allenatore che, in quanto ex difensore, pensa solo a non prenderle: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;S<em>to provando a dare un po&#8217; di gioco in più, perché negli ultimi anni l&#8217;Udinese ha faticato sotto questo punto di vista, salvandosi difendendo sì bene e facendo buone ripartenze, ma proponendo poco nella costruzione del gioco. Ora sto quindi provando a ribaltare questo assioma, perché sento che è la cosa giusta da fare”</em>.</p></blockquote>



<p>Questa idea di “provare a giocare” non è qualcosa nata ultimamente, ma la espresse in maniera simile già nel 2018 quando, appena sbarcato ad Udine, raccontò alla Gazzetta dello Sport che </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;<em>Da ex difensore dico che cerco di attaccare, di essere propositivo. La differenza oggi la fa avere un’idea e cercare di trasmetterla a chi alleni. Sono contrario al lancio lungo del centrale, tendo a giocarla”</em>.</p></blockquote>



<p>Per quanto riguarda il suo ideale di calciatore, una idea la dà ciò che disse all&#8217;inizio della scorsa stagione in relazione al suo giovane connazionale Balic, centrocampista talentuoso ma un po&#8217; “inconsistente”: </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;<em>A me piacciono i giocatori di qualità e lui è uno di quelli. Mi piace chi sa giocare al calcio, non chi recupera palloni. Il bel gioco è determinato da giocatori che sanno giocare a calcio: Balic sa giocare a calcio. Io di questo ragazzo ho detto che se la squadra ha qualità, lui si può esprimere bene. Se si sta dietro a lottare invece non riesce ad esprimersi. Se in mediana metti gente che recupera palloni, non esprimi calcio”</em>.</p></blockquote>



<p>Insomma, idee abbastanza chiare rispetto al fatto che serva qualità per provare “a giocarla”. Parole che sicuramente faranno piacere al suo nuovo “responsabile”, dato che Pirlo è stato uno dei centrocampisti più qualitativi nella storia dell&#8217;intero calcio&#8230;</p>



<p>Per quanto riguarda i sistemi di gioco, in Italia Tudor ha utilizzato principalmente il 3-5-2 (in ben 19 occasioni su 24), utilizzando in maniera saltuaria ed estemporanea soluzioni relativamente simili (come il 3-4-3 o il 3-4-2-1) e la linea di difesa a quattro (4-4-1-1 e 4-3-3). Un dato questo molto interessante, perché si vocifera che la Juventus potrebbe tornare alla difesa a 3 (da cui i presunti interessamenti per Gosens ed Hateboer) e l&#8217;ingaggio di Tudor potrebbe rappresentare un ulteriore indizio.</p>



<p>Nelle prime 10 gare della stagione appena conclusa la sua Udinese seppe registrare 3 sole vittorie, 1 pareggio e ben 6 sconfitte, segnando la miseria di 5 sole reti (peggior attacco del campionato in quell&#8217;arco temporale) a fronte degli 8,57 xG&nbsp; prodotti (meglio solo della Spal) ed incassando ben 17 reti (quintultima difesa della Serie A), ovvero facendo leggermente peggio dei 16,84 xGA totalizzati. La sua Udinese si era inoltre distinta come una delle squadre contro cui era più semplice “giocarla”: i friulani concedevano infatti mediamente ben 12,63 passaggi per azione, quarto dato peggiore del campionato dopo le tre future retrocesse.</p>



<p>Un rendimento davvero molto negativo, che non andò a premiare quanto di buono fatto nelle ultime dieci gare della stagione precedente, quando l&#8217;Udinese raccolse 15 punti piazzandosi di fatto a metà classifica di questa sorta di “minicampionato”.</p>



<p>Dieci gare in cui i friulani segnarono e subirono lo stesso numero di reti, 13, marcando una differenza netta rispetto alla ripartenza di questa stagione, con 8 reti segnate in più e 4 subite in meno. Anche dal punto di vista degli xG la differenza è stata notevole, con ben 11,5 Expected Goals creati (sostanzialmente invariati invece gli xGA, 16,38 ed i PPDA, 11,97).</p>



<p>Nelle quattro gare della stagione 2017/2018, infine, l&#8217;Udinese aveva raccolto 7 punti segnando 5 reti ed incassandone 7, producendo ben 7,59 xG (ovvero solo 1 in meno rispetto alle prime dieci partite di quest&#8217;anno) e concedendo solo 4,59 xGA. Sostanzialmente simile il dato dei PPDA, ovvero i passaggi concessi per azione: 11,80.</p>



<p>Ufficializzato come viceallenatore, secondo quelli che sono i <em>rumors</em> che vengono riportati dai vari media Igor Tudor dovrebbe concentrare il proprio lavoro principalmente sulla preparazione della difesa/fase difensiva, coordinandosi con le idee di mister Pirlo.</p>



<p>In definitiva, il suo archetipo prevede di proporre calcio dal basso in fase di possesso, senza però forzare troppo questo principio, andando nel contempo a costruire un pacchetto arretrato compatto ed aggressivo. Da capire insomma verso che tipo di proposta lavorerà il nuovo corpo tecnico bianconero. Raccogliendo un po&#8217; di spifferi che girano nell&#8217;ambiente calcio mi verrebbe da ipotizzare una difesa a tre molto aggressiva&#8230; ma vedremo, può anche essere che nemmeno loro abbiano ancora preso una decisione definitiva (bisogna infatti anche sempre capire cosa porterà il mercato)!</p>
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		<title>Perché proprio Pirlo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Federico Pagani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2020 08:29:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
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					<description><![CDATA[Pirlo vs Sarri Solo pochi giorni fa ad un po&#8217; a tutti gli appassionati di calcio italiani balzò all&#8217;occhio la convinzione e la forza con cui Andrea Agnelli tracciò&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p><strong>Pirlo vs Sarri</strong></p>



<p>Solo pochi giorni fa ad un po&#8217; a tutti gli appassionati di calcio italiani balzò all&#8217;occhio la convinzione e la forza con cui Andrea Agnelli tracciò per Andrea Pirlo un possibile futuro da allenatore della Juventus. Il contesto era quello della presentazione dell&#8217;ex regista come nuovo mister dell&#8217;under 23, quando sebbene il Presidente volle sottolineare come avrebbe risposto esclusivamente domande relative a quel progetto fu proprio lui a tratteggiare i contorni di un proponimento che aveva il gusto del lungo o lunghissimo termine.</p>



<p>Rivista con gli occhi di oggi, e mediata con quanto accaduto un anno fa durante la presentazione di Sarri, quella conferenza assume toni marcatamente più “strani”: nel caso dell&#8217;ormai ex mister il Presidente era sì presente in sala, ma preferì accomodarsi in platea. Una cosa che rivisitata alla luce dell&#8217;<em>aristocratico disgusto</em> che è trasparito nei confronti del tecnico toscano nell&#8217;intervista post Lione non sembra essere solo un messaggio del tipo <em>“è una scelta della direzione tecnica, la quale se ne assume la responsabilità”</em>, quanto un <em>“è una scelta della direzione tecnica rispetto cui lui è piuttosto freddo”</em>. E, certo, alla luce di quanto successo probabilmente fu una scelta effettivamente sbagliata da parte della direzione sportiva, perché Sarri pare sia stato rigettato dall&#8217;ambiente juventino un po&#8217; come un organo trapiantato, incompatibile rispetto al nuovo organismo.</p>



<p>Nel caso di Pirlo, invece, tutto ciò non è accaduto. Presentato “solo” come allenatore dell&#8217;under 23 (che, pur con tutta la stima, non è la stessa cosa della prima squadra), aveva al proprio fianco un Presidente direi quasi raggiante, che con la sua stessa presenza, come con le parole e la stima espressa, andava a dare grande forza al “progetto di allenatore” che in quel momento sembrava rappresentare Andrea Pirlo.</p>



<p>Intendiamoci, quanto scritto sopra non è un processo a nessuno. Una dirigenza ha tutto il diritto di compiere delle scelte, anche dal punto di vista comunicativo. Nel caso della presentazione di Allegri, sei anni fa, ad affiancare l&#8217;allenatore c&#8217;era il rappresentante societario della proprietà, l&#8217;Amministratore Delegato Beppe Marotta; nel caso di Pirlo, come detto, il Presidentissimo in persona; nel caso di Sarri, invece, “solo” il Direttore Sportivo Paratici, con Agnelli che preferì seguire la conferenza stampa stando seduto in platea.</p>



<p>Ecco, posto che la comunicazione non è solo verbale, riguardando il tutto adesso possiamo notare particolari significativi che forse sul momento non avevamo colto.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe title="Perché Andrea Pirlo è il nuovo allenatore della Juventus?" width="620" height="349" src="https://www.youtube.com/embed/_1hM_dROkJ4?feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p><strong>Perché l&#8217;Under 23?</strong></p>



<p>In tutto questo c&#8217;è una cosa che non capisco: posto che sono abbastanza convinto, come disse Sarri, che la Juventus non sia gestita da dilettanti e che quindi lo stesso ex tecnico toscano aveva già di fatto perso il posto prima della gara col Lione&#8230; perché presentare Pirlo come nuovo allenatore dell&#8217;under 23 per poi, una settimana più tardi, “promuoverlo” a mister della prima squadra!?</p>



<p>Ci ho pensato a lungo, perché volente o nolente una società che vince nove scudetti di fila con tre mister diversi non può non essere presa ad esempio. Ed io, come aspirante dirigente, non posso che guardare a loro come modello.</p>



<p>Però in questo caso la cosa proprio non mi torna: se avevano già deciso di mettere Pirlo allenatore perché presentarlo come mister della <em>filiale</em>? E se l&#8217;idea di metterlo in prima squadra fosse arrivata solo dopo alla sua presentazione cosa vorrebbe dire? Che è stata una scelta, in questo caso, praticamente improvvisata!?</p>



<p><strong>Perché in prima squadra?</strong></p>



<p>Una squadra che dopo aver vinto nove scudetti di fila si affida ad un allenatore che non ha mai diretto una seduta di allenamento nemmeno a livello giovanile non può non far sorgere delle domande. Anzi, una domanda, ma fondamentale: perché Andrea Pirlo è stato nominato allenatore della prima squadra?</p>



<p>Anche rispetto a questa cosa mi sono interrogato parecchio in questi giorni, trovando però più possibili risposte rispetto al perché sia stato presentato come tecnico dell&#8217;u23 per poi essere promosso nel giro di una settimana.</p>



<p>Innanzitutto ha sicuramente una buona reputazione all&#8217;interno dello <strong>spogliatoio</strong>, in particolar modo rispetto ai senatori. In più probabilmente anche Ronaldo, che qualcosa peserà, potrebbe accogliere il suo arrivo di buon grado, se non altro perché sicuramente lo apprezzava come calciatore. Del resto proprio lo stesso Ronaldo ha vinto tre Champions League con un allenatore quasi esordiente come Zidane, quindi non penso si faccia nemmeno spaventare dal non-curriculum di Pirlo.</p>



<p>In secondo luogo, e come detto proprio la sua presentazione con la <em>filial</em> lo fece capire bene, ha sicuramente una grande <strong>fiducia da parte del Presidente</strong>. Un aspetto tutt&#8217;altro che secondario, soprattutto ripensando a quanto già detto in relazione a mister Sarri.</p>



<p>Altro aspetto che potrebbe aver inciso è il suo <strong>costo</strong>, inevitabilmente molto inferiore a quello di un mister con già parecchia esperienza di alto livello alle proprie spalle. Senza pensare ad un Guardiola o ad un Klopp, anche “solo” un Pochettino sarebbe costato almeno cinque volte di più.</p>



<p>Poi proprio la <strong>scarsità di alternative</strong> – perché Guardiola, Klopp e Zidane, che sarebbero più o meno le prime scelte di chiunque, dubito si muoveranno quest&#8217;anno – avrà sicuramente inciso. L&#8217;idea potrebbe essere stata: <em>“se non posso arrivare ad un top e mi devo accontentare, allora piuttosto faccio una scommessa”</em>. Un&#8217;idea sicuramente rischiosa, per carità, ma che ovviamente come tutte le scommesse ad alto rischio potrebbe anche pagare dividendi importanti.</p>



<p>Infine, un motivo è probabilmente “<strong>filosofico</strong>”: nel corso del lockdown Andrea Pirlo rilasciò <a href="https://youtu.be/cpugL00OqBg?" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un&#8217;intervista</a> sul profilo Instagram de <em>Il Nuovo Calcio</em> in cui <a href="/cosa-sappiamo-di-pirlo-allenatore-patentino-modulo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">citò alcuni modelli</a> che vuole prendere a riferimento per elaborare la propria proposta calcistica. La “scuola”, diciamo così, è quella del Calcio Totale di Cruyff (citato dallo stesso Pirlo in maniera esplicita in quell&#8217;intervista), ovviamente anche declinata nelle sue manifestazioni contemporanee: da Pep Guardiola sino all&#8217;AZ Alkmaar di Arne Slot passando per la costruzione bassa posizionale di Roberto De Zerbi. Un calcio propositivo e moderno che sembra essere in qualche modo la nuova cifra che la Juventus post Allegri pare abbia deciso di volersi dare. Insomma, proprio le idee di “calcio europeo” che sembrano permeare la filosofia calcistica di Andrea Pirlo pare siano state decisive nella scelta che lo ha visto venire promosso dall&#8217;u23 alla prima squadra Bianconera.</p>



<p><strong>Basta scelte imposte?</strong></p>



<p>Non sono un insider. Come a tutti (molti, almeno) mi arrivano delle voci, come tutti (credo) provo ad interpretare la realtà, come chiunque (di certo) mi faccio una mia idea su ciò che vedo ed elaboro. Ecco allora che la sensazione forte che ho – come molti altri – è che Maurizio Sarri sia stata una scelta – probabilmente di seconda o terza mano, causa indisponibilità dei top allenatori mondiali – presa dalla direzione sportiva, ma che non trovava il pieno supporto della proprietà.</p>



<p>Quello che sembra essere successo è che, come detto, l&#8217;ambiente Juve, spogliatoio in primis, abbia rigettato l&#8217;allenatore, costringendo di fatto la proprietà stessa a cambiare – probabilmente per propria somma gioia – la guida tecnica. Quello che mi immagino è che chi decise per Sarri, magari anche in aperta contraddizione con quanto espresso dal Presidente, deve essersi preso una bella lavata di capo. E che, dopo quell&#8217;errore, sia intervenuto direttamente Agnelli ad imporre la propria visione delle cose, onde evitare che si potesse ripetere un errore simile al primo (magari quello di provare a continuare con Sarri in panchina).</p>



<p>Questa non è una delegittimazione <em>tout court</em> della direzione sportiva, perché da che mondo è mondo è legittimo la proprietà intervenga direttamente, anche su questioni tecniche. Però, di certo, evidenzia il malcontento derivante da come la sostituzione di Allegri (che per me aveva comunque finito il proprio ciclo alla Juventus, lo dicevo da novembre 2018 o giù di lì) fu gestita.</p>



<p><strong>Che staff?</strong></p>



<p>Una analisi interessante andrà fatta a proposito dello staff che accompagnerà Pirlo in questa sua prima esperienza da allenatore. Perché è chiaro che iniziare da una Under 23 in Serie C o direttamente nella prima squadra del club per nove volte consecutive Campione d&#8217;Italia non è la stessa cosa.</p>



<p>Senza nulla togliere ad Andrea Pirlo, che è stato uno dei miei calciatori preferiti in assoluto, è chiaro che oggi si trova, pur senza esperienza, in una situazione in cui di fatto non può permettersi errori. Perché la Juventus è quella società che come motto ha <em>“vincere è l&#8217;unica cosa che conta”</em>, e perché il Presidente stesso ha detto che la Juventus giocherà per trionfare sin da subito, senza nessuno spazio ad eventuali stagioni di transizione.</p>



<p>Ecco quindi che in un contesto del genere decisivo può diventare lo staff. Che, secondo i rumors, dovrebbe essere di altissimo livello.</p>



<p>Se <strong>Roberto Baronio</strong>, amico di Pirlo sin dai tempi di Brescia e dell&#8217;under 21, sarà un secondo senza molta esperienza più dell&#8217;ex regista Azzurro, <strong>Claudio Filippi</strong> – presente nei ranghi tecnici Bianconeri fin dai tempi di Delneri – sarà confermato alla preparazione dei portieri. L&#8217;area fisica dovrebbe invece tornare ad essere guidata da <strong>Paolo Bertelli</strong> – alla Juve (e poi in Nazionale ed al Chelsea) già con Conte –, ovvero uno dei preparatori atletici più quotati d&#8217;Italia.</p>



<p>I pezzi forte, o comunque che catturano di più il mio interesse, sarebbero però <strong>Antonio Gagliardi </strong>ed Aurelio Andreazzoli. Il primo è l&#8217;ormai ex responsabile della match analisi della FIGC, nonché match analyst della Nazionale maggiore sin dai tempi di Prandelli. Un super professionista, un grande tattico, uno dei massimi teorici – italiani – del calcio moderno “all&#8217;europea” (quindi un ulteriore indizio della direzione che la Juventus vuole dare al proprio gioco) nonché uno dei formatori dello stuolo di match analyst che dopo essere transitati da Coverciano in questi anni si sono sparsi a svolgere il mestiere per tutto lo Stivale. Posto che il ruolo di responsabile della match analisi Bianconera dovrebbe rimanere in capo a Riccardo Scirea, Gagliardi dovrebbe essere assunto proprio come collaboratore di Andrea Pirlo. Allenatore UEFA B, l&#8217;ormai ex responsabile federale potrebbe quindi avere un ruolo centrale nello sviluppo delle alchimie tattiche della formazione Bianconera.</p>



<p><strong>Andreazzoli</strong> infine sarebbe una presa ancor più significativa. Per anni collaboratore sulla sponda Giallorossa del Tevere, grande maestro di tecnica calcistica e fine esperto tattico, Andreazzoli ha vinto – dominandolo o quasi – un campionato di Serie B da capo allenatore e, sempre nello stesso ruolo, ha allenato tre squadre in Serie A. Non so quanti allenatori ci siano in giro con un collaboratore, per altro nemmeno vice, con un curriculum così “ingombrante”.</p>



<p>Ma del resto, come già detto, la mancanza di esperienza di Andrea Pirlo nei panni di allenatore in qualche modo va colmata. E se lo stesso dimostrerà l&#8217;intelligenza di accettare un parco collaboratori di alto livello, anziché fare come tutti quei capi mediocri che si circondano di scartine per paura di sentirsi delegittimati, allora farà un ottimo primo passo in questo nuovo ruolo in cui ha deciso di calarsi&#8230;</p>



<p><strong>L&#8217;allenatore più protetto di sempre</strong></p>



<p>Se Sarri probabilmente non aveva il gradimento totale della proprietà e sembra non essersi preso nemmeno con lo spogliatoio (come capitato a moltissimi altri allenatori nella storia del calcio, intendiamoci!), Pirlo sembra vivere una situazione opposta.</p>



<p>La fiducia di <strong>Agnelli</strong> in lui pare incondizionata, tanto che, come detto, dopo avergli riservato una presentazione molto più che onorevole come allenatore dell&#8217;under 23 gli ha addirittura concesso una promozione prima ancora che svolgesse anche un solo allenamento.</p>



<p>Non solo: se del cordone di “protezione tecnica” costituito dallo staff abbiamo già parlato, i <strong>senatori</strong> saranno sicuramente dalla parte di Pirlo ed altrettanto certamente saranno le sue “guardie del corpo” all&#8217;interno dello spogliatoio. Chi conosce un po&#8217; certe dinamiche calcistiche sa quanto sia importante avere uno spogliatoio unito e, soprattutto, quanto sia importante per un allenatore che lo stesso remi tutto dalla stessa parte: la propria. Ecco, il fatto che nello spogliatoio ci siano compagni di vecchia data come i vari Buffon, Chiellini e Bonucci, unito all&#8217;idea che questi sembrano essere molto attaccati all&#8217;ex regista di centrocampo, sono un&#8217;assicurazione importante per il nuovo tecnico.</p>



<p>Non so poi quello che possa pensarne la <strong>direzione tecnica</strong> della società. Qualche rumors dice che Paratici non fosse molto d&#8217;accordo con la scelta di Pirlo, ed onestamente non stento a crederlo. Ma penso anche che dopo quanto successo con Sarri, e nel momento in cui è il Presidente in persona che si muove per scegliere un allenatore, un D.S. possa fare una cosa sola: difendere a spada tratta l&#8217;allenatore.</p>



<p>Infine c&#8217;è il <strong>pubblico</strong>. Che Pirlo lo ha amato nella sua seconda giovinezza vissuta in Bianconero. E proprio così in molti spiegano la decisione di Agnelli: la necessità di trovare un nome attorno cui il popolo juventino potesse coalizzarsi, dopo la scissione, che ha provocato due anni di <em>Guerra Santa</em>, tra <em>“allegristi”</em> ed <em>“antiallegristi”</em> prima e, di converso, <em>“sarristi”</em> ed <em>“antisarristi”</em> poi.</p>



<p>Insomma, Andrea Pirlo sarà su per giù l&#8217;allenatore più “protetto” di sempre.</p>



<p><strong>Precedenti</strong></p>



<p>Da che la Juventus ha ufficializzato la sua scelta per il post Sarri ho visto una corsa affannata a ricercare un precedente che potesse fare il paio con Andrea Pirlo nuovo mister della Juventus.</p>



<p>Ma credo semplicemente non ce ne siano.</p>



<p>Certo, nomi come Guardiola o Zidane hanno indubbiamente un loro perché, ma era tutta gente che aveva già avuto esperienza proprio nelle filial dei rispettivi club, con Zidane che aveva anche fatto da vice ad un “santone” della panchina come Carletto Ancelotti.</p>



<p>Seedorf fu catapultato su una panchina importante senza esperienza, ma era una nobile decaduta. Capello veniva da qualche anno passato, un po&#8217; come Pep e Zizou, nelle giovanili del Milan. Addirittura qualcuno ha citato Picchi, che aveva già comunque allenato Livorno e Varese.</p>



<p>Magari a furia di scavare un ex calciatore messo sulla panchina di una squadra che ha una striscia vincente aperta nonostante gli zero allenamenti diretti fino ad allora lo si potrebbe anche trovare.</p>



<p>Ma poi, in realtà, non farebbe alcuna differenza.</p>



<p>Perché ogni storia è a sé e la riuscita o meno dell&#8217;operazione Pirlo non dipenderà certo da un eventuale precedente, quanto dalla capacità dell&#8217;ex campione del mondo 2006 di calarsi prontamente in un ruolo completamente diverso da quello che ha ricoperto quando ancora calzava gli scarpini ed era protagonista in campo&#8230;</p>
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		<title>Jorginho o Locatelli?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Federico Pagani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2020 09:20:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi giorni le chiacchiere mercatare hanno visto emergere due nomi caldi che potrebbero venire buoni per il prossimo calciomercato della Juventus: Jorginho e Locatelli. E&#8217; infatti indubbio che&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Negli ultimi giorni le chiacchiere <em>mercatare</em> hanno visto emergere due nomi caldi che potrebbero venire buoni per il prossimo calciomercato della Juventus: Jorginho e Locatelli.</p>



<p>E&#8217; infatti indubbio che in questo momento, per una lunga serie di motivazioni che non staremo qui ad eviscerare, il centrocampo sia il reparto bianconero che ha più bisogno di interventi di ristrutturazione (senza comunque dimenticare il &#8220;sotto-reparto&#8221; relativo ai terzini).</p>



<p>Il regista italo-brasiliano, si sa, è un fedelissimo di Sarri ed è un po&#8217; il &#8220;cervello&#8221; della sua squadra-tipo. Lo fu tanto a Napoli quanto al Chelsea, così che con l&#8217;arrivo del tecnico toscano a Torino in molti specularono sull&#8217;idea che si sarebbe fatto seguire dal suo fedelissimo, cosa che almeno per questa prima stagione non è avvenuta.</p>



<p>Manuel Locatelli è invece, come dico da tempo, uno degli italiani più talentuosi di questa nuova generazione di calciatori, un centrocampista moderno e dotato sia a livello tattico, che cognitivo, che tecnico, con limiti relativi più che altro a ritmizzazione motoria, forza massimale ed esplosiva e passo che non a livello di “gioco”. Un giocatore che a Sassuolo è cresciuto moltissimo e che grazie alla sapiente guida di un maestro del gioco di posizione come De Zerbi ha finalmente potuto sublimare le sue grandi qualità.</p>



<p>Da un punto di vista puramente teorico, quindi, se la Juve ha davvero l&#8217;intenzione di andare a puntare su di un giocatore da piazzare centralmente nel proprio centrocampo e cui affidare un po&#8217; le chiavi del ritmo della squadra potrebbero essere entrambi due buoni acquisti.</p>



<p>Ovviamente con delle differenze marcate: da una parte Jorge conosce già bene Sarri e si inserirebbe in maniera praticamente automatica nel suo contesto tattico. E&#8217; inoltre un giocatore di 28 anni con una carriera piuttosto solida alle spalle, un giocatore da cui ci si aspetterebbe che possa reggere senza problemi un contesto competitivo e pretenzioso come quello Bianconero.</p>



<p>Dall&#8217;altra, Locatelli avrebbe secondo me bisogno di passare un altro anno agli ordini di De Zerbi in un contesto tranquillo come quello di Sassuolo per poi ri-provare un approccio con una big storica del calcio europeo. Ha qualità importanti e qualche limite, come detto, ma penso che debba stare in Emilia soprattutto per una questione &#8220;mentale&#8221;: sta compiendo un processo di crescita – soprattutto prestazionale – importante e deve continuare su quella strada, per aumentare la propria fiducia in sé stesso ed arrivare quindi sul grande palcoscenico saldamente convinto dei mezzi che ha.</p>



<p>Insomma, da una parte un giocatore di quasi 30 anni (e quindi poca prospettiva sul medio-lungo termine) che sarebbe pronto all&#8217;uso, dall&#8217;altra un 22enne con ancora margini inesplorati che andrebbe però calato nel contesto Bianconero. In entrambi i casi, su presupposti diversi, indubbiamente due buoni acquisti se presi in quanto tali, avulsi da ogni considerazione contestuale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="960" height="531" src="/wp-content/uploads/2020/07/image-2-960x531.png" alt="" class="wp-image-15328" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/07/image-2-960x531.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/07/image-2-595x329.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/07/image-2-768x425.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/07/image-2.png 1005w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></div>



<p>Come possibile notare dal raffronto statistico riassunto dalla grafica di Soccerment le prestazioni dei due giocatori sostanzialmente si equivalgono. Se per gioco aereo ed attacco il pareggio è sostanziale, Jorginho si fa preferire per difesa e passaggi, mentre Locatelli per dribbling e visione di gioco. Del resto va anche detto che le squadre in cui i due giocano sono molto diverse (per il livello, per i compagni con cui si trovano a giocare, per il campionato in cui militano, per sistemi tattici differenti, ecc.) e di conseguenza anche le richieste che influenzano poi le prestazioni e lo sbilanciamento statistico non potranno che essere differenti.</p>



<p>Le traiettorie dei due, da un punto di vista tattico, sono in qualche modo antitetiche. Jorginho lo ricordo ai tempi in cui giocava in Serie B a Verona, quando lo vidi anche dal vivo al Franco Ossola di Varese. Era giovane (stagione 2011/12, quindi il ragazzo stava compiendo vent&#8217;anni proprio in quei giorni in cui l&#8217;Hellas venne in visita nella <em>Città Giardino</em>), giocò trequartista in quella partita ed in generale faceva anche la mezz&#8217;ala destra, era un ragazzino calcisticamente forse un po&#8217; timido che mise però in mostra buonissime capacità soprattutto tecniche ed interessanti prospettive.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe title="Varese-Hellas Verona 0-0 Serie Bwin 2011-2012 (20a giornata)" width="620" height="349" src="https://www.youtube.com/embed/pK4k-rjSjJc?feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p>Poi però, lo sappiamo, la sua evoluzione lo ha portato ad affermarsi in ben altro ruolo: non da centrocampista spiccatamente offensivo, quanto da regista davanti alla difesa. Non tanto da rifinitore (tra Napoli e Verona ha fatto 1 assist ogni 1240 minuti di gioco, quando a Verona nonostante fosse giovanissimo viaggiava alla media di 1 ogni 1019) quanto da puro <em>meneur de jeu</em>, capace di toccare un numero infinito di palloni (<a href="https://www.theguardian.com/football/2019/sep/04/which-football-team-have-completed-the-most-passes-in-a-match" target="_blank" aria-label="undefined (apri in una nuova scheda)" rel="noreferrer noopener">un articolo pubblicato dal Guardian</a> lo scorso settembre dice che dal 2006 al 2019 solo Julian Weigl chiuse una gara con più passaggi effettuati di Jorginho in un Napoli-Crotone del 2015) e dettare il ritmo alla squadra.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="631" height="355" src="/wp-content/uploads/2020/07/image-4.png" alt="" class="wp-image-15330" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/07/image-4.png 631w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/07/image-4-595x335.png 595w" sizes="(max-width: 631px) 100vw, 631px" /></figure></div>



<p>Un po&#8217; al suo contrario, Locatelli ha compiuto invece il percorso quasi opposto. La prima volta che lo vidi se non erro aveva 14 anni, era una partita della Nazionale under 15 di cui era capitano, aveva una folta chioma riccia e correva ovunque, pressava chiunque, giocava la palla con personalità. Era difficile non notare un giocatore di quel tipo, anche se poi a 14 anni è sempre ostico dire dove un ragazzo possa arrivare (di certo lui era uno di quelli su cui un euro per un suo approdo in Serie A chiunque l&#8217;avrebbe giocato, all&#8217;epoca). Locatelli era anche il faro di una squadra giovanile quella dei 1998 del Milan, carichissima di talento, una delle &#8220;selezioni&#8221; più interessanti passate negli ultimi anni per i nostri settori giovanili: Donnarumma (sottoetà), Zanellato, Mastour e Cutrone facevano parte con lui di quella squadra, assieme ad altri giovani all&#8217;epoca quotatissimi come Llamas, El Hilali e Crosta.</p>



<p>Il ragazzo giocava prevalentemente da centrale di un centrocampo a tre, era un giocatore di lotta e di governo, sicuramente completo rispetto ai propri pari età, un ragazzino cui piaceva tenere in mano il pallino del gioco e dettare i tempi alla sua squadra. Poi l&#8217;evoluzione che ha avuto lo ha portato a disimpegnarsi anche diversamente. Tra under 19 e 20 ad esempio si trovò a fare l&#8217;interno di un centrocampo a quattro, dividendo la zona centrale con un certo Barella. In prima squadra al Milan giocò invece spesso da mezz&#8217;ala, per altro limitando di molto il proprio apporto in fase di costruzione, la sua visione di gioco, la creatività innata di cui è dotato e diventando quasi un giocatore più dedito al recupero palla che non allo sviluppo delle azioni.</p>



<p>A Sassuolo, quindi, il ritorno in un centrocampo a due, con una applicazione però che è appunto principalmente “registica” ed offensiva: Locatelli sale e scende senza problemi, gioca a uno o due tocchi con grande facilità, aiuta la fase di costruzione bassa facendo da “sponda” alla circolazione palla dei propri difensori, si propone in cabina di regia, si porta anche nella metà campo avversaria e non disdegna la rifinitura, anche se magari lo fa più attraverso i <em>third pass</em> che non i veri e propri assist (4 in campionato, ovvero 1 ogni 593 minuti, una media comunque molto migliore rispetto a quella di Jorginho), vista anche la pattuglia nutrita di trequartisti che è solito schierare il suo mentore De Zerbi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="562" height="562" src="/wp-content/uploads/2020/07/image-6.png" alt="" class="wp-image-15332"/></figure></div>



<p>E&#8217; facile immaginare che se potesse scegliere uno dei due senza altre considerazioni di sorta (prezzo, stipendio, età, ecc.) Maurizio Sarri si rivolgerebbe al proprio fedelissimo; è altresì però inevitabile che la Juventus in quanto società non possa pensare di acquistare un giocatore solo perché, appunto, nelle grazie del proprio allenatore, ma debba lavorare più sul profilo necessario per andare poi ad individuare il nome migliore, proprio anche sulla base di una serie di questioni che vanno al di là dei rapporti interpersonali del proprio allenatore (che un domani potrebbe cambiare).</p>



<p>In questo senso quindi se davvero i bianconeri stanno lavorando su di un mediano da inserire in cabina di regia bisogna innanzitutto capire verso quale sfumatura di giocatore vogliano andare. Da un punto di vista della mole di gioco che i due sono abituati a trattare, ad esempio, resta chiaro che oggi ci sono pochi eguali al mondo rispetto a Jorginho. Tornando ai dati pubblicati da Soccerment, Jorge fa 38,1 passaggi nella propria metà campo ogni 90 minuti, contro i 29,5 di Locatelli, lasciandosi preferire anche per percentuale di riuscita: 93,7% vs. 92,2%. Il discorso non cambia molto nemmeno nei passaggi nella metà campo opposta, dove pure il gap si riduce proprio a dimostrazione del fatto che Manuel col tempo sia diventato un giocatore capace di alzare il baricentro del proprio gioco: 48 vs. 46,1 passaggi nella metà avversaria, 82,9% vs. 81,5% la rispettiva accuratezza. Jorginho che ad oggi si fa preferire anche al lancio: 7,22 contro 6,07, 67,8% contro 63,1%.</p>



<p>D&#8217;altro canto ciò che c&#8217;era del trequartista che fu sembra ormai essere scomparso, in Jorginho. Fa infatti abbastanza impressione notare come un giocatore cresciuto giocando tra le linee oggi crei “solo” 0,9 chance ogni 90&#8242;. Soprattutto perché il confronto con Locatelli è assolutamente impari, dato che il centrocampista Azzurro lo doppia, col suo 1,82 (terzo dato nei Neroverdi dietro a Djuricic e Berardi). A dimostrazione di quanto poi oggi Locatelli sia centrale nello sviluppo del gioco del suo Sassuolo c&#8217;è anche la percentuale di contribuzione alla creazione delle chance di squadra, con Locatelli che pesa ben il 12,3% sul totale.</p>



<p>Molto diversa anche la facilità di dribbling dimostrata dai due, cosa però che è sicuramente influenzata anche dalla posizione occupata in campo, dato che solitamente i centrali tendono a giocare palla più che cercare gli uno contro uno, rifugiandosi nel dribbling giusto quando, braccati, si liberano degli avversari rompendo una linea di pressing e aprendosi davanti a sé soluzioni interessanti. In questo senso, infatti, il dato sui novanti minuti recita 2,35 a 0,86 in favore dell&#8217;ex Milan, con un rateo di successo del 79,3% contro il 61,9% dell&#8217;italobrasiliano che comunque marca una differenza netta nella qualità d&#8217;esecuzione di questo gesto.</p>



<p>Tutti questi dati, più tutti gli altri che potremmo snocciolare in questo confronto anche statistico tra i due, vanno tenuti presente nel momento in cui si vuole fare un raffronto tra i giocatori. Perché se davvero la Juventus oggi stesse decidendo chi scegliere tra Jorginho e Locatelli dovrebbe inevitabilmente fare delle considerazioni prettamente di campo e di gioco che non potrebbero non partire da qui, ovvero da quali sono i rispettivi punti di forza dei due giocatori.</p>



<p>Poi, ovviamente, subentrerebbero tutte le questioni collaterali ed ecco che allora tra costo del cartellino (quello di Jorginho potrebbe essere dilazionato <em>à la</em> Cuadrado, mentre col Sassuolo si potrebbero probabilmente mettere in campo degli scambi), stipendio (inevitabilmente credo che Jorginho prenderebbe da “di più” a “molto di più”) ed età (qui non c&#8217;è molto da dire) Locatelli qualche motivo di interesse in più potrebbe forse mostrarlo.</p>



<p>Però a margine del confronto tra Jorginho e Locatelli c&#8217;è un&#8217;altra domanda che ci si deve inevitabilmente porre: ma sono davvero loro due, a prescindere da chi potrebbe eventualmente spuntarla, i profili giusti per completare il reparto juventino?</p>



<p>Dando per quasi scontato che due titolari su tre dovrebbero essere Bentancur ed Arthur, potrebbero essere Jorginho e Locatelli il completamento ideale del centrocampo?</p>



<p>Secondo il mio parere si correrebbe il rischio di costruire un reparto un po&#8217; ridondante, soprattutto senza nessun giocatore dalle doti offensive e &#8211; ancor di più &#8211; con un buon numero di gol nei piedi. Nell&#8217;<a href="https://www.spreaker.com/user/ateralbus/taalk-show-22-viva-la-fuga-ft-rovati" target="_blank" aria-label="undefined (apri in una nuova scheda)" rel="noreferrer noopener">ultimo podcast</a> Davide Rovati ha giustamente sollevato la questione riguardante lo scarso numero dei gol segnati dai centrocampisti juventini, ponendo il dubbio se questo non fosse anche dovuto al gioco dell&#8217;allentore, più bravo a valorizzare i propri attaccanti che non la propria mediana (sempre parlando di zona gol). In questo senso è chiaro però che se vuoi avere un contributo di marcature dai tuoi centrocampisti devi anche mettere in condizioni il tuo mister di poterlo sviluppare; e per farlo hai necessariamente bisogno, per l&#8217;appunto, di investire su interpreti che il vizietto del gol ce l&#8217;abbiano già di loro, un po&#8217; a prescindere dal contesto in cui vengono calati.</p>



<p>In questo senso sono quindi curioso di capire se Kulusevski potrebbe essere utilizzato in <a href="/che-ruolo-per-kulusevski/" target="_blank" aria-label="undefined (apri in una nuova scheda)" rel="noreferrer noopener">versione mezz&#8217;ala che va ad ibridarsi a trequartista</a>, perché chissà che non possa essere lui l&#8217;uomo giusto che andando ad agire tra le linee non porti quel plus di gol ed assist che ad oggi la mediana Bianconera ha fatto mancare.</p>



<p>In un caso simile sorgerebbero comunque altri dubbi. Ad esempio l&#8217;utilità di uno tra Jorginho e Locatelli, perché se ad oggi la Juventus si immagina un centrocampo titolare con Arthur, Bentancur e Kulusevski è evidente che l&#8217;arrivo di uno dei due registi costringerebbe o a spingere in panca Bentancur (sempre nell&#8217;ipotesi che Kulusevski faccia la mezz&#8217;ala offensiva capace di portare in dote qualche gol), o a lasciare in panca lo stesso Locatelli (perché Jorginho in panca è impensabile, ed a quel punto comunque Locatelli avrebbe un motivo in più per non spostarsi da Sassuolo).</p>



<p>E qui sorgerebbe un dubbio ulteriore, anche in relazione all&#8217;impalcatura generale della squadra, soprattutto qualora la scelta dovesse ricadere appunto su di un centrocampo composto dall&#8217;ex Barcellona, uno dei due registi protagonisti di questo articolo e lo svedese di origine macedone, con l&#8217;uruguagio primo backup. Perché partendo dal presupposto che verosimilmente due titolari su tre del futuro attacco juventino dovrebbero essere Ronaldo e Dybala (e magari il terzo potrebbe essere Douglas Costa) ecco che la squadra potrebbe perdere ulteriormente equilibrio.</p>



<p>Poi, per carità, è sempre il lavoro di campo che definisce le gerarchie e gli equilibrismi, ma sulla carta pensando solo a quello che verrebbe schierato dalla cintola in su una squadra con Arthur, Jorginho/Locatelli, Kulusevski, Costa, Dybala e Ronaldo qualche problema in questo senso è probabilissimo che lo manifesterebbe&#8230;!</p>



<p>Sono quindi molto curioso di capire come la Juventus gestirà la questione riguardante il proprio centrocampo, perché secondo me è un problema aperto da ormai molti anni. Sono infatti lontanucci i tempi in cui in rosa c&#8217;era un poker d&#8217;assi come Pirlo, Pogba, Vidal e Marchisio, ed è forse tornato il momento di dare una conformazione coerente e soprattutto un livello importante al reparto nevralgico della squadra.</p>
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