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L’esordio di Nicolò Fagioli

L’esordio di Nicolò Fagioli con “i grandi” contro la SPAL è stato positivo. Si è disimpegnato bene in un ruolo delicato e con compagni nuovi.


Buona la prima.

L’avversario non era certo dei più complicati – anche se per un giocatore che sin qui aveva disputato solo 1.143 minuti da professionista già una Spal rappresenta uno scoglio mai incontrato prima – ma possiamo dire che Nicolò Fagioli lo ha affrontato e superato con nonchalance.

La partita dell’ormai ex trequartista piacentino ha soddisfatto le aspettative che avevamo su di lui.
A spiccare è stata innanzitutto la personalità con cui si è destreggiato in campo: nonostante la giovane età e soprattutto la condizione di esordiente assoluto in prima squadra (Allegri, che ne parlò diverse volte molto bene, l’aveva già fatto giocare, ma solo in una tournée amichevole negli States) Fagioli non ha avuto alcun tipo di remore a cercare e poi giocare – quando servito – il pallone.

Ad esempio Dragusin, alla terza presenza, è parso molto più intimidito dalla condizione di giovane che si trovava a giocare in prima squadra e non voleva sbagliare. Certo, sicuramente il difensore rumeno si sentirà meno dotato tecnicamente e questo potrebbe influenzare la sua stessa tranquillità in campo, ma comunque ieri è risaltata un po’ questa differenza.

E la personalità, signori miei, è come il pepe che trasforma una banale carbonara sciapa in un piatto il cui gusto ti esplode in bocca.

Altro aspetto positivo della sua partita è stato sicuramente quello relativo agli smarcamenti. Perché se hai la personalità per cercare la palla ma non trovi mai posizioni utili in cui fartela servire ovviamente dilapidi quello che la volontà che dimostri potrebbe portare in dote alla tua squadra.
Ecco quindi che a sostegno come in appoggio Nicolò Fagioli si è spesso mosso in maniera intelligente con tempi e movimenti giusti, per farsi servire e provare a tenere le redini del gioco della sua squadra. Certo, in questo sicuramente una Spal non particolarmente arrembante nel trovare pressione efficacemente può averlo aiutato. Un aspetto questo che va considerato, ma che non deve comunque sminuire le buone cose mostrate da Fagioli in tal senso.

Fonte: Sofascore

A fine gara – il ragazzo è uscito all’ottantasettesimo di gioco, probabilmente per un problema muscolare – i suoi tocchi di palla sono stati 61, per lo più ben amministrati. Dei 49 passaggi effettuati ne ha sbagliati 10. Certo, qualcuno di questi poteva forse gestirlo meglio, ma sono peccati abbastanza venali per un ragazzo che ha dimostrato conoscenza del gioco e personalità, oltre ad una buona tecnica (che non scopriamo certo oggi). 2 di questi 49 passaggi sono stati dei key pass, come la scucchiaiata con cui dal limite dell’area ha beffato tutta la difesa spallina, mettendo in posizione favorevole Ramsey. Il tutto dopo una bella giocata fatta appena prima della trequarti, chiudendo così una azione in cui ha messo in mostra un pezzo della sua bravura.

Questa azione mi ha per altro ricordato la prima volta che lo vidi giocare: se non ricordo male era il suo esordio nel Campionato Primavera, con la Juventus che giocò contro il Bologna. Ad un certo punto spiove una palla dal limite, lui ne entra in possesso ed in un fazzoletto di terra mette in campo un gioco di gambe velocissimo: un tocco di destro ed uno di sinistro e via in slalom in mezzo a due avversari, per calciare poi di poco a lato col piede debole.

Sono flash, giocate estemporanee se vogliamo, ma non flash qualunque.

Ecco, se avete sentito il pezzo di conferenza sopra linkato in cui Allegri parlava di lui già anni fa non si può che dire di come il tecnico toscano l’avesse inquadrato perfettamente: Fagioli è un talento vero, puro. Ha il calcio che scorre dentro di sé, conosce e capisce il gioco e tecnicamente è dotato. Ha insomma un’ottima base su cui provare a costruirsi una carriera di – perlomeno – buon livello.

In tutto Fagioli ha perso 15 possessi, un dato su cui dovrà sicuramente riflettere e lavorare. Ad esempio su situazioni come quando a centrocampo ha dapprima gestito bene un pallone per poi consegnarlo agli avversari, con un passaggio diagonale d’esterno troppo lento e molle e quindi facile preda dell’intercettamento di Sernicola. Possessi di quel genere, con il compagno in attacco che esegue bene un fuorilinea ed attacca la profondità in maniera potenzialmente iperefficace (mancava il fluidificante sinistro in quel momento e quindi con un killer pass la Juventus sarebbe andata facilmente in porta) vanno assolutamente gestiti meglio, se si vuole giocare ad un certo livello.

A piacermi della sua prova è stata poi senz’altro anche la fase difensiva. Come già successo quando gli vidi giocare la prima da titolare in Serie C con l’under 23, infatti, mostra l’atteggiamento giusto, tanto più per un ex trequartista che non arriva al metro e ottanta e che nell’arco di pochi mesi è passato dal rifinire gioco tra le linee a cantare e portare la croce in mezzo al campo.

Chiaramente in questo senso, ancor più che per quanto concerne personalità e fase di possesso, l’avversario non rappresentava il più temibile dei banchi di prova. Per questo motivo più che ad una sua eventuale efficacia guarderei con favore, come detto, alla sua condotta di gioco.
Anche perché, parliamoci chiaro, tutte le volte che mi sono trovato a scrivere bene di lui è SEMPRE spuntato fuori qualcuno, dai meandri della rete, a ribadire quello che per altro ormai è un refrain che si sente dire in continuazione nei riguardi di ogni giovane talento italiano: “non ha la testa”. Ora, io non so cosa si intenda con una frase simile, ma come detto perlomeno da un punto di vista dell’atteggiamento non ho mai visto un ragazzo svogliato o svagato. Certo, come tanti altri giovani può capitargli di “staccarsi” dalla partita mentalmente, ma questa è appunto una cosa piuttosto normale ad una certa età.

Voti numerici mi sembra inutile darne e se dovessi assegnare io la palma di MVP dell’incontro la stessa finirebbe al suo compagno di reparto, Adrien Rabiot. Devo comunque dire che nella serata dell’Allianz Stadium il buon Nicolò Fagioli è stato indubbiamente tra i calciatori più positivi in campo, meritandosi indubbiamente i miei complimenti.

Come dicevo dopo Siena, Fagioli non è certo il primo trequartista che viene arretrato a giocare da play. La sua storia ricorda infatti molto da vicino quella di un altro giovane cresciuto in Bianconero, quel Luca Clemenza che prometteva bene – anche se non tanto quanto lui – ma che tra infortuni ed un po’ di incostanza mista ad un pizzico di inconsistenza ha finito col non riuscire – ancora, perlomeno – ad imporsi come avrebbe potuto. Chissà se la sua nuova esperienza a Sion, ad oggi condita da 2 assist in poco più di 200 minuti di gioco, riuscirà a rilanciarlo.

Poi certo, di contro anche l’allenatore stesso della Juventus ha subito questa mutazione. Lui, però, elevando il suo gioco ad un livello tale da vivere oggi nell’Olimpo dei giocatori più forti che il sottoscritto ha avuto modo di vedere nei suoi quasi 36 anni di vita…
Ovvio, verrebbe da dire che un maestro migliore, per completare questa transizione, Fagioli non avrebbe potuto trovarlo. Ma in realtà credo sarebbe retorica.
La verità è che Pirlo ha sicuramente tanto da trasmettergli, ma questo a prescindere dal fatto che, come lui, nacque trequartista per poi evolvere in playmaker.

Chiudo rispondendo ad una domanda posta su Twitter dall’amico Andrea:

Ecco, io ci andrei un po’ coi piedi di piombo. Però è anche vero che visto il centrocampo della prima squadra, una promozione più o meno stabile del ragazzo la si potrebbe anche pensare. Qualche tempo di gioco, in Serie A, si potrebbe anche pensare di farglielo giocare.

Ecco, diciamo così: la sensazione che ebbi quando li vidi partecipare assieme all’Europeo under 17 del 2018 resta immutata. Nicolò Fagioli è più talentuoso dell’omonimo Rovella, di recente acquistato dal club Bianconero per essere poi lasciato a Genova. Però a differenza del suo coetaneo di Segrate non si è ancora mai confrontato con la Serie A e quindi in questo momento viene difficile dire se possa essere anche più pronto. Di certo se mettesse in campo ogni volta tutto il suo talento sì, potrebbe assolutamente già rendersi utile nella mediana Bianconera.

E quindi niente, speriamo per il calcio italiano che questo ragazzo non resti un incompiuto, perché è un giocatore che una Serie A, anche solo in prospettiva, la può tranquillamente giocare per anni.

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Osservatore diplomato in FIGC e Football Data Analyst diplomato WyLab, attualmente ricopre il ruolo di capo scout in una società dilettantistica. Da anni gestisce un blog, Sciabolata Morbida, in cui scrive di calcio in generale e di giovani in particolare.