28a giornata Serie A: Juventus-Milan 2-1

di Davide Terruzzi


La Juventus vince all’ultimo contro il Milan. Una partita dominata dai bianconeri, una prestazione in cui la superiorità tecnica e d’intensità degli uomini d’Allegri si è manifestata e imposta.


Di questa partita si è detto di tutto in questi giorni, ma si è parlato assai poco del rendimento delle due formazioni sul campo. Le attenzioni di tutti si sono soffermate sull’episodio decisivo, il rigore assegnato all’ultimo alla Juventus, sintetizzando la gara in una sola decisione. Basterebbe dare una banale occhiata alle statistiche per rendersi conto che la formazione d’Allegri ha prodotto una imponente mole di occasioni da rete ed è andata a sbattere più volte contro un autentico muro di gomma che ha le sembianze di un neo maggiorenne, quel Donnarumma che è stato un autentico fenomeno.

Entrambi gli allenatori hanno dovuto effettuare dei cambi rispetto le consuete formazioni titolari, ma nessuno dei due ha voluto cambiare sistema di gioco. La Juventus, priva di Cuadrado, Chiellini e all’ultimo di Mandžukić, si sistema col consueto 4-2-3-1 con Barzagli terzino destro, Pjaca esterno alto a sinistra, Dani Alves sul lato opposto, mentre Asamoah viene preferito ad Alex Sandro, scelta dovuta al prossimo impegno di Champions col Porto. Anche Montella si è trovato di fronte al dubbio che qualsiasi allenatore si trova di fronte da quando i bianconeri hanno cambiato modulo: chi mettere su Mandžukić? La scelta, come già fatto da diversi allenatori, è quella di mettere un difensore centrale adattandolo al ruolo di terzino destro: la scelta ricade su Zapata e non viene modificata quando si viene a sapere che l’ariete croato non sarà della partita. Davanti, al posto di Suso, Ocampos.

Le intenzioni della Juventus sono chiare da subito. Fare la partita, controllarla e dominarla. Come se il pari con l’Udinese rappresentasse un ricordo da superare immediatamente, dimostrando nuovamente la propria superiorità. Il pressing è quindi alto per impedire al Milan di ragionare agevolmente col pallone e quindi di poter abbassare il ritmo, che invece deve essere mantenuto veloce; così la palla viene mossa rapidamente, con buona precisione sul corto, con movimenti per smarcarsi. La formazione di Allegri resta anti-schematica, ma i principi di gioco sono chiari e netti: fondamentale resta la capacità dei giocatori di trovare la giusta posizione ai fianchi o alle spalle della linea dei centrocampisti avversari. La presenza di Barzagli non consente ai bianconeri di spingere sulla destra, dove Dani Alves taglia molto verso il centro del campo: quando il brasiliano riceve largo, è Dybala che è pronto a dialogare con l’ex Barça partendo dallo spazio di mezzo. Anche Higuaín si stacca dalla linea difensiva, talvolta scambiando la posizione con il proprio connazionale, mentre sulla sinistra è Asamoah che garantisce l’ampiezza con Pjaca invece che effettua movimenti dentro il campo. In più ci sono gli inserimenti di Khedira ad attaccare la profondità. I continui smarcante permettono a Pjanić di far girare bene la propria squadra. Quando senza palla i bianconeri si muovono più lentamente, ci sono maggiori difficoltà nel trovare il gioco tra le linee.

L’intensità maggiore della Juventus si coniuga a una evidente superiorità tecnica: il Milan così ha enormi difficoltà a risalire il campo o effettuare azioni manovrate. Montella presenta una formazione che tende a rinunciare alla pressione alta; il piano-partita del tecnico rossonero consiste nel bloccare il centro schermando le linee di passaggio in verticale convogliando la manovra bianconera sugli esterni dove avrebbe dovuto scattare il pressing. Così come quello della Juve, sebbene quello bianconero sia decisamente più alto, il pressing del Milan è fortemente orientato sull’uomo. Montella schiera la sua formazione con un 4-3-3 mascherato che diventa un 4-2-3-1: Bertolacci-Sosa sono i due mediani, Pasalić si muove sul centro-destra dove si trova a dialogare con Deulofeu. Con Zapata che resta più bloccato (quasi a formare una difesa a 3 nel giro palla), l’ampiezza viene garantita dal giovane catalano con il compagno che parte nel corridoio per attaccare lo spazio; spesso i due si scambiano la posizione con l’intenzione di dare campo davanti a sé da attaccare all’ex Barça.

Funziona bene il pressing della Juventus. Alto. Con i difensori che cercano molto l’anticipo sugli attaccanti non consentendo al Milan di ripartire in contropiede. Anche la formazione di Allegri dirotta il gioco sulle corsie laterali ed effettua un pressing orientato sull’uomo con la coppia di centrocampisti che risale il campo per prendere i due centrali. Nasce così l’azione che porta al gol di Benatia.

Passata in vantaggio, la Juventus vive un passaggio in cui cala l’intensità e la precisione nel palleggio. Gli errori in trasmissione consentono al Milan di prendere un po’ di coraggio. Il gol del pari arriva al termine di una buona azione di pressing della Juventus in cui l’errore concettuale di un singolo determina una situazione favorevole per i rossoneri. Determinante anche lo spostamento sulla sinistra di Deulofeu, troppo veloce e rapido per Barzagli.

Non ci sono cambi tattici nel secondo tempo, ma una sostituzione da parte d’Allegri: esce il difensore toscano, entra Lichtsteiner. Una mossa per spingere maggiormente sulla corsia di destra, ma che deve essere letta anche in funzione di schierare un giocatore più adatto nel contrastare Deulofeu. La partita continua sullo stesso piano della prima frazione, sebbene i bianconeri tendono a concedere qualche occasione in più. La Juventus però gioca a un’intensità superiore, creando numerose palle gol non riuscendo ad andare in vantaggio per un po’ d’imprecisione e per gli interventi fenomenali di Donnarumma.

Mentre Montella deve rinunciare a Bacca il cui posto viene preso da Ocampos con il neo entrato Kucka che agisce come ala destra, Allegri non interviene: il forcing bianconero è notevole, quasi rabbioso, con una buona fluidità e combinazioni nello stretto che dimostrano la qualità tecnica dei giocatori juventini.

Una Juve quasi incredula di essere ancora sul pari però perde in lucidità ed effettua alcuni errori banali in trasmissione permettendo al Milan di rifarsi vivo pericolosamente dalle parti di Buffon; gli uomini d’Allegri tentano di forzare ulteriormente i ritmi, aprendo però ai rossoneri la possibilità di partire in contropiede, situazioni nelle quali i rossoneri non sono stati lucidi nell’ultimo passaggio. La Juventus negli ultimi minuti costringe Donnarumma a superarsi in più occasioni; il portiere, solo alla fine, capitola di fronte a un replay di quanto visto a Doha. Questa volta è Dybala ad avere la meglio e la Juventus vince la partita.

Il calcio è episodico. Se la partita fosse finita sul pari, non sarebbe però dovuto cambiare il giudizio sulla prestazione della squadra d’Allegri. La Juventus ha creato un imponente numero di occasioni da rete (22 tiri, 15 in porta, contro i 5, 3 nello specchio, del Milan), riuscendo a effettuare conclusioni dentro l’area rossonera in 12 occasioni, producendo 18 occasioni da rete contro le 3 rossonere. Numeri che testimoniano una partita in cui la formazione di Allegri è stata padrona del gioco. C’è un altro dato che testimonia l’andamento della gara: i bianconeri hanno avuto il proprio baricentro sui 59 metri, mentre gli avversari si sono fermati ai 44. Ci sono 15 metri di distanza tra le due squadre: un’enormità nel calcio, quasi la fotografia di un match in cui una grande affronta una piccola. Ci sono alcuni aspetti su cui Allegri deve ancora lavorare: ancora troppo spesso i suoi giocatori effettuano dei cross nonostante la difesa avversaria sia ben piazzata, quando sarebbe meglio muovere la palla per far perdere la marcatura ai difensori cercando anche un inserimento di un esterno o di un centrocampista. I quindici minuti a cavallo tra il 65’e l’80’ hanno visto una Juventus incredula di fronte a una situazione che non si sbloccava: ha perso lucidità e tranquillità, come se dovesse recuperare un risultato negli ultimi minuti di una partita a eliminazione diretta. Servirà mantenere maggior controllo quando verosimilmente i bianconeri saranno attesi a scontri con le altre big europee. Un Juventus-Milan dominato così da una squadra non si vedeva però da quell’incontro in cui l’allora formazione allenata da Conte  vinse per due a zero, anche all’epoca la partita si sbloccò nel finale e in maniera episodica, contro i rossoneri d’Allegri. Ora il tecnico livornese può essere solamente soddisfatto della prestazione della sua Juventus: la superiorità tecnica e d’intensità nel gioco si è manifestata.

 

Davide Terruzzi

About Davide Terruzzi

Allenatore di calcio nel settore giovanile. Blogger per diletto.