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	<title>L&#8217;uomo della Terra (Terruzzi) &#8211; AterAlbus</title>
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	<description>About Juventus</description>
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	<title>L&#8217;uomo della Terra (Terruzzi) &#8211; AterAlbus</title>
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		<title>Come ripartire dopo il crollo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 07:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[Agnelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni ci siamo spesso domandati come sarebbe potuto terminare il ciclo della Juventus. Sbagliando scelte è la risposta. Trovo personalmente più interessante cercare di capire perché si è arrivati ad avere la rosa più costosa,&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Negli ultimi anni ci siamo spesso domandati come sarebbe potuto terminare il ciclo della Juventus. Sbagliando scelte è la risposta.</p>



<p><br>Trovo personalmente più interessante cercare di capire perché si è arrivati ad avere la rosa più costosa, a essere indebitati e a essere quinti in classifica a tre partite dalla fine del campionato.</p>



<p><br>La squadra che vediamo in campo è l’immagine dell’allenatore. Pirlo è in confusione, non ci sta capendo granché, continua a cambiare formazione alla ricerca di una quadratura magica. La confusione, il caos, la mancanza d’organizzazione vengono avvertite dai giocatori i quali sono rassegnati alla situazione, tanto da festeggiare con incredulità e incredibile gioia un gol di Cristiano Ronaldo all’Udinese quasi come se fosse stata una rete valida per la qualificazione in finale di Champions.</p>



<p>E invece no… siamo bloccati. Inermi. Come domenica contro il Milan, come la domenica prima nel gol preso su punizione. Pirlo che non effettua alcun cambio, con la prima sostituzione va a creare ulteriore confusione in mezzo al campo proponendo una coppia non accettabile come quella formata da McKennie e Rabiot, mette Dybala sul 2-0. Come si può pensare di continuare con un allenatore che si è dimostrato inesperto, non capace, con idee ma senza metodo?</p>



<p><br>Si può continuare se sei rassegnato anche tu e/o sei convinto che i responsabili ultimi siano i giocatori, non adatti. Che è il pensiero di Pirlo il quale si difende accusando, dice che aveva in mente altro, ma che è si dovuto adattare, non sapendo, o dimenticandosi, che qualsiasi allenatore si deve adattare: ai giocatori a disposizione, agli avversari, alle mosse dell’altra panchina, ai momenti della partita. Questo fa un allenatore: è consapevole che non troverà la perfezione, ma la soluzione più opportune. Per farlo non basta aver seguito il corso a Coverciano, aver visto partite: serve un metodo. Serve sapere cosa si vuole, come comunicarlo, trasmetterlo insegnando e correggendo gli errori, convincere col tuo lavoro che sei competente, mostrare che porti risultati. Con Pirlo è successo tutto il contrario.</p>



<p>I giocatori non sono adatti? Lo scopriamo oggi che abbiamo attaccanti che non pressano e che abbiamo a centrocampo tanti corridori, un solo costruttore (Arthur) che inizialmente è stato messo in panchina perché giocava troppo sul corto? Lo scopriamo oggi che ci sono giocatori, leader dello spogliatoio, come Bonucci e Chiellini che preferiscono giocare in una maniera diversa?</p>



<p>O si è pensato che Pirlo avrebbe risolto tutto questo perché amico dei giocatori? Perché ex campione? Per quale motivo Pirlo è stato visto come un allenatore? Un predestinato? L’allenatore moderno con lo staff all’avanguardia che guiderà i De Ligt, diceva Agnelli. Come è possibile aver preso una cantonata simile?</p>



<p>Per qualche mese è stata raccontata la favola dell’autogestione con Sarri, della vittoria dei giocatori nonostante l’allenatore. No, la Juventus ha vinto perché aveva in panchina un professionista che sa allenare, che ha fallito per motivi che possono essere conosciuti pienamente da chi vive la quotidianità juventina.</p>



<p>Io, personalmente, ci vedo arroganza e presunzione alla radice dalla fine del ciclo. Quella che porta a pensare che è la Juventus che fa gli allenatori, la Juventus fa i giocatori ecc. Il crollo di quest’anno è l’ennesima dimostrazione che merito e competenza contano e devono pesare più delle relazioni umane e delle amicizie. La Juventus ora, secondo me, deve provarle tutte, esonerando Pirlo, togliendo l’alibi, sapendo perfettamente che può essere tardi e che le difficoltà della squadra non si risolvono con uno scatto d’orgoglio. Vi chiedo però se è giusto arrendersi senza provarle tutte, senza prendersi il peso della responsabilità. Abbiamo una qualificazione Champions e una Coppa Italia da vincere. Ci arrendiamo?</p>



<p><br>Questa stagione, con tutti i suoi errori, rappresenta la base per ripartire. A noi il reset serve. Serve ripartire. Mettendo ordine nella dirigenza, con deleghe esercitate e rispettate, con una visione, con tagli e investimenti, rimettendo merito e competenza al centro. A noi servirà tagliare diversi giocatori, chiedere alla proprietà un nuovo aumento di capitale, scegliere un allenatore in grado di rivoluzionare e costruire. Per me, questa figura non può essere Allegri. Ci servirebbe uno come Antonio Conte, per dire.</p>



<p><br>Questa stagione, infine, deve riportare noi tifosi a goderci le vittorie, a festeggiarle, senza darle per scontate. Prendiamoci la sofferenza e il dolore, magari ci togliamo anche noi un po’ di arroganza e presunzione, quella che ci porta a esaltare Pirlo alla prima di campionato perché vince e lo fa in giacca e cravatta, quella che ci porta a pensare che vinceremo sempre e che gli altri sono meno bravi.</p>



<p>Dobbiamo e vogliamo ripartire. Il mio augurio è che avvenga subito nel migliore dei modi.</p>
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		<title>La Juventus e le scelte di fine ciclo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 15:52:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[Pirlo]]></category>
		<category><![CDATA[Ronaldo]]></category>
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					<description><![CDATA[Ovvero perché la Juventus ha bruciato tutto il vantaggio e la necessità di avere un allenatore in grado di creare valore e dare certezze. Sono un tifoso della Juventus. Domenica stavo male. Mi veniva da piangere, perché&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Ovvero perché la Juventus ha bruciato tutto il vantaggio e la necessità di avere un allenatore in grado di creare valore e dare certezze.</strong></p>



<p>Sono un tifoso della Juventus.</p>



<p>Domenica stavo male. Mi veniva da piangere, perché perdere in casa col Benevento giocando così male è qualcosa che ti stringe il cuore.</p>



<p>Chiaramente è l’immagine della fine di un ciclo, almeno in Italia, perché in Europa fatichiamo tremendamente da tre anni, che si è tentato in tutti i modi di prolungare fino a quando è stato possibile. Nelle stagioni passate ci si domandava come avrebbe potuto la Juventus perdere quell’incredibile vantaggio che aveva meritatamente costruito; le risposte, perché non ne esiste solamente una, vanno ricercate e ritrovate nelle scelte compiute in questi mesi.</p>



<ol type="1"><li>La Juventus ha investito centinaia e centinaia di milioni nel corso degli anni. A partire dal 2016, come ricordato da Antonio Corsa nel suo<a href="/diciamoci-la-verita-2-sulla-dirigenza/" class="rank-math-link"> ultimo articolo</a>, la società è intervenuta pesantemente sul mercato, quasi con una ingordigia senza freni particolari. Vedere la sequenza di giocatori acquistati nel corso di questi anni desta particolare impressione, perché sono passati calciatori di qualità assoluta. La Juventus ha sempre avuto nettamente la squadra più forte, ha vissuto la propria epoca d’oro mentre le altre venivano gestite malamente, avevano allenatori modesti, giocatori di dubbio e scarso valore. Eppure, non ha mai costruito la squadra sulla base delle idee dell’allenatore di turno. Questo è stato un grande errore, perché qualsiasi “visione” tecnica deve passare per le convinzioni e le idee di chi siede in panchina. Direttore sportivo e allenatore devono lavorare in sintonia totale sulla base di un modo di giocare che viene scelto dalla società e per il quale viene scelto il professionista.</li><li>L’allenatore, come detto giustamente da Massimiliano Allegri, è un valore aggiunto. Perfetto. Crea valore, aggiungo. Il ciclo della Juventus è iniziato con Antonio Conte che, per carità, ha i suoi mille difetti e sono tutti noti, ma è un incredibile ed eccezionale professionista. Conte ha rivoluzionato la mentalità della squadra, ha lavorato sui singoli, migliorandoli notevolmente, creando organizzazione e struttura. Ha dato certezze. Costruito leader tecnici (la BBC, per esempio, Marchisio e Vidal), plasmato giocatori. Tutto questo lo sta facendo all’Inter, perché Conte è bravissimo. Dopo quel triennio, fortunatamente la scelta è ricaduta su Massimiliano Allegri. Ai giocatori serviva un gestore, bravissimo a preparare le partite, a infondere tranquillità, consapevolezza, fiducia. Allegri, per usare una fortunata definizione di Kantor, è stato furbo e intelligente. Ha lavorato benissimo su quanto ha trovato, ha infuso tranquillità, ha costruito la squadra sulla difesa più forte in circolazione (la leggendaria BBBC creata da Conte). Una squadra di campioni che sapevano giocare bene a calcio, tanto da non dover insegnare a loro quasi nulla, come detto dallo stesso Allegri. Giusto fare questo? I risultati dicono di sì – e che risultati sono stati ottenuti -, ma i singoli sono stati migliorati? Si è lavorato in sintonia con la direzione sportiva? Mentre Marotta e Paratici continuavano a investire su giocatori di qualità e portatori di un gioco più offensivo, la Juventus era ancorata alle proprie certezze, una magistrale difesa posizionale che viveva grazie alla applicazione costante e feroce delle idee del proprio allenatore. Dani Alves, Higuain, Pjanić, Cristiano Ronaldo, Douglas Costa ecc non sono però i giocatori adatti per fare questo. Se prendi questi giocatori, scegli un altro allenatore. Perché il risultato è stato quello di salutare come un alieno bizzarro Dani Alves, vedere intristito e imbolsito Higuain (colpa sua, anche), avere Pjanić trasformato in buon regista, far segnare poco Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse portoghese è stato acquistato per vincere subito e per farlo in Europa: sembrava il matrimonio perfetto, quello tra l’allenatore vincente e il campione. Eppure non ha funzionato, perché Ronaldo ha bisogno di un contesto che è quello di una squadra offensiva, che macina occasioni da gol, che fa toccare a lui palloni in area: serviva una organizzazione diversa ed efficiente.</li><li>Quello che la Juventus, intesa come società, poteva cogliere era la necessità di avere un allenatore più in linea con la propria visione? Capace di lavorare sui singoli? Parlano i fatti, perché dopo Allegri è stato scelto Sarri, dopo un’estate in cui si ventilava il nome di Guardiola. Ve lo immaginate a dover fare i conti della serva con Paratici? A sentirsi dire “i giocatori li scegliamo noi”? Sarri è certamente un eccellente allenatore di campo – per lui non parla solo il Napoli -, ma è stato un innesto sbagliato e quasi subito rigettato. Bisognava conoscere come Sarri vive lo spogliatoio, come si confronta con la società, come dialoga con i giocatori stessi. A maggior ragione se questi sono convinti e certi che si vinca in una determinata maniera. Non è facile andare da chi ha vinto 8 scudetti di seguito e dire che si può vincere tranquillamente in una altra maniera: bisogna sapersi porre, avere la giusta credibilità e autorevolezza, avere il supporto constante della società e della proprietà. Soprattutto, qui è il punto, serve apertura mentale, voglia di aprirsi a nuove certezze da parte dei giocatori.</li><li>Poi arriva Pirlo. Ed è stata una scelta morattiana per eccellenza. La Juventus ha vissuto una stagione iniziata con l’entusiasmo, con la restaurazione stilistica, ma crollata pian piano di fronte alla mancanza di certezze, ordine. E il ciclo finisce nel momento in cui hai necessità di avere un allenatore di campo in grado di costruire, lavorare e migliorare i singoli, garantire loro una identità, forgiare i nuovi leader tecnici. La scelta di un allenatore esordiente assoluto, amico e conosciuto, sembra quasi il manifesto del “tanto abbiamo i giocatori più forti, vincono loro”. E invece no. No, perché nonostante la rosa più forte e con due fuoriclasse come De Ligt e Cristiano Ronaldo, l’Inter con Conte ha costruito quella organizzazione che dà loro fiducia e con diversi singoli migliorati (Bastoni e Barella, per esempio). Chi è migliorato dei nostri giocatori? Forse Chiesa che oggi è lo stesso di Firenze? Forse Kulusevski che rischia di confondersi e perdersi?</li></ol>



<p>Cosa fare? Boh, un esempio è in casa. Non come la Ferrari, per esempio. Quanti tecnici e piloti di valore sono stati bruciati nell’ultimo decennio? Una ecatombe a ben pensarci. La Juventus deve ripartire collegando visione – uso termine di Paratici – societaria a competenza e merito. Cosa ci serve? Scegliamo come vogliamo giocare, prendiamo un allenatore bravo a costruire certezze vincendo subito, uno che crei valore, appunto. Spogliamoci completamente dal “si è sempre fatto così” che è il modo perfetto per finire male. Abbiamo bisogno di aprire porte e finestre, far entrare nuova aria, resettare e ripartire. Rimettiamo al centro competenza e merito, ovunque, a partire dal campo.</p>
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		<title>La prova del budino della Juventus di Pirlo e l&#8217;isterismo sugli arbitri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Dec 2020 10:58:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
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		<category><![CDATA[juventus]]></category>
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					<description><![CDATA[Nemmeno la Juventus di Andrea Pirlo è sfuggita alla prova del budino.Solo dopo averlo mangiato sappiamo se è buono. Arrivati alla sosta natalizia, possiamo dire che lo chef ha delle buone idee, si applica, ma la prova&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nemmeno la Juventus di Andrea Pirlo è sfuggita alla prova del budino.<br>Solo dopo averlo mangiato sappiamo se è buono.</p>



<p>Arrivati alla sosta natalizia, possiamo dire che lo chef ha delle buone idee, si applica, ma la prova non è stata superata.<br>Lo certificano i numeri: 13 partite, 24 punti, 6 vittorie, 6 pareggi, 1 sconfitta, 25 gol fatti, 13 subiti.<br>A oggi siamo all’altezza di Roma, Sassuolo e Atalanta.<br>Il confronto col passato è chiaramente impietoso – a oggi sono 11 punti in meno rispetto alla scorsa stagione -, ma non c’è nulla di sorprendente in tutto questo.<br></p>



<p>Andrea Pirlo è un allenatore esordiente, che ha dimostrato finora di avere delle buone idee, di saperle trasmettere al suo gruppo, certamente ha un eccellente rapporto empatico e comunicativo coi giocatori, ma sta naturalmente sbagliando.<br></p>



<p>Qualsiasi esordiente assoluto avrebbe fatto lo stesso. Sbagliare, commettere errori, ragionare sugli stessi. A Pirlo è evidente manchino le letture in corso d’opera e gli adattamenti: è successo recentemente con l’Atalanta, dove si è tardato a cambiare davanti, è capitato di nuovo con la Fiorentina. Perché togliere Ramsey per mettere un difensore? Perché non usare Kulu come esterno subito? Perché poi rinunciare a Morata, chiamato per un tempo a svolgere un compito non suo, per mettere Bernardeschi? E non parliamo di Dybala, su cui qualcosa probabilmente non torna.<br></p>



<p>La Juventus, che era reduce da prestazioni convincenti, è una squadra che riesce a svolgere sempre bene il proprio compito fino a quando non ci sono ostacoli non previsti. Con la Fiorentina, per esempio, è stato bravo Prandelli a posizionare Ribery come mezzala sinistra sfruttando uno spazio che lasciamo spesso libero. Già, perché per come gioca la Juve, la zona in cui il terzino si alza e resta largo e l’esterno entra profondamente dentro il campo è quella dove gli avversari si possono piazzare ed entrare dentro. Ed è una colpa non avere ancora trovato rimedio (per me, basterebbe allargare la punta e far stringere il terzino fino a quando il possesso non è stato consolidato), così come ancora generalmente la squadra è balbettante sulle marcature e coperture preventive (coprire il campo in maniera razionale per essere preparati e aggressivi sugli avversari in caso di perdita del possesso).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="960" height="540" src="/wp-content/uploads/2020/12/IMG_6068-960x540.png" alt="" class="wp-image-16590" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_6068-960x540.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_6068-595x335.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_6068-768x432.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_6068.png 1334w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>La Juventus ha conquistato il possesso, Bentancur vede Ramsey e lo serve giustamente. Il gallese poi sbaglia appoggio. Da notare il diverso atteggiamento tra Bonucci e De Ligt: il secondo si alza per accorciare, il primo resta passivo. Cuadrado si sta alzando e allargando.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="/wp-content/uploads/2020/12/IMG_6069-960x540.png" alt="" class="wp-image-16591" width="960" height="540" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_6069-960x540.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_6069-595x335.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_6069-768x432.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2020/12/IMG_6069.png 1334w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Pallone perso. La Juve prova a riconquistare il possesso (tranne Ronaldo che resta fermo), Cuadrado è completamente distante da Ribery. Con due passaggi la Fiorentina è in porta.</figcaption></figure>



<p>Letture, adeguamenti, adattamenti mancano alla Juventus di Pirlo. Così come non c’è consistenza mentale, continuità prestazionale all’interno della stessa gara. Questo è un difetto enorme che ci portiamo da anni, ma che nasce dal campo, dalla difficoltà di muovere velocemente palla – Bonucci, per esempio, fa sempre molto tocchi – all’attacco dello spazio perché abbiamo tanti giocatori che vogliono la palla sui piedi e alla riaggressione. Quando va tutto bene, la squadra gioca e gioca ottimamente. Quando ci sono difficoltà, poche letture con tanta volontà che generano confusione notevole.<br></p>



<p>Creano anche nervosismo. Non sfuggo alle polemiche arbitrali. Gli arbitri sono una componente del gioco, certamente incidono su una gara, come qualsiasi altro aspetto. Sono uomini e donne più o meno bravi, più o meno scarsi, che possono avere prestazioni ottime macchiate da gravi errori o prestazioni non all’altezza. La Penna ha sbagliato, così come aveva commesso errori Doveri (con l’Atalanta, è onesto dirlo, è stato concesso un rigore al limite, così come è mancato un rosso a De Roon).<br></p>



<p>Gli arbitri però continuano a essere unicamente l’alibi degli sconfitti. Possiamo tranquillamente crederci vittima di un complotto, sostenere che il sistema non ci vuole far vincere. Si può fare tutto, ben consapevoli che queste sono le accuse che vengono mosse alla Juventus. Abbiamo episodi a sfavore, ne abbiamo a favore. Possiamo piangere per il mancato secondo giallo a Borja Valero, ma poi ricordiamoci della mancata espulsione di Pjanic con l’Inter nella gara decisiva per lo scudetto. Altrimenti non siamo coerenti e giustamente veniamo derisi.<br>Sono brutte, per me, le reazioni alla Nedved che lascia il campo in aperta polemica con l’arbitro. Sono brutte le ammonizioni, le diffide dei nostri dirigenti che si lasciano andare a insulti nei confronti dei direttori di gara. Sono brutte le entrate al limite per eccesso di foga, sono brutte le proteste sul campo. C’è troppo nervosismo.<br></p>



<p>Stiamo cercando alibi che non esistono, se non nella mente e nel cuore dei perdenti.<br>La Juventus ha fatto una scelta la scorsa estate, mi auguro consapevole dei rischi cui sarebbe andata incontro. Questa pausa serve per riflettere serenamente sugli errori commessi, rinforzare la squadra, lavorare tutti per migliorarsi, supportare in tutto Andrea Pirlo e il suo staff. Pensate a quanto tempo Pippo Inzaghi e Gennaro Gattuso hanno impiegato per diventare gli allenatori che ora sono: hanno fatto esperienze, commesso errori, fallito. Ora sono allenatori diversi da chi erano. Noi chiediamo a Pirlo di essere subito vincente e di fare bene, è stato messo nelle condizioni peggiori. Per questo ha necessità del supporto di una società forte quale la Juventus deve essere, ma noi dobbiamo essere sempre consapevoli che la scelta di Pirlo rappresenta sempre un grosso rischio. Ovviamente, noi non possiamo far altro che tifare per Pirlo, facendo presenti limiti e pregi attuali.<br></p>



<p>Gennaio sarà decisivo, servirà solamente farsi trovare preparati.<br>Senza più isterismi, senza più vittimismo e nervosismi. Son da perdenti, non da vincenti.</p>



<p>E buon Natale, che sia un momento di serenità e gioia in questo anno disastroso.</p>



<p></p>
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		<title>Cosa raccontano le prestazioni della Juventus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 10:32:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[Ronaldo]]></category>
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					<description><![CDATA[Piutost che nient, l&#8217;è mei piutost. Come si dice a Milano, piuttosto che niente, meglio piuttosto. Un brodino caldo che visto il freddo di questi giorni male non fa. Le partite della Juventus vivono di continui alti&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Piutost che nient, l&#8217;è mei piutost.</p>



<p>Come si dice a Milano, piuttosto che niente, meglio piuttosto.</p>



<p>Un brodino caldo che visto il freddo di questi giorni male non fa. Le partite della Juventus vivono di continui alti e bassi, contrassegnate da una totale mancanza di continuità che rappresenta l’assoluto punto debole della squadra di Pirlo</p>



<p>Sappiamo tutti che è complicato, che è difficile, che non c’è stato il classico periodo di conoscenza e di studio, che le prove le devi fare in campo: possiamo fermarci però a questo? No.</p>



<p>Qualsiasi cambiamento richiede un periodo di apprendistato, ma nelle prestazioni della Juventus non si vede quella tensione verso il punto di non ritorno che identifica la svolta. Poteva esserlo la gara con il Cagliari, ma gli impegni successivi hanno mostrato che quella rondine non ha portato affatto la primavera.</p>



<p>Anche nella gara con gli ucraini, infatti, si è vista la canonica corrente alternata. Un buon inizio, a tratti ottimo, la palla che viaggia velocemente, il pressing che funziona, il gol del vantaggio cui fa seguito un “rilassamento” prolungato con la squadra che si spezza in due, poco movimento senza palla, mancanza di intensità, cattiveria, reparti sfilacciati. La differenza, rispetto ad altre uscite, è che la Dinamo Kiev non ha segnato.</p>



<p>Cosa si può fare?</p>



<p>Solamente a Torino possono conoscere la risposta. Per me, si potrebbe dare continuità non solo a uno stile di gioco, ma anche agli uomini schierati e schierarli continuamente nelle stesse posizioni. Abbiamo la necessità che i giocatori si conoscano, che abbiano riferimenti fissi, che sappiano cosa fare e cosa fa il compagno, come la palla ti viene servita, su quale piede darla e tutti i particolari di campo.</p>



<p>Non dimentichiamo, mai, l’esigenza di lavorare costantemente sulla identità della squadra, dando certezze continue alla squadra. L’organizzazione, la struttura, lo scheletro rappresentano SEMPRE le fondamenta cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà. Ancora, è evidente secondo me, che la Juventus queste certezze di campo non le ha.</p>



<p>Qualcuno potrebbe dire “ah la personalità, ah l’esperienza”. Certo, non abbiamo i Montero, Davids, Nedved, Vidal, Tevez ecc – e qui si è sbagliato molto nel corso dei tempi perché abbiamo pochi leader caratteriali e dal temperamento forte -, quindi non possiamo aspettare che siano i giocatori da soli ad avere la giusta mentalità, il carattere per non perdersi in un bicchiere d’acqua. </p>



<p>Solamente il collettivo, grazie al lavoro e al supporto essenziale della società, può permetterci di arrivare al punto di tensione che porta a una svolta continua.</p>
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		<title>La Juventus di Pirlo e l’identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 19:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
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		<category><![CDATA[Serie A]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo schiavi dei risultati. Giustamente, direi. I risultati sono la fotografia più o meno puntuale del rendimento della squadra. Un risultato singolo può unicamente essere figlio degli episodi, ma una sequenza di episodi sono uno strumento per&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Siamo schiavi dei risultati.</p>



<p>Giustamente, direi.</p>



<p>I risultati sono la fotografia più o meno puntuale del rendimento della squadra. Un risultato singolo può unicamente essere figlio degli episodi, ma una sequenza di episodi sono uno strumento per raccontare lo stato di salute.<br>Adesso, però, serve andare oltre i risultati. Quelli della Juventus ci raccontano di un gruppo che sta faticando, ma essendo agli inizi della stagione ha sempre senso per me soffermarsi maggiormente sulle prestazioni, perché sono esse a fornirci le indicazioni per comprendere a che punto si è e quali sono le difficoltà attuali da superare. Prendiamo la gara con la <strong><em><a href="/lavagna-tattica-lazio-juventus-ronaldo-analisi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lazio</a>.</em></strong> Cosa si sarebbe letto se non ci fossero stati gli ultimi 15 secondi? I giudizi sarebbero stati positivi, avremmo letto di una Juventus vittoriosa in uno scontro diretto ecc. Cosa ci ha detto invece la partita? Di una squadra, quella di Pirlo, che ha provato a gestire la partita, ha concesso poco, si è compattata maggiormente rispetto le precedenti uscite, ha provato a difendersi bassa per attaccare in campo aperto, ha mostrato miglioramenti in fase di possesso con una circolazione e un posizionamento maggiormente efficaci.</p>



<p>Gli ultimi 15 secondi – e gli ultimi minuti di gioco – ci sono stati e non possono essere cancellati. Quello che abbiamo visto è in linea con quanto vuole Pirlo? Dobbiamo essere onesti e rispondere di no, non è quello che l’allenatore ha professato di volere dalla propria formazione. <strong><em><a href="/troppe-critiche-o-troppi-crediti-per-pirlo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">È vero</a></em></strong> che il Pirlo allenatore ancora non esiste – sta nascendo adesso – e che quindi non abbiamo assolutamente uno storico, ma è altrettanto vero che conosciamo <strong><em><a href="/la-tesi-di-pirlo-coverciano-spiegata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le idee di gioco </a></em></strong>dell’allenatore bianconero grazie a tesi, conferenze e interviste. Pirlo, finora, ha sempre parlato di una squadra che vuole e deve dominare le partite, difendersi pressando e correndo, muovere velocemente la palla, praticare un calcio in grado di manipolare la struttura avversaria e attaccare in campo aperto. Abbiamo visto questo domenica? L’ultima prestazione con la Lazio ci dice che siamo ancora lontani da tutto questo. La Juventus attuale non è una squadra efficace. Questa è la fotografia attuale che ci racconta anche di tutti i miglioramenti necessari.</p>



<p>La domanda ora che ci poniamo è perché Pirlo abbia giocato in questa maniera con la Lazio? Io, personalmente, avevo timore di incontrare una squadra come quella biancoceleste molto brava ad attaccare verticalmente e temevo che avremmo lasciati buchi tra i reparti come visto nelle <strong><em><a href="/lavagna-tattica-spezia-juventus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gare precedenti</a></em></strong>. Bravo quindi Pirlo a cercare una soluzione nell’immediato per portare a casa il risultato, che avrebbe fatto bene, consapevole delle difficoltà.<br>C’è un ma, però. Perché qualsiasi squadra vincente nasce dall’avere una identità precisa. La si deve costruire con calma, lavorando sugli errori, con idee precise declinate sulle caratteristiche dei giocatori. Nessuno pretende che la Juventus sia il Barcellona di Guardiola, non abbiamo né Xavi né Iniesta né Messi, ma che sia una squadra organizzata sulla base delle convinzioni dell’allenatore applicandosi con durezza e sacrifico per tutte le partite. Anche la partita con la Lazio ci ha raccontato infatti le difficoltà a mantenere alte concentrazione e intensità, pur difendendosi bassi, per tutta la partita e questa problematica, già emersa con tutta la sua forza almeno due anni fa, che non si risolve provando a gestire le partite aspettando che arrivi l’episodio o la giocata.</p>



<p>I compromessi e le letture sono necessarie per far brillare i propri giocatori, mascherare i propri difetti e lavorare sulle difficoltà altrui. L’identità è tutto: è sicurezza, è tranquillità, è coraggio, è intelligenza, è forza, è spirito. L’identità si forgia attorno a principi forti. Questo è, secondo me, il compito principale di Pirlo: attorno a questa, si costruiscono le prestazioni e i risultati sono una logica conseguenza. Non è assolutamente il tempo dei giudizi assoluti e definiti, perché le bocce hanno appena iniziato a muoversi e ci auguriamo raggiungano la posizione desiderata, ma quello delle analisi delle prestazioni.</p>
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		<title>Spezia, Ferencvàros e le difficoltà della Juventus di Pirlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2020 11:53:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[bonucci]]></category>
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		<category><![CDATA[juventus]]></category>
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					<description><![CDATA[Il processo prima dei risultati. La prestazione prima della vittoria. Questa è la ragione per cui i giudizi sullo stato di salute di una squadra non possono unicamente dipendere da quanto segna il tabellone a fine gara.&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Il processo prima dei risultati. La prestazione prima della vittoria.</p>



<p>Questa è la ragione per cui i giudizi sullo stato di salute di una squadra non possono unicamente dipendere da quanto segna il tabellone a fine gara. Conta il campo, almeno per me. Conta il rendimento, conta quello che succede.</p>



<p>Due vittorie sono sempre due vittorie. Sono arrivate, fanno bene. Sono giunte al termine di gare con avversari modesti, ma le prestazioni hanno messo in luce ombre che richiedono interventi mirati e decisi.</p>



<p>Il calcio è uno sport tutto sommato complesso nella sua apparente semplicità racchiusa nelle sue cinque fasi: quando hai il pallone, quando hai perso il pallone, quando il pallone lo hanno gli altri, quando hai recuperato il pallone, quando batti o gli avversano battono un calcio da fermo. Nessuna fase è slegata all’altra, il tutto fa l’insieme. Non si può giudicare il rendimento di una squadra prendendo in considerazione solamente una di queste.</p>



<p>Quando Pirlo è stato annunciato come allenatore della Juventus, la curiosità era sulle <a href="/cosa-sappiamo-di-pirlo-allenatore-patentino-modulo/#:~:text=Ad%20oggi%2C%20Andrea%20Pirlo%20non,in%20panchina%20con%20una%20deroga." target="_blank" rel="noreferrer noopener">sue idee</a>. <a href="/pirlo-e-la-lezione-di-paulo-sousa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abbiamo parlato</a> del gioco di posizione, della metodologia d’allenamento, troppo peso probabilmente è stato dato alla fase di possesso, ma nel mondo dello sport chi vince è completo, presta attenzione ed è bravo in tutte le fasi. La Juventus, ora, non eccelle in nessuna di queste. Pirlo e Chiellini, nelle immediate interviste post trasferta ungherese, si sono soffermati con lucidità e onesta sulle difficoltà incontrate. La squadra, come visto già l’anno scorso, ha momenti di alta intensità seguiti da prolungate parti di gara in cui cala drasticamente, incapace di mantenere questo ritmo. Questo limite è un difetto enorme, da risolvere allenandosi ad alta intensità, confrontandosi continuamente con i giocatori, scegliendo quelli più adatti alla mentalità che vuoi dalla squadra, difetto che nasce anche dalla passività spesso crescente in fase di non possesso.</p>



<p>Intelligenza, organizzazione mentalità ed emozioni collettive e condivise che devono essere alla base di una squadra che vuole vincere non solo coi guizzi momentanei. La Juventus difende malamente. È lunga e sfilacciata. I reparti sono distanti tra di loro e altrettanto lo sono i giocatori di uno stesso reparto. Il pressing è l’arma difensiva per togliere tempo e spazio agli avversari; per utilizzarla serve che i giocatori accorcino con costanza e aggressività. Ora basta che la squadra avversaria imposti a 3 per avere superiorità contro i nostri due attaccanti; basta che abbia un vertice basso per superare la prima pressione; basta allargare il gioco per trovare gli esterni liberi. Siamo scolastici e passivi, non va chiaramente bene.</p>



<p>Se squadre come Spezia e Ferencvàros ci mettono in difficoltà abbiamo degli ostacoli alti da aggirare. Giusto soffermarsi sul fatto che alcuni giocatori, Bonucci su tutti, tengano la squadra bassa. Sono abitudini, convinzioni, idee radicate nel tempo.&nbsp; Sbagliato soffermarsi unicamente su questo. I terzini, per esempio, tengono troppo la posizione e non rompono la linea difensiva; restano stretti e non scivolano in maniera aggressiva. I centrocampisti, a loro volta, sono distanti dalle punte e tra di loro.</p>



<p>In più, il contro pressing è efficace solo nelle idee. La squadra si deve abituare in questo, deve essere reattiva e aggressiva. Cosa fare? Allenarsi, tanto. Non basta però, perché anche qui è necessario scegliere i giocatori che diano risposte a quello che vuoi. Ne abbiamo in rosa? Sì, di più rispetto l’anno scorso. Se saremo in grado col tempo di diventare una squadra che difende collettivamente con aggressività e intensità, unite a organizzazione collettiva, vinceremo, perché le prestazioni attuali richiedono netti e decisi miglioramenti. </p>
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		<title>La lezione di Juventus-Barcellona 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2020 10:42:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[Agnelli]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
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<p>Vorrei dire “trust the process”, ma in questo momento sarebbe solo un atto di fede non riuscendo a cogliere come si stia sviluppando questo processo, la strada che deve portare a dominare le partite vincendo. Fermandoci alle prestazioni, posso notare questo:</p>



<ul><li>Come insegna Velasco: “gli schiacciatori non parlano dell’alzata, la risolvono”. Questa stagione della Juventus non è stata annunciata come di transizione e di costruzione, ma di vittorie. Un allenatore è stato mandato via perché i risultati non sono stati ritenuti soddisfacenti. Sta quindi ora ad Andrea Agnelli – che essendo il capo si è preso la sacrosanta responsabilità di scegliere anche se tale scelta è un azzardo e una grossa scommessa &#8211; Andrea Pirlo, ai giocatori trovare le soluzioni per ottenere le vittorie. Senza alibi, senza età giovane (che è una scusa banale), senza nulla altro;</li><li>La Juventus non sa gestire spazio e tempo, esegue malamente quello che vorrebbe fare sbagliando troppo. In fase di non possesso il 4-4-2 è scolastico, i reparti sono sfilacciati, non si riesce ad accorciare il campo, uscendo coi tempi giusti per pressare il portatore di palla. Semplicemente gli avversari possono trovare uomini liberi alle spalle e ai fianchi delle linee di pressioni con irrisoria facilità;</li><li>Il contro pressing è abbozzato. Troppi giocatori non hanno quello scatto mentale necessario per accorciare immediatamente una volta perso il pallone; troppe volte la squadra è messa male quando perde il pallone;</li><li>Anche qui è una questione di spazio e di tempo. La Juventus ora imposta a 3 per avere superiorità, ma le contromisure sono stata prese facilmente dagli avversari. Senza movimenti coordinati la manovra diventa a U, i centrocampisti stanno fermi, non si riesce ad avanzare di linea in linea. L’intenzione è quella di occupare tutti i corridoi interni e garantire ampiezza, ma per creare superiorità serve riempire gli spazi dinamicamente, non staticamente. Il principio è “se sono marcato, creo spazio da occupare da un compagno”, i giocatori ora stanno fermi (tranne spesso Danilo e Ramsey), mentre bisogna correre coordinando il proprio movimento con quello dei compagni con l&#8217;obiettivo unico di creare spazio e riempirlo per dare a chi ha il pallone linee di passaggio pulite;</li><li>La Juventus ora ha bisogno di certezze e qualche elemento semplice in più. Alcune scelte creano confusione – come quella di ieri con Dybala e Kulu che si son pestati i piedi – e si rivelano unicamente controproducenti. La squadra che aveva fatto bene con la Sampdoria era schierata razionalmente, aveva giocate pre ordinate provate in allenamento: sicuri che avere ora qualche schema provato non ci possa dare un grosso supporto in questo momento?</li><li>Non è questione di moduli, ma le scelte devono aiutare la squadra a rendere. Ora questo 3-2-5 che diventa 4-4-2 non crea equilibrio; abbiamo bisogni di schierare giocatori intensi e non superficiali, che sappiano cosa fare, come farlo e quando farlo. A oggi la Juventus produce poco, occupa male il campo, lascia molti spazi. Serve leggere la situazione e intervenire, tenendo fermi i principi, senza intestardirsi in soluzioni tattiche;</li><li>La mentalità. Serve aggredire la partita, la Juventus non lo fa mai. Si è parlato d’entusiasmo, ma finora è degli altri. Serve credere in quello che si fa, servono giocatori abituati in questo. I giovani possono essere forgiati, ma va ricreata una mentalità da squadra affamata, incazzata.</li><li>De Ligt e CR7, tornate presto.</li></ul>
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		<title>Pirlo e la lezione di Paulo Sousa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2020 12:55:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho letto con profondo interesse una intervista al Maestro Venerabile Lusitano conosciuto anche come Paulo Sousa pubblicata negli scorsi giorni. In un passaggio, MVL, sintetizza con tre concetti qualsiasi attività umana che si rispetti: analisi, elaborazione, esecuzione.&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ho letto con profondo interesse una intervista al Maestro Venerabile Lusitano conosciuto anche come Paulo Sousa pubblicata negli scorsi giorni. In un passaggio, MVL, sintetizza con tre concetti qualsiasi attività umana che si rispetti: analisi, elaborazione, esecuzione.</p>



<p>Che vuol dire? Che come in campo un calciatore deve avere la capacità di comprendere la situazione di gioco, prendere la decisione giusta ed eseguirla tecnicamente, essendo noi umani teoricamente degli esseri pensanti dobbiamo avere la volontà di studiare per capire.</p>



<p>Tutta questa premessa per dire che quello che dovrà fare lo staff della Juventus è esattamente questo. Con la panchina di Crotone, Andrea Pirlo era alla sua terza panchina in carriera. Un esordiente assoluto chiamato a guidare una squadra nel peggior momento storico: niente precampionato, pochissimi allenamenti, necessità immediata di fare risultati. Come se non bastasse, Andrea Pirlo e il suo staff propongono idee &#8211; convincenti o meno &#8211; in linea col calcio contemporaneo e in deciso contrasto con la storia recente bianconera.</p>



<p>Cosa volete si dica sulla <a href="/cosa-non-ha-funzionato-in-crotone-juventus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">partita di Crotone</a> che non sia “abbiamo giocato male”? Una prestazione che segue quella di Roma, in contrasto con esordio con la Sampdoria. Una squadra eccessivamente verticale, tesa alla ricerca facile della profondità, con un possesso palla sterile e improduttivo. La Juventus attacca male e difende peggio, perché quando perde la palla è lunga, sfilacciata,  con distanze sballate ed è facile per gli avversari trovare giocatori tra le linee e attaccare alle spalle dei terzini.</p>



<p>La Juventus avrebbe bisogno di tempo ma non ne ha. Deve immediatamente fare risultati &#8211; almeno che la linea sia cambiata &#8211; e necessita grande lavoro teorico e pratico. MVL suggerisce di partire dalla analisi di quanto sta accadendo: lo staff ha una marea di dati da studiare e da elaborare, così da condividere coi giocatori. Tutti devono studiare la teoria, comprendendo quello che va fatto, analizzando gli errori compiuti e per quale ragione essi si siano verificati. Una squadra che non ha tempo per allenarsi, ha la necessità ora di allenare la mente, passando poi a elaborare quanto visto in campo nei pochi allenamenti a disposizione, per eseguire poi in partita. Le partite stesse saranno anche allenamento.</p>



<p>Quello che ora non deve essere commesso è una inversione a U, rinnegando le proprie idee. Un grande errore di Sarri, oltre quello di non avere stabilito comunicazione coi giocatori, è stato quello di cercare immediatamente un compromesso, finendo eccessivamente per proporre soluzioni. </p>



<p>Adattamenti, letture, studio, modifiche, lavoro congiunto tra video e campo, idee chiare, continuo confronto con i giocatori sono gli ingredienti per portare avanti con entusiasmo la stagione. Di cosa ci stiamo esattamente preoccupando? Che un allenatore esordiente con idee nuove e un gruppo rinnovato stia incontrando difficoltà agli inizi? Cosa vi aspettavate? Che senza l’orco fosse tutto una favola? Il campo, purtroppo, è sempre l’unico vero giudice.</p>



<p>Entrare nel panico dopo 3 partite, invece, sarebbe solo il grande inizio della confusione. Farsi prendere dal panico come già chi ora inizia a pensare se finiremo la stagione tra le prime quattro sarebbe solo inizio della fine. E sono convinto che lo stile in campo di Andrea Pirlo sarà quello che la sua Juventus avrà con il pieno supporto di chi lo ha voluto e imposto.</p>
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