Lavagna tattica: Lazio-Juventus8 min di lettura

Dopo un calendario abbastanza agevole, sia in campionato che in Champions League, la Juventus è chiamata a confermare quanto di buono fatto vedere con Ferencváros e con lo Spezia prima della pausa nazionali. A causa del forfeit dell’ultimo secondo di Federico Chiesa, Pirlo è costretto a schierare Frabotta sul’out di sinistra. L’ormai consueto 3-4-1-2 / 3-2-5 della Juventus scala dunque verso sinistra con Danilo nel ruolo di braccetto. Bentancur e Rabiot, con la loro fisicità, sono chiamati a contrastare il centrocampo di livello della Lazio.

Un possesso molto più verticale

Le partite con la Lazio di Simone Inzaghi offrono sempre diversi spunti tattici, ed oggi uno di quelli che ha dominato la partita è stato la maniera con cui Pirlo ha dovuto ovviare all’inferiorità numerica a centrocampo (o, di converso, come Inzaghi ha cercato di massimizzarne i vantaggi). Ad esempio, è stato interessante vedere la manovra della Juventus iper-verticalizzarsi, proprio per evitare di far riposare la palla tra i piedi dei due centrocampisti.

La Lazio ha operato un pressing abbastanza vario sulla prima costruzione della Juventus. Se di norma si limitava a mettere in ombra i due centrocampisti per gli appoggi dei difensori, non sono mancate folate estemporanee di pressione sui difensori, in particolar modo quando questi si rifugiavano da Szczęsny.

In questi frangenti abbiamo avuto soluzioni efficaci, ed altre meno. Per esempio, l’appoggio di uno degli esterni è stato decisivo nel dare l’abbrivio alle numerose ripartenze della partita (come nell’occasione del gol di Ronaldo, dove Cuadrado esce dribblandone due). D’altro canto, invece, i rilanci di Tek e di Bonucci sono finiti invariabilmente preda di Milinković-Savić e del difensori biancocelesti. 

Una delle preoccupazioni maggiori di Pirlo è stata evitare di spalmarci sull’ultima linea della Lazio, che avrebbe fatto ristagnare la manovra e invogliato i centrocampisti ad alzare il pallone. Così, Ronaldo e Morata (ma anche Kuluševski) si staccavano celermente dalla marcatura di Acerbi e di Luiz Felipe, andando a dar manforte ai costruttori bianconeri. Per evitare che la linea della Lazio salisse troppo, Frabotta andava a tenere occupato Luiz , e Rabiot offriva uno sfogo sull’esterno. 

Questo gioco a cascata è stato una costante per tutto il primo tempo, e ha consentito alla Juventus un ottimo fraseggio interno aggiungendo una pared alla manovra. La ricerca dei cambi di campo è stata molto meno spasmodica che nelle ultime uscite, e la Juventus “sceglieva” un lato da attaccare ad ogni possesso, facendo progredire l’azione per scambi ‘corto-lungo’ e molto meno ‘dentro-fuori’.

Questo giochino ha anche il beneficio di aprire la trequarti.

Dall’altra parte, Kuluševski è stato molto più flessibile nella ricerca della posizione, svariando non solo in orizzontale, ma anche in verticale assecondando la verve di Cuadrado. Al netto di una partita molto imprecisa, un compito significativo nel piano tattico di Pirlo. 

Non possesso: una difesa troppo passiva

Se la fase di possesso ha confermato i progressi delle ultime settimane, la fase di non possesso rimane una criticità a prescindere da principi e applicazione. Contro la Lazio, e a differenza di quanto abbiamo visto sinora, la Juventus è stata costretta a lunghe fasi di difesa posizionale (costretta prima dalle proprie scelte e poi dalla Lazio). La pressione degli ospiti è stata molto attendista, pensando più a intralciare la costruzione della Lazio che non a recuperare palla. 

Il pressing della prima costruzione, infatti, si accontentava di escludere i laterali e gli esterni dalle ricezioni di Reina, ma schermava poco e male i centrocampisti. Così, la direttrice da Reina a Cataldi era spesso aperta e la Juve non poteva far altro che rinculare. 

Rabiot altissimo, Bentancur deve gestire il centrocampo avversario praticamente da solo. Una volta passata la prima linea, tutta la squadra deve rinculare.

Riesce difficile provare ad indovinare le consegne tattiche in queste situazioni. Probabilmente, l’idea era di bloccare le linee, portando i nostri due centrocampisti sulle loro mezzali, i nostri esterni sui loro esterni e gli attaccanti a turno sui tre difensori. Ma la schermatura di Cataldi è stato un problema irrisolto durante tutta la partita, che ha dunque costretto la Juventus a rintanarsi dietro in maniera quasi automatica e certamente meccanica. La Juve si è portata la Lazio in casa.

Nelle fasi centrali dei due tempi, la Lazio ha potuto attaccare la Juventus negli ultimi 30 metri. Una situazione che Pirlo aveva sempre detto di voler evitare, e in effetti oggi ne comprendiamo i motivi. Spesso la linea a 5 della Juve era ben dentro la propria area di rigore, e se da un lato è riuscita a gestire i pericoli delle imbucate, la coperta corta ha lasciato alla Lazio sia le fasce che la contraerea. 

In effetti, gli smarcamenti di Correa hanno invitato più volte Luis Alberto e Cataldi ad alzare il pallone, scavalcando il debole argine del centrocampo e mandando la palla in area. Ed entrambi i costruttori avevano diversi target men davanti a sé: Milinković-Savić è sempre un porto sicuro, Correa ha dato tanto filo da torcere a Demiral, e persino i quinti venivano trovati con costanza nonostante la teorica parità numerica sull’ultima linea. La nostra linea era troppo passiva, Rabiot e Bentancur non riuscivano a gestire l’inferiorità numerica contro i tre centrocampisti biancocelesti (più l’aiuto dei difensori): un’uscita più efficace dei laterali di difesa avrebbe certamente evitato un baricentro così basso e passivo. 

Frabotta è sempre molto generoso nei ripiegamenti, ma il tempismo delle marcature è ancora qualcosa su cui lavorare. 

La pressione sui portatori, praticamente inesistente, è stata un problema che ha scandito gran parte della partita. I centrocampisti della Lazio hanno potuto godere di ampia libertà di manovra e seppur con opzioni spesso scontate, è stato difficile vederli sbagliare una scelta. 

I nostri recuperi del pallone erano centellinati su quelle situazioni in cui i centrocampisti della Lazio ricevevano spalle alla porta. Un po’ di (insolita) approssimazione tecnica nei controlli da parte loro ha dato l’opportunità a Rabiot di rubar palla più volte, breakkando e rovesciando il campo. Tuttavia, la gestione delle transizioni positive è stata disastrosa, con delle scelte che – ci si augura – saranno oggetto di rivisitazioni durante le sedute al video. Pirlo aveva probabilmente preparato la partita su questi ribaltamenti di fronte, ma l’imprecisione degli attaccanti bianconeri – nessuno escluso – gli è stata fatale.

La Juve ha attaccato tante volte la linea (che non era più linea) della Lazio in campo aperto.

Con buona approssimazione, si può dire che la partita è stata decisa da due mancanze della Juventus. La prima è stata la citata e struggente imprecisione nel condurre le transizioni: se le corse senza palla di Morata e di Ronaldo erano sostanzialmente corrette, i tempi e i modi di conduzione da parte di tutti sono stati largamente insufficienti. La seconda, invece, è stata la passività nella difesa posizionale, che ha d’altra parte portato al gol del pareggio.

Non si può non citare infatti la grottesca serie di errori che hanno portato al pareggio dei padroni di casa: la palla persa da Dybala è un macroerrore tecnico (e non è stato l’unico dell’argentino); la passività di Bentancur, Cuadrado e Rabiot è sintomatica di un atteggiamento remissivo; Bonucci invece macchia una grandissima partita perdendosi il suo uomo nel momento più importante e nel modo più grossolano. 

La Juventus rimane una squadra fondamentalmente incompiuta. Dal punto di vista del gioco non si possono non ravvisare i miglioramenti con il pallone tra i piedi – in particolare nel liberare campo davanti a Morata, Ronaldo e Kuluševski -e le molte occasioni in potenza. Invece, con oggi scopriamo che la fase difensiva è un problema a prescindere dai principi di gioco, dal momento che anche la difesa posizionale con blocco basso è stata applicata sciaguratamente per tutto l’incontro. La Juventus deve scegliere in fretta cosa vuol diventare, perché oggi commentiamo altri due punti persi.