Pirlo e la lezione di Paulo Sousa3 min di lettura

Ho letto con profondo interesse una intervista al Maestro Venerabile Lusitano conosciuto anche come Paulo Sousa pubblicata negli scorsi giorni. In un passaggio, MVL, sintetizza con tre concetti qualsiasi attività umana che si rispetti: analisi, elaborazione, esecuzione.

Che vuol dire? Che come in campo un calciatore deve avere la capacità di comprendere la situazione di gioco, prendere la decisione giusta ed eseguirla tecnicamente, essendo noi umani teoricamente degli esseri pensanti dobbiamo avere la volontà di studiare per capire.

Tutta questa premessa per dire che quello che dovrà fare lo staff della Juventus è esattamente questo. Con la panchina di Crotone, Andrea Pirlo era alla sua terza panchina in carriera. Un esordiente assoluto chiamato a guidare una squadra nel peggior momento storico: niente precampionato, pochissimi allenamenti, necessità immediata di fare risultati. Come se non bastasse, Andrea Pirlo e il suo staff propongono idee – convincenti o meno – in linea col calcio contemporaneo e in deciso contrasto con la storia recente bianconera.

Cosa volete si dica sulla partita di Crotone che non sia “abbiamo giocato male”? Una prestazione che segue quella di Roma, in contrasto con esordio con la Sampdoria. Una squadra eccessivamente verticale, tesa alla ricerca facile della profondità, con un possesso palla sterile e improduttivo. La Juventus attacca male e difende peggio, perché quando perde la palla è lunga, sfilacciata, con distanze sballate ed è facile per gli avversari trovare giocatori tra le linee e attaccare alle spalle dei terzini.

La Juventus avrebbe bisogno di tempo ma non ne ha. Deve immediatamente fare risultati – almeno che la linea sia cambiata – e necessita grande lavoro teorico e pratico. MVL suggerisce di partire dalla analisi di quanto sta accadendo: lo staff ha una marea di dati da studiare e da elaborare, così da condividere coi giocatori. Tutti devono studiare la teoria, comprendendo quello che va fatto, analizzando gli errori compiuti e per quale ragione essi si siano verificati. Una squadra che non ha tempo per allenarsi, ha la necessità ora di allenare la mente, passando poi a elaborare quanto visto in campo nei pochi allenamenti a disposizione, per eseguire poi in partita. Le partite stesse saranno anche allenamento.

Quello che ora non deve essere commesso è una inversione a U, rinnegando le proprie idee. Un grande errore di Sarri, oltre quello di non avere stabilito comunicazione coi giocatori, è stato quello di cercare immediatamente un compromesso, finendo eccessivamente per proporre soluzioni.

Adattamenti, letture, studio, modifiche, lavoro congiunto tra video e campo, idee chiare, continuo confronto con i giocatori sono gli ingredienti per portare avanti con entusiasmo la stagione. Di cosa ci stiamo esattamente preoccupando? Che un allenatore esordiente con idee nuove e un gruppo rinnovato stia incontrando difficoltà agli inizi? Cosa vi aspettavate? Che senza l’orco fosse tutto una favola? Il campo, purtroppo, è sempre l’unico vero giudice.

Entrare nel panico dopo 3 partite, invece, sarebbe solo il grande inizio della confusione. Farsi prendere dal panico come già chi ora inizia a pensare se finiremo la stagione tra le prime quattro sarebbe solo inizio della fine. E sono convinto che lo stile in campo di Andrea Pirlo sarà quello che la sua Juventus avrà con il pieno supporto di chi lo ha voluto e imposto.