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	<title>Editoriali &#8211; AterAlbus</title>
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	<description>About Juventus</description>
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	<title>Editoriali &#8211; AterAlbus</title>
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		<title>CRISTIANO OUT #3 &#8211; Fallimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lapegna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 07:38:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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					<description><![CDATA[Un bilancio argomentato del matrimonio tra Cristiano Ronaldo e la Juventus, dal punto di vista sportivo, economico, ed affettivo.&#160; Il 10 luglio 2018 ho passato l’intero pomeriggio ad aggiornare il profilo twitter della Juventus e quello del&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p><em>Un bilancio argomentato del matrimonio tra Cristiano Ronaldo e la Juventus, dal punto di vista sportivo, economico, ed affettivo.&nbsp;</em></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Il 10 luglio 2018 ho passato l’intero pomeriggio ad aggiornare il profilo twitter della Juventus e quello del Real Madrid, nella speranza di veder ufficializzato un sogno coccolato nei giorni precedenti. Trascinavo e rilasciavo il dito sullo schermo del telefono, spasmodicamente, con quel livello di assuefazione e vuoto cognitivo che solamente i social sanno nutrire; all’ufficialità, regalata dal sito dei <em>merengues</em>, ho liberato la tensione ed esultato come se la Juve avesse segnato in una partita di Champions League, correndo e saltando per casa. Tre anni dopo mi ritrovo a scrivere un articolo molto negativo sull’impatto di Cristiano Ronaldo alla Juventus.&nbsp;</p>



<p>L’operazione Cristiano Ronaldo è stata un fallimento. Non trovo altri termini per definirla, né ho voglia di annacquare la mia opinione spendendo parole come “negativa” o caute perifrasi come “si poteva far meglio”. Alla terza voce della <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/fallimento/" target="_blank" rel="noopener">definizione di ‘fallimento’ su Treccani</a>, troviamo: “Esito negativo, disastroso, grave insuccesso”, e quest’ultima è proprio quella che descrive bene, a mio avviso, l’intero triennio.&nbsp;</p>



<p>Le lenti attraverso cui valutare questi anni dell’extraterrestre a Torino sono essenzialmente due: quella sportiva (<a href="/ronaldo-out-come-lo-abbiamo-sfruttato/">trattata da Davide qui</a>) e quella economica (<a href="/ronaldo-out-impatto-economico/">passata in rassegna da Massimo qui</a>). Dico questo perché fondamentalmente l’acquisto del giocatore più mediatico al mondo rispondeva a due esigenze: la prima, alzare il livello della squadra per puntare con decisione alla Champions League; la seconda, posizionare la Juventus ancora più in alto nel panorama mondiale, aumentando le entrate da sponsor e merchandising e facendo crescere il fatturato nonostante il costo elevato del suo ingaggio. È bene comunque sottolineare come, a mio avviso, le due dimensioni sono inestricabilmente legate: teniamo d’occhio il suo operato in campo sapendo che costa una fortuna e giudichiamo il suo costo a bilancio sulla scorta delle performance sportive.&nbsp;</p>



<p><strong>Sportivamente parlando</strong></p>



<p>Cristiano Ronaldo ha segnato 101 reti in 134 presenze con la maglia bianconera: 81 in Serie A, 14 in Champions League, 4 in Coppa Italia e 2 in Supercoppa. In questi tre anni, la Juventus ha vinto 2 Scudetti, 2 Supercoppe, 1 Coppa Italia. In Champions League, la vera cartina tornasole del suo impatto, si è fermata ai quarti e poi due volte agli ottavi, cedendo il passo a squadre sempre e progressivamente più abbordabili (<a href="/quarti-di-champions-league-juventus-ajax-1-2/">Ajax</a>, <a href="/una-prestazione-sconcertante-lione-juventus-ottavi-champions-league/">Lione</a>, <a href="/juventus-porto-analisi-tattica-ritorno-champions-league/">Porto</a>). Una Champions League che Andrea Agnelli ha posto come obiettivo dichiarato per tutti e tre gli anni (per quello appena cominciato invece, curiosamente, no). Cristiano però, con noi, ha segnato molto di meno rispetto al suo storico.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://lh5.googleusercontent.com/7OZXfR108B2d1s7yi-Ovn3msAPNwGJjoVVKTtmErWrys_IFqbcp7xkn1peK0-LNQRzZAHRs2GW5U__t7iPJf-9kfagm0lPXSjZ-8WC5DZTqCZp4cZBd11q-qRJdFVdTLwZUXQ7tf=s0" alt=""/><figcaption><em>Sapreste indovinare quando si è trasferito alla Juve senza guardare gli anni?</em></figcaption></figure></div>



<p>A chi spiega questi numeri con la fallacia secondo cui “in Italia i difensori sanno difendere, mica come in Spagna”, fate vedere la serie in Champions League: 6-4-4. Ha giocato meno partite? Neanche tanto: 9-8-6 vs 12-13-13 dell’ultimo triennio madrileno. E ancora: quante prestazioni fantasmagoriche ricordiamo a parte la tripletta all’Atléti il primo anno?</p>



<p>Per giunta, il monte gol della Juventus pre-Cristiano era in linea con quello dal 2018 in poi, se non addirittura superiore: motivo per cui è difficile sostenere che il calo sia dovuto all’inadeguatezza tecnica della squadra, e sembrerebbe anzi ascrivibile ad un calo generale delle sue performance (ci sta, il tempo passa anche lui).&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://lh5.googleusercontent.com/xK6z_kzoA59DzFS-hGeVPBzwxXv8TegRTPm3GpdPVm3YLGLmODXxXppH-Z_lcIhqYkftQb5NnF27mLAtoGfL7Cfh5qRwZrczvkAOfGrumum4dftbn4driWZpgdNHCMuj2yvw6eVi=s0" alt=""/><figcaption><em>Il totale dei gol della Juventus in Serie A negli ultimi anni, un trend assolutamente stabile: si segnava prima di Ronaldo, si segnerà probabilmente anche dopo di lui.</em></figcaption></figure></div>



<p>Insomma, sia Cristiano Ronaldo che la Juventus hanno visto le proprie performance sprofondare. Se sia una questione legata all’età che avanza per il primo o all’inadeguatezza tecnica per la squadra, lo lascio giudicare a voi. È tuttavia un dato di fatto che la Juventus negli anni precedenti al suo arrivo aveva fatto un ottavo (vs Bayern), una finale (vs Real) e un quarto (vs Real), uscendo contro squadroni per un nonnulla. Lo stesso portoghese <a href="https://twitter.com/OptaJoe/status/1118260905895243776" target="_blank" rel="noopener">non aveva mai mancato una semifinale di Champions dal 2009/10</a>. Un matrimonio poco conveniente per entrambe le parti. </p>



<p>Cristiano Ronaldo ha comunque marcato due record con la maglia bianconera: il giocatore a segnare per più partite consecutive in Serie A (11) e il giocatore con più reti in una singola stagione (37 nel 2019/2020, la sua annata migliore con la Juve). Ma a mio avviso i suoi risultati personali contano molto poco se poi le performance di squadra sono andate in calando: il calcio non è uno sport individuale, e lui stesso &#8211; almeno a parole &#8211; ha sempre lasciato intendere che i record personali sono secondi agli obiettivi collettivi.&nbsp;</p>



<p>Per di più, lui non è “uno qualsiasi”, la Juventus non l’ha ingaggiato per fargli vincere la classifica cannonieri (cosa che gli è riuscita solo una volta, nella stagione scorsa) o la scarpa d’oro, ma per conseguire risultati sportivi di squadra. Non sono arrivati, e lui è responsabile tanto quanto gli altri calciatori &#8211; se non di più. Insomma, Cristiano Ronaldo è parte integrante della quadra, non è un 12esimo giocatore che segna gol quando serve senza doversi accollare altri oneri.&nbsp;</p>



<p>Già, il campo. Cristiano ha costretto i suoi allenatori a fare i salti mortali. Allegri, Sarri e Pirlo sono stati tutti accomunati dal tentativo di farlo giocare al centro dell’attacco, ricevendo per tutta risposta rifiuti in serie e un’insopportabile anarchia sul rettangolo di gioco. Se è legittimo ritenere che Cristiano dovesse essere al centro del progetto Juventus, non lo è pensare che potesse esserne al di sopra. </p>



<p><strong>Economicamente parlando</strong></p>



<p>Non credo di avere le conoscenze necessarie per parlare compiutamente di conti economici. In questa sede, mi limito a rimandare all’<a href="/quanto-pesa-cristiano-ronaldo-sui-ricavi-della-juventus/">articolo di approfondimento del suo impatto a bilancio</a> appena arrivato e a <a href="/ronaldo-out-impatto-economico/">quello complessivo del triennio</a>. Cristiano Ronaldo NON si è ripagato con la vendita di magliette (una bufala che <a href="https://www.juventibus.com/ronaldo-le-magliette-la-fake-news-piu-incredibile-sempre/" target="_blank" rel="noopener">qualcuno per fortuna ebbe immediatamente a smentire</a>), e se è innegabile che abbia contribuito <em>in maniera decisiva</em> alla revisione di accordi di sponsorizzazione (adidas e Jeep su tutti) è innegabile che con la pandemia di Covid-19 i suoi costi &#8211; già alti, troppo alti &#8211; siano diventati insormontabili.&nbsp;</p>



<p>Già, il Covid. Non c’è dubbio che abbia influito pesantemente sui bilanci delle squadre di calcio, ce lo hanno ripetuto fino alla nausea. Tuttavia, era evidente già dal primo immacolato bilancio, che il salto fosse più lungo della gamba. Di certo la pandemia ci ha messo il carico, ma forse ha anche convenientemente mascherato l’errore contabile.&nbsp;</p>



<p>A questo va aggiunto che la Juventus è stata appesantita dal suo ingaggio e che l’impossibilità di agire sul mercato ha inevitabilmente portato ad un peggioramente tecnico della rosa. Tolto il 2018/2019, dove a mio avviso c’era una rosa di qualità superiore a molte altre pretendenti alla Champions League, la Juve ha visto un depauperamento tecnico non indifferente, dato soprattutto dall’incapacità cronica di agire a centrocampo. Non siete d’accordo sul fatto che la squadra sia in caduta libera? Legittimo, ma allora se la squadra era competitiva bisogna giudicare ancora più pesantemente le <em>débâcle </em>sportive.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/t1OD-XlTfbp1UwG1KWG3A-4dLvfcGeQKIVoPOzdTDNJX9ZHikFYa21sYZ3pvK4laUotLENx7UVlzhIGiG2oNvEYVQ690H6RHtpoTvzs6FD3mEMXE5HBXqIyCnV20eDqPx8uoUiy_=s0" alt=""/></figure></div>



<p><strong>Tutto il resto</strong></p>



<p>Avevo detto che le dimensioni per giudicare la sua esperienza in bianconero erano sostanzialmente due (sportiva ed economica). Ho mentito, e credo che varrebbe la pena introdurre altre piccole varianti nella bilancia finale.</p>



<p>Ad esempio, dal punto di vista mediatico? Inizialmente l’operazione ha vissuto di luce riflessa del successo di CR7. Ricordiamo tutti l’incessante crescita verticale del fandom sui social, che ha portato la Juventus ad essere <a href="https://www.realmadrid.com/en/news/2021/01/26/real-madrid-ranked-as-football-club-with-most-social-media-followers" target="_blank" rel="noopener">la quarta squadra di calcio più seguita sul web</a>. Ma poi? L’uscita di scena del campione portoghese non è stata una bella pubblicità per nessuno, e i social stanno facendo <a href="https://counts.live/instagram-follower-count/juventus" target="_blank" rel="noopener">la conta dei danni in diretta</a>. Che figura ci fa la Juventus a lasciar andare il suo campione a tre giorni dalla chiusura del mercato? E lui, accolto come un re e scappato come un ladro? Quanto ci metterebbe un appassionato qualsiasi a capire che nessuna delle due parti voleva continuare un matrimonio che stava in piedi solo perché c’erano (tanti) soldi di mezzo?</p>



<p>E ancora. A sentire le voci dei beninformati, a Cristiano Ronaldo sono stati concessi comportamenti fuori le righe che avrebbero portato a sanzioni esemplari se commessi da altri tesserati: ritardi, rifiuti di sostenere alcune sessioni di allenamenti, assenze mascherate da permessi, etc. Di conseguenza, altri giocatori avrebbero preso l’abitudine agli stessi comportamenti &#8211; diciamo “poco professionali” &#8211; senza paura di ritorsioni, venendo completamente a mancare la funzione dissuasiva delle sanzioni. Quale gruppo di lavoro puo sostenersi su queste premesse? </p>



<p>C’è un lato, quello emotivo, nel quale secondo me il matrimonio è stato un successo: l’aver fatto sognare i tifosi, i bambini, chiunque avesse ammirato il campionissimo sbarcato a Torino. Affettivamente, almeno all’inizio, è stato un giubilio, un’onda travolgente che ha fatto tremare le stesse fondamenta del nostro tifo. Il fatto è che poi questo terremoto ha lasciato macerie. </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="und" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/Cristiano?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">@cristiano</a> <a href="https://t.co/88xFtX3Xw4" target="_blank">https://t.co/88xFtX3Xw4</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/CR7Juve?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#CR7Juve</a> <a href="https://t.co/nnG0N4074U" target="_blank">pic.twitter.com/nnG0N4074U</a></p>&mdash; JuventusFC (@juventusfc) <a href="https://twitter.com/juventusfc/status/1016727220151377922?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">10 luglio 2018</a></blockquote></div>
</div></figure>



<p><strong>Tiriamo le somme</strong></p>



<p>Insomma, col senno di poi per me l’operazione è stata fallimentare. E si badi bene, lo è stata per lui tanto quanto per noi: il declino sportivo lo ha vissuto lui in prima persona. Per un atleta ossessionato dalla vittoria questi anni a Torino devono essere stati una prigionia dorata &#8211; ma tra i carcerieri c’è anche lo stesso Ronaldo. È innegabile che la Juventus non sia stata all’altezza di Cristiano Ronaldo; ma lui è stato all’altezza di se stesso e della sua storia?</p>



<p>Se qualcuno, a distanza di anni mi chiedesse quanto è stato bello vivere la parentesi di CR7 alla Juventus, sono sicuro che comincerei con un’avversativa: “Si, ma…”. Sento spesso dire che poter raccontare di aver avuto Cristiano Ronaldo nella propria squadra deve essere un orgoglio. E questo è anche condivisibile: parliamo pur sempre di uno dei più grandi del nostro sport preferito. Ma siamo sicuri di volerlo raccontare tacendo delle difficoltà e del declino della squadra? </p>
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			</item>
		<item>
		<title>RONALDO OUT #1 &#8211; Come lo abbiamo sfruttato in campo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Aug 2021 15:37:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Ronaldo]]></category>
		<category><![CDATA[tattica]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla &#8220;Juve di Manchester&#8221; (ottobre 2018) a &#8220;Ronaldo a Manchester&#8221; (agosto 2021). Una parabola, un’era. Questa felice sintesi del nostro amico Francesco Gioffredi rappresenta il triennio di Cristiano Ronaldo alla Juventus, acquistato per portare la squadra di&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dalla &#8220;Juve di Manchester&#8221; (ottobre 2018) a &#8220;Ronaldo a Manchester&#8221; (agosto 2021).</p>



<p>Una parabola, un’era.</p>



<p>Questa felice sintesi del nostro amico Francesco Gioffredi rappresenta il triennio di Cristiano Ronaldo alla Juventus, acquistato per portare la squadra di Agnelli al vertice della Europa vincendo la Champions League. Come è andata a finire lo conosciamo ed è cronaca di questi giorni, ma quello che giustamente viene definito come un fallimento tecnico nasce dal campo e da nodi mai risolti dalla società e dai tre allenatori che si sono succeduti.</p>



<p>Cristiano Ronaldo arriva a Torino e trova una Juventus reduce da un campionato vinto col fiatone, un finale mozzafiato in cui hanno trionfato i guizzi dei campioni juventini e i fantasmi napoletani. In panchina siede Massimiliano Allegri, il tecnico degli scudetti e delle finali di Champions. Il mercato estivo è scoppiettante con l’arrivo di Cancelo ed Emre Can, oltre al ritorno di Spinazzola e Kean; la società, guidata ormai da Fabio Paratici, alza il livello tecnico della squadra e consegna al tecnico una delle formazioni giudicate maggiormente complete e profonde nella storia juventina. Il grande sacrificato è Gonzalo Higuain, eroe di San Siro, cui viene preferito come possibile partner del mito portoghese Mario Mandžukić.</p>



<p>Il debutto in quel di Verona con il Chievo vede schierata una Juventus offensiva, un 4-2-3-1 con Ronaldo vertice centrale libero di muoversi e alle cui spalle agiscono Douglas Costa-Dybala-Cuadrado. Non vedremo più questo schieramento (ed è un grande rimpianto). Con il passare delle giornate, Allegri cerca la quadratura del cerchio per trovare un maggiore equilibrio e per i primi mesi sceglie Dybala come partner di Cristiano Ronaldo in un 4-3-3 nel quale il dieci juventino agisce da falso centravanti, il sette agisce nella sua zona preferita di centrosinistra; a completare il tridente un giocatore meno attaccante, spesso Bernardeschi o Cuadrado.</p>



<p>Negli ultimi anni al Real Madrid, Cristiano è diventato sempre maggiormente uno specialista del gol, toccando palloni dentro area di rigore con un limitato contributo allo sviluppo della manovra. Nella squadra spagnola, la zona di centrosinistra è quella in cui la squadra sviluppa maggiormente le proprie trame di gioco, potendo contare sul contributo magistrale e maestoso di un terzino offensivo come Marcelo e di un signore del centrocampo quale Toni Kroos; spesso nelle zone di centrosinistra si trova a muoversi anche Isco nei suoi delicati compiti di raccordo tra centrocampo e attacco. Il classico partner di attacco di Cristiano è Benzema, un fuoriclasse troppe volte e troppo spesso sottovalutato: il francese possiede sensibilità tecnica e tattica, mobilità lungo il campo, intelligenza calcistica superiore, doti che lo rendono ideale per compensare col suo movimento i tagli dentro area di rigore del portoghese.</p>



<p>Alla Juventus la situazione è opposta. La zona scelta per costruire maggiormente il gioco è quella di destra, dove si trovano i vari Bonucci-Cancelo-Cuadrado e spesso anche Dybala. L’argentino, infatti, predilige svariare dalla zona centrale, svuotando l’area di rigore, creando un problema ad Allegri. Il tecnico quindi preferisce Mandzukic, quasi identificando il lui il giocatore più simile a Benzema, ma il croato, pur avendo forza fisica e rappresentando un riferimento tecnico, non ha quella sensibilità tecnica e tattica del francese del Real, costringendo di fatto la Juventus ad avere sempre più un gioco verticale e diretto, in cui il crossing game diventa fondamentale.</p>



<p>La presenza di Cristiano Ronaldo sul centro sinistra, in fase di non possesso, crea a cascata una altra situazione complicata da risolvere; il suo contributo difensivo pressoché nullo (a lui vengono chiesti solo compiti semplici che non vengono eseguiti con intensità costante e dedizione) cui si aggiunge la volontà di trovare un equilibrio difensivo, fanno scegliere ad Allegri utilizzo di un centrocampista di sinistra in grado di coprire il portoghese, permettendo così alla Juventus di passare dal 4-3-3 col pallone al 4-4-2 senza palla. Matuidi, così, diventa un giocatore centrale col doppio compito di adeguarsi ai movimenti di Ronaldo: col pallone, infatti, il francese deve leggere i movimenti in libertà di Cristiano, garantendo ampiezza quando il compagno stringe, oppure attaccando spazio centrale quando il 7 invece resta largo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://lh5.googleusercontent.com/rv3sSOc83Tv0FjozvPsfXF4vGrpErCrCRPJnxo33VR-mxaVeQMJAHJiaRacUZUUkJ9XeqTr1zENz3Byx9UzPtLMC5axKRzhtQ9HBF0SiE6QPYbKLy0LD3NOuSJ5J9PxwIqu7OAgz=s0" alt=""/><figcaption>A sinistra la prima stagione alla Juventus, a destra l&#8217;ultima al Real.<br></figcaption></figure>



<p>La prima stagione si conclude con il bottino di 21 gol in campionato e una deludente esperienza in CL, dove la squadra viene eliminata ai quarti; felice eccezione la notte del RE, dove Cristiano è semplicemente letale e trascinante nella rimonta. Nella stagione in cui la Juventus aveva come obiettivo dichiarato (da Andrea Agnelli) quello di vincere la Champions, qualcosa è andato storto. Cristiano tocca un numero nettamente inferiore in area di rigore, complice un gioco diretto e verticale della squadra, non capace di risalire il campo con costanza e qualità tramite il palleggio; la presenza sulla sinistra di Alex Sandro e Matuidi indebolisce il tasso tecnico della squadra (il confronto con la zona di centrosinistra del Real è impietoso) e costringe Ronaldo ad abbassarsi e defilarsi per aiutare la squadra ad attaccare anche sulla sinistra, diventando sempre maggiormente il riferimento su quella corsia.</p>



<p>Estate. La Juventus insegue Guardiola, sceglie poi Sarri, che è dipinto come anti-Allegri. La società di fatto si ferma a questo cambiamento e non costruisce la squadra per il fuoriclasse portoghese, comprendendo la natura delle difficoltà del primo anno e intervenendo sul mercato per risolvere i problemi.</p>



<p>Sarri si presenta a Re Cristiano visitandolo sullo yacht, una gita che andava evitata e che termina con un fallimento. Ronaldo non vuole e non si sente un centravanti, rifiuta quanto offerto e chiesto da Sarri: è lui che decide dove giocare, sostanzialmente.</p>



<p>E allora partono gli esperimenti. Il rientro di Higuain, giocatore intelligente e tecnico, permetterebbe di avere sia presenza dentro area di rigore, così come avere giocatore in grado di coniugare i movimenti del portoghese, ma il calo atletico del nove argentino diventa sempre più evidente, tanto da rendere non praticabile questa pista. Resta Dybala come partner, ma con i tre problemi ereditati la stagione precedente: riempire l’area di rigore, coniugare presenza di Cristiano dentro sistema difensivo, togliere compiti a Ronaldo tramite una manovra più ragionata.</p>



<p>Non ha funzionato. Cristiano crea problemi a una Juventus che non è in grado di aiutarlo e finisce con mangiarsi lui la squadra. La necessità di avere un centravanti in grado di coniugare la sua libertà di movimento, la zona di centro sinistra come prediletta, la presenza di un centrocampista capace di leggere suoi movimenti e supportarlo senza palla non si possono sposare con un gioco spesso schematico in cui i giocatori devono muoversi in maniera sinfonica come una orchestra. Nonostante quanto detto, il contributo in termini di gol sale coi 31 gol in Serie A, grazie al numero maggiore di tocchi dentro area di rigore, ma la sua presenza non basta a una Juventus incapace di passare il turno agli ottavi.</p>



<p>Estate. Altro giro di panchina. Arriva Andrea pirlo con il calcio fluido. Il nuovo tecnico bianconero vuole attaccare riempiendo tutte le zone del campo, garantendo ampiezza e profondità: in questo sistema di gioco, Cristiano viene posizionato nel corridoio di sinistra, accompagnato da una punta come Morata chiamato ad attaccare la porta. Come sempre, Ronaldo parte dalla sua amata zona di centrosinistra, aprendosi a ricevere sulla corsia o scambiandosi posizione con il centravanti spagnolo. Dentro una squadra che ha crisi di identità e che non è in grado di rispondere positivamente alle volontà del tecnico, non funzionano la sua anarchia, la sua libertà posizionale. Lo vediamo spesso rallentare il palleggio della squadra, perdere palloni, sbagliare passaggi, sporcare e ostruire traiettorie di passaggio. In alcuni momenti della stagione, nonostante in serie A sia sempre mostruosamente realizzativo (ma sempre meno decisivo con le squadre top), viene percepito inizio di un declino fisico; le sue difficoltà vengono evidenziate nel terreno di caccia della Champions dove di fatto non riesce mai a incidere.</p>



<p>Inoltre, come accaduto con Sarri, la sua presenza non si coniuga affatto bene con la volontà di pressare alto e recuperare quanto prima il pallone. La sua pigrizia e la sua anarchia tolgono di fatto un elemento alla squadra.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://lh5.googleusercontent.com/aLbB-E0X6GMu0epE-AnVJ5o3CCuMh3PsbuX1Zwdx1gkvqU8CBa2my89D3keQJW0Sw_DPdMmtG33Pg6d8OspjalKZUEc5OmGjg95oNK6kFoJZ7NLFyXiXvFuzm8zGIwJhxDYWNVxu=s0" alt=""/></figure>



<p>Insomma, quello tra Cristiano Ronaldo e la Juventus è stato un fallimento tecnico. Lo specialista letale del Real Madrid viene sempre più coinvolto nello sviluppo del gioco causa mancanze croniche a centrocampo e utilizzato per risalire il campo sulla sinistra, allontanandolo dall’area di rigore. Le responsabilità sono anche dei tre allenatori che si sono succeduti, ma soprattutto di una società che ha di fatto trattato il portoghese come la più grande opportunità di mercato, pensando con eccessiva semplicità che bastasse la sua presenza per vincere la Champions. Non è stata costruita una squadra attorno alla presenza di Ronaldo, non sono stati risolti nodi tecnici tramite interventi sul mercato. Un fallimento che rappresenta esempio più alto e grande di come qualsiasi squadra debba essere costruita e disegnata attorno a una precisa idea di gioco.</p>
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		<title>Allegri e la Juventus malata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 13:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[Udinese]]></category>
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					<description><![CDATA[No, non è semplice. Non è così tutto semplice. La Juventus riparte da un quarto posto raggiunto all&#8217;ultima gara grazie al suicidio del Napoli e al termine di una stagione in cui è stato costruito davvero poco&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>No, non è semplice.</p>



<p>Non è così tutto semplice.</p>



<p>La Juventus riparte da un quarto posto raggiunto all&#8217;ultima gara grazie al suicidio del Napoli e al termine di una stagione in cui è stato costruito davvero poco e ancora meno è rimasto. Il mercato ha portato in dote un centrocampista di valore come Locatelli (<a href="/manuel-locatelli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui la sua scheda</a>) e una giovane speranza quale Kaio Jorge (<a href="/kaio-jorge/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui la sua scheda</a>), ma le aspettative e le attese maggiori sono chiaramente da individuare nel ritorno di Massimiliano Allegri, eletto da Andrea Agnelli per riportare la Juventus alla vittoria superando le difficoltà, il dottore per far guarire la squadra, giudicato dalla società non imputabile per lo stato in cui si trova.</p>



<p>Problemi che si sono presentati alla prima di campionato, così come le amichevoli avevano già palesato una situazione in cui i limiti si toccano con mano. Il pareggio di Udine serve a smontare diversi luoghi comuni degli scorsi anni.</p>



<p>Allegri ama difendere in campo piccolo e attaccare in campo aperto. Nulla di male, è una sua legittima scelta per raggiungere l&#8217;obiettivo e per noi conta solo l&#8217;efficacia dell&#8217;atteggiamento della squadra. Difendersi nella propria trequarti è complicato, non è facile come tanti hanno sostenuto, quando invitavano Sarri e Pirlo ad abbandonare il pressing per chiudersi nella metà campo. Lo devi saper fare, devi mantenere una intensità e una concentrazione che non abbiamo, devi muoverti con le linee con velocità e tempismo, mantenendo lucidità e aggressività. E devi avere gli uomini adatti per poterlo fare: non abbiamo Vidal e Marchisio, Allegri dovrà insegnare a Rabiot e Locatelli come si difende negli spazi stretti, due abituati a difendere correndo in avanti.</p>



<p>No, non basta mettere un difensore in più per vincere le partite. &#8220;Ah, c&#8217;era Allegri, passava a 3 e la portava a casa&#8221;. No, perché devi saperti difendere (vedi sopra) e noi non lo sappiamo ancora fare. All&#8217;Udinese abbiamo concesso, anche dopo il gol iniziale di Dybala, quando la squadra ha voluto abbassarsi con l&#8217;intento di blindarsi e ripartire. Non ci siamo ancora, la difesa posizionale è ancora fragile e persino l&#8217;Udinese è riuscita ad attaccarci con efficacia affrontandoci a difesa schierata. </p>



<p>Attaccare in campo aperto è difficile. Devi avere i riferimenti avanzati e devi avere idea di cosa vuoi fare quando recuperi il pallone. No, non basta affidarsi alle iniziative individuali. La Juventus ha attaccato bene in verticale specialmente nel primo tempo, ha gli uomini per poter attaccare in transizione. I centrocampisti dovranno essere bravi ad aprire il campo e verticalizzare, gli attaccanti e gli esterni a muoversi nello spazio coi tempi giusti. La qualità bianconera è talmente alta che nel secondo tempo, giocato male, è riuscita a colpire due volte il legno e vedersi annullato il gol vittoria per fuorigioco. </p>



<p>La Juventus non possiede elementi per superare il pressing avversario. Abbiamo visto diverse volte giocatori costretti a lanciare nel vuoto la palla, perché non potevano fare altro. Possiamo passare una stagione a spazzarla sempre perché non in grado di usare a nostro favore la pressione avversaria? Lo suggerisce la stessa logica che se ti difendi nella tua metà campo avrai avversari che proveranno a riconquistare il pallone appena perso; dovremo quindi avere gli strumenti per reggere e usare a nostro favore il contro pressing. Mi rifiuto di pensare che Allegri voglia la palla lanciata alla viva il parroco, sempre e comunque. Di certo abbiamo giocatori pigri e discontinui nel dare con costanza appoggi al giocatore al pallone ed è difficile immaginare che questa lacuna possa migliorare con Allegri, proprio per quanto fatto vedere nella sua precedente esperienza bianconera, ma è lecito aspettarsi un ripetersi di quanto di buono fatto vedere nel primo tempo con gli inserimenti delle mezzali, una punta ad attaccare la profondità. </p>



<p>No, non è colpa della costruzione del basso, dei sofismi di Sarri e Pirlo, della rivoluzione culturale portata avanti da Paratici e dei due allenatori. La costruzione è un&#8217;arma scelta da diverse squadre per chiamare il pressing avversario per poi colpirlo alle spalle. Non piace? Ok. Rischioso? Anche. Può essere efficace? Lo è, sì, se fatto bene. Nell&#8217;azione del secondo gol è un retropassaggio eseguito anche malamente da Chiellini dettato da una squadra che non sa cosa fare per superare il pressing se non lanciarla lunga o darla al portiere. Doveva spazzare? Sì, come Evra, ma devi essere lucido per poter fare la scelta giusta. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="960" height="481" src="/wp-content/uploads/2021/08/photo5846055363441440534-3-960x481.jpg" alt="" class="wp-image-19249" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/photo5846055363441440534-3-960x481.jpg 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/photo5846055363441440534-3-595x298.jpg 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/photo5846055363441440534-3-768x385.jpg 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/photo5846055363441440534-3.jpg 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Due opzioni per giocare. De Ligt che si avvicina, apertura su Cuadrado. La terza è palla lunga. Da notare come Bonucci e Chiellini siano fermi e Danilo, seguito a uomo come avvenuto su Ramsey su felice intuizione di Gotti.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="960" height="443" src="/wp-content/uploads/2021/08/coso-960x443.jpg" alt="" class="wp-image-19246" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/coso-960x443.jpg 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/coso-595x274.jpg 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/coso-768x354.jpg 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/coso.jpg 1334w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Qui tutti lontani. Il primo controllo non è felice ed è quello che gli avrebbe permesso di servire in velocità De Ligt, pigro a non abbassarsi (o non invogliato, perché se lo fai e la calci lunga come sopra&#8230;) e solo Danilo in mezzo al campo.</figcaption></figure>



<p>E arriviamo agli episodi. Immagine 1? Prima del gol, la calcia lunga, nessun appoggio vicino (grazie all&#8217;amico Jacopo Azzolini per aver pescato questa situazione). Immagine 2? Sbaglia scelta. Ed è quindi evidente che nulla c&#8217;azzeccano concretezza, capricci, inutili ghirigori. In campo ci vanno i giocatori che devono avere gli strumenti per compiere con lucidità le scelte. L&#8217;obiettivo è quello di tendere a far pesare di meno gli errori dei singoli, a rendere meno pesanti gli episodi, soprattutto quando sei più forte.</p>



<p>&#8220;Il calcio italiano si è evoluto molto in questi 10 anni. Ci si preoccupa di più sulla qualità del gioco. Difendere bene non basta più. Il campionato italiano è un modello positivo in Europa. Si gioca bene.&#8221; Mourinho. Ed è una verità, la Serie A si è impoverita tecnicamente, ma ci sono sempre meno squadre passive e non in grado di produrre occasioni da rete. Il lavoro che spetta ad Allegri è difficile e complicato: dovrà creare la sua identità alla squadra, trasferire certezze ai giocatori, fornire loro strumenti per prendere la scelta coerente con i principi di gioco. Per un allenatore che ha poco di pre organizzato e molto nato sulle connessioni tra i giocatori in grado di riconoscere momenti e situazioni il compito è davvero arduo, perché la rosa della Juventus non è la stessa di 5 anni fa soprattutto a centrocampo. </p>



<p>No, quindi, non è così semplice. </p>
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		<title>Perché di calcio siamo convinti di capirne?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jul 2021 12:01:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Little Bird (Corsa)]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[capirne]]></category>
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					<description><![CDATA[Piccolo sfogo estivo. Vi sarà certamente capitato di vedere una partita di basket in vita vostra (altrimenti chiudete tutto e toglietemi l&#8217;amicizia). Come forse saprete, è il mio sport preferito. Ci ho giocato da piccolo, ho un&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Piccolo sfogo estivo.</p>



<p>Vi sarà certamente capitato di vedere una partita di basket in vita vostra (altrimenti chiudete tutto e toglietemi l&#8217;amicizia). Come forse saprete, è il mio sport preferito. Ci ho giocato da piccolo, ho un papà che è stato arbitro internazionale e vivo in una città – Brindisi &#8211; che è una città di basket. Prendo un attimo in prestito la pallacanestro per fare un discorso un po’ più ampio, anche sul calcio e soprattutto sul nostro approccio verso questo sport che mi lascia spesso perplesso.</p>



<p>Dicevo: sarà capitato sicuramente anche a voi di vedere una bella partita della Nazionale, o della NBA, e di appassionarvi. Magari conoscete le regole, seguite la telecronaca, vi divertite e siete in grado non solo di emozionarvi e fare il tifo, ma anche di riconoscere i vari giocatori. Avrete anche delle opinioni su chi sia più forte di chi. “I Lakers dovrebbero prendere Westbrook!”. “Curry è più forte di Lillard”. “Io non chiamerei Gallinari in Azzurro”. Eccetera.</p>



<p>Non vi definireste “esperti”, ma appassionati sì. Magari avete giocato al campetto qualche volta, o da giovani giocavate nelle juniores della squadra del vostro paese, o ogni tanto avete mollato qualche gomitata nelle Minors o al campetto.</p>



<p>Vado oltre: magari avete padronanza di molti gesti tecnici. Io quando ero “verde” ad esempio sapevo palleggiare, sapevo tirare i liberi, sapevo tirare cadendo all’indietro, fare le penetrazioni con eurostep (non schiacciavo), passaggi dietro la schiena, difendevo piuttosto bene abbassando il culo e facendo gli scivolamenti. Diciamo che in linea di massima non c’è singolo gesto tecnico che non sapevo imitare eseguito da giocatori professionisti. Tranne quelli sopra il ferro. (certo, poi cambia la velocità con cui si eseguono i movimenti e la fisicità dei giocatori, oltre alla costanza, alla perfezione del gesto, eccetera: no, non stavo dicendo di essere bravo quanto un professionista).</p>



<p>È una situazione che avrete sicuramente vissuto anche voi, o che magari vivete ora, con il calcio. Tanti di voi sapranno palleggiare bene. Sapranno tirare le punizioni a giro e se ne vanteranno con gli amici. Sapranno tirare al volo su un cross dal fondo, o fare un dribbling o un trick con la palla. Molti avranno anche giocato in qualche squadra.</p>



<p>Ma tutto questo significa davvero “capirne” di uno sport?</p>



<p>Non necessariamente, no. Anzi, no.</p>



<p>Significa semmai comprenderne alcune cose, alcuni aspetti. Poi, però, a certi livelli le conoscenze personali o le partitelle fatte da ragazzini non bastano più per “leggere” correttamente le gare e capirne la loro complessità.</p>



<p>Ve lo dico perché, pur essendo un appassionato di basket, ad esempio, esistono anche lì (come ovunque) vari livelli di analisi possibile. Vanno da quello superficiale tipo “abbiamo difeso bene” a podcast interi (ogni tanto li seguo) incentrati sull’efficacia o meno del drop coverage piuttosto che del seal coverage sui pick-n-roll effettuati da una squadra rivale in una serie di playoff. Non ho bestemmiato e non era arabo. Magari qualcuno di voi sa pure cosa sia un pick-n-roll (è un gioco “a due” di solito effettuato tra una guardia e un lungo, semplificando), ma un’ora di podcast per studiare le varie letture possibili e gli aggiustamenti su quella specifica situazione di gioco?</p>



<p>Sono livelli diversi di analisi, no? E &#8211; soprattutto &#8211; siamo coscienti che ci sia gente che quello lo fa di mestiere e che da quelle strategie dipendano molte delle sorti di una partita, e quindi spesso di una stagione?</p>



<p>Altro esempio: un conto è guardare le statistiche punti, rimbalzi e assist e tutt’altro conto è parlare di net rating, di players usage, di true shooting, di percentile di efficacia su varie situazioni di gioco specifiche…</p>



<p>Ci rendiamo conto esista un mondo molto più approfondito del &#8220;quanti punti ha segnato Harden?&#8221; e che quei modelli statistici siano altamente specializzati e utilizzati da moltissime squadre per preparare le partite e addirittura per impostare scambi di mercato.</p>



<p>Se vi capitasse di sentir parlare una persona di questi argomenti in maniera così specifica e “avanzata”, non vi verrebbe mai in mente di paragonarvi al suo livello di analisi, no? E soprattutto: non vi verrebbe mai di dire “che ci vuole, il basket è semplice, basta scivolare sulle gambe e si difende contro chiunque in ogni situazione!”. Non vi verrebbe mai in mente di dire “tutte chiacchiere, basta passare la palla a LeBron James e ci pensa lui”. Non direste mai “cazzocivuole, se hai i giocatori forti ci pensano loro, dai palla a loro e ti segnano”. O &#8220;l&#8217;unica statistica che conta è quella sui rimbalzi!&#8221;. Perché c’è un livello di studio, analisi, preparazione e aggiustamenti tale nelle partite, specie ad alto livello, da sembrare a volte gare di scacchi, altro che “semplice”. Fosse tutto semplice, allenatori, collaboratori tecnici, statistici e analisti non guadagnerebbero quello che guadagnano e non esisterebbero nemmeno, starebbero al mare.</p>



<p>La domanda è: perché, invece, col calcio pensiamo che sia diverso e che le analisi calcistiche siano di un solo livello, quello “base”, e che chiunque provi ad andare oltre sia necessariamente un “nerd”, un “segaiolo”, un “complicatore”, uno che vuole rendere difficile uno sport semplice? Perché c’è spesso un rifiuto e chi studia, legge, si informa, fa corsi di match analyst, di scouting, di statistiche eccetera viene quasi demonizzato, invece di sortire l’effetto opposto e di farci capire come non ci sia nulla evidentemente di “semplice”? (come siamo disposti ad ammettere per altri sport)</p>



<p>Solo perché da giovani abbiamo dato (io no) 4 calci ad un pallone? Sono sufficienti per “capire” davvero uno sport? Per cambiare esempio: basta saper guidare bene un&#8217;auto per capirne di Formula 1? Fateci caso: di calcio, siamo disposti a discutere dicendo la nostra davanti a chiunque e spesso siamo davvero convinti di poter fare meglio di un allenatore o di un direttore sportivo.</p>



<p>Ma da cosa deriva questo approccio così superficiale? È una domanda, questa, che mi sono posto per l’ennesima volta leggendo <a href="https://www.ultimouomo.com/europeo-italia-visto-dentro-intervista-antonio-gagliardi-analista-europei/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’intervista di Gagliardi a UltimoUomo</a>, nella quale parla ad un certo punto di Italia-Belgio e della gara di Chiellini. La lettura “media” standard da social di quella partita è stata “Chiellini si è messo in tasca Lukaku” e meme a corredo. Che è parzialmente vero, non fraintendetemi, e i meme erano divertentissimi, ma che è appunto un’analisi di livello 1, livello social. O “il Belgio non ha toccato palla”. O “siamo stati bravi a centrocampo”.</p>



<p>Poi senti Gagliardi e ti spiega come abbia studiato il movimento di Delaney (centrocampista della Danimarca) che allargandosi portava fuori zona Tielemans e creava un varco centrale per attaccare il Belgio e metterli in difficoltà con un movimento che si sposava bene con la filosofia di Mancini e le caratteristiche specifiche di Verratti e Barella).</p>



<p>Poi senti come Mancini e staff abbiano pensato ad un sistema di pressing con i tre attaccanti dell’Italia altissimi sui 3 uomini in impostazione del Belgio e Spinazzola e Di Lorenzo altissimi a uscire forte sui quinti (gli esterni) avversari per impedire una costruzione efficace dal basso. E varie scalate a corredo, e la squadra alta, le marcature preventive… Il tutto ha portato l&#8217;Italia a recuperare tantissimi palloni alti e non ha quasi mai messo Chiellini in situazione di 1vs1 pericoloso con Lukaku (poi certo, quelle 2-3 volte che è successo, Giorgio magari ha fatto King Kong).</p>



<p>Cioè l’analisi non può essere “Chiellini è più forte” e basta, e non può bastare il solo averlo negli 11 per annullare sempre e a prescindere Lukaku. Anche perché due mesi fa, in un Juve-Inter di campionato, con caratteristiche e preparazione della gara differente, Chiellini aveva faticato contro il belga ed era scoppiato fisicamente nella ripresa nella quale finiva letteralmente per aggrapparsi e usare le mani per cercare di tenere la marcatura, in maniera persino goffa. Non King Kong, ma un vecchietto pronto per la pensione e le stampelle. Sempre Chiellini era. Sempre Lukaku era. Ma il livello di analisi di quelle partite è ciò che ti fa capire perché una situazione tattica abbia funzionato e un’altra no e perché una prestazione individuale sia stata eccellente in un caso e attorno alla sufficienza nell&#8217;altra. E quanto quella prestazione individuale sia dipesa da contesti di squadra. Non è “solo” casualità o &#8220;individualità&#8221;.</p>



<p>Il fatto che ci sia un rifiuto così netto da parte di tanti appassionati di calcio di approfondire questi temi, che per me invece sono bellissimi e molto stimolanti (non a caso, proprio non essendo un match analyst o un allenatore o un ex giocatore di livello, o un preparatore atletico, o un medico dello sport, eccetera, amo circondarmi da queste persone), la trovo un’anomalia incomprensibile. Le resistenze che si trovano soprattutto nel nostro paese verso le analisi e gli approfondimenti in generale, per argomenti anche più importanti di quello calcistico, sono un freno anche culturale dal quale prima o poi spero ci libereremo.</p>



<p>P.S. Prima che qualcuno (già so) commenti sarcasticamente: no, non era affatto un articolo autoreferenziale, anzi elenco per tutto il tempo i miei limiti di comprensione, tra l&#8217;altro mai negati. Ad AterAlbus non siamo &#8220;professionisti&#8221; del livello di chi allena o fa il tattico o l&#8217;analista in Serie A (&#8220;esistono le categorie&#8221;, direbbe qualcuno) e alla Juventus ancora più in particolare. Non necessariamente azzecchiamo le analisi (o saremmo pagati per farlo) e si può tranquillamente pensarla diversamente. Siamo un gruppo di amici che, da appassionati di calcio e non professionisti ai massimi livelli, cercano di leggere, studiare, analizzare e aumentare le nostre (e l&#8217;obiettivo sarebbe anche le vostre) capacità di comprensione di ciò che avviene in campo. Ci si prova. Ci si sforza. Si parte proprio dalla convinzione 1) di non saperne abbastanza, 2) che serva approfondire, studiare, confrontarsi (da qui le chat e le voice chat) 3) che i professionisti siano bravi, preparati e che non ci sia quasi nulla di semplice o banale come si vuol far credere davanti ad una pizza e una birra con gli amici o spesso persino in alcuni giornali e trasmissioni tv.</p>



<p>Curiosità e studio. Vi si aprirà un mondo, se gli date una chance.</p>
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		<title>L&#8217;Italia di Mancini mette al centro i giocatori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 07:06:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[Europeo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mancini]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo campioni d&#8217;Europa. Grazie Roberto Mancini, grazie ragazzi. Come spesso affermava e sostiene un suo predecessore, Antonio Conte, ricordiamoci da dove arriviamo, da una clamorosa qualificazione ai Mondiali 2018 mancata, cioè dal punto più basso della storia&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Siamo campioni d&#8217;Europa.</p>



<p>Grazie Roberto Mancini, grazie ragazzi.</p>



<p>Come spesso affermava e sostiene un suo predecessore, Antonio Conte, ricordiamoci da dove arriviamo, da una clamorosa qualificazione ai Mondiali 2018 mancata, cioè dal punto più basso della storia recente del nostro calcio.</p>



<p>Mancini, che come allenatore di club non aveva francamente impressionato, è con pieno merito nella storia dell&#8217;Italia del pallone, centrando record su record, macinando una lunga serie di risultati utili.</p>



<p>Dalla depressione arriviamo all&#8217;entusiasmo di questi giorni. In mezzo un grandissimo lavoro svolto dal ct e dal suo competente e ricco staff. Vi ricordate una delle prime mosse di Mancini? La convocazione di Zaniolo, un ragazzo che non aveva ancora fatto il proprio esordio nel calcio dei grandi. Ha cercato il talento ovunque, dando una opportunità a molti, aprendo le porte di Coverciano, richiamando poi chi meritava di far parte della Nazionale.</p>



<p>La sua Nazionale è la dimostrazione dell&#8217;efficacia di una organizzazione condivisa. Siamo una squadra fortissimi, una squadra in cui si vedono e toccano i principi di gioco del calcio moderno, uniti alla consapevolezza che una squadra matura e vincente è in grado di gestire i diversi momenti di una partita. </p>



<p>Non c&#8217;è alcuna contrapposizione tra il giocare bene e vincere. Non esiste una dicotomia tra divertirsi e godere per una vittoria. Giochismo e risultatismo sono etichette in cui si muovono anche i diretti protagonisti per cercare il consenso del proprio pubblico. L&#8217;Italia è un orologio curato nei minimi particolari, basato sulla qualità dei diretti protagonisti. I giocatori sono al centro, dalle loro caratteristiche si deve partire. Mancini può fare questo calcio perché ha Verratti-Jorginho-Locatelli-Pellegrini-Sensi-Barella-Zaniolo in mezzo al campo, ha Bonucci e Chiellini con Donnarumma, Spinazzola e Chiesa sulle fasce. Li ha scelti lui, alcuni li ha valorizzati credendoci per primo. Tutti sono convinti di poter giocare e vincere seguendo le idee del proprio allenatore. </p>



<p>Non esiste un modo giusto di vincere. Non esiste la vittoria giusta per 1-0, non esiste quella per 4-3. Contano la progettazione, la sapienza e la competenza, la condivisione delle proprie idee e la convinzione totale in quello che si fa. Ancora nel 2021 siamo convinti che si vinca solo con la difesa e col contropiede? Ancora convinti che si vinca solo tenendo il pallone? Il calcio giocato ha mille sfumature: devi saper dettare il tuo contesto ideale, lavorando incredibilmente su quello che fai, adattandoti agli avversari e ai momenti della partita. Devi saper costruire dal basso, superare il pressing rivale, recuperare palla e attaccare in campo aperto, difendere in transizione, soffrire quando sei chiuso nella tua metà campo, pressare in maniera efficacia. </p>



<p>Non esiste quindi un modo di giocare superiore. Ed è stupendo vedere Bonucci e Chiellini, leggendaria coppia difensiva, saper giocare in tutti i modi, credendo enormemente in quello che stavano facendo, perché al centro del villaggio non ci sta solo Chiesa, ma ci stanno sempre i giocatori. Ed è il grande merito, e la lezione principale di Mancini: è andato a cercarli, a prenderli, ha costruito l&#8217;abito adatto sulla base delle loro caratteristiche. </p>
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		<title>Critiche a Sarri, da uno che lo reputa bravo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2021 12:09:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Little Bird (Corsa)]]></category>
		<category><![CDATA[Criscitiello]]></category>
		<category><![CDATA[Pedullà]]></category>
		<category><![CDATA[Sarri]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho sentito l&#8217;intervista esclusiva a Sportitalia di ieri sera. Ci ho trovato alcuni spunti interessanti dei quali vorrei discutere, ma soprattutto vorrei cogliere l&#8217;opportunità di muovergli qualche critica approfittando delle sue prime dichiarazioni post-esonero. Vorrei farlo proprio&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ho sentito l&#8217;intervista esclusiva a Sportitalia di ieri sera. Ci ho trovato alcuni spunti interessanti dei quali vorrei discutere, ma soprattutto vorrei cogliere l&#8217;opportunità di muovergli qualche critica approfittando delle sue prime dichiarazioni post-esonero. Vorrei farlo proprio perché, a differenza di altri, non lo odio, non lo ripudio, non lo schifo e anzi lo reputo un buon allenatore.</p>



<p>Partiamo dalla dichiarazione più forte rilasciata, quella della &#8220;scelta&#8221; fatta già ad ottobre. Cosa non mi ha convinto, col senno di poi, della versione ma soprattutto del suo comportamento? Il fatto che, contrariamente a quanto sostenuto, messo dinanzi al dover effettuare una scelta, in realtà non abbia davvero scelto. Mi spiego meglio. Se vedi che i tuoi metodi sono rigettati dal gruppo o dai leader del gruppo, se vedi che non sei accolto bene dalla squadra o che la squadra fa fatica a giocare come vuoi tu, o che rovini i rapporti con una persona in particolare e da quel momento ti diventa difficilissimo interfacciarti con mezzo spogliatoio, le scelte &#8220;vere&#8221; che hai a disposizione e che me lo avrebbero fatto apprezzare, proprio da suo estimatore, sarebbero state tre:</p>



<p>1) Cambi. Intendo cambi tu, non un modulo. Reagisci. Ti adatti. Adattarsi non vuol dire far fare cose alle quali tu per primo non credi, prendendo in giro te stesso, i tuoi tifosi e la squadra. Perché così non ti diverti (cit.) a fare il tuo lavoro, la vivi tu per primo come una sconfitta o un anno perso, alleni senza entusiasmo e senza fare davvero nulla per restare un ciclo intero. Poi è anche abbastanza normale i tifosi (che nel suo caso doveva conquistare) non si appassionino a te e la società decida di cambiarti. In altre parole, se davvero vuoi restare alla Juve, provi a starci giocandoti la partita con le regole della Juve. Se non le puoi cambiare, le fai tue. Provi ad un certo punto a dire alla squadra che hai capito chi hai davanti, hai capito che certe tue idee non stanno funzionando o non piacciono, che per questa rosa sia più facile fare un altro tipo di calcio visto che lo fa da anni, e cambi. Aggiungo: se c’è gente che nella Juve conta più di altri, ti appoggi a lui, non gli fai la guerra. Tanto la guerra la perdi, è assodato. Dimostri di essere un allenatore non integralista, ma anche aperto a cambiare, a plasmare il proprio lavoro a seconda dei contesti, <strong>non soltanto tattici</strong>. Provi, ma con lo spirito propositivo di chi è disposto a rimettersi in gioco e ad imparare qualcosa da chi ha vinto prima di te e ha idee e metodi diversi, a farli anche solo <strong>parzialmente </strong>tuoi. Non è quello che sognavi di fare? Sicuro. Ad oggi, infatti, la domanda delle domande resta “Ma che cavolo è passato per la testa a lui e alla società?”. Non è quello che ti avevano garantito? Può essere, ci credo. Ma, appunto, se vuoi dimostrare di poter allenare nonostante tutto la Juve, che tantissimi credevano tu non potessi allenare proprio per questi motivi, e non hai il supporto totale che serve per fare a modo tuo, questa è un&#8217;opzione percorribile. Per una volta, usi questa esperienza diversa da quella che speravi comunque per plasmare il tuo gioco e anche te stesso attorno alla Juve e ai metodi della Juve. Un compromesso? Certo, enorme, faticoso, che va contro a tutto quello in cui crede. Ma oh, se volevi una rivincita, passava anche da questo. E soprattutto, se poi un compromesso lo accetti, integrale o parziale che sia, poi basta chiacchiere. Quello è, lo difendi, ci credi, non lo rinfacci, non mostri insofferenza, non parli di &#8220;squadra inallenabile&#8221;, ti mostri entusiasta e non come un impiegato che pensa solo a fare il suo turno di lavoro e poi sticazzi del resto (“se vogliono questo, cazzofrega a me, questo faccio!”. Non un grande spot per il rinnovo).</p>



<p>2) Scelta opposta: ti dimetti. Ci hai provato, non ha funzionato, ne prendi atto, ma non ti &#8220;svendi&#8221; o non svendi le tue idee davanti a nulla. È un po&#8217; l&#8217;opposto dello scenario 1, ma che gli vuoi dire a uno che si dimette perché non può fare quello che ama fare, a modo suo? Lo saluti, stretta di mano, è stato un errore reciproco, guardiamo avanti. Unico handicap: dovresti rinunciare a tanti soldi e non lo fa nessuno. Quindi è un&#8217;opzione che metto perché tecnicamente esiste, ma non è realistica e non mi sento di rinfacciargliela. Io non avrei rinunciato a tanti soldi. E nemmeno voi.</p>



<p>3) Continui con la tua idea di calcio. A costo di schierare i ragazzi della U23. Non va bene? Ti devono cacciare. Tu quello sei, lo sapevano. Ti devono licenziare loro. C&#8217;è qualcuno che rema contro o non ti dà il massimo in partita o in allenamento? Lo mandi in tribuna. Vai in conferenza e spieghi: &#8220;L&#8217;ho mandato in tribuna perché non mi sta dando quello che mi aspettavo da lui&#8221;. Però fai quello che ritieni giusto fare, non il compromesso che ti rende triste e al quale non credi nemmeno tu, e che non ti entusiasma e non ti fa trasmettere a tua volta entusiasmo (questa parola ritorna, non a caso). Ovviamente, come dice Sarri stesso nell&#8217;intervista, sarebbe durato 20 giorni. E pazienza. Ti cacciavano, ti pagavano (il che rende questa opzione meno irrealistica della precedente), ma tu restavi te stesso. Non adatto ad allenare la Juve? &#8220;Peggio per la Juve!&#8221;, potevi dire. Anche qui, che gli vuoi dire a uno che si comporta così? Lo sapevi, lo hai preso per fargli fare il suo gioco, se non riesce a farlo o qualcuno gli rema conto, tu società puoi scegliere se segare i ribelli, o segare l&#8217;allenatore. E scegli (di segare l’allenatore, ovviamente).</p>



<p>Sono tre scelte che avrei trovato incontestabili. La prima l’avrei trovata sorprendente e avrebbe fatto totalmente cambiare il mio giudizio su Sarri. La seconda come detto la scartiamo. La terza sarebbe stata quella che probabilmente mi sarei aspettato.</p>



<p>La sua, invece, è stata un ibrido. È stata un &#8220;compromesso&#8221;, ma più per portarla a termine e vincere un trofeo, eventualmente da esporre in salotto e usare a vita contro i suoi <em>hater </em>(juventini, quasi tutti), che un compromesso &#8220;per restare&#8221; davvero e completare il suo ciclo di lavoro. Probabilmente, non voleva restarci nemmeno lui, un altro anno. E questo mi porta a ritenerlo altrettanto responsabile del fallimento del rapporto tra lui e la Juventus.</p>



<p>Il compito che Paratici gli aveva affidato non era facile. Arriverei a dire che era chiamato a fare la storia. Della Juve, ovviamente. Vincere e giocare in un certo modo, stravolgendo totalmente quello che si era fatto per vincere fino a quel momento. Difesa da uomo a zona, baricentro da basso ad alto, difensori da stretti dentro l&#8217;area a metà campo con praterie alle spalle, gioco da attendista o di controllo per lunghi tratti della partita, a gioco sempre ad un tocco, intensità da controllata e a &#8220;scariche&#8221;, a costante e sempre elevata, Ronaldo chiamato a giocare centrale e vicino a Dybala… Era una rivoluzione copernicana, non un cambiamento. Il tutto, da realizzarsi vincendo ogni singolo trofeo, Supercoppa inclusa. Con un gruppo bocciato da Allegri, pieno di giocatori ben oltre il prime e, per quanto potessimo analizzare “sulla carta”, incompatibili con il suo calcio. E in tutto questo doveva ANCHE conquistare il cuore dei tifosi, che fino a un paio di anni prima lo insultavano e lo consideravano il nemico numero uno. Se non siamo vicini ai 4,8 punti di coefficiente di difficoltà di un quadruplo salto mortale e mezzo carpiato, poco ci manca.</p>



<p>Proprio per questo, il fatto che senza crederci, snaturandosi, soffrendo e rinfacciandolo abbia portato a casa &#8220;solo&#8221; uno Scudetto, pur concordando con lui che sia stato sottovalutato, non lo esime da critiche o responsabilità. Dico &#8220;solo&#8221; non in senso &#8220;quantitativo&#8221;, ma nel senso che a tutto il resto della sfida abbia deciso di rinunciare già da subito, portando a casa un buon tuffo ma con coefficiente dimezzato. Sempre buon tufffo resta. Ma non è &#8220;quel&#8221; tuffo.</p>



<p>E che non fosse &#8220;quel&#8221; tuffo glielo si legge proprio in faccia. Glielo si legge dal fatto che probabilmente non gli sia rimasto nulla di questa esperienza, che non salvi quasi nulla. Che pianga quando gli si nomina il Napoli e rimpianga genuinamente il Chelsea. Il primo che non è contento e che ha vissuto come una parentesi sbagliata l&#8217;esperienza juventina, è proprio lui. Lui che continua a sostenere che &#8220;giocare male&#8221; non serva a vincere e che &#8220;se ti diverti, fai divertire e vinci&#8221;. E che però ci viene a parlare di patteggiamenti per vincere. Ma come, Maurizio! Allora è vero!</p>



<p>Da te ci si aspettava, o quantomeno mi aspettavo, che riuscissi a dimostrare il contrario (ne resto convinto, tra parentesi). O che quantomeno ci provassi. Abbiam preso un rivoluzionario che doveva portarci verso una nuova era, e ci siam ritrovato uno che non solo non ha rivoluzionato niente, ma che va in corto circuito diviso tra il rinfacciare l’impossibilità di fare il suo calcio, e la necessità di accettare i compromessi, che ha sempre combattuto, per vincere. Senza entusiasmo e senza divertirsi.</p>



<p>Per passare per un martire, devi prima morire. Se ti nascondi o ti pari il culo, non ti giudico (a chi piace morire, o rimetterci soldi, o subire?), ma non ti rimpiango nemmeno. Rimpiango l&#8217;occasione persa, quella sì.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Non è l&#8217;aver cambiato, ma come</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 08:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Little Bird (Corsa)]]></category>
		<category><![CDATA[belgiuochismo]]></category>
		<category><![CDATA[citazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Ogni volta che un progetto fallisce, scatta la caccia al colpevole. Il problema, di solito, è trovare quello giusto. Ho letto tanti post a caldo e analisi che, a mio parere (e ve lo argomenterò come sempre),&#46;&#46;&#46;]]></description>
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<p>Ogni volta che un progetto fallisce, scatta la caccia al colpevole. Il problema, di solito, è trovare quello giusto.</p>



<p>Ho letto tanti post a caldo e analisi che, a mio parere (e ve lo argomenterò come sempre), hanno preso palo: “colpa del belgiuochismo”. O, associato ad esso, &#8220;colpa di chi chiedeva il belgiuochismo&#8221;.</p>



<p>Parto dalla premessa che, al di là di quanto possa dire chi ama fare disinformazione (bloccateli, silenziateli: leggete e ascoltate usando la vostra testa e interagite direttamente con noi nelle chat), quel termine qui su AterAlbus è bandito da sempre, così come “l’adanismo” e tutto ciò che a queste due <em>parolacce </em>viene associato.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Ah, giusto perché c&#8217;è qualcuno che mi fa passare per &#8220;adanista&#8221; a giorni alterni. A me Adani non piace. Lo trovo spocchioso, caricaturalmente enfatico, ripetitivamente ampolloso e ridondante.</p></blockquote>



<p>Questo <a aria-label="l&#039;ho twittato (opens in a new tab)" href="https://twitter.com/AntonioCorsa/status/1390745255843188743" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">l&#8217;ho twittato</a> giusto 3 giorni fa.</p>



<p>Vado di citazioni perché è il modo più semplice e diretto per ricordare dei concetti già usati e ribaditi più volte. Ad esempio: facendo seguito a decine di podcast e articoli nei quali avevamo trattato l&#8217;argomento, il 27 novembre 2019, in piena epoca Sarri, <a aria-label="scrivevo (opens in a new tab)" href="https://www.antoniocorsa.it/il-manifesto-risultatista-di-ateralbus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">scrivevo</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Innanzitutto, non siamo mai stati&nbsp;<em>belgiuochisti</em>. A noi, dello&nbsp;<em>“spettacolo”</em>&nbsp;non ce n’è mai importato nulla, almeno<strong>&nbsp;</strong>nelle<strong> </strong>nostre analisi calcistiche.</p></blockquote>



<p>Le nostre stelle polari sono sempre state altre.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Abbiamo scelto di basare le nostre analisi su due princìpi. Il primo è&nbsp;<strong>il principio dell’efficacia</strong>. Ogni allenatore allena come meglio ritene opportuno: Allegri ha i suoi princìpi ed il suo credo, Sarri il suo, Del Neri il suo e via dicendo. Il calcio espresso, per noi, non è interessante se valutato secondo i personali canoni di “bellezza” o secondo gusti estetici, ma tenendo conto dell’efficacia prodotta dal mix dei desiderata dell’allenatore, delle caratteristiche dei giocatori e della capacità della squadra di recepire le indicazioni tattiche.</p></blockquote>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Il secondo è&nbsp;<strong>il principio del risultatismo</strong>, da sempre un nostro faro nel mare dei giudizi. Come si fa a giudicare se un modo di giocare dell’allenatore e della squadra sia efficace o meno? Basandosi appunto sui risultati. Alla Juventus, tutto il lavoro settimanale e stagionale deve essere finalizzato alla vittoria dei trofei. È l’obiettivo societario ed è perciò su quello che andrebbe giudicato il lavoro dello staff tecnico e della dirigenza stessa.</p></blockquote>



<p>Questo, e ve l&#8217;ho citato espressamente perché meglio non riusciamo a dirlo, è quello che scriviamo e pensiamo, quindi diffidate da chi o non lo capisce (anche se mi pare chiaro), o vuole semplicemente guadagnarsi i suoi 10 minuti di notorietà acchiappando qualche like.</p>



<p>Noi si valuta il calcio secondo questi parametri, carta canta. A volte ci prendiamo, a volte no, come tutti, ma del calcio &#8220;bello&#8221; non ce n&#8217;è mai importato nulla. Ci importa capire se un particolare tipo di calcio possa portare o meno a sfruttare al massimo il valore della rosa e portare ai risultati: ci importa <a href="/differenza-giocare-bene-bel-gioco/" target="_blank" aria-label="giocare bene, non fare bel gioco (opens in a new tab)" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">giocare bene, non fare bel gioco</a>. Con i limiti che riconosciamo e ci riconosciamo essendo dei &#8220;guardoni&#8221; che osservano le cose da fuori.</p>



<p>Cito ancora <a aria-label="un mio articolo (opens in a new tab)" href="/bagno-di-umilta-e-asticelle/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">un mio articolo</a> del 9 agosto scorso post esonero di Sarri.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>alla fine sono emersi prepotenti tutti i limiti, che già conoscevamo, di una valutazione analitica del calcio. Si possono fare mille grafici, raccogliere mille dati, parlare di tattica e di movimenti in campo, di errori individuali, di meccanismi, di uscita dal pressing, di baricentro e cose simili. E ritengo ancora sia corretto analizzare il calcio così, non avendo altri elementi a disposizione.</p><p>Però poi, alla fine, trattandosi comunque della gestione non solo sportiva di un gruppo di lavoro, ma anche umana, ci sono una serie di situazioni e di rapporti che si vengono a creare che finiscono per rendere più o meno “vivibile” il clima nel “segreto” degli spogliatoi e del campo di allenamento.</p><p>Quelli non si possono analizzare dall’esterno.</p></blockquote>



<p>Consapevoli di ciò, abbiamo continuato a raccontarvi la stagione con gli stessi strumenti e la stessa impostazione di sempre. Con coerenza. Dando la parola dal campo e argomentando quelle che sono solo opinioni e non verità. Vado anche qui di citazione, <a aria-label="del 26 marzo scorso (opens in a new tab)" href="/cose-unanalisi-tattica-e-perche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">del 26 marzo scorso</a>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Tutti noi, quando vi proponiamo queste analisi attingendo da esperienze personali o studi specifici, lo facciamo consapevoli che l’analisi tattica, che rimane solo tattica, è la visione personale di un evento. E che, in quanto tale, si può essere d’accordo o meno. E ci sono analisi più convincenti e analisi meno convincenti. Non solo quindi non la si vuole e non la si può spiegare a Pirlo e al suo staff (come detto e lo ripeto, lo scopo “didattico” è quello di cercare di capire noi per primi in cosa dovrebbe migliorare la squadra che commentiamo per passione),&nbsp;ma non si vuole nemmeno spiegarla a voi.</p></blockquote>



<p>Già, le analisi. Mentre in tanti ci scrivevate &#8220;perché continuate a fare analisi tattiche? E&#8217; colpa di x, y, z&#8230;&#8221; (ogni volta una scusa diversa), noi evidenziavamo degli errori di lettura di Pirlo che prescindevano da infortuni o scuse varie. E li mettevamo nero su bianco, come <a aria-label="nel mio articolo (opens in a new tab)" href="/diciamoci-la-verita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">nel mio articolo</a> del 18 gennaio che faceva un sunto del 2020 (!) di Pirlo. Ora che la rosa è tutta a disposizione e si ha una settimana per preparare le partite, vi ritrovate negli errori che avevamo individuato? Vi ritrovate nelle analisi tattiche che hanno evidenziato durante l&#8217;anno SEMPRE GLI STESSI ERRORI? Ecco a cosa servivano ed ecco perché continuiamo ad avere questa impostazione. Su questo ci piacerebbe fosse giudicato il nostro progetto.</p>



<p>Ad ogni modo, chiarito questo, e scusatemi ma ogni tanto serve tornare su queste cose per non far passare concetti sbagliati e per smentire bugie che vengono dette e scritte (anche sul nostro conto), veniamo al punto.</p>



<p>Qualcuno, sbagliando, ha pensato che fossimo belgiuochisti (e abbiamo già visto che&#8230; palo, rimandiamo al mittente), ma &#8211; errore ancora più grave &#8211; ha pensato che ci andasse bene (e, per un misterioso parallelismo, andasse di conseguenza bene anche ad Andrea Agnelli), il primo &#8220;nerd&#8221; (termine che un po&#8217; ha stancato, diciamolo) a caso, basta che studiasse l&#8217;AZ e Hiddink e leggesse libri di tattica.</p>



<p>Non è vero, ovviamente, nemmeno questo.</p>



<p>Così scriveva Andrea Lapegna lo scorso 10 agosto:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Per me Pirlo è un no, ma non si tratta di un giudizio sul Pirlo persona né tanto meno sul Pirlo allenatore (e chi lo conosce?). Pirlo non ha mai condotto un allenamento, non ha mai diretto una squadra, non si è mai seduto in panchina: diventa difficile esprimere un’opinione su di lui senza fatti a supporto, e già questo è un macigno enorme nel valutare la scelta. E anche se non vogliamo prendercela con l’assoluta mancanza di esperienza, per me Pirlo è un no soprattutto per la situazione in cui arriva: in una squadra che è un puzzle, in uno spogliatoio forse diviso, in una società senza idee, senza soldi per soddisfare le necessità di rosa, senza progetti tecnici, con magniloquenti obiettivi sportivi ma senza strumenti per conseguirli.</p></blockquote>



<p>Così Massimo Maccarrone:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>la Juve nel corso della stagione ha mostrato una scarsa attitudine a giocare un calcio di sistema, fatto di pressing e contropressing, è stato molto difficile fare il reset per Sarri, troppi giocatori abituati a un calcio diverso, di ritmo lento, stantio, il vero reset sarebbe possibile solo con un profondo rinnovamento della rosa, cosa che per la Juve oggi è molto difficile.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p> I dubbi sono ancora più forti se il calcio che vuole proporre è quello che dice vorrebbe fare, un calcio di posizione, con uscita dal basso elaborata e possesso finalizzato alla segnatura, a queste cose arrivi dopo anni e di tempo alla Juve, non ce n’è.</p></blockquote>



<p>Insomma: un allenatore può allenare come meglio preferisce e secondo i propri gusti e le proprie convinzioni, ma – se decide di provare un calcio “difficile” (e Pirlo ha voluto fare un calcio dannatamente difficile) – a maggior ragione dovrebbe farlo dopo aver accumulato esperienza, dopo aver completato un percorso di crescita e maturazione professionale e poi, solo poi, eventualmente, misurandosi in un club come la Juventus. Perchè il calcio non è semplice e l&#8217;allenatore conta molto, secondo noi.</p>



<p>Finisco col chiarire anche l&#8217;ultimo equivoco, su Allegri. Anche questo è scritto. Ognuno di noi a suo tempo prese una posizione personale nei confronti della sua situazione (rinnovo o cambio?). Io, ad esempio, <a aria-label="ho sempre sostenuto questo (opens in a new tab)" href="https://www.antoniocorsa.it/il-manifesto-risultatista-di-ateralbus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">ho sempre sostenuto questo</a>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Allora, ribadendo l’idea espressa prima ovvero che del&nbsp;<em>belgiuoco&nbsp;</em>non ce ne sia mai importato nulla, è stato altro. Mi sono convinto, anche e soprattutto&nbsp;ascoltando Allegri<strong>&nbsp;</strong>nelle varie interviste, di come fosse arrivato al capolinea. È un fatto di&nbsp;<em>sensazioni</em>, ovviamente, non vivendo la Juve dall’interno e non avendo il punto di vista di Andrea Agnelli (&#8230;). Ho visto Allegri stressato, in difficoltà emotiva, che analizzava male le partite (magari trollava, ma insomma…). Ho percepito (di nuovo:&nbsp;<em>sensazioni</em>) come qualcosa si fosse probabilmente rotto nello spogliatoio e, in effetti, in un paio di dichiarazioni era proprio Allegri che era arrivato se vogliamo a “sfiduciare” questo gruppo dicendo che lo avrebbe cambiato per continuare a vincere, fosse rimasto. E alcuni giocatori, di ritorno, non sembravano (più) entusiasti di lui. Per me, semplicemente, cinque anni sono tanti. E Allegri, che era in scadenza, non andava solo confermato, ma rinnovato per almeno altri 2-3 anni. No, per me era un no.</p></blockquote>



<p>Come vedete, nessun riferimento ad un &#8220;calcio europeo&#8221;, men che meno al belgiuoco. Non ve n&#8217;è traccia all&#8217;interno dei nostri <strong>spazi ufficiali targati AterAlbus</strong> (sito, podcast, chat): abbiamo sempre e solo parlato di efficacia del gioco e di come servisse trovare il modo migliore per contrastare quei club che, unendo intensità e qualità, stavano facendo emergere un modo di giocare che necessitava di risposte adeguate (guardate alla posizione in classifica dell&#8217;Atalanta).</p>



<p>La si può pensare diversamente? Certo, ovviamente sì. Così come la si può pensare diversamente da Allegri su alcuni concetti da lui espressi in varie interviste dal 2019 ad oggi. Sono opinioni, le nostre sempre eloquentemente motivate (poi si può essere d&#8217;accordo o meno).</p>



<p>Si può pensare che sia stato un errore aver cercato di intraprendere un percorso di cambiamento verso un modo di giocare diverso? No. Per me (opinione), no. Non necessariamente. Anzi, sarebbe un peccato farlo. Non è l&#8217;idea in generale di voler cambiare che è stata un errore. È il &#8220;come&#8221; lo si è fatto che è stato sbagliato. Noi, anche su questo, abbiamo più volte manifestato le nostre perplessità verso un progetto che pareva sbagliato proprio per le incoerenze e le scelte di programmazione e mercato non felici.</p>



<p>Insomma: non banalizziamo, ancora una volta, concetti complessi e dinamiche difficili con spot e slogan, o con una caccia alle streghe peraltro sbagliata. Sono stati commessi degli errori più volte esaminati, e &#8211; se proprio vogliamo trovare un colpevole o, meglio ancora, qualcosa su cui riflettere per ripartire, devono essere quegli errori. <a aria-label="Questi (opens in a new tab)" href="/diciamoci-la-verita-2-sulla-dirigenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" class="rank-math-link">Questi</a>.</p>



<p>Si poteva fare meglio. Si doveva fare meglio. Si può ancora rifare meglio, volendo. Non ci pregiudichiamo a priori l&#8217;opportunità di farlo pensando sia stato voler cambiare il problema.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Come ripartire dopo il crollo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 07:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'uomo della Terra (Terruzzi)]]></category>
		<category><![CDATA[Agnelli]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi anni ci siamo spesso domandati come sarebbe potuto terminare il ciclo della Juventus. Sbagliando scelte è la risposta. Trovo personalmente più interessante cercare di capire perché si è arrivati ad avere la rosa più costosa,&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni ci siamo spesso domandati come sarebbe potuto terminare il ciclo della Juventus. Sbagliando scelte è la risposta.</p>



<p><br>Trovo personalmente più interessante cercare di capire perché si è arrivati ad avere la rosa più costosa, a essere indebitati e a essere quinti in classifica a tre partite dalla fine del campionato.</p>



<p><br>La squadra che vediamo in campo è l’immagine dell’allenatore. Pirlo è in confusione, non ci sta capendo granché, continua a cambiare formazione alla ricerca di una quadratura magica. La confusione, il caos, la mancanza d’organizzazione vengono avvertite dai giocatori i quali sono rassegnati alla situazione, tanto da festeggiare con incredulità e incredibile gioia un gol di Cristiano Ronaldo all’Udinese quasi come se fosse stata una rete valida per la qualificazione in finale di Champions.</p>



<p>E invece no… siamo bloccati. Inermi. Come domenica contro il Milan, come la domenica prima nel gol preso su punizione. Pirlo che non effettua alcun cambio, con la prima sostituzione va a creare ulteriore confusione in mezzo al campo proponendo una coppia non accettabile come quella formata da McKennie e Rabiot, mette Dybala sul 2-0. Come si può pensare di continuare con un allenatore che si è dimostrato inesperto, non capace, con idee ma senza metodo?</p>



<p><br>Si può continuare se sei rassegnato anche tu e/o sei convinto che i responsabili ultimi siano i giocatori, non adatti. Che è il pensiero di Pirlo il quale si difende accusando, dice che aveva in mente altro, ma che è si dovuto adattare, non sapendo, o dimenticandosi, che qualsiasi allenatore si deve adattare: ai giocatori a disposizione, agli avversari, alle mosse dell’altra panchina, ai momenti della partita. Questo fa un allenatore: è consapevole che non troverà la perfezione, ma la soluzione più opportune. Per farlo non basta aver seguito il corso a Coverciano, aver visto partite: serve un metodo. Serve sapere cosa si vuole, come comunicarlo, trasmetterlo insegnando e correggendo gli errori, convincere col tuo lavoro che sei competente, mostrare che porti risultati. Con Pirlo è successo tutto il contrario.</p>



<p>I giocatori non sono adatti? Lo scopriamo oggi che abbiamo attaccanti che non pressano e che abbiamo a centrocampo tanti corridori, un solo costruttore (Arthur) che inizialmente è stato messo in panchina perché giocava troppo sul corto? Lo scopriamo oggi che ci sono giocatori, leader dello spogliatoio, come Bonucci e Chiellini che preferiscono giocare in una maniera diversa?</p>



<p>O si è pensato che Pirlo avrebbe risolto tutto questo perché amico dei giocatori? Perché ex campione? Per quale motivo Pirlo è stato visto come un allenatore? Un predestinato? L’allenatore moderno con lo staff all’avanguardia che guiderà i De Ligt, diceva Agnelli. Come è possibile aver preso una cantonata simile?</p>



<p>Per qualche mese è stata raccontata la favola dell’autogestione con Sarri, della vittoria dei giocatori nonostante l’allenatore. No, la Juventus ha vinto perché aveva in panchina un professionista che sa allenare, che ha fallito per motivi che possono essere conosciuti pienamente da chi vive la quotidianità juventina.</p>



<p>Io, personalmente, ci vedo arroganza e presunzione alla radice dalla fine del ciclo. Quella che porta a pensare che è la Juventus che fa gli allenatori, la Juventus fa i giocatori ecc. Il crollo di quest’anno è l’ennesima dimostrazione che merito e competenza contano e devono pesare più delle relazioni umane e delle amicizie. La Juventus ora, secondo me, deve provarle tutte, esonerando Pirlo, togliendo l’alibi, sapendo perfettamente che può essere tardi e che le difficoltà della squadra non si risolvono con uno scatto d’orgoglio. Vi chiedo però se è giusto arrendersi senza provarle tutte, senza prendersi il peso della responsabilità. Abbiamo una qualificazione Champions e una Coppa Italia da vincere. Ci arrendiamo?</p>



<p><br>Questa stagione, con tutti i suoi errori, rappresenta la base per ripartire. A noi il reset serve. Serve ripartire. Mettendo ordine nella dirigenza, con deleghe esercitate e rispettate, con una visione, con tagli e investimenti, rimettendo merito e competenza al centro. A noi servirà tagliare diversi giocatori, chiedere alla proprietà un nuovo aumento di capitale, scegliere un allenatore in grado di rivoluzionare e costruire. Per me, questa figura non può essere Allegri. Ci servirebbe uno come Antonio Conte, per dire.</p>



<p><br>Questa stagione, infine, deve riportare noi tifosi a goderci le vittorie, a festeggiarle, senza darle per scontate. Prendiamoci la sofferenza e il dolore, magari ci togliamo anche noi un po’ di arroganza e presunzione, quella che ci porta a esaltare Pirlo alla prima di campionato perché vince e lo fa in giacca e cravatta, quella che ci porta a pensare che vinceremo sempre e che gli altri sono meno bravi.</p>



<p>Dobbiamo e vogliamo ripartire. Il mio augurio è che avvenga subito nel migliore dei modi.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
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