<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>allegri &#8211; AterAlbus</title>
	<atom:link href="/tag/allegri/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ateralbus.it</link>
	<description>About Juventus</description>
	<lastBuildDate>Tue, 28 Sep 2021 07:18:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.1</generator>

<image>
	<url>https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/03/cropped-AA-01-70x70.png</url>
	<title>allegri &#8211; AterAlbus</title>
	<link>https://www.ateralbus.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Sul concetto di verticalità</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/concetto-di-verticalita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=concetto-di-verticalita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lapegna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2021 07:18:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[allegri]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[verticalità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=19512</guid>

					<description><![CDATA[Allegri chiede spesso ai suoi giocatori di andare in verticale appena possibile. Ma cosa vuol dire? Questo articolo vuole sfatare alcuni malintesi sul concetto di verticalità applicata al calcio.&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Allegri chiede spesso ai suoi giocatori di andare in verticale appena possibile. Ma cosa vuol dire? Questo articolo vuole sfatare alcuni malintesi sul concetto di verticalità applicata al calcio.</em></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Da quando è tornato alla Juventus, Massimiliano Allegri si è spesso prodigato in richieste nette alla squadra. Oltre ad alcuni <em>cliché </em>del tecnico livornese, come la calma e la gestione dei momenti della gara, queste includono anche una spiccata volontà di “andare in verticale il prima possibile”. Questa frase ha provocato le più disparate reazioni da parte della tifoseria, dal liberatorio “finalmente una squadra che vuole attaccare la porta”; “basta con questo tiki taka (sic)”; “visto, Allegri è un allenatore offensivo (sic)”; fino al sempreverde “palla lunga e pedalare!”.&nbsp;</p>



<p>Per quanto le reazioni di pancia facciano più che legittimamente parte del tifo, forse è il caso di metter un po’ d’ordine sul concetto stesso di verticalità e su cosa significhi che un giocatore deve andare in verticale il prima possibile. Per aggiungere un po’ di piccante a questo articolo, utilizzerò solo giocate di Locatelli, visto che è ormai diventato mister verticalità in bianconero.&nbsp;</p>



<p><strong>Verticalità</strong></p>



<p>Treccani <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/verticalita/" target="_blank" rel="noopener">definisce così</a> il sostantivo ‘verticalità’.</p>



<p>verticalità s. f. [der. di verticale]. – Direzione, posizione, sviluppo in senso verticale</p>



<p>Se prendiamo il campo di calcio e lo ruotiamo di 90° rispetto alle immagini cui siamo abituati (cioè mettendoci dalla prospettiva di un portiere e non da quella della panchina), la dimensione di verticalità ci conduce inevitabilmente in una direzione: verso la porta avversaria.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/45/Football_field.svg/1352px-Football_field.svg.png" alt="File:Football field.svg - Wikimedia Commons"/></figure>



<p>Se segnare è l’obiettivo delle due compagini che si scontrano, <strong>una certa tensione verticale è inevitabilmente presente in qualsiasi squadra di calcio</strong>. Senza voler entrare nella mitologia legata alla porta come vita e al <a href="https://atopos.it/calcio-miti-riti-e-simboli/" target="_blank" rel="noopener">gol come fecondazione</a> (trattato benissimo, benché in antitesi, da Jonathan Wilson nel suo <a href="https://www.bbc.com/news/av/20628465" target="_blank" rel="noopener">The Outsider: A History of the Goalkeeper</a>), possiamo dire che nessuna squadra rinuncerebbe mai alla possibilità di segnare: nessuna squadra può dunque fare a meno di muovere il pallone in verticale.&nbsp;</p>



<p>Questa è una considerazione importante, utile soprattutto quando contraponiamo &#8211; non senza qualche approssimazione &#8211; squadre che nel nostro immaginario sono iper-verticali (il BVB di Tuchel) ad altre che invece sono più piatte (il Barcelona di Quique Setién). A ben vedere, questa contrapposizinoe è una contrapposizione di metodo e di ritmi più che di direzionalità.</p>



<p>Ok, dunque, il pallone in verticale prima o poi lo muovono tutti. Ma come lo fanno?</p>



<p><strong>Palla lunga o palla corta?</strong></p>



<p>Appurato che in verticale dobbiamo prima o poi andarci tutti, cosa significa che una squadra è verticale? Perché e come una squadra sarebbe più verticale di un’altra? La discriminante qui è strategica: alcune squadre preferiscono una costruzione del gioco paziente ma ritmata, perché tal allenatore vorrà muovere la struttura posizionale avversaria prima di esser sicuro di poter far progredire l’azione. È il caso, ad esempio, del primo Guardiola. Altri allenatori invece vorranno allenare la tensione verticale, puntare sull’imprevedibilità di un passaggio taglia linee anche a costo di ridurne la precisione: pensiamo ad esempio al Bayer Leverkusen di Schmidt.&nbsp;</p>



<p>Un passaggio verticale permette di far avanzare la squadra con relativa rapidità sul terreno di gioco, portando l’intera compagine ad avere accesso a porzioni di campo più avanzate. Questo spesso porta anche ad oltrepassare giocatori o intere linee avversarie, col doppio risultato non solo di aver progredito nell’azione, ma anche e soprattutto diessersi lasciati degli avversari alle spalle.&nbsp;</p>



<p>Sulla scorta dell’assunto che prima o poi in verticale dobbiamo andarci tutti, un giocatore può andare in verticale sia con palla alta che con palla bassa, sia con palla corta che con palla lunga. Quel che incide ai fini della definizione è <strong>lo spostamento in avanti del baricentro della squadra</strong>.&nbsp;</p>



<p>E qui viene al pettine il primo nodo, o malinteso. La distanza percorsa dalla palla non è necessariamente indicativa del grado di “verticalità della squadra”: un passaggio a 5 metri in grado di far saltare la pressione avversaria è un passaggio estremamente verticale per le conseguenze che provoca in campo (prima tra tutte: l’avanzamento della squadra).&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="960" height="516" src="/wp-content/uploads/2021/09/Slide1-960x516.png" alt="" class="wp-image-19515" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide1-960x516.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide1-595x320.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide1-768x413.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide1.png 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption><em>Juventus-Sampdoria: la Juventus manovra centralmente, Dybala fa una sponda per Locatelli e poi si smarca; Locatelli non ci pensa un secondo e lo pesca tra le linee: la Juventus segnerà 10 secondi dopo. Dybala si trova a circa 7 metri dal compagno, ma il passaggio di Locatelli è estremamente verticale: sia per la direzionalità, che per le conseguenze positive sulla squadra. Meriti da dividere con l’argentino.&nbsp;</em></figcaption></figure></div>



<p>Vale la pena aprire una parentesi e considerare che giocare perfettamente in verticale (con passaggi perpendicolari alle linee di fondo) non è sempre un’opzione. Anzi, spesso e volentieri non è proprio possibile. Tirar su la palla dritto per dritto è la maniera più diretta per arrivare alla porta, ed è di conseguenza anche la prima cosa cui badano le difese: nel calcio che non sia dopolavoro, è praticamente impossibile passare la palla in avanti senza sistemi di smarcamento più o meno sofisticati che possano farla arrivare al compagno o che possano permettergli di non perderla all’istante. Nel calcio, <strong>ogni passaggio in verticale deve essere costruito dalla squadra in possesso</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr">La porta si trova sul fondo del campo. Per raggiungerla si può *solamente*, prima o poi, andare avanti. Le squadre iper verticali che sono molto efficaci, lo sono diventate all&#39;interno di un contesto gioco che permette loro di mantenere ancora una certa imprevedibilità.</p>&mdash; Dario Pergolizzi (@dariopergolizzi) <a href="https://twitter.com/dariopergolizzi/status/1441438907325894656?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">24 settembre 2021</a></blockquote></div>
</div></figure>



<p>Inoltre, giocare costantemente a palla coperta (o a campo chiuso, per usare la terminologia di Coverciano) rende impraticabile un gioco verticale: lo smarcamento dovrà dunque riguardare anche il giocatore che esegue il passaggio o lancio in verticale e non solo colui che lo riceve. Per questo motivo, gli allenatori hanno messo a punto strategie sempre più elaborate per ovviare alle marcature, alla copertura del pallone e al pressing. Antonio Conte, ad esempio, si è spesso lanciato in lodi alla diagonalità, un concetto che tutte le sue squadre hanno <a href="https://www.lineainter.it/match/analytics/pattern-di-gioco-delle-squadre-di-conte/" target="_blank" rel="noopener">sempre manifestato</a>: il passaggio in diagonale permette a cui riceve una più agile postura verso la porta avversaria, e la messa in pratica di linee di passaggio diagonali è più agevole rispetto a quelle verticali. Viscidi e Mancini, dal canto loro, si sono fatti portavoci del celebre concetto di invasione (con e senza palla), che in relazione ai giocatori deputati alla costruzione determina le tracce da seguire per l’avanzamento dell’azione.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="960" height="516" src="/wp-content/uploads/2021/09/Slide3-960x516.png" alt="" class="wp-image-19517" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide3-960x516.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide3-595x320.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide3-768x413.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide3.png 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption><em>Anche i passaggi diagonali hanno una componente di verticalità. Qui andare dritti per dritti proprio non si poteva, ma il passaggio di Locatelli taglia comunque fuori dall’azione i due attaccanti dello Spezia.&nbsp;</em></figcaption></figure></div>



<p><strong>In verticale “appena possibile”</strong></p>



<p>Già, cosa significa giocare in verticale “appena possibile”? Questo è un secondo punto su cui è bene fare chiarezza. Provando ad interpretare, significa che se c’è la possibilità di far progredire l’azione e di alzare il baricentro della squadra con un passaggio progressivo, la si deve cogliere. E fin qui, tutti d’accordo: chi rinuncerebbe ad un passaggio cosi redditizio in situazioni lampanti?</p>



<p>Tuttavia, sul concetto di “appena possibile” bisogna mettersi d’accordo. Un giocatore che si avvede di un compagno smarcato tra le linee lo può provare a servire subito, ma i passaggi in verticale o tra le linee e i lanci lunghi hanno un grado di difficoltà ben più alto rispetto ad un passaggio conservativo in orizzontale tra centrali. Ricordiamoci che all’aumentare della velocità di esecuzione del passaggio e all’aumentare della potenza impressa, diminuisce anche la precisione dello stesso (ancor di più se poi aumenta anche la distanza da far percorrere alla palla). Questa è una chiave di lettura molto importante, perché <strong>a meno di situazioni studiate e movimenti preordinati, la cognizione della circostanza viene lasciata al calciatore</strong>. D’altra parte, se l’obiettivo dell’allenatore è creare giocatori in grado di affrontare e risolvere quasi istintivamente situazioni complesse, questo è un salto che va fatto (fare).&nbsp;</p>



<p>In questo senso, andare in verticale “appena possibile” significa poco o niente se non è accompagnato da istruzioni più circostanziate o da un processo di crescita individuale e collettiva organico. Per rimanere alla Juve, la tensione verticale di Locatelli è ben più spiccata rispetto alla media, e l’ex Sassuolo non si farà tanti problema a rischiare una giocata più progressiva nonostante sia, per l’appunto, un rischio. Al tempo stesso, chiedere verticalità nei passaggi a Rabiot ha poco senso senza una guida.&nbsp;</p>



<p>Oltretutto, se sia possibile andare in verticale non lo determina solamente il calcioatore in possesso, ma è anche il contesto tecnico e tattico attorno che fa la differenza. Ad esempio, un giocatore può anche essere capace di tagliere tre linee avversarie, ma se poi il compagno non è in grado di trasformare il potenziale della giocata (perché marcato, perché messo male, etc), non era poi possibile andare in verticale. In questo senso, il &#8220;prima possibile&#8221; va definito collettivamente, organicamente, e reso esplicito o attraverso automatismi rodati, oppure attraverso la creazione di identità tecnica. </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="960" height="516" src="/wp-content/uploads/2021/09/Slide2-960x516.png" alt="" class="wp-image-19518" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide2-960x516.png 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide2-595x320.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide2-768x413.png 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/09/Slide2.png 1280w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Qui il passaggio di Locatelli è geniale, taglia due linee avversarie e farebbe salire la squadra di quasi 20 metri. Tuttavia il taglio di McKennie, che scala da destra verso il centro, è troppo profondo e il giocatore verso cui si sta muovendo intercetterà il passaggio in scivolata.&nbsp;</figcaption></figure>



<p></p>



<p><strong>Propedeuticità</strong></p>



<p>Qui si apre dunque un terzo punto cruciale. Affinché una squadra possa esprimere compiutamente la verticalità desiderata, ha bisogno di riempire alcune condizioni.</p>



<p>Si dovrà prima di tutto lavorare sul ritmo della circolazione, perché agevolare la copertura del pallone agli avversari è il miglior modo per rendere quell’”appena possibile” un “mai nella vita”. Si dovrà poi lavorare sugli smarcamenti, per massimizzare le situazioni in cui sarà <em>possibile</em> andare in verticale. Si dovrà lavorare sulla postura degli avanti o di chi riceve: una ricezione spalle alla porta spesso annacqua i vantaggi di un laser pass e sebbene un Morata sia diventato molto abile nel girarsi rapidamente, Kean e Dybala non lo sono, Si dovrà anche lavorare sul volume del centrocampo, assicurandosi uno scaglionamento sfalsato, dinamico, e certamente non piatto, in modo da moltiplicare le linee di passaggio (diagonali, ma anche verticali). Si dovrà lavorare anche sulle corse dietro la linea avversaria delle punte &#8211; con movimenti sincroni &#8211; e degli esterni con &#8211; corse lunghe &#8211; qualora si decida di andare in verticale alzando il pallone.&nbsp;</p>



<p>Insomma, la verticalità immediata per una squadra di calcio è un concetto allettante. Personalmente, nella quotidianeità del campo, mi piace provare a fare avanzare la squadra palla a terra il più velocemente possibile, ogni tanto rischiando anche qualcosa di troppo. Tuttavia, è evidente anche al tifoso più distratto che non si tratta di un <em>modus operandi </em>facile, né facile è la <em>forma mentis</em> che lo accompagna. In questo senso, alcuni assunti con cui ho aperto l’articolo sono quantomeno rivedibili, in quanto non rispecchiano né la complessità del gioco né la complessità cognitiva per “andare in verticale”.</p>



<p>Per approfondire:<br><a href="https://dataglossary.wyscout.com/progressive_pass/#:~:text=A%20pass%20is%20considered%20progressive,within%20a%20team%27s%20own%20half" target="_blank" rel="noopener">Dizionario di Wyscout</a><br><a href="https://spielverlagerung.com/2016/05/12/tactical-theory-vertical-build-up-passing/" target="_blank" rel="noopener">Tactical Theory: Vertical build-up passing</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>F.A.Q. su AterAlbus (così non ci fate sempre le stesse domande)</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/f-a-q-su-ateralbus-cosi-non-ci-fate-sempre-le-stesse-domande/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=f-a-q-su-ateralbus-cosi-non-ci-fate-sempre-le-stesse-domande</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Sep 2021 10:38:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Little Bird (Corsa)]]></category>
		<category><![CDATA[allegri]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[Domande]]></category>
		<category><![CDATA[F.A.Q.]]></category>
		<category><![CDATA[pregiudizio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=19446</guid>

					<description><![CDATA[Alcune domande che ci ponete di continuo. Per non dover rispondere ogni volta. Confessatelo una volta per tutte, odiate Allegri?No. Anzi, siamo stati per diversi anni accusati di essere&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Alcune domande che ci ponete di continuo. Per non dover rispondere ogni volta.</p>



<p><strong>Confessatelo una volta per tutte, odiate Allegri?</strong><br>No. Anzi, siamo stati per diversi anni accusati di essere &#8220;allegristi&#8221;. Allegri stesso ha persino messo like su Twitter ad un nostro articolo (<a href="/risultatismo-critiche-e-allegri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo</a>) e abbiamo nel tempo avuto diversi feedback da giornalisti suoi amici. Semplicemente, abbiamo pensato il quinto anno di Allegri che fosse finito un ciclo. I motivi? Due: il primo è che mostrava evidenti segni di stress e necessitava di un periodo di riposo. Il secondo, perché durante la sua ultima stagione commise degli errori e già si iniziavano ad intravedere dei limiti di efficacia della sua proposta di gioco. Sono entrambe delle opinioni: le si possono condividere o meno e noi le abbiamo spiegate e argomentate in decine di podcast e articoli.</p>



<p><strong>Però avete sostenuto che il merito dei suoi successi fosse di Conte.</strong><br>Conte ha avuto il grande merito 1) di costruire una mentalità vincente, 2) di valorizzare giocatori che erano fortissimi ma che non lo sapevano e non si esprimevano al massimo delle loro potenzialità, 3) di dare una forte identità alla squadra soprattutto creando la BBBC, che è uno degli &#8220;scheletri&#8221; più forti della storia della Juventus. Insomma, una bella eredità da raccogliere. Dopo di che, Allegri ci ha messo ovviamente del suo (specie facendo fare alla squadra uno step mentale in Europa), ma la &#8220;base&#8221; del lavoro, inizialmente, l&#8217;ha ereditata. Oggi invece non eredita granché, poiché non c&#8217;è più uno &#8220;scheletro&#8221; forte, o &#8211; se c&#8217;è &#8211; non è altrettanto forte. E&#8217; per questo che sono situazioni oggettivamente diverse.</p>



<p><strong>Però avete spesso criticato le sue interviste, persino il suo libro, pare non vi piaccia.</strong><br>Vero, il comunicatore Allegri non ci piace. Preferiamo di gran lunga l&#8217;allenatore o un bel silenzio. Alcuni dei concetti espressi da Allegri non ci hanno mai convinto, soprattutto perché dettati più da rivalse personali e vendette, che da discorsi di campo. Non avessimo preso posizione contro alcune sue dichiarazioni e atteggiamenti, saremmo finiti nel fanboyinsmo.</p>



<p><strong>Quindi vi credete migliori di lui? Non poteva avere semplicemente ragione?</strong><br>In un progetto come il nostro, si fanno analisi e si esprimono opinioni di calcio. Sia con Allegri allenatore, che con Conte, con Sarri, con Pirlo, con Eziolino Capuano. Qui nessuno si crede migliore di nessuno, ma appunto si porta avanti un modo di ragionare e intendere il calcio esprimendo opinioni, motivate. Il &#8220;vi sentite migliori di lui&#8221; è la classica argomentazione di chi non ha argomenti e si mette sulla difensiva o la mette sul personale. Se per noi 2+2 fa 4, fa 4 sia che lo dica Lippi che Maifredi, sia che lo dica Guardiola che Allegri. Se per qualcuno 2+2 fa 5, non possiamo accettarlo e giustificarlo solo perché c&#8217;ha il palmares figo. Altrimenti non servirebbe commentare o analizzare le varie gare e situazioni, ma basterebbe accettare passivamente ogni cosa con fede quasi religiosa e in caso di difficoltà dare la colpa agli arbitri, alla preparazione, ai predecessori o alla sfiga.</p>



<p><strong>Eravate pro Sarri?</strong><br>Alcuni dello staff sì, altri si con riserva/dubbi, altri assolutamente no. <a href="/sarri-juventus-opinioni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Qui</a> trovate un sunto.</p>



<p><strong>Ma alla fine della stagione volevate che restasse.</strong> <br>Beh, il Sarri allenatore l&#8217;aveva portata a casa in un contesto difficile e oggi probabilmente sottovalutato.</p>



<p><strong>Pirlo l&#8217;avete &#8220;scaricato&#8221; piuttosto in fretta invece&#8230;</strong><br>Non l&#8217;abbiamo mai caricato, in realtà. Per quanto avesse delle idee di gioco anche interessanti, e abbiamo provato a raccontarvele in tutte le salse, la sua firma è stata e resta senza senso poiché il calcio non è una cosa semplice.</p>



<p><strong>Però avete esaltato il suo staff e la sua proposta di gioco.</strong><br>Sì. Abbiamo parlato bene di Gagliardi, vero. Gagliardi che poi è andato in Nazionale a vincere l&#8217;Europeo. E abbiamo parlato bene del prof. Bertelli, che non ha certo bisogno di essere esaltato. Era una coppia di altissimo livello che ci spiace abbia lasciato la Juve. Quanto alla proposta di gioco, era moderna, poteva anche essere convincente: Mancini ci ha vinto un Europeo, con idee molto simili (stessa scuola: Viscidi). Ecco, però Mancini è più bravo, oggi, di Pirlo.</p>



<p><strong>Perché non avete mai criticato Sarri come fatto con Allegri?</strong><br>A parte che Allegri ci deve una birra a testa per come e quanto lo abbiamo difeso nel corso degli anni (è una battuta), anche questo comunque non è vero. Ci sono diversi articoli in cui chiedevamo a Sarri di fare il Sarri (<a href="/adesso-sarri-deve-essere-sarri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esempio</a>), c&#8217;è una rivisitazione critica del suo operato scritta da me (<a href="/critiche-a-sarri-da-uno-che-lo-reputa-bravo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questa</a>) in cui si rimpiange &#8220;l’occasione persa&#8221; anche per colpa sua. Poi, comunque, al di là dei fatti extra-campo che sono emersi prepotentemente nel finale di stagione e soprattutto dopo l&#8217;esonero, per i quali non abbiamo potuto fare altro che prenderne atto (<a href="/bagno-di-umilta-e-asticelle/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esempio</a>), sul campo abbiamo visto un&#8217;idea di gioco e un percorso, che era solo all&#8217;inizio e che non si è più concretizzato causa esonero. Come spiegato anche dal giornalista Guido Vaciago in una recente chiacchierata (<a href="https://anchor.fm/ateralbus/episodes/CHIACCHIERATA-ep--001---Con-Vaciago-su-intervista-Cherubini-e17857e/a-a6gpfcj" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link</a>), il progetto originale prevedeva la cessione di diversi giocatori in là con gli anni, già spremuti o incompatibili con Sarri, e l&#8217;acquisto di altri giocatori più funzionali per il suo gioco. Oggi, semmai, resta il rimpianto di ciò che avremmo potuto vedere ma che non abbiamo mai visto. Che è cosa diversa dal rimpiangere quello che abbiamo visto.</p>



<p><strong>Vi piaceva Paratici?</strong><br>Paratici era, anzi è, un grandissimo conoscitore di calcio. La sua gestione del mercato non è stata però priva di errori e forse, col senno di poi, è stato un errore affidargli troppe responsabilità tutte insieme.</p>



<p><strong>Siete aziendalisti?</strong><br><a href="/diciamoci-la-verita-2-sulla-dirigenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fate voi</a>. No, non lo siamo. Quando c&#8217;è da fare i complimenti li facciamo, quando ci sono delle critiche da fare le facciamo. Credo nessuno possa rinfacciarci di non aver picchiato, anche duramente, quando lo ritenevamo necessario.</p>



<p><strong>Siete Adaners? Per voi conta l&#8217;estetica nel calcio?</strong><br>Non abbiamo il culto di Adani, <a href="https://twitter.com/AntonioCorsa/status/1390745255843188743" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decisamente</a>. Siamo risultatisti e lo rivendichiamo con orgoglio da sempre. Ci abbiamo scritto pure un vero e proprio Manifesto (<a href="/little-bird-1-cosa-fatta-capo-ha/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo</a>) e l&#8217;abbiamo ribadito più volte (<a href="/di-chi-e-la-colpa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui ad esempio</a>). A noi interessa che il gioco proposto da un allenatore sia efficace. L&#8217;estetica non ha mai contato nulla per noi, e abbiamo sempre detto e pensato che ci sono diversi modi di vincere (e &#8211; se si vince &#8211; vanno tutti bene). Poi, chiaro, abbiamo le nostre idee sull&#8217;efficacia di un certo approccio tattico rispetto ad un altro, e valutiamo comunque quello che ci dice il campo.</p>



<p><strong>Le analisi tattiche raccontano solo una parte della partita, non tutta.</strong><br>Discorso più volte dibattuto. Trovate <a href="/cose-unanalisi-tattica-e-perche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui </a>la nostra opinione.</p>



<p><strong>Perché volete complicare così tanto un gioco che è semplice?</strong><br>Perché per noi non è affatto semplice, non ad altissimi livelli, e vale quanto enunciato in <a href="/perche-di-calcio-siamo-convinti-di-capirne/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo articolo</a> anti-semplificazioni.</p>



<p><strong>Perché avete cacciato Kantor?</strong><br>Il prof ha creato un podcast, Shadows, inizialmente integrato in AterAlbus e complementare agli altri nostri format, poi si è staccato per avere maggiore autonomia (i podcast rischiavano di sovrapporsi e lui rischiava di dover essere costretto a parlare sempre e solo di U23 e giovanili, invece ora può dedicarsi a quello che vuole come vuole quanto vuole).</p>



<p><strong>Non andava d&#8217;accordo con la linea di AterAlbus? E soprattutto: avete una linea?</strong><br>Dipende da cosa si intende per linea. Se s&#8217;intende un pensiero unico imposto da me a tutto lo staff, no, non c&#8217;è mai stato nulla di simile, così come non c&#8217;è mai stata censura né negli articoli, né nei podcast, né sui social. Se invece si intende una direzione che si è voluta intraprendere, ovvero quella di puntare decisi sulle analisi di campo e gli approfondimenti fatti da autori con competenze specifiche e meno su argomenti teorici, allora sì, questa è la direzione che abbiamo intrapreso e alla quale si deve adeguare chi partecipa al nostro progetto.</p>



<p><strong>Ora però sembrate tutti allineati sulla stessa posizione, non c&#8217;è chi esprime opinioni diverse.</strong><br>Non dobbiamo rincorrerle, né siamo Biscardi che faceva litigare gli ospiti per fare caciara. La nostra non è la verità assoluta, ma è il nostro pensiero. Se coincide, va bene uguale. Vi assicuriamo però che ci confrontiamo quotidianamente con staff di altri progetti, anche con idee diverse alle nostre, e non siamo chiusi alla possibilità di ospitare gente con idee diverse. Certo, se però la premessa è &#8220;il calcio è semplice&#8221; e &#8220;le analisi non servono a niente&#8221;, capite bene che siamo dinanzi ad una incompatibilità che renderebbe tossico &#8211; è già successo &#8211; il nostro progetto.</p>



<p><strong>Vi ho visti twittare e mettere un like ad un post sui social&#8230;. e poi ne avete scritto un altro che&#8230; Dai, ammettetelo, qualcuno di voi ha dei pregiudizi!</strong><br>Premessa: non tutti usiamo i social allo stesso modo. Io lo uso in maniera più abbottonata e quasi professionale, c&#8217;è invece chi lo usa per cazzeggio, chi per litigare, chi per provocare, chi per divertirsi. Non dovete comunque prenderli troppo sul serio. AterAlbus è questo: è il sito e i podcast. Quanto ai pregiudizi, beh, la verità è che <a href="/avete-dei-pregiudizi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">li hanno tutti</a>. Noi, voi, il mondo intero. Chi non li ha? Noi vi chiediamo di giudicarci sui giudizi, però. O meglio: ci interessa la vostra opinione su quelli. Sulle analisi che facciamo, che si basano sempre e solo su quello che vediamo sul campo, e che si aggiornano man mano che il campo restituisce verdetti diversi.</p>



<p><strong>Come fate a dire che la Juventus deve vincere lo Scudetto?</strong><br>Lo dice la Juventus, la sua storia e l&#8217;ambizione del suo presidente (e ce lo dice anche il presidente, tra parentesi). Alla Juventus non si può puntare ad altro. Persino con Pirlo, con un esordiente in panca, l&#8217;obiettivo era lo Scudetto. Gli anni di transizione si fanno vincendo. Le ricostruzioni dei cicli si fanno per vincere subito. Poi, ovviamente, le valutazioni sull&#8217;allenatore, i calciatori e i dirigenti vanno fatte a posteriori, e si possono salvare anche delle stagioni in cui non si vince.</p>



<p><strong>Come fate a pensare che la rosa della Juve sia da Scudetto?</strong><br>Per noi è una rosa &#8220;competitiva&#8221;. Abbiamo usato questo termine, più volte. Competitiva vuol dire che ti può permettere di essere &#8211; appunto &#8211; competitivo. Di giocartela con tutte per la vittoria finale. Altri anni avremmo detto &#8220;favorita&#8221;, quest&#8217;anno c&#8217;è un gruppetto di squadre i cui valori sono simili. La differenza la devono fare i giocatori più forti in organico, che devono trascinarci, e l&#8217;allenatore.</p>



<p><strong>Ritenete Allegri all&#8217;altezza del suo compito?</strong><br>Abbiamo diverse perplessità sull&#8217;efficacia del suo &#8220;vecchio&#8221; gioco, esattamente come iniziammo ad averle nel suo quinto anno alla Juve. Siamo coerenti, perché avremmo dovuto cambiare idea? Abbiamo spiegato più volte come il calcio nel frattempo sia cambiato tanto, e una proposta di gioco lenta, attendista, passiva, oggi sia di facile lettura da parte degli avversari. Siamo però altresì convinti che Allegri sia un ottimo allenatore, quindi ci aspettiamo che sappia fare qualcosa di diverso. Il nostro atteggiamento non è di fiducia, né di sfiducia. E&#8217; di curiosità.</p>



<p><strong>Finora però avete picchiato.</strong><br>Beh, l&#8217;inizio non è stato fantastico. Se le cose cambieranno, cambieranno anche le nostre analisi.</p>



<p>Il plenipotenziario.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Occhio ai paradossi</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/occhio-ai-paradossi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=occhio-ai-paradossi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Corsa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Sep 2021 16:18:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Little Bird (Corsa)]]></category>
		<category><![CDATA[allegri]]></category>
		<category><![CDATA[allegristi]]></category>
		<category><![CDATA[paradosso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=19344</guid>

					<description><![CDATA[La chat &#8220;nera&#8221; di AterAlbus spesso è teatro di discussioni interessanti. L&#8217;ultima è stata generata da una dichiarazione del nostro Enry, il quale sostiene che Allegri abbia il dovere&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La chat &#8220;nera&#8221; di AterAlbus spesso è teatro di discussioni interessanti. L&#8217;ultima è stata generata da una dichiarazione del nostro Enry, il quale sostiene che Allegri abbia il dovere di vincere lo Scudetto per &#8211; riassumo &#8211; tre ragioni principali: la prima è che percepirebbe uno stipendio da top allenatore, nettamente il più alto d&#8217;Italia, che andrebbe quindi in qualche modo &#8220;giustificato&#8221;; la seconda è che nel 2019 lasciò la Juve da vincitore dello Scudetto, da vincente, da uomo dei miracoli e dell&#8217;History alone, ed è da lì che dovrebbe ripartire come obiettivo per continuare a migliorare il proprio lavoro: continuare a vincere come ha fatto Sarri dopo di lui e come avremmo fatto, evidentemente (vedere licenziamento), con un allenatore più bravo/pronto di Pirlo pure l&#8217;anno scorso; la terza è che la rosa è forte, anche se incompleta in alcuni reparti e certamente perfezionabile.</p>



<p>Alcuni di voi hanno scritto di essere d&#8217;accordo con lui. Altri no.</p>



<p>Tra quelli in disaccordo, la motivazione principale è stata: &#8220;Quest&#8217;anno non abbiamo più la rosa nettamente migliore d&#8217;Italia e ci sono delle avversarie forti, forse più forti, quindi non si può chiedere ad Allegri di vincere (subito)&#8221;.</p>



<p>La mia posizione è più complessa e in generale penso che le valutazioni vadano fatte a fine stagione: ve la spiegherò in un articolo apposito e avremo tempo per farlo. Nel frattempo, mi premeva evidenziare un palese cortocircuito, anche abbastanza pericoloso. Sostenere che solo con la rosa più forte si debba/possa vincere lo Scudetto, equivale infatti a smontare pezzo dopo pezzo il &#8220;mito&#8221; (non il valore, ma il &#8220;mito&#8221;) dei 9 Scudetti consecutivi e in particolare quello dei 5 di Allegri. E vorrei non ci cascassimo, perché a quel &#8220;mito&#8221; ci tengo.</p>



<p>Mi spiego: Allegri, a differenza di Conte, ha sempre e solo avuto la rosa più forte del campionato nella sua esperienza bianconera. E ha sempre e solo avuto avversari, di conseguenza, che partivano sfavoriti sulla carta. Non voglio banalizzare dicendo &#8220;non ha mai avuto concorrenza&#8221;, perché sarebbe irrispettoso e sbagliato, soprattutto perché a volte si è dovuto superare i 90 punti per vincere, ma diciamo che si partiva con un certo vantaggio sulla carta.</p>



<p>Già, la carta. Quanto vale la bravura sulla carta? Per Allegri, nulla. Ve li ricordate i discorsi che ha sempre fatto?</p>



<p>Nella conferenza d&#8217;addio, il buon Max spiegava che a Cardiff non perdemmo perché il Real fosse &#8220;più forte&#8221; di noi, ma perché difesero meglio di squadra rispetto a noi. Campo, non figurine. Coerentemente, poco dopo, non celebrava i suoi risultati riducendone le motivazioni all&#8217;aver avuto la squadra nettamente più forte delle altre, ma parlava di &#8220;categorie&#8221;. &#8220;Ci sono allenatori che vincono e allenatori che non vincono mai. Cazzo, se uno non vince mai, ci sarà un motivo…&#8221;. E quel motivo, per Allegri, non è mai stato &#8220;l&#8217;avere una rosa superiore/inferiore sulla carta&#8221;. Anche perché, altrimenti, sarebbe significato che al posto suo chiunque avrebbe potuto vincere con i giocatori migliori, altro che categorie. Per lui a incidere sono sempre stati motivi di campo. Per Allegri vinceva l&#8217;allenatore più bravo, punto. &#8220;Il mestiere&#8221; (di allenatore). &#8220;Non c&#8217;è più il mestiere. E&#8217; tutta teoria, ora&#8221;. Il mestiere di allenare a vincere. E ancora: &#8220;Non c&#8217;è niente da fare, quelli che vincono son più bravi degli altri, piaccia o non piaccia. Poi è normale, quelli che perdono cosa vuoi che dicano…&#8221;.</p>



<p>Scuse, per Allegri. Chi non vince trova scuse. Dice che la squadra è giovane, che è meno forte, che è nuova, che non è funzionale, che l&#8217;arbitraggio, che il calendario, che la sfiga…&#8221;. L&#8217;allenatore di mestiere, il più bravo, trova la quadra, trova il modo di sfruttare al meglio la rosa che ha, si adatta ai giocatori e vince. È la quintessenza dell&#8217;aziendalismo e del pragmatismo. &#8220;Voi prendetemi giocatori di qualità, che poi ci penso io a farli giocare bene e a vincere&#8221;. Perchè &#8220;vinco sempre&#8221;. Vinceva pure al Gabbione. Ogni anno tranne un&#8217;edizione. &#8220;Vorrà dire qualcosa?&#8221;.</p>



<p>È dunque Allegri che ha sempre rigettato al mittente i discorsi sul fatturato, sulla forza della rosa, su quella degli avversari, sul fatto di avere o meno campioni più abituati a vincere rispetto agli altri.</p>



<p>Non solo: per Allegri, chi gli arrivava dietro (parentesi: Sarri) non vinceva perché si ostinava a fare il &#8220;belgiuoco&#8221; (che anche lui avrebbe potuto fare, se avesse voluto: &#8220;Giocare bene a calcio è molto semplice&#8221;… &#8220;metto i terzini che fanno le ali, centrocampisti tutti di qualità…&#8221;), mentre lui giocava per vincere. Ancora una volta, concetti che si possono condividere o meno, ma che non hanno mai tenuto conto della differenza di &#8220;valore&#8221; delle diverse rose della Serie A (e, coerentemente, anche della Champions) e del fatto che lui partisse nettamente favorito perché pieno di campioni e di giocatori strapagati, a differenza della concorrenza interna.</p>



<p>Chi vince è più bravo per definizione. Punto.</p>



<p>Oggi, nel 2021, con una Juve che non è più nettamente favorita sulla carta e che si trova ad affrontare 5-6 avversarie più o meno allo stesso livello, è cambiato forse qualcosa? Non è più &#8220;il mestiere&#8221;, che conta? Non è più l&#8217;allenatore quel valore aggiunto che ti fa vincere o perdere? Non c&#8217;è più una linea sottile fra fare bene e vincere? Chi vince non è più il più bravo? Chi è più bravo non arriva più primo? Non vorremo mica riscrivere la storia e trasformare Allegri nel peggior Sarri? Anche perché Sarri, vincendo a primo anno a Londra e a Torino, ovvero in due piazze competitive, un po&#8217; l&#8217;ha dimostrato che la storiella delle categorie fosse un po&#8217; una cazzata. O quantomeno fallace. Abbassare l&#8217;asticella e rinunciare di pretendere &#8220;dal più bravo di tutti&#8221; di fare risultati con una rosa comunque forte, sarebbe il colpo di grazia dei ragionamenti per assoluti e una riabilitazione degli sconfitti che tanto dava fastidio a Max quando vinceva lui.</p>



<p>E allora se Allegri riuscirà a dimostrare il suo valore anche stavolta, nell&#8217;unico modo possibile, lo applaudiremo e diremo che avrà fatto bene. Se invece non ci riuscirà, pure per rispetto a quando ci riuscì e alla storia di questi 9 Scudetti vinti, diremo che non sarà stato all&#8217;altezza della sua fama e della sua reputazione. Senza cadere in paradossi pericolosi.</p>



<p>P.S. C&#8217;è da dire che Allegri, intelligentemente, NON ha mai messo le mani davanti, a differenza di alcuni suoi &#8220;difensori&#8221;. Nella conferenza di presentazione, ha anzi ribadito come la rosa fosse divertente e stimolante da allenare, che il suo compito sarebbe stato quello di creare valore e far fare lo step finale a tanti giovani promettenti. E ha dato per scontati gli obiettivi di sempre, tra cui lo Scudetto. Scudetto che è ancora perfettamente in grado di vincere, avendo tutto il tempo del mondo per recuperare la falsa partenza e mettersi tutti alle spalle. Come spessissimo ha fatto in carriera, più di tutti. Forza Max.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Moise Kean reloaded</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/moise-kean/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=moise-kean</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2021 16:18:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
		<category><![CDATA[allegri]]></category>
		<category><![CDATA[Calciomercato]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<category><![CDATA[kean]]></category>
		<category><![CDATA[Ronaldo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=19291</guid>

					<description><![CDATA[Dopo la cessione negli ultimi giorni di mercato di Cristiano Ronaldo al Manchester United, la Juventus era chiamata inevitabilmente a rafforzare il pacchetto offensivo, consapevole allo stesso tempo di&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo la cessione negli ultimi giorni di mercato di Cristiano Ronaldo al Manchester United, la Juventus era chiamata inevitabilmente a rafforzare il pacchetto offensivo, consapevole allo stesso tempo di non poter sostituire appieno in pochi giorni <a href="/ronaldo-out-come-lo-abbiamo-sfruttato/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un terminale offensivo da 100 gol in tre anni</a>. In poco tempo la dirigenza bianconera si è orientata su Moise Kean che ritorna in bianconero in prestito biennale con obbligo di riscatto al verificarsi di determinate condizioni per un’operazione che dovrebbe costare intorno ai 38 milioni di euro complessivi. Dopo l’exploit in maglia bianconera nella seconda parte della stagione 2018/2019 l’attaccante italiano ha vissuto una stagione decisamente negativa in maglia Everton (poco più di 1000 minuti in stagione e soli 2 gol) e successivamente un significativo rilancio con la maglia del Paris Saint Germain dove ha collezionato 41 presenze per 17 gol.</p>



<p>Ai fini delle <a href="/f-a-q-su-liste-ctp-ed-extracomunitari-2021-22-edition/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">liste</a> giova ricordare come Kean sia un “Club Trained Player” che quindi, in soldoni, non andrà a occupare un posto in lista né ai fini Uefa né in Serie A.</p>



<p><strong>Che giocatore (ri)trova la Juventus?</strong></p>



<p>Questi due anni vissuti tra Inghilterra e Francia, in contesti tattici diversi tra loro, hanno evidenziato in quali situazioni il nuovo attaccante bianconero si esalti (e sia anche cresciuto) e in quali invece faccia ancora molta fatica.</p>



<p>Come potuto già osservare sia nelle giovanili bianconere sia nell’ultima parte della stagione 2018/2019 Kean per le sue doti fisiche (buona muscolatura, elevata esplosività e ottimo scatto) e tecniche (scarsa capacità associativa nel breve) interpreta il ruolo di prima punta in maniera molto verticale preferendo indubbiamente attaccare in campo lungo possibilmente con la fronte rivolta verso la porta piuttosto che spalle alla porta in spazi stretti. </p>



<p>Nonostante <a href="/lavagnetta-tattica-la-partita-di-moise-kean/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qualche miglioramento intravisto alla Juventus</a>, infatti, il nuovo numero 7 bianconero offre un contributo ancora non sufficiente spalle alla porta in zone centrali del campo per aiutare lo sviluppo della manovra. Il primo controllo è spesso difficoltoso soprattutto in ricezione di palloni bassi e tesi e macchinosa è talvolta la gestione del pallone con il difensore a contatto. Probabilmente consapevole di tali difficoltà Kean tende, infatti, a scaricare il pallone il prima possibile, spesso di prima.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe title="Moise Kean ● Welcome Back to Juventus ⚪️⚫️ BEST Goals &amp; Skills" width="620" height="349" src="https://www.youtube.com/embed/Weer9NZolJI?start=119&#038;feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption><em>In quest&#8217;occasione Kean riceve da solo un pallone teso e la gestione molto macchinosa fa perdere tempi di gioco alla squadra; nell&#8217;azione successiva il controllo è eccellente ed emerge l&#8217;attitudine verticale</em>:<em> testa bassa verso la porta</em></figcaption></figure>



<p>Parimenti nei duelli aerei, nonostante una corporatura di 183 centimetri per 77 chilogrammi, le statistiche dell’attaccante vercellese non sono di un giocatore élite in questa situazione di gioco: nell’ultima stagione al PSG in Ligue 1 per 1,1 duelli aerei tentati a partita 0,5 vinti e 0,6 persi. Guardando, però, alle partite giocate in Champions League 0,2 vinti e 1,4 persi per 1,7 tentati a partita.</p>



<p>Se, quindi, da un lato, fatica a gestire palloni spalle alla porta nel duello 1 contro 1 col difensore e in zone congestionate del campo, dall’altro l’attaccante vercellese offre un ampio set di movimenti che lo rendono un attaccante estremamente mobile lungo tutta l’ampiezza del campo. In particolare, Kean tende a compiere molte volte all’interno del match movimenti a tagliare interno-esterno andando ad occupare l’out destro (prevalentemente) o sinistro del campo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img width="794" height="404" src="/wp-content/uploads/2021/08/Screenshot-18.png" alt="" class="wp-image-19294" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Screenshot-18.png 794w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Screenshot-18-595x303.png 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Screenshot-18-768x391.png 768w" sizes="(max-width: 794px) 100vw, 794px" /><figcaption><em>Heatmap di Kean nell&#8217;ultima stagione al PSG. Evidente come si muova lungo tutta l&#8217;ampiezza del campo per ricevere palla</em></figcaption></figure></div>



<p>Ricevendo il pallone sull’out destro o sinistro, Kean si trova in una situazione potenzialmente più incline alle sue caratteristiche potendo provare a girarsi e cercare l’1 contro 1 con campo a disposizione. In queste situazioni di gioco emergono le sue qualità principali quali accelerazione, progressione e dribbling che lo rendono un’arma molto pericolosa contro qualsiasi avversario.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe title="Moise Kean | Skills and Goals | Highlights" width="620" height="349" src="https://www.youtube.com/embed/z01f5i5uQ_g?start=173&#038;feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div><figcaption><em>Qui Kean riceve palla sull&#8217;out di destra e effettua una sua classica giocata per liberarsi della marcatura e giocarsela poi in progressione. Questo tipo di giocata è più facile sull&#8217;esterno che al centro del campo, ovviamente</em></figcaption></figure>



<p>Quanto al contributo offensivo offerto alla squadra Kean è una tipologia di attaccante che sa muoversi e attaccare l’area di rigore con grande intelligenza e puntualità e sa segnare in diversi modi. L’aspetto principale in cui probabilmente è migliorato maggiormente in questi due anni sono proprio i movimenti effettuati nell’attaccare la linea avversaria sia da cross laterale che da imbucata verticale. D’altronde già nei primi mesi in prima squadra alla Juventus era saltato inevitabilmente all’occhio come i suoi istinti nella ricerca della palla in area di rigore fossero notevoli. Ridotto invece è l’apporto in rifinitura e costruzione sia per letture da migliorare sia per scarsa sensibilità tecnica sotto questo punto di vista. Tale inclinazione è testimoniata sia dai semplici numeri di gol (33) e assist (3) fin qui in carriera tra Juventus prima squadra, Verona, Everton e Psg nonché dal grafico sottostante realizzato dalla piattaforma <a href="https://twitter.com/CalcioDatato" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Calciodatato</a> che mette in confronto Kean in percentile con altri attaccanti delle top 5 leghe europee.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="960" height="1707" src="/wp-content/uploads/2021/08/Calciodatato-960x1707.jpg" alt="" class="wp-image-19301" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Calciodatato-960x1707.jpg 960w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Calciodatato-595x1058.jpg 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Calciodatato-768x1365.jpg 768w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Calciodatato-864x1536.jpg 864w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Calciodatato.jpg 1152w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption><em>Senza dubbio ridotto il contributo in fase di costruzione e rifinitura, ma non è quello il suo mestiere</em></figcaption></figure></div>



<p>In fase di non possesso Kean può senza dubbio offrire un contributo superiore a quello di Cristiano Ronaldo il quale, invece, non partecipava affatto a questa fase. Pure da questo punto di vista, però, i margini di miglioramento sono notevoli, come si evince anche dal grafico sovrastante: l&#8217;attaccante italiano, infatti, possiede un ottimo fondo atletico e, secondo i dati forniti dal sito Fbref.com, ha portato nelle ultime due stagioni un numero di pressioni sul portatore palla avversario sì superiori a quelle di CR7 ma comunque inferiori, per esempio, a quelle di Morata o di Lautaro Martinez. Va specificato che i numeri non spiegano interamente come un giocatore porti quella pressione, se chiuda le linee di passaggio in maniera corretta e se adotti la postura del corpo adatta alla situazione di gioco. Sotto questo profilo Kean deve portare miglioramenti al suo gioco e offrire letture meno istintive. Difficilmente, però, Allegri gli chiederà compiti particolarmente intensi in fase di pressing posto che non sarà obiettivo della Juventus alzare il pressing per recuperare il pallone bensì solamente, al limite, per disturbare la costruzione avversaria.</p>



<p><strong>Nella Juventus</strong></p>



<p>Quanto al contributo in questa Juventus occorre, in primo luogo, effettuare una premessa, forse banale ma comunque opportuna: Kean, seppure nominalmente e numericamente arrivato per sostituire Cristiano Ronaldo, non può essere considerato il sostituto di CR7 né in tale ottica può essere valutato. Si tratta di un ragazzo di 21 anni con degli istinti e doti senza dubbio meritevoli di attenzione ma con aspetti del gioco da migliorare (letture e scelte col pallone tra i piedi, utilizzo del piede sinistro).</p>



<p>È un acquisto però, giovane, con margini di crescita e coerente con i principi di gioco su cui Allegri sembra voler fondare la Juventus di questa stagione. Da quanto visto nel precampionato e nelle prime due uscite stagionali, la Juventus di Allegri sembra essere intenzionata a difendere in campo piccolo, a costo di abbassarsi e schiacciarsi, per poi ripartire in campo lungo e possibilmente aperto con i suoi specialisti quali Chiesa, Kulusevski, Morata, Rabiot. In quest’ottica Kean è senza dubbio un giocatore funzionale e potrebbe trovare un contesto a lui gradito. Il numero 7 bianconero potrebbe giocare come prima punta in un 4-3-3 oppure accanto ad un altro attaccante in un 4-4-2. Di certo difficilmente gli si potrebbero chiedere, in fase di non possesso, ripiegamenti profondi da esterno poiché poco inclini alle sue caratteristiche.</p>



<p> </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La scheda tecnica di Manuel Locatelli</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/manuel-locatelli/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=manuel-locatelli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Natalizi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2021 12:09:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Schede calciatori]]></category>
		<category><![CDATA[allegri]]></category>
		<category><![CDATA[Locatelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=19215</guid>

					<description><![CDATA[Il centrocampista cresciuto nel Milan è un tipo di giocatore unico nel mazzo di carte a disposizione di Max Allegri. Nonostante la lunga militanza in Serie A, è bene&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em><strong>Il centrocampista cresciuto nel Milan è un tipo di giocatore unico nel mazzo di carte a disposizione di Max Allegri. Nonostante la lunga militanza in Serie A, è bene ricordare le caratteristiche del giocatore appena acquistato dalla Juventus. </strong></em></p>



<p><strong>Cenni biografici</strong></p>



<p>Manuel Locatelli nasce a Lecco l&#8217;8 gennaio 1998. Inizia a dare i primi calci al pallone nella squadra di Pescate. Le sue qualità non tardano ad emergere in tenera età, tanto da attirare le attenzioni dell&#8217;Atalanta, dove rimarrà qualche stagione. A soli 11 anni passa al Milan, dove farà tutta la trafila fino ad arrivare al 21 aprile 2016, giorno del suo esordio in Serie A contro il Carpi. Il 23 dicembre 2016 alza il suo primo trofeo, aggiudicandosi la Supercoppa italiana, giocata da titolare, proprio contro la Juventus di Allegri (ironia della sorte). Il 2 ottobre del 2016 segna il primo gol in Serie A nel 4-3 contro il Sassuolo (ironia della sorte bis); nella stessa stagione fa il suo esordio nelle coppe europee giocando i preliminari di Europa League. Nella stagione 2018, dopo un&#8217;annata opaca da parte sua e da parte del Milan, viene ceduto in prestito al Sassuolo, con una formula che prevede l&#8217;obbligo di riscatto da parte degli emiliani. </p>



<p>Nel contesto delle Nazionali, prende parte alle giovanili nazionali Under 15, Under 16, Under 17 e Under 19. Esordisce con l&#8217;Under 21 il 23 marzo del 2017 nell&#8217;amichevole contro la Polonia, diventandone il capitano due anni dopo. </p>



<p>Il 7 settembre 2020, a soli ventidue anni, fa il suo esordio nella Nazionale di Roberto Mancini nella partita vinta per 1-0 contro i Paesi Bassi. Il 28 marzo 2021 arriva a segnare il suo primo gol in azzurro contro la Bulgaria. Nel recente campionato europeo mette a segno una doppietta nella gara che l&#8217;Italia si aggiudica per 3 a 0 contro la Svizzera, contribuendo poi significativamente alla conquista del titolo.</p>



<p><strong>Caratteristiche in fase di possesso</strong></p>



<p>Manuel Locatelli è il prototipo di calciatore moderno, capace di abbinare caratteristiche tecniche e fisiche, adattabili e ben visibili in ogni fase del gioco. La sua spiccata qualità con palla tra i piedi, unita ad una visione di gioco eccellente lo rendono un giocatore utilissimo nella <strong>prima costruzione</strong>. </p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/Locatelli?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#Locatelli</a> molto spesso in costruzione è venuto a ricevere fuori linea, per non rimanere intrappolato nella zona centrale e per offrire una linea di passaggio più semplice ai difensori.<a href="https://twitter.com/hashtag/Italia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#Italia</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/ItaliaTurchia?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#ItaliaTurchia</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/ITA?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">#ITA</a> <a href="https://t.co/IdgeKSXjec" target="_blank">pic.twitter.com/IdgeKSXjec</a></p>&mdash; Luca Natalizi (@lucanatalizi) <a href="https://twitter.com/lucanatalizi/status/1403703825991675908?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">12 giugno 2021</a></blockquote></div>
</div></figure>



<p>A dispetto della sua imponente struttura (1,86 m x 76 kg), è un giocatore molto mobile e in grado di trovare la posizione corretta e più idonea per ricevere palla. Sia nel 4-2-3-1 di De Zerbi che nel 4-3-3 di Mancini ha agito da vertice per le giocate sul terzo uomo, da &#8216;libero&#8217; tra i 2 difensori centrali o come braccetto per scappare dal traffico in mediana (vedi immagine nel tweet qui sopra). A prescindere dal modulo che vorrà adottare, Max Allegri si ritroverà in rosa un giocatore con caratteristiche cercate &#8211; e mai trovate &#8211; anche dal suo predecessore, Andrea Pirlo. </p>



<p>Nella fase di <strong>sviluppo </strong>Locatelli, è un giocatore bravo a condurre palla, ma soprattutto <strong>diretto</strong>, bravo a trovare <strong>superiorità posizionale </strong>pescando i giocatori tra le linee di difesa e centrocampo avversarie (Dybala su tutti) o in grado di effettuare ficcanti <strong>verticalizzazioni </strong>per l&#8217;attacco della profondità di giocatori devastanti in questo fondamentale come Chiesa e Ronaldo. Non è un caso che l&#8217;alternanza con Verratti in nazionale nel corso del recente campionato europeo abbia fatto oscillare la squadra verso un gioco più diretto (con Locatelli) o uno più palleggiato (con Verratti). </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img width="959" height="535" src="/wp-content/uploads/2021/08/Locatelli-2.jpg" alt="" class="wp-image-19229" srcset="https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Locatelli-2.jpg 959w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Locatelli-2-595x332.jpg 595w, https://www.ateralbus.it/wp-content/uploads/2021/08/Locatelli-2-768x428.jpg 768w" sizes="(max-width: 959px) 100vw, 959px" /></figure>



<p></p>



<p>In questi primi anni di carriera Locatelli ha mostrato un buon feeling con il <strong>gol</strong> (<strong>14</strong> in 199 presenze). Considerando però il suo ottimo <strong>tiro dalla distanza </strong>(con entrambi i piedi) e il tempismo negli <strong>inserimenti </strong>(la doppietta alla Svizzera nel video può testimoniarlo), la <strong>finalizzazione </strong>sarà uno di quei tasselli dove dovrà lavorare con più forza e insistenza per raggiungere il definitivo salto di qualità.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe title="&quot; LOCA LOCA LOCATELLI &quot; DOPPIETTA IN ITALIA - SVIZZERA 0-3. TALENTO PURO" width="620" height="349" src="https://www.youtube.com/embed/Y1XVQ8M_2dk?feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p><strong>Senza palla</strong></p>



<p>Nella fase difensiva, molto probabilmente andrà a posizionarsi in un 4-4-2 al fianco di un altro mediano (ruolo che in queste prime amichevoli è stato occupato da Ramsey), aggiungendo centimetri e fisicità. Le caratteristiche assai diverse dagli altri centrocampisti in rosa (Rabiot, Bentancur e McKennie su tutti) molto più dinamici e adatti a coprire anche vaste zone di campo, consegneranno ad Allegri un giocatore con caratteristiche difensive complementari a quelle presenti. La <strong>difesa posizionale</strong>, molte volte adottata anche in passato, potrebbe aiutare Locatelli a difendere zone di campo più ridotte, la sua struttura potrebbe aiutare la squadra a difendere l&#8217;area (soprattutto da palla laterale) quando deciderà di adottare un blocco basso.</p>



<p><strong>Sistemazione in campo</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img width="584" height="391" src="/wp-content/uploads/2021/08/Locatelli-3.png" alt="" class="wp-image-19230"/><figcaption>In un 4-3-3 può ricoprire sia le vesti da Play che quelle da mezzala, come nella Nazionale di Mancini.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><img width="587" height="391" src="/wp-content/uploads/2021/08/Locatelli-4.png" alt="" class="wp-image-19231"/><figcaption>In un 4-2-3-1 può agire da mediano, come nel Sassuolo di De Zerbi.</figcaption></figure>



<p><strong>In conclusione</strong></p>



<p>Manuel Locatelli ha tutte le carte in regola per diventare un punto cardine della Juventus, sin da subito. Ha mostrato qualità tecniche, fisiche e mentali che fanno ben sperare. Lo abbiamo aspettato e desiderato tanto. Ora è tempo di far parlare il campo. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe title="Manuel LOCATELLI - Welcome to JUVENTUS!" width="620" height="349" src="https://www.youtube.com/embed/bIh78rOXT-4?feature=oembed&amp;wmode=opaque" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cos&#8217;è la preparazione atletica?</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/che-cose-la-preparazione-atletica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=che-cose-la-preparazione-atletica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2021 07:23:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[allegri]]></category>
		<category><![CDATA[bertelli]]></category>
		<category><![CDATA[folletti]]></category>
		<category><![CDATA[preparazione atletica]]></category>
		<category><![CDATA[preparazione calcio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=19139</guid>

					<description><![CDATA[Questo articolo vuole offrire un piccolo scorcio su un’area che è cambiata moltissimo negli ultimi quindici anni e che riveste un’importanza sempre maggiore nello sport più seguito al mondo.&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questo articolo vuole offrire un piccolo scorcio su un’area che è cambiata moltissimo negli ultimi quindici anni e che riveste un’importanza sempre maggiore nello sport più seguito al mondo.</em></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“L&#8217;allenamento è l&#8217;insieme di processi fisiologici di adattamento dell&#8217;organismo di fronte al ripetersi di uno stimolo”</em></p></blockquote>



<p><strong>Cos’è la preparazione atletica?</strong></p>



<p>La preparazione atletica è la programmazione dell’allenamento volta a curare, gestire e potenziare le qualità fisiche degli atleti. Gli scopi principali della preparazione atletica sono il conseguimento della condizione fisica ideale nell’atleta, la prevenzione degli infortuni e (eventualmente) la ripresa fisica post infortunio. Non deve quindi sorprendere che la sfera di preparazione atletica sia a cavallo tra l’area tecnica e quella medica, e questo nel calcio vale soprattutto per le squadre d’élite.&nbsp;</p>



<p>Approcciarsi alla preparazione atletica nel calcio e al suo ruolo nella prevenzione degli infortuni significa entrare in un argomento molto vasto, e con una produzione scientifica abbondantissima. Per parlare bene di preparazione atletica legata al calcio occorre prima di tutto inquadrare bene gli sforzi richiesti da questa disciplina.</p>



<p>Da un punto di vista atletico, il calcio è uno sport a diversa intensità con un ventaglio di gesti tecnici ed atletici molto esteso. Per questa ragione, il calcio “esige” un set di capacità molto variegato, a differenza di altri sport (pensiamo a quelli di resistenza) dove è facile trovare ripetizioni degli stessi movimenti. Oggi siamo in grado di dire che l’atleta-calciatore deve privilegiare grandezze neuromuscolare come forza sub massimale ed esplosiva, capacità e potenza dal sistema anaerobico, ma anche presentare un base aerobica notevole. Per di più, se comparato ad altri sport, il calcio è un&#8217;attività dove l’incidenza di infortuni agli atleti e decisamente sopra la media &#8211; e come vedremo la stragrande maggioranza di infortuni avviene in gara, momento di massima concentrazione di sforzo sia fisico che mentale.</p>



<p><strong>Com&#8217;è cambiata nel tempo?</strong></p>



<p>La continua ricerca di nuove strategie di gioco ha determinato un cambiamento radicale anche nell’approccio alla preparazione atletica. L’evoluzione dell’atleta-calciatore ha portato allenatori e staff a sperimentare, incorporare, sviluppare e valorizzare nuove strategie di preparazione. Questo è avvenuto grazie alle rinnovate doti atletiche dei giocatori (che hanno anche esasperato alcuni concetti tecnici e tattici: pensiamo all’incidenza di pressing, gegenpressing, ricerca ostentata del possesso palla a tutti i costi e a tutte quelle tendenze che mettono l’accento sulla componente atletica). Questo nuovo corso storico e questi nuovi fattori hanno determinato un cambiamento significativo nella programmazione del lavoro e di conseguenza trasformato il modo di lavorare dei preparatori atletici.</p>



<p>In passato vigeva la convinzione che si potessero tradurre sul campo di calcio concetti mutuati da altri sport, dove magari la produzione scientifica era più solida. Ad esempio, prendendo a spunto alcune discipline dell’atletica leggera, negli anni 90 e nei primi anni 2000 si abusava di lavori massimali, nella convinzione che tutto il lavoro di forza fatto in allenamento si potesse poi tradurre tale e quale in campo. In questo periodo venne adottato acriticamente il dogma di una stretta suddivisione delle sessioni di lavoro: la giornata veniva quindi scandita prima dalle sedute in palestra per allenare la forza, poi si andava in campo per sedute tecniche e tattiche, e infine le sessioni di massaggi.</p>



<p>Questa compartimentalizzazione ferrea degli allenamenti in realtà è tutt’altro che ottimale per un calciatore. Gli atleti passavano intere giornate ad alzare pesi, sopravvalutando l’impatto che macchinari come una <em>lat machine</em> o una <em>bench press </em>potessero avere sul rendimento del corpo. A questa tendenza vanno ricondotti gli ‘eccessi’ di quegli anni, quando gli <em>squat </em>erano l’esercizio più in voga. Tutto nasceva dall’equivoca concezione dell’atleta come macchinario costituito da diverse parti di un tutto sì connesso, ma non integrato o funzionale. Ad oggi questa visione così rigida è ripresa praticamente solo dai videogiochi.&nbsp;</p>



<p>Se da un lato è innegabile che la vastità dei gesti tecnici e atletici del calcio ha reso a lungo difficile creare una grande tradizione di allenamenti, o quantomeno non di allenamenti <em>ad hoc</em>, è anche vero che dall’altro lato non si era realmente capito cosa richiedesse questo sport. Da un punto di vista strettamente pratico, queste convinzioni hanno portato diversi problemi di tenuta atletica, accentuati poi dall’infittirsi dei calendari e dal moltiplicarsi delle partite.</p>



<p>Oggi questi fraintendimenti sono stati quasi del tutto abbandonati sulla base di evidenze scientifiche sempre più convincenti. Tali evidenze si basano sul principio secondo cui per migliorare il rendimento in calciatore bisogna sviluppare quanto più possibile la <a href="https://www.youtube.com/watch?v=ySauX_fumDk" target="_blank" rel="noopener">forza condizionale</a>. La forza condizionale è una delle quattro capacità motorie condizionali (le altre tre sono velocità, mobilità articolare e resistenza) ed è la forza liberata in abbinamento alla coordinazione. Allenare questa capacità richiede allenamenti specifici, perchè solo su stimoli precisi il corpo risponderà in maniera precisa.&nbsp;</p>



<p>L’idea dell’integrazione di capacità condizionali, cognitive, coordinative al fine di raggiungere una preparazione più specifica possibile per il calcio, trova radici nei “rivoluzionari della pianificazione” come Seirul-lo. Proprio dalla scuola catalana arriva quest’idea di strutturazione della preparazione dei calciatori in cosiddetti microcicli settimanali, molto lontani dall’idea di costruzione di forza generica e resistenza avulse dal contesto e vagamente correlate al gioco effettivo. In questi microcicli la pianificazione prevede da una parte una costante gestione della preparazione specifica e condizionale, dall’altra la loro basilare integrazione. Il calciatore non è più composto da tanti mattoncini di lego, ma è un’unità cognitivo-atletica che interagisce costantemente con una realtà che lo porta ad apprendere e migliorare.</p>



<p>Altro grande fautore di questa rottura con il passato è Vitor Frade, padre della <a href="https://www.ultimouomo.com/dizionario-tattico-la-periodizzazione/" target="_blank" rel="noopener">periodizzazione tattica</a>. Alla base della periodizzazione tattica c’è il concetto di <a href="http://www.atlalbiate.com/graziano/sito/periodizzazione/La%20periodizzazione.pdf" target="_blank" rel="noopener">periodizzazione atletica</a>, che presume che il corpo umano attraversi diverse fasi nel processo di allenamento, e che lo scopo di quest’ultimo sia far raggiungere un picco prestativo all’atleta. Sebbene questo sia un concetto ancora stra-utilizzato in moltissime discipline (pensiamo all’allenamento del maratoneta), nel calcio ci si sta muovendo in maniera parallela per cercare di avere una condizione di forma ottimale lungo la maggior parte della stagione agonistica. Da questo concetto prende forma quello della periodizzazione tattica. Frade e la recente scuola portoghese &#8211; le cui intuizioni si sono poi diffuse a macchia d’olio &#8211; sostiene che il calcio inneschi quattro reazioni differenti nell’atleta (fisica, tecnica, tattica, psicologica) e che vadano allenate tutte insieme organicamente. Come fare? Simulando sempre le situazioni, i gesti, le scelte e l’intensità della partita in allenamento.</p>



<p>A partire da questa scoperta, Frade si fa promotore di morfocicli di allenamento, ossia di cicli in cui tutto l&#8217;allenamento è finalizzato all´interpretazione di determinati principi di gioco. Come i microcicli, essi sono strutturati in settimane che ripetono schemi di lavoro integrati in ogni sfumatura, di forza, intensità, carico cognitivo, etc. ma che hanno la peculiarità di porre attenzione non solo sul tipo di contrazione muscolare alla base del lavoro di ciascun giorno della settimana, ma anche sulla gestione del carico di fatica psicologica dell’atleta. In questo senso è interessante notare come il giorno successivo al match sia dedicato al riposo a prescindere dai possibili aspetti fisiologici che sembrerebbero preferire un recupero attivo.</p>



<p>Senza la pretesa di addentrarci troppo nel dettaglio di ciascuna giornata o tipo di microciclo e morfociclo un’ultima cosa da sottolineare è come in nessun caso la preparazione preseason sia vagamente assimilabile alla dura immagine stereotipata che immaginiamo. Se si esclude una parziale diversa composizione degli allenamenti per favorire il ritorno al fitness, nella maggior parte dei casi le quattro settimane che precedono l’inizio della stagione sono basate esattamente sullo stesso schema di apprendimento di micro e macro principi di gioco integrati con lavoro condizionale e di intensità, al fine di mantenere più costante possibile la condizione della squadra nell’arco della stagione.</p>



<p>Tra i pionieri di queste nuove tendenze, in Italia troviamo José Mourinho e Antonio Conte. Entrambi hanno rivoluzionato la Serie A con un metodo di lavoro differente, prima ancora che le loro particolari strategie tattiche. Entrambi hanno portato un approccio basato sulle individualità: dove l’analisi del calciatore tiene conto non solo delle caratteristiche fisiche ed atletiche, ma anche è tarata anche sul reparto e sul ruolo del calciatore in squadra.&nbsp;</p>



<p>Mourinho all’Inter ha stravolto la routine della preparazione, portando tutte le sessioni (comprese quelle di attivazione) ad essere svolte con il pallone. Ha portato con sé lo studio dei dati fisiologici ed atletici dei calciatori, che era un aspetto fortemente sottostimato fino a quegli anni. Fortemente influenzato da Frade, lo stesso Mourinho ha preso le distanze dalla percezione meccanicistica del calciatore in favore di una visione globale del gioco e del singolo in rapporto alla squadra. Le situazioni allenano il singolo ad elaborare, decidere, agire, interagire; l’allenamento condizionale sul campo da calcio rende tangibili i miglioramenti e non li relega in una sala pesi; la preparazione è funzionale allo sport specifico.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.mistermanager.it/wp-content/uploads/2012/06/pap1.jpg" alt="Calcio, Riscaldamento e principio della Post-Attivazione (aspetti teorici)  | MisterManager"/><figcaption>Esercizi di attivazione</figcaption></figure></div>



<p><strong>La prevenzione degli infortuni e il ruolo del preparatore</strong></p>



<p>Il preparatore atletico ha il compito di migliorare la salute fisico-atletica dell’atleta. In questo un aspetto fondamentale è la prevenzione degli infortuni, un compito che viene espletato attraverso protocolli dettagliati e convenuti tra vari membri dello staff. I protocolli di prevenzione degli infortuni hanno subito un’evoluzione verticale nell’ultimo decennio, stimolando al contempo un volume impressionante di ricerca scientifica di corredo. Se ci pensiamo, questo va di pari passo con l&#8217;accresciuta importanza dell intensità nel gioco del calcio.&nbsp;</p>



<p><strong>I protocolli di prevenzione</strong></p>



<p>Oggi i protocolli di prevenzione degli infortuni nel calcio si basano principalmente sulla cura di quattro grandi gruppi anatomici del corpo umano: l’anca, i flessori, le ginocchia e le caviglie. Le sessioni di prevenzione hanno cominciato ad essere piano piano incorporate in tutti i microcicli settimanali di allenamento. Ad oggi c’e discreto consenso sul fatto che 15/20 minuti di sessione di prevenzione siano sufficienti. A questo segue la fase di attivazione neuromuscolare, comune a tutta la squadra, che ‘cresce’ durante la settimana: si passa da esercizi a terra, ad esercizi in piedi, ad esercizi in velocità (in gergo si dice che durante la settimana &#8220;ci si alza da terra&#8221;).&nbsp;</p>



<p>La sollecitazione muscolare richiesta da questo sport è notevole, e con l’aumentare delle nostre conoscenze riguardo ai “bisogni”, è aumentata anche l’attenzione che i professionisti stanno dedicando a questi aspetti. Oggi diamo per scontata la necessità di un approccio scientifico alla prevenzione di infortuni; tuttavia è bene ricordarsi che fino a 20 anni fa questo stesso approccio era snobbato. La tipologia di infortuni su cui si può intervenire con un approccio scientifico di tipo preventivo non sono solo quelli muscolari, ma anche quelli di tipo traumatico derivanti da contatti con avversari.</p>



<p>Nel calcio oltre il 30% degli infortuni riguarda lesioni muscolari, e tra questi l’infortunio più comune è quello ai flessori del ginocchio. Questa sovraesposizione è dovuta ad una stima eccessiva dell’importanza del quadricipite nel gioco. In passato &#8211; ma anche tutt’oggi in alcuni casi &#8211; la preparazione atletica e l’allenamento della forza massimale si è eccessivamente concentrata sui quadricipiti (i muscoli deputati all’estensione del ginocchio) e non ha curato altrettanto bene i flessori, con cui lavorano in coppia. Il primo studio nel calcio fu quello del dott. Oberg nel 1986, che evidenziò come il rapporto tra flessori ed estensori (rapporto di H:Q &#8211; <em>harmstring : quadriceps</em>) fosse significativamente più sbilanciato nei calciatori che in altri atleti. Questo squilibrio, oltre a spiegare la frequenza degli infortuni dei flessori nel calcio, predispone a lesioni del crociato anteriore, perché i flessori contrastano il cassetto anteriore della tibia, sono sinergici al crociato anteriore, e hanno un ruolo importantissimo nel controllo delle rotazioni.</p>



<p>Uno degli aspetti più trascurati di questo approccio (anche ad alti livelli) è la comunicazione. È stato dimostrato che una corretta registrazione e condivisione di dati, pratiche e sensazioni tra atleti, staff tecnico, preparatori atletici e personale medico riduce gli infortuni di tipo muscolare fino al 75%. Non è una sola persona a decidere esercizi, percorsi riabilitativi o programmi di allenamento: è il lavoro di squadra che determina l’efficacia di un protocollo di prevenzione. Questo tipo di approccio, largamente accettato nel calcio d&#8217;élite, viene chiamato <em>sharing and compliance</em>.&nbsp;</p>



<p><strong>Gli infortuni nel calcio femminile</strong></p>



<p>Oggi in Europa circa 30 milioni di atlete giocano a calcio. I tempi sono maturi affinché la narrazione scientifico-sportiva si concentri in maniera decisa e convinta sui particolari bisogni che questo sport manifesta in atlete donne.&nbsp;</p>



<p>Un dato su tutti: ogni 1000 ore di allenamento, l’incidenza del rischio infortunio è di 1,17. In gara questo aumenta fino a 12,63 (negli uomini siamo sullo stesso ordine di grandezza, ma meno sbilanciato). L’elefante nella stanza per il calcio femminile è il crociato anteriore, la cui lesione è un infortunio grave ma piuttosto comune: la fisionomia delle donne le rende particolarmente esposte a questo tipo di infortunio, che non a caso si manifesta con molta più frequenza (fino a 6 volte di più per le calciatrici rispetto ai colleghi maschi). La diversa conformazione del bacino conferisce alla gamba femminile un lieve valgismo fisiologico del ginocchio, con una differenza notevole nelle tensioni e nelle forze a carico del ginocchio esterno. Con l’aumentare dell’angolo tra inclinazione del femore e asse verticale cresce esponenzialmente anche il rischio di valgo.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/6hvxnqTu47yOHJyKLFKZT6ZPAihZhVFwnadag4FADtsY0LVyALtYL9FXqoKFPJZfciB7WWGfHt8b2_Ic7o-QFPsFmWYIRcfToTMSpaphF1WuUpo6POzSFAhaTJBG6X73m_UTneXR" alt=""/><figcaption>Il famoso angolo Q</figcaption></figure></div>



<p>Altri aspetti che concorrono a determinare un più alto rischio di infortunio per le donne sono fattori ormonali e neuromuscolari. Per quanto riguarda i primi, il basso livello di testosterone impedisce di mantenere i benefici sulla forza acquisiti in allenamento. Sui secondi invece si puo intervenire attraverso una corretta attivazione neuromuscolare, i cui <em>pattern</em> devono essere diversi rispetto a quelli per gli uomini poiché l&#8217;attivazione stessa è fisiologicamente ritardata.&nbsp;A titolo di esempio, questi sono gli esercizi che prevedono cambi di direzione repentini, o l’atterraggio da salti senza una completa e corretta flessione del ginocchio. </p>



<p>Come correggere o prevenire? Esercizi biometrici e di <em>landing </em>studiati appositamente per donne sono ormai pubblica conoscenza per tutte le squadre di calcio femminili. Questo approccio sta prendendo piede sempre di più, tanto che gli esercizi di prevenzione per il crociato anteriore devono essere svolti quotidianamente dalle calciatrici “professioniste”.&nbsp;</p>



<p>Un’altra macroarea che contribuisce significativamente alla riduzione del rischio di infortunio al crociato, sia negli uomini che nelle donne, è quella del gluteo (grande e medio). È pertanto essenziale aumentare la tonicità di entrambi e soprattutto del grande gluteo per conferire maggiore stabilità al bacino, che si ripercuote a cascata sugli arti inferiori. Le sedute di forza in questo senso vanno intese non tanto per poter poi essere traslate in forza massimale sul campo, quanto squisitamente a scopo preventivo.&nbsp;</p>



<p>Questa compenetrazione tra preparazione atletica e prevenzione degli infortuni è testimone di un approccio sempre più olistico, fondato su conoscenze sempre più specifiche e particolareggiate. La stessa compartecipazione delle aree tecniche, atletiche e mediche si può riscontrare nel trattamento degli infortuni, di cui sarà oggetto il prossimo approfondimento. </p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Per approfondire: </p>



<p><a href="https://www.my-personaltrainer.it/allenamento/preparazione-atletica.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Preparazione atletica</a><br><a href="http://www.mazzinidavinci.altervista.org/Documenti/Didattica/TROMBONE/CAPACITA%20CONDIZIONALI.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Capacità condizionali</a><br><a href="https://juegodeposicion.wordpress.com/2020/08/05/the-influence-of-seirul-lo-on-pep-guardiola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Paco Seiru-lo e Pep Guardiola</a><br><a href="https://spielverlagerung.com/2020/05/23/understanding-the-tactical-periodization-methodology/" target="_blank" rel="noopener">Vitor Frade e la periodizzazione tattica</a><br><a href="http://www.atlalbiate.com/graziano/sito/periodizzazione/La%20periodizzazione.pdf" target="_blank" rel="noopener">Periodizzazione atletica</a> <br><a href="https://barcainnovationhub.com/the-relationship-between-the-hq-ratio-and-hamstring-injuries/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rapporto H:Q</a></p>



<p>Hanno contribuito all&#8217;articolo: <a href="/pirlo-juventus-turover/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Enrico Ferrari</a>, <a href="/author/andrea-lapegna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Andrea Lapegna</a>, <a href="/author/andrea-lapegna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandra Fabio</a>, <a href="/author/francesco-saccia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Francesco Saccia</a>. <br></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Juventus-Cesena, la prima di Allegri in amichevole</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/juventus-cesena-la-prima-di-allegri-in-amichevole/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=juventus-cesena-la-prima-di-allegri-in-amichevole</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Lapegna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jul 2021 18:19:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi tattica]]></category>
		<category><![CDATA[allegri]]></category>
		<category><![CDATA[Amichevole]]></category>
		<category><![CDATA[cesena]]></category>
		<category><![CDATA[juventus]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=19124</guid>

					<description><![CDATA[Juventus &#8211; Cesena è stata la prima partita del nuovo corso di Massimiliano Allegri. Con una squadra già ridotta all’osso per gli impegni internazionali, l’allenatore livornese ha dovuto fare&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Juventus &#8211; Cesena è stata la prima partita del nuovo corso di Massimiliano Allegri. Con una squadra già ridotta all’osso per gli impegni internazionali, l’allenatore livornese ha dovuto fare a meno anche di Dybala e Arthur per ragioni fisiche, e di Frabotta, Fagioli e Di Pardo, out per motivi disciplinari.&nbsp;</p>



<p>La prima amichevole estiva è stata dunque una sgambata, in cui molti ragazzi dell’Under 23 e dell’Under 19 si sono uniti alla prima squadra. La Juventus ha iniziato la partita vestita di un 4-3-3 dalle posizioni abbastanza fisse (una novità rispetto a quanto visto l&#8217;anno scorso): Perin, De Winter, Drăgușin, Rugani, De Sciglio; McKennie, Miretti, Ranocchia; Soulé, Pjaca, Correia.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr">Juve in campo con un 433 per la prima stagionale <a href="https://t.co/n5bABxDndD" target="_blank">pic.twitter.com/n5bABxDndD</a></p>&mdash; Andrea Lapeña (@andrelapegna) <a href="https://twitter.com/andrelapegna/status/1418965849940054016?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">24 luglio 2021</a></blockquote></div>
</div></figure>



<p>L’attenzione principale è stata portata su un giro palla armonico, dove a turno i due terzini stringevano la propria posizione per aiutare il palleggio. Specialmente De Sciglio si faceva trovare sempre vicino a Rugani, per cercare poi Ranocchia con diagonali a centrocampo. Allegri ha insistito molto, da bordo campo, su una velocità di trasmisisone più elevata e sulla necessità di &#8220;farla girare&#8221; prima di cercare di risalire campo. Le trame di gioco della Juventus si sono poi concentrate sull’isolamento dei due esterni, incaricati di scartare il diretto avversario e cercare l’imbucata centrale; sia Félix Correia che Matías Soulé giocavano a rientrare sul piede forte, cercando di mettere in difficoltà le linee avversarie con scarichi al centro del campo.&nbsp;</p>



<p>Da queste situazioni di palla tesa ai 10/15 metri sono venuti fuori entrambi i gol della Juventus nel primo tempo. <a href="https://twitter.com/BianconeriZone/status/1418970700157685770" target="_blank" rel="noopener">Il vantaggio</a> è merito di una bella triangolazione di Correia, con De Winter molto intelligente a farsi trovare sul lato cieco dopo lo smistamento di McKennie. Il raddoppio è stato invece costruito sul lato opposto da Soulé, che dopo aver raccolto un traversone lungo di De Sciglio ha servito McKennie con un rasoterra orizzontale appena dentro l’area di rigore.</p>



<figure class="wp-block-embed aligncenter is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="pl" dir="ltr">McKennie⚽️ <a href="https://t.co/ffDu4qryAx" target="_blank">pic.twitter.com/ffDu4qryAx</a></p>&mdash; Bianconeri Zone (@BianconeriZone) <a href="https://twitter.com/BianconeriZone/status/1418975577617412115?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">24 luglio 2021</a></blockquote></div>
</div></figure>



<p>In mezzo al campo sembrano aver faticato più del dovuto Miretti (schierato da regista, ma forse fuori ruolo rispetto al quanto visto con l’Under 23) e Ranocchia, cercato spesso come sfogatoio per l’azione a centrocampo, ma poco sollecitato in zone più avanzate. Hanno brillato invece De Winter (oltre al gol, diligenza dietro e buone corse davanti) e soprattutto Soulé, che oltre all’assist timbrerà anche il cartellino nel secondo tempo con un tiro deviato a chiudere la partita. L’argentino, classe 2003, è stato una minaccia costante nel mezzo spazio destro, riuscendo spesso a mandare compagni al tiro con filtranti tra gli avversari, sia in spazi stretti che in verticale.&nbsp;</p>



<p>Il secondo tempo, invece, è stato per lo più l’occasione per far assaggiare il campo a Demiral e a diversi giocatori di U23 e U19. Tuttavia, vale la pena notare come la Juventus abbia chiuso la partita con un 3-4-1-2: il tempo ci dirà se questo assetto è stato pensato solo sulla scorta di chi entrava in campo, oppure se si tratta di una strada da percorrere.&nbsp;</p>



<p>La partita, al 24 luglio e ad inizio preparazione, non può chiaramente dare indicazioni di rilievo circa la stagione che sta per cominciare: troppe le assenze della prima squadra per pensare di trarre indizi sulle idee del “nuovo” allenatore bianconero. È certamente servita, invece, a dare ritmo alle gambe di chi si trova già in gruppo, e magari anche come occasione per far visionare ad Allegri qualche giovane di belle speranze.&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Massimiliano Pirlo?</title>
		<link>https://www.ateralbus.it/massimiliano-pirlo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=massimiliano-pirlo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Terruzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2021 14:26:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Focus]]></category>
		<category><![CDATA[allegri]]></category>
		<category><![CDATA[Pirlo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ateralbus.it/?p=17638</guid>

					<description><![CDATA[La partita con la Roma ha visto una Juventus difendere bassa e vincere all&#8217;insegno del cinismo. Immediatamente e nei giorni successivi sono stati fatti molti paragoni con le squadre&#46;&#46;&#46;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>La partita con la Roma ha visto una Juventus difendere bassa e vincere all&#8217;insegno del cinismo. Immediatamente e nei giorni successivi sono stati fatti molti paragoni con le squadre di Allegri, ma la soluzione vista con i giallorossi sembra essere un intelligente adattamento momentaneo senza rinunciare totalmente alle proprie idee.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr">Massimiliano Pirlo?</p>&mdash; Davide Terruzzi (@davideterruzzi) <a href="https://twitter.com/davideterruzzi/status/1358107744138592256?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">6 febbraio 2021</a></blockquote></div>
</div></figure>



<p>Così, d&#8217;istinto, sabato pomeriggio durante il primo tempo mi è venuto questo interrogativo. Provocatorio, anche. La squadra di Allegri era infatti spesso abituata a difendersi bassa, con una per anni eccellente e magistrale difesa posizionale, diventando quasi il manifesto di squadra solida, compatta e cinica. Quella che la formazione di Pirlo per i primi mesi non è stata. </p>



<p>Come ha dichiarato lo stesso allenatore bianconero, la Juventus aveva scelto una strategia ad hoc per arginare i punti di forza della avversaria: gli uomini di Fonseca, tra i più pericolosi nell&#8217;attacco in campo aperto e abilissimi a creare numerose occasioni da partita a partita, si son trovati sorprendentemente contro una formazione che ha negato loro la profondità, difendendosi spesso nella propria trequarti difensiva. Onestamente dobbiamo dire come i bianconeri abbiano iniziato con la volontà di effettuare un pressing alto per ostacolare e rallentare la costruzione della Roma, ma si è dovuta arrendere di fronte alla scarsa efficacia della pressione portata e alla capacità degli avversari di avviare la manovra proponendo diverse soluzioni.</p>



<p>Anche i dati statistici ci raccontano questo:</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="twitter-tweet"><blockquote class="twitter-tweet" data-lang="it"><p lang="it" dir="ltr">Ieri si è vista la Juve più bassa e meno aggressiva in fase di pressing da quando c&#39;è Pirlo in panchina. <br><br>Contro la Roma i bianconeri hanno registrato il più alto valore di PPDA (passaggi concessi per azione difensiva) e il più basso baricentro medio in stagione. <a href="https://t.co/YaDbBABfK1" target="_blank">pic.twitter.com/YaDbBABfK1</a></p>&mdash; Calcio Datato (@CalcioDatato) <a href="https://twitter.com/CalcioDatato/status/1358356469113053186?ref_src=twsrc%5Etfw" target="_blank" rel="noopener">7 febbraio 2021</a></blockquote></div>
</div></figure>



<p>Pirlo ha rinnegato se stesso in nome della ragion di stato?</p>



<p>Premesso che nessun allenatore ha in gloria le proprie idee a discapito del risultato, ma che anzi mette le proprie convinzioni a servizio per ottenere le vittorie, la realtà è molto più sfumata ed esce da un binario dicotomico che può alimentari discorsi più basilari. Andrea Pirlo ha espresso i<a href="/la-tesi-di-pirlo-coverciano-spiegata/" class="rank-math-link"> principi guida</a> in più occasioni e soprattutto sta iniziando a dare alla propria una squadra una identità ben definita, quella di una formazione che vuole imporre e controllare il gioco applicando le proprie idee. Come abbiamo già avuto occasione di<a href="/come-i-principi-di-viscidi-e-gagliardi-stanno-influenzando-la-juventus-di-pirlo/" class="rank-math-link"> ricordare</a>, tra i componenti del suo staff troviamo Antonio Gagliardi, uomo chiave, chiamato anche a studiare gli avversari. Non è quindi difficile immaginare come lo studio attento della Roma abbia consigliato all&#8217;allenatore e ai suoi &#8220;consiglieri&#8221; una strategia ad hoc per l&#8217;occasione, studiata per togliere i punti di forza.</p>



<p>C&#8217;è anche molta consapevolezza delle proprie difficoltà in quanto fatto da Pirlo. Perché la Juventus è una squadra, come abbiamo detto, in difficoltà nel <a href="/come-i-principi-di-viscidi-e-gagliardi-stanno-influenzando-la-juventus-di-pirlo/" class="rank-math-link">pressare</a> in maniera organizzata e corale, una situazione di gioco in cui i bianconeri balbettano, lasciando ancora troppo a desiderare. Una pressione inefficace, come visto nei primi minuti di gioco, avrebbe consentito alla Roma di trovare agevolmente spazi allungando gli avversari e di attaccare in campo aperto. L&#8217;assenza di Bentancur, inoltre, ha tolto quel giocatore imprescindibile in mezzo per rallentare le transizioni avversarie. </p>



<p>C&#8217;è chi invece sostiene che questo atteggiamento sia coinciso col rientro di Chiellini, come se il suo utilizzo implichi necessariamente una difesa bassa. </p>



<p>Come giustamente fa notare <a href="https://twitter.com/AzzoJacopo/status/1358689053508579329" class="rank-math-link" target="_blank" rel="noopener">Jacopo Azzolini</a>, il capitano bianconero si è trovato a suo anni addietro in un sistema più aggressivo; di tempo ne è passato, gli infortuni hanno avuto il proprio peso, ma Chiellini sano è tranquillamente in grado di difendere in avanti, specialmente se al suo fianco c&#8217;è qualcuno in grado di coprirlo e di giocare come lui. </p>



<p>Esiste un altro fattore da prendere in considerazione. Il ritmo forsennato e continuo: la Juventus gioca ogni tre giorni praticamente da sempre. Quello che vuole fare Pirlo implica una condizione atletica straripante, supporto fondamentale per difendere sempre in avanti. Non a caso stiamo vedendo una squadra che cala dopo un&#8217;ora di gioco, non ancora in grado di gestire i ritmi della partita rallentandoli con un uso sapiente del possesso.</p>



<p>Juventus allegriana, quindi? La mia risposta è no. Mi auguro possa esserlo a livello di risultati e di sensazione d&#8217;insuperabilità che le migliori versioni del tecnico livornese lasciavano, ma questa squadra ha dei principi di gioco diversi che si vedono anche in gare come quella con la Roma. Guardate alla azione che porta al secondo gol, dove si vede una squadra che manovra partendo dal basso, chiamando il pressing avversario, allargando Bonucci e Chiellini con Arthur che viene a prendersi la palla, Danilo e Alex Sandro che si affiancano a turno a Rabiot in mediana. La strategia col pallone era chiara: invitare la Roma a pressare, cercare la verticalizzazione per attaccare la profondità. Ed è la stessa dell&#8217;andata. Nel primo tempo non è riuscita per errori in verticalizzazioni e per una rigidità nelle posizioni che favorivano la pressione avversaria, ma soprattutto per un baricentro eccessivamente basso che agevolava il contropressing giallorosso (calato nella ripresa) e un eccesso di frenesia col pallone.</p>



<p>Il risultato è quello di una squadra che ha creato davvero poco. Troppo poco. Quella che è stata una soluzione efficace (coi difetti visti sopra) non può rappresentare la chiave per il resto della stagione, perché la Juventus verrebbe schiacciata dall&#8217;intensità degli avversari e continuerebbe a creare in maniera insufficiente. Andrea Pirlo si trova nella delicata situazione in cui donare alla propria squadra una identità ben precisa, continuando a lavorare sui propri principi di gioco e migliorando tutte le fasi in cui si è attualmente carenti, e ottenere risultati per risalire in campionato. Non esiste una contrapposizione chiara e netta tra le due necessità e la strada passa anche l&#8217;intelligenza di adattarsi e di avere piena consapevolezza della propria situazione attuale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
