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Lavagnetta tattica: la partita di Moise Kean3 min lettura

La vittoria negli ottavi di finale di Coppa Italia al Dall’Ara lascia in dote una piacevole riscoperta: le qualità di Moise Kean. Pezzo pregiato del vivaio bianconero e gioiello della nazionale U19 vicecampione d’Europa, Kean era stato impiegato fin qui solo per una manciata di minuti in campionato. La partita di Bologna ha invece regalato agli osservatori un giocatore fresco, dinamico e arrembante, ma soprattutto molto più maturo della versione apprezzata l’anno scorso a Verona.

Nel 4-3-3 di Allegri Kean è l’unica punta, ed è un ruolo che interpreta con sorprendente facilità. L’avevamo lasciato sulla fascia, in guisa di cavallo imbizzarrito a puntare gli avversari per poi accentrarsi; lo ritroviamo punta di manovra, con un gioco spalle alla porta da manuale e delle letture da giocatore navigato. Bernardeschi e Costa sono i suoi compagni di viaggio, due mancini che interpretano in maniera molto diversa il ruolo di ali, ma Kean ha saputo interfacciarsi benissimo con entrambi. Quando Bernardeschi veniva dentro, Kean assecondava la vena associativa giocando delle ottime sponde. Quando Costa è stato spostato a sinistra, Kean prima si allontanava da lui per lasciargli spazio, poi sposava la ricerca del fondo del brasiliano con movimenti imprevedibili tra i centrali.

Quello della finta verso il secondo palo e il taglio repentino verso il primo è qualcosa che gli abbiamo già visto fare spesso.

Il giovane italiano ha saputo alternare il gioco corto con la ricerca della profondità. E se quest’ultima è una dimensione naturale per lui, vederlo lavorare per la squadra e difendere palla tra i difensori è stata una piacevole sorpresa. Il campo aperto rimane il contesto più facile per uno con le sue qualità atletiche, ma si è disimpegnato egregiamente anche nei frangenti in cui la difesa del Bologna è rimasta schierata. D’altra parte, le istruzioni tattiche erano chiare: nel primo possesso doveva tenere bassi i due centrali, mentre quando la manovra arrivava tra i piedi delle mezz’ali, Kean poteva scendere per propiziare gli inserimenti alle sue spalle. La cosa che più ha impressionato è stata difatti la quantità di movimenti eccellenti e la qualità delle soluzioni proposte, in una partita per giunta che ha visto la Juventus svariare su tutti i registri di gioco.

Difesa della palla e scarico

Questa qui sotto è invece la giocata migliore della sua partita. Appena la palla esce dal mini-groviglio di gambe, lui ha già la giocata riprodotta nella sua testa: prende posizione con un singolo gesto, aprendo la gamba di fronte al proprio marcatore, e contemporaneamente si dà lo slancio per caricare il tiro. Una volta messo fuori gioco il diretto avversario approfitta del grande vuoto lasciato dalla difesa del Bologna, ma la consapevolezza del proprio corpo e la lettura dell’azione sono da élite.

Anche nel gol c’è un elemento di esplosività che non può passare inosservato. Il tocco con cui supera Da Costa è talmente fluido da non interrompere la corsa, il cui l’appoggio sembra un naturale segmento del gesto tecnico.

Nella partita di ieri meritano una menzione speciale i movimenti senza palla: eccellenti per proattività, opportunità e creazione di gioco. Dove potrebbe migliorare è invece la pressione, troppo slegata dal contesto di squadra e individuale per risultare veramente efficace (anche se, va detto, le consegne tattiche non hanno insistito su questo punto).

La prova di Kean però fa ben sperare, e chissà che questa partita sia servita non solo come vetrina per il mercato estivo, ma anche come possibilità per il ragazzo di ritagliarsi uno spazio più importante nella Juventus che verrà.

Andrea Lapegna

Sopravvive a Bruxelles, scribacchia per Aspen Institute e Sphera Sports; è tra gli sto(r)ici di AterAlbus per parlare di calcio giocato, curare la community e correggere la punteggiatura negli articoli.