Come costruisce la Juventus di Pirlo?

Uno dei cambiamenti più radicali rispetto all’anno scorso è senza dubbio la maniera in cui la Juventus costruisce. Rispetto a Sarri, che era solito uscire con 4+1, Pirlo ha sperimentato un’ampia varietà di soluzioni, che prendono spunto da un sistema 3+2.


In un calcio sempre più improntato all’intensità, e dove quasi tutte le squadre ambiscono ad una conquista alta della sfera, l’uscita palla ha assunto una rilevanza sempre più grande nelle strategie delle squadre di calcio. La Serie A, e la Juventus in particolare, non sono esenti da questi adattamenti. 

Gli inizi e il 3+2

Se con Sarri la Juventus insisteva con una costruzione in linea a 4 a cui si aggiungeva il mediano (Pjanić, o Bentancur nella seconda parte di stagione), con Pirlo abbiamo visto una trasformazione radicale. Com’è noto, in effetti, sin dalla primissima uscita amichevole con il Novara, Pirlo ha mostrato inequivocabilmente di voler costruire con una linea a tre. Nell’immagine qui sotto si vede distintamente come la prima Juventus adottasse una soluzione di 3+2, dove il doppio mediano serve ad offrire riferimenti vicini alla prima linea. 

Si tratta di un principio ben noto al calcio di Maurizio Viscidi, che ha ispirato sia Antonio Gagliardi che Andrea Pirlo: l’idea in questo senso è di avere 5 giocatori in costruzione e altri 5 deputati all’invasione, ossia alla ricezione dietro le linee di pressing avversarie. I famosi “costruittori” e “invasori”. Mentre altri allenatori declinano questo principio con una linea 4 (per esempio, la Nazionale di Mancini), Pirlo non ha mai fatto mistero di preferire una linea 3, probabilmente per occupare in maniera più omogenea i corridoi centrali. D’altra parte, in questo periodo il modulo scelto era un 3-4-2-1 che andava a portare 5 uomini sull’ultima linea avversaria, guarda caso proprio i 5 invasori: i due esterni, i due trequartisti, e la punta. 

Contro la Sampdoria, nella prima di campionato. Centrale opposto (Chiellini) più basso, esterno lato palla (Cuadrado) più alto. I due mediano sono Rabiot e McKennie. 

Variazioni sul tema

Con il passare del tempo, la Juventus è stata messa di fronte a problemi nuovi. Ad esempio, squadre che pressavano altissime con l’idea di sporcarle la prima costruzione e recuperare palla, magari orientando questa pressione uomo su uomo. Contro squadre del genere che marcano i tre centrali e portano due centrocampisti sui mediani bianconeri, ecco che il contributo in uscita dei “trequartisti” (o falsi esterni) diventa fondamentale. 

La Juventus ha dunque sfruttato le capacità dei suoi difensori (in particolare Bonucci e De Ligt) di tagliare le linee di pressione con dei laser pass. Un contributo fondamentale, in tal senso, è arrivato anche da Szczęsny, che specialmente in fase di costruzione è stato responsabilizzato in maniera evidente, soprattutto se pensiamo che l’anno scorso le sue doti con i piedi sono state poco valorizzate. 

La difesa a 3 si espone più facilmente alla parità numerica. Questo sia perché molte squadre attaccano con tre punte (che sono più facili da scaglionare sui tre centrali), sia perché alla Juve gli esterni vengono spesso e volentieri tenuti molto alti. Ecco allora che una seconda soluzione ai succitati problemi arriva ancora una volta dall’utilizzo del portiere. In particolare, per portar via un uomo dall’ultima linea, Pirlo ha spesso alzato Bonucci sulla linea dei mediani, portando contemporaneamente Szczęsny a giocare tra gli altri due centrali. Inevitabilmente, gli avversari hanno dovuto “sprecare” un uomo più giù sul campo, con il risultato che la Juventus è riuscita a dare ossigeno alla prima uscita. 

Già contro il Verona si erano viste avvisaglie di questa strategia, che è stata poi utilizzata in maniera piu compiuta nella partita contro l’Atalanta: non è un caso che si sia scelto questo escamotage contro due squadre che fanno del pressing a uomo a tutto campo la propria arma migliore. D’altra parte, si tratta di una tendenza in consolidamento, che si sta diffondendo a macchia d’olio tra le squadre che adoperano una prima costruzione a 3: la stessa Inter di Conte ne ha fatto largo uso di recente. 

Inoltre, vale la pena soffermarsi sull’utilizzo di Cuadrado come arma per uscire dalla difesa. In effetti, contro squadre dal blocco basso che si adoperavano per chiudere il centro, la Juve ricorre al contributo del colombiano per aprire il centrocampo avversario e far progredire l’azione. Sulla scorta dei suoi ripiegamenti ad offrire una linea di passaggio vicina, abbiamo coniato l’espressione “costruzione a tre e mezzo”.

Evoluzione: 3+1(+1)

Assecondando la necessità di coprire meglio il campo durante le transizioni negative, Pirlo ha progressivamente abbandonato l’idea di un centrocampo a due in favore di un vero e proprio centrocampo a tre: a partire dalla bella vittoria contro il Parma, la Juventus ha cominciato le proprie azioni con un 3-5-2 di base. Questo cambiamento, per nulla banale e anzi molto significativo, ha avuto a cascata anche effetti sull’uscita palla. Adesso la Juventus ha vertice basso riconoscibile, una posizione che spesso è stato Bentancur a rilevare. In questo senso, tuttavia, Pirlo non ha voluto rinunciare ai principi viscidiani, affiancandogli a turno una delle due mezzali. 

E il caso questo della partita contro il Sassuolo, dove Pirlo ha ben pensato di mettere Arthur, nominalmente mezz’ala destra, accanto a Bentancur, nominalmente vertice basso. In questo modo si cercava di mettere in difficoltà Đuričić, con il trequartista serbo che avrebbe dovuto coprire il mediano e che si e invece trovato improvvisamente a dover ballare tra due avversari. 

Infine, vale la pena notare come la Juve abbia ancora un’altra maniera di iniziare l’azione su rimessa dal fondo. Se ormai, con la modifica della regola che impediva ai giocatori di entrare in area, le rimesse dal fondo corte (cortissime!) sono la regola, poche squadre apportano cambiamenti alla propria uscita palla su questa situazione. La Juve di Pirlo è una di esse.

Ancora una volta sulla scia della Nazionale di Mancini, la Juventus “apre” (scacchisticamente parlando) con una linea a 4 ben definita e il doppio mediano. Questa configurazione viene adottata per lo più perché la rimessa dal fondo rappresenta una situazione statica, in cui gli avversari hanno anche loro il tempo di sistemarsi, e di iniziare con i propri avanti già in posizione. In questi casi, un uomo in più non guasta. 

Insomma, Pirlo e Gagliardi hanno dato una consistente rinfrescata all’uscita palla in casa Juventus. Certo, c’è ancora da lavorare molto su alcuni meccanismi: ad esempio, gli smarcamenti dietro il centrocampo avversario, o il tempo cui troviamo gli esterni (contro il Milan queste due situazioni ci hanno fatto soffrire). Finora a livello puramente teorico le misure e contromisure hanno avuto il pregio di individuare alla perfezione i problemi: se lo staff tecnico riuscirà a lavorare sulla postura dei giocatori e su espedienti di tattica individuale, la Juventus potrà migliorare ancora in situazioni di gioco che rivestono un’importanza sempre più grande nel calcio. 

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