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Fiorentina-Juventus, o dell’attacco alla linea

La brutta partita di ieri contro la Fiorentina (1-1) ha riproposto ancora una volta problematiche legate al tentativo di Andrea Pirlo di trasmettere ai suoi giocatori la propria idea di calcio.


In particolare sono stati i primi quarantacinque minuti a confermare come il modello di gioco proposto dal tecnico bianconero sia ancora ben lontano dall’essere assimilato, e questo è vero al netto del cambio di modulo adottato nella prima frazione.

Per affrontare la squadra viola, che quest’anno è in lotta per non retrocedere, Pirlo ha optato per una disposizione a specchio rispetto a quella di Iachini (3-5-2) forse nella convinzione che, così facendo, si sarebbero create situazioni di uno contro uno, che sulla carta sarebbero dovute essere favorevoli ai bianconeri.

Di contro invece, quello che ne è risultato è stato un primo tempo nel quale la Juve ha sì dominato per quanto riguarda il possesso (a fine partita sarà del 62%) ma certamente non dal punto di vista delle occasioni create (visto che sono stati solo 0.49 gli xG prodotti all’intervallo).

Queste difficoltà trovano riscontro anche nel dato relativo al baricentro medio degli ospiti che, nella prima frazione, è stato di appena 43.87m. In pratica la Juventus ha avuto difficoltà a produrre dominio territoriale contro una Fiorentina che si è difesa in modo compatto ma tenendo una linea arretrata alta.

L’atteggiamento in non possesso degli uomini di Iachini ha consentito loro di limitare i collegamenti juventini fra la zona di costruzione e quella di rifinitura. I giocatori deputati all’invasione di quest’ultima (segnatamente Ronaldo, Dybala e Ramsey) hanno fatto fatica a smarcarsi fra le linee avversarie di difesa e centrocampo tanto è vero che, tutti e tre compresi, hanno ricevuto appena 3 passaggi filtranti (su un totale di appena 14 prodotti dalla Juventus).

In pratica, la sola volta in cui ai bianconeri è riuscito transitare con costrutto nella zona di rifinitura, si è venuta a creare l’unica occasione del primo tempo, quella sprecata malamente con un controllo sciagurato da Ramsey a tu per tu con Drągowski. 

In una situazione del genere la squadra di Pirlo avrebbe potuto provare a scavalcare le linee avversarie, andando più direttamente alla ricerca della profondità. Questa soluzione avrebbe consentito alla Juventus di testare la difesa viola nella difesa del campo alle proprie spalle e, nello stesso tempo, avrebbe allungato gli avversari (che hanno tenuto una distanza media fra i reparti di 21.51m nel primo tempo) dilatandone la zona di rifinitura.

Così non è avvenuto perché i bianconeri hanno attaccato poco l’ultima linea dei padroni di casa, come si evince bene da questo contributo video.

Le cose sono migliorate nel secondo tempo quando i cambi di Pirlo (dentro Morata e Kulusevski per Bonucci e Dybala) hanno permesso alla Juve di avere un riferimento avanzato in grado di attaccare la profondità (l’attaccante spagnolo) e di costruire una catena laterale destra (con l’ex Parma accoppiato a Cuadrado) di qualità e in grado di creare superiorità in ampiezza.

Al netto di una disposizione più equilibrata e di un piano gara più orientato alla ricerca delle corsie esterne, la Juve ha comunque continuato a non creare moltissimo (1.16 il dato finale degli expected goals prodotti), nonostante una maggior supremazia territoriale (55.03m il baricentro media nel secondo tempo).

Alla fine quindi la squadra bianconera torna dal Franchi con un solo punto conquistato, al termine di una sfida che rappresenta un compendio di quanto non è andato in questa stagione.

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Classe 1978, prof. di storia e filosofia, scrive anche per Il Nuovo Calcio. È autore di diversi libri ed articoli di tattica, non necessariamente sulla Juventus. Match analyst certificato Sics. Lo trovate anche su lagabbiadiorrico.com