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Precedenti, Udinese-Juventus 1982

Udinese-Juventus è soprattutto sinonimo di 5 maggio 2002. Ma al Friuli sono arrivate altre vittorie che hanno lasciato il segno, anticipando nuovi trionfi. Come quella del 1982, nel segno di Paolo Rossi tornato in campo dopo la squalifica e pronto all’apoteosi mondiale.

5 maggio 2002, ma non solo. Udinese-Juventus è soprattutto quella nell’immaginario del tifoso bianconero: il successo al Friuli, il ko dell’Inter in casa della Lazio, il sorpasso e lo Scudetto all’ultima curva. Ma al Friuli sono giunti altri successi che hanno segnato la storia. E non solo quella della Vecchia Signora.

Il 2 maggio 1982 – esattamente 39 anni prima rispetto al match di quest’anno – la squadra allenata da Trapattoni vinse in goleada e si avvicinò alla seconda stella. Mentre l’Italia iniziò a costruire il trionfo al Mundial di Spagna. Proprio in quel giorno tornò in campo (e al gol!) Paolo Rossi.

Verso la seconda stella

In casa Juve, gli anni ’80 iniziano con lo stesso piacevole sapore della vittoria. Nel 1981 è arrivato lo Scudetto numero 19, conquistato da una squadra dall’anima italiana e rinforzata dall’irlandese Liam Brady.

Per la stagione 1981/82 l’obiettivo è confermarsi e puntare alla seconda stella. Ma anche tornare a recitare un ruolo da protagonisti in Europa. Il trionfo di Bilbao è datato 1977, quasi un lustro prima. Troppo per una società che vuole iniziare a fare la voce grossa anche fuori confine.

Boniperti inizia una fase di ringiovanimento della rosa. In un colpo solo salutano 2 dei protagonisti degli strepitosi anni ’70: Antonello Cuccureddu si accasa a Firenze e Franco Causio va Udine. A Torino arriva un ragazzo sammarinese di nome Massimo Bonini e il presidente riporta a casa Paolo Rossi. Proprio lui che, dopo la sfortunata esperienza nelle giovanili (soprattutto per il prezzo pagato agli infortuni), è esploso a Vicenza e a Perugia. Prima che la disavventura del Calcioscommesse non lo mettesse fuori causa per 2 anni.

A suo modo è Boniperti a puntare sul ragazzo toscano, disposto ad aspettarlo fino alla fine della squalifica a fine aprile 1982. Nel frattempo c’è ancora il vecchio leone Bettega, ci sono Marocchino e Virdis e nelle giovanili scalpita un ragazzo che non eccelle per statura ma che in area si rivela spesso un gigante: Giuseppe Nanu Galderisi.

Che equilibrio in campionato!

La squadra del Trap parte fortissimo e vince le prime 6 partite di campionato e sembra subito in fuga. Ma a inizio novembre arriva una doppia mazzata. La nuova rincorsa alla Coppa dei Campioni si ferma al secondo step. Riuscita la rimonta col Celtic, non succede altrettanto coi campioni del Belgio dell’Anderlecht. In più, nel ritorno giocato a Torino, si spacca Bettega. E a maledire la sfortuna c’è anche Enzo Bearzot che su Bobby Gol punta molto per il Mondiale.

La delusione in Europa si accomuna a quella in Coppa Italia, arrivata ancora prima dell’inizio della Serie A. E per giunta a causa di un derby col Toro perso nel girone eliminatorio.

Resta solo il campionato, dove regna un’incredibile equilibrio. I bianconeri steccano un paio di partite, subito dopo lo choc per la perdita del loro bomber e le altre si fanno sotto. Fiorentina, Roma e Inter riescono a turno a occupare la vetta. Fino al punto in cui non si capisce che il tricolore sarà un duello tra i Campioni d’Italia in carica e i viola di Picchio De Sisti.

Le 2 rivali arrivano a pari punti alla fine di aprile. Anche  gli scontri diretti, finiti entrambi 0-0, non hanno fatto altro che confermare l’equilibrio.

Boniek, Platini e Rossi: la Juve guarda al futuro

L’uscita prematura dalla Coppa dei Campioni convince la dirigenza a fare un ulteriore sforzo. I tempi stanno cambiando. Sono arrivati gli sponsor di maglia (Juve legata al marchio Ariston) e in vista c’è l’introduzione del secondo straniero.

Per evitare distrazioni e casini vari, la FIGC impone la chiusura dei tesseramenti per i nuovi stranieri al 30 aprile. Per questo non c’è tempo da perdere.

E la Juve non ne perde. Prima annuncia l’ingaggio di Zibì Boniek e, proprio il 30 aprile, quello di Michel Platini. L’arrivo del francese è una sorta di fulmine a ciel sereno, soprattutto perché molti si attendono la riconferma di Liam Brady che a Torino è diventato un idolo.

In più Trapattoni potrà contare su Paolo Rossi, senza dover attendere la stagione successiva. La squalifica finisce proprio a fine aprile e il ritorno in campo del bomber potrebbe essere un’arma decisiva per il rush finale in campionato. A spronare il ragazzo c’è anche Bearzot, il quale gli ha confermato la sua volontà di portarlo in Spagna nonostante il lungo stop: una sorta di assegno in bianco.

A Udine a caccia di punti

Domenica 2 maggio si gioca la 12a giornata di ritorno. La Juve è di scena in casa dell’Udinese che ha quasi ipotecato la salvezza, mentre la Fiorentina è a San Siro contro l’Inter. L’occasione per provare l’allungo, a 180 minuti dalla fine, è davvero ghiotta.

Trapattoni non può contare su Claudio Gentile squalificato. Ma in un colpo solo ritrova Rossi e anche Bettega, che prova a tornare almeno in panchina. In tribuna c’è uno spettatore molto interessato: Enzo Bearzot. Il ct vuole capire le condizioni di Rossi e intanto dare un’occhiata agli altri, a Zoff, a Cabrini, a Scirea, a Tardelli e anche a Franco Causio, la cui esperienza in Spagna potrebbe essere fondamentale.

Il Barone è tutt’altro che un giocatore a fine carriera e lo dimostra dopo un paio di minuti. Il suo tocco vellutato smarca il giovane Miano davanti a Zoff: Udinese avanti al primo affondo. Per la gioia anche di tutti i tifosi fiorentini che si portano provvisoriamente a +1.

La Juve soffre nella prima mezz’ora. Più che altro spreca un paio di occasioni per riuscire subito a pareggiare. L’1-1 giunge proprio al 30’ grazie a Domenico Marocchino che entra in area in slalom e insacca di prepotenza.

Rossi è lontano dalla forma migliore e non potrebbe essere diversamente. Ma riesce comunque a lasciare un segno: suo il cross da destra su cui, dopo una corta respinta del portiere friulano Borin, si avventa Cabrini che insacca il sorpasso.

Una cinquina verso il titolo

La Juventus va al riposo avanti di un gol e di 2 punti sulla Fiorentina, sotto al Meazza. È il momento di chiudere i conti e Trap lo sa bene. A premiarlo è proprio l’uomo più atteso: Paolo Rossi. Alla prima azione della ripresa, Pablito si avventa di testa su una punizione da destra e segna. La sua fame di gol, mai persa, lo fa arrivare sul pallone prima di tutti, compagni compresi. Proprio come rifarà poco più di 2 mesi dopo nell’azione che sbloccherà la finale del Bernabeu contro la Germania.

Intanto anche il centro al Friuli entra nella storia: è il primo assoluto con la maglia della Juventus. Arrivato, curiosamente, 8 anni esatti dopo il suo esordio a Cesena il 1° maggio 1974.

Sul 3-1, ora i bianconeri – in campo con la maglia blu – controllano a piacimento e prima del finale rendono ancora più rotondo il punteggio. Cabrini si conferma in versione bomber insaccando al volo su cross di Osti e Virdis realizza col diagonale destro. È un 5-1 che vale tanto, anche se la notizia del pareggio dei viola contro l’Inter rovina un po’ il ritorno verso casa.

Finale tra testa e cuore

La Juventus ha un punto di vantaggio da gestire in 180 minuti. Il calendario propone ancora la sfida casalinga contro il Napoli e poi la trasferta sul campo della rivelazione Catanzaro.

Il resto è storia. Con i partenopei è un altro 0-0 proprio mentre la Fiorentina torna ad agganciare la vetta rifilando altri 3 gol all’Udinese ormai in vacanza. Si decide tutto all’ultima gara. I viola vanno a sbattere sul muro di un Cagliari a caccia di punti salvezza e Liam Brady decide partita e campionato con un rigore in terra calabrese. Ben sapendo di dover dire addio a un gruppo in cui è amato da tutti.

La sua freddezza vale lo Scudetto numero 20, quello della seconda stella. Il suo sacrificio farà versare molte lacrime a Torino, ricompensate dalle tante magie che Michel Platini saprà regalare nei 5 anni successivi. In Itala, in Europa e nel mondo!

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Giornalista freelance e podcaster.