Perché proprio Pirlo?12 min di lettura

Pirlo vs Sarri

Solo pochi giorni fa ad un po’ a tutti gli appassionati di calcio italiani balzò all’occhio la convinzione e la forza con cui Andrea Agnelli tracciò per Andrea Pirlo un possibile futuro da allenatore della Juventus. Il contesto era quello della presentazione dell’ex regista come nuovo mister dell’under 23, quando sebbene il Presidente volle sottolineare come avrebbe risposto esclusivamente domande relative a quel progetto fu proprio lui a tratteggiare i contorni di un proponimento che aveva il gusto del lungo o lunghissimo termine.

Rivista con gli occhi di oggi, e mediata con quanto accaduto un anno fa durante la presentazione di Sarri, quella conferenza assume toni marcatamente più “strani”: nel caso dell’ormai ex mister il Presidente era sì presente in sala, ma preferì accomodarsi in platea. Una cosa che rivisitata alla luce dell’aristocratico disgusto che è trasparito nei confronti del tecnico toscano nell’intervista post Lione non sembra essere solo un messaggio del tipo “è una scelta della direzione tecnica, la quale se ne assume la responsabilità”, quanto un “è una scelta della direzione tecnica rispetto cui lui è piuttosto freddo”. E, certo, alla luce di quanto successo probabilmente fu una scelta effettivamente sbagliata da parte della direzione sportiva, perché Sarri pare sia stato rigettato dall’ambiente juventino un po’ come un organo trapiantato, incompatibile rispetto al nuovo organismo.

Nel caso di Pirlo, invece, tutto ciò non è accaduto. Presentato “solo” come allenatore dell’under 23 (che, pur con tutta la stima, non è la stessa cosa della prima squadra), aveva al proprio fianco un Presidente direi quasi raggiante, che con la sua stessa presenza, come con le parole e la stima espressa, andava a dare grande forza al “progetto di allenatore” che in quel momento sembrava rappresentare Andrea Pirlo.

Intendiamoci, quanto scritto sopra non è un processo a nessuno. Una dirigenza ha tutto il diritto di compiere delle scelte, anche dal punto di vista comunicativo. Nel caso della presentazione di Allegri, sei anni fa, ad affiancare l’allenatore c’era il rappresentante societario della proprietà, l’Amministratore Delegato Beppe Marotta; nel caso di Pirlo, come detto, il Presidentissimo in persona; nel caso di Sarri, invece, “solo” il Direttore Sportivo Paratici, con Agnelli che preferì seguire la conferenza stampa stando seduto in platea.

Ecco, posto che la comunicazione non è solo verbale, riguardando il tutto adesso possiamo notare particolari significativi che forse sul momento non avevamo colto.

Perché l’Under 23?

In tutto questo c’è una cosa che non capisco: posto che sono abbastanza convinto, come disse Sarri, che la Juventus non sia gestita da dilettanti e che quindi lo stesso ex tecnico toscano aveva già di fatto perso il posto prima della gara col Lione… perché presentare Pirlo come nuovo allenatore dell’under 23 per poi, una settimana più tardi, “promuoverlo” a mister della prima squadra!?

Ci ho pensato a lungo, perché volente o nolente una società che vince nove scudetti di fila con tre mister diversi non può non essere presa ad esempio. Ed io, come aspirante dirigente, non posso che guardare a loro come modello.

Però in questo caso la cosa proprio non mi torna: se avevano già deciso di mettere Pirlo allenatore perché presentarlo come mister della filiale? E se l’idea di metterlo in prima squadra fosse arrivata solo dopo alla sua presentazione cosa vorrebbe dire? Che è stata una scelta, in questo caso, praticamente improvvisata!?

Perché in prima squadra?

Una squadra che dopo aver vinto nove scudetti di fila si affida ad un allenatore che non ha mai diretto una seduta di allenamento nemmeno a livello giovanile non può non far sorgere delle domande. Anzi, una domanda, ma fondamentale: perché Andrea Pirlo è stato nominato allenatore della prima squadra?

Anche rispetto a questa cosa mi sono interrogato parecchio in questi giorni, trovando però più possibili risposte rispetto al perché sia stato presentato come tecnico dell’u23 per poi essere promosso nel giro di una settimana.

Innanzitutto ha sicuramente una buona reputazione all’interno dello spogliatoio, in particolar modo rispetto ai senatori. In più probabilmente anche Ronaldo, che qualcosa peserà, potrebbe accogliere il suo arrivo di buon grado, se non altro perché sicuramente lo apprezzava come calciatore. Del resto proprio lo stesso Ronaldo ha vinto tre Champions League con un allenatore quasi esordiente come Zidane, quindi non penso si faccia nemmeno spaventare dal non-curriculum di Pirlo.

In secondo luogo, e come detto proprio la sua presentazione con la filial lo fece capire bene, ha sicuramente una grande fiducia da parte del Presidente. Un aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto ripensando a quanto già detto in relazione a mister Sarri.

Altro aspetto che potrebbe aver inciso è il suo costo, inevitabilmente molto inferiore a quello di un mister con già parecchia esperienza di alto livello alle proprie spalle. Senza pensare ad un Guardiola o ad un Klopp, anche “solo” un Pochettino sarebbe costato almeno cinque volte di più.

Poi proprio la scarsità di alternative – perché Guardiola, Klopp e Zidane, che sarebbero più o meno le prime scelte di chiunque, dubito si muoveranno quest’anno – avrà sicuramente inciso. L’idea potrebbe essere stata: “se non posso arrivare ad un top e mi devo accontentare, allora piuttosto faccio una scommessa”. Un’idea sicuramente rischiosa, per carità, ma che ovviamente come tutte le scommesse ad alto rischio potrebbe anche pagare dividendi importanti.

Infine, un motivo è probabilmente “filosofico”: nel corso del lockdown Andrea Pirlo rilasciò un’intervista sul profilo Instagram de Il Nuovo Calcio in cui citò alcuni modelli che vuole prendere a riferimento per elaborare la propria proposta calcistica. La “scuola”, diciamo così, è quella del Calcio Totale di Cruyff (citato dallo stesso Pirlo in maniera esplicita in quell’intervista), ovviamente anche declinata nelle sue manifestazioni contemporanee: da Pep Guardiola sino all’AZ Alkmaar di Arne Slot passando per la costruzione bassa posizionale di Roberto De Zerbi. Un calcio propositivo e moderno che sembra essere in qualche modo la nuova cifra che la Juventus post Allegri pare abbia deciso di volersi dare. Insomma, proprio le idee di “calcio europeo” che sembrano permeare la filosofia calcistica di Andrea Pirlo pare siano state decisive nella scelta che lo ha visto venire promosso dall’u23 alla prima squadra Bianconera.

Basta scelte imposte?

Non sono un insider. Come a tutti (molti, almeno) mi arrivano delle voci, come tutti (credo) provo ad interpretare la realtà, come chiunque (di certo) mi faccio una mia idea su ciò che vedo ed elaboro. Ecco allora che la sensazione forte che ho – come molti altri – è che Maurizio Sarri sia stata una scelta – probabilmente di seconda o terza mano, causa indisponibilità dei top allenatori mondiali – presa dalla direzione sportiva, ma che non trovava il pieno supporto della proprietà.

Quello che sembra essere successo è che, come detto, l’ambiente Juve, spogliatoio in primis, abbia rigettato l’allenatore, costringendo di fatto la proprietà stessa a cambiare – probabilmente per propria somma gioia – la guida tecnica. Quello che mi immagino è che chi decise per Sarri, magari anche in aperta contraddizione con quanto espresso dal Presidente, deve essersi preso una bella lavata di capo. E che, dopo quell’errore, sia intervenuto direttamente Agnelli ad imporre la propria visione delle cose, onde evitare che si potesse ripetere un errore simile al primo (magari quello di provare a continuare con Sarri in panchina).

Questa non è una delegittimazione tout court della direzione sportiva, perché da che mondo è mondo è legittimo la proprietà intervenga direttamente, anche su questioni tecniche. Però, di certo, evidenzia il malcontento derivante da come la sostituzione di Allegri (che per me aveva comunque finito il proprio ciclo alla Juventus, lo dicevo da novembre 2018 o giù di lì) fu gestita.

Che staff?

Una analisi interessante andrà fatta a proposito dello staff che accompagnerà Pirlo in questa sua prima esperienza da allenatore. Perché è chiaro che iniziare da una Under 23 in Serie C o direttamente nella prima squadra del club per nove volte consecutive Campione d’Italia non è la stessa cosa.

Senza nulla togliere ad Andrea Pirlo, che è stato uno dei miei calciatori preferiti in assoluto, è chiaro che oggi si trova, pur senza esperienza, in una situazione in cui di fatto non può permettersi errori. Perché la Juventus è quella società che come motto ha “vincere è l’unica cosa che conta”, e perché il Presidente stesso ha detto che la Juventus giocherà per trionfare sin da subito, senza nessuno spazio ad eventuali stagioni di transizione.

Ecco quindi che in un contesto del genere decisivo può diventare lo staff. Che, secondo i rumors, dovrebbe essere di altissimo livello.

Se Roberto Baronio, amico di Pirlo sin dai tempi di Brescia e dell’under 21, sarà un secondo senza molta esperienza più dell’ex regista Azzurro, Claudio Filippi – presente nei ranghi tecnici Bianconeri fin dai tempi di Delneri – sarà confermato alla preparazione dei portieri. L’area fisica dovrebbe invece tornare ad essere guidata da Paolo Bertelli – alla Juve (e poi in Nazionale ed al Chelsea) già con Conte –, ovvero uno dei preparatori atletici più quotati d’Italia.

I pezzi forte, o comunque che catturano di più il mio interesse, sarebbero però Antonio Gagliardi ed Aurelio Andreazzoli. Il primo è l’ormai ex responsabile della match analisi della FIGC, nonché match analyst della Nazionale maggiore sin dai tempi di Prandelli. Un super professionista, un grande tattico, uno dei massimi teorici – italiani – del calcio moderno “all’europea” (quindi un ulteriore indizio della direzione che la Juventus vuole dare al proprio gioco) nonché uno dei formatori dello stuolo di match analyst che dopo essere transitati da Coverciano in questi anni si sono sparsi a svolgere il mestiere per tutto lo Stivale. Posto che il ruolo di responsabile della match analisi Bianconera dovrebbe rimanere in capo a Riccardo Scirea, Gagliardi dovrebbe essere assunto proprio come collaboratore di Andrea Pirlo. Allenatore UEFA B, l’ormai ex responsabile federale potrebbe quindi avere un ruolo centrale nello sviluppo delle alchimie tattiche della formazione Bianconera.

Andreazzoli infine sarebbe una presa ancor più significativa. Per anni collaboratore sulla sponda Giallorossa del Tevere, grande maestro di tecnica calcistica e fine esperto tattico, Andreazzoli ha vinto – dominandolo o quasi – un campionato di Serie B da capo allenatore e, sempre nello stesso ruolo, ha allenato tre squadre in Serie A. Non so quanti allenatori ci siano in giro con un collaboratore, per altro nemmeno vice, con un curriculum così “ingombrante”.

Ma del resto, come già detto, la mancanza di esperienza di Andrea Pirlo nei panni di allenatore in qualche modo va colmata. E se lo stesso dimostrerà l’intelligenza di accettare un parco collaboratori di alto livello, anziché fare come tutti quei capi mediocri che si circondano di scartine per paura di sentirsi delegittimati, allora farà un ottimo primo passo in questo nuovo ruolo in cui ha deciso di calarsi…

L’allenatore più protetto di sempre

Se Sarri probabilmente non aveva il gradimento totale della proprietà e sembra non essersi preso nemmeno con lo spogliatoio (come capitato a moltissimi altri allenatori nella storia del calcio, intendiamoci!), Pirlo sembra vivere una situazione opposta.

La fiducia di Agnelli in lui pare incondizionata, tanto che, come detto, dopo avergli riservato una presentazione molto più che onorevole come allenatore dell’under 23 gli ha addirittura concesso una promozione prima ancora che svolgesse anche un solo allenamento.

Non solo: se del cordone di “protezione tecnica” costituito dallo staff abbiamo già parlato, i senatori saranno sicuramente dalla parte di Pirlo ed altrettanto certamente saranno le sue “guardie del corpo” all’interno dello spogliatoio. Chi conosce un po’ certe dinamiche calcistiche sa quanto sia importante avere uno spogliatoio unito e, soprattutto, quanto sia importante per un allenatore che lo stesso remi tutto dalla stessa parte: la propria. Ecco, il fatto che nello spogliatoio ci siano compagni di vecchia data come i vari Buffon, Chiellini e Bonucci, unito all’idea che questi sembrano essere molto attaccati all’ex regista di centrocampo, sono un’assicurazione importante per il nuovo tecnico.

Non so poi quello che possa pensarne la direzione tecnica della società. Qualche rumors dice che Paratici non fosse molto d’accordo con la scelta di Pirlo, ed onestamente non stento a crederlo. Ma penso anche che dopo quanto successo con Sarri, e nel momento in cui è il Presidente in persona che si muove per scegliere un allenatore, un D.S. possa fare una cosa sola: difendere a spada tratta l’allenatore.

Infine c’è il pubblico. Che Pirlo lo ha amato nella sua seconda giovinezza vissuta in Bianconero. E proprio così in molti spiegano la decisione di Agnelli: la necessità di trovare un nome attorno cui il popolo juventino potesse coalizzarsi, dopo la scissione, che ha provocato due anni di Guerra Santa, tra “allegristi” ed “antiallegristi” prima e, di converso, “sarristi” ed “antisarristi” poi.

Insomma, Andrea Pirlo sarà su per giù l’allenatore più “protetto” di sempre.

Precedenti

Da che la Juventus ha ufficializzato la sua scelta per il post Sarri ho visto una corsa affannata a ricercare un precedente che potesse fare il paio con Andrea Pirlo nuovo mister della Juventus.

Ma credo semplicemente non ce ne siano.

Certo, nomi come Guardiola o Zidane hanno indubbiamente un loro perché, ma era tutta gente che aveva già avuto esperienza proprio nelle filial dei rispettivi club, con Zidane che aveva anche fatto da vice ad un “santone” della panchina come Carletto Ancelotti.

Seedorf fu catapultato su una panchina importante senza esperienza, ma era una nobile decaduta. Capello veniva da qualche anno passato, un po’ come Pep e Zizou, nelle giovanili del Milan. Addirittura qualcuno ha citato Picchi, che aveva già comunque allenato Livorno e Varese.

Magari a furia di scavare un ex calciatore messo sulla panchina di una squadra che ha una striscia vincente aperta nonostante gli zero allenamenti diretti fino ad allora lo si potrebbe anche trovare.

Ma poi, in realtà, non farebbe alcuna differenza.

Perché ogni storia è a sé e la riuscita o meno dell’operazione Pirlo non dipenderà certo da un eventuale precedente, quanto dalla capacità dell’ex campione del mondo 2006 di calarsi prontamente in un ruolo completamente diverso da quello che ha ricoperto quando ancora calzava gli scarpini ed era protagonista in campo…