La fine del marottismo4 min di lettura

Il 2014 mi è ritornato immediatamente in mente. Anzi, mi sembrava di essere ripiombato in quei giorni. Il delirio frenetico è lo stesso. Conte si dimette, va trovato subito un allenatore. Sarri viene esonerato, immediatamente deve essere nominato il suo successore. Nel 2019, invece, colpevolmente, questo non è successo. Queste date disegnano più cicli all’interno di questa epoca in cui l’unico comun denominatore è sempre stato Andrea Agnelli e paradossalmente si ritorna al 2011 quando Conte venne scelto e imposto dal presidente stesso, così come ora Pirlo è chiaramente la scelta del numero uno bianconero. In questi nove anni si sono succeduti tre persone diverse e tre allenatori con diverse idee: Conte innesco formidabile e tecnico di sistema; Allegri furba e intelligente guida tecnica; Sarri uomo solo di campo e presunto rivoluzionario sedotto dal Potere. La costante calcistica è stata la vittoria, l’arma è stato un mercato dominato dal marottismo, quella strategia nella composizione della rosa che ha portato la Juventus ad avere una squadra profonda, esperta, ricca di qualità, senza eguali in Italia. Le parole di Andrea Agnelli post Lione rappresentano una notevole presa d’atto della realtà: la strategia juventina ha portato come risultato ad avere età media tra le più alte esistenti, una potenza di fuoco (ammortamenti annui + ingaggi lordi) prossima ai 420 milioni di fronte a un fatturato di circa 500 milioni. 

Morale: la Juventus ha aumentato il proprio budget, per sostenerlo ha necessità da anni di realizzare plusvalenze di circa 100 milioni. Acquistare giocatori esperti, con ricchi ingaggi, rinnovi milionari a ultratrentenni o non titolari hanno portato a questo punto di non ritorno. Si potrebbe continuare per anni con questo giochino, assillati dalla giusta ambizione di voler vincere tutto e subito, smontando e rimontando la rosa, ma la realtà bussa alla porta. La Juventus, lo diciamo da anni ed è una vecchia battaglia del plenipotenziario, ha la necessità di una ristrutturazione organizzata della rosa, figlia di una nuova strategia di mercato. Non può esistere una campagna trasferimenti che non nasca dalle esigenze di campo, servono sempre acquisti mirati, funzionali a ciò che si vuole fare. 

Non ci si può affidare alle intuizioni geniali dell’allenatore, una soluzione che ha visto il proprio culmine nel 2017, rinnegata nel mercato successivo quando non si diede continuità, rinnovando, una idea appena nato. Qualsiasi allenatore, qualsiasi siano le sue idee, sia un uomo di sistema o uno che parte dalle caratteristiche dei giocatori per definire il quadro globale, ha bisogno di avere giocatori funzionali, abbondonando definitivamente l’ottica delle opportunità. In questo senso, non possiamo che prendere atto delle parole di Paratici: la Juventus vuole praticare il calcio che si gioca oggi, che nasce da quello di posizione, e che richiede giocatori intelligenti, tecnici, sani e con una grande intensità neuronale e fisica. Il mercato che ci aspetta sarà molto difficile – e lo sarebbe stato a prescindere dalla Covid 19 -, rescissioni pesanti sono necessarie, cessioni non facili degli esuberi e dei facilmente sostituibili fondamentali, pena l’addio a un big (leggi Dybala). 

La stessa necessità di plusvalenza è una delle ragioni di esistere della Under 23. In questo momento, come ha candidamente ammesso Cherubini, la squadra B serve per fornire giocatori agli allenamenti della prima squadra e portare risorse al mercato; obiettivo finale, conciliato con quello sportivo, deve essere quello di formare calciatori adatti per la Juventus, così da abbattere i monti ingaggi e avere giocatori da poter inserire e utilizzare nelle liste come ctp, rappresentando inoltre sempre un continuo serbatoio fondamentale per le esigenze di bilancio,

Questo può essere davvero il momento in cui la Juventus, avendo riconosciuto i propri limiti ed errori, ponga le basi per aprire un nuovo ciclo, facendolo prima che la concorrenza (leggi l’Inter) ti costringa a farlo dopo una sconfitta. Ristrutturazione organizzata, insomma, per non vedere un altro scambio Danilo-Cancelo.