Cosa aspettarsi dal mercato della Juve?8 min di lettura

L’apertura del mercato ufficiale per la stagione 2020/21 è ormai alle porte, dal primo settembre le società potranno iniziare a depositare i primi contratti. La Juve, visto il costo elevato del suo parco giocatori, ancora una volta, sarà chiamata a fare plusvalenze per un importo superiore ai 100 milioni.


Con la conclusione della stagione e l’arrivo sulla panchina bianconera di Andrea Pirlo iniziano a circolare voci e speculazioni su come potrebbe essere il mercato che plasmerà la rosa a disposizione dell’esordiente tecnico bresciano. In questi giorni si parla moltissimo del sacrificio di un big: Cristiano Ronaldo, il Re in persona, colui che a suon di gol ha tenuto accese le speranze Champions fino all’ultimo, o Paulo Dybala, il Most Valuable Player della Serie A 2019-20. Nomi pesantissimi, che tengono ovviamente in apprensione il tifo juventino. Se per CR7 è una novità finire nel “tritacarne” del mercato estivo, Dybala è un habitué e rivive le sensazioni di dodici mesi fa, quando il suo destino fu a lungo intrecciato con quello di Romelu Lukaku in un triangolo che vide coinvolti Juve, Manchester United e Inter.

I conti della Juve.

Queste voci vengono alimentate dalla consapevolezza che i conti della Vecchia Signora sono da diversi mesi finiti sotto la lente d’ingrandimento di diversi esperti. Qualche mese fa, Banca IMI aveva previsto il bilancio della Juve ancora in rosso per le prossime due stagioni, per poi assestarsi in pareggio nel 2022. Quello che era del tutto imprevedibile era la pandemia di Covid-19 che ha finito per rendere quelle previsioni del tutto fuori fuoco. La pandemia ha reso lo scenario inevitabilmente più complicato e incerto. È bene ricordare che la Juventus viene da un aumento di capitale che ha seguito due bilanci in rosso. Quello al giugno 2018 era di -19,2 milioni. Un anno dopo, il rosso era più intenso: -39,9. La prima semestrale 2019-20 parlava di un -50,3 milioni. Un negativo che avrebbe potuto essere limitato con ricavi aumentati da risultati di campo e introiti legati allo stadio e al merchandising: introiti che ovviamente il Covid-19 ha fortemente limitato.

Regna l’incertezza.

Secondo un approfondimento sulla Gazzetta dello Sport a firma di Luca Bianchin e Marco Iaria il negativo in bilancio della Juve al 30 giugno 2020 dovrebbe essere di circa 70 milioni. La cifra rimane una stima, anche perché diversi aspetti restano ancora in divenire. L’UEFA, come dicevamo, potrebbe limitare i premi Champions 2019-20 destinati alle squadre: al momento, quelli della Juve sono di 86,8 milioni. Inoltre, come riporta Calcio e Finanza, i club stanno cercando di limitare l’impatto di Covid-19 con correttivi di bilancio (che molto probabilmente riguarderanno le strategie di ammortamento) anche se restano in attesa di indicazioni precise da parte della FIGC. Indicazioni che, al momento, non sono ancora arrivate. Il core-business delle squadre di calcio sono le partite, attorno a cui ruotano ricavi commerciali, merchandising, biglietti, risultati e quindi valore del marchio: lockdown e porte chiuse sono inevitabilmente colpi serissimi ai bilanci per tutti, e il prossimo mercato – come in generale la situazione economica globale – sarà una situazione decisamente inedita.

Perché si parla di cedere i big?

Una società come la Juventus che negli ultimi anni ha pigiato il piede sull’acceleratore degli investimenti e della crescita di immagine – e il colpo CR7 andava esattamente in questa direzione – rischia di essere ancor più danneggiata da una situazione come quella che emerge dopo la pandemia. Ma sarebbe scorretto parlare solo di sfortuna legata all’imprevedibilità dell’emergenza mondiale: i conti della Juve fanno alzare ben più di un sopracciglio, e già da un po’, e lo confermano anche le cifre, altissime, legate ai costi della rosa.
Vediamo soprattutto due valori che possono spiegare le future strategie bianconere. Il primo è il carico residuo, ovvero ciò che resta a bilancio del costo dei cartellini dei vari calciatori. Il secondo è il costo annuo. Entrambe le cifre sono legate a precise strategie: la prima serve a individuare quali calciatori potranno essere ceduti al fine di realizzare una plusvalenza (è stato il caso di Joao Cancelo la scorsa estate e Miralem Pjanic a fine giugno); la seconda a capire invece come la società punti ad alleggerire i costi e gli esborsi per gli stipendi (è il recentissimo caso di Blaise Matuidi).

Il carico residuo.

Per ottenere questa cifra occorre considerare il costo storico, ovvero la cifra alla quale un calciatore è stato acquistato, il numero di anni di contratto e il conseguente ammortamento, che la Juventus calcola a quote costanti, dividendo il costo storico per il numero di anni di contratto.

Per fare un esempio: Cristiano Ronaldo è arrivato nel luglio 2018 con un contratto di quattro anni: nel bilancio al 30 giugno 2019, quindi dopo un anno di contratto, è stato calcolato un ammortamento di 28,9 milioni, frutto di una divisione fra 115,8 milioni (il costo del cartellino) e 4 (gli anni di contratto). Per cui nel bilancio al 30 giugno 2019 Ronaldo aveva un carico residuo di 86,6 milioni, in quello al 30 giugno 2020 questa cifra sarà 86,6 meno un’altra “fetta” di 28,9, ovvero poco meno di 58 milioni.

Per realizzare una plusvalenza, quindi, occorrerà vendere questi giocatori a cifre più alte di quelle indicate nella tabella. Giocatori come De Sciglio, Rugani e Perin – finiti ai margini del progetto tecnico o addirittura ceduti in prestito – possono essere “sacrificati” sul mercato come pedine di scambio con valutazioni accessibili, un po’ come accadde nel triangolo Higuain-Bonucci-Caldara di due estati fa.

Tuttavia questa strategia non esclude che si punti alla cessione di nomi di giocatori titolari o di ben altro peso. Alex Sandro, ad esempio, che può avere mercato in Premier e dal quale non sarà difficile ottenere una cifra decisamente più alta dei 7 milioni scarsi di costo residuo. Ma anche Paulo Dybala, dalla cui cessione la Juve può fare una plusvalenza monstre: se verrà venduto per 100 milioni, infatti, la plusvalenza – al netto di oneri accessori e contributi di solidarietà – potrebbe avvicinarsi a quella record legata alla cessione di Paul Pogba dell’estate 2016.

Il costo annuo.

La voce “costo annuo” sta a indicare quanto costano a bilancio i vari calciatori. La cifra è ottenuta dalla somma dell’ammortamento e dallo stipendio lordo. L’ammortamento non coincide con un esborso effettivo – è una voce del bilancio, ma non è detto che la cifra indicata sia spesa effettivamente in quell’esercizio – mentre lo stipendio è un vero e proprio movimento di cassa in uscita. Alleggerire il costo annuo significa quindi evitare esborsi eccessivi sul versante dei flussi di cassa e abbassare gli ammortamenti a bilancio.

Ecco quindi che uno dei candidati a lasciare la Juve secondo questo criterio è Gonzalo Higuain, che impatta a bilancio per circa 33 milioni, frutto di 18,3 milioni di ammortamento e di uno stipendio lordo di oltre 14 milioni di euro. Se non si dovesse trovare una squadra disposta a investire oltre 18,3 milioni su di lui la Juve potrebbe decidere di accollarsi una minusvalenza ma di procedere ugualmente alla cessione, nell’ottica di alleggerire il costo annuo della rosa, che con le cifre attuali è di circa 398,4 milioni di euro.

La cessione di Blaise Matuidi va proprio in questo senso: la risoluzione consensuale del contratto porta a una minusvalenza/svalutazione di 2,5 milioni (frutto del costo residuo di Matuidi in bilancio al 30 giugno 2020) ma consente alla Juve un risparmio sul costo annuo di circa 9 milioni.

E Ronaldo?

Cedere il numero 7 è uno scenario che avrebbe un impatto ben superiore anche in termini di immagine e di valore del marchio, che meriterebbe un approfondimento a parte. In questa sede ci limiteremo a dire che il costo residuo di Ronaldo è di 58 milioni e il suo costo annuo è 83,3. Cederlo significherebbe alleggerire notevolmente il monte ingaggi e gli ammortamenti, ma è difficile pensare che la cessione possa essere a costo zero come nel caso di Blaise Matuidi, poiché una minusvalenza/svalutazione di 58 milioni è difficile da immaginare.

Per cui: ci sarà un big sacrificato? Ronaldo o Dybala? O nessuno dei due? Molte cessioni “minori”? Difficile dirlo ora. La partenza di uno dei due big risponderebbe a strategie differenti da parte sia della Juve sia dei compratori, che (comunque vada) dovranno molto probabilmente presentarsi a Torino con un assegno molto sostanzioso per assicurarsi uno dei due, a meno di evoluzioni o scenari diversi che potranno emergere in questo calciomercato post-lockdown.

Un mercato difficile.

In conclusione, la situazione dei conti bianconeri non lascia presagire un mercato fatto di colpi roboanti in entrata se non seguiti da cessioni di un certo peso. Quello che appare verosimile è una politica di alleggerimento dei costi e di partenza di giocatori finiti ai margini del progetto tecnico e non più giovani – visto che la questione dell’età media alta della rosa (oltre i 28 anni) è stata nominata anche dal presidente Andrea Agnelli nell’immediato dopo partita di Juventus-Lione.

Tuttavia, il calciomercato è ricco di trappole e imprevisti, legati a procuratori e volontà dei giocatori che possono non coincidere con le strategie societarie: emblematico in tal senso il caso Dybala-Lukaku dello scorso anno, o l’impossibilità di piazzare l’esubero Gonzalo Higuain. Il compito che attende Fabio Paratici e il management juventino non è semplice e dovrà muoversi tra “occasioni” sulla base di ragionamenti economici – che da tempo guidano il calciomercato bianconero – e una revisione della rosa anche su criteri di campo, cercando di fornire al neotecnico Andrea Pirlo giocatori funzionali al tipo di calcio che vorrà proporre.